Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750

Part 24

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Mi sia lecito il rapportare a questo anno la lettera trentesima sesta del Codice Carolino, scritta da tutto il _senato_ e dalla generalità del _popolo romano_ al re _Pippino, patrizio de' Romani_. Il ringraziano essi perchè abbia presa la difesa della vera fede per le controversie che allora bollivano coi Greci, e perchè abbia procurata la salute al popolo romano con proteggerlo dai Longobardi. Dicono d'avere ricevuto con tutto onore una lettera graziosa d'esso re, in cui gli esortava ad essere fermi e fedeli verso la Chiesa romana e verso il sommo pontefice Paolo, e protestano d'essere fermi e fedeli servi della santa Chiesa di Dio e del beatissimo padre e signor nostro Paolo papa, perchè egli è nostro padre ed ottimo pastore, e non cessa di operare per la nostra salute, siccome ancor fece papa Stefano suo fratello, con governar noi come pecorelle ragionevoli a lui consegnate da Dio, mostrandosi sempre misericordioso e imitatore di san Pietro, di cui è vicario. Il pregano ancora di voler perfezionare la dilatazione di questa provincia, ch'egli avea liberata dalle mani de' Longobardi, e di continuare nella difesa di tutti loro, per poter vivere con sicurezza della pace. Veramente si aspettava il lettore di poter apprendere da questa lettera qual fosse allora il governo di Roma, cioè se ne era sì o no sovrano il sommo pontefice. Ma non si può quindi accogliere assai di lume per ben chiarir questo fatto, se non che al papa è ivi dato il titolo di _domino nostro_; il che lascerò decidere ad altri, se sia un concludente indizio di quel che si cerca. Certo non apparisce assai palesemente, quantunque sia verisimile, che l'imperadore avesse perduta affatto la sua autorità sopra di Roma, nè come si reggesse allora il popolo romano, potendo essere che si governasse a repubblica, di cui fosse capo il sommo pontefice. Lo stesso scrivere il re Pippino al senato e popolo, con raccomandargli di onorare papa Paolo, porge luogo a conghietturare che anche presso di loro risedesse in parte l'autorità del comando temporale. E tanto più, perchè se nel papa era già trasferita, come vien preteso, la sovranità sopra Roma, non ben s'intende come Leone III, per quanto vedremo, volesse privarne sè stesso e i suoi successori, con trasferirla in Carlo Magno, allorchè il dichiarò imperadore Augusto. Si possono qui dir molte cose, ma forse niuna sarà bastevole a mettere ben in chiaro il sistema d'allora; e massimamente perchè neppure ben sappiamo in che consistesse l'autorità e il grado di _patrizio de' Romani_ conferito in questi tempi ai re di Francia. Nell'anno presente, essendo probabilmente mancato di vita _Gisolfo_ duca di Spoleti, succedette in suo luogo, se crediamo al catalogo posto avanti alla Cronica di Farfa, _Teoderico_ duca. Ma si dee scrivere _Teodicio_, i cui Atti si cominciarono a vedere sotto quest'anno nelle memorie del suddetto monistero, che io ho rapportato altrove[437]. Di lui parimente è fatta menzione in varii siti della Cronica sopraddetta. Seguitava intanto una fiera guerra fra il re _Pippino_ e _Guaifario_ duca d'Aquitania, colla peggio dell'ultimo.

NOTE:

[437] Antiquitat. Italic., Dissert. LXVII.

Anno di CRISTO DCCLXIV. Indizione II.

PAOLO I papa 8. COSTANTINO Copronimo imperadore 45 e 24. LEONE IV imperadore 14. DESIDERIO re 8. ADELGISO re 6.

