Annali d'Italia, vol. 4 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750

Part 21

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Fin quando si trovava l'imperadore in Roma, cioè o sul fine del precedente o sul principio del presente anno, egli diede per arcivescovo alla chiesa di Ravenna _Unfredo_ suo cancelliere, e il fece consecrare dal papa. Giunto poscia a Spira, dove collocò il corpo del suddetto san Guido abbate, quivi celebrò la festa della Pentecoste, e tenne una dieta de' principi. Allora fu ch'egli conferì il ducato della Carintia e la marca di Verona a _Guelfo III_ conte, di nazione suevo, e di casa nobilissima e rinomata in Germania, figliuolo del fu _Guelfo II_ conte. Non ho io saputo discernere nelle Antichità estensi[675], se in occasion della venuta in Italia di questo principe, oppure molto prima, _Alberto Azzo II_, marchese e progenitor de' principi estensi, prendesse in moglie _Cunegonda_, sorella d'esso Guelfo III. Pare che l'Urspergense[676] dica che prima, con iscrivere che Guelfo II _genuit et filiam Chunzam_ (lo stesso è che Cunegonda) _nomine, quam Azzoni ditissimo marchioni Italiae dedit in uxorem_. Di queste nozze parla eziandio l'antico autore della Cronica di Weingart[677]. Coll'imperadore era ito in Germania anche _Clemente II_ papa, e ritornato poscia per mala sua ventura in Italia, mentre si trovava _in romanis partibus_ sul principio d'ottobre, cadde infermo, e si sbrigò da questa vita. Corse voce, e forse non mal fondata, ch'egli morisse di veleno, fattogli dare da Benedetto IX già papa, ai cui vizii noti non è inverisimile che s'aggiugnesse ancora questa nuova scelleraggine. _Mense junii_ (sono parole di Lupo Protospata[678], ma si dee scrivere _octobris_) _dictus papa Benedictus per poculum veneno occidit papam Clementem._ Altrettanto ha Romoaldo salernitano[679]. Nè sussiste l'asserzione di Leone ostiense[680], che questo papa terminasse i suoi giorni _ultra montes_. Fu ben portato a Bamberga il suo cadavero, ma _e romanis finibus_, come ha ancora l'autore della Vita di santo Arrigo imperadore[681]. Essendo stato finora ignoto il luogo dove questo pontefice terminasse i suoi giorni, ho io il piacere di poterlo rilevare. Alle mani del padre don Pietro Paolo Ginanni abbate benedettino, diligentissimo ricercatore delle antiche memorie di Ravenna sua patria, capitarono negli anni addietro due bolle originali. La prima è del suddetto papa _Clemente II_, data _VIII calendas octobris, Indictione I_, cioè nel dì 24 di settembre dell'anno presente, mentre egli si trovava gravemente infermo nel monistero di san Tommaso apostolo _ad Aposellam_, vicino a Pesaro. In essa dona egli a Pietro abbate di quel monistero la terra di san Pietro, _pro salute animae suae_. La seconda bolla è di papa _Nicolò II_, data nel dì 16 d'aprile dell'anno 1060, in cui _per intercessionem domni Petri Damiani hostiensis episcopi, confratris nostri_, conferma al predetto abbate la terra di san Pietro, _quam domnus papa Clemens, qui ibi obiit, obtulit praedicto monisterio_. Resta perciò chiaro in qual parte d'Italia venisse a morte il soprallodato papa Clemente II. Ora il già deposto _Benedetto IX_ papa, udita ch'ebbe la morte di Clemente, col mezzo dei suoi parenti potentissimi in Roma, tanto s'adoperò, che per la terza volta tornò ad occupare la sedia di san Pietro, e la occupò per otto mesi e dieci giorni. Vedesi in quest'anno un placito tenuto in Broni, diocesi di Piacenza, da _Rinaldo messo del signor imperadore, al quale intervennero ancora Anselmo ed Azzo marchesi_, l'ultimo dei quali, antenato de' marchesi d'Este, già da noi s'è veduto all'anno 1045 _conte di Milano_. Questo documento si legge presso il Campi[682], ed è autentico. Ma non così un diploma rapportato dal medesimo storico, e attribuito ad _Arrigo III_ re, come dato nell'anno presente. Non può sussistere quell'atto.

