Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750
Part 51
L'aspro ed indegno trattamento fatto da _Lottario_ all'_imperador Lodovico_ suo padre induceva ogni dì più a compassione chi non aveva avuta parte nel di lui abbassamento, e svegliava pentimento in chi avuta ve l'avea[954]. Fra gli altri _Lodovico re di Baviera_ suo figliuolo, prima ancora che terminasse l'anno precedente, tornato in sè stesso, cominciò ad assumere la di lui difesa, e venuto a Francforte, spedì ambasciatori a Lottario pregandolo di usar più umanità verso del padre. Lottario li ricevè assai freddamente. Altri successivamente ne mandò esso re di Baviera, nè a questi fu permesso di vedere l'imperador prigioniere. Venuto poi Lottario a Magonza, quivi con lui si abboccò il fratello Lodovico, ma senza neppur riportarne buone parole, per gli cattivi consiglieri che Lottario aveva ai fianchi. Questa durezza di Lottario e le premure di molti nobili fautori dell'oppresso imperadore e massimamente di _Dragone vescovo_ di Metz, indussero il suddetto re di Baviera a trattare col _re Pippino_, altro suo fratello, una lega contra di Lottario, per procurar la liberazion del padre. In fatti amendue coi loro eserciti da due parti si mossero per andare a trovare ostilmente il fratello; e crebbero per via le loro forze, concorrendo di qua e di là gente a questo pio uffizio; di modo che Lottario giunto a Parigi, veggendo sì gran turbine che minaccioso si appressava, lasciato quivi il padre in libertà nel monistero di s. Dionisio, si diede alla fuga sul fine di febbraio, seguitato da alcuni vescovi suoi aderenti, fra' quali specialmente si contò _Agobardo arcivescovo_ di Lione[955]. Non volle il buon imperador Lodovico ripigliare il cingolo militare e le insegne imperiali, se prima non venne assoluto dai vescovi e da loro rimesso in possesso del primiero comando con incredibil giubilo del popolo. Ritiratosi Lottario Augusto nella Provenza, recò non pochi aggravii a quelle contrade; e perchè la città di Cavaglione ricusò d'ubbidirlo[956], la espugnò e diede alle fiamme; e presi quei conti che la difendevano, tre ne fece morire e gli altri cacciò in prigione. Colà inviò l'imperador suo padre degli ambasciatori per significargli come gli perdonava tutti i passati eccessi, esortandolo a venirsene a lui pacificamente, che sarebbe ben ricevuto. Non fidandosene Lottario, continuò nelle risoluzioni di prima. Stava intanto confinata in Tortona l'_imperadrice Giuditta_, ed era stato secretamente inviato in Italia un certo Rodberto laico, menzionato da Walafrido Strabone in uno dei suoi poemi, per procurar la sua liberazione; nè mancavano in Italia dei gran signori fedeli all'imperador Lodovico. Sparsasi poi voce che esso Augusto era stato rimesso in libertà e che si macchinava contra la vita della medesima imperadrice, per attestato dell'Annalista bertiniano, _Ratoldo_ vescovo, _Bonifazio_ conte e _Pippino_ parente dell'imperadore, ed altri non pochi con gran prestezza inviarono persone che destramente, o pure per forza la misero in salvo, e menaronla felicemente ad Aquisgrana, dove la presentarono sana all'imperador suo consorte. Ma egli non volle ripigliarla, se prima ella in pubblico non si purgò dai reati che le venivano apposti col giuramento. Quel _Ratoldo_ vien creduto dal padre Pagi[957] _vescovo di Soissons_. La verità è ch'egli era _vescovo di Verona_, appellato da altri _Rataldo_. _Bonifazio_ era _conte di Lucca_, e probabilmente marchese della Toscana, come abbiam veduto di sopra all'anno 828. _Pippino_ parente dell'imperador Lodovico altro non fu che Pippino _figliuolo di Bernardo_ giù re d'Italia, del quale parimente abbiam fatta menzione di sopra. Ma Andrea prete italiano[958], e scrittore di questo secolo, lasciò scritto essere stato Lottario stesso quegli che, pentito dei passati trascorsi, ed infuriato contra chi gli avea dato di sì cattivi consigli (perlochè molti per ordine suo furono uccisi, ed altri mandati in esilio), restituì egli stesso la matrigna al padre. E parrebbe assai verisimile questo racconto, non sapendosi intendere come i tre suddetti personaggi si arrischiassero senza permissione o comando d'esso Lottario a levar dalla guardia e ricondurre l'imperadrice in Francia. Ma all'anno 836 vedremmo che non s'accorda con questo supposto la più autentica storia d'allora.
