Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750

Part 96

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Intanto veggendo il _re Ugo_ sè stesso caduto in troppo dispregio presso gl'Italiani, e fors'anche paventando peggio da Berengario e da altri ch'egli ingiustamente aveva aggravati ed offesi, determinò in fine la sua ritirata fuori d'Italia[2115]. Pertanto dopo aver finto di far pace con Berengario, per mostrar anche una somma confidenza con lui, raccomandò alla di lui fede, e come ad un caro amico, il figliuolo _Lottario_. Andossene dipoi in Provenza, seco portando gl'immensi suoi tesori: il che non si accorda con quanto s'è detto di sopra, cioè col ripiego preso da Berengario, affinchè non passasse tanto oro di là da' monti, se non che Ugo era più furbo dello stesso Berengario. Ch'egli non fosse più in Italia nel dì 19 di maggio, si può raccogliere da una donazione fatta dal re Lottario[2116] alla chiesa di Reggio, senza far menzione alcuna del padre. Il diploma fu dato _XIV kalendas junii, anno dominicae Incarnationis DCCCCXLVI, anno domni Lotharii XVII, per Indictione IV. Actum Papiae._ Nulladimeno ho io veduto nell'archivio arcivescovile di Lucca una carta pecora scritta _anno XXI Hugonis, et XVI Lotharii regis, tertio nonas augusti, Indict. IV_, cioè nell'anno presente, immaginandomi io che alcuni seguitassero a chiamarlo re anche dopo la di lui ritirata dall'Italia.

NOTE:

[2108] Idem, ibidem.

[2109] Liutprandus, Hist., lib. 5, cap. 14.

[2110] Chron. Farfense, P. II, tom. 2 Rer. Ital.

[2111] Liutprandus, Hist., lib. 1, cap. 7.

[2112] Idem, lib. 2, cap. 18.

[2113] Antiquit. Italic. Dissert. VI et XXII.

[2114] Petrus Damian., lib. 7, epist. 12.

[2115] Liutprandus, lib. 5, cap. 14.

[2116] Ughell., Ital. Sacr., tom. 5, in Append.

Anno di CRISTO DCCCCXLVII. Indiz. V.

AGAPITO II papa 2. LOTTARIO re d'Italia 17.

