Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750
Part 58
Tale e tanta fu l'assistenza e premura del sommo _pontefice Leone_ per la fabbrica della già ideata ed incominciata città intorno alla basilica vaticana, che in questo anno essa si vide felicemente compiuta[1096]. Scelse egli il dì 28 di giugno, cioè la vigilia della festa de' santi apostoli Pietro e Paolo per benedirla: il che fu fatto con incredibil letizia di tutto il popolo romano, e coll'intervento di tutti i vescovi e sacerdoti, con una divota processione d'esso papa e clero, che a piè nudi e colla cenere sul capo fecero il giro delle mura, ed implorarono l'aiuto e la protezione di Dio sopra la nuova città. Ad essa fu posto il nome di _città leonina_; e il papa in tal occasione fece dei magnifici regali al clero, alla nobiltà romana e a varie altre persone. Nè qui si fermò l'insigne vigilanza di questo pontefice. Andava egli tutto dì pensando come si potesse rimettere in buono stato la disabitata città di Porto, per assicurarla dai tentativi de' Saraceni che erano in questi tempi il terrore del litorale mediterraneo de' Cristiani in Italia, siccome i Normanni erano per la Francia. Volle Dio che circa questi tempi capitassero a Roma, per chiedere a lui soccorso, alcune migliaia di Corsi fuggiti dal loro paese per paura de' suddetti Mori. Gli accolse con amore di padre il buon papa, ascoltò con tenerezza tutti i loro affanni, e ad essi in fine esibì il soggiorno nella suddetta città, e terre e prati e vigne per le loro famiglie, che erano della camera pontificia e dei monasteri e d'altre persone, purchè promettessero d'essere fedeli a lui e ai successori pontefici in avvenire. Promise quella gente non solamente la dovuta fedeltà, ma eziandio di vivere sempre e morire in quel luogo; e però il pontefice a titolo di limosina in _benefizio delle anime degl'imperadori Lottario e Lodovico_, e della sua propria, assegnò loro quelle abitazioni, e ne spedì la bolla, con dichiarare che quel dono durerebbe finchè essi Corsi fossero fedeli ed ubbidienti ai papi e al popolo romano. Trovavansi parimente diroccate le mura e porte d'Orta e d'Ameria, cioè aperto il campo ai ladri ed assassini di danneggiar gli abitatori di quelle città. Accorse al bisogno loro la munificenza dell'ottimo pontefice; nè passò molto che di nuove mura e porte avendole cinte, le assicurò dai pericoli ne' tempi avvenire. In quest'anno ci assicurano gli Annali di san Bertino[1097] che l'imperador _Lodovico II_, il quale si trovava in Mantova nel dì _VIII kal. martias_, come risulta da un diploma[1098], si portò con una buona armata nel ducato di Benevento, ed assediò la città di Bari, tempo fa occupata, come di sopra dicemmo, e signoreggiata dai Saraceni, da dove poi facevano spesso scorrerie a danneggiare i circonvicini paesi. Avevano già le sue macchine, dopo molto tempo e fatiche, aperta la breccia, ed egli era risoluto di passare all'assalto con tutta apparenza di potervi entrar colla forza: quando alcuni suoi poco saggi consiglieri il fecero desistere, col pretesto che molto tesoro era in quella raunato, e tutto si perderebbe, se la città restava presa per assalto, e che era meglio guadagnarla per capitolazione. Ma i Mori nella notte seguente seppero così ben profittare del tempo loro lasciato, che chiusero la breccia con una forte travata, dimodochè nel dì seguente si risero della bravura ossia della semplicità degli assedianti. E l'Augusto Lodovico non volendo maggiormente consumar la sua armata intorno a sì forte città, se ne tornò con poca gloria in Lombardia. Erchemperto[1099] anch'egli fa menzione di questo fatto, con dire che i _Saraceni_, chiamati da lui _Agareni_, ed _Ismaeliti_ da altri, abitanti in Bari, non cessavano di fare scorrerie per tutta la Puglia e Calabria, e di mettere a poco a poco tutto il ducato di Benevento non men che quello di Salerno a sacco. Spronati da tante miserie _Bassacio abbate_ di Monte Casino e _Jacopo abbate_ di san Vincenzo di Volturno, andarono a trovare l'imperador Lodovico II, ed eccitata in lui la compassione, il trassero di nuovo all'assedio di Bari. Ma da' Capuani, che doveano concorrere a quell'impresa, egli si trovò burlato. Niun d'essi vi comparve. Solamente v'inviarono il loro vescovo _Landolfo_ a fargli de' complimenti. Stomacato l'imperadore della lor doppiezza, e veggendo di perdere il tempo intorno a quella città, ricondusse l'esercito suo a casa, _concesso principatu salernitano Ademario fortissimo et illustri viro, et Siconolfi filium exulem fecit_. Di ciò parleremo all'anno seguente, in cui probabilmente questo fatto accadde. Dagli atti del concilio romano tenuto nell'anno seguente apparisce che papa _Leone_ s'era fermato per qualche giorno in Ravenna insieme coll'imperador _Lodovico_ per trattare di varii affari. Si può credere che ciò avvenisse nel suo ritorno dall'assedio di Bari.
