Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750
Part 80
I disgusti dati dai Romani a _papa Formoso_, prima che giungesse a Roma Arnolfo, ed accresciuti a dismisura dappoichè egli se ne fu partito, il fecero finalmente soccombere al peso degli affanni, se pure non intervennero mezzi anche più violenti per troncare il corso di sua vita, perchè egli era incorso nell'odio non solo della maggior parte di quel popolo, ma anche di _Lamberto imperadore_, contra del quale aveva esso pontefice alzato al trono imperiale il germanico re Arnolfo. Il cardinal Baronio[1660] dopo Onofrio Panvinio, differì la morte di questo papa sino al dicembre dell'anno presente, fondato sull'asserzione di Adamo Bremense, che scrivea circa l'anno 1080 la sua storia. Ma il padre Pagi[1661] con addurre due bolle di _papa Stefano VI_ suo successore, date nell'agosto e settembre di quest'anno, ha mostrata la insussistenza di tale opinione. Quel che è più, il continuatore degli Annali di Fulda[1662] pubblicati dal Freero, autore, per quanto pare, contemporaneo, scrive mancato di vita questo pontefice _die sanctae Paschae_. Ed Ermanno Contratto[1663] anche egli scrive che _Formoso papa die Paschae obiit_. Ma neppur questo si può credere, qualora esistano i due diplomi, dati da Arnolfo imperadore in Roma sul fine di aprile e nel dì primo di maggio pel monistero di san Sisto, che si sono accennati di sopra. Nel dì 4 di aprile cadde la Pasqua nell'anno presente. Confessando il medesimo Annalista freeriano che Arnolfo non si fermò in Roma più di quindici dì, ed essendo egli stato senza dubbio coronato imperadore da papa Formoso, per necessità non dovette accader la sua morte nel dì di Pasqua. Lo storico suddetto freeriano ne fa menzione solamente, dappoichè Arnolfo fu ritornato in Germania. Può essere che un dì si scuopra qualche documento, onde venga assai lume per decidere questo punto. Intanto è certo che a papa Formoso, dopo tre giorni di sede vacante, succedette _Bonifazio VI_, pontefice efimero, perchè non più che quindici giorni durò il suo pontificato. La podagra quella fu che il portò all'altro mondo, secondo gli Annali freeriani suddetti; nè fu già cacciato dalla sedia, come pretende il cardinal Baronio, tuttochè veramente Giovanni IX papa nel concilio romano dell'anno 898 riprovasse la di lui elezione. Si venne pertanto ad eleggere un nuovo papa, e questi fu _Stefano VI_, di fazione contraria al defunto papa Formoso. Sulle prime mostrò egli di approvare l'operato da lui nella persona d'Arnolfo, con riconoscere anch'egli per imperadore, come costa da una sua bolla citata dal padre Pagi, e data nel dì 20 d'agosto dell'anno precedente, _imperante domno piissimo Augusto Arnulfo a Deo coronato magno, imperatore, anno primo_. Ma da lì a poco o perchè fosse cacciato di Roma il ministro lasciatovi da Arnolfo, o per gli potenti maneggi di Lamberto Augusto, e per l'inclinazione dello stesso papa, riconobbe egli _Lamberto_ per legittimo imperadore. Un'altra sua bolla rapportata dal padre Dachery[1664], si vede scritta sotto l'_indizione XV_, cominciata nel settembre di quest'anno, _imperante domno nostro Lamberto piissimo Augusto, a Deo coronato magno imperatore_. Otto mesi poi dopo l'assunzione sua arrivò questo pontefice ad un eccesso che renderà sempre detestabile la memoria sua nella Chiesa