Continuava _Lottario Augusto_ nel suo furore, per cui trovata in Cavaglione _Gerberga_ monaca, sorella di _Bernardo_ già duca della Settimania[959], la fece affogare nel fiume Sona, e dopo avere riportato qualche vantaggio contra le milizie del padre, passò coll'esercito suo fino ad Orleans. Lodovico imperadore, chiamati in suo aiuto gli altri due figliuoli Pippino e Lodovico colle lor truppe, andò a postarsi con una potentissima armata nel mese d'agosto in faccia a Lottario. _Marquardo abbate_ di Prumia, da lui spedito prima al figliuolo per ricordargli i comandamenti e lo sdegno di Dio, ed esortarlo a sottomettersi, se n'era tornato indietro, altro non riportando che un cattivo trattamento e delle minacce. Ma il misericordioso imperadore, non ributtato per questo, mandò altri ambasciatori al pertinace figliuolo per vincerlo pur colle buone, e per risparmiare il sangue de' suoi popoli. Furono questi _Baradado_, o pur _Badurado_ vescovo di Paderbona, _Gebeardo_ nobilissimo duca, e _Berengario_ uomo saggio e parente suo, il quale, secondo l'Eccardo[960], fu figliuolo di _Unroco_ conte, e fratello di _Eberardo_ marchese del Friuli, ch'era marito di _Gisela_ figliuola d'esso imperador Lodovico. Egli da Tegano è chiamato _duca fedele e saggio_; ed essendo mancato di vita nell'anno seguente, la morte sua lungamente fu pianta dallo stesso imperadore e da' suoi figliuoli. Ora ammessi questi legati all'udienza di Lottario, il vescovo animosamente gli comandò da parte di Dio che si levasse da' fianchi i malvagi consiglieri suoi seduttori, ed ascoltasse le proposizioni di pace. Chiese Lottario un po' di tempo per pensarvi: e richiamatili, domandò loro parere. Il consigliarono di venire a' piedi del suo buon padre, con assicurarlo di pace e di perdono e con presentargli, come si può conghietturare, un salvocondotto. Andò in fatti Lottario, e trovato il padre Augusto sotto un alto padiglione alla vista di tutta la sua armata, con gli altri suoi due figliuoli a lato, si gittò a' suoi piedi con _Ugo_ suocero suo e cogli altri complici, confessando d'aver stranamente fallato. Contentossi il pio imperadore che Lottario gli giurasse di nuovo fedeltà, e di ubbidire a tutti gli ordini suoi, e che se ne venisse in Italia, da dove non si avesse a muovere giammai senza sua licenza. Giurarono anche gli altri, e a tutti fu conceduta, non solamente la vita, ma anche il possesso de' loro beni patrimoniali. Lottario se ne tornò in Italia; e a tal fine ebbe quella memorabil tragedia, in cui non si può abbastanza ammirare l'insolenza d'un figlio e la pazienza e carità di un padre. Secondo i conti di Camillo Pellegrino[961], _Deusdedit abbate_ di Monte Casino uomo di molta santità, cacciato in prigione da _Sicone_ principe di Benevento, fu chiamato da Dio in quest'anno dalle miserie della carcere all'eterno riposo. Erchemperto[962] è testimonio che al sepolcro suo succedevano molte miracolose guarigioni. Nel Martirologio romano[963] si celebra la di lui memoria. Il suddetto Erchemperto, dopo aver narrata la morte di Sicone, ci accenna il tempo, in cui questo abbate fu sacrilegamente cacciato in carcere, con iscrivere: _Prius enim quam obiret, ut cumulus suae perditionis justius augeretur, pro amore pecuniae, spectabilem et Deo dignum virum, sanctitate conspicuum Deusdedit nomine, beatissimi Benedicti vicarium, a pastorali monasterio monachorum, saeculari magis potentia, quam congrua ratione, deposuit, et custodiae mancipavit._ Con questa enormità si preparò Sicone per comparire al tribunale di Dio.