NOTE:

[658] Petrus Damian., Opusc. XIX, cap. 27 et 36.

[659] Rubeus, Hist. Ravenn., lib. 5.

[660] Ughell., Ital. Sacr., tom. 2 in Archiepisc. Ravenn.

[661] Landulf. Senior, Histor. Mediol. lib. 3, cap. 3.

[662] Arnulf., Hist. Mediol.

[663] Benzo, cap. 4 Panegyr., tom. 1 Rer. German. Menck.

[664] Coteler, Monument. Graec., tom. 2.

[665] Bullar. Casinens., tom. 1, Constit. XC.

[666] Chron. Casaur., P. II, tom. 2 Rer. Ital.

[667] Ermannus Contract., in Chron. Leo Ostiens., Chron., lib. 1, cap. 80.

[668] Gattola, Hist. Monaster. Casinens., tom. 1. Accession.

[669] Ughell., Ital. Sacr., in Episcop. Asculan.

[670] Chron. Casauriens., P. II, tom. 2 Rer. Ital.

[671] Donizo, in Vita Mathild., lib. 1, cap. 13.

[672] Ughell., Ital. Sacr., tom. 2 in Episcop. Parmens.

[673] Antiq. Ital., Dissert. LXXII.

[674] Ibidem, Dissert. XVIII.

[675] Antichità Estensi, P. I, cap. 2.

[676] Urspergensis, in Chronico.

[677] Apud Leibnitium, Rer. Brunswic., tom. 1.

[678] Lupus Protospata, in Chronico.

[679] Romualdus Salern., tom. 7 Rer. Ital.

[680] Leo Ostiensis, lib. 2, cap. 81.

[681] Acta Sanctor. Bolland. ad diem 14 julii.

[682] Campi, Istor. di Piacenza, tom. 1.

Anno di CRISTO MXLVIII. Indizione I.

DAMASO II papa 1. ARRIGO III re di Germania 10, imperadore 3.

Non mancarono i Romani, per attestato di Lamberto da Scafnaburgo[683], di spedire ambasciatori all'Augusto Arrigo per riferirgli la morte di papa Clemente II, _eique successorem postulantes_; e questi si trovarono in Palitì, dove esso imperadore celebrò la festa del santo Natale nell'anno precedente. Ma perciocchè Benedetto IX s'era di nuovo intruso nella cattedra pontificia, si dovettero trovar difficoltà a mandare un papa nuovo a Roma. Però solamente nel luglio di questo anno fu eletto per successore del defunto Clemente _Poppone vescovo_, non già d'Aquileia, come ha l'Annalista sassone, Alberico monaco dei tre Fonti ed altri ma bensì di Brixen ossia di Bressanone nel contado del Tirolo. Egli è chiamato da Ermanno Contratto _episcopus brixiensis_: il che da alcuni vien creduto error de' copisti, in vece di _brixinensis_; ma que' cittadini anche presso altri scrittori si veggono appellati _brixienses_. Prese questi il nome di _Damaso II_, e, secondo il cardinal Baronio, mandato a Roma dall'imperadore, _suffragiis omnium electus et comprobatus, consecratus fuit_. Da quali autori prendesse il porporato Annalista tal notizia, non l'ho potuto scorgere; e certo par verisimile che Arrigo, prima d'inviare a Roma esso Poppone, se l'intendesse col clero e popolo romano. Ciò non ostante, non lascio io di sospettare che Arrigo potesse qui prevalersi troppo dell'autorità sua, con lasciare in tal elezione poco arbitrio ai Romani. Ermanno Contratto[684] scrive che _Poppo brixiensis_ (brixinensis) _episcopus ab imperatore electus Romam mittitur, et honorifice susceptus_. Sospetto io inoltre che cominciassero allora ad alterarsi gli animi de' Romani, perchè gli antichi imperadori greci e franchi, secondo i canoni, aveano lasciata sempre loro in libertà l'elezion de' nuovi papi, con riserbarsene solamente l'approvazione prima di consecrarli. Ma l'Augusto Arrigo neppur lasciò loro libero il diritto dell'elezione, dacchè gli aveva obbligati a non procedere ad essa senza il suo beneplacito. Doveva anche rincrescere loro il veder provveduta la Chiesa romana di pontefici forestieri, senza prenderli dal grembo loro, benchè noi abbiamo osservato molti papi presi dall'Oriente ne' secoli addietro. Veggasi Ottone Frisingense[685], che conferma quanto io vo sospettando. Che sconvolgimenti partorisse dipoi questa mutazione di disciplina, l'andremo vedendo nel proseguimento della storia. Venne dunque il novello papa Damaso II verso Roma nel mese di luglio dell'anno presente, essendosi, come è da credere, ritirato il falso pontefice Benedetto IX. Ma poco potè egli godere della sua dignità, perchè dopo soli 23 giorni di pontificato passò all'altra vita in Palestrina. Questa sì repentina morte fece correre dei sospetti che il veleno anche a quest'altro papa avesse abbreviati i giorni. Restò vacante nel rimanente dell'anno la Chiesa romana.

