Annali d'Italia, vol. 4 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750
Part 3
Due diplomi da me pubblicati[71] ci fanno vedere Ottone III Augusto nel territorio di Lucca. Il primo è dato _X kalendas septembris anno dominicae Incarnationis DCCCCXCVIII, Indictione VI_ (ha da essere _XI_.) _Actum in Marlia juxta Lucam._ Il secondo fu dato _kalendis septembris_ dello stesso anno. _Actum in castello Marlia juxta Lucam._ Ch'egli di là passasse a Pavia, l'impariamo da un altro suo diploma in favore del vescovo di Torino[72], dato _kalendis septembris anno dominicae Incarnationis DCCCCXCVIII, Indictione XII, anno regni domni Othonis tertii XIV, imperii vero ejus III. Actum palatio Papiae_. Ma questo è documento difettoso. Nel primo dì di settembre non potè essere Ottone Augusto nel territorio di Lucca e in Pavia. Perciò in vece di _septembris_ s'ha forse da leggere _octobris_. Così in vece dell'anno _XIV_ del regno s'ha da scrivere _XV_. Quivi ancora si legge: _Eo quod interventu ob amorem_, ec. senza dirsi che intervenisse per impetrar questa grazia. Abbiamo poscia un altro diploma del medesimo Augusto in favor del monistero di Bobbio[73], dove è _Actum Papiae anno ab Incarnatione Domini nostri Jesu Christi DCCCCXCVIII, Indictione XI_ (s'ha da scrivere _XII_), _anno imperii tertii Ottonis III. Datum kalendis octobris_: il che ci dà a conoscere che la suddetta costituzion generale fu da lui formata e promulgata in un concilio tenuto in essa città di Pavia, e non altrove. Merita eziandio d'essere qui rammentato un placito[74], tenuto nel dì 16 di settembre dell'anno presente, _anno Gregorii summi pontificis III, et anno Ottonis imperatoris III, Indictione XII, civitate Corneliense_ (cioè in Imola) _juxta monasterium sanctae Mariae, quod vocatur in Regula_. Tenne questo placito _domnus Oldericus subdiaconus et missus domni Ottonis imperatoris, et cum eo domnus Erardus comes_. Ivi fu rimesso in possesso d'alcuni beni situati nel territorio di Faenza e d'Imola il monistero di santa Maria, _quod vocatur in Palatiolo_, posto in Ravenna. _Tunc misit domnus Oldericus subdiaconus et missus domni imperatoris cum praedicto domnus Erardus comes bandum_, ec., colla pena di cento bisanti d'oro ai trasgressori, da pagarsi _medietatem camerae nostrae_ (cioè dell'imperadore), e l'altra metà al monistero: pruova ancor questa del fisco spettante nelle città dell'esarcato all'imperadore. Ci fa poi intendere Lupo Protospata[75] che in quest'anno _venit Busitus Caytus_ (uffiziale di guerra dei Saraceni) _cum praedicto Smaragdo_ (era questi un Greco o un cittadino di Bari ribello dei Greci) _Barum mense octobris, et praedictus Smaragdus eques intravit Barum per vim a porta occidentali, et exiit iterum. Tunc Busitus cognita fraude discessit._ Dovea costui aver fatto credere ai Mori di dar loro in mano la città di Bari, signoreggiata allora dai Greci; ma non essendogli venuto fatto di fissare il piede in quella città, il capitano de' Mori temendo di qualche inganno, se ne tornò colle pive nel sacco. A quest'anno, siccome ho nelle Antichità estensi[76] fatto conoscere, si truova nel broglio di Carrara in Lunigiana _Oberto II marchese_, progenitore de' principi della casa d'Este, che stabilisce un aggiustamento con _Gotifredo vescovo_ di Luni, riconoscendo da lui in livello quattro pievi. Egli è ivi chiamato _Otbertus marchio filius quondam item Otberti itemque marchio, qui professus sum ex natione mea lege vivere Longobardorum_. Gli stati di questi principi erano allora principalmente nella Lunigiana e per la Toscana. Tenuto fu in quest'anno un insigne placito in Roma davanti a papa _Gregorio V_ e all'imperadore Ottone III[77] _anno pontificatus domni Gregorii, summi pontificis et universalis V papae II, imperii autem domni Ottonis imperatoris similiter II, Indictione XI mensis aprilis die IX_, davanti alle porte della basilica vaticana, dove Ugo abbate di Farfa vinse una lite di due chiese, _quae sunt aedificatae in thermis alexandrinis, cum casis, cryptis, hortis, terris cultis et incultis, etc. sitas Romae regione nona_. Fu imposta la pena di dieci libbre d'oro ottimo ai trasgressori, da pagarsi _medietatem regi, et medietatem ipsius monasterii_ (farfensis) _rectoribus_. Potrebbesi forse anche di qui dedurre il sovrano dominio tuttavia conservato in Roma da Ottone III Augusto: del che ho io addotto altre pruove nella Piena esposizione, ec.