di Dio; perchè egli fatto disotterrare il cadavero di _papa Formoso_, e con una ridicola funzione degradatolo in un concilio non assistito dallo Spirito Santo, lo fece gittar nel Tevere, e dichiarò nulle tutte le sue ordinazioni, e in primo luogo quella dello stesso Formoso. Intorno a ciò è da vedere la storia ecclesiastica e la difesa di Formoso negli opuscoli di Ausilio, il quale ci ha conservata una notizia fra l'altre: cioè, che in un concilio tenuto in Ravenna, dove intervennero quasi tutti i vescovi d'Italia, era stata riconosciuta legittima ed approvata l'ordinazione di Formoso, ancorchè egli dal vescovato di Porto fosse passato alla cattedra di san Pietro. Appartiene a quest'anno la mutazione seguita nel principato di Benevento, raccontata dall'Anonimo salernitano[1665], da Leone Ostiense[1666] e da altre Cronichette presso Camillo Pellegrino. Non potevano più sofferire i Beneventani l'orgoglioso governo de' Greci, dominanti nella loro città. Comunicarono essi i lor desiderii a _Guaimario I_ principe di Salerno; e questi a _Guido duca_ e marchese di Spoleti. Passò all'assedio della città lo stesso Guido con copioso esercito, e per molto tempo la strinse. Veggendosi a mal partito _Giorgio patrizio_, quivi governatore per _Leone imperador_ de' Greci, incitò i cittadini alla difesa. Altro non cercavano essi; e però prese l'armi tanto i Greci che i Beneventani, uscirono di città, per dare addosso ai nemici; ma secondo il concerto fatto, quei di Benevento si diedero alla fuga, ritornando nella città, e seco trassero nella mischia le genti di Spoleti. Giorgio patrizio, se volle salvar la vita, pagò cinquemila soldi d'oro, e fu lasciato andare. Restò in potere di Guido duca quella città col suo principato. Ma chi è questo _Guido_? Lo stesso Anonimo salernitano il credette quel medesimo che abbiam veduto re d'Italia ed imperadore, con iscrivere ch'egli tenne per _un anno e mesi nove_ quel principato, e che portatosi in occasion della morte di Carlo il Grosso Augusto, _adeptus est regalem dignitatem. Beneventum namque imperatrix Racheltruda nomine_ (Ageltruda vuol dire) _regendum suscepit, et praefuit Beneventanis anno uno et octo mensibus. In eamdem urbem ingressa est pridie kalendas aprilis_, ec. Sicchè, secondo questo autore, il conquistatore di Benevento fu _Guido imperadore_, e prima ancora di essere creato re d'Italia: il che vuol dire che la conquista di Benevento da lui fatta cadrebbe nell'anno 887. Ma ciò non può sussistere, quanto al tempo, perchè, siccome abbiam veduto, i Greci entrarono in possesso di Benevento nell'anno 891, e ne stettero padroni quasi quattro anni. Immaginò il conte Campelli[1667] che questo _Guido_ fosse figliuolo secondogenito di _Guido_ imperadore creato duca di Spoleti nell'anno 891, e che egli nell'anno 894 assediasse Benevento, e se ne impadronisse nell'anno 895. Nè è senza qualche fondamento la sua opinione per quel che dirò. Tuttavia meglio avrebbe fatto questo autore col guardarsi dal produrre i sogni suoi dappertutto come verità contanti, e dal descrivere i fatti da lui immaginati, quasichè coi proprii occhi gli avesse veduti. Egli mette anche fuor di sito la morte di Guido imperadore, e differisce quella di Lamberto Augusto suo figliuolo fino all'anno 910, che è uno spaventoso anacronismo contro la storia di questi tempi.
