Annali d'Italia, vol. 4 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750

Part 33

Chapter 333,357 wordsPublic domain

[1056] Donizo, in Vit. Mathildis, lib. 1, cap. 20.

[1057] Donizo, in Vit. Mathildis, lib. 1, cap. 20.

[1058] Lambertus Schafnaburgensis, in Chron. Berthold. Constant., in Chron.

[1059] Cardin. de Aragon., Vit. Greg. VII.

[1060] Lambertus Schafnaburgensis, in Chron.

[1061] Guichenon, de la Maison de Savoye, tom. 1.

[1062] Zonaras, Annal., tom. 2, pag. 288. Guillelm. Apulus, cap. 3. Malaterra, lib. 3, cap. 13.

[1063] Lupus Protospata, in Chron.

[1064] Malaterra, lib. 3, cap. 10.

[1065] Romualdus Salernitanus, Chron., tom. 7. Rer. Ital. Malaterra, lib. 3, cap. 10.

Anno di CRISTO MLXXVII. Indizione XV.

GREGORIO VII papa 5. ARRIGO IV re di Germania e d'Italia 22.

Secondo il concerto, s'era messo in viaggio il _pontefice Gregorio_ con disegno d'andare alla dieta già intimata da tenersi in Augusta nel principio di febbraio di quest'anno[1066]. Uno dei più atroci verni che mai sieno stati, si provava allora in Lombardia. Contuttociò l'animoso pontefice si mise in viaggio, e, scortato dalla _contessa Matilde_, arrivò fino a Vercelli: quando eccoti nuova che il _re Arrigo_ era giunto in Piemonte. Infatti dopo incredibili patimenti aveva egli valicate le Alpi piene di ghiacci e nevi, e corso più volte pericolo della vita colla moglie e col figliuolo; ma per timore che passasse l'anno dopo la scomunica contra di lui fulminata, egli si espose ad ogni rischio e fatica, tantochè pervenne in Italia. Sparsasi la fama del suo arrivo, corsero a visitarlo ed onorarlo i vescovi simoniaci di Lombardia e i conti; ed in breve si vide alla sua corte un conflusso innumerabil di gente. Ora non sapendo il papa se Arrigo venisse o con buona o con cattiva intenzione, tenuto consiglio, giudicò bene di retrocedere e di ritirarsi colla contessa Matilda alla di lui inespugnabil rocca di Canossa sul Reggiano. Colà comparvero molti vescovi e laici di Germania, venuti per disastrose ed inusitate strade a chieder l'assoluzion della scomunica, e dopo qualche giorno di penitenza l'ottennero. Vi comparve ancor il re Arrigo, e fatta chiamar la contessa Matilde ad un abboccamento, _eam precibus ac promissionibus oneratam ad papam transmisit, et cum ea socrum suam_ (Adelaide marchesana di Susa) _filiumque ejus_ (Amedeo) _Azzonem etiam marchionem_ (dal quale abbiam detto che discende la real casa di Brunswich e la ducale d'Este) _et abbatem cluniacensem_ (Ugo), _et alios nonnullos ex primis Italiae Principibus, quorum auctoritatem magni apud eum momenti esse non ambigebat, obsecrans, ut excomunicatione absolveretur, ne principibus teutonicis, qui ad accusandum eum stimulo invidiae magis quam zelo justitiae exarsissent, temere fides haberetur_. Somma fatica si durò da tutti per muovere il papa a commiserazione ed accordo. Lasciossi in fine piegare, purchè Arrigo deponesse le regali insegne, e desse veri segni di pentimento. Seguì pertanto quella scena, che fece allora e dipoi grande strepito, e farallo anche nei secoli avvenire: cioè fu ammesso Arrigo entro la seconda cinta di muro di quella rocca, che tre ne avea. Quivi accompagnato da tutti, senza alcun segno dell'esser suo di re, con veste di lana, co' piè nudi, mentre un eccessivo freddo regnava sopra la terra, restò un giorno, e poi l'altro, ed anche il terzo, con farlo ivi digiunare sino alla sera. Tempo viene talvolta che la superbia, primo mobile dei regnanti, cede il trono all'interesse. Dopo i tre dì, e come scrive Donizone[1067]:

_Ante dies septem, quam finem Janus haberet,_ _Ante suam faciem concessit papa venire_ _Regem, cum plantis nudis a frigore captis._