NOTE:
[53] Antiquit. Italic., Dissert. XLI.
[54] Chronographus Saxo apud Leibnitium.
[55] Puricellius Monument. Basil. Ambrosian.
[56] Campi, Istor. di Piacenza, tom. 1.
[57] Antiquit. Ital., Dissert. XXVIII, p. 793.
[58] Ibidem, Dissert. LXII.
[59] Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.
[60] Annalista Saxo apud Eccardum.
[61] Chron. Farfense, P. II, tom. 2 Rer. Ital.
[62] Antiquit. Ital., Dissert. XIX, pag. 9.
[63] Petrus Damiani, Epist. II ad Cadalpum.
[64] Cronographus Saxo.
[65] Ditmarus, Chronic., lib. 4. Annalista Saxo. Glaber, Rodulphus lib. 1 cap. 4.
[66] Mabill., Annal. Benedict., ad hunc annum.
[67] Labbe Concil., tom. 9.
[68] Agnell., Vit. Episcopor. Ravenn., P. I tom. 2 Rer. Ital.
[69] Chronic. Farfense, P. II, tom. 2 Rer. Ital.
[70] Pagius, in Crit. ad Annal. Baron.
[71] Antiquit. Ital., Dissert. V.
[72] Guichenon, Bibliotec. Sebus. Centur. I, cap. 87.
[73] Bullar. Casinens., tom. 2, Constit. LXV.
[74] Antiquit. Ital., Dissert. X.
[75] Lupus Protospata, in Chronico.
[76] Antichità Estensi, P. I, cap. 15.
[77] Mabill., Annal. Benedict. Chron. Farfense, P. II, tom. 2 Rer. Italic.
Anno di CRISTO DCCCCXCIX. Indiz. XII.
SILVESTRO II papa 1. OTTONE III re 17, imperad. 4.
Venne a morte in quest'anno nel dì 12 di febbraio, secondochè abbiamo dal suo epitaffio, _Gregorio V_ papa, senza che alcuno degli antichi storici parli più precisamente di questo fatto. Egli era nel più bel fiore della sua gioventù, e probabilmente corse qualche sospetto che la fazion di Crescenzio avesse saputo trovar modo di sbrigarsi di un papa odiato da essi, parente dell'imperadore, e tanto assistito dalla potenza di lui. Leggesi anche oggidì nella basilica vaticana il suo epitaffio, rapportato da Pietro Mallio, dal cardinal Baronio, dall'Aringhi e da altri. Non dovea per anche essere abbastanza appagata l'ambizione di _Gerberto_ coll'arcivescovato di Ravenna, contuttochè allora fosse quella chiesa una delle più riguardevoli e ricche della Cristianità. Venuta la vacanza della santa Sede, s'adoperò egli per ottenerla colla protezione ed autorità dell'imperadore, stato già discepolo suo: se pure lo stesso Ottone III quegli non fu che per avere un pontefice ben affetto e dipendente dai suoi cenni, il promosse a questa eccelsa dignità. Se si vuol prestar fede ad un diploma da me dato alla luce, nel primo dì di gennaio dell'anno presente si trovava esso Augusto in Verona[78], dove concedette ai canonici di Parma per interposizione di _Sigefredo vescovo_ parmigiano _curtem de Palationi, quae dicitur sancti Secundi, cum castello et villis_. Siccome facilmente si osserva nelle antiche memorie, bene spesso sotto nome di _corte_ era compreso un territorio che avea castello e parrocchia sua particolare. Il diploma fu dato _kalendis januarii anno dominicae Incarnationis DCCCCXCIX, Indictione XIII, anno tertii Ottonis regnantis XVII, imperantis IIII. Actum Veronae._ Ma queste note tutte convengono non al presente anno, ma bensì al susseguente; e sarà stato adoperato l'anno veneto e fiorentino, che durava nei primi mesi dell'anno millesimo della nostra salute. Comunque sia, era esso Augusto in Roma, allorchè accadde la morte di Gregorio V, oppure accorse egli frettolosamente colà a questo disgustoso avviso. Scrive il Cronografo sassone[79] che nel dì 7 di febbraio di questo anno diede fine alla sua vita _Matilda_, figliuola di _Ottone I_ Augusto, ed