Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750

Part 62

Chapter 623,583 wordsPublic domain

Fin dall'anno 861 aveano i popoli pagani della Bulgaria abbracciato il Cristianesimo; e al loro re _Bogori_ battezzato, che, assunto il nome di _Michele_, fedelmente conservava la ricevuta santa religione. Dio diede forza per superare una terribil congiura dei suoi grandi, che pentiti d'aver abbandonati gl'idoli, si rivoltarono contra di lui. Ora esso in quest'anno somma consolazione recò alla sacra corte di Roma per la spedizione de' suoi ambasciatori a _papa Niccolò_[1173], affin di ricevere da lui istruzioni intorno ad assaissimi punti della religione e della Chiesa. Giunti a Roma nel mese di agosto, con tutto amore ed onore furono accolti dal saggio pontefice, il quale poco appresso inviò in que' paesi _Paolo vescovo_ di Populonia, e _Formoso vescovo_ di Porto, acciocchè si studiassero di convertire il resto di quei popoli, ed ammaestrassero e cresimassero i già convertiti. Notò l'autore degli Annali di san Bertino[1174] sotto quest'anno che il re de' Bulgari inviò a san Pietro l'armi stesse che egli portava allorchè trionfò de' suoi ribelli, colla giunta d'altri non pochi doni. _Hludowicus vero Italiae imperator hoc audiens, ad Nicolaum papam misit, jubens, ut arma, et alia, quae rex Bulgarorum sancto Petro miserat, ei dirigeret. De quibus quidem Nicolaus papa per Arsenium ei consistenti in partibus beneventanis transmisit, et de quibusdam excusationem mandavit._ Circa questi medesimi tempi anche nella Moravia si piantò e crebbe la fede di Cristo, e si dilatò questa luce fino nella Russia; ma non dovettero i Russi tenerla salda, perchè sul fino del seguente secolo si truova la lor conversione al Cristianesimo, con riuscire poi stabile sino ai giorni nostri. Andrea Dandolo[1175], dopo aver narrata la conversione de' Bulgari per opera di _san Cirillo_ da Salonichi, apostolo de' paesi sclavi, attesta ch'esso Cirillo convertì alla fede _Sueiopolo re_ della Dalmazia mediterranea, che abbracciava la Croazia, la Russia e la Bossina. Abbiamo poco fa inteso che l'_imperador Lodovico_ si tratteneva nell'anno presente nel ducato di Benevento. Sopra di che è da sapere che que' popoli ridotti alla disperazione per gl'immensi continui saccheggi e per le incredibili crudeltà de' Saraceni, altro scampo non veggendo se non nell'aiuto dell'imperador Lodovico, sì da Benevento[1176] che da Capoa gli spedirono degli ambasciatori, scongiurandolo di accorrere in aiuto loro. Niuno ne spedì _Guaiferio principe_ di Salerno, perchè non era in grazia d'esso Augusto, a cagion della deposizione e prigionia di _Ademario principe_ da noi veduto di sopra. All'esposizione di tante miserie patite dai cristiani, si mosse a compassione l'Augusto Lodovico, e determinò di far guerra, ma non simile a quella degli anni precedenti, contra di que' cani. A tal fine non so se nel seguente, o pure nel presente, egli pubblicò quel rigoroso editto che Camillo Pellegrino diede alla