Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750

Part 77

Chapter 773,103 wordsPublic domain

L'atto di questa elezione e coronazione si legge stampato nel corpo dei concilii[1565], e si dice fatta quella raunanza e funzione anno _Incarnationis dominicae DCCCXC, Indictione VII_, cioè o nel fine del presente, o nel principio del corrente anno. Si vede che il buon _papa Stefano_ con sue lettere aveva esortato tutti i vescovi di quel regno a costituire re Lodovico, _nipote_ per via della madre di _Lodovico II_ imperadore, al quale, come protestano que' prelati e baroni _praestantissimus Carolus_ (il Grosso) _Imperator jam regiam concesserat dignitatem_ (nell'anno 887), _et Arnulfus, qui successo ejus extitit, per suum scriptum, perque suos sagacissimos legatos, Reoculfum_ (oppure _Theodolfum_) _videlicet episcopum, et Bertaldum fomitem, fautor regni, auctorque in omnibus esse comprobatur_. Degne son di annotazione tutte queste notizie, per intendere come i re della Germania acquistassero e mantenessero dipoi la loro superiorità nel regno arelatense, e per conoscere questo _Lodovico_ re per tempo, di cui la storia d'Italia avrà da parlare non poco, andando innanzi. Cosa operassero in quest'anno in Italia i due emuli re _Berengario_ e _Guido_, difficilmente si può ricavar dalla storia assai digiuna in questi tempi delle cose nostre, e specialmente difettosa per la cronologia. Abbiamo presso l'Ughelli[1566] un diploma del re Guido, dato _VII kalendas junii, anno dominicae Incarnationis DCCCXC, Indictione VIII, anno domno Widone rege in Italia regnante primo. Actum in taurinensi comitatu_. Cosimo della Rena[1567] scrive che nell'originale di questo documento da lui veduto si legge _Indictione VII_, e che, ciò non ostante, torna esso nell'anno 890: cosa ch'io non so intendere. Quando veramente appartenga all'anno stesso 890, si vede che Guido metteva il principio del suo regno nell'889, e non già nell'888, come pare che risulti da un altro, da me citato di sopra. Ora in questo diploma dice il re Guido: _Quia Adalbertus dilectus nepos noster et marchius, deprecatus est celsitudinem nostram, ut Zenovio sanctae ecclesiae fesulanae episcopo_, ec. Certo è che qui si parla di _Adalberto II_ marchese e duca della Toscana. Noi già vedemmo suo padre _Adalberto I_ marito di _Rotilde_, sorella di Lamberto duca di Spoleti in un documento dell'anno 884. Convien credere che quando fu dato il diploma suddetto dal re Guido, fosse già mancato di vita esso _Adalberto I_, con succedergli nella Marca e nel ducato della Toscana _Adalberto II_, di cui parla qui il re Guido. E con ciò si conferma che lo stesso re _Guido_ fu fratello di _Lamberto_ e di _Rotilde_, e figliuolo d'un altro _Guido_. Trovo io il re _Berengario_ in Verona nel dì 20 d'ottobre dell'anno presente, ciò apparendo da un suo diploma originale da me veduto nell'archivio del capitolo de' canonici di Reggio[1568]. Esso fu dato _decima tertia kalendas novembris anno Incarnationis Domini DCCC et XC, anno vero regni domni Berengarii gloriosissimi regis III, Indictione IX_. Mancò di vita in quest'anno _Aione principe_ di Benevento, se vogliam credere ai conti di Lupo protospata[1569]; e lasciò per suo successore _Orso_ suo figliuolo, e non già suo fratello, ma di età non per anche atta al governo.

NOTE:

[1563] Hermann. Contractus, in Chron.

[1564] Annales Fuldenses Freherii.

[1565] Labbe, Concil., tom. 9.

[1566] Ughell., Ital. Sacr., tom. 2 in Episcop. Faesulan.

[1567] Rena, Serie de' duchi della Toscana, p. 122.

[1568] Antiquit. Ital., Dissert. LXVII.

