Annali d'Italia, vol. 4 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750
Part 15
Due diplomi ho io dato alla luce[476], che in quest'anno ottenne dall'Augusto Corrado _Ubaldo_ vescovo di Cremona, amendue dati _III kalendas martii, anno dominicae Incarnationis MXXXI, Indictione XIIII, anno autem domni Chuonradi secundi regnantis VI, imperantis vero IIII. Actum Goslare_. In tutti e due questi documenti è notato l'_anno sesto del regno_, e conseguentemente pare adoperata l'epoca del regno d'Italia. Ma di qui risultando che la coronazione italica di Corrado sarebbe seguita prima del dì 26 di febbraio dell'anno 1026, converrà meglio interpretare Ermanno Contratto[477], allorchè ad esso anno 1026 scrive che Corrado _circa tempus quadragesimae cum exercitu Italiam adiit_. Diede fine in questo anno in Fiscanno alla sua santa vita _Guglielmo abbate_ di Dijon in Francia[478], celebre nella storia monastica per le sue virtù e per la fondazione di varii monisterii, fra' quali quello di san Benigno di Fruttuaria in Piemonte, e per avere introdotta la riforma in assaissimi monisteri, massimamente di Francia. Glabro Rodolfo[479] suo contemporaneo, nella vita che scrisse di lui, attesta, tale essere stata la fama e stima d'esso Guglielmo abbate, _ut cunctas Latii ac Galliarum provincias ipsius amor ac veneratio penetraret. Nam reges ut patrem, pontifices ut magistrum, abbates et monachi ut archangelum, omnes in commune ut Dei amicum, suaeque praeceptorem salutis habebant_. Ne ho fatta menzione, perchè egli senza dubbio fu di nascita italiano. Secondo la testimonianza del medesimo Glabro, egli nacque nell'isola di san Giulio della diocesi di Novara, nel tempo stesso che Ottone il Grande assediò Willa moglie di Berengario re d'Italia in quell'isola del lago d'Orta: il che, siccome abbiam veduto, succedette nell'anno 962. Ottone stesso, dopo la presa di quel luogo, il tenne al sacro fonte. Non s'ingannò Glabro in iscrivendo ch'egli morì nell'anno presente 1031, in età d'_anni settanta_; ma ingannossi bene il padre Mabillone[480], volendo qui correggere Glabro, quasichè Guglielmo avesse dovuto nascere nell'anno 961, perchè molto ben si verifica che egli fosse nato nel 962, e che nel presente 1031 egli fosse entrato nell'anno settantesimo di sua età, benchè sia vero che Berengario morì molto più tardi di quel che suppose Glabro. Se vogliam credere a Sigeberto[481], in quest'anno _Robertus et Richardus_ (nobili normanni) _minuendae domo multitudinis caussa, hoc tempore a Normannia digressi, Apuliam expetunt, et Italis inter se dissidentibus, dum alteri contra alterum auxilium praestant, hac opportunitate Italos callide et fortiter debellant, et successus urgendo suos nomen suum dilatant, et futurae prosperitatis sibi viam parant_. Se, come io credo, e si raccoglie da altro susseguente luogo, Sigeberto vuole che _Roberto Guiscardo_ nell'anno presente dalla Normandia passasse in Puglia, egli racconta delle favole. Nè in questi tempi fu guerra in Puglia, nè fra i principi di quelle contrade, e noi vedremo a suo tempo quando esso Roberto venne in Italia. Ma forse parla di un diverso Roberto quello storico.
NOTE:
[469] Romuald. Salernit., in Chron., tom. 7 Rer. Ital.
[470] Lupus Protospata, in Chron.
[471] Anonym. Barensis, tom. 5 Rer. Ital.
[472] Leo Ostiensis in Chron., lib. 2, cap. 62.
[473] Angelus de Nuce, in Notis ad Chron. Leonis Ostiensis.
[474] Baron., in Annal. et in Martyrologio.
[475] Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.
[476] Antiquit. Italic., Dissert. VIII et XIX.
[477] Ermannus Contractus, in Chron.
[478] Mabillon., in Annal. Benedictin.