luce[1177]. In esso vien intimata a tutto il popolo del regno d'Italia la spedizion militare verso Benevento, correndo l'_indizione XV_, che denota l'anno susseguente. _Iter erit nostrum_ (dice ivi l'imperadore) _per Ravennam, et immediate mense martii in Piscariam, et omnis exercitus italicus nobiscum. Tuscani autem cum popolo, qui de ultra veniunt, per Romam veniant ad Pontem Curvum, inde Capuam, et per Beneventum descendant nobis obviam Luceria VIII kalendas aprilis._ Queste ultime parole sembrano accordarsi poco colle prime. Ma se è vero che l'imperadore avea da muoversi nel marzo alla volta di Ravenna, per andare a Pescara nel ducato beneventano, convien supporre emanato quell'editto prima del marzo di quest'anno, giacchè è fuor di dubbio che nel giugno dell'anno presente egli era già pervenuto coll'armata a Monte Casino. E se fosse così, in vece di _indictione quinta decima_, si avrebbe a scrivere _quarta decima_. Ma ritenendo l'_Indictione XV_, l'intimazione apparterrà all'anno seguente, e si dovrà credere, che accortosi Lodovico nell'anno presente che non bastavano le ordinarie sue forze a schiantare quella mala razza, intimasse nel seguente l'insurrezione dell'Italia tutta per ultimare sì importante affare. Ho detto rigoroso quell'editto, perchè chiunque possedeva tanti mobili da poter pagare la pena pecuniaria d'un omicidio, era tenuto ad andare all'armata. I poveri, purchè avessero dieci soldi d'oro di valsente, doveano far le guardie alle lor patrie e ai lidi del mare. Chi meno di dieci soldi, era esentato. Se uno avea molti figliuoli, a riserva del più utile che potea restar col padre, gli altri tutti aveano a marciare. Due fratelli indivisi, amendue andavano. Se tre, il più utile si lasciava a casa. I conti e gastaldi non potevano esentare alcuno, eccettochè uno per lor servigio, e due per le lor mogli. Se più ne avessero esentati, la pena era di perdere le lor dignità. E se gli abbati e le badesse non avessero inviati all'armata tutti i lor vassalli, restavano privi della lor dignità, e que' vassalli perdevano il feudo e gli allodiali. Tralascio il resto. Son quivi destinati i conti e ministri per l'esecuzione di quest'ordine. Fra gli altri _in ministerio Witonis Rimmo et Johannes episcopus de Forcona_. Questo governo di Guido altro non può essere che _Spoleti_. _In ministerio Verengari Hiselmundus episcopus. Il governo di Berengario_ non dovrebbe essere stato il Friuli, perciocchè vivea tuttavia _Eberardo_ suo padre duca di quella contrada. Abbiamo da Andrea prete[1178], scrittore italiano di questo secolo, che ad esso Eberardo duca o marchese del Friuli, di cui parleremo all'anno seguente, succedette _Unroco_ suo figliuolo. Dopo la morte d'_Unroco_ quivi comandò _Berengario_, anch'esso figliuolo d'Eberardo, che poi giunse ad essere re d'Italia, ed anche imperadore. Pare almeno che dalle parole suddette si possa ricavare che Berengario signoreggiasse in qualche marca. Di questo editto fa menzione anche Leone Ostiense[1179].