[1569] Lupus Protospata, in Chron. apud Peregr.

Anno di CRISTO DCCCXCI. Indizione IX.

FORMOSO papa 1. GUIDO imperadore 1. BERENGARIO re d'Italia 4.

Quale stretta corrispondenza passasse fra papa _Stefano_ e _Guido_ re d'Italia, l'abbiam già veduto di sopra. Seppe ben profittar Guido di questo favorevol vento; e però nulla paventando dalla parte di Berengario, scemato troppo di forze, s'inviò a Roma, e da esso papa impetrò d'essere creato e incoronato imperador de' Romani nell'anno presente, e non già nel seguente, come immaginò il cardinal Baronio[1570] con altri. Il preciso giorno della sua coronazione, già dottamente avvertito dal Sigonio[1571], fu il dì 21 di febbraio, ciò costando da un suo diploma da lui veduto, e poi pubblicato dall'Ughelli[1572], e da un altro da me[1573] dato alla luce, in cui Guido conferma ad _Ageltruda_ imperadrice sua moglie, sorella del suddetto _Ajone_ principe di Benevento, e per conseguente figliuola del fu parimente principe _Adelgiso_, tutti i beni a lei appartenenti o per eredità o per donazione sua. Fu dato questo diploma _kalendas martii, Indictione VIII, anno Incarnationis Domini DCCCXCI, regnante domno Widone in Italia anno regni ejus III, imperii illius die prima. Actum Roma_. Abbiamo anche pubblicata dal Campi[1574] una bolla del medesimo _papa Stefano_ con cui sono confermati a _Bernardo vescovo_ di Piacenza tutti i suoi privilegii e diritti. Fu essa scritta _per manum Anastasii regionarii et scriniarii sanctae romanae Ecclesiae in mense februarii, Indictione nona. Data IV kalendas martias per manum Zachariae primicerii sanctae sedis apostolicae, imperante domno piissimo Augusto Wido a Deo coronato, magno, pacifico imperatore anno primo, et post consulatum ejus anno primo, Indictione nona_, cioè nell'anno presente, e nel dì 26 di febbraio. Altre pruove ci sono che in quest'anno e mese ci fan conoscere indubitata la coronazione imperiale di Guido. Veggasi ancora uno strumento pisano, da me riferito altrove[1575]. Nella bolla di piombo pendente dai suoi diplomi, da me veduta, si mira nell'una parte il suo busto col capo coronato e con lo scudo, e all'intorno WIDO IMPERATOR AVG.; e nell'altra RENOVATIO REGNI FRANC.: dal che era ben lontano questo imperadore, neppur signore di tutta l'Italia. Se gli andavano bene gli affari, fors'egli avea la mira di far delle conquiste anche in Francia, siccome apparisce dalle lettere di _Folco arcivescovo_ di Rems[1576]. E correa voce in Francia che questo prelato, benchè si mostrasse tutto favorevole a Carlo il Semplice, pure tenesse segreta corrispondenza con esso Guido imperadore per tirarlo in Francia. Ma dopo questa funzione pochi mesi sopravvisse il buon papa _Stefano V_, certo essendo che egli passò nell'anno presente ad una vita migliore. Era in questi tempi sconcertata di molto la buona armonia del clero e popolo romano per le due potenti fazioni che vi predominavano, cominciate negli anni addietro. Abbiamo da Liutprando[1577] che seguì non lieve scisma nell'eleggere il novello papa. Concorse l'una parte del clero e popolo nella persona di _Sergio_ diacono della Chiesa romana; ma allorchè egli saliva all'altare per essere consecrato, la contraria parte prevalendo, violentemente lo scacciò, e fece consecrar _Formoso vescovo_ di Porto, da loro eletto e stimato assai _pro vera religione, divinarumque Scripturarum et doctrinarum scientia_. Ma s'inganna Liutprando. Questa elezione e caduta di Sergio accadde solamente nell'anno 898, siccome vedremo. Liutprando prende non pochi altri abbagli negli avvenimenti di questi tempi, perchè non succeduti ai suoi giorni. Ora noi troviam qui divisi i giudizii dei posteri. Il cardinal Baronio[1578] è tutto per _Formoso_, esaltando le sue molte virtù, e credendolo indebitamente già scomunicato da papa _Giovanni VIII_. Il padre Mabillone[1579] ed altri nol sanno credere esente da colpa, perchè adducono i motivi di quella scomunica, che non erano noti ai tempi del cardinal Baronio. Certamente pare che non mancasse l'ambizione di gustar in Formoso gli ornamenti della religione e della sacra letteratura, commendata in lui da Liutprando e da altri. Nè lasciò il partito contrario di fargli guerra, finchè egli visse, e peggio dopo la sua morte, siccome vedremo. Il suo avversario Sergio, non credendosi sicuro in Roma, si rifugiò in Toscana sotto l'ali di _Adalberto II duca_ e marchese di quella provincia.