Trovandosi in Provenza l'abbattuto _re Ugo_, _Raimondo principe_ d'Aquitania, commosso dalla fama delle asportate ricchezze, gli fu alla vita, con esibirsi di metter insieme un grosso esercito, bastante ad atterrar _Berengario_ e a rimetterre lui sul trono. Tante glie ne disse, che giunse a cavargli dai cofani, e più dal cuore, una gran somma di danaro. Si seppe in Italia questa sparata di Raimondo. Liutprando, che era allora ai servigi di Berengario, scrive che se ne fecero le risate, essendo assai nota la viltà di quella gente, la quale in fatti nulla poi operò in aiuto d'esso Ugo. Aggiugne lo stesso storico che Ugo da lì a non molto diede fine a' suoi giorni, con lasciare il tesoro suo a _Berta_ sua nipote, vedova di _Bosone conte_ d'Arles, sposata poco prima dal medesimo Raimondo, indegno per la sua sparutezza d'una sì bella moglie. Si può credere succeduta in questo anno la morte sua, perchè nelle Cronichette dei re d'Italia, da me date alla luce[2117], si legge ch'egli _regnavit annos XXI expletos, et menses IX, et dies III_. Computando gli anni che dopo lui regnò Lottario suo figliuolo, viene a cadere la morte sua nel dì 24 d'aprile del presente 947. Scrive Leone Ostiense[2118], che Ugo lasciato il regno al figliuolo, _in Burgundia cum omni thesauro suo, et universis divitiis recessit, ibique monasterium de propriis sumptibus ditissimum construens, quod sanctus Petrus de Arte nuncupatur, in eodem monachus est effectus_. Ma si tien per fermo che l'Ostiense abbia fallato in credere fabbricato dal re Ugo quel monistero; ed, oltre a ciò, il padre Mabillone[2119] mette in dubbio il di lui monacato. Nulla di questo dice Liutprando, che meglio seppe le azioni di lui; ma bensì dice che Ugo, tornato in Borgogna (sotto il qual nome si comprendeva allora anche la Provenza), _brevi est viam universae carnis ingressus_. Non è improbabile, che veggendo egli imminente la morte, vestisse l'abito monastico: che questo era uso d'allora. Restato intanto in Italia il _re Lottario_, poco impaccio si dovette prender in governar i popoli, perchè governato da _Berengario_ marchese d'Ivrea: cioè agnello consegnato alla custodia del lupo. Abbiamo sotto quest'anno dal Protospata[2120], che _introierunt Ungari in Italiam, et perrexerunt usque Hydruntum. Et Platopidi_ (generale de' Greci) _sedit in civitate Cupersani. Et fuit eo anno boum interitus per omnem terram._ Anche alla Lombardia circa questi tempi toccò un'indiscreta visita degli Ungheri, per attestato di Liutprando[2121], essendo comparso in queste contrade _Tassi_ re di que' Barbari con un copioso esercito. Berengario colla forza non delle armi, ma di gran quantità d'oro, il fece ritornare addietro; e non già coll'oro suo, ma con quello che raccolse dalle chiese e dal povero popolo, con avere imposto un testatico di un denaro d'argento per cadauna persona; e lo pagavano infino i fanciulli lattanti dell'uno e dell'altro sesso. Colla somma di tanto argento raccolto, con cui meschiò del rame, fece battere dieci moggia di denari, co' quali soddisfece all'accordo stabilito con gli Ungheri e per sè ritenne da buon economo tutto quanto egli avea tolto alle chiese. Non par credibile, per la lontananza de' paesi, che questo fosse il corpo d'Ungheri, di cui poco fa parlò Lupo Protospata, e che arrivò ad Otranto. Nella storia arabica di Abulphedà si legge[2122] che in quest'anno _Almansore_ re de' Saraceni africani diede l'isola di Sicilia in feudo ad Alassano figliuolo di Alì, che fu obbligato a far una gran guerra in quelle parti, ma con buon successo, perchè ridusse quasi tutta quell'isola sotto il suo dominio. Un'altra Cronica arabica asserisce che costui mise buon ordine in tutta la Sicilia, governandola con singolar rettitudine.

NOTE:

[2117] Anecdot. Latin., tom. 2.

[2118] Leo Ostiensis, lib. 1, cap. 61.

[2119] Mabill., Annal. Benedict. ad annum 945.

[2120] Lupus Protospata, Chronic., tom. 5 Rer. Ital.

[2121] Liutprandus, Hist., lib. 5, cap. 15.

[2122] Chron. Arab., P. II, tom. 1 Rer. Ital.

Anno di CRISTO DCCCCXLVIII. Indiz. VI.

AGAPITO II papa 3. LOTTARIO re d'Italia 18.