Seguitava intanto nel regno germanico la ribellione di _Gotifredo duca_ della Lorena superiore. Avvenne che in questo anno _Adalberto_, già creato duca della Lorena inferiore, venuto a battaglia con esso Gotifredo, restò sconfitto ed ucciso in quel fatto d'armi. Abbiamo poi dal Bollario casinese[686] che l'imperadore Arrigo concedette al monistero delle monache di santa Giulia di Brescia un privilegio, dato _VI nonas maii, anno vero dominicae Incarnationis MXLVIII, Indictione I, anno autem domni Heinrici regis tertii, imperatoris secundi, ordinationis ejus XX, regnantis quidem IX, imperantis vero II. Actum Turegum_, cioè in _Zurigo_, oppure in _Turgau_. Fu più volte in quella terra o città l'imperadore Arrigo, ed in quest'anno ancora vi celebrò l'Ascension del Signore. Certo è, secondochè ho dimostrato nelle Annotazioni alle leggi longobardiche[687], ch'egli in esso luogo tenendo una gran dieta de' principi italiani (in qual anno, nol so), pubblicò tre leggi che si leggono nel corpo d'esse leggi longobardiche. Una specialmente merita attenzione. Sapevasi che molti in questi sì corrotti secoli erano levati dal mondo _veneficio, ac diverso furtivae mortis genere_, cioè non già con fattucchierie, ma col veleno, e con altre maniere occulte: che questa è la forza della parola _veneficium_. Ditmaro ed altri storici anch'essi asseriscono che in questi tempi l'Italia era troppo screditata per l'uso del veleno. Perciò fu determinata la pena della morte contra gli operatori di sì orrida iniquità. Rinnovò in quest'anno ancora esso Augusto i suoi privilegii al monistero di san Pietro di Bremido con diploma spedito[688] _XIII kalendas maii, anno vero dominicae Incarnationis MXLVIII, Indictione I, anno autem domni Heinrici regis tertii, imperatoris secundi, ordinationis ejus XX, regnantis quidem IX, imperantis vero II. Actum in Ulmo._ Sarà la città di Ulma. Truovo io tali sconcerti nei diplomi intorno agli anni dell'_ordinazione_ di Arrigo, che non ho voluto il fastidio di riveder questi conti.

NOTE:

[683] Lambertus Scafnaburgensis, in Chron.

[684] Hermannus Contractus, in Chron.

