Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750
Part 82
Fu in quest'anno, per attestato degli Annali pubblicati dal Freero, e di Reginone[1703], eletto dai vescovi della Germania per loro re _Lodovico_ figliuolo legittimo del defunto _Arnolfo_, benchè in età puerile; e di tale elezione diedero essi avviso a _papa Giovanni_ con una lettera che si legge nella Raccolta de' concilii[1704]. _Zventebaldo_ ossia _Zventeboldo_, fratello bastardo d'esso Lodovico, era già in possesso del regno della Lorena. Se gli ribellarono quei popoli con darsi a Lodovico; perlochè insorse la guerra; ma rimasto ucciso in un fatto di armi esso Zventebaldo, finì presto quel rumore. Abbiamo nella suddetta Raccolta dei concilii un'altra lettera scritta al medesimo papa Giovanni dai vescovi della Baviera, che dee appartenere all'anno presente, non potendosi differir più tardi, quando sia certa, siccome pare, la morte di papa Giovanni IX in questo medesimo anno. E tanto più perchè vi si dice già eletto il nuovo re Lodovico: il che, siccome abbiam detto, accadde nel principio dell'anno corrente. Quivi sono menzionati _progenitores serenissimi senioris_ (ora diciam _signore_) _nostri, Ludovici videlicet imperatoris_. Qualche guastatore degli antichi testi in vece di _regis_ avrà quivi posto _imperatoris_; non essendo probabile che tal titolo si desse a quel re fanciullo, perchè dai soli romani pontefici questo si conferiva, nè si sa che alcuno in questi tempi l'usurpasse in pregiudizio de' papi. Infatti di sotto è mentovato _juvenculus rex noster_. Pretendono que' vescovi affatto calunniosa la voce sparsa, ch'essi avessero fatta pace con gli Ungheri, _atque, ut in Italiam transirent, pecuniam dedisse_. Soggiungono appresso: _Quando vero Hungaros Italiam intrasse comperimus, pacificare cum eisdem Sclavis, teste Deo, multum desideravimus, quatenus tamdiu spatium darent, quamdiu Langobardiam nobis intrare et res sancti Petri defendere, populumque christianum divino adjutorio redimere liceret. Et nec ipsum ab eis obtinere potuimus._ In fine con un poscritto aggiugne _Teotmaro arcivescovo_ juvavense, ossia di Salisburgo: _Sed quia Dei gratia liberata est Italia, quando citius potero, pecuniam vobis transmittam_. Essendo mancato di vita _papa Giovanni IX_, a cui si dice scritta questa lettera, avanti il settembre dell'anno presente, conseguentemente prima di quel tempo erano per la prima volta venuti a devastar l'Italia i fierissimi Ungheri. Laonde o nell'anno presente o nel precedente s'ha da mettere il principio di questa orribil tempesta, che per tanti anni dipoi flagellò e devastò la misera Italia. Il continuatore degli Annali pubblicati dal Freero[1705] sotto quest'anno, nel quale egli depose la penna, scrive, che mentre i Bavaresi uniti coi Boemi davano il guasto alla Moravia, _Avari qui dicuntur Ungari, tota devastata Italia_ (manca qualche parola) _ita ut occisis episcopis quamplurimis, Italici contra eos depellere molientes, in uno praelio uno die ceciderint viginti millia_ (numero forse troppo ingrandito). _Ipsi namque eadem via, qua intraverunt, Pannoniam regressi sunt_. Reginone, o, per dir meglio, qualche suo continuatore poco perito della cronologia, riferisce all'anno seguente, cioè fuor di sito, come ha ancor fatto di altri avvenimenti, la deplorabil rotta data dagli Ungheri all'esercito degl'Italiani. Ma, per quanto s'è detto, appartiene quella calamità o al presente o all'antecedente anno. _Gens Hungarorum_, scrive questo autore, _Langobardorum fines ingressa, caedibus, incendiis ac rapinis crudeliter cuncta devastat. Cujus violentiae ac belluino furori quum terrae incolae in unum agmen conglobati resistere conarentur, innumerabilis multitudo ictibus sagittarum periit; quamplurimi episcopi et comites trucidantur_. Aggiugne che _Ludmardo_ (vuol dire _Liutuardo_) vescovo di Vercelli, già da noi veduto ministro favorito di Carlo il Grosso imperadore, e in fine suo nemico, volendo scappare dalla crudeltà di questi Barbari, che doveano essere arrivati fino a Vercelli, mentre conduceva seco gl'immensi tesori da lui raunati nel suo ministero di corte, disavvedutamente incappò nei medesimi masnadieri ungheri, che gli tolsero la vita, e più volentieri le di lui ricchezze.