In quest'anno ancora truovo io _Lottario_ che esercita l'autorità reale. Ad istanza di _Deodato vescovo_ di Parma, egli dona alcuni poderi ad un certo Liudono suo vassallo, con diploma[2123] spedito _XIV kalendarum februariarum anno dominicae Incarnationis DCCCCXLVII, anno vero Lotharii regis XVII, Indictione VI. Actum Papiae._ Qui vo io credendo adoperato l'anno fiorentino e veneto. Presso a quei popoli l'anno DCCCCXLVII correva fino al dì 25 marzo del nostro anno 948. Ne vedremo altri esempli fra poco. Un altro suo diploma ho io prodotto[2124], dato _XVIII kalendas julii anno dominicae Incarnationis DCCCCXLVIII, regni autem domini Lotharii piissimi regis XVIII, Indictione VII. Actum Parmae._ Qui ha da essere l'indizione VI. Dona esso re, a richiesta di _Attone_ ossia di _Azzo_, _vescovo_ celebre di Vercelli, tre corti ai canonici di Parma, cioè due poste nel distretto di Parma, e _Guilzacara_ (oggidì san Cesareo) _in finibus mutinensibus, sub Strata Regia non longe a fluvio Scultenna_. Aggiungasi un altro suo diploma pubblicato dal Campi[2125], in cui, a petizione di _Guido vescovo_ di Modena e di _Adelardo vescovo_ di Reggio, conferma tutti i lor beni ai canonici di Piacenza. Le note di quel documento sono le seguenti: _Data ibidus februarii, anno dominicae Incarnationis DCCCCXLVIII, regni vero domni Lotharii XVII, Indictione sexta. Actum Mediolani._ Qui è l'anno nostro volgare; ma chi sa che l'originale non abbia l'anno fiorentino DCCCCXLVII? Finalmente un altro diploma ho io dato alla luce[2126] che ci fa vedere esso re in Lucca nel dì V di luglio dell'anno presente, correndo l'_anno XVIII_ del suo regno, come ha l'originale, e non già XVII come per error del copista fu stampato. È un privilegio conceduto _interventu et petitione Aledrami incliti comitis_. Questi è forse _Aleramo_, che fu poi primo marchese del Monferrato. Si può credere che il re Lottario, al vedersi così abbandonato alla discrezione di _Berengario_ marchese di Ivrea, consigliato dai suoi, ricorresse alla protezion di _Costantino Porfirogenito_ imperador d'Oriente; giacchè _Berta_ sua sorella era maritata in _Romano_ juniore, figliuolo d'esso Augusto, e dichiarato anch'egli collega nell'imperio, correndo il mese di luglio dell'anno presente. Liutprando[2127] ci assicura avere esso imperador Costantino, per mezzo di Andrea conte della curia, inviate lettere a Berengario, colle quali gli significava che avrebbe con piacere veduto qualche ambasciatore di lui, per fargli conoscere quanto amore egli portasse alla di lui persona. Chiaramente poi e caldamente gli raccomandava d'essere ben fedele al giovane re Lottario, di cui sapeva ch'egli era aio e governatore. Già si dovea temere o prevedere quel che da lì a non molto avvenne. Berengario, che nulla volea spendere del suo in tale ambasceria, s'avvisò di proporre questo viaggio ed impiego allo stesso Liutprando, allora segretario suo, come ben pratico della lingua greca. Perciò indusse il di lui padrigno, uomo facoltoso, a far gustare questa scelta al figliastro, e a provvederlo ancora di tutto il bisognevole per sì fatta spedizione, con promettere mari e monti all'uno e all'altro. Non si sa l'anno preciso in cui Liutprando eseguì tal commessione; ma si può conietturare nel seguente. Certo è ch'egli nel dì 25 di agosto uscì di Venezia in nave, e nel dì 17 di settembre arrivò a Costantinopoli. Si presentò all'imperadore colla sola lettera datagli da Berengario, piena anche di bugie; e perciocchè l'avaro Berengario niun regalo gli avea dato da presentare all'imperadore, ed egli osservò quanti ne avessero portati a quella corte gli ambasciatori di _Ottone re_ di Germania e del re saraceno di Spagna; non volendo egli essere da meno, avendo provveduto di sua borsa varie preziose robe, a nome di Berengario le presentò a quel monarca. Racconta egli dipoi le maraviglie da lui vedute in Costantinopoli, ed alcune magnificenze di quella corte, e con interrompere sul più bello del racconto la sua storia. Probabilmente egli ne avrà scritto di più; ma non sarà giunto fino ai dì nostri. Restano solamente due altri pezzi della sua fatica, riguardanti i tempi di Ottone il grande, de' quali mi varrò a suo tempo. Ma intanto per questa mancanza viene a restare in un gran buio la storia d'Italia. Nell'archivio di Lucca si legge uno stromento, scritto _anno XVII Lotharii regis, VIII kalendas aprilis, Indictione VI_, cioè nell'anno presente, ma dovrebbe essere l'anno XVIII.