Ora l'imperador Lodovico con una formidabil armata, conducendo anche seco l'Augusta sua moglie _Angilberga_, per Sora entrò nel ducato di Benevento, e correndo il mese di giugno, arrivò al monistero di Monte Casino, dove fu magnificamente ricevuto dall'abbate Bertario, al quale confermò i privilegii di quel sacro luogo[1180]. Colà fu a trovarlo _Landolfo vescovo_ e signore di Capoa, che gli presentò le truppe del suo paese, ma col giuoco altravolta fatto, cioè con farle disertar tutte a poco a poco. Restò egli solo presso di Lodovico, quasichè niuna parte avesse nella fuga de' suoi. Ma l'imperadore sdegnato, ed assai conoscente che avea che fare con gente doppia, pensò ch'era meglio d'assicurarsi dei dubbiosi amici, prima di procedere contra de' patenti nemici. Però, senza badare alle scuse e ai lamenti del malvagio vescovo, passò ad assediar Capoa. Vi stette sotto ben tre mesi; soggiorno che costò ai Capuani la distruzione di tutti i loro contorni. E perciocchè non volle mai l'imperadore riceverli a patti, finalmente s'arrenderono a _Lamberto conte_, cioè al duca di Spoleti, uno dei generali dell'imperadore, che li trattò alla peggio da lì innanzi. Da ciò si conosce che _Guido_ duca di Spoleti era morto, con succedergli _Lamberto_ suo figliuolo, come apparirà all'anno seguente. Per attestato dell'Anonimo salernitano[1181], _Guaiferio_ principe di Salerno venne fino a Sarno ad incontrare l'Augusto Lodovico, il quale tosto gli fece istanza d'aver nelle mani il deposto principe _Ademario_ da lui amato. Gli rispose Guaiferio: _Che volete farne, signore, s'egli è già privo di luce?_ E tosto segretamente inviò ordine a Salerno che gli cavassero gli occhi. Portossi dipoi l'imperadore a Salerno, e vi fu ricevuto come sovrano: e di là passò ad Amalfi e a Pozzuolo, dove prese quei bagni, e sul finire dell'anno arrivò a Benevento, dove _Adelgiso_ principe gli fece un suntuoso accoglimento. Nella Cronica di Volturno v'ha un diploma di questo imperadore, dato _III idus junii anno, Christo propitio, XVII imperii Domini Hludovici piissimi Augusti, indictione XIV, et postquam cepit Capuam anno primo_. L'indizione XIV mostra l'anno presente. Ma nel giugno dell'anno presente Capua non era peranche stata presa da lui, nè correa l'anno XVII dell'imperio, dedotto dalla coronazione romana. Però può credersi che in vece dell'_indictione XIV_, s'abbia quivi a scrivere _indictione XV_, cioè nell'anno susseguente. Nel presente, se pur sussistono le conghietture del padre Mabillone[1182], lo stesso Augusto, desideroso di lasciare un'insigne memoria della sua pietà, ordinò che si fabbricasse da' fondamenti l'insigne basilica e monistero di Casauria nell'Abruzzo, in un'isola del fiume Pescara, oggidì nella diocesi di Chieti. Aveva egli molto prima adocchiato quel sito, posto allora nel ducato di Spoleti, siccome proprio per abitazione di monaci, cercanti in que' tempi più le solitudini che gli strepiti delle città; e dopo aver fatto acquisto di assai beni destinati al sostentamento de' servi di Dio, essendo capitato colà in occasion della sua spedizion verso Benevento, fece dar principio alla fabbrica di quel monistero. Lo crede esso padre Mabillone appellato _Casa aurea_ o per la suntuosità e ricchezza degli edifizii, o pure per la copia ed ampiezza de' suoi beni. Ma forse anche prima del monistero e della basilica si nominava _Casauria_ quel luogo. Da un documento da me dato alla luce[1183], spettante all'anno 871, si vede un acquisto di beni fatto da esso imperador Lodovico _in loco, qui dicitur Casauria, pago pinnensi_. In un altro dell'anno seguente è nominata _Ecclesia Trinitatis, quae sita est in insula prope Piscariae fluvium, quae dicitur Casauria, monasterium aedificatum esse debet_. In un altro è menzionata insula, _quae vocatur Casaurea_. Però sembra che l'isola ossia il luogo desse il nome a quel monistero, e non giù che lo ricevesse. Tengo inoltre che solamente nell'anno 871 si fondasse quel monistero, siccome vedremo. Oggidì è esso ridotto in somma desolazione; ed è da stupire come le belle porte di bronzo della basilica tuttavia sussistenti abbiano potuto durar tanto contro la forza dei prepotenti, de' soldati e de' ladri.

