Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750
Part 45
Il Sigonio e il cardinal Baronio in vece dell'_Indict. X_, scrissero _Indict. XI_, perchè veramente nell'anno presente 818, in cui egli restò privato di vita, correva l'_indizione undecima_. Ma anche il Puricelli[812] attesta leggersi in quel marmo l'_indizione decima_. Ora non sussistendo che la morte del re Bernardo accadesse nel corso di quella indizione, cioè nell'anno 817, nè accordandosi colla storia, nè coll'epoca del suo regno più comunemente usata in Italia, il dirsi ch'egli regnò _quattro anni_ e _cinque mesi_, ho io altrove dubitato[813] dell'antichità e legittimità di quella iscrizione. Per altro abbiamo dal Puricelli suddetto che nell'anno 1638 si scoprì nella basilica ambrosiana un'arca, dove erano due cadaveri, l'uno de' quali fu creduto del _re Bernardo_, perchè a canto avea uno scettro di legno indorato, la veste era di seta con frange d'oro, le scarpe di cuoio rosso colle suole di legno, e con gli speroni di rame indorato. L'altro cadavero fu riputato quello dell'arcivescovo _Anselmo_, perchè a lato v'era una mitra episcopale, un pastorale di legno, e un anello d'argento indorato con gemma. Perciò tanto il Puricelli, quanto l'Ughelli e il padre Papebrochio, furono di parere che nell'anno 821, oppure 822, quell'arcivescovo, ottenuto il perdono, se ne ritornasse a Milano alla cattedra sua. Pel suo ritorno abbiamo fondamento bastante. Pel sepolcro non v'ha che delle conghietture. Abbiamo bensì di certo da Reginone[814], che _habuit iste Bernhardus_ (rex) _filium nomine Pipinum, qui tres liberos genuit, Bernhardum, Pipinum, et Heribertum_. Di questo _Pippino_, figliuolo del re Bernardo, fa anche menzione Nitardo[815], con dire ch'egli avea dei beni in Francia; nè mancano scrittori moderni che pretendono derivata da _Eriberto_ suo figliuolo la schiatta degli antichi conti di Vermandois. Lasciarono i Sammartani[816] in dubbio se questo giovane Pippino fosse legittimo o bastardo. Siam tenuti alla diligenza del padre Mabillone[817], che mise qui in chiaro la verità, con rapportar lo strumento della fondazione del monistero delle monache di santo Alessandro di Parma, scritto in quella città nell'anno 835, in cui si truova chi fu moglie del prelodato re Bernardo, e madre del prefato Pippino, cioè _Cunicunda, relicta quondam Bernardi incliti regis, pro mercedem et remedium animae seniori meo Bernardi, vel mea, seu filio meo Pippino,_ ec. Restò dunque vacante per questo funesto avvenimento il regno d'Italia, e fu alcun tempo governato a dirittura dai ministri dell'imperadore.