Cioè nel dì 25 di gennaio diede il papa udienza ad Arrigo, che prostrato a' suoi piedi, dimandò misericordia de' suoi falli. Celebrò il pontefice la messa, e presa la sacra ostia nelle mani, perchè i suoi nemici lo spacciavano per simoniacamente asceso al papato, si purgò da questa calunnia. Esibì ad Arrigo di fare altrettanto, s'egli si credeva innocente, e non reo di tante accuse prodotte contra di lui. Ma egli con varie scuse se ne guardò. Fu poscia al pranzo col pontefice, il quale lo avea ben assoluto della scomunica, ma con lasciare in sospeso l'affare del regno, e rimettere ai principi germanici e ad una dieta il decidere s'egli dovesse deporre la corona, oppure ritenerla. Dopo ciò il papa venne a Reggio, dove si trovava _Guiberto arcivescovo_ di Ravenna, il più maligno degli avversarii del papa, con gli altri vescovi simoniaci, aspettando il compimento delle promesse di Arrigo.

Convien ora sapere, essersi appena inteso in Lombardia come era passato il congresso del re col papa in Canossa[1068], che infinite mormorazioni ed insolenze si sparsero non men contra dello stesso pontefice, trattandolo da tiranno, da omicida, da simoniaco, quanto contra d'Arrigo, perchè sì vilmente si fosse suggettato ad un sì indegno trattamento. Fu proposto di creare _Corrado_ figliuolo di Arrigo, benchè di tenera età, re: tutti fuggivano, o vilipendevano Arrigo, e le città gli serravano le porte in faccia. Ora tra per questo, e perchè non già di buon cuore, ma per necessità de' suoi affari, egli avea fatta quella concordia col papa, se ne pentì egli ben presto. Gli stava a' fianchi il suddetto Guiberto con altri vescovi scomunicati, a' quali non fu difficile il fargli ritrattare il fatto, e ricominciar lo sprezzo delle condizioni già accettate, e la nemicizia col papa. In questa maniera ricuperò Arrigo a poco a poco la buona grazia de' vescovi e dei popoli della Lombardia[1069]. Ma non potè ottenere dal papa la licenza d'essere coronato re d'Italia colla corona ferrea in Monza. Riassunse nondimeno le insegne di re, benchè si fosse obbligato col papa di vivere in maniera privata, finchè in Germania fosse decisa la di lui causa. Un suo diploma da me pubblicato[1070] cel fa vedere in Pavia nel dì 3 d'aprile dell'anno presente. Se s'ha a credere a Donizone[1071], egli tentò ancora di tirare il papa ad una conferenza, con disegno di prenderlo. Ma avvertitane la contessa Matilde, fece sventare la mina e condusse il papa alle montagne. Fece Arrigo prendere anche _Geraldo vescovo_ d'Ostia, mandato dal papa per suo legato a Milano. Di tutto questo andò avviso in Germania. Non volle poi Arrigo portarsi alla dieta intimata a Forcheim, come avea data parola. Vi si trovarono bensì i legati del papa, e quivi i duchi _Ridolfo, Guelfo e Bertoldo_, gli arcivescovi di Magonza e di Maddeburgo, e i vescovi di Virtzburg, di Metz e di altre chiese, i quali trattarono della maniera di restituir la pace, come essi credevano, o almen desideravano, alla Germania; e fu risoluto di creare un nuovo re[1072]. Fu dunque eletto _Ridolfo duca_ di Suevia, tuttochè egli resistesse un pezzo ad accettar questa pericolosa dignità. A buon conto nello stesso giorno della sua consecrazione, che fu il dì 26 di marzo dell'anno presente[1073], si sollevò contra di lui una sedizione in Magonza. Quel che è più strano, apparisce dalle lettere di papa Gregorio[1074] che esso pontefice non approvò l'elezion di Ridolfo, e si riserbò la conoscenza di tal causa, per decidere a chi de' due contendenti fosse dovuta la corona; del che poi fece gravi doglianze la fazione d'esso Ridolfo, scrivendone al medesimo papa. Ricorse in questi tempi Arrigo al medesimo pontefice, implorando il suo aiuto contra di Ridolfo usurpatore della corona. Ebbe per risposta, che non si potea soddisfarlo, mentre esso Arrigo teneva tuttavia prigione s. Pietro nel suo legato _Geraldo_, il quale poi diede fine alle sue miserie, chiamato da Dio a miglior vita sul principio di dicembre dell'anno presente. Ora il pontefice, dopo essersi fermato per tutto giugno in Bibianello, Carpineto e Carpi, terre del Reggiano, allora della contessa Matilde, e in Figheruolo sul Po; chiarito abbastanza che l'animo di Arrigo, lungi dall'essersi mutato, era disposto a far peggio, s'incamminò per la Toscana alla volta di Roma. Il re Arrigo anch'egli seppe trovar via di penetrare in Germania, dove raunato un picciolo esercito, cominciò la guerra contra del nuovo re Ridolfo[1075]. Morì nel dì 14 di dicembre in quest'anno l'_imperadrice Agnese_ sua madre in Roma, lasciando dopo di sè il concetto di molta pietà e prudenza. Mancarono anche in questo anno di vita _Sigeardo patriarca_ d'Aquileia (a cui fu surrogato _Arrigo_ canonico d'Augusta) ed _Imbricone vescovo_ d'Augusta, fautore di Arrigo. Ma quel che dovette far più rumore, fu la morte di _Gregorio_ vescovo di Vercelli, cancelliere in Italia d'esso re. Aveva egli intimata una dieta del regno da tenersi ne' prati di Roncaglia circa il dì primo di maggio dell'anno avvenire, con disegno, se mai potea, di deporre il papa; ma una morte improvvisa prima di quel dì troncò le sue trame, e senza lasciargli tempo di penitenza.

