Annali d'Italia, vol. 4 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750
Part 34
Ma non tutti questi avvenimenti si compierono nell'anno precedente e nel presente. Siccome vedremo, parte d'essi appartiene all'anno seguente 1079. Certamente si allontanò dal vero il cardinal Baronio[1103], allorchè pose l'assedio suddetto di Benevento nell'anno 1074. Già abbiam veduto che nel concilio romano dell'anno presente si fa menzione del medesimo assedio, non per anche sciolto. Ma neppure il padre Pagi[1104] colpì nel segno, allorchè pretese che nell'anno 1077 Roberto duca si abboccasse col papa, e ne riportasse l'assoluzione. Papa Gregorio per tutto il giugno del 1077 si trattenne nelle montagne del Reggiano, siccome costa dalle lettere d'esso pontefice. Nel dì 15 d'agosto era in Firenze, e nel primo giorno di settembre in Siena. Ma abbiam veduto che papa Gregorio si mosse di Roma _post octavas Pentecostes_, per andare ad Aquino a trattar di pace con Roberto. Essendo venuta l'ottava della Pentecoste nell'anno 1077 prima della metà di giugno, come potè egli mai passar da Roma ad Aquino in quel tempo, se, siccome abbiam detto, egli per tutto giugno si fermò in Lombardia? Adunque la riconciliazion di Roberto dee essere succeduta più tardi, e vedremo che non s'ingannò il Baronio in differirla sino all'anno 1080. Oltre di che, Lupo Protospata[1105] all'anno 1078 scrive: _Robertus dux obsedit Beneventum, sed ejus obsidio dissipata est a Rodulpho Pipino comite_, (cioè, come stimò il Pellegrini[1106], da Rainolfo zio del principe di Capoa Giordano) _et hoc anno obiit Richardus princeps_, mentre assediava Napoli. Anche Romoaldo salernitano[1107] e l'autore della Cronichetta amalfitana[1108] attestano che Riccardo morì durante quell'assedio _Indictione prima_, cioè nell'anno presente. E che _anno primo, postquam cepit Salernum, Robertus dux Beneventum obsedit_. Certo è che nello stesso tempo furono fatti que' due assedii, e però nell'anno presente. Il che vien ancora confermato dall'antica Cronichetta di santa Sofia, pubblicata dal suddetto Pellegrini[1109], dove si legge: _Robertus dux obsedit Beneventum XIV kalendas januarii, usque VI idus aprilis, unde expulsus est cum omnibus suis Indictione I_. L'indizione prima correa nell'anno presente. Ora essendo fuori di dubbio l'aggiustamento del papa con Roberto Guiscardo, seguito dappoichè fu sciolto l'assedio di Benevento, per conseguente non nell'anno 1077, come immaginò il padre Pagi, ma molto più tardi si dee credere succeduto. Finalmente si noti che l'autore della Vita di san Gregorio VII[1110] ci somministra il filo per accertarci dell'anno, in cui seguì l'accordo suddetto. Cioè scrive egli che fra i due re contendenti Arrigo IV e Ridolfo, _horribili bello acriter utrimque commisso, caesa sunt multa millia hominum hinc inde_. Soggiugne appresso: _Et iterum peccatis exigentibus inter eosdem reges horribiliter est pugnatum, ubi maxima virorum fortium multitudo cecidit_. Spedì papa Gregorio i suoi legati in Germania per quetar, se mai era possibile, così atroce tempesta. Ma i due re vennero alla terza battaglia. _Iterum inter eosdem reges acriter est pugnatum, et multa millia hominum, maxime Bohemorum, caesa sunt_.