[479] Glaber, in Vita Wilielmi Divion. apud Mabillon.
[480] Mabill., Annal. Benedict., ad ann. 987.
[481] Sigebertus in Chron.
Anno di CRISTO MXXXII. Indizione XV.
GIOVANNI XIX papa 9. CORRADO II re di Germania 9, imperadore 6.
Cessò di vivere in quest'anno _Rodolfo III_ re di Borgogna, soprannominato il _Dappoco_, senza lasciar figliuoli. Aveva egli per cura del santo imperadore Arrigo riconosciuto per dominio dipendente dall'imperio il suo regno[482]; oppure perchè ciò si pretendeva fatto nei tempi insino di Arnolfo re di Germania, egli venne a soggettarlo di nuovo all'imperio. L'_imperador Corrado_ maggiormente strinse questo affare, usando anche della forza, con indurre Rodolfo a promettere di aver per successore in quel regno o lui, o in suo luogo il giovane _Arrigo re_, con pretenderlo ancora per le ragioni di _Gisela_ o _Gisla_ imperadrice sua moglie, nipote del suddetto Rodolfo[483]. Ed era ben vasto e fiorito quel regno, perchè da Basilea si stendeva fino ad Arles e a Marsilia, con abbracciare la Provenza, Lione, il Delfinato ed altri paesi[484]. Ne fu portata la corona coll'altre regali insegne, e massimamente colla lancia di san Maurizio, all'Augusto Corrado. Ma _Odone II_ conte ossia duca di Sciampagna perchè figliuolo di Berta sorella del defunto re Rodolfo, pretendendo a quella eredità, si prevalse della congiuntura che esso re imperadore si trovava impegnato coll'armi nella Schiavonia, o, per meglio dire, nella Polonia contra di Misicone re oppure duca di quelle contrade; ed entrò in possesso della Borgogna. Perciò Corrado s'andò preparando per fare nell'anno seguente una disgustosa danza nel regno a lui rapito. Abbiamo spettante a quest'anno un documento che ci scuopre chi fosse ne' tempi presenti duca e marchese della Toscana. Pubblicò l'Ughelli[485] la fondazione de' canonicati fatta nella sua chiesa da _Jacopo_ vescovo di Fiesole. _Anno dominicae Incarnat. MXXXII, imperii domni Conradi Augusti V, Indictione XV_. Dice di far quell'opera per la salute degl'imperadori, e specialmente di Arrigo I fra gli Augusti, che l'avea promosso a quella chiesa. _Necnon pro salute Conradi serenissimi imperatoris felicis memoriae_ (così dicevano altri ancora de' principi viventi) _suaeque conjugis Gislae Augustae, et filii ejus II. necnon Bonifacii serenissimi ducis et marchionis Tusciae_. Sicchè probabil cosa è che fin nell'anno 1027 _Rinieri_ marchese di Toscana, volendo cozzare col re Corrado, con essere poi necessitato a rendersi, decadesse da quel ducato, e che sulle rovine di lui si alzasse il marchese _Bonifazio_, padre della gran contessa Matilda. Comunque sia, l'abbiamo _duca della Toscana_ in questi tempi. Tornarono nell'anno presente gli ambasciatori[486], spediti dal popolo di Venezia a Costantinopoli, per ricondurre di colà il già esiliato lor doge _Ottone Orseolo_, colla nuova ch'egli avea dato fine alla sua vita in quella città. Il perchè _Orso patriarca_ di Grado suo fratello, stato vice-doge per un anno e due mesi, rinunziò il governo. Col favore di poca parte di popolo s'intruse nel ducato _Domenico Orseolo_, e male per lui, perciocchè non andò molto, che formatasi una potente sollevazione contra di lui, ebbe fatica a salvarsi con ritirarsi a Ravenna, dove lasciò poi le sue ossa. Girolamo Rossi[487] mette la sua fuga e morte nell'anno 1024. Merita ben più fede in questo Andrea Dandolo, diligente scrittore delle cose della patria sua. Fu dunque creato doge di Venezia _Domenico Fabianico_, che allora si trovava in esilio; con che cessarono tutte le fazioni e discordie de' Veneziani. Questi, soggiugne il Dandolo, _a Costantino Augusto protospatarius ordinatus est_. Ma dovea dire da _Romano Argiro_, il quale nell'anno 1028 era succeduto a Costantino nell'imperio d'Oriente. Per attestato di Lupo Protospata[488] e dell'Anonimo Barense[489], in quest'anno il medesimo _Romano imperador _ de' Greci mandò per Catapano, ossia governator generale dei suoi Stati in Italia, _Costantino protospata_, chiamato ancora _Opo_.