Ebbe in quest'anno esso _imperador Lodovico_ da far guerra nella Bretagna minore. Fin dal secolo quinto dell'era cristiana ritiratesi dalla gran Bretagna alcune migliaia di famiglie, quivi piantarono la loro abitazione, dove tuttavia conservano una particolar loro lingua, che vien creduta l'antichissima celtica. Andò dipoi crescendo la loro popolazione, e colla gente cresceva anche l'orgoglio, in guisa che penarono a sottomettersi e a star sottomessi ai Franchi, nazione diversa dalla loro. I duchi di quella provincia s'intitolavano bene spesso re, per mostrare la loro indipendenza, nè volevano pagar tributo ai re franchi. Carlo Magno ebbe anch'egli da fare per reprimere la loro baldanza. Comandava in questi tempi nella minore Bretagna _Murmanno_, uomo duro e borioso, che permetteva anche al suo popolo di far delle scorrerie nelle provincie vicine de' Franchi. Portatene le doglianze all'Augusto Lodovico, spedì egli _Witcario abbate_, per esortarlo all'emenda dei danni, e a pagare i dovuti tributi, altrimenti si aspettasse la guerra. La risposta di Murmanno, sedotto da sua moglie, fu piena di superbia e di sprezzo. Però l'imperadore determinò di esigere colla forza ciò che non si poteva ottener colle buone. Vien minutamente descritta da Ermoldo Nigello[818] tutta questa azione, e il viaggio dell'imperadore, e i doni a lui fatti in tal congiuntura dai vescovi ed abbati, e l'unione e marcia dell'esercito contro i Bretoni. Ma non s'ebbe esso Augusto a faticar molto. Portò la buona ventura che Murmanno uscito un dì travestito per ispiare gli andamenti dell'armata francese, incontratosi con un Francese di bassa lega, ma valoroso, appellato Coslo, e venuto con lui alle mani, restò ucciso. Di più non vi volle perchè i popoli bretoni corressero ad implorare il perdono, a giurar fedeltà, e a promettere i tributi. Dopo questa felice impresa tornato l'imperador Lodovico ad Angiò, trovò l'augusta sua moglie _Ermengarda_ aggravata da gagliarda febbre, e tale, che da lì a tre dì la portò alla sepoltura. S'ella ebbe mano nel precipizio del re Bernardo, non tardò già Iddio a chiamarla ai conti. Era già divenuto duca, ossia principe di Benevento, _Sicone_, siccome abbiam detto. Spedì egli in quest'anno i suoi ambasciatori a Lodovico imperadore, e, secondochè scrive Erchemperto[819], _foedus cum Francis innovavit_. Eginardo anch'egli lo conferma[820], scrivendo che l'imperadore, _quum Heristallium venisset, obvios habuit legatos Siconis ducis Beneventanorum, dona ferentes, eumque de nece Grimoaldi ducis antecessoris suis excusantes_. Aggiugne dipoi, che comparvero parimente i legati d'altre nazioni, specialmente di _Borna_ duca dei Gudescani, e di _Liudevito_ duca della Pannonia inferiore, il quale, macchinando delle novità, mandò molte accuse contra _Cadaloum comitem, et Marcae Forojuliensis prefectum_, tacciandolo d'uomo crudele ed insolente. Per le quali parole ho già io dato il nome di _marca_ al Friuli, e credo già costituiti i _marchesi_: del che parlerò più abbasso. Fu cagione la rivolta del _re Bernardo_ che l'imperadore in quest'anno costrignesse i suoi fratelli bastardi _Dragone, Teodorico_ ed _Ugo_ a prendere la tonsura monastica, quantunque niuno attribuisca loro demerito o reato alcuno. Proprio è de' principi deboli essere sospettosi, e il lasciarsi trasportare talvolta per questo anche alla crudeltà.
NOTE:
[806] Eginhard., in Annal. Franc.
[807] Astronomus, in Vit. Ludovici Pii.
[808] Antiquit. Italic., Dissert. II.
[809] Theganus, de Gest. Ludovici Pii.
[810] Pagius, ad Annal. Baron.
[811] Tristanus Calchus, Hist. Mediol.
[812] Puricellius, Monument. Basilic. Ambrosian.
[813] Antiquitat. Italic., Dissert. X.
[814] Reginon., in Chronico ad ann. 818.
[815] Nithardus, Hist., lib. 2.
[816] Sammarthani, Hist. General., lib. 4, cap. 13.
[817] Mabillonius, Append. ad tom. 2 Annal. Benedictin., n. 58.
[818] Ermold. Nigel., lib. 3, P. II, tom. 2 Rer. Ital.
[819] Erchempertus, Hist., n. 10.
[820] Eginhard., in Annal. Franc.
Anno di CRISTO DCCCXIX. Indizione XII.
PASQUALE papa 3. LODOVICO PIO imperadore 6.
