Annali d'Italia, vol. 4 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750
Part 23
Disapprovò sommamente tal fatto anche san Pier Damiano, con giugnere infino a negare ai papi il diritto di far guerra: perlochè si meritò la censura del cardinal Baronio. Ma son certo che neppur lo stesso Baronio seppe approvar l'andata in persona di questo buon pontefice alla guerra, massimamente contra di gente cristiana. Anche la spada temporale conviene ai sommi pontefici, come principi temporali; ma questa, per sentimento di papa Gregorio IX, _pro ecclesia manu saecularis principis eximenda est_[746]. E Brunone vescovo di Segna[747] scrive ch'egli andò _super Normannos praeliaturus, zelum quidem Dei habens, sed non fortasse scientiam. Utinam ispe per se illuc non ivisset, sed solummodo illuc exercitum pro justitia defendenda misisset_! Riposossi di poi il papa in Benevento, come in città sua. Secondo la Cronichetta dei duchi di quella città, pubblicata dal Pellegrini[748], _Pandolfo V_ e _Landolfo V_ principi di Benevento aveano tenuto quel principato, _usquedum venit domnus papa Leo in Beneventum mense augusti, Indictione IV, anno Domni MLI, et exsiliati sunt_. E ciò avvenne prima del cambio di Benevento con Bamberga. Pare che solamente dopo esso cambio un certo _Rodolfo_ fosse creato dal papa _principe_ di Benevento: il che quando sia certo, abbastanza si conosce che non la sola città, ma anche il principato era stato ceduto a papa Leone IX; il che tuttavia è difficile a credersi, perchè allora i papi non concedevano ai lor vassalli il titolo di _principe_, significante in questi tempi un signore indipendente, o un figlio di sovrano. Oltre alla battaglia suddetta, abbiamo dall'Anonimo barense[749] che un'altra ne succedette ed anche prima, e forse nell'anno precedente. Ecco le sue parole all'anno 1052, nel quale vien anche riferito il fatto d'armi dell'esercito pontifizio. _Argiro_ (duca l'Italia per l'imperador greco) _ibit_ (in vece d'_ivit_) _in Siponto per mare. Deinde Umfreda_ (conte e capo dei Normanni) _et Petrone cum exercitu Normannorum super eum, et fecerunt bellum, et ceciderunt de Longobardis ibidem. Ipse Argiro semivivus exsiliit plagatus, et ibit incivitate Vesti_. Poscia all'anno presente narra che lo stesso Argiro spedì il vescovo di Trani a Costantinopoli per ragguagliar quella corte de' sinistri avvenimenti delle cose d'Italia. Guglielmo pugliese aggiugne[750] che per queste disavventure Argiro cadde dalla grazia del greco imperadore, sospettandolo forse d'intelligenza coi Normanni, oppure riguardandolo come uomo inetto al governo. Fu perciò mandato in esilio, dove, dopo lungo tempo cruciato dalla poca sanità e dalle amarezze dell'animo, diede fine alla sua vita. Abbiamo nondimeno da Leone Ostiense[751] che Argiro tuttavia nell'anno 1058 era _Barensium magister_, e che solamente in quell'anno egli andò a Costantinopoli, e in tal congiuntura è da credere che restassero liberi i Normanni da questo emulo, che tanto s'era maneggiato per la loro rovina. In quest'anno[752] l'_imperadore Arrigo_, tenuta una gran dieta in Tribuaria, fece eleggere re di Germania e suo successore il fanciullo _Arrigo IV_ suo figliuolo. E perciocchè _Corrado duca_ di Baviera s'era collegato con _Andrea re_ d'Ungheria nemico del romano imperio, gli tolse quel ducato, e lo diede allo stesso novello re suo figliuolo. Ho io rapportato altrove[753] la conferma de' privilegii fatta dall'Augusto al monistero delle monache del Senatore di Pavia. Il diploma si dice dato _XI kalendas maii, anno dominicae Incarnationis MLIIII, Indictione VI, anno autem domni Heinrici tertii regis, imperatoris secundi, ordinationis ejus XXV, regni quidem XIII, imperii vero VII. Actum Turego_. Probabilmente l'originale avrà _anno dominicae Incarnationis MLIII_, perchè veramente l'indizione e l'altre note indicano l'anno presente, se pure non fu quivi adoperato l'anno pisano. Ribellatisi in quest'anno gli Amalfitani al cieco _Mansone_ loro duca[754], l'obbligarono a fuggire, ed allora risorse il deposto _Giovanni_ suo fratello, il quale seguitò poi a governar quel popolo per sedici anni.