NOTE:
[1096] Anast. Biblioth., in Vit. Leonis IV.
[1097] Annales Franc. Bertiniani.
[1098] Antiquit. Italic., Dissert. XXIX, p. 867.
[1099] Erchempertus Hist., cap. 20.
Anno di CRISTO DCCCLIII. Indizione I.
LEONE IV papa 7. LOTTARIO imp. 34, 31 e 14. LODOVICO II imperadore 5 e 4.
Dagli Annali di san Bertino[1100] impariamo che in questi tempi insorse non poco di amarezza fra _Michele imperador_ de' Greci e _Lodovico II imperador_ d'Occidente, perchè questi avea contratti gli sponsali con una figliuola del greco Augusto, e si andavano differendo le nozze. _Graeci contra Ludovicum filium Lotharii regem concitantur propter filiam imperatoris constantinopolitani ab eo desponsatam, sed ad ejus nuptias venire differentem._ Ma a questo racconto sembra opporsi una carta di Lodovico stesso imperadore, da me accennata di sopra all'anno 850. Per attestato di essa, in quell'anno esso Augusto pare che prendesse per moglie _Angilberga_, che veramente fu imperadrice: come dunque nell'anno presente si lagnavano i Greci perchè egli non concludesse le nozze colla lor principessa, con cui già erano seguiti gli sponsali? Altro non saprei dire, se non che nell'anno 850 seguissero solamente gli sponsali con Angelberga, e che prima di effettuarne il matrimonio, venisse in campo il trattato con una figliuola del greco Augusto. Oppure che tardassero i Greci a sapere il matrimonio seguito di esso imperador Lodovico, benchè per via di Venezia avessero facile il commercio coll'Italia; e che saputolo in fine, se ne risentissero verso questi medesimi tempi. Abbiamo poi dai sopraddetti Annali, che i Romani veggendosi malmenati dai Mori ossia dai Saraceni, e che _Lottario Augusto_, dimentico dei doveri di un buon padrone, niuna cura prendeva della lor difesa, inviarono al medesimo delle doglianze. Ma Lottario viveva anche dimentico di Dio, dato unicamente alla caccia e ai piaceri. Dopo la morte dell'_imperadrice Ermengarda_ sua moglie aveva egli preso al suo servigio due contadinelle, serve ossia schiave sue, una anche delle quali gli partorì un figliuolo, appellato _Carlomanno_. E intanto i Normanni già avvezzati a fare ogni anno visita alla Francia, anche nel presente occuparono e spogliarono la città di Nantes, con uccidere il vescovo e molti del clero e del popolo. Presero parimente la città di Tours, e la diedero alle fiamme. Lascio andare il resto della lor crudeltà. Tenne in quest'anno lo zelantissimo papa _Leone IV_ in Roma, correndo il mese di dicembre, un concilio[1101] di sessantasette vescovi, in cui furono pubblicati quarantadue canoni spettanti alla disciplina ecclesiastica. In esso concilio fu deposto _Anastasio prete cardinale_ del titolo di san Marcello, diverso da Anastasio bibliotecario, perchè per cinque anni era stato assente dalla sua parrocchia contro il divieto dei canoni, e dimorava in Lombardia. Chiamavansi allora cardinali in Roma quei ch'erano veri e proprii parrochi di qualche chiesa parrocchiale, o diaconi, cioè veri e proprii rettori di qualche diaconia, ossia spedale, come ho dimostrato altrove[1102]. Lo stesso si trova praticato in Ravenna, in Milano, in Napoli ed in altre città. Ma anche allora in gran riputazione e stima erano i parrochi e diaconi suddetti, perchè principali ad eleggere il papa, e massimamente perchè i papi per lo più si eleggevano dal corpo d'essi parrochi e diaconi.