NOTE:
[482] Ditmarus, Chronic., lib. 7.
[483] Wippo, in Vita Conradi Salici.
[484] Guatherus Ligurio., lib. 5.
[485] Ughell., Ital. Sacr., tom. 3 in Episcop. Faesulan.
[486] Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.
[487] Rubeus, Hist. Ravenn., lib. 5.
[488] Lupus Protospata, in Chronico.
[489] Anonym. Barensis, Chron., tom. 5 Rer. Ital.
Anno di CRISTO MXXXIII. Indizione I.
BENEDETTO IX papa 1. CORRADO II re di Germania 10, imperadore 7.
Oltre a quest'anno non passò la vita di _Giovanni XIX_. Non ci è noto il giorno e mese in cui egli cessò di vivere. Ben sappiamo che ebbe nel mese di giugno per successore nella cattedra di s. Pietro _Benedetto IX_. Adunque uno strumento accennato da Girolamo Rossi[490], dove si legge il suo _anno terzo_ nel dì 25 di giugno dell'anno seguente, patisce delle difficoltà. Aggiungo di più, che nel Bollario casinense e negli Annali benedettini del padre Mabillone si truovano documenti, secondo i quali parrebbe che esso Benedetto IX avesse conseguito il pontificato nell'anno precedente, e non già nel presente. Tali nondimeno e tanti sono gli altri che ci assicurano aver egli solamente in quest'anno conseguita la dignità pontificia, che non credo si possa dipartire dall'opinione suddetta. Ora noi troviamo questo pontefice sommamente screditato nella storia ecclesiastica. Egli è appellato da Glabro[491] _nepos duorum, Benedicti atque Johannis_ (romani pontefici), _puer ferme decennis, intercedente thesaurorum pecunia, electus a Romanis_. Non par notizia sicura ch'egli fosse di età sì tenera. Dicono ancora che si chiamava prima _Teofilatto_. Anche di questo io dubito, sembrando, per le notizie da me addotte altrove, che non egli, ma _Benedetto VIII_ suo zio portasse questo nome. Ha ben ragione di dar qui nelle smanie il cardinal Baronio[492] contra di questo mostro, con saviamente confutare dipoi i nemici della Chiesa cattolica, che di qui prendono motivo di sparlare della Chiesa romana. Non lasciarono mai, nè lasciano le chiese, e specialmente quella che è capo di tutte, d'essere sacrosante venerabili, ancorchè talvolta ministri indegni ne giungano al governo. Così durò anche allora in tutti i savii cristiani la venerazione dovuta alla Sede apostolica, tuttochè ciascun disapprovasse e l'ingresso e la vita di questo pontefice, che fu veramente esecrabile e sporca. I vizii de' sacri pastori non son già vizii delle loro sedie. Passa anche il cardinale Annalista a riprovare, e meritamente, i principi del secolo, qualor vogliano metter mano nell'elezione de' sommi pontefici. Ma è da vedere se questo fosse il luogo di dar questo ricordo ai principi. Pare piuttosto ch'egli dovesse ricordare ai suoi elettori di aver gli occhi solamente a Dio e al bene della Chiesa, e non già allo splendor dell'oro, nè a' proprii vantaggi. Nella elezione di Benedetto IX niun principe ebbe mano. L'oro fu il principe che fece eleggerlo, e da questo tiranno, e non da violenza di principe alcuno, si lasciarono questa volta abbagliare il clero e popolo romano. Abbiamo da Vittore III papa[493] che questo Benedetto di nome, ma non di fatti, _cujusdam Alberici filius (Magi potius Simonis, quam Simonis Petri vestigia sectatus) non parva a patre in populum profligata pecunia, summum sibi sacerdotium vendicavit. Cujus quidem post adeptum sacerdotium vita quam turpis, quam foeda, quam exsecranda exstiterit, horresco referre_. Ma allora pur troppo la simonia facea grande strage non in Roma solo, ma per tutta la Cristianità. Ed essa più facilmente ancora mettea le zampe nell'elezion de' papi, perchè a questa interveniva anche il popolo secolare. Lodiamo Dio che questa mal erba, sempre detestata, sempre fulminata dalla Chiesa cattolica, truovò da lì a pochi anni degli zelantissimi papi che seriamente attesero a sradicarla; e lodiamolo, perchè a miglior ordine ridotta la elezion de' romani pontefici, non più si veggono nella sedia di san Pietro personaggi che, in vece di edificare distruggano, nè vescovi nelle altre chiese mancanti affatto di quelle belle doti che san Paolo desidera ed esige in ogni sacro pastore della Chiesa di Dio.
