Annali d'Italia, vol. 4 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750

Part 35

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Intanto in Germania avvenne una terribile mutazion di cose[1143]. Nel dì 15 di ottobre seguì la quarta battaglia campale fra i due re _Arrigo_ e _Ridolfo_. Gran varietà si truova fra gli scrittori nella descrizion di essa, chi sostenendo che furono messi in fuga i Sassoni, e chi essersi dichiarata la vittoria per loro. Quel che è certo, in quel conflitto restò mortalmente ferito, e di lì a non molto morì il _re Ridolfo_. L'autore della Vita di Arrigo IV presso il Reubero[1144] pretende ch'egli fosse ucciso da' suoi medesimi soldati, guadagnati con danaro del re Arrigo. Questo colpo sconcertò sommamente gli affari della lega cattolica non solo in Germania, ma anche in Italia, ed espose alle dicerie de' nemici il pontefice Gregorio VII. Se merita fede Sigeberto[1145], avea predetto esso papa che in quest'anno sarebbe morto il falso re, intendendo di Arrigo, ma in vece sua finì di vivere il re Ridolfo. Potrebbe essere una favola; ma certo egli, scrivendo a tutti i fedeli[1146], avea fatto loro sperare, _nefandorum perturbationem merita ruina cito sedandam, et sanctae Ecclesiae pacem et securitatem (sicut de divina clementia confidentes promittimus) proxime stabiliendam_. Si raccoglie lo stesso da altre sue lettere. Però fecero grande schiamazzo i partigiani di Arrigo per l'avvenimento tutto contrario alle promesse o speranze pontificie. Loro ha già risposto il cardinal Baronio[1147], e meritano intorno a ciò d'esser lette anche le riflessioni dell'abbate Fleury[1148]. A questo infausto accidente un altro se ne aggiunse in Italia. Risoluta la celebre _contessa Matilda_ di sostener gl'interessi del romano pontefice, e di tentare, secondo il concerto fatto, di cacciar da Ravenna l'antipapa Guiberto, avea raunate le sue forze nel territorio di Mantova, città allora a lei ubbidiente. Ma fu anche in armi quasi tutta la Lombardia in aiuto di Arrigo, e con un potente esercito si portò alla Volta, luogo del Mantovano[1149]. Quivi vennero alle mani le due armate, e a quella della contessa toccò la rotta nel dì 15 di ottobre, cioè nel giorno stesso in cui seguì l'altro infelice conflitto della Germania, dove il re Ridolfo perdè la vita. Leggesi parimente nella Vita di Gregorio VII[1150], che dopo la morte di Ridolfo _evolutis paucis diebus, Henricus filius ejus_ (di Arrigo IV) _cum exercitu llustris comitissae Mathildis pugnavit. Et quia, sicut fieri solet, varius est eventus belli, victoriam habuit_. Che Enrico, ossia Arrigo, sia questo figliuolo del re Arrigo IV, non truovo io scrittore che me l'additi. _Forse quello_ (dice il Fiorentini[1151]), _che senza nome presso Donizone morì poi nell'assedio di Montebello_. Certamente non fu Arrigo V, poscia imperadore, perchè si crede nato solamente nell'anno seguente. A me è ignoto se Arrigo IV avesse de' figliuoli bastardi. Nondimeno improbabil cosa non sarebbe che ne avesse avuto. Fece in quest'anno la suddetta contessa Matilde una donazione al monistero di san Prospero, oggidì di san Pietro, dei Benedettini di Reggio. La carta fu scritta[1152] _anno ab Incarnatione Domini nostri Jesu Christi millesimo octuagesimo, die IX mensis decembris, Indictione tertia_. L'indizione corre qui sino al fine dell'anno; ma potrebbe dubitarsi che fosse qui adoperato l'anno pisano, e che lo strumento appartenesse all'anno precedente, nel cui settembre cominciò a correre l'_Indizione III_. Tenne inoltre essa contessa un placito in Corneto, terra del contado di Toscanella[1153], _VII kalendas aprilis, Indictione III_, dove decise la lite d'una chiesa in favore di _Berardo abbate_ di Farfa.