Potrebbe in vero sospettarsi che _Guido_ duca e marchese di Spoleti, di cui fanno menzione le Croniche suddette, fosse stato il medesimo _Guido_ imperadore, il quale nell'anno 894, qualche mese prima della sua morte, impiegasse le forze sue in conquistar Benevento. Pure un anonimo cronista beneventano assai chiaramente racconta che dopo la morte d'esso Augusto entrò _Guido_ duca e marchese in Puglia, e vi conquistò Benevento, dove era già morto Giorgio patrizio, e comandava Teodoro Turmoca: e che _Guaimario I_ principe di Salerno avea per moglie una sorella di _Guido_ per nome _Jota_. Però possiam conghietturare che questo Guido fosse fratello, o almeno parente di Lamberto imperadore. S'erano impadroniti i Greci di Benevento nell'anno 891. Secondo le Cronichette pubblicate da Camillo Pellegrino[1668], _tribus annis, novemque mensibus et diebus viginti dominatio Graecorum tenuit Beneventum, Samniique provinciam. Post hoc Guido marchense introivit in Beneventum_. Ci conducono tali notizie ad intendere che nell'anno 894 Guido duca di Spoleti cacciò i Greci da Benevento. Vi stette egli padrone _anno I, et mensibus VII_, oppure, come ha l'Anonimo salernitano e il beneventano, _anno uno et mensibus octo_, ovvero _novem_: dopo il qual tempo fu ceduto il principato beneventano a _Radelchi II_ ossia _Radelgiso fratello_ dell'imperadrice Ageltruda. Da due diplomi d'esso Radelgiso, che si leggono nella Cronica del monistero di Volturno[1669], sufficientemente si può dedurre ch'egli nell'anno presente 896 cominciò a contare gli anni del suo principato in Benevento. Nella suddetta Cronica abbiamo un placito tenuto da Lodovico gastaldo _in beneventano palatio in praesentia domnae Ageltrudis imperatricis Augustae, et domni Radelchis principis_. Verisimilmente appartiene esso al presente anno. Portò opinione il suddetto Camillo Pellegrino che Radelgiso II ricuperasse la signoria di Benevento nell'anno 898. Ma certo fallò nei suoi conti. L'Anonimo beneventano da lui pubblicato scrive: _postea vero praefata imperatrix anno uno, et octo mensibus expletis, postquam Graji Benevento fuerant expulsi, in eadem ingressa est pridie kalendas aprilis, et paulo post longe superius nominatus Radelchis fratrem suum beneventano principatui restituit, qui fere duodecim annis ab eo fuerat expulsus_. Nell'anno 884, siccome è detto di sopra, _Radelchi_ ossia _Radelgiso II_ cadde dal dominio di Benevento. Adunque avendolo _dopo quasi dodici anni_ ricuperato, cadde tal fatto nell'anno presente. E perciocchè in quella città nell'anno 894 ebbe fine il dominio de' Greci, e Guido duca vi signoreggiò _un anno ed otto mesi_, dopo i quali, venuta l'imperadrice Ageltruda a Benevento, ne rimise in possesso il fratello Radelgiso; per conseguente nell'anno presente si dee credere restituito a lui il principato beneventano. Quest'atto dipoi fa ch'io sospetti non essere stato il suddetto _duca Guido_ figliuolo d'essa Ageltruda Augusta, come immaginò il conte Campelli, perchè, secondo il costume delle cose umane, non avrebbe ella tolto al figliuolo quell'insigne dominio per darlo ad un fratello, e massimamente per averlo esso Guido tolto colle sue forze dalle mani de' Greci. Nè si dee tacere che questo Guido duca di Spoleti, appena impadronito di Benevento[1670], mandò in esilio _Pietro vescovo_ di quella città, che pure l'avea aiutato a farne l'acquisto. Se l'ebbero forte a male i Beneventani. Però da lì a quattro