Il papa con sue lettere il chiamò, e tre vescovi inoltre furono deputati per invitare il suddetto Anastasio al concilio, con avervi anche interposta la loro autorità _Lottario_ e _Lodovico imperadori_: il che fa intendere in che pregio fosse allora la dignità de' parrochi di Roma, che andò poi sempre più crescendo sino allo splendore, in cui oggi si mira l'ordine cardinalizio. Essendo anche stato inviato a Roma da _Etelvolfo_, re dei Sassoni occidentali dell'Inghilterra, _Alfredo_ suo figliuolo[1103], _papa Leone_ solennemente lo unse in re della sua nazione, e il prese per suo figliuolo adottivo. Dissi, all'anno antecedente, che _Siconolfo_ principe di Salerno pria di morire raccomandò il suo piccolo figliuolo _Sicone_ alla cura di un certo _Pietro_ suo padrino[1104]. Costui vinto dagli stimoli dell'ambizione, mettendosi sotto i piedi il giuramento della fedeltà, seppe far tali istanze e maneggi, che indusse il popolo a riconoscerlo per collega di Sicone nel principato salernitano, col pretesto che il fanciullo avesse bisogno pel governo di un compagno. Nè di ciò contento, fece anche ricevere per suo collega _Ademario_, suo figliuolo, non so ben se nell'anno presente o nel susseguente. Nella Cronica del monistero di Volturno, da me pubblicata[1105], nell'aprile dell'anno 858 correva l'_anno V_ del principato d'esso _Ademario_. Da lì poscia a poco tempo Pietro, affinchè Ademario restasse solo sul trono, insinuò all'innocente Sicone, ch'era bene per lui l'andarsi a fermare per qualche tempo nella corte dell'imperador Lodovico II, a motivo d'imparar la gentilezza e la politica in quella buona scuola. Ubbidì il nobil garzone, e fu con tutta benignità accolto da esso Augusto, nella cui corte si fermò poi per alquanti anni. Par ben questo più verisimile, che il racconto di Erchemperto, da cui di sopra intendemmo che Lodovico imperadore concedette il principato di Salerno ad _Ademario forte ed illustre personaggio, e mandò in esilio il figliuolo di Siconolfo_. Seguita poi a dire il suddetto Anonimo, che cresciuto in età _Sicone_, l'Augusto Lodovico il fece cavaliere, e con onore il rimandò al suo principato di Salerno. Giunto egli a Capua, quivi si fermò, e guadagnossi l'amore di ognuno, ma spezialmente di _Landone_ conte ossia principe di quella città, e di _Landolfo_ vescovo di lui fratello, perchè era giovinetto di bello aspetto, di alta statura e di tal robustezza, che gittava la targa ossia lo scudo (se pure non è scorretta quella parola) fin sopra l'anfiteatro di Capua, ch'era allora in piedi, edificio di mirabil altezza e di non minor bellezza, del quale negli anni addietro eruditamente fece un trattato il canonico Simmaco Mazocchi. Stavano coll'occhio aperto _Pietro_ e _Ademario_, osservando gli andamenti del giovane lor collega Sicone, nè piacendo loro tanta sua intrinsechezza coi Capuani, spedirono colà gente sperta nelle iniquità, che segretamente gli diedero da bere, e il mandarono al mondo di là. Da un placito[1106] tenuto nel territorio di Balva o Valva, città allora del ducato di Spoleti, confinante a Sulmona, si raccoglie che in questi tempi era _duca di Spoleti Guido_, del quale già parlammo all'anno 843. Per ordine dell'imperador Lodovico e di esso Guido, tenuto fu quel giudizio, e v'intervenne anche _Arnolfo vescovo_ di Balva.
NOTE:
[1100] Annales Franc. Bertiniani.
[1101] Labbe, Conciliorum tom. 8.
[1102] Antiquitat. Italic., Dissert. LXI.
[1103] Asser, Hist. Anglican.
[1104] Anonym. Salernitan., Paralipom., cap. 80.
[1105] Chron. Vulturnens., Part. II, tom 1 Rer. Italic.
[1106] Chron. Vulturnens. P. II, tom. 1 Rer. Ital.
Anno di CRISTO DCCCLIV. Indizione II.
LEONE IV papa 8. LOTTARIO imper. 35, 32 e 15. LODOVICO II imperad. 6 e 5.
