Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750
Part 98
Insorse in quest'anno un'aspra e scandalosa guerra in Germania, perchè _Lodolfo_ figliuolo del _re Ottone_ si ribellò al padre; e collegato con _Corrado duca_ della Lorena suo cognato, e con altri principi della Germania, prese l'armi specialmente centra di _Arrigo duca_ di Baviera suo zio paterno, siccome disgustato per più ragioni contra di lui. Fu dunque necessitato il re Ottone a procedere coll'armi contra del figliuolo e del genero. Succederono sanguinosi assedii, saccheggi di città, coll'altre pensioni di una guerra arrabbiata, che io, come avventure fuori d'Italia, lascerò raccontare ad altri. Se non falla Frodoardo[2192], ebbe origine questo fuoco dall'essere nato al re Ottone dalla regina Adelaide un figliuolo maschio, e corsa voce che il padre avesse destinato questo frutto delle sue seconde nozze alla successione del regno, quando egli l'avea già promessa a Lodolfo, con avergli anche fatto giurar fedeltà dai baroni. Intanto il re Berengario tornato in Italia, per quanto scrive il Continuator di Reginone[2193], di tutte le sue disavventure incolpava _episcopos, et comites, ceterosque Italiae principes; omnesque eos odiis et inimicitiis insequens, inimicissimus sibi effecit_. Fra quelli che particolarmente s'erano tirato addosso l'odio di Berengario ci fu _Alberto Azzo_ signore di Canossa, dopo essere venuto esso re in chiaro, aver egli ricoverata e nascosa Adelaide nella sua forte rocca, onde ebbe principio la depressione sua. Però ne andava Berengario meditando la vendetta; ma il rispetto del re Ottone, che aveva assicurato della sua protezione Azzo, il riteneva. Quand'eccoti accendersi in Germania la guerra suddetta, la quale non lasciava luogo ad Ottone di pensare all'Italia. Allora fu che Berengario spedì l'esercito suo all'assedio di Canossa, e non già allorchè Adelaide s'era colà ricoverata. Trovò quivi Azzo ben provveduto di vettovaglia per una lunga difesa. Donizone[2194] ci assicura che al re Ottone fu condotta da Azzo la regina Adelaide:
_. . . . . . Quae regi tunc quoque nupsit:_ _Conjuge suscepta redit ad propriam modo terram,_ _Attoni spondens, quod de se maxima posset._
Poscia vien raccontando che Berengario, il quale finchè Ottone non fu arrivato in Verona (o piuttosto in Pavia), non conobbe ove fosse occultata Adelaide, fieramente adirato contra di Azzo, si portò ad assediarlo in Canossa. Ora non avendo egli potuto intraprendere questo assedio, dappoichè Ottone era calato in Lombardia, perchè altro aveva egli da pensare in quel rovescio di fortuna, resta che solamente dappoichè egli fu restituito nel regno, e vide impegnato il re Ottone nelle interne turbolenze de' suoi stati, allora scaricasse la sua bile contra di Azzo. Ma Canossa era inespugnabil fortezza; altra via non restava per impadronirsene, che di soggiogarla colla fame, e a questo avea ben provveduto Azzo. Scrive Lupo protospata[2195] all'anno 951: _Malachianus fecit praelium in Calabria cum Saracenis, et cecidit_. Ma l'autore della Cronica arabica cantabrigense[2196] mette questo fatto sotto l'anno presente con iscrivere: _Egressi sunt exercitus_ (dei Saraceni) _in Calauriam, et obviam facti Melgiano, eum in fugam egerunt_. Aggiugne che gli abitanti di Ramaza e Pietra fecero in tal occasione schiavi molti Cristiani, e gl'inviarono in Africa. Questo