Nel gennaio dell'anno presente si trovava in Basilea l'_imperador Corrado_, come costa da un suo diploma pubblicato da me[494]. In quello stesso mese, per attestato di Wippone[495], egli mosse l'armata sua verso il regno della Borgogna, per ispossessarne Odone conte ossia duca di Sciampagna. Arrivato nel giorno della Purificazion della Vergine al monistero Paterniaco, quivi da buona parte dei grandi d'esso regno fu riconosciuto per re, e ne ricevette la corona nel giorno stesso. S'accinse ancora all'assedio di alcune castella; ma sì fiero e straordinario fu il freddo in quelle parti, che convenne desistere e ritirarsi. Tornossene dunque indietro, e trovandosi nel castello Turcico, vennero ad inchinarlo la vedova regina di Borgogna _Ermengarda_, con altri non pochi Borgognoni, i quali aveano fatta la via d'Italia per timor di Odone. Venuta poi la state, l'imperadore, in vece di portar l'armi contro il regno della Borgogna, andò a dirittura a cercar Odone in casa sua, cioè nella Sciampagna, dove sì terribil guasto diede, che Odone per necessità venne a trovar Corrado con tutta umiltà, e a chiedere perdono, con promettere quello che, siccome uomo di mala fede, non voleva eseguire. Contento di questo, se ne tornò in Germania Corrado. Immaginossi il cardinal Baronio[496], per un passo mal inteso di Glabro, ch'esso Augusto calasse in quest'anno in Italia. Ciò è troppo lontano dal vero, come avvertì il padre Pagi[497]. Anche il padre Daniello[498], sinistramente interpretando un altro passo di Glabro, si credette che il popolo di Milano, ribellatosi all'Augusto Corrado, spedisse nell'anno presente ambasciatori ad offerir la corona d'Italia al predetto Odone. Ciò seguì molto più tardi, siccome vedremo. Erano in questi tempi i Milanesi sommamente attaccati e fedeli all'imperadore. Nè si vuol tacere che, per attestato del suddetto Glabro[499], in questo anno cominciò per la prima volta ad udirsi il nome della _Tregua di Dio_, proposta dai vescovi delle provincie di Arles e di Lione, che poi fu stabilita più tardi, ed anche abbracciata da molti in Italia. Erano allora non meno in Francia che in Italia in uso le guerre private: cioè permettevano le leggi il potersi vendicare dei nemici, dacchè il fallo era patente e conosciuto da' pubblici ministri. Però le discordie e vendette si tramandavano ai figliuoli e nipoti; frequentissimi erano gli ammazzamenti, e i più camminavano coll'armi, pronti sempre alla difesa ed offesa. Fu perciò in questi tempi fatta parola, e poi conchiuso nell'anno 1041, che in alcuni giorni di qualsivoglia settimana[500] per amore di Dio niuno osasse di far danno alla vita o alla roba de' suoi nemici. Fu imposta la scomunica e l'esilio a chi, accettata questa tregua, la trasgredisse dipoi. Susseguentemente fu in alcun luogo abbreviato il termine della tregua con altre regole, delle quali è da vedere il Du-Cange[501]. Ne parla anche Landolfo seniore[502], storico milanese di questo secolo, ma con qualche differenza, scrivendo che a' tempi d'Eriberto arcivescovo, _lex sancta, atque mandatum novum et bonum e coelo, ut sancti viri asseruerunt, omnibus Christianis tam fidelibus quam infidelibus data est, dicens: Quatenus omnes homines secure ab hora prima Jovis usque ad primam horam diei lunae, cujuscumque culpae forent, sua negotia agentes