NOTE:
[734] Hermannus Contractus, in Chron.
[735] Guillelmus Apulus, lib. 2 Poem.
[736] Lambertus Schafnaburgensis, in Chron.
[737] Leo Ostiensis, Chron., lib. 2, cap. 90.
[738] Wibertus, Vita S. Leonis IX, lib. 2, cap. 4.
[739] Hermannus Contractus, in Chron.
[740] Leo IX, Epistol. II, tom. 9 Concilior. Labbe.
[741] Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.
[742] Guillelmus Apulus, lib. 2 Poem. de Normann.
[743] Leo Ostiensis, Chron., lib. 2, cap. 87.
[744] Hermannus Contractus, in Chron.
[745] Gaufrid. Malaterra, Histor., lib. 1, cap. 10.
[746] Gregor. IX, in Epist. ad Germ. Constant.
[747] Bruno Episc., in Vit. Leonis IX.
[748] Apud Peregrin., Hist. Princip. Langobard.
[749] Anonymus Barensis, tom. 5 Rer. Ital.
[750] Guillelmus Apulus, lib. 2 Poem.
[751] Leo Ostiensis, lib. 3, cap. 10.
[752] Hermannus Contractus, in Chron.
[753] Antiquit. Ital., Dissert. LXX.
[754] Ibidem, tom. 1, pag. 211.
Anno di CRISTO MLIV. Indizione VII.
LEONE IX papa 6. ARRIGO III re di Germania 16, imperadore 9.
Passò il verno in Benevento il santo pontefice _Leone IX_, ma in mezzo all'afflizione, perchè egli, secondochè scrive Lamberto da Scafnaburgo[755], dappoichè fu liberato dall'assedio de' Normanni, _cunctos dies, quibus supervixit tantae calamitati, in luctu et moerore egit_. Ed Ermanno Contratto scrive[756] ch'egli ridotto in Benevento, quivi si fermò, _nec fuit redire permissus_. Non dice chi gl'impedisse il ritorno. Possiamo con tutta ragione sospettare che i Normanni; ma ciò non s'accorderebbe col Malaterra[757] là dove racconta che papa Leone loro non solamente restituì la sua grazia, ma concedette ancora in feudo tutti gli Stati posseduti, e quegli eziandio che potessero acquistare in Calabria e in Sicilia; giacchè la Sicilia tuttavia gemeva sotto il giogo de' Maomettani Saraceni. Spedì il buon papa nel gennaio di quest'anno a Costantinopoli per suoi legati _Umberto cardinale_, _Pietro arcivescovo_ d'Amalfi, e _Federigo_ diacono cardinale, cancelliere della santa romana Chiesa e fratello di _Gotifredo duca_ di Lorena, a cagione delle liti insorte in questi tempi fra le Chiese latina e greca, le quali andarono a terminare in un deplorabile scisma. Se ne può informare il lettore dagli Annali ecclesiastici del cardinal Baronio, e da altri scrittori di sì fatte materie. Ma le afflizioni dell'animo ridondarono ancora sopra il corpo del buon pontefice[758]. Infermatosi, ebbe nondimeno tanto vigore che celebrò messa pubblicamente nell'anniversario della sua ordinazione, cioè nel dì 12 di febbraio. Crescendo poscia il malore, di colà si partì nel dì 12 di marzo per tornarsene a Roma, e gli prestarono in tal congiuntura buona scorta ed ogni possibil servigio i Normanni. Se crediamo al Malaterra, lo stesso _conte Unfredo_ il condusse con tutto onore fin dove piacque al papa. Leone ostiense lasciò scritto[759] che l'accompagnò fino a Capoa, dove esso pontefice si fermò per dodici giorni, e preso poi seco _Richerio abbate_ di Monte Casino, continuò il suo viaggio fino a Roma. Nè passarono molti giorni che fu chiamato da Dio a godere delle sue rare virtù e gloriose fatiche il premio in cielo nel dì 19 d'aprile dell'anno presente. Dio attestò coi miracoli la santità di questo buon pontefice, il quale benchè poco vivesse e in tempi tanto corrotti, pure gran cose operò, e gareggiò in attività e zelo co' primi pontefici della Chiesa di Dio. Veggansi le Vite di lui scritte da Wiberto e da Brunone vescovo di Segna, e gli Atti de' Padri Bollandisti al dì 19 d'aprile.