Malachiano, o Megliano, assai si conosce che era generale de' Greci. Gareggiavano tuttavia i due eletti, ma non mai consecrati arcivescovi di Milano, cioè _Manasse_ e _Adelmanno_, con intanto furiosamente malmenare i beni e il tesoro di quell'insigne chiesa. Stanchi i Milanesi di questo scandaloso contrasto, o per amore o per forza gl'indussero a cedere: con che restò aperto il campo all'elezione di un nuovo arcivescovo, e questi fu _Walperto_ ossia _Gualberto_. _Utrisque_ (scrive Arnolfo[2197] storico milanese) _sponte vel invito cedentibus, sedem tenuit Walpertus solus_. Nel margine del manoscritto estense di quella storia è scritto che l'elezione di Gualberto accadde nell'anno 953. Rapporta il Campi[2198] un decreto di questo arcivescovo, scritto _anno Incarnationis Domini DCCCCLIII pontificatus autem domni archipraesulis Walperti decimo, mense julio, Indictione V_ (dovrebbe essere _VI_): note che l'indicano creato vescovo dopo il luglio dell'anno presente 953, se pure l'_indizione V_ non mostra piuttosto l'anno precedente. E poi conviene accordare quest'atto con un altro riferito dall'Ughelli[2199], dove s'incontra nell'aprile di quest'anno _Gualberto_ già arcivescovo.
NOTE:
[2192] Frodoardus, in Chronico.
[2193] Continuator Rheginonis, in Chron.
[2194] Donizo, in Vit. Mathild., lib. 1, c. 1, tom. 5, Rer. Ital.
[2195] Lupus Protospata, in Chronico, tom. 5 Rer. Ital.
[2196] Chron. Arab., P. II, tom. 2 Rer. Ital.
[2197] Arnulf., Hist. Mediolan., lib. 1, cap. 4, tom. 4 Rer. Ital.
[2198] Campi, Istor. di Piacenza, tom. 1.
[2199] Ughell., Ital. Sacr. tom. 4 nov. edit.
Anno di CRISTO DCCCCLIV. Indiz. XII.
AGAPITO II papa 9. BERENGARIO II re d'Italia 5. ADALBERTO re d'Italia 5.
Continuò in quest'anno l'incendio della guerra civile in Germania, e vi si mischiarono anche gli Ungheri, chiamati in loro aiuto da _Lodolfo duca_ di Alemagna ossia di Suevia, figliuolo del _re Ottone_, e da _Corrado duca_ di Lorena. Non pochi di costoro lasciarono la vita in quelle parti, per attestato di Frodoardo[2200]: _ceteri per Italiam revertuntur in sua_. Altrettanto scrive il Continuatore di Reginone. Continuò ancora in Italia lo stretto assedio della rocca di Canossa, dove intrepidamente si sosteneva _Alberto Azzo_, con isperanza che o il _re Ottone_ od altri accorresse un dì in soccorso suo. Accenna Girolamo Rossi[2201] uno strumento scritto in Ravenna _anno octavo Agapiti papae, regnante Berengario et Adalperto ejus filio anno IV regni eorum, Indictione XII_, cioè nell'anno presente. Cita eziandio un concilio tenuto in quella città nell'anno susseguente, correndo l'_anno V_ d'essi re l'_indizione XIII_: memorie tutte che ci scuoprono che anche questi due re, non men di Ugo e di Lottario, dominavano in Ravenna e nel suo esarcato, tuttochè tali stati non appartenessero al regno d'Italia. Roma era stata usurpata ai papi da _Alberico_; i re d'Italia fecero anch'essi un somigliante giuoco all'esarcato. Che poi il suddetto Rossi scriva che _Adalbertus rex Ravennam sedem constituit regni praecipuam_; ed avendo maltrattato i mercatanti veneziani, fu sconfitto da _Pietro Candiano_ valoroso doge di Venezia; ed in tal congiuntura, perchè il popolo di Comacchio avea prestato aiuto al _re Adalberto_, i Veneziani portatisi a quella città, dopo il sacco la spianarono in maniera, che dopo molti secoli durò fatica a rialzare il