Annali d'Italia, vol. 4 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750
Part 30
Mancò di vita _Gotifredo Barbato_ duca di Lorena e Toscana; ma non è sì facile l'accordar gli scrittori intorno all'anno della sua morte. Bertoldo da Costanza[954] la mette nell'anno 1069, succeduta nella vigilia del santo Natale: nel che è seguitato dal Fiorentini nelle Memorie di Matilda[955], e dal padre Mabillone[956]. Ma Lamberto da Scafnaburgo[957], Sigeberto[958], l'Annalista sassone[959] ed altri, ai quali aderì il cardinal Baronio[960] col padre Pagi[961] la riferiscono all'anno presente. E se si potesse con franchezza riposare sopra una memoria informe recata dallo stesso Fiorentini, si dovrebbe credere veramente passato all'altra vita nell'anno presente. Ma non sembra finora ben deciso questo punto. Anche la breve Cronica di san Vincenzo di Metz[962] all'anno 1069 riferisce la di lui morte. Vo io credendo derivata questa sconcordanza degli storici dall'anno che terminava colla vigilia del santo Natale, cominciando il nuovo nel dì seguente. Dovette mancare questo principe nella notte che divideva l'uno anno dall'altro. Presso gli storici suddetti egli si truova ornato di molti elogi, e fu da taluno appellato _Gotifredo il Grande_, a distinzione degli altri duchi di Lorena di questo nome. Morì appunto in Lorena, ed ebbe sepoltura in Verdun, con lasciar vedova per la seconda volta _Beatrice duchessa_ di Toscana, e un figliuolo di lui nato dalle prime nozze, per nome _Gozelone_, ossia _Gotifredo_, giovine di gran talento, ma gobbo: il che servì a lui di soprannome per distinzione dagli altri. Ossia che vivente il padre, o che dopo la sua morte si conchiudesse l'affare, certo è che fra questo giovane principe, cioè Gotifredo il Gobbo e la _contessa Matilda_, unica figliuola di Bonifazio già duca e marchese di Toscana e della suddetta Beatrice, seguì matrimonio; e noi vedremo in breve questo principe, già succeduto al padre nel ducato della Lorena, esercitar anche in Italia l'autorità di duca di Toscana per ragione di Matilda sua moglie. Non erano per anche divenuti ereditarii i ducati e gli altri governi d'Italia, talmente che le donne ancora vi succedessero; ma la potenza e la costituzion de' tempi avea già introdotto questo costume. L'abbiamo parimente osservato in _Adelaide marchesana_ di Susa, principessa d'animo virile. Vien creduto dal Guichenon[963], che a questa Adelaide appartenga una Memoria riferita dall'Ughelli[964], ed estratta dalla Cronica del monistero di Fruttuaria, cioè la seguente: _Anno Domini MLXX, mense majo capta fuit et incensa civitas astensis ab Alaxia comitissa astensi_: nella quale occasione il suddetto Ughelli fu d'avviso che Adelaide facesse ricevere a quel popolo per suo vescovo _Girlemo_, fin qui rigettato dagli Astigiani. Leggesi una simil Memoria nelle Croniche d'Asti[965], ma con diversità, dicendosi ivi che la città d'Asti fu presa in quest'anno, _nono kalendas maii a comitissa Alaxia; et ab ea tota succensa fuit de anno MXCI decimo quinto kalendas aprilis; et eodem anno dicta comitissa obiit_. Alassia e Adelaide sono lo stesso nome; ma se è vero questo incendio, non dovette già questo entrare nel catalogo de' suoi elogi. In quest'anno ancora diede fine a' suoi giorni _Odelrico duca_ e marchese di Carintia[966]. Soleva in addietro andare unito col governo della Carintia quello ancora della Marca di Verona; ma non so dire s'egli godesse nello stesso tempo di questa, nè chi fosse ora presidente d'essa Marca. Ebbe per successore _Bertoldo_ ossia _Bertolfo_. Nè si dee tacere, per gloria dell'Italia, che in quest'anno da _Guglielmo_ re d'Inghilterra e duca di Normandia, soprannominato il Conquistatore, fu creato arcivescovo di Cantorberì e primate dell'Inghilterra il beato _Lanfranco_ di nazione pavese, personaggio celebre nella storia ecclesiastica non meno per la sua letteratura, che per le sue gloriose azioni. Appoggiato il Sigonio[967] alle Croniche moderne di Pisa, scrisse che in quest'anno i Pisani portarono la guerra in Corsica: del che offesi i Genovesi, con dodici galere andarono a bloccar la bocca di Arno; ma usciti in armi i Pisani, ne presero sette nel dì di san Sisto d'agosto. Non sono indubitate cotali notizie. Gli antichi Annali di Pisa[968] altro non dicono, se non che sorse gran guerra fra i Pisani e Genovesi. L'avidità del commercio diede moto all'invidia, all'odio, e poscia alle guerre fra queste due nazioni; e andando innanzi, ne vedremo de' lagrimevoli effetti. Neppur lasciò passare l'anno presente _papa Alessandro_ senza rivedere la sua diletta chiesa di Lucca, dove, secondo le memorie allegate da Francesco Maria Fiorentini[969], nel dì 6 di ottobre solennemente consecrò la cattedrale di san Martino, nuovamente fabbricata in quella città, e confermò i privilegii a quel vescovato.