Ma il racconto più individuato dei primi affanni recati dagli Ungheri all'Italia s'ha dallo storico Liutprando[1706]. Certamente egli falla nella cronologia, perchè dopo aver narrata la morte di Arnolfo re di Germania e l'assunzione al trono di Lodovico suo figliuolo, succeduta nell'anno presente, ed altri avvenimenti de' susseguenti anni, seguita a scrivere così: _Paucis vero interpositis annis, quum nullus esset, qui in orientali ac australi plaga Hungaris resisteret (nam Bulgarorum gentem atque Graecorum tributariam fecerant) immenso innumerabilique collecto exercitu miseram petunt Italiam_. Appresso narra la prima irruzion di costoro in Italia. Verso la metà di marzo entrarono pel Friuli, e senza fermarsi nè ad Aquileia, nè a Verona (ch'egli chiama _munitissimas civitates_ non senza maraviglia di chi legge, perchè Aquileia atterrata da Attila non si sa che risorgesse mai più, e lo confessa altrove[1707] lo stesso Liutprando), passarono alla volta di Ticino, _quae nunc alio excellentiori vocabulo Papia vocatur_, quasichè quella città prendesse questo nome dai papi, dall'ammirativo _papae_, come alcuni gramaticucci han sognato, o fosse _patria pia_. Sorpreso dalla comparsa di queste non mai più vedute genti straniere il re Berengario, spedì tosto pressantissimi ordini per tutta la Lombardia, Toscana, Camerino e Spoleti, e radunò un esercito tre volte più copioso di quello degli Ungheri. Con queste forze andò contra de' Barbari, i quali accortisi dello svantaggio, rincularono fino all'Adda, e passaronlo a nuoto colla morte di molti. Inseguiti sempre dall'esercito cristiano, giunsero al fiume Brenta, dove abbiamo anche veduto che l'Anonimo nonantolano mette la battaglia funesta al popolo italiano. Quivi trovandosi alle strette, mandarono al re Berengario supplicandolo di volerli lasciar andare in pace, con esibirsi di restituire tutti i prigioni e tutta la preda, e di obbligarsi di non ritornare mai più in Italia: al qual fine gli darebbono in ostaggio i loro figliuoli. Non dovea sapere Berengario il proverbio: _A nemico che fugge, fagli i ponti d'oro_. S'ostinò egli in non volere dar loro quartiere, figurandoseli tutti già scannati o presi. Portata questa inumana risposta agli Ungheri, li trasse alla disperazione, ingrediente efficace per accrescere il coraggio nelle zuffe. Però risoluti di vendere ben cara la vita loro, improvvisamente vennero ad assalire i Cristiani che dolcemente attendevano a bere e mangiare, senza aspettarsi una tal improvvisata. Non fu quello un fatto d'armi; fu un macello di chiunque non ebbe buone gambe; e a niuno si perdonò: tanto erano inviperiti que' cani. Da lì innanzi niuno degl'Italiani ebbe più cuore di far fronte a costoro, che vittoriosi scorsero dipoi per la Lombardia, e sul finir dell'anno si riducevano in Ungheria, per tornar poscia nell'anno appresso in Italia. Non potè di meno, che per questa imprudenza, e per sì lagrimevol perdita fatta o nel presente anno o nel precedente, non restasse screditato ed avvilito il re Berengario; e possiam conghietturare che anche da questo sinistro di lui successo prendesse animo _Lodovico re di Provenza_ per condurre, come io credo, la prima volta l'armi sue in Italia. Liutprando[1708] scrive, che nato qualche dissapore fra Berengario e _Adalberto II marchese_ di Toscana, questi, ad istigazione specialmente di _Berta_ sua moglie, donna al maggior segno ambiziosa, mosse gli altri principi d'Italia ad invitare il suddetto re Lodovico alla conquista di questo regno. È anche da credere che nel trattato avessero mano i Romani, giacchè si osserva che Berengario non potè ottener la corona imperiale, e questa poi fu sì facilmente conceduta al suddetto Lodovico. Anche il panegirista di Berengario attesta[1709] che il promotore di questa venuta del re Lodovico fu Adalberto marchese di Toscana con dire:
_Quarta igitur Latio vixdum deferbuit aestas,_ _Hac ratione iterum solito sublata veneno_ _Bellua, Tyrrhenis fundens fera sibila ab oris,_ _Sollicitat Rhodani gentem: cui moribus auctor_ _Temnendus Ludovicus erat, sed stirpe legendus;_ _Berengario genesi conjunctus quippe superba._
Come poi questo poeta parli qui di un _anno quarto_, dopo aver detto che nell'_anno terzo_ Lamberto Augusto terminò sua vita, non si sa ben comprendere. Dall'anno 896, in cui stabilirono pace insieme Lamberto e Berengario, si può intendere che corsero tre anni, nel _terzo_ de' quali, cioè nell'anno 898, Lamberto diede fine a' suoi giorni. Pel _quarto_, in cui Lodovico re di Provenza calò in Italia, pare ch'egli intenda l'anno 899, e che non abbia conosciuto o abbia confuso le due diverse venute di questo re mentovate da Liutprando, con dirne una sola. Comunque sia, in quest'anno è certa la discesa d'esso Lodovico in Italia; e questa la credo io la prima sua venuta. Accenna il Sigonio due diplomi[1710] dati dal re Berengario in _Verona IV idus martias_, e _XIII kalendas novembris_ dell'anno presente. E due altri dati dal re Lodovico _pridie idus octobris_ in corte _Olonna_, e _pridie kalendas novembris_ del medesimo anno in _Piacenza_. Quest'ultimo si legge presso l'Ughelli[1711]. Ho io prodotto altrove[1712] un privilegio da lui conceduto nel febbraio dell'anno seguente a _Pietro vescovo_ di Arezzo, da cui si ricava, che dataglisi la città di Pavia, quivi in una gran dieta de' vescovi, marchesi e conti del regno d'Italia (circa il principio di ottobre dell'anno presente), _Venientibus vobis_ (dice egli) _Papiam in sacro palatio, ibique electione, et omnipotentis Dei dispensatione, in nobis ab omnibus episcopis, marchionibus, comitibus, cunctisque item majoris inferiorisque personae ordinibus facto_, ec. Nè perdè egli tempo per andare a Roma, dove gli dovea già essere stata promessa la corona e il titolo d'imperadore. In un altro suo diploma, parimente da me pubblicato[1713], egli comparisce in _Olonna_ presso a Pavia nel dì 14 di ottobre dell'anno presente, e conta l'_anno primo_ del regno d'Italia.
Aveva intanto la morte rapito il buon _papa Giovanni IX_, e in luogo suo era stato sustituito papa _Benedetto IV_. Prima del dì 31 d'agosto convien credere che seguisse l'elezione e consecrazione di questo pontefice, dacchè abbiamo una sua bolla spedita pel vescovo di Lione _Angrino_, e data[1714] _II kalendas septembris anno domni Benedicti papae primo, anno II post obitum Landeberti imperatoris Augusti, Indictione III_, cioè nell'anno presente. E in quest'anno medesimo credette il padre Pagi[1715], e credeva anch'io una volta, che Lodovico avesse conseguito in Roma la corona e il titolo imperiale; ma, per le ragioni che addurrò, ciò avvenne solamente nell'anno appresso. Reginone[1716], o, secondo me, chi fece senz'ordine di cronologia delle giunte alla storia di Reginone, scrive all'anno 897 avvenimenti che debbono appartenere all'anno presente: cioè, che _inter Ludovicum et Berengarium in Italia plurimae congressiones fiunt; multa certaminum discrimina sibi succedunt. Novissime Ludovicus Berengarium fugat, Romam ingreditur, ubi a summo pontifice coronatus, imperator appellatur_. Altre memorie non ci restano per chiarire, se veramente in quest'anno succedessero tali combattimenti fra Lodovico e Berengario. E