mesi pentitosi Guido di questa sua imprudente azione, andò in persona a Salerno, dove s'era rifugiato questo virtuoso prelato, ed avendolo placato, il ricondusse a Benevento, con praticar poscia verso di lui tutti gli atti di una vera benevolenza. Aggiugne inoltre che _praedictus Marchio Spoletium perrexit, imperatorem Lambertum, ejusque matrem imperatricem cernere cupiens; ibant enim Romam ad Apostolorum limina, et idem ire gestiebat_. Danno ancora tali parole qualche indizio che questo Guido marchese non fosse fratello di Lamberto imperadore. Nell'anno presente si ha dal medesimo Cronista e dall'Anonimo beneventano, che andando _Guaimario I_[1671], principe di Salerno colla consorte _Jota_ alla volta di Benevento per visitare il _duca Guido_ suo cognato, fermatosi nella città di Avellino, vi ebbe la mala notte. Perciocchè _Adelferio_, gastaldo d'essa terra, per fama corsa che Guaimario macchinasse di farlo imprigionare, mise in prigione lo stesso Guaimario, e nel dì seguente gli fece cavar gli occhi. A questo avviso il duca Guido mosse l'armi sue contro di Avellino, e tanto tormentò colle macchine di guerra e coll'assedio quella città, che Adelferio s'indusse a mettere in libertà l'accecato Guaimario, e la maltrattata principessa sua moglie, che se ne tornarono a Salerno non con quella allegrezza con cui se n'erano partiti. Trovossi dipoi questo Adelferio in compagnia de' Capuani, allorchè, secondo il solito, marciavano a saccheggiare il territorio di Napoli, e fu preso dai Napoletani in una scaramuccia. Guaimario spedì immantenente calde istanze ad _Atanasio vescovo_ e duca di Napoli, per avere costui nelle mani, e a fine di farne vendetta. Ma Adelferio ebbe maniera di fuggirsene e di salvarsi. Succedette in questo anno una sanguinosissima guerra[1672] fra gli Ungheri e i Bulgari. In due battaglie restarono sconfitti gli ultimi. Vennero alla terza, che fu sommamente rabbiosa. Vi perirono da ventimila Bulgari a cavallo (del quale numero io non vo' far sicurtà), maggiore nondimeno fu la strage senza dubbio degli Ungheri, perchè loro toccò di andare sconfitti. Ma presto vedrem costoro risorgere più che mai possenti e fieri, e portar la rovina anche alla misera Italia.
NOTE:
[1646] Annales Fuldenses Freheri.
[1647] Liutprandus, Hist., lib. 1, cap. 8.
[1648] Rhegino, in Chronico.
[1649] Campi, Istor. Piacent., tom. 1, Append.
[1650] Ughell., Ital. Sacr., tom. 3, in Episcop. Clusin.
[1651] Rhegino, in Chronico.
[1652] Liutprandus, Hist., lib. 1, cap. 9.
[1653] Rhegino, in Chronico.
[1654] Mabillon., in Annal. Benedictin. ad hunc annum.
[1655] Annales Fuldenses Freheri.
[1656] Hermann. Contractus, edition. Canis.
[1657] Landulphus senior, Hist., tom. 4, Rer. Italic.
[1658] Flamma, Manipul. Flor., tom. 11, Rer. Ital.
[1659] Antiquit. Ital., Dissert. LXVIII.
[1660] Baron., Annal. Eccl.
[1661] Pagius, in Critic. ad Annales Baron.
[1662] Annales Fuldens. Freherii.
[1663] Hermannus Contract., in Chron. edit. Canis.
[1664] Dachery, Spicileg., tom. 3.
[1665] Anonymus Salern., P. I, tom. 2, Rer. Ital.
[1666] Leo Ostiensis, lib. 1, cap. 49.
[1667] Campelli, Istor. di Spoleti, lib. 19.
[1668] Peregrin., Hist. Princip. Langob., Part. I, tom. 2 Rer. Ital., pag. 320 et seq.
[1669] Chron. Vulturnens., P. II, tom. 1 Rer. Ital.
[1670] Anonym. Benevent., P. I., tom. 2 Rer. Ital., pag. 280.
[1671] Anonymus Salernit., P. I, tom. 2 Rer. Ital., pag. 293.
[1672] Annales Fuldenses Freheri.