V'ha chi crede che in quest'anno giugnesse _Roberto Guiscardo_ duca ad insignorirsi della capital della Puglia, cioè di Bari[970]. Già cominciava ad assottigliarsi forte la vettovaglia in quella città, e Roberto più che mai si mostrava risoluto di forzarla a cedere. Spedirono perciò que' cittadini un messo a Costantinopoli con lettere compassionevoli a _Romano Diogene imperadore_, per implorare soccorso. Nè lo chiesero in vano. Romano, messa insieme una buona flotta di navi con soldatesche e viveri, ne diede il comando a Gocelino normanno, che disgustato e ribello del duca Roberto, era alcuni anni prima passato alla corte imperiale d'Oriente, ed avea fatta ivi gran fortuna colla sua bravura. Tornato il messo a Bari, e segretamente entrato, riempiè di allegrezza quel prima disperato popolo coll'avviso del vicino aiuto, e loro ordinò di stare attenti per far dei fuochi la notte, allorchè si vedesse avvicinare la flotta de' Greci. Ma s'affrettarono essi di troppo. La stessa notte cominciarono ad accendere de' fuochi nelle torri e in altri siti della città: il che osservato dai Normanni, servì loro d'indizio, che aspettassero in breve qualche aiuto per mare. Per buona ventura il _conte Ruggieri_ alle premurose istanze del fratello Roberto era anch'egli dalla Sicilia venuto a quell'assedio, menando seco un poderoso naviglio. Fu a lui data commission di vegliare dalla banda del mare, nè passò molto che si videro da lungi molti fanali, segni indubitati di navi che venivano alla volta di Bari. Allora l'intrepido Ruggeri, imbarcata la gente sua, con leonina ferocia volò incontro ai Greci, i quali credendo che i Baritani per l'allegrezza venissero a riceverli, non si prepararono alla difesa. Andarono i Normanni a urtar sì forte ne' legni nemici, che una delle navi normanne, dove erano cento cinquanta corazzieri, si rovesciò, e restò cogli uomini preda dell'onde. Ma il valoroso Ruggieri adocchiata la capitana, perchè portava due fanali, andò a dirittura ad investirla, e la sottomise con far prigione il generale Gocelino, che poi lungamente macerato in una prigione, quivi miseramente morì. Questa presa, e l'avere affondata un'altra nave de' Greci, mise in rotta e fuga tutto il rimanente con gloria singolare de' Normanni, che in addietro non s'erano mai avvisati di esser atti a battaglie navali, e cominciarono allora ad imparare il mestiere. Nè di più vi volle perchè i cittadini di Bari trattassero e concludessero la resa della città al duca Roberto, che trattò amorevolmente non solo essi, ma anche la guarnigion greca, e il lor generale Stefano, con rimandar poi tutti essi Greci liberi al loro paese. Se veramente in quest'anno, oppure nel seguente, Roberto Guiscardo facesse così importante conquista, si è disputato fra gli eruditi. Chiaramente scrive Lupo Protospata[971] ch'egli entrò vittorioso in Bari nel dì 15 d'aprile dell'anno 1071; e a lui si attiene il padre Pagi[972], con osservare, che, per testimonianza di Guglielmo Pugliese, durò _tre anni_ quell'assedio, e che, per conseguente, esso dovette aver principio nell'anno 1068. Gaufredo Malaterra[973] all'incontro scrive che Bari venne alle mani di Roberto nell'anno presente 1070, e Camillo Pellegrini[974] si sottoscrisse a