Dopo questi tragici avvenimenti continua quell'autore a dire che papa Gregorio, portatosi ad Aquino, fece l'accordo con Roberto Guiscardo. Non essendo succedute tali battaglie se non nell'anno presente e nel 1080, nel quale ancora furono spediti in Germania i suddetti legati, vegniamo in fine a conoscere che nell'anno stesso 1080, come volle il Baronio, Roberto Guiscardo tornò all'ubbidienza del romano pontefice. Abbiam detto che succederono sanguinosissimi fatti d'armi fra Arrigo e Ridolfo in Germania. Nel primo, per testimonianza di Bertoldo[1111], restò vincitore e padrone del campo Ridolfo; e nel secondo, accaduto nel dì 17 d'agosto di quest'anno, la vittoria restò incerta, essendo costata la vita a più migliaia di persone. Fra gli altri vi fu ucciso _Wernero_ arcivescovo di Maddeburgo, e presi Bernardo arcidiacono della Chiesa romana, _Sigifredo_ arcivescovo di Magonza, e _Adalberto_ vescovo di Vormazia: il che non si può mai intendere senza orrore, non essendo le guerre e le battaglie un mestier convenevole a persone ecclesiastiche. L'autore della Cronica di Maddeburgo presso il Meibomio[1112] e l'Annalista sassone[1113] pretendono che questa seconda battaglia riuscisse molto più favorevole ai Sassoni e a Ridolfo, che ad Arrigo. Verso l'Ognissanti esso re Arrigo, rinforzato di gente, portò la guerra negli Stati di _Guelfo duca_ di Baviera, e di _Bertoldo duca_ di Carintia, tutti e due fedeli fautori del papa e del re Ridolfo[1114]. Nel qual tempo venne a morte esso duca Bertoldo con grave danno del suo partito. In questo anno poi _Ruggieri conte_ di Sicilia per terra e per mare bloccò[1115] la città di Taormina, e dopo molte fatiche se ne impadronì. Tenuto fu un altro concilio in Roma da papa Gregorio dopo la metà di novembre, in cui troviamo fulminate molte scomuniche, e nominatamente contra _Niceforo Botoniata_ imperador di Costantinopoli, che avea usurpato quel trono a _Michele_ e a _Costantino_ Porfirogenito, genero del duca Roberto, la cui figliuola fu rimandata al padre. Per questi sì frequenti concilii di papa Gregorio doveano poco attendere alle lor gregge i sacri pastori. Intervennero a quest'ultimo i legati de' due re contendenti, promettendo amendue di fare una dieta, dove si deciderebbe la lor controversia.
NOTE:
[1092] Paulus Benriedens., in Vit. Greg. VII.
[1093] Concilior. Labbe, tom. 10.
[1094] Petrus Diac., lib. 3 Chron., cap. 45.
[1095] Camillus Peregr., in Not. ad Protos.
[1096] Antiquit. Italic., tom. 1.
[1097] Petrus Diacon., Chron., lib. 3, cap. 45.
[1098] Guillelmus Apulus, Poem., lib. 3.
[1099] Petrus Diac., Chron. lib. 3, cap. 45.
[1100] Cardinalis de Aragonia, in Vit. Greg. VII.
[1101] Guillelmus Apulus, lib. 3.
[1102] Richardus Cluniacensis, in Chron., in Antiq. Ital.
[1103] Baron., in Annal. Ecclesiast.
[1104] Pagius, Crit. ad Annal. Baron.
[1105] Lupus Protospata, in Chronico.
[1106] Peregrin., in Notis ad Protospatam.
[1107] Romuald. Salern., in Chron., tom. 8 Rer. Ital.
[1108] Antiquit. Italic, tom. 1.
[1109] Peregrin., Hist. Princ. Langobard.
[1110] Card. de Aragon., P. I, tom. 3 Rer. Ital.
[1111] Bertholdus Constantiensis, Chron. August., tom. 1 Freheri.
[1112] Chronic. Magdeburg., tom. 2, apud Meibomium.
[1113] Annalista Saxo, apud Eccardum.
[1114] Bertholdus Constantiensis, in Chron.
[1115] Gaufrid. Malaterra, lib. 3, cap. 15.
Anno di CRISTO MLXXIX. Indizione II.
GREGORIO VII papa 7. ARRIGO IV re di Germania e d'Italia 24.