Correvano già quarant'anni che la città di Centocelle, colle mura per terra, e dagli abitanti fuggiti, per timore de' Saraceni, abbandonata, era divenuta un deserto[1107]. I suoi cittadini, a guisa di fiere, abitavano per gli boschi e monti, e neppur ivi si tenevano sicuri. Pensava tutto dì il vigilantissimo _papa Leone_ alla maniera di sovvenir alle miserie e al bisogno di questi suoi sudditi. Ispirato da Dio, fece cercare un sito proprio per fondarvi una nuova città, dove fosse abbondanza di acque e comodo per mulini. Si ritrovò questo dodici miglia lungi dalla suddetta città di Centocelle, e però quivi con tutto vigore fu dato principio alla fabbrica delle mura, delle porte, chiese e case; e compiuto il lavoro, vi si portò il papa a visitarlo e benedirlo, con ordinar che tal città portasse da lì innanzi il nome di _Leopoli_. D'essa oggidì forse non resta vestigio. E perciocchè quegli abitanti col tempo dovettero tornare alla città vecchia di Centocelle, però giustamente si può conghietturare che il nome di _Centocelle_ si mutasse nel moderno di _Cività Vecchia_. Restò in quest'anno alquanto turbata la buona armonia fra _Lottario imperadore_ e il _re Lodovico_ suo fratello[1108]. Una parte del popolo di Aquitania, disgustata del _re Carlo Calvo_, mandò ad esibirsi pronta a ricevere per suo re _Lodovico_ figliuolo di esso _Lodovico re della Germania_. Non lasciò l'ingorda ambizione cadere per terra cotal offerta. Andò esso giovane Lodovico, e fu accettato da quella fazione. Mise questa novità il cervello a partito del re Carlo; e però si strinse in lega particolare coll'imperador Lottario, al quale neppur piacea che il fratello Lodovico volesse accrescere la sua potenza collo spoglio degli altri fratelli. Passò il re Carlo in Aquitania collo esercito suo, ma non altro fece che mettere a fuoco parte del paese. Essendovi nondimeno ritornato con più forze[1109], e scorgendo il giovane Lodovico che non mancavano nell'Aquitania varii popoli contrarii ai di lui disegni, abbandonò quell'impresa e tornossene a casa: e tanto più perchè _Pippino_ figliuolo del già _re Pippino_, scappato dal monistero, dove stava rinchiuso, fu ben accolto dalla maggior parte degli Aquitani. Per cagione di tali turbolenze seguì nell'anno presente un abboccamento fra i due fratelli _Lottario imperadore_ e _Lodovico re_ di Germania. Sulle prime passarono fra loro delle parole calde; ma in fine si rappezzò la buona amicizia: del che prese molta gelosia e sospetto il _re Carlo Calvo_. In quest'anno, secondo i conti di Camillo Pellegrino, terminò il corso di sua vita _Radelgario_ principe di Benevento. Ma forse all'anno precedente si dee riferire la sua morte[1110]. Ebbe per successore _Adelchi_ ossia _Adelgiso_ suo fratello, uomo di costumi dolci e mansueti, e sì cortese, che non v'era persona che non lo amasse. Contuttociò, a cagion de' Saraceni e della division del ducato, ogni dì più andavano peggiorando gli affari in quelle contrade. Nè si dee tralasciare che in questi tempi, per quanto eruditamente osservò il padre Mabillone[1111], fioriva in Roma _Giovanni Diacono_ della santa Chiesa romana, autor della vita di san Gregorio Magno e d'altre opere, delle quali fa menzione la storia letteraria. Da un placito, che si legge nella Cronica del monistero di Volturno[1112], si raccoglie che in questi tempi era tuttavia duca di Spoleti Guido, di cui fu fatta menzione nell'anno antecedente. In quest'anno noi troviamo Lodovico II Augusto in Brescia nel dì 13 di giugno, dove con suo diploma confermò i beni della chiesa di Novara a _Dodone_ vescovo. In esso egli s'intitola _imperadore augusto, e figliuolo dell'invittissimo signore Lottario imperadore_.
NOTE:
[1107] Anastas. Bibliothec., in Vita Leon. IV.
[1108] Annales Franc. Bertiniani.
[1109] Annal. Franc. Fuldenses.
[1110] Erchempertus, Hist., cap. 20.
[1111] Mabillonius, in Annal. Benedictin. lib. 34, cap. 72.
[1112] Chron. Volturnens., P. II, tom. 1 Rer. Ital.
Anno di CRISTO DCCCLV. Indizione III.
BENEDETTO III papa 1. LODOVICO II imper. 7, 6 e 1.