qui si osservi che il buon Liutprando non fa menzione alcuna della promozion di _Lodovico_ alla dignità imperiale, ed assai mostra di non averne avuta contezza: il che ci dee rendere cauti a credere tutto quanto fu scritto da lui de' tempi alquanto lontani dall'età sua. Accadde nell'anno presente mutazion di dominio nel principato di Benevento[1717]. _Radelchi_ ossia _Rodelgiso II principe_ di quella contrada, assai facea conoscere la sua semplicità e debolezza con lasciarsi governare alla cieca da un certo Virialdo, uomo di malignità sopraffina. Costui trattava alla peggio i Beneventani, moltissimi ne cacciò in esilio, e costoro si ricoveravano tutti a Capoa sotto la protezione di _Atenolfo conte_ e signore di quella città. Aveva Atenolfo, siccome personaggio attento a' suoi interessi, fatto dei gran maneggi per ottenere una figliuola di _Guaimario I principe_ di Salerno, in moglie per _Landolfo_ suo figliuolo, ma senza mai poterla spuntare, tuttochè si esibisse di riconoscere lui per suo sovrano, come aveano fatto in addietro i conti di Capoa. A queste nozze sempre si oppose _Jota_, sorella del fu _Guido duca_ di Spoleti e moglie d'esso Guaimario, la quale per essere _ex regali stemmate orta_, abborriva d'imparentarsi con chi ella pretendeva suddito suo. Vi si opposero anche i parenti d'esso Atenolfo, banditi e dimoranti in Salerno. Il perchè, stanco di questi rifiuti, fece Atenolfo pace con _Atanasio II, vescovo_ e duca di Napoli, ed accasò il figliuolo _Landolfo_ con _Gemma_ figliuola d'esso Atanasio. Intanto i fuorusciti beneventani andavano stuzzicando e animando Atenolfo ad occupar la città e il principato di Benevento, e menarono così accortamente questo trattato, che una notte rotte le serrature di quella città, v'introdussero Atenolfo; e dopo aver preso Radelgiso, concordemente col popolo proclamarono principe esso Atenolfo, il quale con umili maniere e molti doni seppe ben cattivarsi in breve l'amore di que' cittadini. L'Ughelli, seguitando la scorta di alcuni storici napoletani, mette la morte del suddetto _Atanasio_ II, vescovo di poco gloriosa memoria, ed anche duca di Napoli, nell'anno 895. Ma probabilmente egli visse oltre a quell'anno; e se la di lui figliuola Gemma fosse stata presa per moglie in quest'anno dal figliuolo di Atenolfo (parendo verisimile che suo padre Atanasio fosse allora vivo), converrebbe differir la morte di questo vescovo almen sino all'anno presente. In luogo di lui certo è che _Gregorio_ (nipote suo, se non erro) fu creato duca di Napoli. Da uno strumento riferito dal Campi[1718] si vede che in quest'anno nel dì 25 di settembre _per Indictione quarta domna Ageltruda olim imperatrix augusta_ fa un cambio con _Majone abbate_ di San Vincenzo del Volturno, acquistando una corte e chiesa posta nel piacentino, e ch'essa continuava ad abitare nel ducato di Spoleti.
NOTE:
[1703] Rhegino, in Chronico.
[1704] Labbe, Concil., tom. 9.
[1705] Annales Fuldenses Freheri.
[1706] Liutprandus, Hist., lib. 2, cap. 4.
[1707] Idem, ibidem.
[1708] Liutprandus, Hist., lib. 2, cap. 10.
[1709] Anonym., in Panegyr. Berengarii, lib. 4.
[1710] Sigonius, de Regn. Ital., lib. 6.
[1711] Ughell., Ital. Sacr., tom. 5 Append.
[1712] Antiquit. Italic., Dissert. III.
[1713] Antiquit. Italic., Dissert. X, pag. 582.
[1714] Labbe, Concil., tom. 9.
[1715] Pagius, ad Annal. Baron.
[1716] Rhegino, in Chronico.
[1717] Anonym. Benevent. apud. Peregr., P. I, tom. 2 Rer. Ital.
[1718] Campi, Istor. di Piacenza, Append.
Anno di CRISTO DCCCCI. Indizione IV.
BENEDETTO IV papa 2. LODOVICO III imperadore 1. BERENGARIO re d'Italia 14.
