Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750
Part 75
Crescendo intanto i malori di esso Augusto, intimò egli una dieta generale del regno a Triburia pel prossimo novembre, affin di provvedere ai bisogni della monarchia; e probabilmente colla speranza, o almeno col desiderio di far accettare ai baroni per suo successore _Bernardo_ suo figliuolo bastardo. La prima di quel tempo, per attestato degli antichi Annali[1519], molti de' principali baroni della Francia, Sassonia, Baviera ed Alemagna, non volendo più sofferire un principe sì screditato, e divenuto oramai affatto inetto al governo, fecero insieme congiura, ed invitarono al regno _Arnolfo_, figliuolo bastardo di _Carlomanno_ già re di Germania e d'Italia. L'autore degli Annali lambeciani[1520] ancor qui pretende che Liutvardo scacciato, come dicemmo, da Carlo Augusto, ricoveratosi in Baviera presso il medesimo Arnolfo, macchinasse con lui di deporre esso imperadore, e di prendere le redini del governo. Se ciò fosse vero, segno ben sarebbe che a Liutvardo non mancavano amici per tutta la monarchia de' Franchi. Comunque sia, verso la metà di novembre si tenne la dieta suddetta; tutti i baroni, e tutti infino i principali cortigiani, abbandonando il misero imperadore, riconobbero per re il giovane _Arnolfo_, creduto da essi il più abile al governo fra quei pochi che restavano della discendenza maschile di Carlo Magno. In così abbietto stato rimasto questo Augusto, dianzi padrone di quasi tutto l'Occidente, ed allora vivo spettacolo della caducità delle cose terrene, che altro ripiego non seppe prendere, se non quello d'inviar molti regali al nipote Arnolfo, e di pregarlo che almeno gli concedesse alquanti luoghi in Alemagna per sostentamento suo, finchè Dio il lasciasse in vita; e gli ottenne, ma per poco tempo ne potè godere l'uso. Mandò anche il figliuolo Bernardo ad esso Arnolfo, che gli assegnò varii beni per suo retaggio. I principi e popoli della Gallia, tuttochè seguitassero ad essere flagellati dai Normanni, pure non concorsero punto nell'elezione d'Arnolfo, e presero, siccome dirò, altre risoluzioni. Per lo contrario i popoli della Francia orientale, della Sassonia, Turingia e Baviera, e di una parte della Schiavonia, accettarono per loro signore Arnolfo. Per conto dell'Italia, finchè visse il deposto Carlo il Grosso, niuna mutazion vi si fece, e solamente si tennero consigli e si formarono leghe per quello che già si prevedeva vicino. Cadde infermo in quest'anno _Giovanni doge_ di Venezia, per attestato del Dandolo[1521], e non potendo accudire al governo, quantunque già fosse stato dichiarato suo collega nel ducato _Orso_ suo fratello, tuttavia diede licenza al popolo di eleggersi un nuovo doge. E fu eletto _Pietro Candiano_ nel dì 17 di aprile, uomo di gran senno e cuore negli affari della guerra. Questi procedette ostilmente contro gli Schiavoni; ma essendo egli restato ucciso nel mese di settembre in una zuffa, il doge suddetto _Giovanni_ ripigliò il governo, e sopravvisse anche sei mesi e tredici giorni. Era signore di Capoa _Landone conte_[1522]. Tra per esser egli uomo pigro e disattento, e perchè si trovava malconcio dalle febbri, per curar le quali si portò ad abitare in Teano, giunse a perderne la signoria nell'anno presente nel dì dell'Epifania. _Atenolfo_ suo parente, accordatosi prima con _Atanasio II vescovo_ e duca di Napoli, che teneva mano a tutte le cabale di questi tempi, s'impadronì di Capoa, e, siccome avea promesso, si dichiarò vassallo del suddetto Atanasio, con dargli per ostaggio un suo figliuolo. Ma pentitosi dipoi, si raccomandò a _Guido duca_ di Spoleti, il quale con tal forza ne trattò col vescovo suddetto, che fece restituirgli lo strumento dell'obbligazione, e rimandargli il figliuolo. Trattò poscia Atenolfo con _papa Stefano_ di farsi suo vassallo, di dargli Gaeta ch'egli avea poco avanti presa con un'astuzia, e di aiutarlo contra de' Saraceni abitanti presso il Garigliano, col mandare a tal fine a Roma _Maione abbate_ di san Vincenzo di Volturno, e Dauferio diacono. Ma stette poco a dimenticar la parola data, e nulla attenne di quanto avea promesso. Non mancavano già aderenti in Capoa a _Landone conte_, escluso già dal dominio di quella città, che l'invitavano a ritornarvi. Animato da questa speranza, un