Succedette in quest'anno, se pur non fu nel precedente, in Italia un matrimonio che disturbò forte la corte imperiale in Germania, _Gotifredo_, ossia _Goffredo duca_ di Lorena, che, secondo Lamberto scafnaburgense[760], era già venuto in Italia con papa Leone, oppure, come ha Ermanno Contratto[761], _Italiam latenter adiens_ nell'anno presente, trattò e conchiuse le sue nozze con _Beatrice_, vedova del fu marchese e duca di Toscana _Bonifazio_, e, secondochè hanno alcuni conghietturato, concertò anche l'accasamento di _Gotifredo_ il Gobbo suo figliuolo con _Matilda_ figliuola di essa Beatrice, allora di età assai tenera. Lamberto e Sigeberto[762] scrivono effettuato il matrimonio di Beatrice nell'anno precedente. Ermanno Contratto ne parla solamente in questo, terminando con sì fatta notizia e colla morte propria la Cronica sua. Altrettanto ha Bertoldo da Costanza[763]. Per tal via lo scaltro Goffredo (son parole di Lamberto) _Beatricem accipiens, marcham_ (di Toscana) _et ceteras ejus possessiones conjugii praetextu sibi vindicavit_. A questo avviso s'allarmò non poco l'Augusto Arrigo, primieramente perchè vedeva intaccato di troppo il suo diritto, mentre, secondo le leggi, o secondo le consuetudini, Beatrice per essere donna, ed anche solamente vedova, non potea pretendere di comandare nel ducato della Toscana, e, benchè avesse figliuoli, apparteneva all'imperadore il darne l'investitura al maschio. Secondariamente, perchè Gotifredo, stato finora nemico dell'imperadore, e personaggio di gran senno e maneggio, era creduto capace di sconvolgere tutta l'Italia, e di sottrarla al dominio degli Augusti tedeschi. Vedemmo grande la potenza del marchese Bonifazio anche in Lombardia, dove possedeva tante fortezze e beni: tutto venne in potere di Goffredo, e però non erano ingiusti i sospetti e timori d'Arrigo, il quale fin d'allora pensò a rimediarvi; e noi il vedremo venire nell'anno seguente apposta per questo in Italia. Dopo la vittoria riportata contra dell'esercito pontifizio non istettero punto i Normanni colle mani alla cintola. Per testimonianza di Guglielmo pugliese[764], niuna città restò in Puglia che non si sottomettesse al loro dominio, o non si obbligasse di pagar loro tributo. _Unfredo_ conte e capo d'essi fece allora aspra vendetta degli uccisori di Drogone suo fratello, e forzò all'ubbidienza le città di Troia, Bari, Trani, Venosa, Otranto, Acerenza, ed altre terre. Ma questo storico diede qui negli eccessi, con attribuire tutte queste prodezze e conquiste ad Unfredo. Certamente parte d'esse succedette dipoi. Mandò ancora, per testimonianza di lui, _Roberto Guiscardo_ suo fratello a far delle conquiste in Calabria. Uomo di mirabil accortezza e bravura era Roberto, e perciò seppe ben profittarne. Fors'anche fece più di quel che si aspettava o voleva Unfredo; e quindi nacque lite fra loro, di maniera che un dì, trovandosi