NOTE:

[1173] Respons. Nicolai papae ad Consult. Bulg.

[1174] Annal. Francor. Bertiniani.

[1175] Dandul., in Chronico, tom. 12 Rer. Italic.

[1176] Erchempertus, Hist., cap. 32. Leo Ostiensis, lib. 1, cap. 36.

[1177] Peregrinus, Hist. Princip. Langobard., P. I, tom. 2 Rer. Ital.

[1178] Andreas Presbyter, tom. 1 Rer. Germ. Menchenii.

[1179] Leo Ostiensis, Chron., lib. 1, cap. 36.

[1180] Erchempertus, Hist., cap. 52.

[1181] Anonym. Salernit., Paralip., cap. 90. P. II, tom. 2 Rer. Italic.

[1182] Mabill., in Annal. Benedict., lib. 36, cap. 59.

[1183] Cron. Casauriens., P. II. tom. 2 Rer. Ital.

Anno di CRISTO DCCCLXVII. Indiz. XV.

ADRIANO II papa 1. LODOVICO II imp. 19, 18 e 13.

_Michele_ imperador de' Greci, che avea dei gran conti a fare a Domeneddio, per aver accesa la guerra nella sua chiesa colla ingiusta deposizione di _santo Ignazio_ patriarca di Costantinopoli, e coll'intrusione di _Fozio_, ebbe in questo anno il suo pagamento. Aveva egli nel precedente fatto levar di vita _Barda Cesare_, e per ricompensa creato suo collega nell'imperio ed Augusto l'uccisor di esso Barda, _Basilio_, Macedone, uomo di bassa nascita, ma provveduto di molte virtù, e più di fortuna. Ossia che Basilio avesse sicure testimonianze che si macchinava contro della sua vita, o che venisse il timor di cadere dall'ubbriachezza, vizio familiare d'esso Michele: la verità si è, che Michele fu ucciso dalle guardie nel dì 24 di settembre dell'anno presente, e Basilio restò solo sul trono. Era questo novello Augusto uomo sommamente cattolico, e tale non tardò a farsi conoscere con cacciare dalla sedia patriarcale di Costantinopoli Fozio, e rimettervi sant'Ignazio; risoluzione che recò immenso giubilo alla Chiesa di Dio. In questo medesimo anno, nel dì 13 di settembre passò a miglior vita _papa Niccolò I_, e in lui la santa sede venne a perdere uno de' più dotti e zelanti pontefici che da gran tempo ella avesse avuto[1184]. Raunatisi poscia i vescovi, il clero, i nobili e il popolo romano, per passare all'elezion del successore, cadde questa nella persona d'_Adriano II_, prete cardinale del titolo di san Marco, che tosto fu portato al palazzo lateranense fra gli applausi sonori di tutta la città, ma non giù de' messi dell'imperadore, i quali per avventura si trovarono allora in Roma. S'ebbero questi a male di non essere stati invitati all'elezione: non già che loro dispiacesse il buon papa eletto, ma perchè parea che la loro esclusione ridondasse in poco rispetto all'Augusto, di cui teneano le veci. Ma si quetarono all'intendere che s'era ciò fatto non in dispregio dell'imperadore, ma per non introdurre il costume di dover aspettare i ministri imperiali all'elezione de' papi, la quale non ammetteva dilazione. In