Rimasto vedovo l'imperador Lodovico, non pensava punto a rimaritarsi; ma cotanto gli picchiarono nell'orecchio i suoi cortigiani, che cangiò pensiero. Per attestato dell'autore anonimo della sua vita[821], _timebatur a multis ne regni gubernacula vellet relinquere_: cioè, come si può conghietturare, si temeva ch'egli volesse prendere la monastica cocolla. Fatte pertanto venire varie nobili fanciulle alla corte, egli scelse per sua moglie _Giuditta_, secondo Tegano[822], _filiam Welfi ducis, qui erat de nobilissima stirpe Bavarorum_. Non duca, ma _nobilissimus comes_ vien chiamato dall'autor della vita di Lodovico Pio questo _Welfo_, che _Guelfo_ è nel linguaggio de' vecchi italiani, i quali voltavano il W tedesco in GV, come consta in assaissimi altri nomi. Importa non poco ai lettori di far mente a questo _Guelfo_, perchè da lui fu propagata l'insigne famiglia de' principi guelfi in Germania, che poscia terminò in una donna maritata in casa d'Este e da cui l'Italia prese l'infausta fazione de' Guelfi famosi competitori de' Ghibellini, ossia dei Gibellini. Fra l'altre sue prerogative portò Giuditta in dote una rara bellezza; ma il suo matrimonio col tempo riuscì ben funesto a tutta la monarchia franzese, per quanto andremo vedendo. All'imperadore si era ribellato _Liudevilo_[823], che già abbiam veduto duca della Pannonia inferiore. Contra di costui si fece marciare nel mese di luglio l'armata d'Italia, che senza fare impresa alcuna se ne tornò a' suoi quartieri. Di ciò insuperbito Liudevito, mandò i suoi inviati all'imperadore, mostrando di voler pace: ma nello stesso tempo proponendo condizioni si alte, che Lodovico non istimò convenevole alla sua dignità di accettarle. Dell'altre pe' suoi legati ne inviò a lui l'imperadore, che furono del pari rigettate. Intanto ritornato dalla Pannonia _Cadaloo_ o _Cadolaco_ marchese, ovvero _dux forojuliensis_, come vien chiamato da Eginardo, sorpreso da febbre, terminò il corso della sua vita. In luogo suo fu creato marchese o duca del Friuli _Baldrico_. Andando questi a visitar la Carintia, provincia anch'essa allora sottoposta al suo governo, eccoti entrare in quelle contrade il suddetto Liudevito duca colla sua armata. Scontrossi con lui Baldrico vicino al fiume Dravo; e tuttochè seco non conducesse se non una picciola brigata, pure sì coraggiosamente l'assalì, che il fece suo malgrado ritirar nella Pannonia, con istrage ancora di molti di que' Barbari. All'incontro avendo Liudevito fatta un'incursione nella Dalmazia, e venutogli incontro _Borna_, che era dianzi, oppur era poco prima divenuto duca di quella provincia, abbandonato dalle sue truppe, ebbe difficoltà a salvarsi colla fuga. Restò con ciò campo a Liudevito di mettere a fuoco e sacco non poca parte della Dalmazia. Borna tenne saldo tutte le fortezze, e con un corpo volante di notte e di dì andò tanto pizzicando l'esercito nemico, che l'astrinse infine ad uscir di quel paese, con averne ucciso circa tre mila, e presi trecento e più cavalli, con altro grosso bottino. Di questi avvenimenti diede egli avviso all'imperadore. Si fecero anche nel presente anno altre spedizioni militari, massimamente per domare i popoli della Guascogna, che s'erano in parte ribellati, e dal _re Pippino_ figliuolo dell'imperadore furono ridotti al dovere.