Secondo Lupo Protospata[1076], in quest'anno _Roberto Guiscardo_ duca di Puglia fece l'acquisto importante della città e del principato di Salerno. Ma per conto dell'anno è da maravigliarsi come cotanto discordino fra loro gli scrittori. L'anonimo casinense[1077] accenna questo fatto all'anno 1075; Romoaldo salernitano[1078] all'anno 1076. Quantunque io non vegga stabili nella lor cronologia questi autori, forse per difetto de' loro testi alterati dai copisti, pure stimo più verisimile che all'anno presente s'abbiano da riferir tali avvenimenti, per le ragioni che andremo adducendo. Erano in questi tempi gli Amalfitani sotto _Gisolfo principe_ di Salerno[1079], ed aggravati da lui oltre il dovere e costume con dei tributi. Ricorsero essi a Roberto Guiscardo, che a bocca aperta stava aspettando l'opportunità e uno specioso pretesto per insignorirsi di quel nobile paese. Avendo egli presa ben volentieri la lor protezione, fece con ambasciata sapere a Gisolfo suo cognato che trattasse più umanamente quel popolo. Sdegnosamente gli rispose Gisolfo. Allora Roberto, che avea delle nimicizie con _Riccardo I principe_ di Capoa, stabilì con esso lui pace, e fra le condizioni gl'impose di aiutarlo nell'impresa di Salerno. Infatti amendue colle lor forze e colle macchine militari posero l'assedio a Salerno per terra e per mare. Abbiamo da Pietro diacono[1080] continuator dell'Ostiense, che presentita questa guerra papa Gregorio, che amava non poco Gisolfo, gli spedì _Desiderio abbate_ di Monte Casino per esortarlo a trattar di pace; ma che Gisolfo neppur gli volle dare risposta. Dappoichè fu intrapreso l'assedio, tornò l'abbate casinense, e fatto abboccar Riccardo principe di Capoa con Gisolfo, gli consigliarono tutti di venire a concordia col duca Roberto. Egli più che mai pertinace nulla si curò del loro parere. Crebbe la fame nell'assediata città a tal segno, che il povero popolo si ridusse a cibarsi delle carni più immonde; e non potendo più reggere, aprirono le porte ai Normanni _octavi tempore mensis_. Ritirossi il principe Gisolfo nella torre o rocca fortissima, fabbricata sulla cima del monte. Stretto ancor ivi, finalmente fu forzato a rendersi a patti di buona guerra, ed ebbe la libertà d'andarsene. Soggiunge Pietro diacono che papa Gregorio il fece governatore della Campania. Dopo la presa di questa città, ch'era allora delle più belle e deliziose d'Italia, e celebre spezialmente per la scuola della medicina, colà per questo concorrendo anche gli oltramontani bisognosi di guarigione, il duce Roberto vi fece fabbricar nella pianura un castello inespugnabile. Anche nella Cronichetta amalfitana[1081] l'acquisto di Salerno è attribuito all'anno presente. Diedesi ad esso duca anche Amalfi, città allora mercantile al sommo, piena d'oro, piena di popolo e di navi. Di essa così scrive Guglielmo pugliese[1082]:

_Huc et Alexandri diversa feruntur ab urbe_ _Regis et Antiochi. Haec (ratibus) freta plurima transit._ _Hic (an heic?) Arabes, Indi, Siculi noscuntur et Afri:_ _Haec gens est totum prope nobilitata per orbem,_ _Et mercanda ferens, et amans mercata referre._

Gaufredo Malaterra[1083] aggiugne che nel tempo medesimo dell'assedio di Salerno il duca Roberto entrò in possesso d'Amalfi, ed ebbe al suo servigio parte degli stessi Amalfitani contra di Salerno. Meritano ben più fede tali autori, che la Cronichetta amalfitana, in cui all'anno 1074 è riferita la presa di Amalfi, con dirsi ivi ancora, che essendo morto _Sergio duca_ di quella città, gli succedette _Giovanni_ suo figlio, ma per poco tempo, perchè ne fu spogliato da Roberto Guiscardo.

Abbiamo ancora dal suddetto Malaterra che in quest'anno il _conte Ruggieri_ assediò per mare e per terra in Sicilia la città di Trapani, e la forzò alla resa. Veggonsi varii atti di Arrigo IV e dei suoi ministri, prima ch'egli tornasse in Germania. Cioè confermò egli al monistero di san Salvatore di Pavia i suoi beni[1084], _III nonas aprilis anno ab Incarnatione Domini nostri Jesu Christi MLXXVII, Indictione XV, anno autem ordinationis quidem domni Henrici quarti regis XXVI, regni vero XXIV. Actum Papiae_. Trovavasi egli in Piacenza _XIII kalendas martii_, dove tenne un placito[1085], e giudicò in favore di quella cattedrale. Probabile è ancora che appartenga a quest'anno il diploma da me dato alla luce[1086], in cui conferma _Ugoni et Fulchoni germanis, Aczonis marchionis filiis_, cioè del _marchese Azzo II_ progenitore dei principi estensi, i loro Stati posti nei contadi di _Gavello, Padova, Vicenza, Verona, Brescia, Cremona, Parma, Lunigiana, Arezzo, Lucca, Pisa, Piacenza, Modena e Tortona_; fra' quali specialmente vengono annoverati _Este, Rovigo, Montagnana, Casal Maggiore_ del Cremonese, _Pontremoli_ della Lunigiana, e la terra _Obertenga_ in Toscana, de' quali Stati ho io abbastanza favellato nelle Antichità estensi. Tre placiti ancora tenuti dai suoi ministri in Verona e in Padova si trovano da me pubblicati nelle Antichità italiche[1087]. Ma quel che è più glorioso per la nobilissima casa d'Este, in quest'anno (s'io ben mi appongo) Roberto Guiscardo duca, dopo aver maritata, come già accennammo, una figliuola nell'imperador d'Oriente, un'altra ne diede ad _Ugo_ figliuolo del sopraddetto marchese Azzo. Ne fa menzione Guglielmo pugliese[1088] con dire che dopo la presa di Salerno venne il duca alla città di Troia, e che fermatosi ivi,

_Nobilis advenit lombardus Marchio quidam,_ _Nobilibus patriae multis comitantibus illum;_ _Axo vocatus erat. Secum deduxit Hugonem_ _Illustrem natum. Ducis ut filia detur_ _Exigit, in sponsam. Comites, proceresque vocari_ _Quoque facit super his dux consulturus ab urbe._ _Horum consiliis Roberti filia nato_ _Traditur Axonis, ec._

Poscia aggiugne che si fecero di gran feste e conviti per quelle nozze, e che Roberto sollecitò tutti i suoi baroni a regalar gli sposi: il che non essendo stato praticato nelle nozze della precedente figliuola, rattristò quei nobili. Tuttavia contribuirono tutti, e molto più fece egli.