In quest'anno ancora _papa Gregorio_ celebrò nel mese di febbraio un numerosissimo concilio in Roma[1116], dove intervenne l'eresiarca Berengario, e ritrattò le perverse sue dottrine intorno al sacramento dell'altare. Furono confermate le sacre censure contra _Tedaldo arcivescovo_ di Milano, _Sigefredo vescovo_ di Bologna, _Rolando vescovo_ di Trevigi, e contra i vescovi di Fermo e Camerino. Trovossi alla medesima sacra assemblea _Arrigo_ novello patriarca di Aquileia, il quale, quantunque promosso a quella chiesa da Arrigo IV, pure umilmente si suggettò alla Sede apostolica, e promise di non aver comunione con gente scomunicata. Si dolsero in quel sinodo del re Arrigo i legati del re Ridolfo, a cagion delle guerre e violenze ch'egli promoveva in Germania[1117]. Perlochè il pontefice Gregorio destinò per suoi legati al congresso, da tenersi in Germania, _Pietro Igneo_ cardinale e vescovo d'Albano, Odelrico vescovo di Padova (Paolo Benriedense scrive[1118] che fu _Alemano_ vescovo di Passavia) e il suddetto patriarca d'Aquileia. Andarono essi; ma perchè non vollero alle istanze di Arrigo scomunicare il re Ridolfo, senza frutto se ne tornarono a Roma, con riferire al papa la disubbidienza d'esso Arrigo e l'ubbidienza del re Ridolfo. Era intenzione del pontefice di trasferirsi egli in persona in Germania, per decidere quello spaventoso litigio; ma il re Arrigo, troppo diffidando di lui, a questo non volle dar mano. Continuò in quest'anno la guerra fra essi re[1119]. Ridolfo andò contro la Vestfalia, e costrinse que' popoli alla sua ubbidienza. Arrigo portò la guerra nella Suevia contra di Ridolfo. Aggiugne il Cronografo sassone[1120] che _bellum fit iterum inter Rodulphum et Henricum hyeme nimis aspera, ubi in primo congressu Saxones_ (uniti con Ridolfo) _terga vertunt_. Ma uno squadron d'essi Sassoni, mentre gli altri erano occupati nella mischia, diede il sacco agli alloggiamenti del re Arrigo. In questa maniera si andava desolando la misera Germania per l'arrabbiata contesa di quei due regnanti. Per altro non dovette succedere alcun fatto strepitoso, al vedere che Bertoldo da Costanza non ne parla. Gli Annali pisani[1121], che non meritano, a mio credere, gran fede nelle cose antiche, mettono sotto quest'anno la guerra fra i pisani e i Genovesi. Dai primi fu abbruciata la terra di Rapallo, ed incontratesi le lor flotte nel dì 13 di maggio, la genovese si salvò colla fuga. In quest'anno ancora Lupo Protospata[1122] scrive che _intravit Petronus_ (Pietro vien chiamato da Guglielmo pugliese) _in Tranum. Et Barum rebellavit, ejecto exinde praeside ducis. Et Bajalardus filius Umfredae comprehendit Asculum_. Però se fosse stabile l'asserzione di questo istorico, noi avremmo che parte di que' fatti che ho riferito nell'anno precedente, presi da Pietro Diacono, sarebbono da attribuire all'anno presente. Ma all'osservare ch'esso Lupo racconta come succeduta in questo medesimo anno la caduta di _Michele Duca_ dal trono di Costantinopoli, e l'usurpazione di _Niceforo Botoniata_, che pur si crede creato imperador d'Oriente nell'anno precedente, si potrebbe restar dubbioso intorno al tempo di tali fatti. Ma l'Anonimo barense[1123] presso Camillo Pellegrini, dopo aver narrata all'anno 1078 l'assunzione al trono del Botoniata, anch'egli nel presente 1079 scrive che _mense februarii die III stante rebellavit Bari ab ipso duce, et dirutum castello de Portanova_. Nella stessa guisa l'autore di un'antica Cronichetta normannica, da me data alla luce[1124], parla di que' fatti. _Anno MLXXIX Petronius comes intravit iterum Barim. Abagilardus comes_ (nipote di Roberto Guiscardo) _ivit super Trojam, et fugavit Boamundum filium Roberti ducis, et obsedit, et cepit Asculum. Et iterum Robertus recuperavit eum. Postea factum est praelium ibidem, et fugatus est Abagilardus cum militibus suis, et fugit in Constantinopolim, et ibi mortuus est inimicus duci Roberto_. Ecco dunque che gli avvenimenti raccontati tutti in un fiato da Pietro Diacono, continuatore della Cronica casinense, succederono in parte nell'anno presente, e fra questi la ribellione di Bari. Ancora al conte Ruggieri si ribellarono in Sicilia le terre di Jato e Cenisi[1125]. Le assediò egli amendue nello stesso tempo; e costrinse quegli abitanti ad implorare il perdono, che non fu loro negato.
