Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750

Part 87

Chapter 872,754 wordsPublic domain

[1852] Chron. Arabicum, P. II, tom. 1 Rer. Ital.

Anno di CRISTO DCCCCXVII. Indizione V.

GIOVANNI X papa 4. BERENGARIO imperadore 3.

Giacchè non si può saper l'anno preciso della morte di _Adalberto II_ duca e marchese di Toscana, il Sigonio, il Contelori ed altri per coniettura l'hanno assegnata all'anno presente. Però in questo ne fo menzione anch'io. Mancò di vita questo rinomatissimo principe, come s'ha dal suo epitaffio, tuttavia esistente in Lucca, e rapportato dal Fiorentini[1853],

IN SEXTO DECIMO SEPTEMBRE NOTANTE CALENDAS.

Secondo le conietture da me addotte nelle Antichità estensi[1854], da lui discese la nobilissima casa d'Este. Un passo scorretto di Liutprando è stato cagione che di questo ricchissimo e glorioso principe abbiano parlato con discredito molti moderni scrittori, e principalmente il cardinal Baronio. Favellando esso storico di Marozia nobilissima romana, ch'egli ci vuol far credere donna prostituta, scrive[1855] ch'essa _ex Alberto marchione Albericum (genuit) qui nostro post tempore romanae urbis principatum usurpavit_. Ma Adalberto, dimorante in Toscana, nulla ebbe che far con Marozia abitante in Roma. In vece di _Adalberto_, Liutprando scrisse _ex Alberico marchione_; e lo può scorgere il lettore stesso in osservar quest'altre parole del medesimo autore, dove dice[1856]: _Habuerat Marozia filium nomine Albericum, quem ex Alberico marchione ipsa genuerat_. E l'antico scrittore della Cronica di Farfa[1857], che ebbe davanti agli occhi quella di Liutprando, anch'egli scrive che _Marotia ex Alberico marchione habuit Albericum, qui post ejusdem urbis accepit principatum_. Altre pruove di questa verità io tralascio, ristringendomi a dire che s'hanno da cassare alcune partite non sussistenti della penna del cardinal Baronio e d'altri contra la memoria del duca Adalberto II, non verificandosi neppure ch'egli avesse mano nell'elezione de' papi, come pensa il cardinale suddetto, il quale disavvedutamente ancora ci rappresentò _Alberico_ principe di Roma, nato da esso _Adalberto II_ e da _Teodora_ sorella di Marozia, quando è fuor di dubbio che il giovane Alberico fu figliuolo di _Alberico_ marchese e di Marozia patrizia romana. Ebbe questo duca Adalberto II per moglie _Berta_, figliuola di _Lottario re_ della Lottaringia, ossia dell'antica Lorena, che gli procreò tre figliuoli, cioè _Guido, Lamberto ed Ermengarda_. Essendo mancata di vita Gisla, figliuola dell'imperador Berengario, moglie di _Adalberto marchese d'Ivrea_, fu essa Ermengarda presa per moglie da esso marchese d'Ivrea. Dopo la morte del duca Adalberto nel ducato della Toscana, per attestato di Liutprando[1858], _filius ejus Wido a Berengario rege marchio patris loco constituitur_. Sicchè _Guido_, se in quest'anno morì suo padre, cominciò a governare il ducato della Toscana.