insieme a pranzo, Unfredo gli fece mettere le mani addosso, e, sguainata la spada, era in procinto d'ucciderlo, se non fosse stato trattenuto da Gocelino. Restò Roberto in prigione per qualche tempo, finchè, deposto lo sdegno, Unfredo non solamente gli restituì la libertà ed amicizia primiera, ma gli concedette ancora quanto esso Roberto avea acquistato ed era per acquistare in Calabria, con dargli anche un buon soccorso di cavalleria. Di più non vi volle perchè Roberto, parte colle astuzie, parte colla forza, slargasse in quelle contrade i confini del suo dominio. Abbiamo la conferma de' privilegii data dall'Augusto Arrigo a _Benedetto vescovo_ di Adria[765] _II idus februarii, anno dominicae Incarnationis MLIIII, Indictione VII. Actum Turegum_. Le altre note han bisogno d'essere ritoccate.
NOTE:
[755] Lambertus Schafnaburgensis, in Chron.
[756] Hermannus Contractus, in Chron.
[757] Gaufrid. Malaterra, lib. 1 Hist.
[758] Wibertus, in Vita Papae Leonis IX, lib. 2, cap. 7.
[759] Leo Ostiensis, in Chron., lib. 2, cap. 87.
[760] Lambertus Schafnaburgensis, in Chron.
[761] Hermannus Contractus, in Chron.
[762] Sigebertus, in Chron.
[763] Bertold. Constantinensis, in Chron.
[764] Guillelmus Apulus, lib. 2 Poem.
[765] Antiquit. Italic., Dissert. LXXIII.
Anno di CRISTO MLV. Indizione VIII.
VITTORE II papa 1. ARRIGO III re di Germania 17, imperadore 10.
Per quanto s'ha da Leone ostiense[766], fu spedito in Germania dal clero e popolo romano _Ildebrando_, allora suddiacono della santa Chiesa romana, acciocchè impetrasse dall'imperadore la libertà di eleggere a nome d'essi Romani un nuovo papa, il creduto da lui più degno, giacchè in Roma dicono che non si trovava persona atta a sì gran ministero. Scelse egli _Gebeardo vescovo_ di Aichstet, prelato di gran prudenza e facoltoso, col consenso degli stessi Romani, e presentollo all'imperadore, il quale non sapeva indursi a concederlo, perchè l'amava assaissimo, e il riputava troppo necessario ne' suoi consigli. Ripugnava anche lo stesso Gebeardo, non so se per umiltà, oppure per paura di sua vita in mezzo agl'Italiani. Arrigo ne propose degli altri; ma Ildebrando stette fisso nell'elezione fatta, e condusse in Italia Gebeardo. Questi, giunto a Roma canonicamente eletto ossia confermato dai Romani, assunse il nome di _Vittore II_, e fu consecrato papa nel dì 13 d'aprile, cioè dopo essere stata vacante la santa Sede quasi un intero anno. Dacchè seguì il matrimonio fra _Gotifredo_ Barbato, duca di Lorena, e _Beatrice_ duchessa di Toscana, cominciarono a fioccar le lettere alla corte imperiale sì da Roma che da altre parti d'Italia[767], rappresentanti l'esorbitante accrescimento di potenza in Italia d'esso Gotifredo; e che, se non si rimediava per tempo, correa pericolo questo regno di staccarsi da quello della Germania. Non trascurò questi avvisi l'Augusto Arrigo, e sul principio dell'anno presente