tale opinione. Stimò il padre Pagi poco sicura la cronologia del Malaterra, senza osservare che non è di miglior tempera quella di Lupo Protospata, dacchè troviamo da esso storico posticipata di un anno la caduta dal trono di Romano Diogene Augusto. Anche Romoaldo Salernitano nella Cronica sua[975], siccome ancora la Cronichetta amalfitana[976] mettono sotto quest'anno la presa di Bari. Tuttavia l'autorità dell'Ostiense[977] sembra bastante a decidere questo punto; cioè a persuaderci che veramente nell'anno seguente il vittorioso Roberto, dopo un assedio di _circa quattro anni_, mettesse il piede in Bari. Vedremo in breve ciò ch'egli ne dice. Vennero in questo anno a Roma, per attestato di Lamberto[978], gli arcivescovi di Magonza e Colonia _Sigefredo_ ed _Annone_, ed _Ermanno vescovo_ di Bamberga. Probabilmente ci conta favole quello storico con dire che Ermanno accusato di simonia, con preziosi regali placò il papa. Alessandro, pontefice di rara virtù, non era personaggio da lasciarsi in tal guisa sovvertire. Aggiugne quello storico che a tutti e tre poi fece esso pontefice un'acerba riprensione, perchè simoniacamente vendessero gli ordini sacri. Non dovea per anche Annone arcivescovo essere giunto a quella santità, di cui parlano gli storici dei secoli susseguenti. Era in questi tempi un gran faccendiere _Gregorio vescovo_ di Vercelli, e cancelliere di Arrigo IV re di Germania e d'Italia. Da lui ottenne egli nell'anno presente varii casali posti nel contado di Vercelli per la sua chiesa[979], con esser ivi espresso donato ancora _servitium, quod pertinet ad comitatum_: il che fa intendere che si andava sempre più pelando e sminuendo l'autorità e il provento spettante ai conti governatori delle città, di modo che a poco a poco si ridusse quasi in nulla il distretto di esse città, e la signoria de' conti urbani. Ma dacchè si misero in libertà le stesse città, colla forza, siccome vedremo, ripigliarono e sottomisero al loro dominio non meno i conti territoriali ed altri nobili possidenti castella indipendenti dalla lor giurisdizione, ma stesero le mani anche alle castella possedute dalle chiese.
NOTE:
[954] Bertold. Constantiensis, in Chron.
[955] Fiorentini, Memor. di Matild., lib. 1.
[956] Mabill., Annal. Benedict.
[957] Lambertus Schafnaburgensis, in Chron.
[958] Sigebertus, in Chron.
[959] Annalista Saxo apud Eccardum, tom. 1 Corp. Hist.
[960] Baron., in Annal. Ecclesiast.
[961] Pagius, ad Annal. Baron.
[962] Labbe, Nova Bibliot., tom. 1, pag. 345.
[963] Guichenon, Histoire de la Maison de Savoye, tom. 1.
[964] Ughell., Ital. Sacr., tom. 4, in Episc. Astens.
[965] Chron. Astens., tom. 9 Rer. Ital.
[966] Lambertus Schafnaburgensis, in Chron. Annalista Saxo apud Eccardum, tom. 1 Corp. Histor.
[967] Sigionius, de Regno Ital., lib. 4.
[968] Annales Pisani, tom. 6 Rer. Ital.
[969] Fiorentini, Memorie di Matilde, lib. 1.
[970] Gaufrid. Malaterra, lib. 2, cap. 43. Guillelm. Apulus, lib. 3.
[971] Lupus Protospata, in Chronico.
[972] Pagius, in Crit. ad Annal. Baron.
[973] Malaterra, lib. 2, cap. 43.
[974] Peregrin., Hist. Princip. Langobard.
[975] Romualdus Salernitanus, Chron., tom. 7 Rer. Ital.
[976] Antiquit. Ital., tom. 1, pag. 213.
[977] Leo Ostiensis, lib. 3, cap. 30.