NOTE:

[1131] Bertholdus Constant., in Chron. Bruno, Hist. Bell. Saxon.

[1132] Marianus Scotus, in Chron. Otto Frisigen., in Cron. Sigebertus, in Chron. et alii.

[1133] Donizo, in Vit. Mathild., lib. 1, cap. 1.

[1134] Urspergensis, in Chron.

[1135] Cardinal de Aragon., in Vit. Gregor. VII.

[1136] Chron. Normann., tom. 5 Rer. Ital., p. 278.

[1137] Guillelm. Apulus, Poemat., lib. 4.

[1138] Lupus Protospata, in Chron.

[1139] Anonymus Barensis, apud Peregrin.

[1140] Anna Comnena, in Alexiad., lib. 1.

[1141] Gaufrid. Malaterra, lib. 3, cap. 13.

[1142] Gregor. VII, lib. 8, Epist. 6.

[1143] Marianus Scotus, in Chron. Bertholdus Constant., in Chron. Bruno, Hist. Bell. Saxon. et alii.

[1144] Auctor. Vit. Henrici IV, apud Reuberum.

[1145] Sigebertus, in Chron.

[1146] Gregor. VII, lib. 8, Epist. 7 et 9.

[1147] Baron., in Annal. Ecclesiast.

[1148] Fleury, Hist. Eccl., tom. 13, dans la Pref.

[1149] Bertold. Constantiensis, in Chron.

[1150] Cardinal. de Aragon., Vit. Gregor. VII, part. I, tom. 3 Rer. Italic.

[1151] Fiorentini, Memor. di Matild., lib. 1.

[1152] Antiquit. Italic., Dissert. XXII.

[1153] Mabill., Annal. Benedict.

Anno di CRISTO MLXXXI. Indizione IV.

GREGORIO VII papa 9. ARRIGO IV re di Germania e d'Italia 26.

