Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750
Part 85
Veggendo _Atenolfo principe_ di Benevento che non bastavano le forze sue a sterminare i Saraceni, divenuti da gran tempo insoffribili per la loro permanenza al Garigliano, giacchè costoro riceveano rinforzi dalla parte del Mediterraneo: al che egli non avea riparo, nè potea far capitale degli aiuti de' Napoletani, i quali navigavano con più bandiere, e molto men de' Gaetani che davano braccio a quella canaglia: si avvisò di ricorrere a _Leone il Saggio_ imperadore d'Oriente, per implorare soccorso da lui. A tal fine intorno a questi tempi spedì a Costantinopoli[1789] il suo primogenito e collega nel principato _Landolfo_, con rappresentargli tutti i malanni sofferti da' Cristiani in tanti anni addietro per cagion dei Saraceni, e con supplicarlo d'inviare una potente armata per estinguere una volta questo incessante incendio. Ebbe piacere il greco Augusto di sì fatta richiesta, e più di chi la portò; perchè si lusingò che fosse venuto il buon vento di rimettere in vigoria l'antica sovranità degli imperadori greci nel principato di Benevento, che sotto gl'imperadori carolini avea fatto naufragio. Promise tutta l'assistenza a Landolfo, e ordinò che si allestisse un'armata navale per questa spedizione. Nell'anno presente, per attestato degli Annalisti tedeschi[1790], gli Ungheri sfogarono la lor crudeltà contra dell'Alemagna, ossia della Svevia. Può essere che il re _Berengario_, adoperando il buon segreto dei regali, tenesse questa mala gente lungi dall'Italia. Tuttavia, se non ci vennero, era continuo il timore che ci venissero. Riccardo Cluniacense nella sua Cronica[1791] asserisce (quanto a me, io credo senza fondamento) che costoro _fere quotannis_, quasi ogni anno venivano a visitar l'Italia per radere quello che era restato intatto negli anni precedenti. Comunque sia, i popoli della Lombardia cominciarono da lì innanzi a fortificar le loro città e castella, giacchè, per attestato di Liutprando[1792], _omnia Hungari regni (italici) loca saeviendo percurrunt. Neque erat qui eorum praesentiam, nisi munitissimis forte praestolaretur locis._ Altrove[1793] ho io provato che verso questi tempi appunto il re Berengario concedette licenza a _Risinda badessa_ della Posterla in Pavia di fabbricar delle castella nelle tenute del suo monistero, _ad Paganorum deprimendas insidias_, e insieme _pro persecutione et incursione Paganorum_. Anche _Adalberto vescovo_ di Bergamo ottenne dal medesimo re di poter fortificare quella città che era minacciata _maxima Suevorum Ungarorum incursione_. E sotto lo stesso re i canonici di Verona concederono la facoltà di far delle fortificazioni al castello di Cereta _pro persecutione Ungarorum_. Altri simili esempli ci vengono somministrati dalle memorie rimaste negli archivii.
NOTE:
[1789] Leo Ostiensis, Chron., lib. 1, cap. 52.
[1790] Continuator Rheginensis, Hermannus Contractus, in Chronico. Annalista Saxo.
[1791] Richardus. Cluniacensis, in Chron.
[1792] Liutprandus, Hist., lib. 2, cap. 6.
[1793] Antiquit. Ital., Dissert. XXVI.
Anno di CRISTO DCCCCX. Indizione XIII.
SERGIO III papa 7. LODOVICO III imperadore 10. BERENGARIO re d'Italia 23.