colla sua armata calò in Italia per dar sesto a questi affari. Egli era in Verona nel dì 7 d'aprile, come consta da un suo diploma pubblicato dal Margarino[768]. E nel dì 16 d'esso mese celebrò la Pasqua in Mantova. Non giudicò bene Gotifredo, siccome principe assai accorto, di presentarsi all'imperadore, ma gli mandò incontro ambasciatori al di lui arrivo in Italia con grandi proteste di fedeltà. Poscia fece tener loro dietro la moglie Beatrice, figurandosi che il di lei sesso e la parentela stretta coll'imperadore l'esenterebbono da ogni insulto e gastigo. In fatti andò essa, ma non senza interni timori; ebbe difficilmente udienza, ed avutala, disse quante ragioni seppe per giustificar sè e il marito. Ma con tutto questo, perchè il matrimonio era seguito senza participazione e consentimento dell'imperadore con principe creduto pubblico nemico dell'imperio, fu essa ritenuta sotto guardia e come ostaggio, senza far caso del salvocondotto ch'ella avea prima procurato ed ottenuto, per quanto ha il Continuatore d'Ermanno Contratto[769]. Fece studio l'imperadore per aver nelle mani anche il piccolo _Federigo_ figliuolo del fu marchese Bonifazio e di Beatrice (chiamato Bonifazio dal suddetto storico) che potea con qualche ragione pretendere alla successione nel ducato della Toscana, affin di levare ogni pretesto al duca Goffredo di amministrare il governo di quegli Stati. Ma mentre chi avea cura di questo piccolo principe va cercando di non esporlo al duro trattamento che provava la duchessa sua madre, egli se ne morì, e liberò Arrigo da questo pensiero. Essendo già premorta Beatrice sua sorella, restò erede di quell'ampio patrimonio l'unica prole rimasta in vita de' figliuoli del marchese Bonifazio e di Beatrice, cioè la celebre contessa _Matilda_, che allora si trovava in età di otto anni, e verisimilmente si assicurò da ogni violenza con ritirarsi nella sua inespugnabil rocca di Canossa sul Reggiano. Il Fiorentini scrive[770] ch'essa era allora colla madre: il che difficilmente m'induco io a credere. Nel dì 5 di maggio si trovava l'Augusto Arrigo ne' celebri prati di Roncaglia sul Piacentino, dove, secondo il consueto, si raunava, all'arrivo dei re e degl'imperadori, la dieta dei principi d'Italia, siccome costa da un suo placito ivi tenuto, da me dato alla luce[771], che merita attenzione, perchè gli avvocati di _Guido vescovo_ di Luni, avendo una lite pel castello di Aghinolfo con un Gandolfo, volevano deciderla col duello alla presenza dello stesso Augusto e di varii vescovi, se non che amichevolmente si acconciò l'affare. Di questa dieta fa menzione anche Arnolfo storico milanese nel lib. III, cap. 6, con dire che in essa _marchionem Adelbertum, de quo nimia fuerat proclamatio, cum aliis flagitiosis, ferreis jubet vinciri nexibus_. Non ho potuto chiarire se questo principe fosse della schiatta dei marchesi poscia appellati estensi.