permanerent. Et quicumque hanc legem offenderent, videlicet Treguam Dei, quae misericordia Domini nostri Jesu Christi terris noviter apparuit; procul dubio in exsilio damnatus per aliqua tempora poenam patiatur corpoream. At qui eamdem servaverit, ab omnium peccatorum vinculis Dei misericordia absolvatur._ Fu saggiamente pensata e introdotta la tregua di Dio dai vescovi di Francia; ma Landolfo ci fa intendere ch'essa era venuta _dal cielo_, secondo il costume di que' tempi, ne' quali ogni pia istituzione si spacciava come miracolosa e mandata dal cielo con qualche rivelazione. In quest'anno _IX kalendas februarii_ trovandosi l'Augusto Corrado in Basilea, confermò con suo diploma[503] tutti i beni e diritti del monistero pavese di san Pietro in _Coelo aureo_.
NOTE:
[490] Rubeus, Hist. Ravenn., lib. 5.
[491] Glaber, His., lib. 4, cap. 5.
[492] Baron., in Annal. Eccles.
[493] Victor III papa, Dialog., lib. 3.
[494] Antiquit. Ital., Dissert. XI.
[495] Wippo, in Vita Conradi Salici.
[496] Baron., in Annal. Eccles.
[497] Pagius, in Critic. Baron. ad annum 1038.
[498] Daniel, Histoire de France.
[499] Glaber, Histor., lib. 4, cap 5.
[500] Hugo Flaviniacens., in Chronico.
[501] Du-Cange, in Glossar. Latinit.
[502] Landulfus Senior. Mediol., Hist., lib. 2. cap. 30.
[503] Antiquit. Ital., Dissert. XI.
Anno di CRISTO MXXXIV. Indizione II.
BENEDETTO IX papa 2. CORRADO II re di Germania 11, imperadore 8.
Si credeva l'_imperador Corrado_ di avere in pugno il regno della Borgogna, chiamato anche arelatense, perchè Arles era una delle città primarie d'esso. Ma _Odone duca_ di Sciampagna, mancando alle promesse, seguitò a signoreggiarne una parte, e ad inquietare il rimanente[504]. Videsi dunque l'Augusto Corrado forzato a ripigliar le armi, e per non avervi più a tornare, raunò una potente armata in Germania, e un'altra d'Italiani ordinò che marciasse a quella volta. _Exspeditis Teutonicis et Italicis, Burgundiam acute adiit. Teutones ex una parte, ex altera archiepiscopus mediolanensis Heribertus, et ceteri Italici, ductu Huperti comitis de Burgundia, usque Rhodanum fluvium convenerunt_. Parla qui nominatamente Wippone di _Eriberto arcivescovo_di Milano, che andò come capitano di quella spedizione secondo gli abusi di questi tempi. A tale impegno si può attribuire l'aver egli in quest'anno _mense martii, Indictione II_, provveduto a' suoi temporali affari per tutte le disgrazie che potessero avvenire, con fare l'ultimo suo testamento. Leggesi questo dato alla luce dall'Ughelli[505] e dal Puricelli[506], dove egli fece una gran quantità di legati pii alle principali chiese, e a tutti i monisteri di Milano sì di monaci che di monache. Convien ora aggiugnere, che, oltre ad Eriberto, si distinse in quell'impresa _Bonifazio duca_ e marchese di Toscana, padre della contessa Matilda. Arnolfo[507], storico milanese, allora vivente, così ne parla: _E vicino autem Italiae cum optimatibus ceteris electi duces incedunt, scilicet praesul Heribertus, et egregius marchio Bonifacius, duo lumina regni. Ducentes Langobardorum exercitum, Jovii montis ardua juga transcendunt, sicque vehementi irruptione terram ingredientes, ad Caesarem usque perveniunt_. Si dovea tuttavia preparare per questa spedizione il marchese Bonifazio nel dì 17 di marzo, _decimosexto kalendas aprilis_ dell'anno