Insuperbito il _re Arrigo_ per le felicità nel precedente anno occorse all'armi sue, calò nel presente con molte forze in Italia[1154]; e siccome uomo infaticabile e fervido nel mestier della guerra, dopo aver celebrata la Pasqua in Verona, s'inviò a Ravenna, dove si preparò per passare a Roma, fingendo di voler pace, ma consigliatamente per tentare, se potea, d'intronizzar nella sedia di san Pietro lo scomunicato Guiberto. Confessò in una sua lettera _Gregorio VII_[1155] che la maggior parte de' suoi, atterriti dalle prosperità d'Arrigo, il consigliava di far pace, e massimamente perchè Arrigo prometteva di gran cose. Eravi anche apparenza che la _contessa Matilda_, quasi unico antemurale della parte cattolica in Italia, per difetto non già di volontà, ma di forze, avesse da cedere alla potenza d'Arrigo. Contuttociò mirabil fu la costanza ed intrepidezza di Gregorio; nè si lasciò egli mai piegare ad alcuna viltà. Animo a lui fra i mezzi umani faceva la speranza di essere soccorso da _Roberto Guiscardo_, e il vedere i Romani concordi per sostenerlo. Se si ha a credere agli storici fiorentini, Arrigo assediò inutilmente Firenze dall'aprile fino al dì 21 di luglio. Il Villani[1156] scrive che nel dì 12 d'aprile terminò quell'assedio. Comunque sia, certo è che comparve circa la Pentecoste coll'esercito e coll'antipapa a Roma il re Arrigo[1157]. Trovò quella città ben disposta alla difesa, e fu non men egli che Guiberto onorato di quanti ingiuriosi titoli e villanie seppe inventare la satirica facondia di quel popolo. Accampossi nel prato di Nerone, aspettando pure di far qualche bel colpo; ma inutilmente tutto, perchè odiato da' Romani tutti. Intanto gli aderenti suoi di Lombardia faceano guerra alle terre della contessa Matilda, devastando paesi, assediando castella, ma con ritrovar dappertutto nelle di lei genti il coraggio della medesima principessa. Ne fa menzion Donizone[1158], ma con tacerne una a lui svantaggiosa, discoperta nondimeno dall'avveduto Fiorentini[1159]. Cioè, che in questi tempi cotanto prevalse in Lucca la fazione degli scismatici, istigata principalmente da alcuni scapestrati del clero, che quella città si ribellò alla contessa Matilda e si diede ad Arrigo. Ciò si ricava dai diplomi di esso re, dati in quest'anno a que' cittadini, e alle chiese di essa città, de' quali fa anche menzione Tolomeo da Lucca[1160]. Di questa ribellione eziandio siamo assicurati dall'autore della Vita di santo Anselmo vescovo di Lucca, il quale in tal congiuntura fu cacciato dalla sua sedia, e si ricoverò sotto la protezion di Matilde, senza più potere ricuperar quella chiesa, in cui fu intruso al dispetto dei sacri canoni un Pietro diacono, fiero fomentatore del partito del re. Intanto i Sassoni e varii principi e vescovi di Germania, co' quali Arrigo aveva indarno trattato di tregua, per potere con più sicurezza far guerra a papa Gregorio, tennero una solenne dieta[1161], con eleggere in essa un re nuovo, cioè _Ermanno di Lucemburgo_ Lorenese, nella vigilia di san Lorenzo. Non è in questo luogo da seguitare il Baronio nè il p. Pagi, che fidatisi di Mariano Scoto, della Cronica d'Ildeseim, e di qualche altro minore storico, differirono sino all'anno seguente la promozione di _Ermanno_. Bertoldo da Costanza, uno dei migliori scrittori di questi avvenimenti, ci assicura ch'egli fu promosso alla corona in quest'anno. Così ha anche Sigeberto[1162], così la Cronica di Augusta[1163]; e, quel che più importa, Brunone storico contemporaneo della guerra di Sassonia[1164], e che ne termina la descrizione in quest'anno, scrive che _in natali sancti Stephani protomartyris, a Sigefredo moguntinae sedis archiepiscopo Hermannus in regem venerabiliter est unctus, quum jam MLXXXII annus Incarnationis dominicae fuisset inceptus_. Cominciavano i Tedeschi nel Natale del Signore l'anno nuovo. Perciò alcuni autori mettono il principio del suo regno nell'anno seguente, perchè egli fu coronato nella festa di santo Stefano. Mariano Scoto negli ultimi tre anni della sua Cronica ha degli anacronismi che non si possono salvare. E forse quella è una giunta fatta da qualche penna posteriore; eppure egli si scuopre mal informato.