[685] Otto Frisingensis, lib. 6, cap. 32 Chron.

[686] Bullarium Casinense, tom. 2, Constit. XCI.

[687] Rerum Italic., P. II, tom. 1.

[688] Antiquit. Ital., Dissertat. LXX.

Anno di CRISTO MXLIX. Indizione II.

LEONE IX papa 1. ARRIGO III re di Germania 11, imperadore 4.

Abbiamo dal Cronografo di san Benigno[689] che i Romani innamorati delle doti di _Alinardo arcivescovo_ di Lione, fecero istanza all'_imperadore Arrigo_ per averlo papa. Alinardo, ciò saputo, perchè non gli dovea piacere l'aria di Roma, si guardò di capitare alla corte imperiale, finchè non udì creato un novello pontefice romano. Questi fu _Brunone vescovo_ di Tullo, parente dell'imperadore. Non si potea scegliere personaggio più fatto secondo il cuore di Dio: tanta era la sua pietà, il suo zelo, la sua attività, la prudenza, il sapere[690]. Trovavasi l'imperadore Arrigo in Vormazia nel dicembre dell'anno antecedente, dove tenne una gran dieta di vescovi e principi. Si trattò in essa di provveder di un nuovo pontefice la santa Chiesa romana. Non se l'aspettava Brunone; tutti i voti concorsero in lui, ed egli, colto così all'improvviso, dimandò tempo a pensarvi tre giorni. Dopo i quali ripugnando a tale elezione, con isperanza di schivare questo sì pesante onore, fece in pubblico la confessione de' suoi mancamenti; ma indarno, perchè stettero tutti costanti in volerlo papa. V'erano presenti i legati romani. In fine si arrendè, ma con protestare che non accettava la carica qualora non vi concorresse l'elezione e il consentimento del clero e popolo di Roma, non ignorando egli ciò che in tale proposito aveano ordinato i sacri canoni. Gli furono date le insegne pontificali, e dopo aver celebrate le feste del santo Natale nella sua chiesa di Tullo, con singolare umiltà vestitosi da pellegrino, sul principio dell'anno presente si mise in viaggio verso Roma, avendo in sua compagnia il celebre monaco Ildebrando, che fu poi papa Gregorio VII. Arrivò egli a Roma sul principio della quaresima[691], ed ivi ancora solennemente fu eletto e applaudito dal clero e popolo romano, e consecrato papa, con prendere il nome di _Leone IX_. Nè perdè tempo ad operare. Dopo la domenica in Albis tenne gran concilio di vescovi in Roma contro de' simoniaci. Poscia, chiesta licenza ai Romani, sen venne a Pavia, e quivi nella settimana dopo la Pentecoste celebrò un altro concilio. Indi passò a trovare l'imperadore in Sassonia per informarlo dello stato d'Italia e de' bisogni della Chiesa. Un altro concilio assai numeroso fu da lui tenuto nella basilica di san Remigio di Rems, e poscia un altro in Magonza, dove si trovò ancora l'imperadore. In questi tempi durando la ribellione di _Gotifredo duca_ di Lorena, con cui aveva unite le sue forze anche _Baldovino conte_ di Fiandra[692], papa Leone, ad istanza dell'imperadore, amendue gli scomunicò. Più che l'armi temporali servirono le spirituali per mettere il cervello a partito di Gotifredo; e però egli sen venne supplichevole ad Aquisgrana a' piedi dell'imperadore, e coll'aiuto del buon papa ottenne il perdono de' suoi falli. Seguitò Baldovino a far guerra, ma dopo aver lasciato dare un gran guasto al suo paese dall'armata imperiale, finalmente trattò di pace, e diede a tal fine gli ostaggi. Dopo queste imprese Leone IX per la città d'Augusta e per la Baviera sul finir dell'anno venne alla volta d'Italia, ed arrivò a celebrar la festa del Natale in Verona. Confermò esso papa in quest'anno i suoi privilegii al monistero di Farfa con sua bolla[693], data in Roma _IV kalendas marti, anno pontificatus domni Leonis noni papae primo, Indictione II_. E l'imperadore Arrigo concedette a _Berardo vescovo_ di Padova, e a' suoi successori, la licenza di battere moneta[694], _secundum pondus veronensis monetae_. Il diploma fu dato _XVI kalendas maii, anno dominicae Incarnationis MXLVIIII, Indictione II. Anno domni Henrici tertii regis, imperatoris secundi, ordinationis ejus XX, regni quidem X, imperii vero III. Actum Goslariae._ Torno a dire che gli anni dell'ordinazion di Arrigo sono confusi in varii diplomi: e però lascerò ad altri la cura di accertar questa epoca e di correggere gli errori. Circa questi tempi ancora abbiamo da Cedreno[695] un avvenimento importantissimo per la storia d'Italia, cioè che i Turchi, gente di nazione unnica, o vogliam dire della gran Tartaria, uscirono dalle porte del Caucaso, e cominciarono le lor terribili conquiste con levare ai Saraceni la Persia, e darsi poscia ad infestar l'imperio de' Greci. Non mi stendo a dirne di più per ora, riserbando quel che occorrerà al resto della storia.