[978] Lambertus Schafnaburgensis, in Chron.
[979] Antiquit. Italic., Dissert. XIII, pag. 738.
Anno di CRISTO MLXXI. Indizione IX.
ALESSANDRO II papa 11. ARRIGO IV re di Germania e d'Italia 16.
L'intruso e simoniaco arcivescovo di Milano _Gotifredo_, giacchè era stato rigettato dal popolo[980] con molti suoi fazionarii, andò a ritirarsi in Castiglione, castello, pel sito montuoso, per le mura e torri, e per altre fortificazioni, creduto allora inespugnabile, circa venti miglia lungi da Milano. Ne usciva spesso la sua gente a provvedersi di viveri alle spese dei confinanti, col commettere ancora non pochi ammazzamenti. Non volendo il popolo di Milano tollerar più questo aggravio, misero insieme un esercito, e con tutto il bisognevole passarono ad assediar quella rocca, risoluti di liberarsi da quella vessazione. Mentre durava un tale assedio, o accidentalmente, o per opera di qualche scellerato, si attaccò il fuoco in Milano in tempo appunto che soffiava un gagliardissimo vento, nel dì 19 di marzo dell'anno presente. Fece un terribil guasto l'incendio, riducendo in un mucchio di pietre una quantità immensa di case, ed anche di sacri templi, fra i quali soprattutto fu deplorabile la rovina della basilica di san Lorenzo, una delle più belle d'Italia, di maniera che Arnolfo storico esclamò con dire: _O templum, cui nullum in mundo simile!_ Nelle storie milanesi questo orribile incendio si vede appellato il _fuoco di Castiglione_. All'avviso di sì fiera calamità, la maggior parte dei Milanesi che erano all'assedio di Castiglione, corse alla città per visitar le sue povere famiglie: del che accortisi gli assediati, e cercato qualche rinforzo di amici, dopo Pasqua fecero una vigorosa sortita addosso ai pochi rimasti a quello assedio. Ma _Erlembaldo_ con tal valore sostenne gli assalti, che furono obbligati a retrocedere. Dopo di che Gotifredo non veggendosi più sicuro, si fece condurre altrove: con che cessò la guerra contra di quel castello. Essendo poi mancato di vita il vecchio _arcivescovo Guido_, Erlembaldo andò disponendo le cose per far eleggere un successore, dopo aver fatto giurare il popolo di non mai accettare il simoniaco Gotifredo; e procurò che da Roma venisse un legato, per dar maggior peso a tale elezione. Avea l'infaticabil abbate di Monte Cassino _Desiderio_ già compiuta la fabbrica della sua magnifica basilica[981]; e desiderando di consecrarla con ispecial onore, invitò a tal funzione il buon papa Alessandro, che non mancò d'andarvi. Incredibile fu il concorso de' popoli a quella divota solennità. Fra gli altri vi si contarono dieci arcivescovi, quaranta quattro vescovi, _Riccardo principe_ di Capua, con _Giordano_ suo figlio e _Rainolfo_ suo fratello, _Gisolfo principe_ di Salerno co' suoi fratelli, _Landolfo principe_ di Benevento, Sergio duca di Napoli e Sergio duca di Sorrento. _Nam dux Robertus Panormum eo tempore oppugnabat, ideoque tantae solemnitati interesse non potuit_, come scrive l'Ostiense. Seguì la suddetta consecrazione nel primo giorno di ottobre; e però questo passo dell'Ostiense ci dee convincere che nell'anno presente, e non già nel precedente 1070, si arrendè al _duca Roberto_ la doviziosa ed importante città di Bari, e che, per conseguente, sono scorretti i testi del Malaterra e di Romoaldo salernitano.