Secondochè pensa il padre Pagi, intorno a questi tempi passava commercio di lettere e d'ambasciatori fra _Costantino_ Augusto e _Pippino_ re di Francia, per l'affare delle sacre immagini, riprovate dai Greci adulatori dell'imperadore. Però egli è di parere che al presente anno appartenga la lettera vigesima del Codice Carolino, indicante che s'erano abboccati davanti al re Pippino i messi del papa e gl'imperiali, giacchè non avea voluto Pippino dare udienza a questi senza l'intervento di quelli. Vi s'era disputato della materia suddetta, ma con poco frutto. Aggiugne il papa di essere stato pregato da _Tassilone_ duca della Baviera d'interporsi fra Pippino e lui in occasione della mala intelligenza insorta fra loro, essendo, per attestato degli Annali de' Franchi, nell'anno precedente fuggito Tassilone dall'esercito del re Pippino, con ritirarsi ne' suoi stati, o mosso da spirito di ribellione, o mal soddisfatto d'esso re suo sovrano. Ma gli ambasciatori spediti per questo affare dal papa erano stati fermati a Pavia dal re _Desiderio_, per sospetto che si manipolasse qualche negozio contra di lui. Per attestato poi di Teofane[438], che viveva in questi tempi, siccome ancora dei suddetti Annali de' Franchi, nel gennaio e febbraio del presente anno sorse un sì rigoroso freddo non meno in Oriente che in Occidente, che i fiumi agghiacciarono, e sul mare a Costantinopoli s'andava liberamente colle carra. Similmente in quest'anno e nel precedente i Turchi, popolo della Tartaria già conosciuto in addietro, usciti delle loro contrade per le porte Caspie, fecero un'irruzione nell'Armenia, e vennero alle mani con gli Arabi, e costò ad amendue le parti quella battaglia assaissimo sangue. Fino a questi dì, per testimonianza del Dandolo[439] _Domenico Monegario_ avea tenuto il governo del ducato di Venezia, quando il popolo, avvezzo già a simili brutti giuochi, fatta una congiura, il cacciò via, con cavargli anche gli occhi. In suo luogo fu sostituito _Maurizio_, nobile di Eraclea, e più nobile per le imprese da lui fatte, essendo stato proclamato doge in Malamocco. Per sua cura venne dipoi restituita pace e concordia fra' cittadini discordi.

NOTE:

[438] Theoph., in Chronogr.

[439] Dandulus, in Chronic., tom. 12 Rer. Ital.

Anno di CRISTO DCCLXV. Indizione III.

PAOLO I papa 9. COSTANTINO Copronimo imperadore 46 e 25. LEONE IV imperadore 15. DESIDERIO re 9. ADELGISO re 7.

Riferisce il padre Pagi all'anno presente le lettere quattordicesima e vigesimaquarta del Codice Carolino, nelle quali papa _Paolo_ significa al re _Pippino_ che sei patrizii greci con trecento legni erano in moto verso l'Italia. Ma soggiugnendo egli che tuttavia erano occupate dal re _Desiderio_ le _giustizie_ di san Pietro, senza che egli mostrasse voglia di restituire, e che in contraccambio altro non faceva che dare il sacco alle terre de' Romani, ed inviare delle minacce a Roma: è sembrato a me ben più probabile che tali azioni e questo avviso appartengano all'anno 738, o certamente molto prima d'ora accadessero, dacchè si è, a mio credere, veduto che già s'era stabilita buona armonia fra il papa e il re Desiderio. Seguitava intanto l'imperador _Costantino_ ad infierir contro i difensori delle sacre immagini, e il re Pippino continuava la guerra contro il duca dell'Aquitania. E perciocchè gran rumore per la cristianità avea fatto la traslazione di varii corpi di Santi, seguita in Roma per ordine e zelo di papa Paolo, si invogliarono d'essi anche le chiese della Gallia, ma più quelle della Germania, perchè prive di questi sacri pegni. Cominciossi dunque più di prima, e specialmente verso l'anno corrente, dai Tedeschi e dai Franchi a far delle premurose istanze a Roma, per ottenere dei corpi santi, o almeno qualche loro reliquia; ed appunto in questi tempi si raccontano alcune strepitose traslazioni, delle quali parlano gli Annali ecclesiastici.

Anno di CRISTO DCCLXVI. Indizione IV.

PAOLO I papa 10. COSTANTINO Copronimo imperadore 47 e 26. LEONE IV imperadore 16. DESIDERIO re 10. ADELGISO re 8.