NOTE:

[689] Dachery, Spicileg., tom. 2 nov. edition. Albericus Monach., in Chronico.

[690] Wibert., in Vita S. Leonis IX, lib. 2, cap. 1.

[691] Wibert. Bruno. Leo Ostiensis, in Chron. Anselmus, in Itiner., etc.

[692] Hermannus Contractus, in Chron.

[693] Chronic. Farfense, P. II, tom. 2 Rer. Ital.

[694] Antiquit. Italic., Dissert. XXVII.

[695] Cedren., Compend. Histor.

Anno di CRISTO ML. Indizione III.

LEONE IX papa 2. ARRIGO III re di Germania 12, imperadore 5.

Giunto che fu a Roma il santo pontefice _Leone IX_, e sbrigato da varii affari, in questo anno (e non già nel precedente, come lasciò scritto Leone ostiense[696]) passò in Puglia, parte per sua divozione[697], parte per quetar le discordie insorte fra i Normanni e i popoli di quelle contrade, che si sentivano gravati non poco da quella gente straniera. Fu nell'aprile a Monte Casino, a san Michele del Monte Gargano, e a Benevento, dove di nuovo scomunicò quel popolo, perchè ribello all'imperadore. Tenne un concilio in Siponto, dove depose due arcivescovi convinti di simonia. Tornato a Roma, sul principio di maggio celebrò un altro concilio nella basilica lateranense, dove furono condannate le perverse dottrine di Berengario franzese intorno al sacramento dell'altare. Fioriva in questi tempi in Normandia nel monistero di Becco il celebre _Lanfranco_, priore allora d'esso sacro luogo, di nascita italiano, perchè nato di nobili parenti in Pavia. Essendo passata fra lui e il suddetto Berengario qualche lettera, fu egli chiamato in Italia, e tanto in esso concilio lateranense, quanto in quello di Vercelli susseguentemente tenuto nel settembre di questo anno dal medesimo papa, giustificò sè stesso, e restò carissimo a tutta la corte pontificia. Servì questo accidente a maggiormente accrescere la fama della letteratura e pietà di Lanfranco, il quale col tempo divenne abbate di Becco, e poscia arcivescovo santo di Canturberì in Inghilterra. Era insorta qualche contesa fra papa Leone e _Unfredo arcivescovo_ di Ravenna spalleggiato da alcuni della corte imperiale. Però in esso concilio di Vercelli il papa gli sospese il ministro episcopale, oppure, come vuol Wiberto, lo scomunicò. Tornò egli dipoi alla sua Chiesa di Tullo per farvi la traslazione del corpo di san Gerardo, già vescovo di quella città. Passò in questo anno nel dì 12 d'aprile a miglior vita sant'_Adalferio_ ossia _Alferio_, fondatore e primo abbate dell'insigne monistero della Cava nel principato di Salerno, la cui Vita, insieme con quella di tre altri abbati suoi successori, si legge fra gli scrittori da me raccolti delle cose d'Italia[698]. Se si vuol prestar fede agli Annali pisani, in quest'anno[699] Mugetto, re de' Saraceni africani, con un potente esercito tornò in Sardegna, e cacciatine i Pisani, attese a fabbricarvi delle città, e prese la corona di quel regno. _Pisani vero, cum romana Sede firmata concordia cum privilegio et cum vexillo sancti Petri accepto, invaserunt regem, et ceperunt illum et totam terram, et coronam imperatori dederunt. Et Pisa fuit firmata de tota Sardinea a romana Sede._ Ma al vedere che de' vari autori di questo secolo, i quali han parlato dei fatti gloriosi di san Leone IX papa, niuno parla di questo, che pur sarebbe tornato cotanto in onore del medesimo; pare che si possa dubitare dell'impresa suddetta, o almeno delle sue circostanze. Nacque nell'anno presente nel dì 12 di novembre all'Augusto Arrigo un figliuolo maschio[700], partoritogli dall'imperadrice Agnese. Fu questi poi _Arrigo quarto_ fra i re, e terzo fra gl'imperadori, per cui cagione vedremo a suo tempo sconvolta tutta l'Italia e la Germania.

