Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750
Part 57
Bollivano forte in questi tempi fra _Rabano Mauro arcivescovo_ di Magonza e Gotescalco monaco alcune famose controversie intorno alla divina predestinazione. Era venuto in Italia Gotescalco pieno di boria, e per dovunque passava, andava seminando le opinioni sue. Fermossi costui presso di _Eberardo_ duca, ossia marchese del Friuli, il cui nome e titolo si comincia circa questi tempi ad udire. Rapporta l'Ughelli[1066] una lettera scritta da esso Rabano a _Notingo_ vescovo, non già eletto vescovo di Verona, ma bensì di Brescia, intorno a questo monaco; e un'altra pure scritta _ad Heberardum ducem_, a cui poscia sul principio dà il titolo solamente di _conte_, secondo il rito d'allora, trovandosi i _duchi_ altre volte appellati _marchesi_ ed altre _conti_. In essa gli dice di essergli stato riferito, _quemdam sciolum nomine Gotaschalcum apud vos manere, qui dogmatizet_, ec. Che questo _Eberardo_ fosse veramente _duca_ o _marchese del Friuli_, ne fa fede Andrea prete nella Cronichetta pubblicata dal Menchenio e da me[1067] ristampata. Fiorì Andrea in questo medesimo secolo, e le sue parole sono tali: _Multam fatigationem Langobardi et oppressionem a Sclavorum gente sustinuerunt, usquedum imperator Forojulianorum Eberhardum principem constituit._ Nè altri è questo Eberardo, ossia Everardo, se non lo stesso, a cui Frodoardo[1068] dice scritta una lettera da _Hincmaro arcivescovo_ di Rems, cioè _viro illustrissimo Eberardo ex principibus Lotharii_. Ho anch'io, a mio credere, bastevolmente provato[1069] che da lui viene la Raccolta delle leggi longobarda, salica, etc. che si conserva nell'antichissimo Codice della cattedrale di Modena. In un diploma dell'anno 855, riferito dal padre de Rubeis[1070], egli è chiamato da Lodovico II imperadore _Eurardus illustris comes, dilectusque compater noster_. Parleremo anche più abbasso di questo medesimo principe, bastando per ora di sapere ch'egli fu marito di _Gisela_ ossia _Gisla_ figliuola di Lottario Augusto, e fu padre di Berengario, poscia duca o marchese anch'esso del Friuli, finalmente re d'Italia ed imperador de' Romani. I soli Annali di san Bertino[1071] quei sono che sotto il presente anno hanno le seguenti parole: _Exercitus Hlothari contra Saracenos Beneventum obtinentes dimicans, victor efficitur._ Non sussiste già che i Saraceni si fossero impadroniti di _Benevento_. Solamente alcune brigate di essi vi erano state chiamate in soccorso da Radelgiso principe. Altro non vuol dire quello scrittore colla parola Beneventum, se non una parte del ducato beneventano, occupata dai Saraceni; oppure in vece di _obtinentes_, s'ha da scrivere _obsidentes_. Contra di quei Maomettani l'imperador Lottario dovette comandare al figliuolo Lodovico re d'Italia di procedere con una buon'armata, alla quale, secondo i suddetti Annali, riuscì di dar loro una sconfitta. Sul fine poi di questo anno, soggiugne il medesimo storico, che _Mauri denuo Beneventum invadunt_. Nella storia del regno di Napoli è celebre la pace che finalmente fu conchiusa tra i due competitori nel ducato di Benevento _Radelgiso_ e _Siconolfo_. Erchemperto[1072] e Leone Ostiense[1073] raccontano che _Landone conte_ di Capua, Adelmario, e _Bassacio abbate_ di Monte Cassino, veggendo troppo assassinate quelle contrade per la lunga nemicizia di quei due principi, e per l'insaziabil crudeltà de' Saraceni abitanti in Bari, ed anche presi al suo servigio da Radelgiso, si portarono a _Lodovico Augusto_ (che nondimeno fin qui tale non era) figliuolo di Lottario, supplicandolo di metter fine a tanti malanni. Colà pertanto si portò in persona lo stesso re Lodovico, e fattisi consegnare per forza tutti i Saraceni abitanti in Benevento, nella vigilia di Pentecoste condotti costoro fuori della città, a cadauno fece tagliar la testa. Poscia interpostosi fra i due principi litiganti, compose le lor differenze, con dividere il ducato suddetto fra loro nella forma che vien descritta dall'Anonimo salernitano[1074], e con restare sottoposta a _Siconolfo_ Capua col suo distretto, la quale nondimeno da lì a non molto scosse il giogo; con che di un solo si vennero a formare tre principati, cioè di Benevento, di Salerno e di Capua. Il solo Leone Marsicano quegli è che chiaramente dice accaduta questa divisione nell'anno 851; ed Erchemperto, col chiamare _Augusto_ in quel tempo il suddetto Lodovico, sembra concorrere nella medesima opinione. Ma Camillo Pellegrino ebbe sospetto che ciò seguisse all'anno 850, ed io più di lui vo sospettando che anche prima possa essere succeduta una sì importante avventura. Sì Erchemperto che Leone Ostiense molta accuratezza non mostrano nel racconto di quel fatto dacchè mettono la venuta di _Lodovico II_ a Benevento dopo la morte dell'_imperador Lottario_ suo padre: il che non può stare, perchè Lottario mancò di vita solamente nell'anno 855. Però non è maraviglia se su questo supposto amendue danno il titolo d'_imperador_ e ad esso _Lodovico II_ in quella occasione.