Intanto in Oriente _Leone Armeno_ imperadore continuava la sua persecuzione contro i difensori delle sacre immagini, fra' quali dicemmo che specialmente si distinse _s. Teodoro Studita_. Per quanto si stendevano le sue forze ed esortazioni, il sommo Pontefice _Pasquale_ si studiò di mettere freno al furore di quel principe, e di confortare i Cattolici alla sofferenza. Confermò il medesimo papa in questo anno i privilegii della Chiesa di Ravenna con sua bolla data a _Getronace_ arcivescovo. Leggesi questa presso il Rossi[824], ma assai più corretta per cura d'erudito cavalier milanese, mercè d'una antichissima copia (da me ristampata) esistente nella Biblioteca ambrosiana[825]. La data è _V idus julias per manum Sergii bibliothecarii sanctae sedis apostolicae. Imperante domino nostro perpetuo Augusto Hludovico, a Deo coronato, magno pacifico imperatore anno, et post consulatum ejus anno_ (sexto)_, sedet Hlothario novo imperatore ejus filio anno... Indictione duodecima._ Necessario fia, per cagion di queste note, di dire che dall'anno 817, in cui _Lottario_ fu dichiarato dal padre collega nell'imperio, si cominciasse ad usare in Roma l'epoca di lui: il che potrebbe parere alquanto strano, mentre, siccome io ho avvertito altrove[826], altre città d'Italia solamente dall'anno seguente cominciarono a contare gli anni del suo imperio, oppure dell'anno 823, in cui fu egli coronato in Roma. Egli è da credere che con partecipazione del pontefice fosse conferita la dignità imperiale a Lottario, e che perciò non si tardasse in Roma a pagargli quel tributo d'ossequio che conveniva alla di lui sovranità. Attese in quest'anno l'imperador Lodovico, giacchè erano tornati i messi da lui spediti per gli suoi regni, a regolar gli affari delle chiese e dei monisteri, e la vita degli ecclesiastici, siccome apparisce da varii capitolari presso il Baluzio[827]. E perciocchè era seguita una convenzione intorno ad alcune _chiese battesimali_, oggidì parrocchiali, fra _Giso_ o _Gisone_ vescovo di Modena, e _Pietro abbate_ di Nonantola; in questo anno nel dì primo di ottobre Lodovico Augusto la confermò con un suo diploma, di cui resta memoria nel catalogo di quella badia, da me[828] dato alla luce. Circa questi tempi, se pur non fu molto prima, narra il Dandolo[829] nella sua Cronica che _Angelo Particiaco_ ossia _Participazio_, doge di Venezia, avendo due figlioli, ne mandò il maggiore, appellato _Giustiniano_, a Costantinopoli, dove fu graziosamente ricevuto dall'imperador _Leone Armeno_, con impetrar da lui il grado e titolo d'_ipato_, ossia di _console imperiale_. Nello stesso tempo procurò che il popolo dichiarasse suo collega nel ducato _Giovanni_ l'altro suo figliuolo. Ma ritornato Giustiniano da Costantinopoli, e trovata la promozion del fratello, se l'ebbe forte male; nè volendo entrar nel palazzo, andò con Felicita sua moglie ad abitar nella casa contigua alla chiesa di san Severo. Il padre, che teneramente l'amava, pentito di avergli recato questo disgusto, degradò il figliuolo Giovanni, e il mandò in esilio a Jadra, oggidì Zara, con far eleggere dipoi suo compagno nel ducato non solamente il suddetto _Giustiniano_, ma anche _Angelo_ di lui figliuolo. Irritato da quest'azione _Giovanni_, dalla Dalmazia si portò alla corte dell'imperador Lodovico, _qui in Pergamo erat_, per implorare il suo patrocinio. Sarà un error dei copisti la menzione di _Pergamo_, cioè di _Bergamo_, perchè Lodovico Augusto, dacchè fu assunto all'imperio, non venne più in Italia. S'interpose in fatti l'imperadore, e fatti de' buoni uffizii il rimandò a Venezia a suo padre il quale per togliere le occasioni di discordia, giudicò meglio d'inviarlo ad abitar colla moglie in Costantinopoli. Aggiugne il suddetto Dandolo che l'imperador Lodovico, per le istanze di _Fortunato patriarca di Grado_, concedette al popolo dell'Istria di poter eleggere i suoi governatori, vescovi, abbati, tribuni ed altri loro uffiziali, siccome era dianzi stato accordato da Carlo Magno suo padre. Leggesi ancora un privilegio, dato dai suddetti _Angelo_ padre e _Giustiniano_ figliuolo, chiamati _per divinam gratiam venetae provinciae duces_, a _Giovanni_ abbate del monistero di s. Servolo nel mese di marzo, o di maggio, correndo l'_indizione XII_, cioè nell'anno presente, dove unitamente con _Fortunato_ patriarca di Grado, e _Cristoforo_ vescovo di Olivola, o vogliam dir di Venezia, e col popolo trasportano que' monaci nella chiesa di sant'Ilario presso il fiume Ima o Una, con varie esenzioni quivi espresse.