Anno di CRISTO DCCCXCVII. Indiz. XV.
ROMANO papa I. LAMBERTO imperadore 6 e 4. ARNOLFO imperadore 2. BERENGARIO re d'Italia 10.
In un placito[1673], ch'io ho dato alla luce, si conosce che in quest'anno l'autorità di _Lamberto_ imperadore veniva riconosciuta in Toscana, e che passava buona armonia fra lui e _Adalberto_ II, duca e marchese di Toscana. Fu quel giudizio tenuto in Firenze _anno domni Lamberti, Deo propitio, sexto, IV die mensis marci, Indictione quintadecima_: il che fa conoscere che nel dì 4 di marzo dell'anno 892 Lamberto era già stato alzato al trono imperiale. Chi tenne quel placito, si conosce dalle seguenti parole: _Dum ad praeclaram potestatem domni Lamberti piissimi imperatoris missus directus fuisset in finibus Tusciae, Amedeus, comes palatii; et cum venisset civitate Florentia in domum episcopii ipsius civitatis, in atrio ante basilica sancti Johannis Baptistae inibi resideret una simul cum Adelbertus marchio, singulorum hominum justitias faciendas_, ec. Da questo _Amadeo_, che godeva l'insigne carica di conte del palazzo nel regno d'Italia, ha creduto taluno che possa essere discesa la real casa di Savoia, perchè il nome d'_Amadeo_ nel secolo undecimo si truova in essa. Non è sprezzabile la conghiettura; ma sola non basta a fissar cosa alcuna per quella genealogia. Nella parte della Borgogna signoreggiata dal re Ridolfo convien cercare gli antenati di questi nobilissimi principi, sapendosi ch'essi di colà passarono in Italia. Lume troppo debole è un nome, per poter credere che Lamberto si valesse per un sì riguardevol posto della sua corte di un principe di straniera contrada. Abbiamo dal panegirista di Berengario[1674] che seguì pace e concordia fra il suddetto _Lamberto Augusto_ e _Berengario re_ in un congresso tenuto in Pavia nell'anno precedente. Aggiugne egli appresso che Lamberto più volte andò cercando pretesti per rompere questa pace: il che probabilmente avvenne nell'anno corrente. Ecco le sue parole:
_O juvenile decus, si mens non laeva fuisset!_ _Saepe datas voluit pacis rescindere dextras_ _Fraudibus inventis. Sed enim ratione sagaci_ _Deprehendis pater alme[1675] dolos, ac murmura temnis_.
Che esso Berengario si trovasse in _Ceneda_ nell'anno presente, l'abbiamo da un suo diploma riferito nelle mie Antichità italiane[1676]. Fece in quest'anno _Stefano VI_ papa un fine indegno del sacrosanto suo grado, ma frutto dell'iniquità da lui praticata contro la memoria di papa Formoso in disonore della santa Chiesa romana. Talmente restarono stomacati i Romani del sacrilego strapazzo da lui fatto del cadavero di quel pontefice, il cui elogio si può leggere nell'operetta d'Ausilio e presso altri scrittori, che fatta fra loro congiura, gli misero le mani addosso, e cacciatolo in una prigione, quivi da lì a poco lo strangolarono. Frodoardo così ne scrive:
_Captus et ipse, sacraque abjectus ab aede, tenebris_ _Carceris injicitur, vinclisque innectitur atris,_ _Et suffocatum crudo premit ultio leto._
E nell'epitaffio fattogli dipoi da _papa Sergio III_, e rapportato dal cardinal Baronio, si legge lo stesso.
CVMQVE PATER MVLTVM CERTARET DOGMATE SANCTO, CAPTVS, ET A SEDE PVLSVS AD IMA FVIT. CARCERIS INTEREA VINCLIS CONSTRICTVS, ET IMO STRANGVLATVS NERBO, EXVIT ET HOMINEM.