Ora in quest'anno sembra a me più verisimile che Lodovico II re d'Italia invitato e venuto a Benevento coll'esercito suo, dividesse quel ducato. Nella parte che resta dello strumento d'essa divisione, pubblicata dal suddetto Pellegrino[1075] Radelgiso dice: _Et praesentialiter antequam domnus Ludogvicus rex cum suo exercitu exeat de ista terra, do in vestra potestate gastaldatum Montellam_, ec. In quest'anno abbiam veduto che l'esercito d'esso re Lodovico era nel ducato di Benevento, nè ci resta memoria che negli anni 850 e 851 esercito alcuno franzese militasse in quelle parti. Adunque piuttosto in questo, che in quegli anni, seguì l'accordo fra i principi litiganti del regno di Napoli. Oltre a ciò, qui _Lodovico_ è appellato solamente _re_: notizia che, siccome dissi all'anno 843, abbastanza indica non potersi quel fatto riferire all'anno 851, perchè Lodovico sarebbe stato allora appellato _imperatore_. Ma quel che più fa animo alla mia conghiettura, e forse la rende opinione certa, si è l'autorità di Giovanni Diacono, che fiorì e scrisse ne' medesimi tempi. Dopo aver egli narrato il naufragio della flotta saracenica, di cui s'è parlato nell'anno addietro, seguita a dire[1076]: _Eodem quoque anno, supplicatione hujus Sergii, principumque langobardorum, direxit Lotharius imperator filium suum Ludogvicum, bonae adolescentiae juvenem, propter catervas Saracenorum Apuliae sub rege commanentes, et omnium fines populantes. Qui adveniens, coelesti comitatus auxilio, de illis Hismahelitis triumphavit, et sagaciter ordinata divisione Beneventani et Salernitani principum victor reversus est_. O sia dunque che nell'anno prossimo passato venisse l'armata franzese col re Lodovico a Benevento, ma vincesse e trionfasse nel presente; oppure che _eodem anno_ voglia significare non per anche spirato un anno dopo il naufragio de' Saraceni: abbastanza intendiamo che in quest'anno il _re Lodovico_ pose fine alle lunghe contese dei principi beneventani, e non già nell'anno 850 o pure 851. Era intanto il popolo romano, ma più il buon _papa Leone_, preso da grave malinconia sì per la fresca ricordanza del sacco dato dai Mori e Saraceni alla basilica vaticana, come pel timore d'altri simili insulti in avvenire. Mosso perciò il Magnanimo pontefice[1077] dal comune lamento, e maggiormente ancora dal suo zelo, determinò di fabbricare intorno ad essa basilica e al borgo una città colle sue mura, porte e fortificazioni per sicurezza della medesima. Era prima di lui stato formato questo disegno da papa _Leone III_; anzi ne aveva egli anche in molti luoghi poste le fondamenta; ma sorpreso dalla morte, non potè continuarne la fabbrica. Ora Leone IV comunicò la presa risoluzione all'imperadore, e questi non solamente l'approvò e lodò, ma tanto egli come i re suoi fratelli mandarono a Roma una buona somma di danaro per dar principio al lavoro. _Quod nutu dei, Francique juvamine regis_, dice Frodoardo[1078], cioè di Lottario, fu intrapreso. Ordinò il papa che da tutte le città del ducato romano, da tutti i poderi del pubblico e da ogni monistero si mandassero, secondo la tassa uomini atti a faticare in quella operazione. E così nell'anno presente si cominciò la fabbrica grandiosa di questa nuova città, e nello spazio di quattro anni se ne vide il compimento. Tanto si adoperò in questo anno _Lodovico_ re di Baviera, che ottenne da _Lottario_ Augusto a _Giselberto_ il perdono pel rapimento della figliuola di esso imperadore. Tiene l'Eccardo[1079] che da questo Giselberto discendesse quel _Giselberto duca_ di Lorena che fu poi celebre nel secolo X.