NOTE:

[2123] Antiquit. Ital., Dissertat. LXVI.

[2124] Ibidem.

[2125] Campi, Istor. di Piacenza, tom. 1.

[2126] Antiquit. Ital., Dissert. XXVI.

[2127] Liutprand., lib. 6, cap. 1.

Anno di CRISTO DCCCCXLIX. Indiz. VII.

AGAPITO II papa 4. LOTTARIO re d'Italia 19.

Ermanno Contratto[2128] mette sotto quest'anno la morte del _re Lottario_, e fu in ciò seguitato dal Sigonio[2129]. Ma indubitata cosa ella è ch'egli mancò di vita solamente nell'anno seguente. Noi il troviamo tuttavia vivo e regnante nel dì 11 di decembre di quest'anno, in cui fu scritto uno strumento, pubblicato dal Campi[2130] con queste note: _Lotharius gratia Dei rex, anno regni ejus, Deo propitio, nonodecimo, XI die intrante decembri, Indictione octava_, cominciata nel settembre. Troveremo anche de' suoi diplomi nel seguente anno. Da gran tempo era in controversia l'arcivescovato di Rems, combattuto da due antagonisti, cioè da _Artaldo_ ed _Ugo_, per colpa dei principi e re di questi tempi, i quali, mettendo la mano nel santuario, deponevano i legittimi prelati, e ne sustituivano degli altri a loro capriccio. Marino legato della santa Sede, spedito colà da _papa Agapito_[2131], in un concilio tenuto in Engeleim l'anno precedente, avea rimesso in quella sedia Artaldo indebitamente deposto. Nel presente anno, per attestato di Frodoardo[2132], _Agapitus papa synodum habuit apud sanctum Petrum, in qua damnationem Hugonis episcopi apud Ingulenheim factam confirmavit; excommunicans etiam Hugonem_ (duca di Francia) _principem, donec Ludovico regi satisfaciat._ Anche la chiesa archiepiscopale di Milano era per questi tempi involta in un grave disordine. Il Puricelli[2133] e i padri Ughelli e Papebrochio tengono che in quest'anno finisse di vivere _Arderico_ vecchio arcivescovo di quella città. Il Sigonio, la cui asserzione è sostenuta dal testo della storia di Arnolfo antico storico milanese[2134], riferisce la di lui morte all'anno 947, ed altri la mettono nel 948. Comunque sia, l'ambizioso arcivescovo d'Arles _Manasse_, che divorava anche le chiese di Trento, Verona e Mantova, assistito, come si può credere, o dal re Lottario suo parente, o piuttosto da Berengario marchese, secondo le promesse a lui fatte, fu eletto arcivescovo da una parte del clero e popolo di Milano. Ma stette forte un'altra non men vigorosa parte in eleggere e volere arcivescovo _Adelmanno_ prete milanese. Niun d'essi, per cagione di questa discordia, giunse mai ed esser consecrato o riconosciuto per legittimo pastore di quella insigne chiesa. Non lasciarono per questo i due pertinaci competitori di mettere le mani sopra le rendite dell'arcivescovato; anzi vennero a qualche accordo con partirle fra loro: il che produsse un incredibil danno ad essa chiesa, perchè ora l'uno ora l'altro andarono svaligiando il tesoro della medesima, che era dei più riguardevoli d'Italia, con servirsene a sostener le loro gare e pretensioni. Simili sconcerti di questo miserabil secolo abbondavano allora in altre chiese, e in assaissimi monisteri d'Italia. Secondo la Cronica arabica[2135], in questo anno i Siciliani tramarono una congiura contra di Assano, signore, o vogliam dire governatore di quell'isola. Ma scoperto il trattato, e presi i capi della fazione, pagarono colle lor teste la pena di questo mal condotto affare. Truovasi ancora nella Cronica di Volturno[2136] un atto di _Leone abbate_ di quel monistero, scritto _anno tricesimo sexto regnante domno Constantino magno imperatore, et decimo anno principatus domni Landulfi gloriosi principis_ (di Benevento e Capua), _et anno sexto principatus domni Pandulfi filii ejus, mense julio, septima Indictione_, cioè nell'anno presente. Altri documenti abbiamo in essa Cronica, dove sono annoverati gli anni di _Costantino imperadore_ dei Greci, che vanno coerenti con questo. È da vedere come il padre Pagi metta sotto l'anno presente l'_anno XXXVII_ e _XXXVIII_ di esso imperadore.

