Annali d'Italia, vol. 4 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750
Part 24
Se si ha a credere a Lamberto da Scafnaburgo[778], l'Augusto Arrigo aveva, almeno in apparenza, mostrato di accettar le scuse e proteste d'esso Goffredo, per timore specialmente ch'egli, unendosi coi Normanni, non isconvolgesse tutta l'Italia. Tuttavia essendosi ritirato Goffredo in Lorena, mal soddisfatto al vedere ritenuta dall'imperadore Beatrice sua moglie, concepì Arrigo dei sospetti ch'egli potesse tentar delle nuove ribellioni, ed in quest'anno appunto, secondo Sigeberto[779], _Baldovino conte_ di Fiandra _cum Godefrido avunculum suum Fridericum ducem intra Androverpum obsidet_. Perciò Arrigo determinò di ritornare in Germania, dappoichè l'Italia restava in una buona calma. Era egli sul Ferrarese verso il fine d'agosto, siccome consta dal diploma da me dato alla luce[780], in cui conferma al popolo di Ferrara i lor privilegii. Le note cronologiche son queste: _VIII kalendas septembris, anno dominicae Incarnationis MLV, Indictione VIII, anno autem domni Henrici tertii regis, imperatoris autem secundi, ordinationis ejus XXVII, regni quidem XVII, imperii vero VIIII. Actum ad Pontem_: forse il _Ponte_ oggidì appellato di _Lagoscuro_ sul Po. Nel dì 15 d'ottobre si truova lo stesso Augusto in Mantova, dove spedisce un diploma in favore de' canonici di Cremona colle suddette note[781]. Parimente in Verona nel dì 11 di novembre ratificò i privilegii del monistero di san Zenone, posto allora fuori di quella città, con diploma da me pubblicato altrove[782]. Leggonsi ancora tre placiti tenuti in questo anno da _Guntero_ cancelliere e messo dell'imperadore, uno nel contado di Firenze presso il fiume Arno, _in loco, qui nominatur Omiclo_, nel dì 14 di giugno; il secondo _in civitate Mantua in lobia soleriata, quae fuit marchionis Bonifacii, XV kalendas novembris_; il terzo nella villa di Volarno del contado di Verona nel dì 15 di novembre. Per la Baviera passò l'Augusto Arrigo a Turgau negli Svizzeri, dove celebrò la festa del santo Natale[783], _ibique Othonis marchionis filiam_ (appellata _Berta_) _aequivoco suo filio desponsavit_, cioè ad Arrigo IV, allora fanciullo di pochi anni. Altri non è questo _Ottone_ marchese che il marchese di Susa, cioè il marito di _Adelaide_ celebre marchesana di quelle contrade. Oltre ad altri scrittori, Lamberto scafnaburgense[784] all'anno 1066 fa menzione delle nozze d'esso Arrigo IV _et Berthae reginae filiae Ottonis marchionis Italorum._ L'Annalista sassone[785] la chiama _filiam Ottonis marchionis de Italia, et Adeleidis, quae soror erat comitis, qui agnominatus est de monte Bardonis in Italia._ Quest'ultimo è una favola. Appartiene ancora al presente anno un avvenimento di grande importanza per la nobilissima casa d'Este. Nel suddetto diploma dato ai monaci di san Zenone vien mentovato _Welpho gloriosus dux_, cioè duca della Carintia, e marchese della marca di Verona. L'autore della Cronica di Weingart[786] e l'abbate urspergense[787] raccontano che questo principe essendo ito ad aspettare ne' prati di Roncaglia l'imperadore, che vi si dovea trovare in un giorno determinato, dopo averlo aspettato indarno tre dì, impazientatosi, fece alzar le bandiere colle sue genti, e se ne tornò a casa. E tuttochè per via trovasse l'imperadore che veniva, nè per preghiere, nè per minacce vi fu maniera di farlo tornare indietro. Mise anche l'imperadore Arrigo una esorbitante