presente; imperciocchè, stando in Mantova, ivi fece una permuta di varie castella e poderi con un certo Magifredo. Hassi questa nelle Antichità Italiche[508]. Ora l'imperador Corrado con tanto sforzo di gente prese la città di Ginevra, e in essa _Geroldo_ principe di quel paese, siccome ancora _Burcardo_ arcivescovo di Lione, uomo scellerato e sacrilego, se crediamo ad Ermanno Contratto. In somma tal terrore portò in quelle contrade, che non vi restò persona che non si rendesse a lui, o non fosse esterminata da lui, con venire alle sue mani tutto quel regno. Dopo di che per l'Alsazia se ne tornò in Germania. Appartiene all'anno presente un diploma di Corrado Augusto, inserito da Girolamo Rossi nella sua Storia di Ravenna[509], con cui concede alla chiesa di essa città e al suo arcivescovo _Gebeardo_ (andato anche egli, come si può immaginare, colle sue genti alla guerra) _comitatum faventinum cum omni districtu suo, et regali placito et judicio, omnibusque publicis functionibus, angariis, ec. hactenus juri regis legaliter attinentibus_. Fu esso dato _pridie kalendas maii, Indictione II, anno dominicae Incarnationis MXXXIV, anno autem domni Chuonradi secundi, regni decimo, imperii vero octavo. Actum Ratisponae_. Era allora in possesso del contado di Faenza Ugo conte di Bologna. Per cagione dunque del privilegio suddetto, esso Ugo conte nel dì 25 di giugno dell'anno presente cedette pubblicamente all'arcivescovo Gebeardo il suddetto intero contado di Faenza, con riceverne poi l'investitura della metà dal medesimo prelato. Questi son segni chiarissimi che l'esarcato di Ravenna era in questi tempi, come anche l'abbiam veduto per tanti anni addietro, sotto il dominio immediato dei re d'Italia, senza che apparisca che più vi avessero dominio o vi pretendessero i romani pontefici. Non meno dell'Augusto suo padre si segnalò il giovanetto _re Arrigo_, suo figliuolo in quest'anno, con avere riportate due vittorie contro i Boemi, e messo al dovere _Olderico_ duca di quella provincia, ed altri ribelli all'imperador suo padre. Seguì nell'anno presente, oppure nell'antecedente, uno strumento fra _Ingone_ vescovo di Modena[510] e _Bonifazio_ chiaramente appellato _marchio et dux Tusciae_. il vescovo dà a Bonifazio e a _Richilda_ sua moglie due castella, cioè Clagnano e Savignano, a titolo di livello; e i due consorti cedono al vescovato di Modena le due corti di _Bajoaria_ (oggidì _Bazovara_) e del _fossato del re_ colle loro castella. Confermò l'Augusto Corrado, non so se in questo o in altro anno, i suoi beni alla badia di Firenze con diploma, pubblicato dal padre Puccinelli[511], e dato _II nonas maii, Indictione II, anno dominicae Incarnationis MXXXIV, anno autem domni Chuonradi secundi regnantis X, imperii vero VIII. Actum Radesbonae_. Queste note cronologiche sono scorrette.
NOTE:
[504] Wippo, in Vita Conradi Salici. Hermannus Contract., in Chronic. Sigebertus, in Chronico.
[505] Ughell., Ital. Sacr., tom. 6 in Episcop. Mediolanens.
[506] Puricellius, Monument. Basil. Ambrosian.
[507] Arnulf., Hist. Mediolan., lib. 2.
[508] Antiq. Ital., Dissert. XI.
[509] Rubeus, Hist. Ravenn., lib. 5.
[510] Antiquit. Ital., Dissert. 1.
[511] Puccinelli, Cron. della Badia Fiorent.
Anno di CRISTO MXXXV. Indizione III.
BENEDETTO IX papa 3. CORRADO II re di Germania 12, imperadore 9.