NOTE:
[821] Astronom., in Vita Ludov. Pii.
[822] Theganus, Gest. Ludovicii Pii, num. 26.
[823] Eginhard., in Annal. Francor. Annales Francor. Bertiniani.
[824] Rubeus, Hist. Ravenn., p. 237.
[825] Rer. Italic., P. I., tom. X.
[826] Antiquit. Italic., Dissertat. 10.
[827] Baluz., Capitolar. Reg. Franc.
[828] Antiquit. Ital., Dissert. LXVII.
[829] Dandul., in Chron. tom. 12. Rer. Italic.
Anno di CRISTO DCCCXX. Indizione XIII.
PASQUALE papa 4. LODOVICO PIO imperadore 7. LOTTARIO imperadore e re di Italia 1.
Di strepitose novità fu feconda in questo anno la città di Costantinopoli. Già era mancato di vita nel precedente _Barda patrizio_, e cognato di _Leone Armeno imperadore_, forte di lui appoggio, ma fiero nemico e persecutore de' monaci, perchè nimico delle sacre immagini. Da meno di lui non era lo stesso imperador Leone nel promuovere l'eresia degl'iconoclasti; ma venne il flagello di Dio a visitarlo in quest'anno[830]. Aveva egli condannato a morte _Michele_, cognominato _Balbo_, perchè scilinguato, da Amoria città della Frigia, suo capitan delle guardie e patrizio. Mentre questi era condotto al supplizio nella vigilia del Natale del Signore, saltò fuori l'_imperadrice Teodosia_ tutta infuriata, perchè in giorno tale, in cui l'imperadore dovea prepararsi per la sacra comunione, si facesse giustizia, e ne impedì l'esecuzion per allora. Bastò questa dilazione, perchè gli amici di Michele congiurati trucidassero nel dì seguente in chiesa l'imperador suddetto, e poscia fatti eunuchi i di lui figliuoli, li cacciassero in un monistero, uno dei quali nulladimeno non vi arrivò perchè si morì di spasimo. _Michele Balbo_ cavato di prigione coi ceppi tuttavia ai piedi, perchè la chiave stava in saccoccia dell'estinto Leone, andò a mettersi sul trono imperiale, e fu proclamato imperadore, e poscia pacificamente accettato da tutti: uomo per altro macchiato di non pochi vizii, infetto di un'eresia che riteneva i riti ebraici, e non mai degno di quella sublime dignità. Calamitoso ancora riuscì quest'anno a tutto il regno della Francia, perchè v'infuriò la peste sopra gli uomini ed anche sopra i buoi, con essersene attribuita troppo buonamente la cagione alle smoderate piogge che vi si provarono, le quali ancora guastarono sì fattamente i raccolti, che alla peste tenne dietro e si congiunse una terribile carestia. Fu accusato in quest'anno per attestato degli Annali de' Franchi[831], _Gera_ conte di Barcellona di varii delitti, specialmente di fellonia, da un certo Sanilone. Perchè non vi erano chiare pruove del reato, secondo il pazzo costume d'allora, già da lungo tempo introdotto, si venne al giudizio di Dio, cioè al duello, figurandosi la semplicità della gente di que' tempi che Dio nel combattimento assistesse chi avea ragione, cioè tentando empiamente Dio con questi e con altri, ma men pericolosi esperimenti. Vivamente descrive Ermoldo Nigello[832], contemporaneo scrittore, il loro conflitto, fatto a cavallo (perchè amendue erano Goti di nazione) in un parco alla presenza dell'imperadore e di tutta la Corte, notando, fra le altre cose, che fu portata nel campo la bara in servigio di chi vi restasse morto. Toccò a Bera il disotto; ma il pio imperadore il sottrasse alla morte, se non che la caduta sua servì a condannarlo come se veramente fosse reo. Contentossi nulladimeno l'Augusto Lodovico di gastigarlo solamente coll'esilio in