NOTE:
[1066] Ughell., Ital. Sacr., tom. 3, in Episcop. Clusin.
[1067] Antiqit. Ital., Dissert. II.
[1068] Frodoardus, Hist. Remens, lib. 3, cap. 26.
[1069] Antiquit. Ital., Dissert. XXII.
[1070] De Rubeis, Monum. Eccl. Aquilejens., cap. 49.
[1071] Annales Franc. Bertiniani.
[1072] Erchempertus, Hist., cap. 19.
[1073] Leo Ostiensis, lib. I, cap. 29.
[1074] Anonym. Salernit. Paralip., P. II, tom. 1 Rer. Ital.
[1075] Camill. Peregrin., Hist. Princ. Longobard.
[1076] Johann. Diacon., Chron. P. II, tom. 1, Rer. Ital.
[1077] Anastas. Biblioth., in Vit. Leonis IV.
[1078] Frodoardus in Vitis Pontific. Roman.
[1079] Eccard., Rer. Franc. lib. 30.
Anno di CRISTO DCCCXLIX. Indizione XII.
LEONE IV papa 3. LOTTARIO imper. 30, 27 e 10. LODOVICO II imperadore 1.
Succedette in quest'anno una perfetta riconciliazione fra l'_imperador Lottario_ e _Carlo Calvo re_ della Francia orientale, il quale nell'anno antecedente era stato accettato per loro re anche da buona parte de' popoli dell'Aquitania, e nel presente entrò in possesso di non poco paese in quelle contrade. Giacchè non apparisce che i Mori e Saraceni avessero per mare contrasto alcuno da' Cristiani, a man salva andavano coloro infestando tutto il littorale del Mediterraneo. Qual fosse la loro crudeltà ne fece in quest'anno pruova la città di Luni in Toscana, che da essi presa e data a sacco, talmente restò desolata, che da lì innanzi non risorse mai più. Il suo vescovato fu trasferito a Sarzana, città nata dalle rovine dell'altra. Anche tutta la spiaggia del mare, partendosi dal fiume Magra sino alla Provenza, ebbe che piangere per gli sbarchi e saccheggi di quegl'infedeli. Crede il p. Pagi[1080] che nell'anno presente _Lottario imperadore_ dichiarasse Augusto e collega nell'imperio _Lodovico II_ primogenito suo e re d'Italia, deducendolo da alcuni diplomi del monistero di santa Giulia di Brescia[1081], dove s'incontra un'epoca d'esso imperadore cominciata prima dell'anno 850. Così ha immaginato esso Pagi, perchè egli pretende seguita la coronazione romana di questo principe nel dicembre dell'anno seguente; e però trovandosi che prima di quel dì Lodovico II conta gli anni dell'imperio, secondo lui, convien ammettere un'epoca precedente ad essa coronazione. Ma di ciò si parlerà all'anno seguente. Dico intanto aver anch'io osservato nell'archivio archiepiscopale di Lucca una pergamena scritta, _ regnante D. N. Hlothario augusto, anno imperii ejus, postquam in Italia ingressus est, trigesimo tertio, et filio ejus D. N. Hludowico, idemque imperator, anno sexto, X kal. octubris, Indict. quarta_, cioè nell'ano 855. Un'altra scritta colle medesime note, ed _anno sexto. III kal. julii, Indictione III_, il che fa vedere mutata l'indizione del settembre. Un'altra scritta _anno XXIX Hlotharii, et II Hludowici, quarto idus septembris, Indictione XV_, cioè nell'anno 851. Un'altra scritta _anno XXVIII Hlotharii et primo Hludowici imperatoris ejus filii, VI nonas augusti, Indictione XIII_, cioè nell'anno 850. Si possono vedere altri documenti simili da me rapportati nelle Antichità italiane. Abbiamo poi da Anastasio bibliotecario[1082] che nella _dodicesima indizione_, cioè nell'anno presente, o pure, secondo un altro testo, nel precedente, l'indefesso _papa Leone_ attese a risarcir le mura, le torri e le porte di Roma. Fece ancora alzar da' fondamenti due torri a Porto alle rive del Tevere con catene di ferro da