contribuzion di danaro a' Veronesi, e la riscosse. Sopravvenne il duca Guelfo, e, saputo un sì pesante aggravio imposto a' suoi sudditi, fece tal fuoco presso del medesimo Augusto, che l'obbligò a rifondere quel danaro. Il Continuatore di Ermanno Contratto scrive che Gebeardo vescovo di Ratisbona, _et Welphus dux licentiam repatriandi ab Italia impetraverunt, militesque eorum, illis (ut ajunt) ignorantibus, contra imperatorem conjuraverunt._ Ma in questo medesimo anno lo stesso duca Guelfo III, giovane di spiriti eccelsi, _suis, et omni populo flebili morte praeventus, apud altorfense coenobium sepultus est._ In lui ebbe fine la famosa ed antichissima famiglia de' principi guelfi, se non che fors'anche era in vita _Cunegonda_ sua sorella, moglie di _Alberto Azzo II_ marchese, progenitore de' principi estensi. Da questo matrimonio era nato un figliuolo appellato _Guelfo IV_. E contuttochè i monaci di Weingart, ossia delle vigne, in Altorf, prevalendosi del momento felice della mortal malattia d'esso Guelfo IV, l'avessero indotto a lasciar tutti i suoi Stati e beni della Suevia, che erano di grande estensione, al lor monistero; pure _Ermengarda_ madre di lui, tuttavia vivente, chiamò in Germania il nipote _Guelfo IV_ figliuolo della figliuola e del _marchese Azzo_ e, fatto probabilmente conoscere informe e nullo il testamento del figliuolo, fece passare in esso suo nipote tutta l'ampia eredità della casa de' Guelfi. Ecco le parole dell'Urspergense: _Mater ejusdem_ (di Guelfo III duca) _hanc distributionem fieri non permisit; sed potius de Italia revocavit filium praefati Azzonis nepotem suum Welphonem quartum, eumque heredem omnium possessionum ejusdem generis instituit._ Altrettanto ha la Cronica di Weingart presso il Leibnizio. È punto importante alla storia dell'Italia e della Germania, perchè il sangue de' principi estensi per mezzo di questo principe si propagò e divenne, siccome diremo, gloriosissimo in Germania, discendendo per diritta linea da esso _Guelfo IV_ la reale ed elettoral casa di Brunsvic, siccome da un altro figlio di esso marchese Azzo la linea de' marchesi d'Este. Quando mancasse di vita la suddetta _Cunegonda_, moglie del marchese Alberto Azzo, non l'ho potuto scoprire. Ben so che fu seppellita nella badia della Vangadizza presso all'Adigetto, posseduta per più secoli dai monaci camaldolesi; e il suo epitaffio, a me comunicato dal celebre letterato don Guido Grandi camaldolese, fu già da me dato alla luce[788]. Abbiamo dalla Cronica antica di Parma[789], che quella città nel dì di san Lorenzo di quest'anno restò da un terribil incendio in gran parte consumata. Fu anche guerra fra i Pisani e Lucchesi; _Pisani vero vicerunt illos_, se crediamo agli antichi Annali di Pisa[790]; e la battaglia succedette in un luogo detto Vaccoli presso di Lucca. Scrive ancora il Dandolo[791] che riuscì a _Domenico Contareno_ doge di Venezia di riportare (probabilmente in quest'anno) dall'imperadore Arrigo la conferma de' patti antichi col regno d'Italia.
NOTE:
[766] Leo Ostiensis, lib. 2, cap. 89.
[767] Lambertus Schafnaburgensis, in Chron.
[768] Bullar. Casinense, tom. 2, Constit. XCVI.
[769] Continuator Hermanni Contracti.
[770] Fiorentini, Memor. di Matilde, lib. 1.
[771] Antiquit. Ital., Dissert. XXXIX, pag. 645.
[772] Continuator Hermanni Contracti, in Chron.
[773] Lambert. Schafnaburgensis, in Chronico. Annalista Saxo et alii.
[774] Acta Sanctorum Bolland., in Vita S. Leonis IX.