Cessò di vivere in questi tempi _Pandolfo IV_ principe di Capoa[701]. Leone ostiense il fa portato via dai diavoli, citando un'apparizione fatta ad un servo di Dio napoletano. Ma, siccome il padre Angelo della Noce osservò, probabilmente questa fu una giunta fatta alla Cronica dell'Ostiense, ed altri ciò scrissero di Pandolfo Capodiferro, tanti anni prima defunto. Nei secoli dell'ignoranza gran voga aveano somiglianti visioni e dicerie. _Pandolfo V_ suo figliuolo restò padrone di quel principato, con avere per collega _Landolfo V_ suo proprio figliuolo. Ho io rapportato altrove un diploma dell'Augusto Arrigo[702], come dato in quest'anno in favore del monistero di san Zenone di Verona. Le note cronologiche sono queste: _Data III idus novembris, anno dominicae Incarnationis ML, Indictione IIII, anno domni Heinrici tertii regis, imperatoris autem secundi, ordinationis ejus XXIIII, regni quidem XIII, imperii vero IIII. Actum Veronae._ Perchè era tuttavia attaccato alla pergamena il sigillo di cera, e nel novembre dell'anno presente potea correre l'_Indictione IV_, senza farne altro esame, lo credei documento originale e sicuro. Ma se sta così nella pergamena, nè è succeduto errore in copiarlo, non so io ora accordarlo colla verità della storia. Che l'imperador fosse in Italia in quest'anno, niuno degli antichi lo scrive, ed io lo credo falso. Sono anche discordi fra loro l'_anno XIII_ del regno e il _IV_ dell'imperio. Sarebbe da vedere se potesse riferirsi all'anno 1055 col confronto dell'originale. Siccome apparisce da un documento da me dato alla luce[703], in quest'anno il marchese _Alberto Azzo II_, progenitore de' principi estensi, si truova conte della Lunigiana. Egli è qui appellato _Albertus, qui Aczo vocatur, marchio et comes istius Lunensis comitato, filius bonae memoriae itemque Alberti similiterque Aczo, et marchio et comes_. In Lunigiana era il forte de' beni e Stati posseduti dagli antichi marchesi, appellati poscia marchesi d'Este. Sotto quest'anno (seppure non fu nel 1054) si legge una lettera di _Argiro duca_ d'Italia a _Berardo abbate_ di Farfa[704], in cui egli si rallegra d'essere stato ammesso alla confraternità e partecipazion delle orazioni e de' meriti di quei buoni monaci. Il titolo suo molto spezioso e degno d'osservazione è questo: _Ego Argiro Dei providentia magister vestis, et dux Italiae, Calabriae, Siciliae, Paflagoniae._ Molto più antico è il rito di simili confraternità fra i monaci, ed esso dura tuttavia.