In quest'anno, se vogliamo stare all'opinione dell'Eccardo e d'altri, venne in Italia _Zventebaldo_, spedito con un esercito dal _re Arnolfo_ suo padre in aiuto del _re Berengario_, che si trovava a mal partito; e fu assediata da essi, ma indarno, Pavia. Secondo me, appartiene un tal fatto all'anno 893, dove ne parleremo. Pretende l'Eccardo che il suddetto Zventebaldo abbandonasse l'assedio di quella città nel mese di marzo del corrente anno, perchè il panegirista di Berengario[1580] scrive che questo giovane principe chiamato da lui _Sinibaldo_ alla maniera degl'Italiani,

_It monitu regis patrias Sinibaldus ad oras:_ _Tertia vix lunae se cornua luce replerant._

Non appartengono a quest'anno quei versi, siccome dirò più abbasso; e poteva accorgersene lo stesso Eccardo al considerare che _Guido_ fu coronato imperadore in Roma nel dì 21 febbraio del presente anno, e trovandosi colà, non poteva essere in Pavia, che fu assediata di febbraio; e noi sappiamo da Liutprando e dal panegirista suddetto che Guido in persona sostenne quell'assedio, e però non può essere succeduto nell'anno presente. Riportò bensì in quest'anno il re Arnolfo un'insigne vittoria contra de' Normanni. Reginone scrive che _ex innumerabili multitudine vix residuus fuit qui ad classem adversum nuncium reportaret_. Non c'è obbligazione di credergli tutto questo gran flagello. Per la morte di _Ajone principe_ di Benevento restò quel principato in una somma debolezza con rimanere nelle mani di _Orso_ suo figliuolo, inetto al governo, perchè fanciullo di soli sette anni. Di questa svantaggiosa situazione de' Beneventani ben consapevoli i Greci, non istettero colle mani alla cintola, bramosi ancora di far vendetta della guerra lor fatta dal defunto Ajone[1581]. Avea poco dianzi _Leone il Saggio imperador_ d'Oriente spedito per generale delle sue armi in Italia _Simbaticio_, appellato da Leone Ostiense[1582] _imperialis protospatarius, et stratigo Macedoniae, Thraciae, Cephaloniae, atque Langobardiae_. Davano i Greci il nome di _Lombardia_ a quel tratto di paese ch'essi possedevano in Calabria e nella Puglia, e in altri siti del regno ora di Napoli. Ora costui mise l'assedio nel dì 13 di luglio dell'anno presente alla città di Benevento, ben conoscendo che l'_imperador Guido_, troppo impegnato nella Lombardia maggiore per la guerra tuttavia durante contra di Berengario, non avrebbe mosso un dito per disturbar quell'impresa. Fecero una lunga e vigorosa resistenza i Beneventani; ma in fine, perchè non aveano forze da poter fare sloggiare i Greci, nè altronde speravano aiuto, lusingati ancora dalle promesse di un soave trattamento, che Simbaticio andava loro con segrete ambasciate facendo penetrare: capitolarono la resa della città, dove pacificamente entrarono i Greci nel dì 18 d'ottobre, divenendo padroni di tutte le dipendenze di quel principato. In quest'anno ancora, per attestato del Dandolo[1583], _Pietro doge_ di Venezia avendo spedito a Pavia i suoi ambasciatori a Guido Augusto, _ab eo obtinuit privilegium in ea forma, qua praedecessores sui imperatores ducibus Venetiarum retroactis temporibus concesserant_. Fu rapportato dal cardinal Baronio e dal padre Mabillone un diploma di Guido Augusto, dato in questo anno nel dì primo o nel dì 15 di novembre in Balva, città allora del ducato di Spoleti, dove era egli capitato, _e Benevento redeuntes nostra cum conjuge_, la quale gli partorì _Lamberto_ suo figliuolo, che vedremo imperadore nell'anno seguente: per la qual grazia a lui conceduta da Dio egli dona al monistero volturnense una chiesa, e tanto oro quanto pesa il real fanciullo[1584]. Ho io prodotto alcune difficoltà intorno a questo documento, il quale, quando mai si supponesse nato _Lamberto_ in quest'anno, vien certamente da me creduto aprocrifo, perchè molto prima era venuto alla luce questo principe; oltre di che, non potè Guido tornare in tempi tali da Benevento che era in mano de' Greci.