tenersi dall'una all'altra, qualor si volesse impedire alle navi il salire su per quel fiume. Tutte precauzioni saggiamente prese, perchè appunto in quest'anno giunse avviso a Roma che i Saraceni con assaissimi legni s'erano fermati a Torar vicino all'isola di Sardegna, e si preparavano per tornare a visitare i Romani. Vennero in fatti alla volta di Porto: cosa che recò non poco terrore al popolo romano, se non che Dio per sua misericordia provvide al bisogno: cioè accorsero in aiuto de' Romani colle lor navi i Napoletani, Amalfitani e Gaetani, con animo risoluto di venire alle mani con que' Barbari. Fecero tosto sapere l'arrivo loro al papa, ed egli andato ad Ostia, ne chiamò alcuni alla sua presenza, per intendere con che pensiero fossero venuti. Fra gli altri si presentò ad esso papa _Cesario_ figliuolo di _Sergio duca_ di Napoli, generale di quell'armata, che coi suoi corse a baciargli i piedi. Furono tutti accolti con tenerezza, animati alla difesa, confortati dalle orazioni d'esso pontefice. Ed allorchè comparvero i Mori alla spiaggia di Ostia, attaccarono coraggiosamente la battaglia; ma alzatosi un vento furioso, questo combattè per gli Cristiani, con dividere le armate e dispergere le navi africane, che ruppero in varie isole. Molti di quegl'infedeli furono presi ed uccisi; molti condotti a Roma schiavi; e con sì buon successo terminò quella scena.
NOTE:
[1080] Pagius, ad Annal. Baron.
[1081] Margarinius, Bullar. Casinens., tom. 2.
[1082] Anastas., in Leon. IV.
Anno di CRISTO DCCCL. Indizione XIII.
LEONE IV papa 4. LOTTARIO imper. 31, 28 e 11. LODOVICO II imperad. 2 e 1.
Dagli Annali di san Bertino[1083] abbiamo che nell'anno presente seguì la coronazione romana di _Lodovico II_, dichiarato Augusto da Lottario suo padre. _Lotharius filium suum Ludovicum Romam mittit, qui a Leone papa honorifice susceptus, et in imperatorem unctus est._ Gran cosa è che solo questo scrittore ci abbia conservata la memoria di sì importante azione, e non ne abbiano parlato gli altri antichi storici; quel che è più, neppure Anastasio bibliotecario, o chiunque sia l'autore della vita di _Leone IV_ papa, ne ha lasciata parola. E quindi è proceduto che tanto il Sigonio quanto il cardinal Baronio han posta la romana coronazione di Lodovico II e la dignità imperiale a lui conferita, sotto l'anno 844: il che certamente non sussiste. Valendosi il padre Pagi di alcune carte del monistero Casauriense, prodotte dal padre Mabillone, stabilì questa coronazione nel dì 2 di dicembre del corrente anno. Ma io ne dubito forte, e meriterebbe questo punto d'essere con più diligenza esaminato e deciso coll'esatta osservazione di carte originali, e non già di copie e di memorie passate per più mani. Veggansi i documenti dello stesso monistero Casauriense, da me pubblicati[1084], da' quali si riconoscerà che in diversi mesi prima del dì due di dicembre si vede cominciata l'epoca dell'imperio di Lodovico II. E qualora si risponda che allora i notai si sono serviti dell'epoca presa non dalla coronazione romana, ma dal precedente anno, in cui Lottarlo dichiarò imperadore il figliuolo, siccome pretende il padre Pagi, convien replicare che di tal dichiarazione non è fatta menzione da scrittore alcuno antico. Ha il padre Pagi dedotta questa da alcune carte, le cui note cronologiche possono esser fallate per colpa de' copisti; e quando sussistano, indicheranno solamente seguita la