capo: noi crederemo veri tali racconti, qualora se ne adducano legittime pruove, con allegar memorie antiche o autori non lontani dal secolo di cui parliamo. A buon conto nulla di ciò seppe il Dandolo, vecchio scrittore delle cose venete, nè altri che hanno scritto prima del Rossi. Terminò in quest'anno il corso di sua vita _Alberico_ patrizio e principe, o vogliam dire tiranno di Roma. Nel catalogo posto davanti alla Cronica di Farfa[2202] si legge: _Anno DCCCCLIV, Albericus princeps Romae obiit_. E Frodardo storico di questi tempi lo conferma con dire sotto il presente anno: _Albrico patricio Romanorum defuncto, filius ejus Octavianus, quum esset clericus, principatum adeptus est_. Sicchè il dominio temporale di Roma fu occupato da questo _Ottaviano_, che in breve vedremo salire anche sul trono pontificio. Ad istanza di _Gualberto arcivescovo_ di Milano, fu fatto in quest'anno un privilegio a _Brunengo vescovo_ d'Asti da Berengario e Adalberto re. Vien esso rapportato dall'Ughelli[2203] con queste note: _Data decimo kalendas junii anno dominicae Incarnationis DCCCCLIV, regni vero Berengarii et Adelberti IV, Indictione XII. Actum Papiae._ L'arcicancelliere qui nominato è _Guido vescovo_, cioè il vescovo di Modena, che dopo il suddetto Brunengo dovette circa questi tempi conseguire quell'illustre dignità, continuata dipoi anche sotto Ottone il grande.
NOTE:
[2200] Frodoardus, in Chron.
[2201] Rubeus, Hist. Ravenn., lib. 5.
[2202] Chronicon Farfens., P. II, tom. 2 Rer. Ital.
[2203] Ughell., Ital. Sacr., tom. 4, in Episc. Astens.
Anno di CRISTO DCCCCLV. Indiz. XIII.
AGAPITO II papa 10. BERENGARIO II re d'Italia 6. ADALBERTO re d'Italia 6.
Fu d'avviso il cardinal Baronio[2204] che in quest'anno _papa Agapito_ desse fine ai suoi giorni. Eruditamente han provato i padri Papebrochio[2205] e Pagi[2206] ch'egli menò sua vita sino a qualche mese dell'anno seguente. Ciò ancora si deduce da uno strumento ferrarese, da me veduto, in cui sono queste note: _Anno, Deo propicio, pontificato domno Agapito summo pontifice, et universali papae in apostolica sacratissima beati Petri apostoli Domini sede anno decimo, sicque regnante domno Berengario rege, et Adalbertus ejus filius in Italia anno sexto, die undecimo mense januario, Indictione quartadecima Ferrarie_, cioè nel dì 11 di gennaio dell'anno seguente. Durava tuttavia l'assedio della rocca di Canossa, intrapreso dal _re Berengario_, che, per testimonianza di Donizone[2207], v'intervenne in persona, ed avea presa la sua stanza in un luogo appellato Lavacchiello, risoluto di non partirsi di lì, finchè non veniva in suo potere quell'ostinata fortezza. Si attediava di questa troppo lunga prigionia _Alberto Azzo_ quivi ristretto, e spesse volte per ricrearsi scendeva dall'alto in un certo sito, da dove parlava coi principali dell'esercito nemico. Venne pensiero a Berengario di attrappolarlo in quel sito; ma Azzo una notte avvertito da una delle sentinelle nemiche di quel che si trattava, non più da lì innanzi si attentò di lasciarsi vedere. Gli venne poi fatto di spignere una notte fuori della rocca uno de' suoi famigli, e d'inviarlo al _re Ottone_ in Germania con lettere compassionevoli, supplicandolo d'aiuto, e rammentandogli le promesse di protezione a lui fatte. Ma Ottone neppur in quest'anno potè accudire agli interessi d'Italia, perchè avea troppi nemici