NOTE:

[2128] Hermannus Contractus, in Chronico.

[2129] Sigonius, de Regno Ital.

[2130] Campi, Istor. di Piacenza, tom. 1.

[2131] Frodoardus, Hist., lib. 4, cap. 35.

[2132] Idem, in Chronico.

[2133] Puricell., Monument. Basil. Ambrosian.

[2134] Arnulf., Mediolan. Hist., tom. 4 Rer. Ital.

[2135] Chronic. Arabicum, P. II, tom. 1 Rer. Ital.

[2136] Chron. Vulturnense, P. II, tom. 1 Rer. Ital.

Anno di CRISTO DCCCCL. Indiz. VIII.

AGAPITO II papa 5. LOTTARIO re d'Italia 20. BERENGARIO II re d'Italia 1. ADALBERTO re d'Italia 1.

Ci si presenta tuttavia vivo e regnante in quest'anno il re _Lottario_, ciò apparendo da una pergamena da me veduta nell'archivio insigne dell'arcivescovato di Lucca, e scritta _anno XIX Lotharii regis, quarto nonas martii, Indictione VIII_. Abbiamo parimente rapportato dall'Ughelli[2137] e dal Tatti[2138] un diploma di esso Lottario, dato _pridie kalendas junii, anno dominicae Incarnationis DCCCCL, regni vero Lotharii XX. Actum Papiae._ Ma questo infelice principe, dotato d'ottimi costumi, e degno di vivere e regnar lungamente, fu rapito dalla morte nel più bel fiore dell'età sua. Leone Ostiense[2139] altro non dice, se non che _in subitam phrenesim incidens, ultimam diem explevit_. Ma Frodoardo scrittore di questi tempi[2140] riferisce la voce comune che allora corse, cioè che _Berengario_ col veleno lo spedisse all'altra vita. _Berengarius_, dic'egli, _quidam princeps Italiae, veneno_ (_ut ferunt_) _necato Lothario rege Hugonis filio, rex Italiae efficitur._ Lo stesso volle dire lo storico Liutprando[2141], allorchè dopo aver narrato che il giovinetto Lottario salvò Berengario dall'ira del padre, aggiugne: _Sed oh! quod sibi decipulam Lotharius praeparavit, futuri ignarus videre non potuit. Dum enim Berengario consuluit, qui regnum et vitam auferret, sibimet praeparavit._ Abbiamo il giorno certo della di lui morte dalla Cronica della Novalesa[2142]. Così scrive di Lottario quell'autore: _Hic dum aliquando de Papia veniret Taurinum cum uxore sua_ (la regina Adelaide) _feria quarta, quae est XII die_ (manca qui, a mio credere, _kalendas_) _mensis novembris, praeceptum dedit Arduino marchioni_ (creduto marchese di Susa) _abbatiae bremetensis. Qui non post multum tempus mortuus est, transacto vix spatio unius mensis, feria sexta, quae est X kalendas decembris, et Mediolanum vectus: ibique tumulatur in sepulchro sui genitoris._ Ma non sussiste che Ugo suo padre fosse seppellito in Milano; possiamo bensì tenere per fermo che il re Lottario nel dì 22 di novembre di quest'anno, giorno di venerdì, terminasse i suoi giorni, perchè con tale asserzione si accorda anche l'antica Cronichetta dei re d'Italia da me data alla luce[2143], dove è scritto, che _post decessum ipsius Ughonis regnavit ipse Lautharius anno III expletos, et menses VII, et dies II. Obitavit die veneris, qui est decimo kalendas decembris, civitate Taurinensium._