Secondochè riferisce il Browero[1859], fu in questi tempi spedita da papa _Giovanni X_ una bolla ad _Aicone abate_ di Fulda in Germania. Essa è data _XIIII kalendas junii, anno, Deo propitio, pontificatus domni Johannis summi pontificis et universalis decimi papae in sacratissima sede beati Petri apostoli quarto, imperante domno pissimo augusto, a Deo coronato magno imperatore, anno secundo, et patriciatus_ (se pur non ha da dire, come io credo, _post consolatum_) _anno secundo, Indictione quinta._ Ecco lo stile osservato anche sotto gli antichi imperadori sovrani di Roma. Dalla Cronica casauriense[1860] impariamo, che nell'anno presente l'augusto Berengario dovette portarsi a Camerino, da dove andò poi a visitare l'insigne monistero di san Clemente di Casauria fondato da Lodovico II imperadore. Quivi confermò i privilegii a quel sacro luogo. Il diploma è dato _XII kalendas novembris, anno dominicae Incarnationis nongentesimo septimodecimo, domni vero Berengarii piissimi regis vicesimo octavo, imperii autem sui secundo, Indictione quinta. Actum in Piscaria. L'indizione quinta_ (quando non fosse stato scritto nell'originale VI piuttosto che V) qui corre sino al fine dell'anno: il che è cosa rara. Ma forse quel documento contien dei difetti, non sussistendo che in quest'anno corresse l'anno XXVIII del regno di Berengario, come stampò il padre Dachery, ma si bene l'anno XXX. Il Valesio[1861], in citar questo diploma, scrisse _anno tricesimo_, probabilmente correggendo l'errore del testo. Però si può anche dubitar dell'indizione. Se non si opponessero le ragioni addotte nell'anno precedente, questo trovarsi Berengario a a Pescara mi avrebbe fatto dubitare che l'esterminio de' Saraceni piuttosto in questo che in quell'anno fosse succeduto. E a persuaderlo potrebbe ancora concorrere la stessa Cronica casauriense, se fosse vero che _Ittone abbate_ casauriense avesse dato principio al suo governo nell'anno 916, come vien preteso nella stampa d'essa Cronica; perchè ivi è scritto che a' tempi di questo abbate i Saraceni diedero un fierissimo sacco al monistero di Casauria, e distrussero tutte le castella e i poderi di quel sacro luogo. Ma non si può con sicurezza attenere in questo ai racconti di quello scrittore. Appartiene parimente all'anno presente un diploma del medesimo imperadore, ch'io già pubblicai[1862]. Conferma egli a Berta sua figliuola, che abbiam già veduta badessa del monistero di santa Giulia di Brescia, il monistero di san Sisto di Piacenza con tutti i suoi beni, secondo gli abusi di que' tempi. Fu dato quel diploma _VI kalendas septembris, anno dominicae Incarnationis DCCCCXVI, domni vero Berengarii piissimi regis XXXVIII, imperii autem sui secundo, Indictione V. Actum in curte Sinna._ Ma l'_Indizione V_ mostra l'anno _DCCCCXVII_. Forse qui il cancelliere si servì dell'anno pisano. Ma neppure in questo documento dovrebbe essere l'anno XXXVIII del regno, essendo fuor di dubbio che allora correva l'anno XXX. Si vede qui che allora _Odelrico marchese_ era _conte del sacro palazzo_. Questo personaggio il revedremo fra poco. Per quanto abbiamo dalla Cronica arabica[1863] sopraccitata, già spedito dall'Africa con un'armata navale _Abusaid Aldaiph_ in Sicilia, nel dì 28 di settembre ebbe maniera di entrare in Palermo. Poscia nel dì 17 d'ottobre _foedus percusserunt Siculi cum Ben-Ali Vava Assaario contra Abusaid Aldaiph, et obsessa est Panormus sex menses, et defecit in ea sal, ita ut salis uncia duobus tarenis vendi coeperit_. Si vede che tuttavia durava la ribellion dei Mori in Sicilia contro il re loro, e i Siciliani tenevano coi ribelli.

NOTE:

[1853] Fiorentini, Memor. di Matilde, lib. 3.

[1854] Antichità Estensi, P. I, cap. 22.

[1855] Liutprandus, Hist., lib. 2, cap. 13.

[1856] Liutprandus, Hist., lib. 3, cap. 12.

[1857] Chron. Farfens., P. II, tom. 2 Rer. Ital. Anonymus Salernitanus, Paralipomen., Part. II, tom. 2 Rer. Ital.

[1858] Liutprandus, Hist., lib. 2, cap. 15.

[1859] Browerus, Antiquit. Fuldens., pag. 284.

[1860] Chronic. Casauriense, P. II. tom. 2 Rer. Ital.

[1861] Valesius, in Notis ad Panegyr. Berengar.

[1862] Antiquit. Ital., Dissert. VII.

[1863] Chronicon Arabicum, P. II, tom. I Rer. Ital.

Anno di CRISTO DCCCCXVIII. Indiz. VI.

GIOVANNI X papa 5. BERENGARIO imperadore 4.