dì nascoso in una carretta entrò in essa città, e a dirittura andò al palazzo del vescovo, cioè di _Landolfo_ juniore suo figliuolo, dove raunò tosto alquanti de' suoi fautori. _Atenolfo_, che non dormiva, sollecitamente si mise in armi, laonde si venne alle mani fra le due fazioni. Prevalendo quella di Atenolfo, Landone ebbe per grazia di potersene andar sano e salvo; ma i suoi, e fra gli altri il vescovo Landolfo, furono messi in prigione, e dopo non molto rimessi in libertà. Circa questi medesimi tempi, e forse vivente tuttavia l'imperador Basilio[1523], _Guaimario I_ principe di Salerno, si portò alla corte di Costantinopoli, ricevuto quivi con distinti onori, e creato patrizio dall'imperadore, se ne tornò poscia in Italia. Questo vuol dire che egli giurò fedeltà ed omaggio ai Greci. Una carta di molta importanza, benchè non assai corretta, ci ha conservato l'Ughelli[1524], scritta da _Teodosio_ vescovo di Fermo nell'anno presente, dove è riferito ii consenso _omnium venerabilium episcoporum in ducatu spoletano degentium_. Questi erano i vescovi di _Rimini, Fossombrone, Ancona, Camerino, Sinigaglia, Spoleti, Fano, Pesaro, Umana, Perugia, Osimo, Rieti, Cagli, Lodone_ (non so che sia), _Urbino, Nocera, Terni_ e _Forlì:_ la qual ultima città forse è nome guasto. Ora ecco fin dove si stendesse allora il ducato di Spoleti, con cui andava unita la marca di Camerino, appellata poi di Fermo, e finalmente d'Ancona.
NOTE:
[1517] Annales Francor. Fuldenses. Freheri.
[1518] Annales Fuldenses Lambecii.
[1519] Annales Fuldens. Freherii.
[1520] Annales Fuldenses Lambecii.
[1521] Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.
[1522] Erchempertus, Hist., cap. 63 et seq.
[1523] Erchempertus, Hist., cap. 67.
[1524] Ughell., Ital. Sacr. tom. 2 in Episcop. Firman.
Anno di CRISTO DCCCLXXXVIII. Indiz. VI.
STEFANO V papa 4. BERENGARIO re d'Italia 1.
Non sopravvisse molto alle sue disgrazie l'infelice deposto imperador _Carlo il Grosso_. Finì egli di vivere nel dì 12 di gennaio dell'anno presente, secondo Reginone[1525], oppure nel dì seguente, secondo gli Annali pubblicati dal Freero[1526], i quali aggiungono: _Coelum apertum multis cernentibus visum est, ut aperte monstraretur, qui spretus terrenae dignitatis ab hominibus exuitur, Deo dignus coelestis patriae vernula mereretur feliciter haberi:_ quasi che egli spontaneamente per servire a Dio avesse dato un calcio alle umane grandezze. Aveano spaccio simili immaginazioni in questi secoli d'ignoranza. Più saggiamente parlò di lui, con isperar anche l'eterna sua salute, Reginone con dire: _Fuit hic christianissimus princeps, Deum timens, et mandata ejus ex toto corde custodiens, ecclesiasticis sanctionibus devotissime parens, in elemosynis largus, orationi et Psalmorum melodiis indesinenter deditus, laudibus Dei infatigabiliter intentus, omnem spem et consilium suum divinae dispensationi committens: unde et ei omnia felici successu concurrebant in bonum, ita ut omnia regna Francorum, quae praedecessores sui non sine sanguinis effusione cum magno labore acquisierant, ipse perfacile in brevi temporum spatio sine conflictu, nullo contradicente, possidenda perceperat. Quod autem circa finem vitae dignitatibus nudatus, bonisque omnibus spoliatus est, tentatio fuit, ut credimus, non solum ad purgationem, sed, quod majus est, ad probationem. Siquidem hanc, ut ferunt, patientissime toleravit, in adversis, sicut in prosperis gratiarum vota persolvens, et ideo coronam vitae, quam repromisit Deus diligentibus se, aut jam accepit, aut absque dubio accepturus est._ Ermanno Contratto[1527] scrive, essere stata credenza d'alcuni ch'egli morisse strangolato dai propri domestici. Non ci è cosa più facile in somiglianti casi che il sospettare e spacciar violenta la morte d'un principe, quasichè Arnolfo si volesse assicurare ch'egli mai non potesse risorgere a contrastargli il regno. Venne poi portato al monistero di Augia, e quivi seppellito il corpo suo. Ma il fine di questo imperadore fu il principio d'innumerabili mali per l'Occidente cristiano, che si scatenarono nella Germania, nella Gallia e nell'Italia, e talmente vi presero piede, che da lì innanzi per gran tempo massimamente l'Italia andò di male in peggio. Mercè del buon governo degl'imperadori carolini avea la Lombardia