Perchè gl'interessi della Toscana stavano forte a cuore all'Augusto Arrigo, ed anche perchè il novello _papa Vittore_ avea intimato un concilio da tenersi in Firenze, colà s'inviò egli, e trovossi col pontefice in quella città per la festa della Pentecoste[772]. Fu celebrato in Firenze il suddetto concilio, e quivi di nuovo condannata l'eresia di Berengario e la simonia, e vietata l'alienazione dei beni ecclesiastici. Non ci restano gli atti di quella sacra adunanza. Inviò anche lo zelante papa in Francia, o in questo anno, ovvero nel seguente, il celebre Ildebrando, suddiacono allora, siccome dissi, della santa romana Chiesa, per estirpare la simonia, male in questi tempi gravemente radicato per tutta la Cristianità. Vi operò egli delle mirabili cose, che si leggono nella storia ecclesiastica. In quest'anno ancora, per asserzione di Lamberto da Scafnaburgo[773] e d'altri, accadde che dalla mano sacrilega di un suddiacono fu posto del veleno nel calice quando il suddetto pontefice era dietro a celebrar messa. Miracolosamente volle Dio che il buon papa dopo la consecrazione non potesse alzare il calice. Allora egli col popolo in orazione pregò Dio di rivelar la cagione di questa novità: ed eccoti essere preso dal demonio l'empio autore dell'iniquità, che confessò il suo delitto. Fece Vittore chiudere quel calice in un altare col vino attossicato; e rinnovò col popolo le preghiere a Dio, finchè il suddiacono si vide liberato dal demonio. Havvi chi crede essere provenuto un tale attentato da quel tristo di Teofilatto, che dianzi abbiam veduto sotto il nome di Benedetto IX sulla cattedra di san Pietro, il quale già deposto era tuttavia vivente, per quanto consta dalle parole dette dal santo papa Leone IX prima di morire nell'anno precedente[774]. Ma se sussiste ciò che si è detto di sopra all'anno 1044 d'esso Benedetto IX, sopra di lui non dovrebbe cadere un tal sospetto. Che l'Augusto Arrigo fosse in Firenze nel dì 6 di giugno dell'anno presente, possiamo anche provarlo colla conferma de' privilegii de' canonici di Parma, da me pubblicata[775], e data _VIII idus junii, anno dominicae Incarnationis MLV, Indictione VIII, anno autem domni Heirici tercii regis, imperatoris autem secundi, ordinationis ejus XXVII, regni quidem XVI, imperii vero VIIII. Actum vero Florentiae_. Accadde in quest'anno il ritorno in Italia di _Federigo_ cardinale, cancelliere della Sede apostolica, già spedito a Costantinopoli dal santo papa Leone IX, dove con vigore apostolico sostenne la dottrina della Chiesa romana contra di Michele Cerulario, principale autore di un deplorabile scisma[776]. Fama corse ch'egli portasse da quella corte un gran tesoro, ed avvertitone l'imperadore Arrigo, per sospetto che Federigo, siccome fratello di Gotifredo duca di Lorena, cioè di una persona odiata non poco da esso augusto, avesse tramata col greco imperadore qualche lega in pregiudizio dell'imperio germanico, scrisse al papa di prenderlo e cacciarlo in prigione. Ne fu segretamente avvertito Federigo, e, per sottrarsi alla persecuzione d'Arrigo, corse al monistero di Monte Casino, e quivi si fece monaco. Leone ostiense, autore di questo racconto, avea detto nel capitolo precedente che Federigo in passando pel territorio teatino o sia di Chieti, _Trasmondo conte_ di quella città l'avea spogliato di quanto egli portava seco, lasciandolo poi in libertà, con grave scandalo ed ingiuria della sede apostolica. Aggiugne il suddetto Ostiense[777], che essendo mancato di Vita _Richerio abbate_ di Monte Casino, in suo luogo fu eletto dai monaci un di loro appellato Pietro. Se l'ebbe a male papa Vittore II, il quale per altro amava poco i monaci, e ne fece gran querela, perchè senza sua saputa avessero eletto un abbate. Mandò apposta colà _Umberto_ vescovo e cardinale con ordine di adoperar le scomuniche; _ita ad subjugandam sibi violenter abbatiam animum papa intenderat: quum numquam aliquis ante illum romanorum pontificum hoc attemptaverit; sed libera ab initio permanente, abbatis quidem electio monachis, papae vero sacratio tantummodo pertinuerit_. Furono perciò in armi i sudditi della badia; ma non finì la faccenda, che Pietro eletto abbate rinunziò a quella dignità nell'anno 1057, siccome vedremo.