Benchè molti sieno gli scrittori sì antichi che moderni, i quali riferiscono all'anno seguente la morte di _Corrado_ re di Germania, pure Epidanno[1864], Ermanno Contratto[1865] ed altri[1866] storici, seguitati in ciò dal padre Pagi, dall'Eccardo e da altri moderni, la mettono accaduta nell'anno presente, prima del Natale del Signore. Fu principe di gran valore, e di non minor prudenza e pietà. Contra degli Ungheri ebbe più volte da sfoderar la spada, e continuò la guerra contro di _Arrigo duca_ di Sassonia, chiamato dagli storici, per distinzione dagli altri Arrighi, l'_Aucupe_, cioè l'Uccellatore. Pure, venuto a morte, anteponendo l'amore del pubblico bene alle private sue passioni, egli fu che consigliò ai principi del regno germanico di eleggere per suo successore lo stesso Arrigo, principe ben meritevole di quella dignità[1867]. A questo fine gl'inviò lo scettro, la corona e gli altri ornamenti reali. Da un diploma, da me dato alla luce[1868], apprendiamo che l'_imperador Berengario_ si trovava in Pavia nel dì 20 d'aprile dell'anno presente, dove confermò ai canonici di Padova i lor privilegii e beni. Leggonsi ivi queste note: _Data XII kalendas maii, anno dominicae Incarnationis DCCCCXVII; domni vero Berengarii piissimi regis XXXVI, imperii anno III, Indictione VI. Actum civitate Papiae._ Ma si dee scrivere _anno DCCCCXVIII_, seppure non si vuol ricorrere all'anno pisano: il che difficilmente m'induco io a credere. Son guasti ancora gli anni del regno, perchè allora era in corso l'_anno XXXI_. Ho io parimente pubblicato[1869] un bel placito, tenuto in Milano _anno imperii domni Berengarii imperatoris tercio, mense aprilis, Indictione VI_, cioè nell'anno presente. Il suo principio è questo: _Dum in Dei nomine civitate Mediolani, curte ducati in laubia ejusdem curtis in judicio resideret Berengarius nepus et missus domni et gloriosissimi Berengarii serenissimi imperatoris avio et senior ejus, qui in comitatu mediolanense ab ipso imperatore missus esset constitutus, tamquam comes et missus discurrens_, ec. Questo _Berengario_ era figliuolo di _Adalberto marchese_ d'Ivrea, e di _Gisla_ figliuola dell'Augusto Berengario. Noi il vedremo a suo tempo re d'Italia. La _corte del ducato_, che si vede in Milano, significa il palazzo, dove solevano abitare i duchi. In altre città s'incontra la _corte ducale_, che vuol dire lo stesso. Le carte poi di questi tempi ci fanno vedere in Roma e nel suo ducato molti nobili che insieme sono appellati _consoli e duchi_, siccome ho mostrato altrove[1870]: probabilmente _consoli_, perchè membra del senato romano, il quale tuttavia durava; e _duchi_, perchè governatori di qualche città. Riuscì in quest'anno, oppure nel seguente, ai Siciliani e Mori ribelli[1871] di costringere alla resa nel dì 12 di marzo la città di Palermo dopo sei mesi d'assedio, con lasciare la libertà al presidio africano. Salem fu creato Amira, ossia governator generale della Sicilia. E sul fine dell'anno venne fatto ai Mori di occupare anche la città di Reggio in Calabria.

NOTE:

[1864] Epidannus, in Chron.

[1865] Hermann. Contractus, in Chron.

[1866] Marian. Scottus, in Chronico et alii.

[1867] Continuator Rheginonis, in Chronico.

[1868] Antiquit. Italic., Dissert. XXXVI.

[1869] Ibid., Dissert. IX.

[1870] Antiq. Ital. Dissert. V, pag. 161 et seq.

[1871] Chron. Arab., P. II, tom. 1, Rer. Ital.

Anno di CRISTO DCCCCXIX. Indizione VII.

GIOVANNI X papa 6. BERENGARIO imperadore 5.