fatti quest'obbligo non v'era, nè si trovava praticato in addietro. Erano tenuti solamente i Romani ad aspettar l'approvazione imperiale dell'eletto: il che appunto anche in quest'occasione si eseguì. Lodò l'Augusto Lodovico con sue lettere l'elezion fatta e l'eletto; e certificato che non v'era intervenuta promessa alcuna di danaro, diede ben volentieri l'assenso per la consecrazione del nuovo pontefice. Confessa Guglielmo bibliotecario che soleano succedere dei disordini nelle sedi vacanti d'allora, e prevalendo le fazioni, venivano cacciati in esilio non pochi ecclesiastici. Tutti sotto questo amorevolissimo papa se ne ritornarono liberi a Roma. Accadde nulladimeno in questa vacanza una calamità insolita. _Lamberto figliuolo di Guido, duca di Spoleti_ (così è nominato da esso Guglielmo), tirannicamente entrò in Roma, senza penetrarsi qual pretesto egli usasse; e come se avesse trovata quella città ribelle all'imperadore, permise che fosse messa a sacco dai suoi sgherri. Non perdonò a monistero, nè a chiesa alcuna; e senza farne risentimento alcuno, lasciò che la sua gente rapisse non poche nobili fanciulle, sì entro che fuori di Roma. Furono perciò portate all'imperador Lodovico le doglianze de' Romani per tante iniquità, di maniera che tutti i Franzesi sparlavano di _Lamberto_, benchè fosse anch'egli di quella nazione; e non finì la faccenda che l'imperadore gastigò questo nemico della santa sede con levargli il ducato, ma non così tosto; siccome vedremo. Allorchè esso bibliotecario scrive che Lamberto _apud Augustos piissimos Romanorum querimoniis praegravatus fuit_, altro non si può intendere, se non che i Romani fecero ricorso a _Lodovico_ solo imperadore in questi tempi, e all'Augusta _Angilberga_ sua consorte. Trovavansi allora esiliati dall'imperadore medesimo _Gaudenzio vescovo_ di Veletri, _Stefano vescovo_ di Nepi, e Giovanni soprannominato Simonide, per false imputazioni loro date alla corte imperiale. In loro favore scrisse caldamente il pontefice, ed impetrò non solo ad essi la libertà, ma anche a molti altri Romani, che come _rei di lesa maestà_ esso Lodovico Augusto avea fatto carcerare. Sparsesi poi un'ingiuriosa ciarla contra di questo buon papa, quasichè egli avesse intenzion di cassare ed abolire tutti gli atti di papa Niccolò suo predecessore, come fatti con zelo troppo indiscreto. Ma Adriano informato di questa calunnia, con tanta umiltà e destrezza la superò, che restò ognuno convinto della di lui retta intenzione di non discostarsi punto dalle massime dell'antecessore. Giunsero poi a Roma i legati del nuovo imperador cattolico _Basilio_ e del patriarca _sant'Ignazio_; e il papa mandò anch'egli a Costantinopoli i suoi: intorno a che è da vedere la storia ecclesiastica.