NOTE:
[954] Tegan., cap. 45.
[955] Astronomus, in Vit. Ludovici Pii.
[956] Annal. Franc. Bertiniani.
[957] Pagius, ad Ann. Baron.
[958] Andreas Presbyt., Chron. tom. 1 Scrip. Menchenii.
[959] Thegan., cap. 52.
[960] Eccar., Rer. Franc., lib. 29.
[961] Camill. Peregr., in Serie Abb. Casinens. tom. 5 Rer. Ital.
[962] Erchemp., Chron. cap. 13, P. I, tom. 2 Rer. Ital.
[963] Martyrologium, ad diem 9 octob.
Anno di CRISTO DCCCXXXV. Indiz. XIII.
GREGORIO IV papa 9. LODOVICO PIO imper. 22. LOTTARIO imperadore e re di Italia 16 e 13.
Nella villa di Teodone tenuta fu in quest'anno dall'_imperador Lodovico_ una dieta[964], in cui si trattò di que' vescovi che aveano cospirato contro la di lui persona e contro l'imperio suo nell'anno precedente. Fra gli altri essendo stato citato _Agobardo_ arcivescovo di Lione; nè comparendo, gli fu di poi nell'anno susseguente levata la chiesa. Alcuni di quei vescovi erano fuggiti in Italia; per questi non si fece gran rumore, affine di non alterar maggiormente l'animo di Lottario Augusto, che gli avea sotto la sua protezione. Quivi ancora con più solennità fu da tutti i vescovi abolito e dichiarato ingiustamente fatto tutto ciò nell'anno addietro era stato operato in disonore dell'Augusto Lodovico. Poscia nella chiesa di santo Stefano di Metz fu di nuovo da que' prelati coronato. _Ebbone_ arcivescovo di Reims v'intervenne anch'egli, dopo di che confessando i suoi falli, si protestò decaduto dal vescovato e fu confinato in un monistero. Attese in quest'anno Lodovico Augusto a riparare i disordini cagionati in Francia dalle passate turbolenze con essere cresciuti i ladri, essere stati usurpati i beni delle chiese, oppressi i poveri: al qual fine spedì varii messi, o sieno giudici straordinarii, per le provincie, e gastigò coloro che non aveano soddisfatto al loro dovere nell'amministrazion della giustizia e nel procurare la sicurezza delle strade. Han creduto il Cointe, il Pagi e l'Eccardo che a quest'anno s'abbia da riferire una nuova divisione dei regni fatta dall'imperador Lodovico fra i suoi tre figliuoli _Pippino_, _Lodovico_ e _Carlo_, senza parlare in esso di _Lottario_, la quale dal Baluzio viene rapportata all'anno 837. Comunque sia, certo è ch'esso imperadore nulla più aveva a cuore, quanto di assicurare al suo quartogenito _Carlo_ una buona porzion di stati, e a questo fine slargò molto quella ancora degli altri due figliuoli con isperanza di contentarli, e di tor loro di cuore la voglia di nuocere al minor fratello. Veggonsi in quest'anno alcuni diplomi spediti in Italia da Lottario Augusto, ne' quali non fa menzione alcuna dell'imperadore suo padre, forse per vendicarsi del medesimo padre, che in Francia faceva altrettanto, senza nominare il figliuolo ne' suoi atti e privilegii. Uno d'essi diplomi, riferito