coll'altre vicine provincie goduta per più di cento anni un'invidiabil pace; ma eccoti entrar in essa la discordia e la guerra; crescere da lì innanzi l'ignoranza e la barbarie, e, quel che è peggio, introdursi ne' popoli ed anche negli ecclesiastici una sfrenata corruzion di costumi, in guisa che troveremo, andando innanzi, un secolo di ferro, e divenuti questi paesi un emporio di calamità e di vizii. Ora ecco come la vasta monarchia de' Franchi, dopo la morte di Carlo il Grosso, venne a dividersi in più pezzi. _Arnolfo_, siccome dicemmo[1528], s'impadronì di tutta la Germania e di parte dell'antica Lorena, e ne fu proclamato re. _Lodovico_ figliuolo di Bosone, ben assistito dai suoi popoli e dalla regina _Ermengarda_ sua madre, tenne saldo il regno arelatense, cioè la Provenza e la Borgogna inferiore. Insorse un re nuovo, cioè _Rodolfo_, figliuolo di Corrado e nipote di un altro Corrado, che era stato fratello dell'_imperadrice Giuditta_, duca della Borgogna e marito d'_Adelaide_ figliuola di _Lodovico Pio_ Augusto. Occupò questi la Borgogna superiore, che abbracciava gli Svizzeri, i Grisoni, i Vallesi, Genevra e la Savoia, e si fece coronare re da que' vescovi. Nella Francia occidentale, voglio dir nella Gallia, dovette essere un lungo dibattimento di consigli per eleggere un nuovo re, stante l'essere vivo _Carlo il Semplice_, figliuolo non so se legittimo o illegittimo del re _Lodovico Balbo_, ma in età non ancor atta al governo, ed altri pretendenti per qualche attinenza di sangue alla real casa di Carlo Magno. Ma in fine _Odone_, chiamato _Eudes_ nella moderna lingua franzese, conte di Parigi, figliuolo di _Roberto il Forte_, conte d'Angiò e fratello di _Roberto II_, cioè del propagatore della regnante oggidì real casa di Francia, personaggio di gran nome pel suo valore e per la difesa dianzi fatta di Parigi, creduto anche da alcuni scrittori figliuolo in seconde nozze della suddetta Adelaide figliuola di Lodovico Pio: questi, dico, siccome più utile ai bisogni del regno, riportò il pallio, e fu coronato re di Francia. L'autore degli Annali freeriani scrisse ch'egli usurpò la Gallia sino al fiume Loire, e l'Aquitania, parlando in questa maniera a tenore delle pretensioni di _Arnolfo re_ di Germania, il quale come discendente maschio dei re carolini credeva di dover succedere anche nella Gallia, ad esclusione de' discendenti per via solo di donne. Anzi venuta la state, esso re Arnolfo si mise in procinto di muovere l'armi contro la Francia. A questo fine venne a Vormazia, dove tenne una gran dieta; ma, secondo i sopra allegati Annali, Odone, _salubri utens consilio, contestans se malle suum regnum gratia cum regis pacifice habere, quam ulla jactantia contra ejus fidelitatem superbire: veniensque humiliter ad regem, gratanter ibi recipitur. Rebus ab utraque parte, prout placuit, prospere dispositis, unusquisque reversus est in sua_. E Reginone[1529], scrittor di questi tempi, dice che i Franzesi crearono _Odone_ re _cum consensu Arnulfi_: dalle quali cose deducono i Tedeschi che intanto si contentasse Arnolfo di quella elezione, in quanto Odone gli dovette giurar fedeltà ed omaggio. Non era per passarla così bene _Rodolfo_, che, siccome dicemmo, s'era fatto re della Borgogna tras-jurana, perchè Arnolfo pieno di mal talento contra di lui, venuto in Alsazia, inviò un'armata per soggiogarlo. Scrive Reginone che crebbe la collera di Arnolfo contra di Rodolfo, perchè questi avea mandate lettere per tutta la Lorena, che s'era sottoposta ad Arnolfo, per eccitar que' popoli a prendere lui per re. Ma Rodolfo si salvò per le aspre montagne del suo dominio; ed Arnolfo dipoi e Zventeboldo suo figliuolo il perseguitarono finchè ebbero vita. Il che non si accorda coi suddetti Annali antichissimi del Freero. Secondo la relazione d'essi, _Rudolfus, inito consilio cum primoribus Alamannorum, sponte sua ad regem_ (Arnolfum) _urbem Radasponam usque pervenit, multaque inter illos convenienter adunata, ipse a rege cum pace permissus, sicuti venit, ad sua remeavit_. Potrebbe essere che anche egli, dopo avere riconosciuto il suo regno da Arnolfo, ottenesse pace da lui; ma che dipoi insorgessero fra loro motivi di discordia, i quali non cessarono più, finchè visse Arnolfo, pieno di mal talento contra di questo re nell'anno 894.