_Iis generum donans, addens sua, classe parata_ _Ad sua cum magno, patremque remisit honore._

In qual credito fosse allora la casa di Este, si può abbastanza dedurre anche da questo. Cessò di vivere nel novembre di quest'anno _Landolfo VI_ principe di Benevento[1089]; laonde Roberto Guiscardo duca, voglioso anche di questa conquista, si portò all'assedio di quella città. Se poi meritano fede gl'imbrogliati Annali pisani[1090], quel popolo unito co' Genovesi, passato in Africa, vi prese _duas magnificas civitates Almadiam et Sibiliam in die sancti Sixti_. Io so bene che una Siviglia è in Ispagna. Che un'altra ne fosse in Africa, non l'ho per anche letto. Il Tronci[1091] ne parla all'anno 1087, e dice che presero le città di _Damiato_ e di _Libia_: tutte notizie che mancano di sicuri fondamenti. Veggasi l'anno 1088, al quale si dee riferire sì fatta impresa.

NOTE:

[1066] Lambert. Schafnaburgensis, in Chronico. Cardinal. de Arag., in Vita Gregorii VII.

[1067] Donizo, in Vita Mathild., lib. 2, cap. 1.

[1068] Lambertus Schafnaburgensis, in Chron.

[1069] Paulus Benried., in Vita Greg. VII, c. 86.

[1070] Antiquit. Italic., Dissert. XXXI, pag. 948.

[1071] Donizo, lib. 2, cap. 1.

[1072] Bruno, Histor., Bell. Saxon.

[1073] Bertholdus, Constantiensis, in Chron.

[1074] Gregor. VII, lib. 4, Epistol. 23, 24, 28.

[1075] Bertholdus, Constantiensis, in Chron.

[1076] Lupus Protospata, in Chron.

[1077] Anonymus Casinens., in Chron.

[1078] Romualdus Salernit., in Chron.

[1079] Guillelmus Apulus, lib. 3.

[1080] Petrus Diaconus, Chron. Casin., tom. 3, cap. 45.

[1081] Antiquit. Ital., tom. 1, pag. 214.

[1082] Guillelmus Apulus, lib. 3.

[1083] Gaufridus Malaterra, lib. 3, cap. 3.

[1084] Bullar. Casinense, tom. 2, Constit. CXIV.

[1085] Campi, Istor. di Piacenza, tom. 1, Append.

[1086] Antichità Estensi, P. I, cap. 7.

[1087] Antiquit. Ital., Dissert. IX et XXXI.

[1088] Guillelmus Apulus, lib. 3 Poemat.

[1089] Chronic. S. Sophiae apud Peregrinium.

[1090] Annali Pisani, tom. 6 Rer. Ital.

[1091] Tronci, Annali Pisani.

Anno di CRISTO MLXXVIII. Indizione I.

GREGORIO VII papa 6. ARRIGO IV re di Germania e d'Italia 23.