Venuta la primavera, l'imperador Lodovico[1185], ammassato in Lucera ossia Nocera, città della Puglia, tutto l'esercito suo, si mosse contra de' Saraceni, con disegno di assediar Bari, capitale delle loro conquiste. Ma sì Erchemperto che Leone Ostiense[1186] ci assicurano, che venuto l'esercito imperiale ad una giornata campale col sultano di quegl'infedeli, restò disfatta, e perì in quel conflitto non poca parte de' guerrieri cristiani. Quando l'editto citato all'anno precedente appartenga pure al presente, se ne intende la cagione. Giacchè alla brama di snidar da Bari e dalla Calabria gli occupatori Mori, che tuttavia durava nell'imperadore, si aggiunse lo stimolo di risarcir l'onore che avea patito non poco in quella battaglia, pare che nulla di più per quest'anno operasse il medesimo Augusto, e che si trattenesse in Benevento, aspettando miglior fortuna con un'armata di maggior polso. Nè si vuol ommettere ciò che gli Annali metensi[1187] riferiscono all'anno presente. Cioè, che l'imperador Lodovico, risoluto di sterminare dal ducato di Benevento la pessima generazione de' Saraceni, che tanti affanni recava a quelle contrade, temendo che le forze del regno non bastassero all'intento suo, perchè possente era anche l'armata di que' Barbari, spedì ambasciatori a Lottario suo fratello re della Lorena, per pregarlo di un gagliardo rinforzo in questo bisogno della Cristianità. _Lottario_ senza perdere tempo raunò un buon esercito, e colla maggior fretta possibile venne in soccorso del fratello, con essere poi seguite non poche prodezze da parte dei Cristiani. Ma non apparisce altronde che Lottario in persona venisse a Benevento. E quegli Annali hanno l'ossa slogate, mettendo fuori di sito le azioni di questi tempi. L'aiuto suddetto prestato da Lottario all'Augusto Lodovico dee appartenere all'anno precedente, essendo certo che la morte di papa Niccolò, quivi riferita dopo il racconto suddetto all'anno 868, appartiene al presente. A quest'anno pare che s'abbia da riferire il testamento fatto da _Eberardo duca_ del Friuli indubitatamente, quantunque egli s'intitoli solamente _conte_, e da _Gisla_ sua moglie figliuola di _Lodovico Pio_ imperadore, fatto _in comitatu Tarvisiano in corte nostra Musiestro, imperante Ludovico Augusto domno anno regni ejus, Christo propitio, vicesimo quinto_. Auberto Mireo[1188], che diedelo alla luce, lo credette scritto nell'anno 837. Ma quivi si parla non già di Lodovico Pio, bensì di Lodovico II imperadore, e dell'epoca del suo regno, il cui anno XXV cade nel presente anno. In esso testamento egli divide i suoi beni ad _Unroco_ suo primogenito, a _Berengario_ e a due altri suoi figliuoli. Probabilmente egli diede fine alla sua vita in quest'anno, ed è certo che succedette a lui nel governo del Friuli il suddetto _Unroco_, per attestato di Andrea prete[1189], scrittore di questo secolo. Mancato poi di vita Unroco, non so in qual anno, fu duca o marchese di quella contrada _Berengario_ suo fratello, di cui ci sarà molto da parlare.