egregia badessa quindilinburgense, alla cui saviezza superiore al suo sesso, avea l'Augusto Ottone III lasciato il governo del regno germanico. Furono spediti ambasciatori per portare all'imperadore questa infausta nuova, i quali _Romam pervenientes praefactum imperatorem recenti nepotis sui papae Brunonis, qui romana lingua Gregorius dicebatur, obitu admodum moestum reperiunt_. Era egli dunque in Roma, poco dopo la morte del papa, e quivi parimente il truovo nel dì 7 di maggio, ciò apparendo da un suo diploma[80] dato alla chiesa di Vercelli, _nonis maii, anno dominicae Incarnationis DCCCCXCVIIII, Indictione XII, anno tertii Ottonis regis XV, imperatoris III. Actum Romae._ È considerabile in esso diploma il dirsi: _Damus omnia praedia Arduini filii Dodonis, quia hostis publicus adjudicatus episcopum Petrum vercellensem interfecit, et interfectum incendere non expavit._ E pure questo _Ardoino_ figliuolo di Dodone, oppur di Oddone, quel medesimo sembra essere stato che da qui a non molto vedremo re d'Italia, con essere caduta la corona del regno d'Italia in un sì crudele ed empio personaggio. Ora i buoni ufizii, oppure l'autorità di Ottone III Augusto, furono cagione che _Gerberto_, già arcivescovo di _Rems_, poscia di _Ravenna_, giugnesse a salire sulla cattedra pontifizia di _Roma_ nel dì due d'aprile, col prendere il nome di _Silvestro II_. È famoso quel verso, composto da lui, o da altri:
_Scandit ab R. Gerbertus ad R. post papa viget R._
Egli ebbe per successore nella cattedra archiepiscopale di Ravenna _Leone abbate_ nonantolano.
Era tuttavia vivente _Adelaide_, vedova di Ottone il Grande, intenta solo alle limosine e ad altre opere di pietà, per le quali si meritò poi d'essere annoverata fra i santi. Aveva ella, oltre ad altri monisteri, fondato fuor di Pavia l'insigne di san Salvatore. Al medesimo in quest'anno nel dì 13 di aprile, trovandosi ella _infra castrum, qui dicitur Asterna, judiciaria, alsasiense_, cioè in Alsazia, fece una magnifica donazion di beni, che si legge nello strumento da me dato alla luce[81]. S'era la buona imperadrice portata in Borgogna per mettere la pace fra i sudditi di _Rodolfo II_ re suo nipote, e per visitar quei luoghi santi. Infermatasi finalmente, piena di meriti, passò a miglior vita[82] nel dì 16 di dicembre dell'anno presente, e onorata da Dio con varii miracoli, fu seppellita in Selts. Noi poscia troviamo l'Augusto Ottone nel celebre monistero di Subiaco, dove concede a Pietro monaco licenza di fabbricare una chiesa, con un diploma[83] dato _III idus augusti anno dominicae Incarnationis DCCCCXCVIIII, Indictione XII, anno tertii Ottonis regnantis XVI, imperantis IIII. Actum Sublaci in sancto Benedicto._ Con altro suo diploma ordinò dipoi che il nobil monistero di Farfa non avesse in avvenire a concedersi in benefizio ossia in commenda ad alcuno. Esso privilegio[84] fu dato _V nonas octobris_ di questo anno, _Indictione XII, anno regni XVI, imperii IV. Actum Romae._ Son degne in questo diploma le seguenti parole: _Nos quadam die Romam exeuntes pro restituenda republica, cum marchione nostro Hugone, et concilia imperii nostri cum venerabili papa Silvestro secundo, et cum aliis nostris optimatibus, ibidem tractavimus._ Questo Ugo era il marchese e duca di Toscana, talmente introdotto nella corte di Ottone III Augusto, che gli serviva non solamente di consigliere, ma in certa maniera anche da aio.