Confermò in quest'anno il re Arrigo i suoi privilegii alla chiesa di Padova e al vescovo Olderico con un diploma[1126] dato _X kalendas augusti, Indictione II, anno dominicae Incarnationis MLXXVIIII, anno autem regni domni regis Henrici quarti XXIII. Actum Ratispone_. Nella copia, di cui mi son servito, si leggeva _D. Paduanae ecclesiae episcopus_. Ma si dee scrivere _Uld_., cioè _Uldericus_. E di qui può apparire che esso Olderico non fu spedito per suo legato dal pontefice Gregorio. Ho io parimente pubblicata una convenzione seguita nel dì 31 di maggio[1127] _inter marchionem Azonem, et Ugonem et Fulconem germanos, filios ejusdem marchionis Azonis_, e il capitolo dei canonici di Verona, in vigore di cui essi canonici diedero a livello al marchese e a' suoi figliuoli la corte di Lusia, villa di grande estensione. Si vede che il marchese Azzo estense pensava a bene stabilire ed ingrandire in Italia i figliuoli del secondo matrimonio, giacchè _Guelfo IV_ figlio del primo letto e duca di Baviera era giunto ad una riguardevol potenza in Germania. Questo _Ugo_ è il medesimo che avea sposata la figliuola del duca di Puglia Roberto. Raccogliesi poi da una lettera scritta da papa Gregorio a Desiderio abbate di monte Casino[1128], che Arrigo IV anch'egli si maneggiò per ottenere una figliuola d'esso Roberto Guiscardo duca in moglie di _Corrado_ suo primogenito, con esibirsi d'investire Roberto della marca di Fermo, _et rex duci marchiam tribuat_. Ma il saggio papa dovette fare in maniera che questo trattato andò per terra. Nè si dee tacere che (probabilmente in quest'anno) esso duca Roberto maritò un'altra figliuola con _Raimondo II_ conte potentissimo di Barcellona e di altre città. Ne parla, oltre ad altri autori, Guglielmo pugliese[1129] come di un fatto accaduto prima che seguisse la concordia fra il papa ed esso duca:
_Partibus Esperiae, quem Barcilona tremebat,_ _Venerat insignis comes hanc Raymundus ad urbem;_ _Ut nuptura ducis detur sibi filia, poscit._
Il padre Pagi[1130] credette contratto questo matrimonio prima dell'anno 1077. Ma se son ben concertati i tempi di quei fatti presso il suddetto storico, tali nozze debbono appartenere all'anno presente.
NOTE:
[1116] Concil. Labbe, tom. 10.
[1117] Cardinal. de Aragon., in Vita Gregor. VII.
[1118] Paulus Benriedens., in Vita Gregor. VII.
[1119] Annalista Saxo, apud Eccardum.
[1120] Chronographus Saxo, apud Leibnitium.
[1121] Annal. Pisani, tom. 6 Rer. Ital.
[1122] Lupus Protospata, in Chron.
[1123] Rerum Italicarum, tom. 5.
[1124] Ibid., tom. 5, pag. 278.
[1125] Ganfrid. Malaterra, lib. 3, cap. 20.
[1126] Antiquit. Italic., Dissert. XIX.
[1127] Antichità Estensi, P. I, cap. 7.
[1128] Gregor. VII, Epist. 11, lib. 9.
[1129] Guillelmus Apulus, lib. 4. Anonym., de Gest. Comit. Barcin. apud Baluz.
[1130] Pagius, in Critic. ad Annal. Baron.
Anno di CRISTO MLXXX. Indizione III.
GREGORIO VII papa 8. ARRIGO IV re di Germania e d'Italia 25.
Crebbero in quest'anno gli affanni alla Germania e all'Italia per la funestissima guerra insorta fra il sacerdozio e fra i due emuli re _Arrigo_ e _Ridolfo_. Il primo, figurandosi di trovar a dormire i Sassoni, nel dì 27 di gennaio dell'anno presente andò colla sua armata ad assalirli[1131]. Si fece un sanguinoso fatto d'armi, in cui (che che ne dica la Cronica augustana) fu obbligato ad una vergognosa fuga Arrigo con tutti i suoi. Ridolfo ne spedì per mezzo dei suoi legati a Roma la lieta nuova, ed insieme fece esporre le doglianze sue contra di Arrigo, che sempre più sconvolgeva e desolava la Germania, e mostravasi disubbidiente al romano pontefice. Diedero motivo tali avvisi e lamenti a _papa Gregorio_ di apertamente dichiararsi in favore del re Ridolfo. Perciò nel concilio VII tenuto in Roma nel dì 9 di marzo, dopo avere rinnovate le scomuniche contra gli arcivescovi di Milano e di Ravenna, dichiarò legittimo re del regno germanico Ridolfo, e fulminò la scomunica e la sentenza di deposizione contra di Arrigo, usando le più forti espressioni, per esprimere in ciò l'autorità dei sommi pontefici, e colla stessa franchezza dicendo: _Ipse autem Henricus cum suis fautoribus in omni congressione belli nullas vires, nullamque in vita sua victoriam obtineat_. Mandò esso papa a Ridolfo una corona d'oro, dove si leggeva questa iscrizione:
PETRA DEDIT PETRO, PETRVS DIADEMA RODVLPHO.