Hassi dunque a sapere, che appena si fu impadronito il duca suddetto di quella città nell'aprile del presente anno, ed ebbe dato sesto a quel governo, che per le istanze del _conte Ruggieri_ suo fratello, a cui era principalmente dovuta la gloria di una tal conquista, egli si dispose a passare in Sicilia, per formare l'assedio di Palermo, capitale di quell'isola insigne. Le dissensioni e guerre civili fra gli stessi Mori, che aveano in addietro facilitato a Ruggieri il conquistar ivi non poco paese, animarono maggiormente i due normanni eroi a tentar così bella impresa, per accrescere in uno stesso tempo il loro dominio, e liberar dal giogo saracenico quell'antichissima ed illustre città. Lo stesso Malaterra[982], da cui non discorda Guglielmo pugliese[983], attesta che Roberto dopo la presa di Bari, _brevi iterum expeditionem versus Salernum summovet_; e che essendo dimorato ne' mesi di giugno e luglio in Otranto per fare i preparamenti della nuova guerra, si portò dipoi a Reggio di Calabria, e indi passò in Sicilia, fingendo di voler andare contro l'isola di Malta. A tal fine sbarcò a Catania, dove si trovava il conte Ruggieri, città che, secondo l'Ostiense[984], fu da loro sottomessa in quest'anno; ma poi con tutte le forze di terra e di mare eccolo piombare addosso alla città di Palermo, assediandola da tutte le parti. Anche la Cronichetta amalfitana ha, che il Guiscardo, dopo aver preso Bari, _inde movens exercitum in Siciliam ire preparavit_ (forse _properavit_) _obseditque Panormum_. L'anno fu questo in cui la nobilissima casa appellata poi d'Este vide uno de' suoi principi stabilito in uno de' primi gradi d'onore e di potenza in Germania. Già dicemmo all'anno 1055 che _Guelfo IV_, figliuolo del marchese _Alberto Azzo II_ e di _Cunegonda_ de' Guelfi, fu chiamato in Suevia a prendere l'ampia eredità de' principi guelfi[985], _missis in Italiam legatis_ da _Imiza_ avola sua materna. Accadde, per testimonianza di Bertoldo da Costanza,[986] di Lamberto[987] e d'altri scrittori, che _Ottone duca_ di Baviera nell'anno precedente si ribellò contra al re Arrigo, e per questa cagione si espose ad un'aspra guerra. Avea Guelfo IV sposata una figliuola di esso duca; però coll'armi, e in quante altre maniere potè, aiutò per un pezzo il suocero. Ma allorchè vide andare a precipizio gli affari di lui, pensò ai casi proprii, nè risparmiò oro, argento e beni allodiali affine di ottenere dal re quell'insigne ducato, maggiore allora di gran lunga che oggidì. Infatti, per valermi delle parole del suddetto Lamberto e dell'Annalista sassone[988], per interposizione di _Rodolfo duca_ di Suevia, cognato del re Arrigo, _Welf vir illustris, acer, et bellicosus, filius Azzonis marchionis Italorum, ducatum Bavariae suscepit_. Da questo principe, che fece tanta figura, e cotanto si segnalò nelle guerre di questi tempi, viene a dirittura la linea estense guelfa dei duchi di Brunswich, Luneburgo e Wulfembettel, che all'elettorato germanico oggi unisce la corona del regno della gran Bretagna. Così il marchese _Alberto Azzo II_ tuttavia vivente vide stabilita ed innalzata in Germania la discendenza sua, la quale pur tuttavia gloriosamente si mantiene e fiorisce anche in Italia nell'altra linea de' marchesi di Este duchi di Modena, ec., discendente da Folco marchese, fratello del medesimo duca Guelfo. Oltre a quest'anno non arrivò la vita di _Domenico Contareno_ doge di Venezia[989], ed in suo luogo fu alzato al trono ducale _Domenico Silvio_, e col confalone dato gli fu il possesso della dignità.
NOTE:
[980] Arnulf., Hist. Mediolan., lib. 3, cap. 21.
[981] Leo Ostiensis, lib. 3, cap. 30.
[982] Malaterra, lib. 2, cap. 43.
[983] Guillelmus Apulus, lib. 3.
[984] Leo Ostiens., lib. 3, cap. 16.
[985] Abbas Urspergensis, in Chron.
[986] Bertoldus Constantiensis, in Chron.
[987] Lambertus Schafnaburgensis, in Chron.
[988] Annalista Saxo apud Eccardum, tom, 1 Corp. Hist.
[989] Dandul. in Chron., tom. 12. Rer. Ital.
Anno di CRISTO MLXXII. Indizione X.
ALESSANDRO II papa 12. ARRIGO IV re di Germania e d'Italia 17.