[775] Antiquit. Italic., Dissert. XXIII.
[776] Leo Ostiensis, Chron., lib. 2, cap. 89.
[777] Idem, ibid., lib. 2, cap. 92 et 94.
[778] Lambertus Schafnaburgensis, in Chron.
[779] Sigebertus, in Chronico.
[780] Antiquit. Italic., Dissert. LXVIII.
[781] Ibidem. Dissertat. IX et XIII.
[782] Antichità Estensi, P. I, cap. 2.
[783] Continuator Hermanni Contracti, in Chron.
[784] Lambertus Schafnaburgensis, in Chronico.
[785] Annalista Saxo apud Eccardum.
[786] Chronic. Weingart., tom. 1 Scriptor. Brunsvicens.
[787] Conradus Abbas Urspergensis, in Chron.
[788] Antiquit. Ital., Dissert. LI.
[789] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital.
[790] Annales Pisani, tom. 6 Rer. Ital.
[791] Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.
Anno di CRISTO MLVI. Indizione IX.
VITTORE II papa 2. ARRIGO IV re di Germania e d'Italia 1.
Desiderò l'_imperadore Arrigo_ che _papa Vittore_ andasse a ritrovarlo in Germania, e questi vi andò, ricevuto con sommo onore in Goslaria[792], dove insieme celebrarono la festa della Natività di santa Maria con pompa mirabile, perchè vi intervennero quasi tutti i principi tedeschi, sì ecclesiastici che secolari, e il patriarca d'Aquileia. Ma quest'anno riuscì ben funesto per varii disastri, cioè per la morte di molti di que' principi, per la carestia che afflisse non poco i popoli, per gli affari della guerra che andavano alla peggio, e per una dissensione col re di Francia. Ne concepì l'Augusto Arrigo non poca malinconia, dopo di che fu assalito da una febbre perniciosa, che in sette giorni il fece passare all'altra vita nel dì 5 di ottobre, assistito specialmente dalla presenza del romano pontefice. Era egli in età di trentanove anni, nè mancò prima di morire di perdonare ad ognuno, di restituire il maltolto, e di chiedere perdono a tutti. Dodechino scrive[793] che egli _in jecore cervi mortem comederat_. Forse allora corse il sospetto di veleno, facile a nascere nelle morti immature dei regnanti. Raccomandò egli a tutti i principi, ma principalmente al sommo pontefice Vittore, il piccolo suo figliuolo _Arrigo IV_ di età d'anni sei, mettendolo sotto la protezione della Chiesa romana. In fatti contribuì non poco il papa, affinchè il re fanciullo fosse di nuovo eletto e confermato re di Germania. La cura e tutela di lui restò, col consiglio e consentimento de' primati, appoggiata all'_imperadrice Agnese_, principessa di molto senno e di non minore pietà, che si diede ad allevarlo con saggia e profittevol educazione. Ma convien pure dirlo per tempo: la morte troppo frettolosa di Arrigo III e la minorità del re suo figliuolo furono il principio d'immensi malanni sì in Italia che in Germania, e di un orribile sconvolgimento di cose, con essersi specialmente sciolto il freno alle ingiustizie, alle ribellioni, alle guerre civili. E qui comincia il periodo di avvenimenti, che fecero a poco a poco mutar faccia anche all'Italia, siccome andremo vedendo. Per allora la savia condotta dell'Augusta Agnese impedì che non seguisse tumulto o novità alcuna; ma non andò molto che, tolte a lei le redini del governo, si scatenarono i vizii, nè ci fu ritegno all'inondazion de' mali e allo sconcerto dei regni. Che Arrigo IV, per elezione o precedentemente procurata dal padre, o dopo la di lui morte ottenuta, cominciasse tosto, benchè non coronato, a dominare in Italia, si raccoglie da varii atti di giurisdizione da lui esercitati in queste contrade. Nell'anno presente[794], _imperante domnus Enricus filius quondam domni Chonradi imperatoris anno decimo, die quartodecimo mense genuarius, Indictione nona_, Willa inclita contessa, _relicta quondam domni Ugo gloriosissimo, qui fuit dux et marchio_, manomette Clariza figliuola di Uberto da Castel Poderoso. Per quanto io credo, quest'_Ugo duca_ e marchese già defunto era stato duca di Spoleti e marchese della marca di Camerino, siccome accennai all'anno 1028. Rapporta l'Ughelli[795] all'anno presente un diploma dato dal sopraddetto Arrigo imperadore in favor di _Bernardo vescovo_ d'Ascoli, le cui note cronologiche affatto guaste son tali: _Datum VI kalendas junii, anno dominicae Incarnationis MLVI, Indictione IX, anno domni Henrici tertii, ordinationis ejus XXVIII, regni vero XVIII, imperii II_ (oppure _XI_). _Actum Florentiae_. Ma quel diploma sarà dato nell'anno precedente sul fine di maggio, allorchè Arrigo fu in Firenze, e a tenore di ciò si debbono acconciar quelle note.