Pretende il padre Pagi che a questo pontefice s'abbia da riferire un decreto, a noi conservato da Graziano[1677], e dal cardinal Baronio rapportato all'anno 816, e non già ad uno degli antecessori Stefani: cioè che si rimettesse in uso il divieto di non consecrare il nuovo papa eletto senza la licenza e approvazione dell'imperadore regnante. Il decreto è questo: _Quia sancta romana Ecclesia, cui auctore Deo praesidemus, a pluribus patitur violentias, pontifice obeunte: quae ob hoc inferuntur, quia absque imperiali notitia pontificis fit consecratio, nec canonico ritu et consuetudine ab imperatore directi intersunt nuncii, qui scandala fieri vetent: Volumus, ut quum instituendus est pontifex, convenientibus episcopis et universo clero, eligatur, praesente senatu et populo, qui ordinandus est. Et sic ab omnibus electus, praesentibus legatis imperialibus consecretur. Nullusque sine periculo sui, juramenta vel promissiones aliquas nova adiventione audeat extorquere, nisi quae antiqua exigit consuetudo, ne Ecclesia scandalizetur, et imperialis honorificentia minuatur._ Vien chiamato _canonicus ritus_ quel costume. Tale non parve poi, siccome vedremo, nel secolo undecimo. Ma è ben più probabile che questo papa Stefano non facesse questo decreto, e che s'ingannasse Graziano con attribuirlo ad un altro papa Stefano, quando esso indubitatamente si legge nel concilio di Ravenna nell'anno seguente celebrato da papa _Giovanni IX_. Il giorno preciso, in cui fu levato dal mondo questo pontefice, è tuttavia ignoto. Bensì è certo ch'egli ebbe per successore nella cattedra di san Pietro _Romano_. Due sue bolle, rapportate dal Baluzio[1678], ci assicurano ch'egli era papa nel mese d'ottobre del presente anno, essendo scritte _idibus octobris, imperante domno nostro piissimo perpetuo augusto Lamberto a Deo coronato magno imperatore anno VI, et post consulatum anno VI, Indictione prima_. Per attestato del Dandolo, questo papa mandò il pallio archiepiscopale[1679] a _Vitale II_, _patriarca_ di Grado. Se vogliam creder alla farraggine indigesta della Cronica della Novalesa[1680], in questi tempi fiorì _Ammolo_ ossia _Ammolone vescovo_ di Torino, di cui quell'autore narra un fatto assai strano. _Lamberti regis tempore fuit Maginfredus, quem interfecit; nec non et Ammulus episcopus taurinensis, qui ejusdem civitatis turres et muros perversitate sua destruxit. Nam inimicitiam exercens cum suis civibus, qui continuo illum a civitate exturbarunt, fuitque tribus annis absque episcopali cathedra. Qui postmodum pace peracta reversus, et manu valida cinctus, destruxit, sicut diximus. Fuerat haec siquidem civitas condensissimis turribus bene redimita, et arcus in circuitu per totum deambulatorios, cum propugnaculis desuper atque antemuralibus._ Veramente i vescovi aveano già acquistate forze tali e ricchezze, che già cominciavano non pochi d'essi a prendere un'aria principesca; e però non è tanto difficile a credere questa gara e vendetta fra quel vescovo e i cittadini. Che poi questo Ammolone vescovo di Torino veramente vivesse in questi tempi, lo abbiamo dal concilio romano tenuto nell'anno seguente da papa Giovanni IX, apparendo da un frammento di esso, dato alla luce dal padre Mabillone[1681], che esso Ammolone v'intervenne, e fu uno de' più zelanti per la memoria e gloria di papa Formoso.
NOTE:
[1673] Antiq. Ital., Dissert. X.
[1674] Anonym., in Paneg. Bereng., P. I, tom. 2 Rer. Ital.
[1675] _Berengario._
[1676] Antiquit. Ital., Dissert. XIX, pag. 97.