Avvenne in quest'anno in Roma un accidente fastidioso, di cui ci ha informati il solo Anastasio bibliotecario[1113]. Daniello maestro de' militi, ossia uno dei generali delle milizie, andò a trovare lo _imperador Lodovico_, e gli rivelò che Graziano superista della città di Roma, creduto da esso Augusto uomo fedele nel di lui servigio, nella propria casa di esso Daniello avea detto a lui solo: _Che i Franchi_ (ossia _Franzesi_) _niun bene faceano, niun aiuto davano al popolo romano_ (maltrattato o minacciato tutto dì dai Saraceni), _e che piuttosto colla forza lo spogliavano delle loro sostanze. Perchè non chiamiamo piuttosto i Greci, trattando con esso loro un accordo di pace, e non ci leviamo di sotto al regno e alla signoria de' Franchi e della sua gente? Quare non advocamus Graecos, cum eis foedus componentes, et Francorum regem et gentem de nostro regno et dominatione non expellimus?_ Di più non occorse perchè l'Augusto Lodovico andasse nelle furie, e senza perdere tempo s'incamminasse alla volta di Roma con delle soldatesche, come si può credere, ma senza far precedere, giusta il costume, le lettere di avviso al papa e al senato romano. Contuttociò il buon papa _Leone IV_ il ricevette coi soliti onori sopra le scalinate della basilica di san Pietro; e udite le sue querele, cercò di placarlo colle più dolci parole che seppe adoperare. In uno dei giorni appresso lo stesso imperadore, assiso col pontefice e con tutti i baroni romani e franzesi, tenne un solenne giudizio nella sala già fabbricata da papa Leone III. Quivi Daniello pubblicamente disse: _Iste Gratianus habuit mecum consilium, hanc romanam terram de vestra tollere potestate, et Graecis tradere illam._ Allora non solamente Graziano, ma i nobili romani tutti, alzatisi in piedi davanti all'imperadore, gridarono che costui mentiva, e non essere vero in conto alcuno ciò ch'egli diceva. Mancavano a Daniello i testimoni per provare l'accusa; e però come calunniatore secondo le leggi romane fu giudicato reo, ed egli stesso confessò il fallo; dopo di che fu dato in mano a Graziano, acciocchè ne facesse quel che gli parea. Ma avendolo poi l'imperadore chiesto in grazia, ed essendosene contentato Graziano, costui restò liberato dal pericolo della morte. Se ne tornò a Pavia l'imperadore, e tal fine ebbe un sì delicato affare, dal quale, siccome avvertirono il padre Pagi e l'Eccardo chiaramente si deduce la sovranità degl'imperadori di que' tempi in Roma stessa e nel suo ducato. Poco stette dipoi il sommo pontefice _Leone IV_ ad essere chiamato da Dio al premio delle fatiche da lui sostenute in un sì affannoso pontificato. Accadde la morte sua nel dì 17 di luglio; ma dura e durerà la memoria di questo papa, insigne per tante opere della sua pia munificenza descritte lungamente da Anastasio, ossia dall'autore della sua vita, ma più per la santità del viver suo, per cui meritò di essere registrato nel catalogo de' santi. A questo pontefice (piuttosto che a papa Leone terzo) credono gli eruditi, che si abbiano a riferir due squarci di lettere scritte, secondo Graziano[1114], a _Lottario_ e _Lodovico imperadori_, nel primo de' quali son le seguenti parole: _De capitulis vel praeceptis imperialibus vestris vestrorumque praedecessorum irrefragabiliter custodiendis et conservandis, quantum valuimus et valemus, Christo propitio, et nunc et in aevum nos conservaturos, modis omnibus profitemur. Et si fortasse quilibet alter vobis dixerit, vel dicturus est, sciatis, eum pro certo mendacem._ Nel secondo si leggono quest'altre: _Nos si incompetenter aliquid egimus, et subditis justae legis tramitem non conservavimvs, vestro, ac missorum vestrorum cuncta volumus emendare judicio. Inde magnitudinis vestrae magnopere clementiam imploramus, ut tales ad haec, quae diximus, perquirenda missos in his partibus dirigatis, qui Deum per omnia timeant, et cuncta (quemadmodum si vestra praesens fuisset imperialis gloria) diligenter exquirant. Et non tantum haec sola, quae superius diximus, quaerimus, ut examussim exagitent, sed sive minora, sive etiam majora illis sint de nobis indicata negotia, ita eorum cuncta legitimo terminentur examine, quatenus in posterum nihil sit, quod ex eis indiscussum vel inde finitum remaneat._ Passi tali servono anche essi per farci sempre più intender il sistema del governo temporale d'allora in Roma.