Fra le giunte da me fatte alla Cronica casauriense[1794] abbiamo un placito tenuto sotto quest'anno nel mese di novembre in un luogo appellato Corneto da Waldeperto, chiamato _vicecomes Alberici marchionis_. Per quanto si può scorgere, questo luogo era situato nel distretto di _Cività di Penna_, che nei tempi d'allora apparteneva alla marca di Camerino, perchè v'intervengono _Scabini de Pinne_. Veniamo perciò a comprendere chi fosse allora marchese della marca di Camerino, ciò un _Alberico_. E da tal notizia prendono lume i versi del poeta panegirista di Berengario[1795], il quale fra gli altri che condussero soldatesche in rinforzo di _Guido_ allora re d'Italia contra del re Berengario nell'anno 888, oppure nell'889, annovera ancora Alberico, con dire:
_. . . . . . . Pariterque cohors camerina superbit_ _Munere natorum, subigitque in bella sodales_ _Mille. Sua virtute, magis sed prole supinus_ _(Post monstrata fides) centeno milite laetus_ _Pauper adhuc Albricus abit, jamjamque resultat_ _Spe Camerina. Utinam dives sine morte sodalis._
Son certamente assai scure queste parole. Potrebbe talun credere che quell'Alberico conte, il quale nell'anno 776 intervenne alla dieta di Pavia, per eleggere o confermare Carlo Calvo re d'Italia, fosse il medesimo che vien qui mentovato dal poeta. Ciò nondimeno è punto assai dubbioso per la troppa distanza dell'età; ma par bene che non resti dubbio, che l'_Alberico_ nominato qui dal poeta suddetto divenisse poi marchese di Camerino. Militava egli nell'anno 888, oppure 889, in favore di _Guido_ contra di Berengario, e già sperava il governo di quella marca:
_. . . . Jam jamque resultat_ _Spe Camerina...._
Poscia dovette egli abbracciare il partito di Berengario:
_Post monstrata fides...._
E in ricompensa fu fatto marchese di Camerino. Prima era povero Signore:
_Pauper adhuc Albricus abit....._
Divenne poscia ricco coll'avere ucciso il suo compagno, cioè probabilmente chi era duca di Spoleti, ed aver egli occupato anche quel paese. Non ci dà la storia luce alcuna per poter discifrar questi oscuri fatti. Più scuro ancora è il senso di quelle parole:
_Sua virtute, magis sed prole supinus_.
Vo io credendo che _supinus_ sia adoperato per significare un arrogante ed altiero. Seneca usò in questo senso il vocabolo _supinus_. E quando ciò sia, vedremo a suo tempo che un _Alberico_ marchese da Marozia ebbe un figliuolo appellato anch'esso _Alberico_, il quale divenne poi principe, o vogliam dire tiranno di Roma. Potrebbe essere che il primo di questi Alberighi fosse il medesimo _Alberico_ marchese di Camerino, da noi veduto nel placito suddetto. Concorre a farcelo sospettare il nome e la dignità ancora. Negli stati della Chiesa romana noi non sappiamo che alcuno de' governatori portasse il titolo di _marchese_. Era questo solamente in uso nei regni d'Italia, Germania e Francia. Però non mancherebbe probabilità a chi volesse credere che _Alberico_ marchese di Camerino fosse marito di Marozia. E qualora il panegirista di Berengario avesse scritto quel suo poemetto dopo la morte di lui (del che ragionevolmente dubito io, e prima di me dubitò il padre Pagi) potrebbe parere che fosse chiamato da lui Alberico _prole supinus_, cioè superbo per aver procreato _Alberico_ principe di Roma, e _Giovanni XI_ pontefice romano. Da un diploma da me dato alla luce apparisce che nel dì 27 di luglio[1796] il re _Berengario_ si trovava in Pavia, e che tuttavia era vivente la regina _Bertila_ sua moglie, poichè ad istanza sua egli donò una corte ad _Anselmo glorioso conte_ di Verona suo compadre e consigliere. Fu dato il diploma _VI kalendas augusti, anno dominicae Incarnationis DCCCCX, domni vero Berengarii serenissimi regis XXIII, Indictione XIII. Actum in curte Rodingo_. Due placiti parimente da me pubblicati[1797] cel fanno vedere nel mese di novembre in Cremona. Il principio d'uno è questo: _Dum in Dei nomine civitate Cremona, ubi domnus Berengarius gloriosissimus rex praeerat_, ec. Fu scritto quel documento _anno regni domni Berengarii regis, Deo propitio, vigesimo tertio, mense novembri, Indictione quartadecima_, cominciata nel settembre. In quest'anno _Atenolfo principe_ di Benevento e di Capoa, conoscendo per qualche incomodo di sua salute che si avvicinava il tempo di pagare il tributo della natura, ed avendo inviato il maggiore de' suoi figliuoli, cioè _Landolfo_, alla corte imperiale di Grecia, affinchè, se veniva la morte, altri non s'intrudesse nel principato, dichiarò suo collega coll'assenso del popolo il minore de' suoi figliuoli, cioè _Atenolfo II_. Ciò si ricava dai diplomi di questi due fratelli, molti dei quali si veggono dati alla luce. Secondo i conti di Camillo Pellegrino, terminò in fatti _Atenolfo I_ la sua carriera nel mese di aprile di quest'anno, ed ebbe per successori nel principato i suddetti suoi due figliuoli, principi di gran giudizio, perchè attesero per loro conto a smentire il proverbio del _rara est concordia fratrum_. Diedero in quest'anno[1798] gli Ungheri una gran rotta all'armata di _Lodovico_ re di Germania; e così la lor fierezza e fortuna si facea largo dappertutto. Seguitava il re Berengario a tenerseli amici, e con ciò difendeva l'Italia.