Tanto il _re Arrigo_ quanto il nuovo _re Ridolfo_ si studiavano di aver favorevole nella loro terribil gara il romano pontefice, e a questo fine gli spedirono i loro legati[1092]. _Papa Gregorio_ perciò tenne un concilio in Roma nella prima settimana di quaresima, dove essendo concorsi circa cento tra arcivescovi e vescovi, fu stabilito di spedire in Germania i legati apostolici per conoscere da qual parte fosse la ragione e il torto. Quivi furono ancora di nuovo scomunicati _Tedaldo_, appellato da alcuni _Tebaldo_, arcivescovo di Milano, _Guiberto_ arcivescovo di Ravenna, _Ugo Bianco_ cardinale ribello della Chiesa romana, con altri vescovi. Degno di osservazione si è ciò che seguitano a dire quegli Atti[1093]: _Excommunicamus omnes Northmannos, qui invadere terram sancti Petri laborant, videlicet marchiam firmanam, ducatum spoletanum, et eos, qui Beneventum obsident, et qui invadere et depraedari nituntur Campaniam, et maritima, atque Sabinos, necnon et qui tentant urbem romanam confundere_. Di qui può apparire che la marca di Fermo, ossia di Camerino o d'Ancona, il ducato di Spoleti, erano o posseduti dalla Chiesa romana, o almen pretesi di sua ragione dal papa: il che, come fosse succeduto, non l'ho potuto finora conoscere. Debbonsi ancora notar quelle parole: _et eos, qui Beneventum obsident_. Intorno a che convien ora dire, che sbrigato dalla conquista di Salerno il duca Roberto, mal soddisfatto del romano pontefice, che dianzi l'avea scomunicato, cominciò nell'anno precedente la guerra contra le terre della Chiesa nella Campania[1094]. Fu perciò di nuovo pubblicata la scomunica contra di lui e del suddetto Riccardo, e papa Gregorio, _collecto exercitu, super eos ire disponit_, come s'ha da Pietro Diacono. Ciò riferito al duca Roberto, si ritirò in fretta col principe Riccardo a Capoa, e andò a mettere l'assedio a Benevento, nel mentre che Riccardo principe di Capoa imprese quello di Napoli. Tutto ciò avvenne nell'anno antecedente. Continuò _Riccardo_ l'assedio di Napoli per molti mesi, ed avea anche ridotta quella città a mal partito[1095], quando sopraggiuntagli la morte nel dì 15 d'aprile, liberò i Napoletani dalle sue branche. Fu principe, per attestato della Cronichetta amalfitana[1096], alto di statura, di bell'aspetto, di gran coraggio ed avvedutezza, benigno coi fedeli, terribile contro i perfidi ribelli. Ebbe per successore nel principato di Capoa _Giordano I_ suo figliuolo. Ci fa assai intendere il suddetto concilio che nel principio della quaresima tuttavia durava l'assedio di Benevento, fatto dal duca Roberto: perlochè fu di nuovo fulminata contra di lui la scomunica. Ma appena Giordano fu succeduto al padre, che insorse la discordia fra il duca Roberto e lui. Abbracciò esso Giordano la difesa delle terre della Chiesa e dei Beneventani[1097], da' quali ebbe un regalo di quattromila e cinquecento bisanti, o vogliam dire scudi d'oro. Uscito perciò in campagna, secondochè s'ha da Pietro Diacono, fece ribellare molti de' conti e vassalli contra di Roberto, arrivò sotto Benevento, e distrusse tutte le fortificazioni fatte dal duca per prendere quella città. Bari con Trani ed altre città si ribellarono al Guiscardo. Abailardo suo nipote, perchè figliuolo di Unfredo, al quale avea Roberto occupata tutta l'eredità, fu uno de' più vigorosi congiurati contra dello zio Guiscardo. Seguirono perciò varii incontri d'armati, e varii assedii raccontati da Guglielmo pugliese[1098], dopo i quali finalmente fu fatta pace tra esso Roberto e Giordano. Servì questa concordia per abbattere tutte le speranze del nipote Abailardo, il quale se ne fuggì a Costantinopoli, e quivi diede fine alla vita. Ricuperò Roberto Bari, Trani, Santa Severina, e l'altre terre[1099] che s'erano ribellate. Ascoli, Monte di Vico ed Ariano ritornarono alle mani sue; ed era per fare altri progressi, quando _Desiderio abbate_ di Monte Casino s'interpose, e trattò di pace fra il pontefice e lui. Abbiamo dalla Vita di Gregorio VII papa, a noi tramandata da Niccolò cardinale d'Aragona[1100], che _venerabilis pontifex receptis nuntiis Roberti Guiscardi egregii Normannorum ducis, versus Apuliam post octavas Pentecostes iter arripuit, et cum ipso apud Aquinum colloquium habuit. Congrua itaque ab eo satisfactione suscepta, prius a vinculo excommunicationis eum absolvit, et consequenter fidelitatem et homagium ejus recepit. Postmodum vero jam assumtum in specialem beati Petri militem, de totius Apuliae et Calabriae ducatu per vexillum Sedis apostolicae investivit_. Guglielmo pugliese scrive che questo abboccamento e concordia seguì in Benevento, e non già in Aquino; ed essere corsa voce che il papa, per impegnar meglio nella sua difesa Roberto Guiscardo, gli fece sperare la corona del regno d'Italia[1101]:

_Romani regni sibi promisisse coronam_ _Papa ferebatur._

Parimente Riccardo cluniacense[1102] conferma questa voce con asserire che papa Gregorio aveva intenzione di crear imperadore esso Roberto, o Boamondo suo figliuolo. Tornava il conto ad esso pontefice, nel pericoloso cimento, in cui egli si trovava per la nemicizia del re Arrigo, non solo di non aver nemico il potentissimo ed invitto duca di Puglia, ma anche di averlo amico e difensore ne' bisogni. Il tempo fece vedere che senza questo appoggio minacciava rovina il suo pontificato.