Ora per disturbar la dieta e l'elezione suddetta che dissi fatta nella vigilia di san Lorenzo di quest'anno, erano accorsi i principi fedeli ad Arrigo con assaissime squadre d'armati. L'esercito loro di molto superava in numero quello di Ermanno. Contuttociò, passata la festa di san Lorenzo, il novello re insieme con _Guelfo duca_ di Baviera all'improvviso andò ad assalirli nel luogo di Hoctet, celebre per una gran giornata campale de' nostri giorni, e gli sconfisse. Assediò dipoi Augusta, e, non potendola vincere, si rivolse ad altre parti della Germania. Finalmente ben accolto dai Sassoni, nella festa di santo Stefano di quest'anno, siccome dissi, da _Sigefredo arcivescovo_ di Magonza ricevette la corona e la consecrazion regale. Mentre se ne stava attendato l'esercito di Arrigo intorno alla città leonina, valorosamente difesa dai Romani, cominciò l'aria, anche allora malsana di quei contorni, a far guerra a lui e a' suoi soldati. Non poche migliaia vi lasciarono per le infermità la vita; laonde, non potendo egli reggere a questa persecuzione, giudicò meglio di levare il campo e di ritornarsene in Toscana. Dalle memorie del Fiorentini suddetto costa ch'egli tuttavia dimorava all'assedio di Roma nel dì 23 di giugno. Poscia si truova in Lucca nel dì 25 di luglio. Un suo diploma, da me dato alla luce nelle Antichità italiane[1165], cel fa vedere ivi nel dì 19 d'esso mese di luglio. Di là, se vogliamo stare all'asserzione di Girolamo Rossi[1166], si ridusse a Ravenna, e in quelle parti svernò. Fu in questi tempi ch'egli tentò di tirar dalla sua _Roberto Guiscardo_ duca di Puglia, con proporre il matrimonio di _Corrado_ suo figlio con una figliuola del medesimo Roberto. Ma il duca stette forte nell'unione col papa. Niuno aiuto nondimeno, benchè richiesto, potè o volle dare allo stesso papa, perchè allora ad altro non miravano le sue vaste idee che a stendere le sue conquiste nell'imperio de' Greci, forse con isperanza di farsi imperadore d'Oriente. A questo fine fece un gran preparamento di navi e di gente in Brindisi e in Otranto, e con questa poderosa armata, dopo aver dichiarato principe di Puglia e Sicilia e suo erede il figlio _Ruggieri_, mosse contra de' Greci, menando seco il suo creduto finto imperadore Michele. S'impadronì dell'isola di Corfù, prese Botontrò e la Vallona, e s'inviò per mettere l'assedio alla forte città di Durazzo. Anna Comnena nella sua Alessiade scrive[1167], che la di lui armata navale patì una fiera burrasca, e che vi perì gran copia di gente e di navi; ma che nulla potendo atterrire il cuore intrepido di Roberto, egli continuò il suo viaggio contra di Durazzo. Seco era _Boamondo_, a lui nato dalla prima moglie, che nel valore e nella maestria della guerra, benchè giovane, compariva veterano, eletto perciò generale dell'armata dal padre. Fu dunque dato principio all'assedio di quella città. In questo medesimo anno avendo _Alessio Comneno_ guadagnato in suo favore l'esercito greco, fu proclamato imperadore nel dì primo d'aprile in Andrinopoli[1168], e passato a Costantinopoli, quivi si fece solennemente imporre la corona imperiale. Trovavasi allora gravemente oppresso l'imperio orientale dai Turchi, che aveano eletta per lor capitale Nicea, e vivamente era minacciato da Roberto Guiscardo nella Dalmazia.

Fece egli perciò pace co' Turchi; e per resistere al Guiscardo, spedì lettere e ambasciatori al papa, al re Arrigo, ed anche a quasi tutti i principi d'Occidente, senza che alcuno volesse alzare un dito contro ai Normanni. I soli Veneziani, sempre fin qui uniti co' Greci, in aiuto di lui concorsero con un'armata navale. Guglielmo pugliese[1169] ci fa conoscere con un superbo elogio, come già fosse cresciuta fin d'allora la potenza veneta, con dire d'essa flotta:

_..... Illam populosa Venetia misit,_ _Imperii prece, dives opum, divesque virorum,_ _Qua sinus Adriacis interlitus ultimus undis_ _Subjacet Arcturo. Sunt hujus moenia gentis_ _Circumspecta mari nec ab aedibus alter ad aedes_ _Alterius transire potest, nisi lintre vehatur._ _Semper aquis habitant. Gens nulla valentior ista_ _Æquoreis bellis, ratiumque per aequora ductu._