NOTE:

[1570] Baron., Annales. Eccl., ad ann. 892.

[1571] Sigonius, de Regno Ital., lib. 5.

[1572] Ughell., Ital. Sacr., tom. 2 in Episcop. Parmens.

[1573] Antiquit. Italic., Dissert. III et XXX.

[1574] Campi, Istor. di Piacenza, tom. 1, Append.

[1575] Antiq. Ital., tom. 3, pag. 1039.

[1576] Frodoardus, Hist., lib. 4, cap. 5.

[1577] Liutprandus, Hist. lib. 1, cap. 9.

[1578] Baron., Annal. Eccl.

[1579] Mabill., Saecul. V Benedict.

[1580] Anonym., Paneg. Bereng. P. I, tom. 2 Rer. Italic.

[1581] Anonymus Salernitan., apud Peregrin. P. I, tom. 2 Rer. Ital.

[1582] Leo Ostiensis, Chronic., lib. 1, cap. 49.

[1583] Dandul., in Chronic., tom. 12, Rer. Ital.

[1584] Chron. Volturnens., P. II, tom. 1, Rer. Ital. pag. 430.

Anno di CRISTO DCCCXCII. Indizione X.

FORMOSO papa 2. GUIDO imperadore 2. LAMBERTO imperadore 1. BERENGARIO re d'Italia 5.