NOTE:
[1794] Chron. Casauriens., P. II, tom. 2, Rer. Ital.
[1795] Anonymus, in Paneg. Berengarii, lib. 2.
[1796] Antiquit. Ital., Dissert. XXII, pag. 245.
[1797] Antiquit. Italic., Dissert. XIX et IV.
[1798] Annalista Saxo, Hermannus Contractus, in Chronico et alii.
Anno di CRISTO DCCCCXI. Indizione XIV.
ANASTASIO III papa 1. LODOVICO III imperadore 11. BERENGARIO re d'Italia 24.
Mancò di vita in quest'anno nel mese di maggio _Leone il Saggio_ imperadore dei Greci[1799], e gli succederono nell'imperio _Alessandro_ suo fratello e _Costantino_ Porfirogenito, suo figliuolo di età puerile. Girolamo Rossi[1800] cita uno strumento scritto in Ravenna _anno octavo Sergii pontificis, Indictione quartadecima_. Perciò il padre Pagi[1801] fondatamente scrisse che _Sergio III_ papa condusse sua vita fino a qualche mese dell'anno presente. Frodoardo anch'egli, siccome è detto di sopra, attesta[1802] che questo pontefice tenne la sedia di san Pietro _annis septem amplius_. Finalmente il Lambecio[1803] pubblicò un'altra bolla del medesimo papa scritta in _kalendis junii, anno pontificatus domni Sergii summi pontificis et universalis papae VIII, Indictione XIV_. Perciò resta assai accertato il tempo di sua morte. Era in sì mal concetto questo papa presso il cardinal Baronio, che, riferendo esso porporato[1804] il di lui epitaffio, conservato a noi da Pietro Mallio[1805], non vi seppe trovare, benchè scrittore di tanto discernimento, se non _Sergio I_ papa morto nell'anno 701. Ma indubitata cosa è che esso appartiene a questo pontefice, sì per le notizie che contiene, come ancora perchè uniforme a quanto scrisse di lui Frodoardo, siccome abbiam veduto di sopra. L'epitaffio è questo, che a' tempi di Pietro Mallio, cioè nel secolo duodecimo, tuttavia si conservava nella basilica vaticana:
LIMINA QVISQVIS ADIS PETRI METVENDA BEATI, CERNE PII SERGII EXCVBIASQVE PETRI. CVLMEN APOSTOLICAE SEDIS IS IVRE PATERNO ELECTVS TENVIT, VT THEODORVS OBIT. PELLITVR VRBE PATER. PERVADIT SACRA IOHANNES, ROMVLEOSQVE GREGES DISSIPAT ISTE LVPVS. EXVL ERAT PATRIA SEPTEM VOLVENTIBVS ANNIS POST MVLTIS POPVLI VRBE REDIT PRECIBVS. SVSCIPITVR PAPA. SACRATA SEDE RECEPTA GAVDET. AMAT PASTOR AGMINA CVNCTA SIMVL. HIC INVASORES SANCTORUM FALCE SVBEGIT ROMANAE ECCLESIAE IVDICIISQVE PATRVM.
Nel primo pentametro in vece di EXCVBIAS s'ha da leggere EXVVIAS. Nel secondo si accenna _Teodoro II_ papa morto nell'anno 898. Nel terzo esametro l'autore dell'epitaffio parla di _Giovanni IX_ papa. Ma ciò che rendè sì esoso _Sergio III_ al piissimo cardinal Baronio, fu l'essere noto che egli fu scomunicato dal pontefice _Giovanni VIII_; ma fu poi anche assoluto dai papi successori. Sigeberto[1806] ed altri suoi copiatori il tacciano, perchè infierì contra il cadavero e le ordinazioni di papa Formoso. Abbiam detto ciò essere falsissimo. Nè entrò egli come ladro, ma come pastore a reggere la greggia di Cristo. Quel solo che può giustamente fargli discredito, si è, che _Maria_ soprannominata _Marozia_, nobilissima patrizia romana, ma anche donna di vita disonesta in questi tempi, se vogliam prestar fede alla mala lingua di Liutprando[1807], _ex papa Sergio Johannem, qui post Johannis ravennatis obitum sanctae romanae Ecclesiae obtinuit dignitatem, nefario genuit adulterio_. Così lasciò scritto quello storico, ma solo garante di questa indignità, e copiato poi alla cieca dai susseguenti scrittori. Può essere che egli dica il vero. Contuttociò, si potrebbe dimandare se s'abbiano a prendere come verità contanti tutte le laidezze e maldicenze, delle quali è sì vago nella sua storia Liutprando. Prestava egli fede a tutte le pasquinate e a tutti i libelli infamatorii di quei tempi, che neppure allora mancavano.