Colla bravura e sperienza di questa gente non era da mettere a fronte l'armata marittima de' Normanni; però non è da maravigliarsi se da essi assalita ne restò sconfitta, e fu in pericolo di lasciarvi la vita lo stesso Boamondo figliuol di Roberto. Buon soccorso di vettovaglie recarono i veneti vincitori all'assediata città. Ma non per questo il duca Roberto punto si smarri; nè perchè la peste entrata ne' cavalli della sua armata ne facesse strage, desistè punto dall'impresa. Fece fabbricar nuovi legni, fece venir nuove genti, e più che mai con torri e macchine militari tornò a tempestare la città di Durazzo. Ma eccoti nel mese d'ottobre lo stesso _imperador Alessio_ in persona con una formidabile armata di Greci, Turchi ed altre nazioni venire al soccorso. V'ha degli autori[1170] che fanno ascendere fino a cento settanta mila l'esercito de' Greci. Quel _cento_ vi è di più. Il Malaterra[1171] infatti parla di soli settanta mila. Non più di quindici mila ne aveva Roberto, ed altri scrivono anche molto meno. Si venne ad una terribil battaglia; vi fecero i Normanni delle prodezze inudite, talmente che Anna Comnena figliuola del suddetto Alessio, tuttochè cotanto sparli della nascita e delle azioni del duca Roberto, pure non potè di meno di non riconoscere in lui le virtù de' bellicosi eroi. Sbaragliarono i Romani l'armata greca, e nel conflitto perirono circa cinque o sei mila persone dalla parte di Alessio, e fra questi il giovane _Costantino_, genero del medesimo Roberto, dianzi dallo scaltro Alessio restituito a' primieri onori. Restovvi morto ancora il finto imperadore Michele. Innumerabile e ricchissima preda toccò ai vincitori; ed Alessio, che in una terra vicina stava aspettando l'avviso della rotta di Roberto, tenendosela come in pugno, avvertito dell'esito contrario, diede di sproni alla volta di Costantinopoli. Dopo questa felice impresa tornò il duca Roberto a mettere l'interrotto assedio a Durazzo, ridendosi di que' cittadini che vantavano posto quel nome alla loro città, perchè era piazza dura ed inespugnabile[1172], ed anch'egli scherzando dicea d'aver nome Durando, e che se s'accorgerebbono i Durazzesi, perchè farebbe durar quell'assedio finchè gli avesse ammolliti e domi. Sotto quella città passò egli tutto il seguente verno. Lupo Protospata[1173] mette questa campal battaglia sotto l'anno seguente, perchè incomincia l'anno in settembre; e questa succedette nel giorno di san Luca nel mese d'ottobre. Intanto il _conte Ruggieri_[1174] in Sicilia, essendosi a lui ribellata la città di Geraci, colla forza costrinse quel popolo a tornare all'ubbidienza sua. Vedesi dato in questo anno dal re Arrigo un diploma in favore del monistero di santo Eugenio posto nel contado di Siena[1175], _Indictione quarta, III nonas junii. Actum Romae_: il che ci porge motivo giusto di credere che anche Siena seguitasse l'esempio di Lucca, con ribellarsi alla contessa Matilde e darsi al medesimo Arrigo. Anche Giugurta Tomasi[1176] è di parere che i Sanesi seguitassero il partito d'esso re Arrigo. Scrive più d'uno storico che in questo anno la _regina Berta_ partorì ad Arrigo il secondogenito, che fu poi _Arrigo V_ fra i re, e il IV fra gl'imperadori. Erasi già impadronito d'Ascoli il duca Roberto. Qualche tumulto o sedizione dovette nell'anno presente succedere in quella città, perciocchè sappiamo da Romoaldo salernitano[1177], che accorso il principe _Ruggieri_, figliuolo d'esso duca, fece smantellar le mura di quella città, e diede il fuoco alle case. Sotto quest'anno ancora narra Alberico monaco de' tre Fonti[1178] che _Matilda marchesana_ di Toscana concedette al vescovo di Verdun la badia delle monache di Guisa, a lei, come si può credere, pervenuta per eredità della duchessa Beatrice sua madre. Certamente ella possedeva di là da' monti beni e Stati di ragione d'essa sua genitrice.