[1677] Gratianus Dist. XXXIII, cap. 28.
[1678] Baluz., in Append. ad Marcam Hispan. de Marca.
[1679] Dandul., in Chronic., tom. 12 Rer. Ital.
[1680] Chron. Novaliciense, P. II, tom. 2 Rer. Ital., pag. 763.
[1681] Mabill., Append. ad Rer. Ital.
Anno di CRISTO DCCCXCVIII. Indizione I.
TEODORO II papa 1. GIOVANNI IX papa 1. LAMBERTO imperadore 7 e 5. ARNOLFO imperadore 3. BERENGARIO re d'Italia 11.
Succedette in quest'anno ciò che narra Liutprando istorico[1682] di _Adalberto II_, duca e marchese di Toscana: cioè, ch'egli insieme con _Ildebrando_ molto potente conte (non si sa di qual città) si ribellò da _Lamberto imperadore_, e raunata una competente armata, s'incamminò alla volta di Pavia. _Tantae quippe_ (dice egli) _Adalbertus erat potentiae, ut inter omnes Italiae principes, solus ipse cognomento diceretur dives_. Aggiugne ch'egli avea per moglie _Berta_, la quale in prime nozze con _Teobaldo conte_ di Provenza avea partorito _Ugo conte_ e _marchese_, che vedremo all'anno 926 essere creato re d'Italia. Questa altera donna figliuola del già _Lottario re_ della Lorena, quella fu che spinse il marito a prendere le armi contra dell'Augusto Lamberto. Passato per monte Bardone, giunse egli col suo poco agguerrito esercito tino a Borgo san Donnino fra Parma e Piacenza. Intanto avvertito di questa mossa Lamberto, mentre godeva il divertimento suo favorito nella foresta di Marengo, senza aspettar che si unisse l'armata sua, con soli cento cavalli venne frettolosamente incontro ad Adalberto. Trovata la di lui gente immersa in un profondo sonno per aver votate nel giorno innanzi le botti, le diede addosso, e sopra quanti arrivò, sfogò la collera sua. Ildebrando ebbe la fortuna di salvarsi colla fuga. Non così avvenne al duca della Toscana. Colto in una greppia, dove s'era appiattato, e condotto alla presenza di Lamberto, che gli diede solennemente la berta, fu condotto prigione con altri a Pavia. Gli autori più antichi ci descrivono l'imperador Lamberto, come giovane di non molto cuore e di minore sperienza nell'armi; e qui Liutprando cel fa conoscere un Marte. Contuttociò si può ben credere che Liutprando nella sostanza del fatto non si sia ingannato. Era in Pavia esso Lamberto nel dì 27 di luglio di quest'anno, siccome costa da un privilegio da lui conceduto ai canonici di Parma, e da me dato alla luce con queste note:[1683] _VI kalendas augusti anno Incarnationis Domini DCCCXCVIIII_, (sarà l'anno pisano, cioè secondo l'era volgare anno 898) _domni quoque Lamberti piissimi imperatoris VI, Indictione I. Actum Papiae urbe ticinensi_. Dopo soli quattro mesi di pontificato, per quanto si crede, _papa Romano_ passò a miglior vita. In luogo suo fu eletto _Teodoro II_, pontefice che non tenne la sedia di san Pietro più di venti giorni, ma che meritava per le sue virtù di tenerla lunghissimo tempo. Di lui così scrive Frodoardo[1684]:
_Dilectus clero Theodorus pacis amicus,_ _Bis senos_ (denos) _romana dies, qui jura gubernans,_ _Sobrius et castus, patria bonitate refertus,_ _Vixit pauperibus diffusus amator et alter._ _Hic populum docuit connectere vincula pacis;_ _Atque sacerdotes concordi, ubi junxit honore,_ _Dum propriis revocat disjectos sedibus, ipse_ _Complacitus rapitur decreta sede locandus_.