Noi diam principio ai secolo decimo dell'era cristiana, secolo di ferro, pieno d'iniquità in Italia per la smoderata corruzion de' costumi non meno ne' secolari, che negli ecclesiastici: motivi a noi di ringraziar Dio, perchè ci abbia riserbati ai tempi presenti, non già esenti dai vizi ed abusi; ma tempi aurei in paragone di quelli. Non come pretesero il cardinal Baronio, il padre Pagi, l'Eccardo ed altri, fu conferita a _Lodovico_ re di Provenza e d'Italia la corona imperiale in Roma dal pontefice Benedetto IV, nell'anno 900, ma bensì nel febbraio dell'anno presente, come avvertì il Sigonio[1719], e fu confermato dal signor Sassi[1720] bibliotecario dell'ambrosiana. Rapporta l'Ughelli[1721], e più correttamente il padre Tatti, un diploma di questo principe, dato in favore della chiesa di Como a Liutprando vescovo di quella città e suo arcicancelliere, _XV kalendas februarii, die, anno Incarnationis Domini DCCCCI, Indictione IV, anno autem Ludovici largissimi_ (forse _gloriosissimi) regis in Italia primo. Actum Baloniae_. Si dee scrivere _Boloniae_. Un altro ne ho io prodotto[1722] della donazione della corte di Guastalla fatta da esso re al monistero di San Sisto di Piacenza, dato _XIV kalendas februarii anno Incarnationis dominicae DCCCC_ (quando non si adoperi l'anno fiorentino e veneziano, cosa che a me par difficile, si dee scrivere _DCCCCI) Indictione IV, anno primo regnante Hludovico gloriosissimo rege in Italia. Actum Bolonia civitate_. Adunque nel dì 14 di gennaio del presente anno era tuttavia Lodovico in Bologna, ed usava il solo titolo di re. Passò dipoi a Roma, dove nel mese di febbraio niuna difficoltà trovò ad essere innalzato al trono imperiale, e coronato da papa _Benedetto IV_. Mi si rende verisimile che i voti del pontefice e del senato romano concorressero volentieri in questo principe, perchè _Berengario_ per lo scacco matto a lui dato dagli Ungheri avea perduto il credito; e Lodovico all'incontro per l'unione del regno di Provenza con quello d'Italia veniva creduto più possente e più atto dell'altro a sostener questo governo e a difendere gl'Italiani dagli Ungheri e dai Saraceni. Dappoichè Lodovico ebbe conseguita l'imperial dignità, tosto ne esercitò l'autorità in Roma stessa, con alzar ivi tribunale, e decidere le cause di chiunque a lui ricorreva per ottenere giustizia. Così usavano di fare anche gli altri precedenti novelli imperadori. È celebre in questo proposito un giudicato che già il Fiorentini[1723] diede alla luce, scritto _anno imperii domni Ludovici primo, mense februarii, Indictione quarta_, cioè nell'anno presente. Il suo principio è questo _Dum domnus Ludovicus serenissimus imperator augustus a regale dignitate Romam ad summum imperialis culminis apicem per sanctissimi ac ter beatissimi summi pontificis et universalis papae domni Benedicti dexteram advenisset; atque cum eodem reverentissimo patre cum sanctissimis romanis seu italicis episcopis, adque regni sui ducibus et comitibus, ceterisque principibus, _ec._ in palacio, quod est fundatum juxta basilica beatissimi Petri principis Apostolorum, in Laubia magiore ipsius palacii pariter cum eodem summo pontifice, in judicio resedisset_, ec. Sicchè ragion vuole che si riferisca al febbraio di quest'anno, la coronazione romana di questo principe in Roma, dove era egli tuttavia nel dì 2 di marzo, come risultata da un suo diploma[1724], da me pubblicato, dove si legge l'_anno I dell_'imperio. Ch'egli poi si ritrovasse in _Pavia_ sul fine dell'anno apparisce da un altro suo privilegio, in cui concede alla chiesa di Como la badia della Coronata, posta vicina al fiume Adda, quella stessa che fu fondata da Cuniberto re de' Longobardi. Il diploma[1725] è