Durava in Roma una fazione contraria a papa Sergio III, e si può lecitamente sospettare che questa spargesse delle velenose dicerie in aggravio della di lui persona e fama. Son ben persuaso che Marozia desse non poche occasioni di scandalo a Roma, e ne vedremo a suo tempo le pruove; ma a poter asserire con franchezza ch'essa da Sergio procreasse Giovanni, che poi tenne la cattedra di san Pietro, di gran pruove ci vogliono. A buon conto di questo _Giovanni XI_ papa così scrive Leone Marsicano, ossia l'Ostiense, storico del secolo susseguente[1808]: _Defuncto Agapito papa secundo, Johannes undecimus natione romanus, Alberici Romanorum consulis filius, illi in pontificatum succedit_. Falla l'Ostiense in dire che Giovanni XI succedesse ad Agapito; siccome anche poco accuratamente scrisse Liutprando che _Giovanni XI_ succedette a _Giovanni X_. Ma in fine Leone Ostiense può a noi servire di testimonio, essere stata la tradizione di Roma che Giovanni XI fosse figliuolo di Alberico console de' Romani e marchese, e non già di Sergio III papa. E Marozia è da credere che fosse moglie del medesimo marchese Alberico. Veggasi anche l'Anonimo salernitano[1809], scrittore di questo medesimo secolo, il quale notò che papa _Giovanni XI_ fu figliuolo _cujusdam Alberici patricii_. E se fosse certo, come vuole il padre Pagi all'anno 908, che nella vita di santo _Ulderico vescovo_ di Augusta, in vece di _Marino_ si avesse da leggere _Sergio_ papa, avrebbe esso Sergio avuto il dono della profezia. Ora a _Sergio III_ succedette nel pontificato _Anastasio III_. Fece in quest'anno[1810] _Anselmus gratia Dei comes comitatu veronense, et filius bonae memoriae Waldoriensis Francorum genere_, nel suo ultimo testamento una donazione di varii beni _monasterio sancti Silvestri sito in comitatu motinense, ubi vocabulum est Nonantulas_. La carta è scritta _regnante domno nostro Berengario rege hic in Italia, anno vicesimo quarto sub die de mense septembris, Indictione XV_. Ebbero poco dappoi cura i monaci di far confermar questa sua disposizione dallo stesso re Berengario, che ci scuopre dov'egli allora dimorasse. Fu dato il diploma _V kalendas novembris, anno dominicae Incarnationis DCCCCXI, domni vero Berengarii serenissimi regis XXIV, Indictione quintadecima. Actum Papiae_. Tornò probabilmente di quest'anno in Italia _Landolfo_ principe di Benevento e di Capoa, e si diede col minor fratello, cioè con _Atenolfo II_, a governar saggiamente i suoi popoli. Portò seco da Costantinopoli l'illustre titolo di _patrizio_: del che si vede che egli si gloriava ne' suoi diplomi. Questo nondimeno dà abbastanza a conoscere aver egli suggettati gli Stati suoi alla sovranità degli imperadori greci, i quali, con compartire lo stesso onore e titolo a _Gregorio_ duca di Napoli e a _Giovanni_ duca di Gaeta, andarono slargando la loro autorità e dominio in quelle parti d'Italia. L'ultimo anno fu questo della vita di _Lodovico_ re di Germania[1811]. Morì in età giovanile, senza aver presa moglie, senza lasciar figliuoli. Concorrevano i voti dei baroni in _Ottone duca_ di Sassonia, che fu avolo di _Ottone I_ Augusto, ma egli, colle scuse della vecchiaia, ricusò questo peso, e consigliò di appoggiarlo a _Conrado_ ossia _Corrado_ duca della Francia orientale, che in fatti fu eletto re. Che questi nudrisse delle pretensioni sopra l'Italia, si può dedurre da quanto lasciò scritto Eccardo con dire[1812]: _Hattonem moguntinum_ (archiepiscopum) _in Italiam, jus regium exacturum, tendentem Constantiam devenisse, et rediisse divitem ab Italia ditissimum_. Verisimilmente il re Berengario smorzò con dei regali fatti a questo arcivescovo un principio di nuovo incendio. E dipoi Corrado ebbe di pensare alla casa propria per cagion degli Ungheri, che di tanto in tanto portavano le stragi e i saccheggi ora ad una provincia ed ora ad un'altra del regno germanico.