Mi è convenuto di condurre il lettore a conoscere lo smembramento della monarchia de' Franchi oltramonti, perchè quegli affari, per quanto vedremo, hanno gran connessione con quei della medesima Italia. Vegniamo ora a noi, cioè all'Italia stessa. Due erano i concorrenti a questo regno, cioè _Berengario duca_ del Friuli e _Guido duca_ di Spoleti. Berengario, siccome abbiam già dimostrato, aveva avuto per padre _Eberardo_, anch'esso duca del Friuli, principe di gran valore e pietà; e per madre _Gisla_ figliuola di Lodovico Pio. Questa parentela col sangue reale di Francia porgeva a lui qualche titolo per pretendere la corona del regno d'Italia. Non son io peranche assai persuaso, che Berengario fosse di nazione salica, ossia franzese, perchè quantunque suo padre avesse gran copia di beni in Fiandra, pure ne possedeva anche in Lamagna e in Italia, come apparisce dal suo testamento[1530], dove dona la libertà a tutti i suoi servi. Dal panegirista di Berengario[1531] _Guido_ duca di Spoleti vien chiamato _gallicus heros_, e _Berengario italicus princeps_, con aggiugnere che Dio a Berengario
_. . . . . Latium concessit avitum_.
Quanto ad esso Guido, sappiam di certo ch'egli era Franzese d'origine; e che fosse anche parente dei re della schiatta di Carlo Magno, se n'ha bastevol indizio, ma senza sapersi la precisa catena di tal parentela. Gli Annali del Freero[1532] e di Reginone[1533] il chiamano figliuolo di _Lamberto_, anch'esso duca di Spoleti. Ma sembra più degno in ciò di credenza, siccome già accennai all'anno 880, Erchemperto[1534] storico italiano e contemporaneo, che cel rappresenta figliuolo di _Guido seniore_, duca parimente di Spoleti. Secondo questo autore, esso Guido, avuto che ebbe sentore qualmente Carlo il Grosso era vicino agli ultimi respiri, _cupiditate regnandi devictus, deceptusque a contribulibus suis, relinquens Beneventanam provinciam sibi subactam, et spolitensium ducatum, abiit Galliam regnaturus_. Come Guido avesse ridotto Benevento sotto il suo dominio, nell'anno antecedente si è veduto coll'autorità di Erchemperto. Ma certamente _Ajone_ era tornato in possesso di quel principato. Se si può prestar fede a Liutprando da Pavia[1535], storico del secolo susseguente, passava fra questi due potenti principi italiani, cioè fra esso _Guido_ e _Berengario_, una stretta amicizia, ed era seguita convenzion fra loro, che qualora Carlo il Grosso imperadore terminasse i suoi dì, _Guido_ si procaccerebbe il regno della _Francia romana_, cioè della Gallia, così appellata a differenza della Germania, chiamata Francia tedesca ed orientale; e resterebbe a _Berengario_ il regno d'Italia. Scrive inoltre esso Liutprando che _Guido_, appena udita la morte dell'Augusto Carlo, _Romam profectus est, et absque Francorum consilio totius Franciae unctionem suscepit imperii_. Di questa coronazione romana di Guido niun altro storico ha fatta menzione, e Dio sa se sussiste. Tuttavia non è inverisimile, perchè Guido era tutto di _papa Stefano V_, e, siccome è detto di sopra, fu da lui adottato per figliuolo. Colla sponda dunque del romano pontefice, e tratto dalle speranze che gli porgeva _Folco arcivescovo_ di Rems suo parente, il duca Guido se ne andò in Francia colla bocca aperta, credendo preparato per lui, o facile da acquistare quel regno. Forse in quel capo, pieno sempre d'ambiziosi disegni, v'era entrato quello di conquistare prima la Francia, per poter poi con quelle forze anche dispossessar chi signoreggiava in Italia, ed unir facilmente in questa maniera i due