Per attestato della medesima Cronichetta, stette vacante ventiquattro giorni il regno d'Italia, essendo probabilmente occorso questo tempo per radunare i principi italiani, dall'elezione de' quali dipendeva il conseguimento della corona. Finalmente tanti furono i maneggi dell'accorto _Berengario marchese d'Ivrea_, nipote del fu imperadore _Berengario_ per parte di _Gisla_ sua madre, che tanto egli quanto _Adalberto_ suo figliuolo furono eletti re, e coronati nel dì 15 di dicembre di quest'anno, giorno di domenica, nella chiesa di san Michele maggiore di Pavia. Le parole della Cronichetta son queste: _Die dominico, XV die decembris in basilica S. Michaelis, quae dicitur major, fuerunt electi et coronati Berengarius et Adalbertus filius ejus in regibus._ Cadde appunto la domenica nel dì 15 dì dicembre di quest'anno; e però resta fisso il principio dell'epoca di Berengario e di Adalberto re d'Italia; nè è da ascoltare chi diversamente ne ha scritto. Erano questi principi di nazione salica, e però di origine franzese. La regina _Adelaide_ vedova del re Lottario restò in Pavia. È considerabile ciò che scrive sant'Odilone nella di lei vita[2144]. Dopo aver detto ch'essa regina non partorì a Lottario se non una figliola appellata _Emma_, che fu poi maritata nell'anno 966 con Lottario re di Francia, padre di Lodovico V, re parimente di Francia, seguita a dire: _Supradicto vero Lothario ante annum circiter tertium, postquam dominam Adelheidam duxerat, defuncto, remansit ipsa vidua viro, destituta maritali consilio._ Se dunque Adelaide, non per anche compiuti i tre anni del suo matrimonio, restò vedova per la morte del re Lottario, non sussiste l'opinione de' padri Mabillone e Pagi, che all'anno 938 (siccome accennammo di sopra) riferiscono le di lei nozze. Convien conchiudere inoltre che il diploma esistente in san Salvatore di Pavia indica solamente i di lei sponsali conchiusi sul fine dell'anno 937, in tempo ch'essa per la sua tenera età non dovea essere atta alle funzioni maritali. Giunta poi all'età di _sedici anni_ nell'anno 947, allora dovette effettuarsi il matrimonio suo col re Lottario. E importa bene il conoscere l'età di questa memorabil principessa, perchè in breve la vedremo sposata da un gran monarca, e poscia imperadrice gloriosa. Scrive Lupo Protospata[2145] sotto quest'anno che i Greci _obsederunt Asculum, et obtinuerunt_.

NOTE:

[2137] Ughell., Ital. Sacr., lib. 5, in Episc. Comens.

[2138] Tatti, Annali Sacri di Como, tom. 2.

[2139] Leo Ostiensis, in Chronic. lib. 1, cap. 61.

[2140] Frodoardus, in Chronico.

[2141] Liutprand., Hist., lib. 5, cap. 4.

[2142] Chron. Novaliciense, P. II, tom. 2 Rer. Italic.

[2143] Chron. Regum Italiae, tom. 2 Anecdot. Latin., et tom. 4 Rer. Ital.

[2144] Odilo, in Vita S. Adalheidis apud Canis.

[2145] Lupus Protospata, tom. 5 Rer. Italic.