Abbiamo poi da Leone ostiense[85] che in quest'anno _Laidolfo principe_ di Capoa, perchè scoperto di aver tenuta mano nell'assassinamento di _Landenolfo_ suo fratello, fu cacciato in esilio dall'imperadore Ottone, e sostituito in suo luogo da _Ademario_ nobile capuano. Da un diploma ancora, rapportato nella Cronica del monistero di santa Sofia[86], si scorge che esso Augusto era in Benevento _V idus novembris_ del presente anno, quivi ben trattato da _Pandolfo II_ principe di quella città. E quando sussista questo documento, facilmente si potrà verificare ch'egli si trovasse prima in quella medesima città _VII idus julii_, nel qual giorno, scrive _Roberto abbate_ tuiziense[87] che santo _Eriberto_ fu consecrato arcivescovo di Colonia in _Benevento_, dove era la corte dell'imperadore. Anche il padre Bollando dubitò di questo giorno. Ma Ademario poco godette del suo principato di Capoa; perciocchè, secondo il suddetto Ostiense, _paulo post_, cioè quattro mesi dappoi, dai cittadini di Capoa fu discacciato, e in luogo suo fu creato principe _Landolfo IV_ da sant'Agata, figliuolo di _Landolfo III_ già principe di Benevento. Tornato che fu Ottone III a Roma, tenne un riguardevol placito, rapportato dal padre Mabillone[88] e nella Cronica del monastero di Farfa[89], _anno, Deo propitio, pontificatus domni nostri Silvestri summi pontificis et universalis secundi papae primo, et imperii domni nostri tertii Ottonis, a Deo coronati, magni et pacifici imperatoris anno IIII, Indictione XIII, mense decembris die secunda._ Litigavano fra loro l'abbate di Farfa _Ugo_ e _Gregorio abbate_ dei santi Cosma e Damiano, monistero posto _Romae trans Tiberim in Mica Aurea_, a cagione della cella di santa Maria in Minione. Davanti a papa _Gregorio V_ s'era agitata questa causa, _et tunc supradictus domnus Gregorius papa propter pecuniam, quam acceperat a Gregorio abbate, iratus est contra Hugonem abbatem_, e il forzò a cedere. Dopo la morte di papa Gregorio reclamò _Ugo abbate_ di Farfa davanti l'imperadore, in Roma nel palazzo imperiale; ed essendo stato più volte citato l'abbate Gregorio, e ricusando di comparire l'imperadore, col consiglio del giudici, diede il possesso di quella cella all'abbate di Farfa, con intimar la pena di cento libbre d'oro puro ai contravventori, da applicarsi, _medietatem camerae imperatoris, et medietatem praefato monasterio sanctae Mariae in Pharpha_. E ne fu fatto lo strumento _praecepto domni imperatoris, et consensu domni apostolici, sive judicum_. Circa questi tempi _Pietro Orseolo II_ doge di Venezia, per attestato del Dandolo[90], a requisizione di _Basilio_ e _Costantino_ imperadori d'Oriente, mandò a Costantinopoli _Giovanni_ suo figliuolo, che da loro ricevette molti onori e finezze. Ed allora fu, come scrive Cedreno[91], che Basilio Augusto _principi Venetiae nuptum tradidit filiam Argyri, sororem ejus Romani, qui post imperio potitus est, hoc modo gentem sibi devinciens Venetorum_. Questo principe di Venezia altro non fu che il suddetto _Giovanni_, il quale, per attestato del medesimo Dandolo, fu dal popolo eletto doge e collega. Riconobbe lo stesso Dandolo queste nozze celebrate magnificamente in Costantinopoli, e chiama quella principessa _Maria_ (_Marta_ ha un altro testo) nipote di Basilio, perchè nata da sua sorella maritata con Argiro. Furono coronati gli sposi con diadema d'oro, e Giovanni onorato col titolo di patrizio, e regalato col corpo di santa Barbara, ch'egli portò con seco a Venezia. Scrive sotto questo anno Lupo Protospata[92] che _descendit Trachamotus catapanus, qui et Gregorius, et obsedit civitatem Gravinam, et comprehendit Theophylactum_. Davano i Greci in questi tempi il nome di _catapano_ al governator generale degli stati che possedevano in Calabria e in Puglia: nome che Guglielmo pugliese ed altri stimarono derivato dalla greca favella, ma il Du-Cange[93] ha creduto formato dal latino _capitaneus_. La quistione non so io dire se sia per anche pienamente decisa. Dall'Ughelli[94] è rapportato un diploma dato alla chiesa di Como da Ottone III colle seguenti note: _Data VI kalendas julii, anno dominicae Incarnationis 999, imperii domni Ottonis XVI, Indictione XII._ Spropositate affatto son queste note, siccome osservò il Coleti nella nuova edizion dell'Ughelli, ed avvertì anche il diligentissimo _Gotifredo abbate_ gotwicense[95], il quale osserva qui ed altrove molte simili storture dei documenti recati da esso Ughelli.