Essendo volata in Germania la nuova di questa risoluzione[1132], crebbe a dismisura la rabbia del re Arrigo, nè mancarono perversi consiglieri che il trassero all'ultimo degli eccessi. Fece egli pertanto raunare un conciliabolo di trenta vescovi scismatici, e di molti signori sì di Germania che d'Italia, suoi fautori, in Brixen, o sia Bressanone sul Tirolo, e gl'indusse con empia ed affatto irregolar procedura a dichiarar deposto Gregorio VII dal papato, e ad eleggere in suo luogo _Guiberto arcivescovo_ di Ravenna, già più volte scomunicato, il quale assunse dipoi il nome di _Clemente III_. Era costui cittadino di Parma di gran nobiltà, e da molti vien creduto della nobil casa di Correggio. Scrive Donizone[1133] che di tre figliuoli di Sigefredo lucchese, ascendente della contessa Matilde,
_Fiunt Parmenses duo fratres, ambo potentes._ _Dat Guibertinam minimus, primus Baratinam,_ _Progenies ambas grandes, et honore micantes._
Da essa schiatta gibertina sembra che discendesse il suddetto antipapa. Aspirava da gran tempo alla cattedra di san Pietro esso Guiberto, uomo, quanto privo dello spirito ecclesiastico, altrettanto provveduto di mondana politica. Il primo de' suoi pensieri era l'ambizione, l'ultimo il timore di Dio. L'esaltazione di questo mal uomo succedette nel dì 25 di giugno. Nel decreto di tale elezione, rapportato dall'abbate urspergense[1134], si spacciarono non poche stomachevoli calunnie contra di papa Gregorio, suggerite da Ugo il Bianco cardinale scomunicato, e che si leggono anche nell'empia diceria delle scismatico Bennone. Scrisse dipoi Arrigo allo stesso Gregorio pontefice e al popolo romano lettere infami per avvisarli dell'idolo ch'egli avea introdotto nella casa di Dio. Fu inoltre spedito in Italia il novello antipapa, per tirare nel suo partito tutti i simoniaci e i nemici del vero papa; nè a lui fu difficile di trovarne molti e di mettere insieme un'armata.
Il presentimento di questo colpo, e gli avvisi di quel che andava succedendo in Germania, quegli sproni dovettero essere che finalmente indussero e ad affrettarono papa Gregorio a rilasciare la sua severità contra di _Roberto Guiscardo duca_ di Puglia, Calabria e Sicilia, ed accordarsi con lui. Roberto anch'egli si trovava in qualche disordine per le molte città che gli s'erano ribellate, e gli era utile l'accomodarsi ai voleri del papa. Però il pontefice _post octavas Pentecostes_, circa il dì 7 di giugno, siccome abbiamo detto di sopra, andossene ad Aquino[1135], accompagnato da _Giordano principe_ di Capoa, e quivi riconciliatosi con Roberto, l'assolvè dalle censure, e diedegli l'investitura di tutti quegli Stati che gli erano stati conceduti da Niccolò II e da Alessandro II pontefici predecessori, con aggiugnere: _De illa autem terra, quam injuste tenes, sicut est Salernus, et Amalfia, et pars Marchiae Firmanae, nunc te patienter sustineo in confidentia Dei omnipotentis et tuae bonitatis_, ec. Probabilmente questo era stato il punto principale che avea fin qui ritardata la pace fra loro. Giurò all'incontro fedeltà ed omaggio al papa il duca Roberto, con promettere ancora di pagar ogni anno alla Chiesa romana dodici denari di moneta pavese per ogni paio di buoi di tutti i suoi Stati. Già s'è, a mio credere, assai dimostrato di sopra all'anno 1078 non sussistere l'opinione del padre Pagi, che tal riconciliazione seguisse nell'anno 1077, e star forte quella del Sigonio e del cardinal Baronio, da' quali fu riferita al presente anno 1080. Aggiungo ora, che gli atti d'essa investitura e del giuramento di Roberto son posti fra le lettere del