Non sembra già che _Formoso papa_ fosse molto portato in favore di _Guido imperatore_; anzi, se dobbiamo credere al continuator degli Annali di Fulda[1585], pubblicati dal Freero, le cui parole ho citate all'anno 890, egli non fu sì tosto papa che invitò il re Arnolfo a calare coll'armi in Italia per liberarla dai cattivi _cristiani_, ossia dai _tiranni_, come scrive Ermanno Contratto[1586] cioè da Guido e da Berengario, la nimicizia e guerra de' quali si tirava dietro la desolazion di buona parte delle contrade italiane. Ma probabilmente un tale invito è da riferire all'anno seguente. Contuttociò dovette questo pontefice accomodarsi alle vicende e circostanze de' tempi. Allorchè egli salì sulla cattedra di san Pietro, trovò già creato imperador dei Romani _Guido_, cioè chi in questi tempi esercitava giurisdizione sovrana in Roma stessa e negli altri stati della Chiesa romana. Però non potè negare ad esso Guido Augusto di dichiarare collega nell'imperio e di ornare colla corona imperiale _Lamberto_, figliuolo assai giovane del medesimo Guido. Le note cronologiche di varii diplomi dati da esso Lamberto in compagnia del padre, oppure da lui solo, ci guidano a conoscere che la di lui assunzione e coronazione seguì senza fallo nel presente anno: il che parimente si vede confermato dall'autore della Cronica casauriense[1587]. Del giorno preciso in cui gli fu conferita la corona augustale, ho io fatta ricerca nelle Antichità italiche[1588], e benchè non l'abbia potuto con sicurezza accertare, tuttavia da un placito lucchese riferito dal Fiorentini[1589] si può ricavare ch'egli prima del giorno quarto di marzo conseguisse il titolo d'imperadore. Fu scritta quella carta _anno imperii domni Lamberti sexto, IV die mensis martii, Indictione XV_, cioè nell'anno 897: note indicanti che prima del dì IV di marzo dell'anno corrente, dovette essere conferito a Lamberto in Roma il diadema imperiale. Ma avendo io quivi citato un'altra carta prodotta dall'Ughelli[1590], e scritta in _anno quinto Lamberti imperatoris, mense martio, per Indictione XV_, cioè nel medesimo anno 897, per accordar questo con quel documento si truova qualche difficoltà. Vegga chi vuole la suddetta mia Dissertazione[1591] nelle Antichità italiane. Aggiungo, vedersi un diploma[1592] di Guido Augusto suo padre, dato in Rosselle di Toscana nel dì 15 di settembre dell'anno presente, senza che vi si legga l'anno dell'imperio di Lamberto: il che non ben s'accorda col suddetto supposto. All'incontro ho io prodotto un altro diploma[1593] dell'archivio del monistero di santo Ambrosio di Milano, scritto _kalendis mali, Indictione X, anno Domini DCCCXCII. Imperante domno Widone imperatore, regni ejus III, imperii illius II, anno Lantberti imperatoris I. Actum Ravenna_: dove probabilmente, tornando da Roma, si trovarono questi due Augusti. Finalmente accennerò all'anno 895 un privilegio d'esso Lamberto, per cui apparisce che nel febbraio di quest'anno egli contava l'_anno primo_ del suo imperio.

Dissi già che _Odone_ conte di Parigi era stato eletto ed accettato dai popoli della Gallia, ossia della Francia occidentale, per loro re, a riserva dell'Aquitania che gli fu contraria. Era egli intento a ridur colla forza anche gli Aquitani alla sua ubbidienza, quando nel dì 28 di gennaio di quest'anno _Foco arcivescovo_ di Rems, avendo commossa a ribellione non poca parte dei baroni franzesi, dichiarò e coronò re di quel regno _Carlo il Semplice_, figliuolo del re _Lodovico Balbo_. Si cominciò pertanto, non meno in quel paese, che si facesse in Italia, a guerreggiar fra i due pretendenti, e nell'uno e nell'altro regno a verificarsi il detto del Salvatore, che _regnum in se divisum desolabitur_. In una delle sue lettere citata da Frodoardo[1594], scrive il suddetto Folco arcivescovo, avere i suoi nemici sparsa voce ch'egli avesse intavolata quella ribellione e alzato al trono il giovanetto Carlo, per poi introdurre con tal pretesto in quel regno _Guido imperadore_, con cui veramente era Folco anima e corpo, e strettamente unito di parentela. Ma egli protesta che questa è un'indegna calunnia, nè essere un par suo, siccome uomo d'onore e nobilmente nato, capace di una cabala sì fatta. Furono poi cagione le funeste dissensioni di Guido e Berengario in Italia che i popoli italiani cominciarono circa i tempi presenti a fortificar le loro città e castella, poichè per la pace sì lungamente conservata in queste contrade sotto gl'imperadori carolini, i più viveano alla spartana. Ciò si raccoglie dall'esempio di Modena, nella quale _Leodoino vescovo_ fece far varie fortificazioni alle porte, e nuovi bastioni ben provveduti d'armi, non già contra i padroni, cioè contra di Guido e di Lamberto Augusti qui allora signoreggianti, ma per difesa de' proprii cittadini, come costa dall'iscrizione da me riferita altrove[1595], dove son questi versi:

HIS TVMVLVM PORTIS ET ERECTIS AGGERE VALLIS, FIRMAVIT, POSITIS CIRCVM LATITANTIBVS ARMIS, NON CONTRA DOMINOS ERECTVS CORDA SERENOS, SED CIVES PROPRIOS CVPIENS DEFENDERE TECTOS.