NOTE:
[78] Antiquit. Ital., Dissert. LXVI.
[79] Chronographus Saxo apud Leibnitium.
[80] Antiquit. Italic., Dissert. LXXIII.
[81] Antiquit. Ital., Dissert. XXI, pag. 171.
[82] Odilo in Vit. S. Adelheidis.
[83] Antiq. Italic., Dissert. LXVII.
[84] Chronic. Farfense, P. II, tom. 2 Rer. Ital.
[85] Leo Ostiensis, Chron., lib. 2, cap 15.
[86] Ughell., tom. 8 Ital. Sacr., in Appendic.
[87] Rupertus Tuitiensis, in Vita S. Heriberti.
[88] Mabillon., Annal. Benedict.
[89] Chronic. Farfens., P. II, tom. 2 Rer. Ital.
[90] Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.
[91] Cedrenus, in Hist., ad hunc annum.
[92] Lupus Protospata, in Chron.
[93] Du-Cange, in Not. ad Alexiad. et in Glossar. Latin.
[94] Ughell., Ital. Sacr., in Episcop. Comens.
[95] Chron. Gotwicense, pag. 223.
Anno di CRISTO M. Indizione XIII.
SILVESTRO II papa 2. OTTONE III re 18, imperad. 5.
Erano mancate ad _Ottone III_ Augusto le tre principali colonne sue, cioè _Gregorio V_ papa, la santa avola _Adelaide_, e la piissima e savia zia _Matilda_ badessa: però per regolare gli affari del regno germanico s'inviò colà nella primavera di quest'anno. Specialmente era condotto in Germania dal pio desiderio di visitare in Gnesna città della Polonia il sacro corpo di santo _Adalberto vescovo_ di Praga, ultimamente martirizzato per la Fede di Gesù Cristo dai Prussiani, avendo inteso che al suo sepolcro si faceano dei frequenti miracoli. Portossi colà con somma divozione, e a piè nudi entrato nella città, fece le sue orazioni in quel sacro tempio. Celebrò dipoi la Pasqua in Sassonia, e di là passando ad Aquisgrana, quivi solennizzò la festa della Pentecoste. Mosso da una giovanil curiosità, volle vedere dove riposasse il corpo di _Carlo Magno_[96]. E segretamente fatto rompere il pavimento, tanto si cercò sotterra, che si trovò la camera, dove era il deposito di quel glorioso monarca, la cui descrizione abbiamo da varii antichi storici, ma specialmente da Ademaro[97] monaco, scrittore vicino a questi tempi. Non altro prese Ottone che la croce d'oro che gli pendeva dal collo, e parte delle vesti non putrefatte; e il resto lasciò come era. Perchè ciò fu creduto _contra disciplinam ecclesiasticam_ perciò corse voce; che Carlo Magno era apparuto ad Ottone III, con predirgli che morrebbe senza eredi. Le storie di questi tempi son piene di simili visioni e sogni. A tutto allora si prestava fede, e non pochi erano gl'inventori di tali novità. Lo stesso Ademaro scrive che _Otto imperator per somnium monitus est, ut levaret corpus Caroli Magni_. Dimorava in Aquisgrana l'Augusto Ottone, allorchè _Olderico_, ossia _Odelrico vescovo_ di Cremona ottenne da lui la conferma di due corti, con diploma dato[98] _V idus maii, anno dominicae Incarnationis millesimo, Indictione XIII, anno tertii Ottonis regnantis XVI_ (dee essere _XVII_), _imperii V_ (ha da essere _IV_). _Actum Aquisgrani in palatio._ Sbrigato dagli affari della Germania, se ne tornò Ottone in Italia; e, se vogliamo credere ad un suo diploma, pubblicato dal Margarino[99], era egli in Pavia nel dì 6 di luglio del presente anno, avendo quivi confermate al monistero di san Salvatore tutte le sue tenute ed esenzioni, con diploma dato _II nonas julii, anno dominicae Incarnationis M, Indictione XIII, anno tertii Ottonis regni XVII, imperii anno V. Actum in papiensi palatio._ Da un altro diploma presso l'Ughelli[100] abbiamo ch'egli dimorava in Roma nella festa dell'Ognissanti di quest'anno, avendo ivi conceduto a _Leone vescovo_ di Vercelli un privilegio _kalendis novembris, anno dominicae Incarnationis M, Indictione XIV, anno tertii Ottonis regnantis XVI, imperii vero V. Actum Romae in palatio monasterio._ È scorretta questa ultima parola, e secondo un esemplare del padre Mabillone[101], s'ha da leggere _Montis_. Finalmente l'autore degli Annali d'Ildeseim[102] scrive che _imperator Natalem Christi Romae celebravit_.