Roano. Stavano poi fitte in cuore d'esso imperadore le insolenze e la tracotanza di _Liudevito_ duca della Pannonia inferiore, che gli s'era ribellato, siccome dicemmo. Tre eserciti dunque, raccolti dalla Sassonia, dalla Franconia, Alamagna, Baviera ed Italia, ordinò egli che nel medesimo tempo entrassero ostilmente nella Pannonia; uno dall'Italia per l'Alpi del Norico, un altro per la Carintia, e il terzo per la Baviera. Trovarono il primo e l'ultimo delle difficoltà ad entrarvi, parte per cagion delle montagne difese dai ribelli, e parte per l'opposizione del fiume Dravo, che conveniva valicare. Quello che s'inviò per la Carintia, ebbe più fortuna, benchè in tre luoghi se gli opponesse il nemico, che tre volte restò sbaragliato. Liudevito intanto si tenea forte in un castello inespugnabile della montagna, senza uscire in campagna, e senza parlar di pace. Unitosi poi insieme i tre eserciti, misero a ferro e a fuoco quasi tutta quella contrada. Alla testa dell'esercito italiano era _Baldrico_ duca o pur marchese del Friuli. Nel ritorno a casa passando egli per la Carniola, que' popoli, _qui Carcasovum fluvium habitant_ (si dee scrivere, _qui circa Savum fluvium habitant_) confinanti col Friuli, se gli arrenderono, ed altrettanto fece una parte della Carintia, che dianzi s'era data a Liudevito. In quest'anno ancora fu guerra in Ispagna contra di _Abulaz_ re de' Saraceni. E nel mare d'Italia otto navi di mercatanti venendo dalla Sardegna in Italia, rimasero prese dai Saraceni, e affondate in mare. Gli Annali dei Franchi ci hanno taciuta una particolarità importante per l'Italia: cioè, che in quest'anno l'imperador Lodovico concedè al primogenito suo _Lottario_, già dichiarato imperadore nell'anno 817, il regno d'Italia. Ma questo fatto, siccome han dimostrato con varii esempli i padri Cointe, Mabillone e Pagi, abbastanza si raccoglie dall'epoca usata in varie carte sì entro che fuori d'Italia, che ebbe principio nell'anno presente. In pruova di ciò addurrò anch'io varie pergamene da me vedute, ed altre si possono vedere nelle mie Antichità italiche[833]. Il padre Pagi[834] crede che essa epoca avesse principio prima del dì ultimo di maggio dell'anno presente. Deduco io da un suo diploma, da me rapportato altrove[835], ch'essa era cominciata anche prima del dì 3 di febbraio, essendo quel documento dato _III nonas februarias, anno, Christo propitio, imperii domni Hlotharii imperatoris XVIII, Indictione XV,_ cioè nell'anno 837, giacchè l'epoca dell'imperio denotava quella del regno. Dirò di più: puossi anche dubitare, per quanto proposi nelle Antichità italiane[836], che tale epoca prendesse principio negli ultimi mesi dell'anno 819; sopra di che lascerò disputarne ad altri. Comunque sia, a noi basti di sapere che al regno d'Italia fu dato in quest'anno (se pur ciò non seguì nel precedente) un nuovo re, e questi fu _Lottario_, imperadore, il quale non andrà molto che vedremo venire a prenderne il possesso.
NOTE:
[830] Cedren. Leo Grammaticus, Zonaras et alii in Hist. Byz.
[831] Eginhard., Annal. Francor. Annal. Franc. Bertiniani.
[832] Ermold. Nigellus, lib. 3, P. II, tom. 2 Rer. Italic.
[833] Antiquit. Ital., Dissert. X.
[834] Pagius, ad Ann. Baron.
[835] Antiquit. Ital., Dissert. LXXIII.
[836] Ibid., Dissert. X.
Anno di CRISTO DCCCXXI. Indizione XIV.
PASQUALE papa 5. LODOVICO PIO imperadore 8. LOTTARIO imperadore e re di Italia 2.