NOTE:

[1154] Berthold. Constantiensis, in Chron. Annalista Saxo.

[1155] Gregor. VII, lib. 9, Ep. 3.

[1156] Giovanni Villani, lib. 4, cap. 23. Ammirati, Istor. di Firenze, cap. 1.

[1157] Cardinal. de Aragonia, in Vita Gregor. VII.

[1158] Donizo, in Vit. Mathild., lib. 2, cap. 1.

[1159] Fiorentini, Memor. di Matild., lib. 1.

[1160] Ptolom. Lucens., Annal., tom. 1 Rerum Ital.

[1161] Bertholdus Constantiensis, in Chron.

[1162] Sigebertus, in Chron.

[1163] Chron. Augustan.

[1164] Bruno, Hist. Bell. Saxon.

[1165] Antiquitat. Italic., Dissert. XXXI, pag. 949.

[1166] Rubeus, Hist. Ravenn. lib. 5.

[1167] Anna Comnena, Alexiad., lib. 1. Malaterra, lib. 3, cap. 24.

[1168] Zonar., in Annal. Anna Comnena, Alex., lib. 3.

[1169] Guilielm. Apulus, lib. 4.

[1170] Petrus Diacon., Chron. Casinen., lib. 3, cap. 49.

[1171] Malaterra, lib. 3, cap. 27.

[1172] Alberic. Monachus, in Chronico.

[1173] Lupus Protospata, in Chron.

[1174] Anonymus Barensis apud Peregrinum.

[1175] Antiquit. Italic., Dissert. LXXII.

[1176] Tomasi, Istor. di Siena lib. 3.

[1177] Romualdus Salernitanus, in Chron., tom. 7 Rer. Ital.

[1178] Alberic. Monachus, Chron. apud Leibnit.

Anno di CRISTO MLXXXII. Indizione V.

GREGORIO VII papa 10. ARRIGO IV re di Germania e d'Italia 27.

Verso il principio della primavera di quest'anno tornò di nuovo il _re Arrigo_ col suo antipapa a Roma, e strinse un'altra volta d'assedio, o piuttosto con un blocco, la città leonina, premendogli forte di poter mettere il piede nella basilica vaticana. Poco fastidio a lui recava in Germania il competitore _Ermanno_ dichiarato re, perchè, per testimonianza dell'Annalista sassone[1179] e del Cronografo sassone[1180], esso Ermanno _tam suis, quam alienis coepit in brevi despectus haberi_; nè si sa ch'egli facesse impresa alcuna nell'anno presente. Ma neppure Arrigo riportò frutto alcuno da questo nuovo tentativo[1181]. Fece ben egli da un traditore attaccar fuoco alla basilica vaticana, sperando che i Romani, accorrendo all'incendio, abbandonerebbono la guardia delle mura. Ma avvertitone papa Gregorio, ordinò tosto che maggiormente si armassero i posti; e, confidato nell'aiuto di Dio e nella protezion di san Pietro, fece il segno della croce sopra le fiamme, e queste cessarono. Abbiamo dalla Cronica di Farfa[1182] che nel dì 17 di marzo esso Arrigo andò a visitare il celebre monistero di essa Farfa, ricevuto ivi con tutto onore da que' monaci, i quali punto non badavano alle scomuniche pontificie, e tennero sempre con esso re, perchè quello era monistero regale ossia imperiale. Fu dai medesimi ammesso alla confraternita e alla participazion delle loro orazioni: rito antichissimo dell'ordine benedettino. Assediò egli il castello di Fara, e lo restituì all'_abbate Berardo_. Fece dipoi prigione _Bonizone vescovo di Sutri_, personaggio celebre non men per le sue disavventure che per la sua letteratura, restando tuttavia alcuni opuscoli suoi manuscritti, uno de' quali, cioè _de Ecclesiasticis Sacramentis_, è stato da me dato alla luce[1183]. Fu egli dipoi creato vescovo di Piacenza; ma dagli scismatici restò un giorno barbaramente trucidato. In quest'anno ancora il timore dell'aria malsana dei contorni di Roma fece dopo Pasqua tornare Arrigo con pochi verso la Lombardia[1184]. Lasciò nondimeno l'antipapa Guiberto in Tivoli coll'esercito, acciocchè continuasse il blocco di Roma, con farlo divenire di falso papa vero generale d'armata. Ostinatamente intanto proseguì il duca _Roberto Guiscardo_ anche nel verno l'assedio di Durazzo nell'Albania[1185]. Accadde che un certo Domenico nobile veneziano ebbe dei disgusti in quella città, difesa allora dal valoroso stuolo de' Veneziani. Questi perciò cominciò una trama col Guiscardo per renderlo padrone della città, con farsi prima accordare in moglie una nipote del duca, ed altre vantaggiose condizioni. Andò sì felicemente innanzi il trattato[1186], che nella notte del dì 8 di febbraio dell'anno presente, scalate le mura, i Normanni furono introdotti nella città. Restò prigione il figliuolo del doge di Venezia con altri molti veneti, e con assai loro navi, e tutto il circonvicino paese in potere di Roberto.