Leggasi nella Cronica del monistero di Volturno[1596] un privilegio conceduto a _Maione abbate_ di quel sacro luogo da _Giorgio_ protospatario imperiale e stratigo (cioè general dell'armi) della Cefalonia e Lombardia, a nome dei serenissimi imperadori, cioè di _Leone_ ed _Alessandro_ imperadori d'Oriente. In fine si scorge che anche egli, come era in uso di varii principi di allora, dice di aver bollato quel decreto con _bolla di piombo, mense augusti, decima Indictione_. Di questo Giorgio patrizio, che succedette a _Simbaticio_ conquistatore nel precedente anno di Benevento, fa menzione, oltre all'Anonimo salernitano, una Cronichetta[1597] data alla luce da Camillo Pellegrino, con aggiugnere ch'egli o nel presente o nel susseguente anno andò a mettere l'assedio a Capoa; ma questa si dovette bravamente difendere, nè si sa ch'egli se ne impossessasse. Riferisce il padre Pagi[1598] a quest'anno le due sanguinose battaglie succedute fra i re _Berengario_ e _Guido_, di sopra da noi vedute all'anno 888 ed 889. Non si può mai credere che Guido, da noi veduto negli anni addietro signoreggiante in Pavia e nella maggior parte della Lombardia, se ne fosse impadronito senza colpo di spada, e che si fosse differito fino a questi dì il provar le loro forze in qualche campale giornata. Oltre di che, Erchemperto ed altri storici si truovano contrarii ad una tale opinione. Vero è aver papa Formoso, per relazione di Frodoardo[1599], significato a Folco arcivescovo di Rems, che era per tenere un concilio generale in Roma _die kalendarum martiarum Indictionis decimae_, cioè nell'anno presente, se pure non fu nel seguente, perchè si legge _Indictionis undecimae_ nel testo pubblicato nella biblioteca de' Padri[1600]. _In quibus literis fatetur, Italiam tunc semel et secundo horrida bella perpessam, et paene consumtam_: le quali parole cita il padre Pagi in confermazione della sua credenza. Ma da queste nulla si può conchiudere, perchè nei correnti tempi ancora continuò più che mai un'arrabbiata guerra fra questi due competitori. E noi vedremo all'anno seguente ridotto a sì mal termine Berengario, che fu costretto a cercar soccorso da Arnolfo re di Germania. Fra le leggi longobardiche[1601] se ne leggono alcune di _Guido_ imperadore. Probabilmente furono fatte e pubblicate in quest'anno nella dieta generale degli Stati.

NOTE:

[1585] Annales Fuldenses Freheri.

[1586] Hermannus Contract., in Chron.

[1587] Chron. Casaurienses, P. II, tom. 2 Rer. Ital.

[1588] Antiquit. Ital., Dissert. V et XXXIV.

[1589] Fiorentini, Memor. di Matilde, lib. 3.

[1590] Ughell., Ital. Sacr., tom. 5, in Append. ad Episcop. Aprut.

[1591] Antiquit. Ital., Dissertat. VIII.

[1592] Ibidem, Dissert. XXIX.

[1593] Ibidem, Dissert. VI.

[1594] Frodoardus, Hist. Remens., lib. 4, cap. 5.

[1595] Antiquit. Italic., Dissert. I.

[1596] Chron. Volturnens., P. II, tom. I, Rer. Ital.

[1597] Rer. Ital., P. I, tom. 2, pag. 279 et 291.

[1598] Pagius, ad Annales Baron.

[1599] Frodoardus, Hist. Remens., lib. 4, cap. 2.

[1600] Bibliotheca Patr., tom. 17.

[1601] Rer. Ital., P. II., tom. 1.

Anno di CRISTO DCCCXCIII. Indizione XI.

FORMOSO papa 3. GUIDO imperadore 3. LAMBERTO imperadore 2. BERENGARIO re d'Italia 6.