libro ottavo di Gregorio VII, che riguardano gli affari di quest'anno. E nella lettera settima d'esso libro il pontefice dà avviso a tutti i fedeli di aver parlato _cum duce Roberto et Jordane, ceterisque potentioribus Nortmannorum principibus_, che gli aveano promesso soccorso contra di ognuno in difesa della Chiesa romana, con palesar eziandio la risoluzione presa di marciare con un'armata contra di Ravenna, per liberar quella chiesa e città dalle mani dell'empio Guiberto, già alzato dalla perfidia al sacrilego grado di antipapa. Finalmente abbiamo dalla Cronichetta normannica da me pubblicata[1136], che _anno MLXXX Robertus dux amicatus est cum Gregorio papa in mense junio, et confirmata fuit ab illo omnis terra, quam habebat Robertus dux in Apulia, Calabria et Sicilia_. Guglielmo pugliese anch'egli narra[1137] sotto il presente anno la concordia suddetta; anzi la fa succeduta dopo la morte del re Ridolfo: nel che egli s'inganna. Dalla stessa Cronichetta abbiamo che il duca Roberto nell'aprile di quest'anno ricuperò la città di Taranto e Castellaneta. Presentossi ancora coll'esercito sotto Bari, e colla fuga di Petronio conte tornò ad impadronirsene. Fece anche lo stesso della città di Trani. Notizie tutte confermate da Lupo Protospata[1138] e dall'Anonimo barense[1139]. Era già stato, siccome accennai, da _Niceforo Botoniata_ precipitato dal trono imperiale d'Oriente _Michele Parapinacio_ con _Costantino_ suo figliuolo, e genero del duca Roberto, ed obbligato a prendere l'abito di monaco. Una curiosa scena avvenne in quest'anno. Eccoti comparire in Puglia davanti il duca Roberto un uomo vilmente vestito, che si spaccia per Michele imperator deposto, e chiede aiuto contro l'occupator dell'imperio, spezialmente rappresentando che la sua rovina era proceduta dalla parentela contratta con esso Roberto, principe troppo odiato da' Greci. Fu accolto con grande onore, vestito di abiti imperiali, e trionfalmente condotto per la città. Credette, o mostrò di credere il duca Roberto che costui veramente fosse il deposto Michele. Anna Comnena[1140] sostiene nella sua Storia che questa fu una finzione, procurata da Roberto stesso, principe che in astuzie politiche non avea pari, per prendere da ciò pretesto di assalire la monarchia dei Greci. Gaufredo Malaterra[1141], tuttochè Normanno, pure anch'egli inclina a credere che questo Michele fosse un tiro di politica e una fantasima atta a commuovere i popoli alle imprese che Roberto, sbrigato dalle guerre civili, andava già macchinando, e alle quali cominciò nell'anno presente a prepararsi. Da una lettera di papa Gregorio[1142] si scorge che anche a lui fu fatta credere la venuta in Italia dell'Augusto Michele. Il Malaterra suddetto mette la comparsa di questo fantoccio nell'anno 1077, ma i più nell'anno presente 1080, nel quale comparve in Sicilia _Raimondo conte di Provenza_ a chiedere per moglie _Matilda_ figliuola primogenita del _conte Ruggieri_. Furono con gioiosa solennità celebrate quelle nozze, e lo sposo contento condusse la moglie alle sue contrade. Ebbero maniera i Saraceni di rientrare in questo anno nella città di Catania per tradimento di Bencimino governator d'essa, musulmano di professione, ma creduto di gran fede da Ruggieri. Udita questa dispiacevol nuova, non perdè tempo _Giordano_ figliuolo del conte Ruggieri ad accorrere colà con un piccolo corpo di cavalleria. Trovò schierati i Saraceni sotto quella città, gli assalì con incredibil valore, e talmente li riempiè di terrore, che, non credendosi sicuri neppure nella città, l'abbandonarono con ritirarsi in Siracusa.