Ora _Alessio Augusto_, non sapendo più che argine mettere al torrente impetuoso di questo conquistatore[1187], spedì un'ambasceria con ricchi regali al re Arrigo, per impegnarlo a fare una diversione con portare la guerra in Puglia, rappresentandogli la facilità delle conquiste, mentre le forze di Roberto erano oltre mare, e promettendogli mari e monti per questo benefizio. Ossia che Arrigo accettasse la offerta, o che Alessio facesse spargerne la voce con politica finzione, ne fu ben tosto spedito l'avviso al duca Roberto. Egli allora, conoscendo necessaria la sua presenza in Italia, lasciato al figliuolo Boamondo il comando dell'esercito, tornossene in Puglia, ed attese a raunar gente per tutti i bisogni. Prima della sua venuta, pare che accadesse quanto vien narrato da Guglielmo Pugliese[1188], cioè che il popolo di Troia, dove si trovava il _principe Ruggieri_ figliuolo del duca, si ribellò, e costrinse il principe a rifuggirsi nella rocca, alla quale tosto fu messo l'assedio. In aiuto ancora de' Troiani accorse il popolo d'Ascoli, irritato forte per l'aspro trattamento fatto nel precedente anno da esso Ruggieri alla loro città. Ma venuto da più parti soccorso, il principe fece una sì vigorosa sortita dalla rocca, che gli riuscì di dispergere quella ribellione. Costò la vita ad assaissimi di quelle due città l'ardito ed infelice tentativo. Aveva intanto _Ruggieri conte_ di Sicilia[1189] raccomandato il governo delle sue conquiste in quell'isola a _Giordano_ suo figlio bastardo, perchè pressanti affari il richiamavano in Calabria. Lasciatosi l'ambizioso giovane pervertire dai consigli degli adulatori, si mise in possesso d'alcune castella, e tentò di occupar Traina, dove era il tesoro del padre; ma questo ultimo non gli riuscì. All'avviso di tal novità ritornò frettolosamente Ruggieri in Sicilia; invitò al perdono il mal consigliato figliuolo; e fatti abbacinare dodici de' più colpevoli, lasciò il governo della Sicilia a più fidata persona. Tornato che fu in Lombardia il re Arrigo, per testimonianza di Donizone[1190] e di Lupo Protospata[1191], si diede a far guerra alla _contessa Matilda_, principale sostegno della parte pontificia in Italia. Aveva ella, per così dire, una selva di fortezze nelle montagne di Modena e Reggio, Canossa, Bibianello, Carpineta, Monte Baranzone, Montebello ed altri simili luoghi montuosi di sua ragione aveano rocche fortissime, delle quali resta tuttavia qualche vestigio

_Insuperabilia loca sunt sibi plurima fixa:_