NOTE:
[792] Continuator Hermanni Contracti, in Chron. Sigebertus, in Chronico. Lambertus Schafnaburgensis, in Chron. Marianus Scotus, in Chron.
[793] Dodechinus, in Chron., ann. 1106.
[794] Antiquit. Ital., Dissert. XV.
[795] Ughell., Ital. Sacr., tom. I in Episc. Asculan.
Anno di CRISTO MLVII. Indizione X.
STEFANO IX papa 1. ARRIGO IV re di Germania e d'Italia 2.
Per tutto il verno si fermò il _papa Vittore_ in Germania[796], ed insieme col fanciullo _re Arrigo IV_ solennizzò la festa del santo Natale in Ratisbona. Opera sua fu, per testimonianza di Sigeberto[797], che nel presente anno _Baldovino conte_ di Fiandra e _Goffredo duca_ di Lorena comparissero ad una gran dieta tenuta in Colonia, e quivi fossero rimessi in grazia del re e dell'imperadrice lor madre. In tale occasione Goffredo[798] liberamente riebbe la _duchessa Beatrice_ sua moglie, e con esso lei se ne tornò al governo della Toscana e degli altri Stati d'Italia. Anche il pontefice Vittore II, dopo avere colla sua prudenza messo qualche buon sesto alla quiete della Germania, sen venne in Italia. Da una lettera a lui scritta da san Pier Damiano[799] si raccoglie che esso papa portò seco un'ampia autorità e plenipotenza per regolar gli affari del regno italico, e mantenerlo alla divozione del piccolo re Arrigo. Introduce esso Pier Damiano Cristo Signor nostro a parlargli così: _Ego te quasi patrem imperatoris esse constitui_, ec. _Ego claves totius universalis Ecclesiae meae tuis manibus tradidi_, ec. _Et si pauca sunt ista, etiam monarchias addidi. Immo sublato rege de medio, totius imperii vacantis tibi jura permisi._ Prima ancora, cioè nell'anno precedente, e vivente l'Augusto Arrigo, era ad esso papa raccomandato e commesso il governo d'Italia. In pruova di ciò resta un atto pubblicato dall'Ughelli[800], cioè un placito tenuto da esso papa Vittore II _in comitatu aprutiensi ante castrum de la Vitice, ab Incarnatione Domini nostri Jesu Christi anni sunt millesimi quinquagesimi sexti, et dies istius_ (parola scorretta) _et mensis julius per Indictione nona._ Quivi egli è chiamato _Victorius sedis apostolicae praesul urbis Romae Dei gratia Italiae egregius universali PP. regimine successus, marcam firmanam et ducatum spoletinum._ Non furono copiate colla dovuta attenzione queste parole, ma assai trasparisce ch'esso papa avea il governo o di tutta l'Italia, o almeno della marca di Fermo e del ducato di Spoleti. Ed acciocchè si conosca chi fosse tuttavia il sovrano di quegli stati, si osservi che il papa _fecit mittere bandum de parte regis Henrici, et de sua parte_, ec., _ut si qui rebellis aut contemptor extiterit_, ec., _sciat se compositurum ad partem camerae regis libras quinquaginta, et ad partem camerae suae alias quinquaginta libras, etc._ Già si accennò che nell'anno 1055 _Federigo_ fratello del duca Goffredo avea vestito l'abito monastico in Monte Casino. Era venuto papa Vittore a Firenze, colà invitato dal duca; e, per attestato di Leone ostiense[801], Federigo, che più non avea paura del defunto imperadore, si portò anche egli a Firenze, per far le sue doglianze contro di _Trasmondo conte_ di