Questo è quel poco che si sa delle azioni di Ottone III nel presente anno. Potrebbe essere ch'egli in questo medesimo, come scrive l'Ostiense[103], andasse per divozione al monte Gargano, e poscia a Benevento; ma certo non succedette, come pensò il padre Mabillone, la di lui venuta a Ravenna, nè la sua permanenza nel monistero di Classe, dovendosi ciò riferire all'anno seguente. Non so da quale documento, o storia si prendesse il Sigonio[104] la seguente notizia, di cui si può dubitare, cioè che papa _Silvestro II_ andò ad Orvieto, _et rempublicam ejus civitatis multis salutaribus legibus vinxit_. Aggiunge che esso pontefice assediò in quest'anno Cesena. E così fu, scrivendo san Pier Damiano[105] che _papa Gerbertus juxta Caesenam castra metatus erat, ejusque oppidum circumfusi exercitus obsidione vallabat_. Per qual motivo s'inducesse a tale assedio il pontefice, non apparisce. Finalmente scrive il medesimo Sigonio che i Saraceni con grosso esercito in quest'anno fecero un'irruzione nella Campania, _et Capuam ejus provinciae caput ceperunt_. Ma questo avvenimento qual credenza possa meritare nol veggo, non ne parlando alcuno degli antichi storici. Se fosse riuscito un sì gran colpo ai Mori, troppo strepito avrebbe fatto in Italia; ed è quasi impossibile che alcuno degli antichi non ne avesse lasciata memoria. Scorgesi ancora che il Sigonio si servì qui di poco buoni documenti, perchè scrive che Ottone III, intesa questa disavventura del Cristianesimo, con tanta prestezza tornò dalla Sassonia in Italia, e che nel dì 25 di marzo dell'anno seguente 1001 arrivò a Ravenna. Ma noi giù abbiamo veduto ch'egli di buon'ora comparve in Italia nell'anno presente. Non altro ha Lupo Protospata[106] sotto quest'anno, se non che _anno millesimo, Indictione XIII captus est Smaragdus_ (ribello de' Greci) _a Tracamotho_ (catapano ossia generale d'essi Greci) _mense julii XI die_. Che s'egli poi soggiugne: _Et obiit rex Otho Romae_, questo è un doppio errore, non essendo mancato di vita Ottone III nè in quest'anno, nè in Roma. Fu duca di Amalfi circa questi tempi _Giovanni Petrella_ figliuolo del già _Mansone duca_[107], e portò anch'egli il titolo di _patrizio imperiale_. Che i Greci in questi tempi avessero stesa di molto la lor signoria nella Puglia, si può dedurre da un diploma di _Gregorio_[108] protospatario e catapano d'Italia, in cui conferma al monistero di Monte Casino varie tenute poste in Lesina, Ascoli, Canosa, Minervina e Trani, città perciò sottoposte al dominio greco.
NOTE:
[96] Ditmarus, Chron., lib. 4.
[97] Ademarus Monachus, in Chron.
[98] Antiquit. Ital., Dissert. XXXI, pag. 967.
[99] Bullarium Casinens., tom. 2, Constit. LXVIII.
[100] Ughell., Ital. Sacr., tom. 4 in Episcop. Vercellens.
[101] Mabill., in Annal. Benedictin.
[102] Annales Hildesheim.
[103] Leo Ostiensis, Chron., lib. 2.
[104] Sigonius, de Regno Italiae, lib. 7.
[105] Petrus Damian., in Vit. S. Mauri, cap. 3.
[106] Lupus Protospata, in Chronico.
[107] Antiquit. Italic., tom. 1, pag. 120.
[108] Ibidem, Dissert. VI, p. 337.
Anno di CRISTO MI. Indizione XIV.
SILVESTRO II papa 4. OTTONE III re 19, imperad. 6.