addosso nelle proprie contrade. Era sul fine del precedente anno seguita la pace fra lui e _Lodolfo_ suo figliuolo, e _Corrado_ suo genero; e quand'egli pur si credeva di poter attendere alla sola guerra che gli restava con gli Schiavoni, eccoti un esercito innumerabile d'Ungheri inoltrarsi fino ad Augusta. A giudizio d'ognuno, questo gran nuvolo di armati pareva invincibile; ma il prode re Ottone sì animosamente, ed ordinatamente, benchè troppo inferiori forze avesse, gli assalì, che li mise in rotta[2208]. Una sterminata quantità restò vittima delle spade; altri lasciarono la vita nel fiume Lech; pochi in fine se ne salvarono; di maniera che da dugento anni in addietro non s'era riportata una vittoria sì strepitosa e compiuta. Ma in quel terribil conflitto restò morto il suddetto Corrado duca di Lorena. Diede anche fine in quest'anno ai suoi giorni _Arrigo duca_ di Baviera, fratello del re Ottone, principe che in ambizione e crudeltà non si lasciava vincere da alcuno. Scrivono che egli fece castrare l'arcivescovo di Aquileia, e cavar gli occhi a quello di Salisburgo. Lasciò dopo di sè un figliuolo, che da' moderni viene appellato _Arrigo il Rissoso_, a cui il re Ottone conferì il ducato, e col tempo si ribellò ad _Ottone II_ imperadore.
Attese ancora in quest'anno il re Ottone alla guerra contro gli Schiavoni, e di questi parimente riportò vittoria: con che crebbe in immenso la gloria di lui, e il timore in tutti i popoli confinanti alla Germania. Gli nacque eziandio nell'anno presente dalla regina Adelaide _Ottone II_, che fu poi imperadore, con somma allegrezza del padre e de' sudditi suoi. Circa questi tempi _Pietro Candiano III_, doge di Venezia[2209] col consiglio ed assenso del popolo creò suo collega _Pietro_, uno de' suoi figliuoli; ma questi, sprezzando le ammonizioni del padre, alzò bandiera contra di lui, e si venne un dì all'armi nella piazza di Rialto fra la sua fazione e quella del padre. Era per soccombere il giovane, se il vecchio doge non gli otteneva in dono la vita. Ma per soddisfazione della giustizia e del popolo il mandò in esilio; e in questa congiuntura i vescovi, il clero e popolo fecero un decreto con giuramento di non ammetterlo mai più per doge nè in vita, nè dopo morte del padre. Secondochè scrive il Dandolo, andò il giovane Pietro a ritrovare _Guido marchese_, figliuolo del re Berengario, che accoltolo cortesemente, il presentò al re, _et ad spoletanam marcham debellandam secum duxit_. Poscia ottenuta licenza da Berengario di vendicarsi de' Veneziani, venne a Ravenna, dove con sei navi armate prese vicino al porto di Primaro sette navi venete che cariche di merci andavano a Fano. Non è da sprezzare questo racconto del Dandolo, il quale si servì di antiche storie, ora indarno da noi desiderate, somministrandoci egli un barlume per conoscere che il re Berengario tentò di levare il ducato di Spoleti a _Teobaldo_ o _Tebaldo_, che n'era, siccome vedemmo, allora in possesso, per darlo a _Guido_ suo figliuolo. Pare nondimeno che il Dandolo riferisca questo sconvolgimento all'anno 958, o 959, perchè scrive che Pietro doge (morto nel 959) _post filii creationem non plus quam duobus mensibus et quatuordecim diebus vixisse fertur_. Ma un sì poco tempo non convien molto a tutta quella serie di cose.
NOTE:
[2204] Baron., in Annal. Eccles.
[2205] Papebrochius, in Conatu Chron. Hist.