NOTE:

[1184] Anastas. seu Guillelmus Bibliothec., in Vit. Hadriani II.

[1185] Erchempertus, Hist., cap. 33.

[1186] Leo Ostiensis, Chron., lib. 1, cap. 36.

[1187] Annal. Franc. Metenses.

[1188] Miraeus, Cod. Donat., cap. 15.

[1189] Andreas Presbyter, in Chron., tom. 1 Rer. Germ. Menchenii.

Anno di CRISTO DCCCLXVIII. Indizione I.

ADRIANO II papa 2. LODOVICO II imp. 20, 19 e 14.

Un riguardevol concilio fu nel presente anno tenuto da _papa Adriano_ in Roma, in cui venne lodato e confermato lo ristabilimento di _sant'Ignazio_ nella sedia patriarcale di Costantinopoli, ed abolito il conciliabolo e tutti gli atti di _Fozio_ pseudo-patriarca. Abbiamo dagli Annali di san Bertino[1190] un orrido accidente occorso in questi tempi al medesimo papa. Aveva egli, siccome pontefice di tutta benignità, sul principio del suo pontificato rimesso in grazia della santa sede quell'_Anastasio_ parroco, ossia cardinale di san Marcello, che vedemmo di sopra all'anno 853 condannato nel concilio romano da papa _Leone IV_, e gli aveva restituita la carica di bibliotecario della santa Chiesa romana. Qual gratitudine o ricompensa riportasse il buon papa da questo Anastasio, uomo bensì delle prime e più nobili casate di Roma, ma anche superiore a tutti nelle iniquità si vide ben presto. Era tuttavia in vita Stefania, già moglie di Adriano, prima che egli abbracciasse col celibato la vita ecclesiastica, e restava di loro una fanciulla nubile, già promessa e legata con gli sponsali ad un nobile. Sul principio della quaresima Eleuterio, fratello del suddetto Anastasio, sollevò con ingannevoli modi quella donzella, e rapitala, seco contrasse il matrimonio con sommo sdegno e rammarico del pontefice suo padre. Probabilmente ebbe Adriano maniera di fargli levar la figliuola: il che mosse a tal rabbia l'inferocito Eleuterio, che entrato nella casa, dove essa dimorava colla madre Stefania, amendue più che barbaramente le scannò ed uccise; ma gli uffiziali della giustizia gli misero le mani addosso, di modo che non potè fuggire. Arsenio, padre di lui e del suddetto Anastasio, molto prima era ito a Benevento per procacciarsi il favore dell'_imperador Lodovico_, e spezialmente la protezion dell'_imperadrice Angilberga_, alla quale, perchè era donna innamorata più dell'oro che della giustizia, consegnò il suo tesoro. Ma sopraggiuntagli un'infermità che il portò all'altro mondo, andò per terra ogni suo negoziato. Ora il pontefice Adriano fece tanto che ottenne dall'imperadore dei messi ossia dei giudici straordinarii, perchè fosse fatto processo e giustizia secondo le leggi romane contra del suddetto Eleuterio. _Hadrianus papa apud imperatorem missos obtinuit, qui praefatum Eleutherium secundum legem romanam judicarent_: il che, dice il padre Pagi[1191], fa intendere il supremo dominio dell'imperadore in Roma, e sembra autenticare ciò che lasciò scritto Eutropio longobardo[1192], creduto scrittore del secolo susseguente, ma di poco peso, con dire che sotto gl'imperadori franchi _inventum est, ut omnes majores Romae essent imperiales homines_. In fatti fu processato Eleuterio, _et a missis imperatoris occisus_. Anastasio cardinale, perchè v'erano indizii che avesse esortato il fratello a quegli omicidii, nel concilio romano tenuto _anno pontificatus domni Hadriani summi pontificis et universalis papae I, per IV idus octobris Indictione II_ (cominciata nel settembre di quest'anno) fu solennemente scomunicato, finchè comparisse a rendere conto de' reati, de' quali era inquisito. Scrisse in questo anno esso pontefice a _Lodovico re di Germania_ una lettera[1193] _pridie idus februarias, Indictione I_, in cui parla con gran lode dell'imperador Lodovico, nipote di lui, perchè senza risparmiar fatica, nè caldo nè gelo, combatteva contro ai nemici del nome cristiano, e colle sue armi gli avea non poco abbassati, e restituita la pace ai paesi circonvicini. Però gli raccomandava di lasciare in pace i regni non solo d'esso Augusto, ma anche del re Lottario suo fratello, con aggiugnere delle minacce in caso di disubbidienza. Un'altra simile lettera fu scritta dal papa al re _Carlo Calvo_ colla stessa premura per l'indennità degli stati di Lodovico Augusto e di suo fratello. Non è a noi pervenuto un esatto conto delle imprese fatte in quest'anno dallo stesso imperadore. Tuttavia pare che non si abbia a dubitare ch'egli intraprendesse lo assedio oppure il blocco di Bari[1194] dove era il forte de' Saraceni. Diede il guasto a tutti i loro seminati; poscia passato a Matera, città ben fortificata da que' Barbari, la forzò a rendersi, e col fuoco la ridusse in un mucchio di pietre. Prese dipoi Venosa, e tanto ivi quanto in Canosa pose una forte guarnigione che assicurò dalle scorrerie saraceniche la parte occidentale del ducato di Benevento, e servì a maggiormente ristringere la città di Bari. Arrivò anche l'armata sua fino alla città d'Oria verso Oriente, ma senza sapersi se ne impadronisse, nè se la tenesse. Dopo di che se ne tornò a stanziare in Benevento con sua gran lode e plauso di tutti i fedeli.

NOTE:

[1190] Annales Francor. Bertiniani.

[1191] Pagius, ad Annal. Baron.

[1192] Eutrop. Presb. Langobardus, de Imp. Rom.

[1193] Labbe, Concilior., tom. 8.

[1194] Erchempertus, Hist., cap. 33. Leo Ostiensis, lib. 1, cap. 36.

Anno di CRISTO DCCCLXIX. Indizione II.

ADRIANO II papa 3. LODOVICO II imp. 21, 20 e 15.