dal Puricelli[965], è dato _VIII idus majas, anno domni Lotharii Pii imperatoris XVIII. Indicione XIII: Actum Papiae palatio regio._ L'epoca è presa dall'anno 817. In esso egli dona alla basilica milanese di sant'Ambrosio la corte di Lemonta _pro remedio animae Hugonis fratris ipsius Hermengardis_ (cioè dell'Augusta sua moglie) _puerili aetate ab hac luce subtracti_. Fu dato un altro suo diploma rapportato dal Margarino[966] in favore di _Amalberga badessa_ di s. Giulia di Brescia, _Actum Moringo, palatio regio, XVII kalend. jannuarias anno imperii Hlotharii XVIII, Indictione XIV_: la qual indizione ebbe principio nel settembre di quest'anno. Abbiamo parimente dal padre Mabillone[967] uno strumento di _Cunegonda vedova del fu Bernardo re d'Italia_. Quivi ella dona al monistero di santo Alessandro di Parma molti beni posti ne' contadi di Parma, Reggio e Modena, _pro remedio animae senioris sui_ (cioè di Bernardo) _et suae, filiique sui Pippini_, cioè dello stesso che abbiam veduto nell'anno precedente favorevole all'imperadrice Giuditta. Fu scritta quella carta _in Parma civitate, regnantibus dominis nostris Hludowico et Hlothario imperatoribus, anno XXII et XVI, septimodecimo kal. julias_, e sottoscritta da _Lamberto_ e _Norberto_ vescovi, e da _Adalgiso_ conte e da varii, ciascun dei quali s'intitola _Gartio_ (oggidì _garzone_, forse allora _paggio_) _ex genere Francorum_; dal che non si può francamente concludere, come ha credulo taluno, che questa principessa fosse di nazione franzese, perchè le mogli solevano seguitar la legge del marito, e secondo quella regolarsi ne' contratti. Circa questi tempi abbiamo dal Dandolo[968] che _Massenzio patriarca_ d'Aquileia, assistito dall'imperadore Lottario, obbligò i vescovi dell'Istria a riconoscere lui per metropolitano, con sottrarli dall'ubbidienza del patriarca di Grado, e a nulla giovò che _papa Gregorio_ l'ammonisse di desistere da questa novità. Accadde ancora che in Venezia alcuni principali di quella città scacciarono il loro doge _Giovanni_, il quale andò in Francia con fare ricorso all'imperador Lodovico. Occupò dopo la di lui fuga il ducato un certo _Caroso_ tribuno, figliuolo di Bonicio tribuno, e per sei mesi lo tenne; ma unitisi molti, a' quali dispiaceva una sì fatta usurpazione, gli misero le mani addosso nel palazzo, e cavati che gli ebbero gli occhi, il mandarono in esilio: con che Giovanni doge se ne tornò al suo governo.
NOTE:
[964] Astronomus, in Vit. Ludovici Pii.
[965] Puricellius, Monument. Basilic. Ambros.
[966] Bullar. Casinens., tom. 2, p. 23.
[967] Mabill., Annal. Benedictin., tom. 2. Append.
[968] Dandulus, Chron. tom. 12 Rer. Ital.
Anno di CRISTO DCCCXXXVI. Indiz. XIV.
GREGORIO IV papa 10. LODOVICO PIO imperadore 23. LOTTARIO imperadore e re di Italia 17 e 14.