[2206] Pagius, ad Annales Baron.
[2207] Donizo, in Vita Mathild., lib. 1, cap. 1.
[2208] Annalista Saxo, Continuat. Rheginonis. Frodoardus, in Chron. Ditmar., lib. 2.
[2209] Dandul., in Chronico, tom. 12 Rer. Ital.
Anno di CRISTO DCCCCLVI. Indizione XIV.
GIOVANNI XII papa 1. BERENGARIO II re d'Italia 7. ADALBERTO re d'Italia 7.
Fu questo l'ultimo anno della vita di papa _Agapito II_, pontefice, le cui rare virtù e gesta è da dolere che non sieno state tramandate dalla penna di alcuno ai posteri, oppure non sieno giunte sino ai dì nostri. Aveva _Ottaviano_, dopo la morte di _Alberico_ patrizio suo padre, occupata la signoria di Roma; fu consigliato dai suoi di occupare anche la sedia di san Pietro; nè gli fu difficile l'ottenere l'intento. Venne dunque creato papa; ma, per quanto osserva il cardinal Baronio, in età impropria ed incapace di sì sublime e sacrosanta dignità, perchè forse non arrivava all'età di diciannove anni. Egli nell'anno 963 si vedrà tuttavia chiamato[2210] _puer_ dall'imperadore _Ottone_. Scaldasi forte, e giustamente, contra di sì fatta elezione il cardinale annalista, ma con saggiamente conchiudere, che essendo questo novello papa stato accettato dalla Chiesa universale per vero e legittimo pontefice, per tale ancora si dee ora riconoscerlo. Non sarebbe stato se non bene che il dottissimo porporato avesse fatto uso di questa massima per alcuno ancora de' precedenti pontefici. Certo è poi che _Ottaviano_ in questa occasione mutò il proprio nome in quello di _Giovanni XII_; e però vien creduto il primo che introducesse l'uso di cambiare il nome de' novelli papi, con servirsi poi di due nomi, cioè d'_Ottaviano_ nelle cose temporali e di _Giovanni_ nelle spirituali: rito osservato in parte anche oggidì dai papi. È anche fuor di dubbio che non ha fondamento alcuno il dirsi da alcuni storici, essere stata la potenza di _Alberico_ patrizio suo padre che promosse al pontificato questo suo figliuol giovinetto; perciocchè sappiam di certo che Alberico avea cessato di vivere nell'anno 954. E pure anche Gregorio monaco, autore della Cronica farfense[2211], che vivea nel secolo susseguente, lasciò scritto che _Alberico principe migrante, filius ejus Johannes, qui patre vivente papa ordinatus est_, ec. Ho io prodotta altrove[2212] una donazione fatta al monistero di Subiaco da _Graziano_ console e duca, e scritta _anno Deo propitio pontificatus domni Johannis summi pontificis et universatis XII papae in sacratissima sede beati Petri apostoli primo, Indictione XV, mense novembrio, die XIIII_, cioè nell'anno presente.