Chieti, da cui era stato empiamente svaligiato nel suo ritorno da Costantinopoli. Trasmondo fu scomunicato dal papa, e, per ottener l'assoluzione, restituì non solo tutto il rapito, ma ancora il castello di Frisa, già lasciato al monistero casinese dalla di lui moglie. Quindi fu mossa lite contra di _Pietro_ eletto abbate d'esso monistero, e spedito colà _Umberto cardinale_ per esaminar l'elezione di lui. Avendo egli rinunziato, i voti dei monaci, probabilmente per insinuazione dello stesso cardinale, si unirono ad eleggere il suddetto _Federigo_, personaggio per altro degnissimo di quel ministero, perchè dotato di religiosa perfezione e di singolari virtù. Nè mancò il duca Goffredo di procacciargli anche dei più splendidi onori. In effetto il papa nelle quattro tempora di giugno creò esso Federigo cardinale del titolo di san Grisogono, confermando nello stesso tempo a lui il grado di abbate, e alla badia casinese tutti i suoi privilegii con bolla pubblicata dal padre Mabillone[802].
Fra poco si partì alla volta di Roma il novello porporato per quivi prendere il possesso della sua chiesa titolare, quando eccoti, pochi giorni dopo il suo arrivo, colà giugnervi anche _Bonifazio_, _cardinale_ e vescovo d'Albano, colla nuova che _papa Vittore_ era mancato di vita in Firenze nel dì 28 di giugno. Cominciarono dunque i Romani a trattar dell'elezione del successore, e nel dì 2 d'agosto con voti unanimi del clero e popolo restò eletto il medesimo _cardinal Federigo_, che assunse il nome di _Stefano IX_, perchè correva in quel dì la festa di santo Stefano papa e martire. Lamberto da Scafnaburgo[803] notò come cosa considerabile l'unione ed allegria de' Romani in tal congiuntura, con dire: _Nec quisquam sane multis retro annis laetioribus suffragiis, majore omnium exspectatione, ad regimen processerat romanae Ecclesiae._ Applicossi tosto questo zelantissimo papa alla riforma della disciplina ecclesiastica con tenere più di un concilio, dove condannò i maritaggi de' preti latini, le nozze illecite, le simonie ed altri pubblici e comuni disordini di que' corrotti secoli. Per la festa di santo Andrea si portò a Monte Casino, dove con tutto vigore cercò di svellere l'abuso de' monaci proprietarii. Tornato a Roma, _quum romana febre jamdudum langueret_, s'aggravò talmente il suo male circa la festa del santo Natale, che credette d'essere giunto al fine de' suoi giorni. Allora fu che, col consiglio dei priori, elesse abbate di Monte Casino _Desiderio_, uomo incomparabile, ed uno dei più splendidi ornamenti di quel sacro luogo, con dichiararlo anche suo nunzio alla corte dell'imperadore d'Oriente, inviandolo colà insieme con _Stefano cardinale_ e _Mainardo_, poscia vescovo di Selva Candida. Abbiamo da Romoaldo salernitano[804] che in quest'anno terminò i suoi giorni _Goffredo conte_ de' Normanni, lasciando per suo successore _Bagelardo_ ossia _Abailardo_ suo figliuolo, valoroso milite. Ma _Roberto Guiscardo_ fratello di Goffredo, la cui ambizione non conobbe mai limiti, s'impadronì di tutti i di lui Stati, e ne cacciò il nipote. Questo _Goffredo_, il cui nome è alterato nel testo di Romoaldo, altro non è che _Unfredo_ conte e capo dei Normanni in Puglia, del quale abbiam favellato più volte in addietro. La sua morte è riferita all'anno precedente da Lupo Protospata[805]. Guglielmo Pugliese aggiugne[806] che Roberto Guiscardo, dopo i funerali del fratello,