coronazione suddetta prima di quello che pensa il padre Pagi. Oltre di che, non sono mancati eruditi che, a tenore delle loro opinioni, hanno acconciate le note cronologiche di varii antichi documenti. Però tuttavia resta da chiarire la sussistenza di queste due epoche, e se la prima cominciasse nell'anno 849 dopo il dì 19 di maggio, e prima nel dì 3 d'ottobre; e se la seconda veramente avesse principio nel dì 2 di dicembre dell'anno presente. Certamente il costume degl'imperadori antichi fu di ricevere la corona in qualche giorno di festa solenne. Ma in quest'anno il dì 2 di dicembre accadde in martedì, nè festa alcuna vi s'incontrò. Fu in quest'anno bensì tenuto un concilio[1085] _in urbe regia Ticino_, al quale presedettero _Angilberto arcivescovo_ di Milano, _Teodemano_, o, per dir meglio, _Teutimaro patriarca_ d'Aquileia (chiamato corrottamente dall'Ughelli _Hindelmario_, o _Vindelmario_) e _Giuseppe vescovo_ (probabilmente d'Ivrea) _ed arcicappellano di tutta la Chiesa_. V'ha dell'errore in queste ultime parole. Dicesi raunato esso concilio _anno Incarnationis dominicae DCCCL, Indictione XIV, et Hlotharii atque Hludovici piissimorum Augustorum XXX, atque primo_. fondatamente pretende il padre Pagi che in vece di _Indictione XIV_, s'abbia quivi a scrivere _Indictione XIII_, perchè Lottario augusto dopo il dì ultimo di maggio contava non più l'anno XXX, ma bensì il XXXI del suo imperio e regno d'Italia, e per conseguente celebrato questo concilio ne' primi mesi dell'anno presente. L'_anno primo_ di Lodovico II imperadore, secondo lui, è preso dall'epoca dell'anno precedente, in cui dal padre fu dichiarato Augusto. Intorno a questo ultimo punto ho io già proposto qualche mio dubbio. Fecero que' vescovi alcuni decreti assai lodevoli ed utili per la disciplina ecclesiastica; ed essendovi intervenuto anche l'imperator Lodovico, dal canto suo furono formati cinque capitoli riguardanti il buon governo dell'Italia. Non godè molta quiete neppure l'_imperator Lottario_ in quest'anno ne' suoi regni oltramontani. Nella Provenza i Mori diedero un gran guasto sino alla città d'Arles; ma in ritornando al loro paese, restarono anche essi fieramente fracassati da una gagliarda tempesta di mare. Così nella Frisia ed Olanda[1086], paesi d'esso Lottario Augusto, _Rorico_, fratello o pur nipote d'_Erioldo_, essendosi ribellato ad esso imperadore, calò con una flotta di masnadieri normanni, e portò la desolazion dappertutto. Non sapendo Lottario come liberarsi da costui, giudicò meglio di guadagnarlo colle buone; e ricevutolo in grazia, gli diede Dorestado ed altri contadi in feudo, ossia in governo perpetuo. Da un importante documento, da me rapportato nelle Antichità italiche[1087], si ricava che in quest'anno l'imperador _Lodovico II_ prese per moglie _Angilberga_, oppure solamente contrasse gli sponsali con esso lei, costituendole in dote due corti, l'una posta nel contado di Modena, l'altra in quello di Reggio. Fu dato quel diploma in _Marengo corte regale, III nonas octobris_.
NOTE:
[1083] Annal. Franc. Bertiniani.
[1084] Chron. Casauriens., Append., P. II, tom. 2 Rer. Ital.
[1085] Labbe, Concilior., tom. 7.
[1086] Annal. Franc. Bertiniani. Annales Franc. Metens. Annal. Franc. Fuldenses.
[1087] Antiquit. Italic., Dissertat. XX, pag. 117.
Anno di CRISTO DCCCLI. Indizione XIV.
LEONE IV papa 5. LOTTARIO imperad. 32, 29 e 12. LODOVICO II imperad. 3 e 2.