NOTE:
[1799] Cedrenus, Leo Grammaticus et alii.
[1800] Rubeus, Hist. Ravenn., lib 5.
[1801] Pagius, ad Annales Baron.
[1802] Frodoardus, de Roman. Pont., P. II, tom. 3 Rer. Ital.
[1803] Lambecius, Rer. Hamburg., lib. 1.
[1804] Baron., in Annal. Eccles.
[1805] Petrus Mallius, de Basil. Vatic., in Actis Sanctor., tom. 7.
[1806] Sigebertus, in Chronico.
[1807] Liutprandus, Hist., lib. 2, cap. 13.
[1808] Leo Ostiensis, in Chron., lib. I, cap. 61.
[1809] Anonymus Salernit., Paralipom., P. II, tom. 2 Rer. Ital.
[1810] Antiquit. Ital., Dissert. XXII.
[1811] Marian. Scotus, Hepidannus, Hermannus Contractus et alii.
[1812] Echeardus, de Cas. Monast. S. Galli, cap. I.
Anno di CRISTO DCCCCXII. Indiz. XV.
ANASTASIO III papa 2. LODOVICO III Imperadore 12. BERENGARIO re d Italia 25.
Mercè del saggio governo del re _Berengario_ continuò la quiete e pace nel cuor dell'Italia in questi tempi, perchè egli sapeva rendersi benevoli gli allora formidabili Ungheri, trattenendoli dal tornare in Italia. Duravano solamente gli affanni nella Campania per le scorrerie dei Saraceni abitanti presso al fiume Garigliano, e ne' confini del Piemonte e delle circonvicine parti, a cagion degli altri Saraceni spagnuoli che dimoravano in Frassineto. Tornarono in quest'anno gli Ungheri a devastar la Sassonia e Turingia. Ma nella Gallia, dove per tanti anni addietro i Normanni, peste del genere umano, aveano riempiute tutte le occidentali provincie d'incendii, ruberie e morti, finalmente si cominciò a respirare[1813] col ripiego preso di cedere a _Rollone_, capo di que' masnadieri, quel tratto di paese che cominciò ad appellarsi Normandia. A questo s'indusse _Carlo il Semplice_ re della Gallia per le istanze de' suoi baroni. _Rollone_, con abbracciare la religion cristiana, e ricevere il santo battesimo, in cui gli fu mutato il proprio nome in quello di _Roberto_, condusse anche il popolo suo a rinunziare agl'idoli, e diede principio ad un insigne ducato in quelle parti. Noi vedremo, nel secolo susseguente, la lor nazione in grand'auge anche in Italia. Mancò di vita nel presente anno _Rodolfo I_ re di Borgogna[1814], e in luogo di lui assunse il governo di quel regno _Rodolfo II_ suo figliuolo. Questo principe ancora si lascierà vedere in Italia da qui a pochi anni, e farà parlar di sè stesso. Possedeva il celebre monistero della Nonantola, secondo l'uso di questi tempi, fra gli altri monisteri da sè dipendenti, uno d'essi situato nel distretto di Trivigi, e fondato da _Gherardo conte_ più di cento anni prima[1815]. Nella irruzione degli Ungheri restò affatto distrutto quel sacro luogo, e seppellito nelle rovine il sepolcro de' santi martiri Senesio e Teopompo, i corpi de' quali ivi riposavano. Ebbe premura _Pietro abbate_ nonantolano che questi sacri pegni fossero trasportati a Nonantola; e una tal traslazione fu fatta nell'anno presente, come ha il Sigonio[1816] e il catalogo degli abbati nonantolani da me dato alla luce[1817]. Leggesi presso l'Ughelli descritta essa traslazione da un antico scrittore. Fu questo l'ultimo anno della vita di _Pietro Tribuno_ doge di Venezia. Il Dandolo[1818] ripruova l'avere alcuni scritto ch'egli fu un principe iniquo e pessimo, e che per gli suoi demeriti fu ucciso dal popolo, sapendosi da autentiche scritture aver fatta lega in lui la benignità colla saviezza, e ch'egli, dopo aver pacificamente governato il suo popolo per ventitrè anni e ventitrè giorni, era di morte naturale mancato. Per elezione del popolo fu sustituito in suo luogo _Orso Particiaco_, ossia _Participazio II_, soprannominato Paureta. Inviò questi da lì a poco alla corte