È involta in un gran buio per questi tempi la storia d'Italia, non restando nè storie nè atti per gli quali si venga in cognizione di quel che operarono i papi, l'imperadore e gli altri principi d'Italia. Ci ha nulladimeno conservata Liutprando[1872] una notizia che mi sia lecito di riferire all'anno presente. Cioè che nacquero dissensioni fra l'imperador _Berengario_ e _Guido duca_ di Toscana; che questi insieme colla duchessa _Berta_ sua madre fu preso e messo in prigione in Mantova. Ma che non potendo Berengario cavar dalle mani dei governatori fedeli ad essa Berta le città e castella della suddetta Toscana, rimise in libertà Guido e la madre. _Bertha autem_ (sono le sue parole) _Adalberti uxor cum Widone filio post mariti obitum, minoris non facta est, quam vir suus, potentiae. Quae tum calliditate et muneribus, tum hymenaei exercitio dulcis, nonnullos sibi fideles effecerat._ Ma se Liutprando vuol tutte le principesse d'allora donne prostitute, senza che i mariti se ne alterassero punto, ci è ben permesso di ripetere ch'egli era una mala lingua, nè merita fede la satira sua. In età almeno di sessanta anni si trovava Berta in questi tempi; e questo autore è dietro a farci vedere ch'ella adescasse amanti e fedeli colle sue dissolutezze. Seguita poi a dire: _Unde contigit, ut dum paulo post a Berengario simul cum filio caperetur, et Mantuae in custodia teneretur, suas civitates et castella omnia Berengario minime reddiderit, sed firmiter tenuerit, eamque postmodum de custodia simul cum filio liberavit._ Null'altro sappiamo che questo poco di quell'avvenimento, con ignorarne i motivi e la maniera, con cui la duchessa Berta e Guido suo figliuolo restarono presi dall'Augusto Berengario. Circa questi medesimi tempi _Landolfo_ ed _Atenolfo II_ principi di Benevento e di Capoa ebbero guerra coi Saraceni, e l'ebbero ancora coi Greci padroni di Bari e di altre città. L'autore della Cronica di Volturno[1873] cel fa sapere con queste parole: _Ilis temporibus supradicti principes multa cum Saracenis et Graecis certamina habuerunt; sed Dei misericordia victoriam acceperunt._ In Sicilia, per attestato della Cronica arabica[1874] sul fine di quest'anno, o pur nel seguente, si fece tregua fra Salem governator moro e il popolo di Taormina: dal che scorgiamo che duravano le turbolenze in quell'isola, e vedremo che per molto tempo ancora tennero in esercizio le forze del sultano dei Mori, il quale intanto raunò un possente esercito per mare e per terra, senza che si conosca, se per ispedirlo in Sicilia, o pur verso altra parte. Sotto quest'anno scrive Frodoardo:[1875] _Hungari Italiam, partemque Franciae, regnum scilicet Lotharii, depraedantur._ Da alcuna altra storia non abbiamo notizia di questa incursione degli Ungheri in Italia. Pure si può credere. Stavano i popoli della Lombardia circa questi tempi in continua apprensione della venuta di questi cani. Ho io renduta pubblica la preghiera[1876] che allora quel di Modena faceva a san Geminiano suo protettore, acciocchè egli intercedesse da Dio,

_Ut hoc flagellum, quod meremur miseri,_ _Coelorum Regis evadamus gratia._ _Nam doctus eras Attilae temporibus_ _Portas pandendo liberare subditos._ _Nunc te rogamus, licet servi pessimi,_ _Ab Ungarorum nos defendas jaculis._

Leggonsi ancora altri versi per incitare il popolo a far buona guardia in que' calamitosi tempi.

NOTE:

[1872] Liutprandus, Hist., lib. 2, cap. 15.

[1873] Chron. Vulturnense, P. II, tom. 1 Rer. Ital.

[1874] Chron. Arab., P. II, tom. 1 Rer. Ital.

[1875] Frodoardus, in Chron., tom. 2 Rer. Franc. Du-Chesne.

[1876] Antiq. Ital., Dissert. I.

Anno di CRISTO DCCCCXX. Indiz. VIII.

GIOVANNI X papa 7. BERENGARIO imperadore 6.