Portò opinione Girolamo Rossi[990], seguitato anche in ciò dall'Ughelli[991], che _Arrigo arcivescovo_ di Ravenna desse fine alla sua vita nell'anno 1070: il cardinal Baronio[992] credette che nell'anno presente. Ma più probabile a me sembra che prima di quest'anno egli sloggiasse dal mondo; perciocchè sappiamo, che essendo morto scomunicato esso Arrigo[993], e trovandosi il popolo di Ravenna incorso in molte censure, _papa Alessandro_ giudicò bene d'inviar colà san _Pier Damiano_ ravennate di patria, tuttochè avanzato forte nella vecchiaia, per dar sesto a quella sì sconcertata chiesa. V'andò il santo uomo, fu con grande allegria ricevuto, riconciliò tutto quel popolo, e, dopo aver trattato d'altri affari, si rimise in cammino. Ma appena giunto ad un monistero posto fuori della porta di Faenza, quivi fu preso dalla febbre che, ogni dì più invigorendosi, il fece passare a miglior vita nel dì 22 di febbraio dell'anno presente[994]. Questi viaggi ed azioni, esigendo tutti del tempo, a me fanno credere che almeno nell'anno precedente lo scomunicato Arrigo cessasse di vivere. Fu poi sustituito in suo luogo, per elezione del re Arrigo, _Guiberto_ dianzi suo cancelliere in Italia, uomo pieno d'ambizione, e nato per flagello della Chiesa di Dio. Papa Alessandro, che assai ne conosceva lo spirito turbolento, mal volentieri condiscese a consecrarlo; ma, secondochè sta scritto nella Vita d'esso pontefice[995] gli predisse che dalla santa Sede riceverebbe il gastigo delle sue voglie ambiziose. Ho detto che Dio chiamò a sè san Pier Damiano: debbo ora aggiugnere che mancò in lui un gran lume ed ornamento della Cristianità, mercè della scienza e del raro zelo che in tutte le azioni sue si osservò, e tuttavia si osserva ne' libri suoi, vivi testimoni ancora di un felicissimo e piissimo ingegno, nei quali solamente si può desiderare più parsimonia nelle allegorie, e più cautela in credere e spacciar tante visioni e miracoli, alcuni de' quali possono anche far dubitare dei veri. Abbiamo da Arnolfo, storico milanese[996] di questi tempi, che nel presente anno per cura di _Erlembaldo_, capo in Milano della fazione opposta alla simonia e all'incontinenza del clero, alla presenza di _Bernardo_ legato della Sedia apostolica, e nel dì dell'Epifania, fece eleggere dai suoi parziali arcivescovo di Milano _Attone_, ossia _Azzo, tantummodo clericum, ac tenera aetate juvenculum, invito clero, et multis ex populo_. Perchè questo novello arcivescovo venne poi approvato da papa _Gregorio VII_, il Puricelli fu d'avviso ch'egli non potesse avere sì poca età, come suppone Arnolfo, il qual pure era allora vivente, e scriveva di questi fatti. Ma oltre al potersi dire che _juvenculus_ non vuol dire età che escluda il vescovato, le scabrose congiunture d'allora dovettero giustificare l'aver eletto arcivescovo chi si potea; perchè i più saggi ed attempati verisimilmente fuggirono una dignità accompagnata dai pericoli di disgustare il re, e d'incontrar la persecuzione della fazion parziale del re medesimo. Infatti poco durò l'allegrezza di Attone. Mentre egli passava co' suoi ad un lauto convito, con cui si voleva solennizzare l'acquisto di sì riguardevole mitra, fu in armi la fazione contraria, ed entrata nel palazzo mise tutto sossopra. Si nascose Attone a questo rumore, ma scoperto e preso, fu indegnamente trattato anche con delle percosse. E se volle salvar la vita, gli convenne salire in pulpito nella chiesa, e con alta voce rinunziare all'elezione fatta di lui. Si nascosero tutti i suoi fautori; il legato apostolico anch'egli corse gran pericolo, perchè gli furono stracciate le vesti, laonde malconcio si sottrasse alla furia del popolo. In tal confusione era la città di Milano. Gotifredo ed Attone fuori di Milano non consecrati, e senza goder le rendite della chiesa, gran tempo stettero campando del proprio, e chiusi nelle lor case di campagna. Intanto si tenne in Roma un concilio, in cui venne approvata l'elezione di Attone, e scomunicato Gotifredo.