Sul principio di quest'anno ricevette _Lottario imperadore_ gli ambasciatori a lui spediti dal padre[969] per insinuargli la riverenza ed ubbidienza filiale, e fargli premura di stabilire una buona riconciliazione e concordia fra loro. Diede gran calore ad una tale spedizione la stessa _imperadrice Giuditta_, la quale considerando la sanità ogni dì più declinante dello Augusto suo consorte, e temendo che se egli veniva a mancare, corresse pericolo il suo figliuolo _Carlo_, per la ancor tenera età di restar preda de' suoi maggiori fratelli, giudicò spediente il provvedere per tempo alle rotture che tuttavia duravano fra lei e il figliastro Lottario. Anzi l'Astronomo[970] avverte che fu creduto miglior partito di tutti il tirar dalla sua esso Lottario, perchè l'imperadrice non si dovea fidar molto degli altri due figliastri, che aveano fatto conoscere anch'essi una smoderata ingordigia di stati. Non dispiacque a Lottario questa proposizione, e però nel mese di maggio mandò all'Augusto suo padre molti de' suoi baroni a trattar seco. Capo dell'ambasceria era _Walla_, già per cura di Lottario divenuto abbate nell'insigne monistero di Bobbio, e uno dei suoi più intimi consiglieri. Perdonò con somma clemenza l'imperador Lodovico a Walla; accolse con singolare amore lui e tutti gli altri inviati; e spianate le difficoltà che poteano impedir la pace, li rimandò in Italia con ordine di dire al figliuolo che andasse in persona a dar compimento al trattato con pieno salvocondotto per la sua andata e pel suo ritorno. Ma rimase in sospeso l'affare, perchè Lottario cadde pericolosamente malato, e l'infermità sua fu assai lunga, durante la quale non mancò l'amorevol padre di mandare _Ugo_ suo fratello abbate di san Quintino, e _Adalgario conte_ a visitarlo. Mancarono in quest'anno di vita il suddetto _Walla_ abbate, due vescovi e la maggior parte di quegli altri nobili franzesi che erano stati della fazion di Lottario contra dell'imperador Lodovico, ed egli, all'avviso della lor morte, non se ne rallegrò punto, anzi ne fece conoscere un non finto dolore. Erano questi i più assennati cervelli della Francia. Si riebbe finalmente della sua pericolosa e lunga malattia Lottario Augusto; ma o sia che se era seguita la division de' regni poco fa accennata fra i suoi fratelli, questa l'alterasse non poco; o pure ch'egli, siccome cervello bisbetico e caparbio, fosse portato alla discordia, non solamente ricusò d'andare a trovar il padre, ma si lasciò intendere che non si riputava tenuto alla promesse ultimamente autenticate dai suoi giuramenti. Dispiacque ciò sommamente all'imperador Lodovico; ma quello che più gli trafisse il cuore fu d'intendere che Lottario avea cominciato ancora a dar delle vessazioni alla Chiesa romana, con far uccidere alcuni degli uomini della medesima. Niuna cosa con maggior premura avea raccomandato _Carlo Magno_ ai suoi figliuoli, e successivamente anche _Lodovico Pio_ ai suoi, quanto la difesa e protezion della Chiesa romana, sì per motivo di religione, come ancora a titolo di gratitudine e di buona politica, perchè i re di Francia aveano ricevuto dai papi l'imperio, e disgustandoli poteano temere di perderlo. Va il cardinal Baronio all'anno seguente cercando in che mai potesse consistere questa novità di Lottario ed immagina che egli, non contento del regno d'Italia, si volesse anche usurpare gli stati della Chiesa romana, dispiacendogli che una sì nobil parte d'Italia fosse in mano altrui. Ma egli così pensò perchè persuaso che gl'imperadori nulla avessero allora di dominio sugli stati della Chiesa. La più natural immaginazione è di credere che Lottario appunto, siccome principe borioso ed inquieto, si abusasse della sua sovranità in pregiudizio di quel dominio e di quella autorità che godeano e dovevano, secondo i patti, godere i papi.