Ricavasi da un diploma, da me dato alla luce[1877], che l'_imperador Berengario_, stando in Pavia nel dì 26 di settembre di quest'anno, confermò tutti i privilegii alla chiesa di Parma e ad _Aicardo vescovo_ di quella città, chiamato _Hercardo_ dall'Ughelli, _interveniente Odelrico gloriosissimo marchione nostro_. Non so io dire se _Odelrico_, il quale sosteneva ancora il grado di conte del sacro palazzo, fosse marchese del Friuli, o pure di Milano. Fu dato quel diploma _VI kalendas octobris, anno dominicae Incarnationis DCCCCXX, domni vero Berengarii serenissimi regis XXXIII, imperii autem sui V, Indictione VIIII_ (cominciata nel settembre). _Actum Papiae._ Un altro suo privilegio, dato medesimamente in Pavia nel dì 6 di settembre[1878], ho io tolto alle tenebre. A questo medesimo anno dovrebbe appartenere un documento dello stesso Berengario[1879], in cui dona alla chiesa di sant'Antonino di Piacenza una picciola badia di santa Cristina posta in Pavia, ad intercessione di _Grimaldo glorioso conte_, e per gli meriti di _Guido vescovo_ di essa città di Piacenza. Dicesi dato quel diploma _XIII kal. januar. anno dominicae Incarnationis DCCCCXXI, domni vero Berengarii piissimi regis XXIV, imperii autem sui quinto, Indictione nona. Actum Veronae._ Ma nel dì 20 di dicembre dell'anno 921 correva l'_anno VI_, e non già il _V_, per le ragioni addotte all'anno 916. Perciò o qui viene adoperato l'anno pisano, anticipante l'anno volgare, o pure ivi si ha da scrivere _anno DCCCCXX_, nel cui dicembre correva l'_Indictione IX_, e potea forse correre l'_anno XXXIV_ del regno. Truovasi parimente nella cronaca farfense una confermazione di tutti i privilegii conceduti all'insigne monistero di Farfa, fatta dal medesimo imperadore. Il diploma porta queste note[1880]: _Datum II kalendas julii, anno dominicae Incarnationis DCCCCXX, domni vero Berengarii XXVIII_ (si dee scrivere _XXXIII_), _regni imperii autem V. Actum in curte Olonna._ Fra l'altre cose egli conferma a quel monistero _quidquid Albericus marchio in idem monasterium aliqua inscriptione condonavit in comitatu Firmano_. Anche di qui può trasparire che il _marchese Alberico_, altre volte nominato di sopra, fosse marchese di Camerino, ed anche duca di Spoleti, giacchè il monistero farfense era nel ducato spoletino. L'autore della suddetta Cronica fa menzione della marca di Fermo. La stimo io una cosa stessa colla marca di Camerino. Attesero in questi tempi gli abbati di monte Casino, di san Clemente di Casauria e di Volturno a rimettere in piedi i lor monisterii già distrutti dai Saraceni. Merita poi d'essere rammentata la donazione della corte di Prato Piano, posta nel piacentino, che Berengario Augusto fece in quest'anno alla _diletta sua moglie Anna_. Per intercessione di _Guido vescovo di Piacenza_ e di _Odelrico inclito marchese_. Il diploma, da me pubblicato[1881], ha queste note: _Data VI idus septembris, anno dominicae Incarnationis DCCCCXX, domni vero Berengarii serenissimi regis XXXIII, imperii autem sui VI, Indictione VIIII. Actum Papiae._ Ma qui dee essere scorretto l'_anno VI_ dell'imperio, e in suo luogo s'ha da scrivere _anno V_. Ho io altrove[1882] citato uno strumento autentico, da me veduto in Reggio, con queste note: _Berengarius gratia Dei imperator Augustus, anno imperii ejus quinto, decimo kalendas decembris, Indictione nona_, cioè nell'anno presente. Come poi diplomi, che han tutta la ciera di originali, contengano sì fatti sbagli, non si sa così facilmente intendere. Moglie dell'Augusto Berengario era negli anni addietro _Bertila_. Noi qui ora troviamo _Anna_, a cui nondimeno non è dato il titolo di Augusta. Scrive il panegirista di Berengario una rilevante particolarità circa l'anno 889[1883].

_. . . . . . Pariter tria fulmina belli_ _Supponidae coeunt: regi sociabat amico,_ _Quos tunc fida satis conjux: peritura venenis,_ _Sed postquam haustura est inimica hortamina Circes._

Era congiunta in primo matrimonio col re Berengario _Bertila_, probabilmente figliuola di _Suppone_, veduto da noi duca di Spoleti nell'anno 872. Ch'ella fosse vivente anche nell'anno 910, s'è osservato di sopra. Di qui impariamo ch'essa fu levata dal mondo col veleno, e pare che per la sua infedeltà tanto male le avvenisse. Dovette Berengario passare alle seconde nozze con prendere questa _Anna_. Se inoltre le desse il titolo di Augusta, nol saprei dire.

NOTE:

[1877] Ibid., Dissert. LXIII.

[1878] Antiquit. Ital., Dissertat. XI pag. 583.

[1879] Campi, Istor. di Piacenza, tom. 1, Append.

[1880] Chron. Farfens., P. II, tom. 2 Rer. Ital.

[1881] Antiquit. Ital., Dissert. XX.

[1882] Ibid., Dissert. LXVI.

[1883] Anonymus, in Panegyrico Berengarii lib. 2.

Anno di CRISTO DCCCCXXI. Indizione IX.

GIOVANNI X papa 8. BERENGARIO imperadore 7. RODOLFO re d'Italia 1.