di Costantinopoli _Pietro_ suo figliuolo a significare al greco Augusto la promozione sua. Probabilmente era allora imperadore _Costantino Porfirogenito_ fanciullo, perchè in quest'anno morì _Alessandro_ suo zio. Molte finezze, molti regali ricevette il veneto giovine; e ornato ancora del titolo di _protospatario_ se ne tornava tutto contento a casa, quando sui confini della Croazia fraudolentemente si trovò preso da _Michele duca_ di Schiavonia, spogliato di quanto avea, e consegnato a _Simeone re_ dei Bulgari. Se volle Orso doge riavere il figliuolo, fu necessitato a spedire in Bulgaria _Domenico_ arcidiacono di Malamocco, che con grandissimi doni il riscattò, e in benemerito fu dipoi creato vescovo della sua chiesa. Abbiamo dagli storici greci[1819] che il suddetto re dei Bulgari in questo medesimo anno con un copioso esercito passò ad assediar Costantinopoli; ma conosciuto che troppo duro era quell'osso, diede orecchio a chi trattò di pace; laonde carico d'oro e di altri regali se ne tornò alle sue contrade. Trovandosi il _re Berengario_ in Pavia, diede facoltà, siccome accennai di sopra, a _Resinda badessa_ del monistero di Posterla di poter fabbricare castelli, cioè fortezze nelle ville e tenute del suo monistero[1820], _cum bertiscis, merulorum propugnaculis, aggeribus, atque fossatis, omnique argumento, ad paganorum deprimendas insidias_. Vuol dire per difendersi dalla pessima generazion degli Ungheri pagani. Anche nell'anno precedente avea Berengario accordata una simile facoltà a _Pietro_ vescovo di Reggio, come costa da altro suo diploma. Di qua poi venne che specialmente per la Lombardia più di prima si cominciarono a fabbricar fortezze, rocche, torri e castella ben munite in tal copia, che nel secolo susseguente si mirava in queste contrade, per così dire, una selva di questi luoghi forti; ed ogni signorotto, non che i marchesi, conti ed altri signori potenti, n'era provveduto.
NOTE:
[1813] Gementicens., Hist. lib. 2, cap. 17.
[1814] Hermannus Contract., in Chron.
[1815] Ughell., Ital. Sacr., tom. 5 in Episcop. Tarvis.
[1816] Sigonius, de Regno Ital.
[1817] Antiq. Ital., Dissert. LXVII.
[1818] Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.
[1819] Curopalata, Simeon Logotheta et alii.
[1820] Antiquit. Ital., Dissert. XXVI, pag. 467 et 469.
Anno di CRISTO DCCCCXIII. Indizione I.
LANDONE papa 1. LODOVICO III imperadore 13. BERENGARIO re d'Italia 26.
Circa questi tempi succederono delle rivoluzioni in Sicilia. Quivi signoreggiavano da gran tempo i Mori, o vogliam dire i Saraceni africani. Erasi non picciola parte d'essi ribellata al re dell'Africa loro signore, e nell'anno 909, per quanto si raccoglie da una cronica araba[1821], cacciarono e mandarono in Africa il governatore ivi messo dal re. In quest'anno fecero loro amira, ossia generale, Korhab; laonde per domare costoro fu spedita nell'anno seguente dall'Africa un'armata navale, ma il figliuolo di Korhab uscito all'incontro d'essa coll'armata de' Siciliani, pose la nemica in rotta, e l'incendiò. Tanto son brevi quelle memorie, che solamente a tentone si può dar conto di quegli affari. Credo il Sigonio[1822], seguitato in ciò dal padre Pagi[1823], che in quest'anno circa la metà di ottobre _Anastasio III_ papa terminasse i suoi giorni. Frodoardo[1824] scrittore di questi tempi, dopo aver narrata la morte di papa _Sergio III_, seguita a dire:
_. . . . . . . . . Quo rebus ademto_ _Humanis, in Anastasium Sacra concinit aula._ _Tertius hoc praesul renitet qui nomine Romae,_ _Sedis apostolicae blando moderamine rector,_ _Sentiat ut Christum veniae sibi munere blandum._