regni. Intanto _Berengario duca_ del Friuli, trovandosi senza gagliardo alcuno competitore, fu pacificamente eletto re d'Italia da molti principi del regno. La città di Padova ha per buona fortuna a noi conservato il panegirico di questo principe, composto da un contemporaneo poeta anonimo, dato alla luce da Adriano Valesio, e da me ristampato nella mia Raccolta _Rerum italicarum_. Un buon fanale per questi tempi è quell'operetta, benchè scura in alquanti siti. Ora da essa impariamo che Berengario, pregato dai baroni del regno italico, si portò a Pavia, e quivi prese la corona del regno, certamente per le mani di _Anselmo_ arcivescovo di Milano; e ci è permesso di credere che allora si cominciasse ad usar la _corona ferrea_, conservata tuttavia nella basilica di san Giovanni Batista di Monza, che divenne poi celebre ne' tempi susseguenti, siccome ho dimostrato in una mia dissertazione[1536]. Così parla quell'anonimo panegirista:
_His motus gressum precibus contendit ad urbem_ _Irriguam, cursim Ticini abeuntibus undis._ _Sustulit heic postquam regale insigne coronam_, ec.
Da' varii diplomi che restano del medesimo re Berengario, alcuni de' quali ho anch'io dati alla luce nelle mie Antichità italiane, noi siam condotti a credere che nel gennaio o febbraio del presente anno 888 Berengario salisse sul trono, e cominciasse a numerare gli anni del regno d'Italia. Da un suo diploma[1537] conceduto ad _Angilberga imperadrice_ vedova, si raccoglie che nel dì 8 di maggio dell'anno presente, egli dimorava in Pavia, correndo l'_anno I del suo regno_. Ma non tutti i principi e popoli dell'Italia concorsero nell'elezione di Berengario, e nominatamente son io di parere che i ducati insigni di Spoleti e Camerino sospendessero il loro assenso, nè volessero riconoscere lui per re, finchè non apparisse se la fortuna si dichiarava in favore del duca _Guido_, che era passato in Francia. Gli Annali del Freero[1538] dicono ch'egli _Galliam belgicam_ (cioè il regno della Lorena) _prout rex habere proposuerat_. Il padre Daniello[1539] pretende che Folco arcivescovo di Rems, già da noi veduto parente d'esso Guido, avesse guadagnato a favore di lui alcuni vescovi e signori dei reami della Borgogna e Lorena; che perciò il medesimo Guido giunto a Langres, si fece quivi coronare da _Geilone vescovo_ di quella città, e ch'egli condusse seco un'armata dall'Italia. Onde abbia preso tali notizie questo scrittore nol so immaginare. Gli autori da lui citati non ne parlano; e, per attestato di Frodoardo[1540], Folco protestava di non aver promosso gli affari di Guido. Molto meno si sa, perchè esso padre Daniello francamente asserisse che il duca Guido era figliuolo _di una figliuola di Pippino re d'Italia_, figliuolo di Carlo Magno. Nè sussiste, a mio credere, il dirsi da Liutprando[1541], che avendo Guido mandato innanzi alla città di Metz un suo scalco, per preparargli la tappa _more regio_, quel vescovo fece una gran provvisione di cibi; ma intendendo che lo scalco d'ordine di Guido volea pochissima provianda, una tale spilorceria gli fece mutar pensiero di favorir Guido, talmente che si dichiarò in favore d'Odone conte, che poi fu eletto re. La città di Metz riconosceva allora per suo signore _Arnolfo re_ di Germania, se è vero che fosse quivi tenuto un concilio[1542] _anno ab Incarnatione Domini nostri Jesu Christi DCCCLXXXVIII, regni domni Arnulfi gloriosissimi regis primo, die kalendarum majarum_, o _martiarum_. E però nè a Guido nè ad Odone potè essere favorevole Roberto vescovo di quella città.