Fu in quest'anno devastata da una terribil pestilenza la Germania. Contuttociò il _re Ottone_, che oramai respirava dalle guerre interne o vicine, pensò a reprimere l'insolenza del re _Berengario_, che ad onta sua perseguitava _Alberto Azzo_, raccomandato suo. A questo fine scelse _Lodolfo_ ossia _Litolfo_ suo figliuolo, con cui s'era pacificato, e lo spedì in Italia con una armata[2213]. Era l'assediata Canossa già in agonia, vicina a rendersi per la fame, quando si seppe l'arrivo di Lodolfo a Verona: il che incoraggiò i difensori. A grandi giornate passò Lodolfo il Po e venne alla volta di Canossa, perlochè senza aspettarlo se ne andarono con Dio gli assedianti. Confessa Donizone[2214] che l'assedio di quella fortezza durò _semis simul et tribus annis_, e che fu incominciato dappoichè Ottone colla regina Adelaide fu ritornato in Germania. Però non si può immaginar altro, se non che la liberazione di Canossa accadesse in quest'anno per la venuta e pel soccorso di Lodolfo. Per altro, convien confessare che Leone Ostiense e lo stesso Donizone, siccome autori del secolo susseguente, avendo preso dalla tradizion dei vecchi gli avvenimenti di questo tempo, confusero non poco il vero col falso. L'Ostiense s'ingannò, scrivendo che la regina Adelaide fosse per tre anni assediata in Canossa. Ingannossi forte anche Donizone con iscrivere che Ottone il Grande calò in persona a liberar Canossa; e che, venuto alle mani col re Berengario nel prato di Fontana, lo sconfisse, l'ebbe vivo nelle mani, ed inviollo prigione in Germania, dove terminò i suoi giorni; e che poscia fu creato re _Alberto_ (lo stesso è che _Adalberto_) suo figliuolo, il quale tornò all'assedio di Canossa. Aggiugne ancora, che spedito dal re Ottone in Italia il duca Litolfo suo figliuolo, restò ucciso in una battaglia di man propria da esso re Alberto: il che inteso Ottone, frettolosamente con una armata venne in Italia, e qui fu creato re d'Italia ed imperadore. Somma confusion di tempi e di fatti si scuopre in questo racconto, per quel che vedremo. Per ora sappiamo di certo coll'autorità dell'Annalista sassone[2215] e di Frodoardo[2216], che Lodolfo nel corso di questo anno _in Italiam ad comprimendam Berengarii tyrannidem dirigitur, et in brevi expulso Berengario, totius Italiae possessor efficitur_. Ermanno Contratto[2217] anche egli scrive sotto il presente anno: _Liutolfus dux Italiam hostiliter invasit, fugatoque Berengario et filio ejus, Papia urbe, provinciaque potitus est_. Arnolfo storico milanese del secolo susseguente[2218] non discorda da tali scrittori, con dire che Berengario, odiato dagl'Italiani principalmente per la crudeltà sua, e per l'avarizia di _Guilla_ sua moglie, non si attentò di venire a battaglia con Litolfo spedito dal padre in Italia; _sed ingressus, quod dicitur sancti Julii, inexpugnabile municipium_ (nel lago d'Orta distretto di Novara) _resedit invalidus_. Dice di più, che tradito da' suoi Berengario, fu dato in mano di Litolfo; ma che questi con eroica magnanimità il lasciò andar libero, volendolo vincere coll'armi e non colla perfidia. Altro che questo a noi non suggerisce intorno ad un tale avvenimento la storia d'Italia. Se allora succedesse la battaglia accennata da Donizone nel prato di Fontana, in cui egli (con errore, a mio credere) fu sconfitto e preso il re Berengario, nol saprei dire. Credo eziandio che Litolfo conquistasse parte della Lombardia, ma non già _tutta l'Italia_, come scriveva l'Annalista sassone. Il Continuatore di Reginone non altro dice, se non che egli _totius paene Italiae possessor efficitur_.
NOTE:
[2210] Liutprandus, Hist., lib. 6, cap. 6.
[2211] Chron. Farfense, P. II, tom. 2 Rer. Ital., pag. 472.
[2212] Antiquit. Ital., Dissert. V.
[2213] Annalista Saxo, ad hunc ann.
[2214] Donizo, in Vit. Mathild., lib. 1, cap. 1.
[2215] Annalista Saxo, ad hunc ann.
[2216] Frodoardus, in Chronico, ad ann. 957.
[2217] Hermannus Contractus, in Chron.
[2218] Arnulf., Hist. Mediolanens. lib. I, cap. 6.
Anno di CRISTO DCCCCLVII. Indiz. XV.
GIOVANNI XII papa 2. BERENGARIO II re d'Italia 8. ADALBERTO re d'Italia 8.