Terminò il corso di sua vita questo anno l'_imperadrice Ermengarda_, moglie di _Lottario Augusto_, con lasciar dopo di sè[1088] tre figliuoli, cioè _Lodovico II_ imperadore, _Lottario_ e _Carlo_, ed alcune figliuole, delle quali una fu _Gisela_ o _Gisla_, badessa nell'insigne monistero di santa Giulia di Brescia, come risulta dai documenti pubblicati dal padre Margarino[1089], ma non colla dovuta attenzione. _Obiit Ermengardis regina conjux Lotharii imperatoris_, dicono sotto quest'anno gli Annali di Metz. Le imperadrici spesso si veggono chiamate _regine_. Leggesi anche l'epitaffio suo in versi, composto da Rabano Mauro, dopo il quale vien confermata la sua morte sotto l'anno presente. A me diede da pensare una carta del monistero casauriense, che pubblicai nell'appendice alla Cronica di quel monistero[1090], scritta nell'anno VII _dell'imperio di Lodovico_, nel mese di _giugno_, correndo l'_indizione IV_, cioè nell'anno 856, dove Liutardo diacono e Contardo fratello vendono _tibi domnae Hermengardae reginae_ alcune lor corti. Se non fosse stata certa la morte dell'imperadrice Ermengarda in quest'anno, si sarebbe dovuto crederla tuttavia vivente nell'anno suddetto. Ma e chi è questa _Ermengarda regina_ nell'anno 856? Quanto più vi penso, tanto meno so io trovarne conto. So che l'imperador Lodovico II veramente ebbe una figliuola di questo nome, e ne parleremo anche andando innanzi. Ma come dare il titolo di _regina_ ad una principessa nubile, quale essa era allora? E poi come mai una principessa tale faceva ella degli acquisti? e massimamente se questa fosse stata figliuola dell'_imperadrice Angilberga_, perchè sarebbe stata di molto tenera età. Potrebbe nondimeno essere stata di altra madre. Il Sigonio, il cardinal Baronio, il padre Pagi, anzi la comune degli storici, seguitando in questo anno Leone Ostiense[1091], scrivono, che portatosi l'_imperador Lodovico II_ a Benevento, cacciò da quella città i Saraceni, partì il ducato di Benevento fra _Siconolfo_ e _Radelgiso_, e, ciò fatto, se ne tornò a Pavia. Ma di sopra pare a me d'aver dimostrato che non possiamo in questo luogo fidarci della Cronologia d'esso Ostiense, e sembrar più probabile, anzi parer come certo che nell'anno 848 accadesse un tal fatto. Era in questi tempi stranamente afflitta la Francia dai corsari normanni, cioè settentrionali[1092]. Una parte d'essi tornò per la Senna a desolar quei paesi sottoposti al re _Carlo Calvo_, e lasciò dappertutto innumerabili segni della lor barbarie. Un'altra parte con dugento cinquantadue legni mise a sacco di nuovo nel regno dell'_imperador Lottario_ la Frisia e l'Olanda. Giunsero dipoi fino a Gant, che diedero alle fiamme. Arrivati al famoso palazzo imperiale di Aquisgrana, dopo averlo spogliato, l'incendiarono anch'esso con tutti i monisteri del contorno. Presero le nobili città di Treveri e Colonia; misero a fil di spada chi non era fuggito degli abitanti, e ad esse città in fine attaccarono il fuoco. Non si racconta che l'imperador Lottario uscisse in campo contra di costoro, nè che seguisse alcuna importante prodezza dei Cristiani. Circa questi medesimi tempi crede Camillo Pellegrino che s'abbia a mettere la morte di _Siconolfo_ principe di Salerno, narrata da Erchemperto[1093] e dall'Anonimo salernitano[1094]. Dubito io che nel precedente, e fors'anche prima morisse Siconolfo; perciocchè il suddetto Anonimo gli dà _anni dieci ed alcuni mesi_ di principato, e questi convien dedurli dall'anno 839. Lasciò egli per successore _Sicone_ suo figliuolo; ma per esser questi in tenera età, ne dichiarò tutore ed aio un certo _Pietro_ che l'aveva tenuto al sacro fonte, con esigere da lui un forte giuramento di fedeltà al figliuolo. Poco stette a mancar di vita dopo Siconolfo anche _Radelgiso_ principe di Benevento, in luogo del quale succedette _Radelgario_ suo figliuolo, uomo per pietà, per valore e per altre doti assai grato al popolo. Noi troviamo circa questi tempi l'Augusto _Lodovico II_ in Pavia, applicato ad ascoltare i ricorsi de' popoli, e a rendere giustizia a tutti, ciò apparendo da un documento da me prodotto altrove[1095].
NOTE:
[1088] Annales Franc. Metenses.
[1089] Bullar. Casinens., tom. 2.
[1090] Chron. Casauriens. P. II. tom. 2 Rer. Ital.
[1091] Leo Ostiensis, lib. 1, cap. 31.
[1092] Chron. Fontanell. apud Du-Chesne tom. 2, Rer. Franc. Mirac. S. Bavon. apud Mabillon. Saec. II Bened.
[1093] Erchempertus, Hist., cap. 19.
[1094] Anonymus Salernitan., Paralipom. cap. 78.
[1095] Antiquit. Italic., Dissertat. XXXI, pag. 951.
Anno di CRISTO DCCCLII. Indizione XV.
LEONE IV papa 6. LOTTARIO imperad. 33, 30 e 13. LODOVICO II imperad. 4 e 3.