_Ad Calabros rediit, Cariati protinus urbem_ _Obsidet, hac capta reliquas ut terreret urbes._
Quest'assedio appartiene all'anno seguente. Nel presente[807] cominciarono i baroni della Sassonia, siccome mal soddisfatti del defunto imperadore Arrigo, a macchinare delle novità contra del di lui figliuolo _Arrigo_. Accolsero con grande ansietà _Ottone_ fratello di _Guglielmo marchese_, e trattarono infino di alzar lui al trono, e di levar di vita il re fanciullo. Diedesi principio alla sollevazione; ma, rimasto estinto in un incontro il suddetto Ottone, per allora si quetò il tumulto, e continuò nell'animo de' Sassoni la medesima avversione ad Arrigo IV. In quest'anno ancora il nuovo papa Stefano ben conoscente della rara virtù e letteratura di _Pier Damiano_, dall'eremo il chiamò a Roma, e l'alzò al grado di cardinale e di vescovo d'Ostia[808]. Ripugnò forte ad accettar queste dignità il santo monaco, con resistere finchè potè alle preghiere d'esso papa e di molti vescovi; ma l'intimazione della scomunica, se non ubbidiva, quella fu che in fine l'espugnò. Provvide ancora esso pontefice la Chiesa vacante di Lucca di un vescovo, che poi divenne celebre, cioè di _Anselmo da Badagio_ milanese, il qual poscia nella sedia di san Pietro fu chiamato _Alessandro II_. Circa quest'anno parimente ebbe cominciamento lo scisma del clero di Milano, di cui parleremo negli anni seguenti. Una bolla del suddetto pontefice, data non già nell'anno 1058, ma bensì nel presente 1057, fu da me pubblicata[809], in cui determina che gli ecclesiastici non sieno tirati al foro secolare, nè sieno loro imposte gravezze dai laici. Le note son queste: _Datum Romae per manum Humberti sanctae ecclesiae Silvae Candidae episcopi et bibliothecarii sanctae romanae et apostolicae Sedis, anno pontificatus domni Stephani noni papae primo, XV kalendas novembris, Indictione undecima_, cominciata nel settembre. A quest'atto intervennero _Anselmo_ vescovo di Lucca, _Benedetto_ vescovo di Veletri, _Bonifazio_ vescovo d'Albano, _Umberto_ vescovo di Selva Candida, _Pietro_ vescovo lavicano, ed _Ildebrando_ cardinale suddiacono della santa romana Chiesa.
NOTE:
[796] Lambertus Schafnaburgensis, in Chron.
[797] Sigebertus, in Chron.
[798] Albericus Monachus, in Chronico.
[799] Petrus Damian., lib. 1, Epist. 5.
[800] Ughell., Ital. Sacr., tom. 5 Append. Episcop. Ascol.
[801] Leo Ostiensis, lib. 2, cap. 94.
[802] Mabillon., in Annal. Benedictin., tom. 4 in Append.
[803] Lambertus Schafnaburgensis, in Chron.
[804] Romualdus Salern., Chron., tom. 7 Rer. Ital.
[805] Lupus Protospata, in Chronico.
[806] Guilielmus Apulus, lib. 2 Poem.
[807] Lambertus Schafnaburgensis, in Chron.
[808] Johann. Laudensis, in Vit. S. Petri Damian., cap. 6.
[809] Antiquit. Ital., Dissert. LXX.
Anno di CRISTO MLVIII. Indizione XI.
BENEDETTO IX papa 1. ARRIGO IV re di Germania e d'Italia 3.