Quel che è fuor di dubbio, il _duca Guido_ chiarito fra poco delle vane speranze che l'aveano condotto in Lorena, _invisus et inauditus_ dai suoi Franzesi, come scrive Erchemperto, se ne tornò mal contento in Italia. E giacchè non gli era riuscito di afferrar parte alcuna della monarchia oltramontana de' Franchi, cominciò a rivolgere tutti i suoi pensieri alla conquista del regno d'Italia, e ad abbattere il già divenuto re _Berengario_. Questi intanto il meglio che poteva si andava assodando nel nuovo suo regno; ma era minacciato da _Arnolfo_ re di Germania, che già ammannito un possente esercito, si disponeva a calare in Italia. Berengario, per attestato degli Annali del Freero[1543], _hoc praecavens, ne italicum regnum cum tam valida manu ingressuro perperam pateretur, missis ante se principibus suis, ipse vero in oppido tarentino_ (ha da dire _tridentino_) _regi se praesentavit. Ob id ergo et a rege est clementer susceptus, nihilque ei ante quaesiti regni abstrahitur. Excipiuntur Curtes Navium, et Sagum_. Si può credere che anche Berengario riconoscesse dal re Arnolfo, come da suo sovrano, il regno d'Italia. Vuole l'Eccardo[1544] che _Navium_ significhi una villa situata sopra di Trento, ed appellata oggidì _la Nave_, e può stare: ma non giù che _Sagum_ diventasse poi città, ora perduta, da cui trasse il suo nome _Sagis_, picciolo porto di Comacchio alle rive dell'Adriatico, appellato oggidì _Porto di Magnavacca_. Non può stare che Arnolfo si facesse cedere quel sito, troppo lontano da' confini de' suoi stati. Arnolfo se ne tornò indietro pel Friuli nella Carintia, dove celebrò il santo Natale, ma con una terribil perdita di cavalli, perchè entrata fra essi un'epidemia, ne fece un aspro macello. Io so che in questo medesimo anno gli Annali suddetti del Freero e Reginone (copiato poi da altri susseguenti storici) mettono la guerra succeduta fra esso _Berengario_ re e _Guido_ duca di Spoleti, che assunse anch'egli il titolo di re; e le due sanguinose battaglie, colle quali questi due emuli si disputarono la corona del regno d'Italia, prima ancora che seguisse l'abboccamento suddetto fra il re Arnolfo e Berengario. E che questi autori tedeschi non possano aver fallato intorno a tali fatti, pare che non se ne abbia a dubitare, dacchè anche Erchemperto[1545] storico italiano, il quale in questi tempi appunto terminò la sua storia, dopo avere scritto che l'armata navale de' Greci diede una rotta a quella de' Saraceni vicino allo stretto di Sicilia nel mese di ottobre dell'anno 888, aggiugne tosto: _Hoc etiam anno reversus est Guido ad Italiam, quam principare cupit; sed obtinere nequit. In Italiam juxta civitatem brescianam cum Berengario et ipso duce conflictu utriusque partis acies crudeliter caesa est. Spolia autem caesorum a Berengario recollecta sunt. Pacti sunt tantum ad invicem usque in Epiphania, quae celebratur VIII idus januarii. Quum autem uterque se junxerint ad pactum, vel ad bellandum, quod deinceps egerunt, praesenti opusculo inseram._ Qui finisce la storia di Erchemperto, con lasciar noi al buio di quel che poscia avvenne. Non si può negare: la storia d'Italia è qui imbrogliata non poco. Due battaglie senza dubbio si diedero da Guido a Berengario; la prima svantaggiosa e l'altra favorevole ad esso Guido. Per quanto apparisce dal panegirista di Berengario, passò non poco tempo fra l'una e l'altra. Non so io immaginare che _Guido duca_ di Spoleti in un solo anno passasse in Francia, o, per dir meglio, nel regno della Lorena; quivi facesse maneggi per ottener quella corona, e dopo aver raunato molte brigate d'armati, ritornasse in Italia, e potesse mettere insieme un esercito per la prima giornata campale, e un altro per la seconda. Quel che è più, esso panegirista, autore se non contemporaneo, che almeno gode la presunzione d'essere stato non lievamente informato di quegli affari, sembra dire, che dopo essere stato eletto re Berengario, egli si godette quasi un anno di pace[1546]:
_Annua vix toto rutilarunt sidera mundo_ _Pace sub hac._