NOTE:

[696] Leo Ostiensis, lib. 2, cap. 81.

[697] Wibertus, in Vita S. Leonis, lib. 2, cap. 4.

[698] Rer. Ital., tom. 6.

[699] Annal. Pisan., tom. 6 Rer. Ital., pag. 167.

[700] Hermannus Contractus, in Chron.

[701] Camillus Peregrin., Hist. Princip. Langobard.

[702] Antiquit. Italic., Dissert. LXIII.

[703] Antichità Estensi, P. I, cap. 11.

[704] Chron. Farfense, P. II, tom. 2 Rer. Ital.

Anno di CRISTO MLI. Indizione IV.

LEONE IX papa 3. ARRIGO III re di Germania 13, imperadore 6.

Trovaronsi l'infaticabil _Leone IX_ papa e l'_imperadore Arrigo_ in Augusta, dove insieme celebrarono la festa della Purificazione della santa Madre di Dio. In tal occasione, per attestato di Ermanno Contratto[705], l'imperadore rimise in grazia del papa _Unfredo arcivescovo_ di Ravenna. Ma Wiberto[706] aggiugne una particolarità: cioè che Unfredo fu chiamato da Arrigo ad Augusta, e dopo aver restituito al papa alcuni beni ingiustamente occupati, fu forzato a chiedere l'assoluzion delle censure. Inginocchiossi egli a' piedi del santo pontefice, e perchè tutti i prelati assistenti interposero le lor preghiere in favor di lui, Leone con alta voce disse: _A misura della sua divozione Dio gli conceda l'assoluzione di tutti i suoi falli._ Nel levarsi Unfredo in piedi, fu osservato, che quasi burlandosi del papa, e tuttavia gonfio di superbia, sogghignava. Vennero le lagrime agli occhi al buon pontefice, e con voce bassa disse ad alcuni che gli stavano intorno: _Oimè, questo miserabile è morto._ Poco stette Unfredo a cader malato, ed appena ricondotto in Italia, diede fine alla vita e all'alterigia sua. Ermanno Contratto lasciò scritto, essere corsa voce ch'egli morisse attossicato, perchè la sua morte fu improvvisa. Ma s'egli morì, come vuole il Rossi, nel dì 22 di agosto, gran tempo corse fra la di lui andata in Germania e la morte sua. Tornato a Roma papa Leone, quivi celebrò dopo Pasqua un nuovo concilio, dove fra l'altre cose scomunicò _Gregorio vescovo_ di Vercelli, imputato d'adulterio con una vedova già sposa di un suo zio. Non si trovava questo vescovo in Roma, e nulla perciò potè rispondere per sè. Ma avvertito della censura contra di lui fulminata, se nel volò a Roma, ed avendo promessa soddisfazione, se ne tornò assoluto e contento a casa. Questo ne' tempi susseguenti fece gran figura negli affari secolareschi d'Italia, siccome vedremo. Andò poscia il santo pontefice all'insigne monistero di Subiaco, da dove essendo fuggito _Attone_ ossia _Azzo_ abbate, a cui dovea rimordere la coscienza, egli diede per abbate a que' monaci _Umberto_, nato in Francia, e le cui imprese, parte buone e parte cattive, si leggono nella Cronica di Subiaco[707], da me data alla luce. È notabile quanto ivi è scritto: cioè che il papa in quella congiuntura _Sublacenses ad se convocavit in monasterio, quorum et requirens instrumenta chartarum, notavit falsissima, et ex magna parte ante se igne cremari fecit_. Di queste merci non furono privi una volta altri monisteri e chiese: il che sia detto senza pregiudizio degli innumerabili altri autentici documenti che si trovano nei loro archivii.