dato _VII idus decembris anno Incarnationis Domini DCCCCI, Indictione IV, anno autem regni Ludovici serenissimi imperatoris in Italia primo_. Non può sussistere un diploma che viene accennato dall'Ughelli[1726] come dato da Berengario _Papiae anno DCCCCI, sexto idus julii, Indictione IV, anno ejusdem regis_ XIII. In quest'anno _Berengario_ non fu padrone di Pavia. L'anno XIII del suo regno correva nell'anno precedente, e a questo si dovrà riferire il diploma con correggere del pari l'indizione, se pur non si tratta di un documento apocrifo. Se la guerra continuasse, o se qualche battaglia si desse fra questo nuovo imperadore e il re Berengario nell'anno presente, non si può raccogliere dalle troppo scarse memorie di que' tempi. Sappiamo che riuscì al primo di cacciar l'altro fuori d'Italia; ma in qual anno preciso questo avvenisse, non ci è permesso di accertarlo. Il cardinal Baronio si trovò alla descrizion di questi tempi sì confuso, che disavvedutamente inciampò in non pochi anacronismi per volersi scostare dal Sigonio, che qui più accuratamente pose al suo sito e distinse gli avvenimenti. Ancorchè, siccome abbiam detto di sopra all'anno 896, a _Guaimario I_ principe di Salerno fosse stata data una buona lezione che dovea umiliarlo, allorchè gli furono cavati gli occhi; pure ritornato alla sua residenza, non cessò mai d'essere superbo e crudele. Tante ne fece, che perduta la pazienza, il popolo si mise a stuzzicare _Guaimario II_ suo figliuolo, già dichiarato nell'anno 893 collega nel principato dal padre, acciocchè egli solo assumesse il governo. Non caddero in terra queste esortazioni. Fu preso con buona maniera il cieco e vecchio Guaimario, e confinato nella chiesa di san Massimo, fondata da lui stesso: con che il figliuolo da lì innanzi signoreggiò solo, e con soddisfazione del popolo tutto. Però dai Salernitani il primo vien chiamato _Guaimarius malae memoriae_, e il secondo _bonae memoriae_. Abbiamo dalla Cronica arabica cantabrigense[1727] che Abul-abbas generale dei Saraceni in Sicilia _cepit Panormum, et caedes magna fuit die octavo mensis septembris_. Ma lascia di dir questo autore, se Palermo fosse allora in mano di qualche ribello del re moro, oppur de' cristiani greci, i quali nondimeno non ci resta vestigio che ricuperassero quella città, da che fu per la prima volta loro tolta dai Saraceni. In quest'anno ancora _Atenolfo_, principe di Benevento e signore di Capoa, prese per suo collega nel principato[1728] _Landolfo_ suo figliuolo. Era in questi tempi conte del palazzo e conte di Milano _Sigifredo_, siccome apparisce da un suo placito[1729] tenuto in Milano nella corte del duca. Secondochè ho io dimostrato altrove[1730], nella corte dei re longobardi la principal dignità dopo la regale veniva considerata quella del conte del palazzo, appellato anche sacro palazzo, perchè a lui in ultima istanza si riferivano tutte le cause del regno, stendendosi perciò la di lui autorità anche nelle città delle marche del Friuli, della Toscana e di Spoleti, ma non già al ducato di Benevento.
NOTE:
[1719] Sigonius, de Regno Ital., lib. 6.
[1720] Saxius, in Not. ad eumdem Sigonium.
[1721] Ughell., Ital. Sacr. lib. V, in Episc. Comens.
[1722] Antiquit. Italic., Dissert. XXI.
[1723] Fiorentini, Memor. di Matilde, Append.
[1724] Antiq. Ital., Dissert. XIX pag. 49.
[1725] Ughell., tom. 5, in Episcop. Comens.
[1726] Idem, ibidem, in Episcop. Vercellens.
[1727] Chronicon. Arab. P. I, tom. 2 Rer. Ital.
[1728] Chronicon Vulturnense, P. II, tom. 1 Rer. Ital.
[1729] Antiq. Ital., Dissert. XII, pag. 717.
[1730] Ibidem. Dissertat. VII.
Anno di CRISTO DCCCCII. Indizione V.
BENEDETTO IV papa 3. LODOVICO III imperadore 2. BERENGARIO re d'Italia 15.