Anno di CRISTO DCCCCLI. Indiz. IX.

AGAPITO II papa 6. BERENGARIO re d'Italia 2. ADALBERTO re d'Italia 2.

Il Sillingardi[2146] diede già alla luce un diploma dei re Berengario e Adalberto, che si legge anco appresso l'Ughelli[2147]. Le note di quel documento son queste: _Datum decima die kalend. februar. anno dominicae Incarnationis DCCCCL, regni vero piissimorum Berengarii et Adalberti regum primo, Indictione nona. Actum Papiae._ L'indizione _nona_ corrente nel febbraio di quest'anno, e distesamente scritta, fa conoscere che qui si parla dell'anno 951, e che vi è adoperato l'anno fiorentino e veneto, il quale corre sino al dì 25 di marzo dell'anno nostro volgare. Dicesi ivi fatta la donazione di quattro castella a _Guido_ vescovo di Modena, che aveva molto cooperato all'esaltazione di Berengario, _interventu ac petitione Odeberti marchionis, atque Magnifredi comitis_. M'è incresciuto forte di non poter coi miei occhi vedere questo diploma, esistente allora nel dovizioso archivio del capitolo de' canonici di Modena, ma oggidì smarrito o perduto. Perciocchè, siccome ho provato nelle Antichità estensi[2148], questo _Odeberto_ ossia _Otberto_, illustre marchese e principe di questi tempi, è uno de' progenitori della nobilissima casa di Este. Ne fo ora solamente menzione, per parlarne poi ex professo, andando innanzi. Anche il Sigonio[2149] cita un diploma dei suddetti re in favore del monistero delle monache di san Sisto di Piacenza, dato _anno DCCCCL, regni vero domni Berengarii, et domni Adalberti piissimorum regum primo, Indictione nona_. Non cita il mese, ma sarà il gennaio o febbraio di quest'anno, riconoscendosi anche ivi adoperato l'anno fiorentino, giacchè _Indictione nona_ indica infallibilmente l'anno volgare DCCCCLI. Nell'anno presente ancora, per testimonianza del Dandolo[2150], il re Berengario stando nella Corte Olonna, _renovavit foedus inter Venetos et subjectos suos; et eorum civitatum fines, ab urbibus italici regni distinxit, et a Venetis quadragesimam solummodo debere declaravit_. Diede poi principio al suo governo il re Berengario con una iniquità che fece incredibile strepito per tutta l'Italia e Germania. Era, come dissi, rimasta in Italia _Adelaide_ vedova del re _Lottario_, giovanetta di diciannove in venti anni, in cui non si sa se maggior fosse la bellezza, o la pietà e saviezza. Ossia che Berengario temesse che ella, passando alle seconde nozze con qualche principe, potesse turbargli il dominio di questo regno, o ch'egli, bramando di maritarla col figliuolo Adalberto, la trovasse troppo renitente a questa alleanza, stante l'avversione da lei conceputa contra chi comunemente si credea che avesse tolto di vita il re suo consorte: la verità si è che Berengario, passando dalle dolci alle brusche, rinserrò la misera ed innocente principessa in una prigione.

Non sussiste ciò che il Sigonio scrive, che essendo Adelaide in possesso di Pavia, Berengario fu necessitato ad espugnar quella città. Fu quivi egli eletto re, siccome vedemmo, e ne prese allora la signoria, e quivi diede anche i diplomi suddetti. Nè Pavia, come vuol Girolamo Rossi[2151], era città dotale di essa Adelaide. Vien riferita dal Browero[2152] una memoria posta nella cattedrale di Treviri con queste parole:

XII. KALENDAS MAII CAPTA EST ADELHEIDIS IMPERATRIX CVMIS A BERENGARIO REGE XIII. KALENDAS SEPTEMBRIS LIBERAVIT, DOMINVS ADELHEIDAM REGINAM A VINCVLIS.