Mandò l'imperador Lodovico dei legati per questo affare a Lottario, per ricordargli, che quando gli diede il governo del regno d'Italia, specialmente gli raccomandò la difesa della Chiesa romana, e che desistesse da sì fatte violenze. Mandò anche a dirgli che gli preparasse le tappe per tutto il viaggio fino a Roma, perchè egli era risoluto di portarsi colà: cosa che poi non ebbe effetto per le sopravvenute incursioni de' Normanni in Francia. Dagli Annali bertiniani sappiamo particolarmente che di tre altri negozii erano incaricati gli ambasciatori di Lodovico: cioè di trattare con Lottario della sua andata in Francia; di indurlo a restituire alle chiese di Francia molti beni ad esse spettanti in Italia, che i suoi cortigiani o pur egli avea usurpato; e di rendere ai vescovi e conti, da' quali era stata condotta in Francia l'imperadrice Giuditta, le lor chiese, i governi, feudi ed allodiali. _Verum et de episcopis, atque comitibus, qui dudum cum Augusta fideli devotione de Italia venerant, ut eis et sedes propriae, et comitatus, ac beneficia, seu res propriae redderentur._ Fan queste parole conoscere che non sussiste il dirsi da Andrea prete nella sua Cronica, essere stato Lottario stesso quegli che mandò l'Augusta matrigna a suo padre in Francia. Cosa precisamente conchiudesse Lottario, non si legge, se non che abbiamo dall'Annalista bertiniano, che egli mandò alcuni suoi inviati al padre, con fargli sapere alcune sue difficoltà e scuse per le quali non poteva interamente sopra que' punti uniformarsi alla di lui volontà. Per conseguente possiam conghietturare che _Bonifazio_ marchese di Toscana, _Rataldo_ vescovo di Verona e _Pippino_ figliuolo del già re Bernardo, i quali avevano procurata la fuga dell'imperadrice Giuditta, fossero in disgrazia di Lottario, ed avessero perduti i lor posti e beni, senza poter conoscere se Lottario alle istanze del padre si arrendesse per ora in favor de' medesimi. Nell'anno seguente ad una dieta tenuta in Aquisgrana si trovarono presenti _Rataldo_ vescovo e _Bonifazio_ conte: segno che non doveano potere stare in Italia. Ora fra gli ambasciatori inviati dall'imperador Lodovico al figliuolo in Italia vi fu _Adrevaldo abbate_ noviacense, e questi avea particolar commessione di passare a Roma, per prendere maggior contezza degli aggravii fatti da Lottario al papa. Giunto egli a Roma, trovò il _pontefice Gregorio_ in poco buono stato di salute a cagione di un flusso di sangue che di tanto in tanto gli usciva pel naso. D'incredibil consolazione riuscì al buon papa una tal visita, e il conoscere che era per lui scudo il piissimo imperador Lodovico nelle agitazioni che gli recava il figliuolo. Ritenne seco per alcuni giorni Adrevaldo, gli fece molti regali, e finalmente il rispedì accompagnando seco _Pietro Vescovo_ di Cento Celle, oggidì Civita vecchia, e _Giorgio vescovo_ regionario, che andavano suoi nunzii all'imperador Lodovico. Saputa da Lottario questa spedizione di ministri pontificii, non gli piacque, temendo forse che si potesse manipolar qualche trattato contra di lui; e però inviò a Bologna un certo Leone, di cui egli allora molto si fidava, con ordine di adoperarsi in maniera, prima con esortazioni, poi con minacce, acciocchè non andassero innanzi. Fu ben servito, ma Adrevaldo fatta scrivere da essi una lettera all'imperador Lodovico, per mezzo di un uomo vestito da povero mendicante gliela mandò oltramonti con tutta felicità. Altro di più non sappiamo intorno a questo affare. Facevano in questi tempi a gara i vescovi e monaci di Francia e Germania per avere reliquie di santi da Roma e dall'Italia. Altro non s'udiva che traslazioni di corpi santi in quelle parti. E tutte solennizzate con gran pompa. Furono anche nel presente anno rubate in Ravenna le sacre ossa di s. Severo vescovo, e portate a Magonza da _Otgario arcivescovo_ di quella città. D'altre simili traslazioni parla la storia ecclesiastica.
NOTE:
[969] Annales Franc. Bertiniani.
[970] Astronom., in Vit. Ludov. Pii.
Anno di CRISTO DCCCXXXVII. Indiz. XV.
GREGORIO IV papa 11. LODOVICO PIO imperad. 24. LOTTARIO imperadore e re di Italia 18 e 15.