Non è ben noto in qual anno preciso fosse fondato l'insigne monistero delle monache di santa Giulia in Brescia. Il Sigonio ne mette la fondazione nell'anno 759. A me sia permesso di farne qui parola. Certo è che a _Desiderio_ re dei Longobardi e ad _Ansa_ regina sua moglie dee quel sacro luogo l'origine sua. Jacopo Malvezzi[440], nella Cronica bresciana, pretese ch'esso Desiderio fosse, prima di salire al trono, cittadino di Brescia potentissimo. Da un diploma del re Adelgiso, che sembra scritto in questo anno, presso il Margarino[441], pare che abbia qualche fondamento questa immaginazione. Comunque sia, fu fondato quel Monistero da esso re e dalla regina consorte, e magnificamente ancora dotato con beni sparsi per tutto il regno longobardico. Sulle prime venne appellato Monistero del Signor Salvatore, e non so bene se anche Monistero Nuovo; ma perchè colà venne trasferito dalla Corsica il corpo di santa Giulia vergine e martire, da quella prese poi la denominazione che dura tuttavia. Merita ben esso d'essere annoverato fra i più illustri monisteri d'Italia, sì perchè ivi si consecrò a Dio _Anselberga_ figliuola di que' regnanti, che ne fu la prima badessa, con servire d'esempio ad altre principesse, le quali dipoi presero ivi la veste monastica; e sì perchè l'opulenza sua e il copioso numero delle sacre vergini negli antichi secoli ivi abitanti si lasciava indietro gli altri monisteri di monache in Italia. A' tempi del suddetto Malvezzi era molto scaduto dal suo primiero splendore; ma, rimesso poscia in vigore, oggidì ancora vien riguardato per una della più nobili e ricche comunità di vergini del sacro Ordine benedettino. Della suddetta Anselberga si truova menzione in due documenti dell'anno 760 e 769, e in altri da me prodotti nelle Antichità italiane[442]. Un altro monistero ancora di monaci fuori di Brescia nel luogo di Leno, detto una volta _ad Leones_ e _Leonense_, riconosce la fondazione sua dal medesimo re Desiderio. Alcune favole intorno alla sua origine duravano tuttavia a' tempi del suddetto Malvezzi. Per varii secoli si mantenne questo in gran credito; ma per le guerre che infierirono, dappoichè le città della Lombardia cominciarono a governarsi a repubblica, diede un tracollo tale, che forse più non ne resta vestigio. Crede il padre Pagi che a quest'anno appartenga la lettera diciassettesima del Codice Carolino, in cui si parla delle dissensioni fra il pontefice Paolo e il re de' Longobardi, a cagione de' patrimoni e confini usurpati da essi Longobardi. Quanto a me, tengo che molto prima fosse stato posto fine a quei litigi. In quest'anno, per attestato di Teofane[443], una flotta numerosa di duemila e secento legni, composta dall'imperador Costantino, e piena di soldati, con disegno di una spedizione contra de' Bulgari, fracassata da un furioso aquilone, andò quasi tutta a male.

NOTE:

[440] Malvecius, Chron., tom. 14 Rer. Ital.

[441] Margarinius, Bullar. Casinens. tom. 2, Constit. XII.

[442] Antiquit. Italic, Dissert. X, pag. 525, et Dissert. XII, pag. 667.

[443] Theoph., in Chronogr.

Anno di CRISTO DCCLXVII. Indizione V.

Sede vacante. COSTANTINO Copronimo imperadore 48 e 27. LEONE IV imperadore 17. DESIDERIO re 11. ADELGISO re 9.

L'ultimo anno fu questo della vita di papa _Paolo I_, che nel dì 28 di giugno passò a miglior vita, con portar seco il merito di molte illustri e pie azioni. Fu susseguita la morte sua da molti torbidi nella Chiesa romana. Perciocchè non per anche il buon papa avea spirato l'ultimo fiato, che _Totone_ duca, cioè governatore di Nepi[444], insieme co' suoi fratelli Costantino, Passivo e Pasquale, fatta una raunata di assai gente d'essa città, e di Toscani e di rustici, ed entrato a mano armata per la porta di san Pancrazio in Roma, nella sua casa fece eleggere papa il suddetto suo fratello _Costantino_, tuttochè laico, e coll'accompagnamento di que' suoi sgherri l'introdusse nel palazzo patriarcale del Laterano Sforzò dipoi _Giorgio_ vescovo di Palestina suo malgrado a dargli la tonsura e i sacri ordini; dopo di che nella domenica susseguente, cioè nel dì quinto di luglio, si fece questo idolo consecrare papa da esso Giorgio, da _Eustrasio_ vescovo d'Albano e da _Citonato_ vescovo di Porto. Non v'ha dubbio che l'assunzione di costui fu contro i sacri canoni, e per più motivi nulla e sacrilega: però non solo dipoi, ma anche allora da tutta la gente saggia e pia fu riguardato come falso pontefice. Premeva forte all'intruso Costantino di assicurarsi della grazia di Pippino re di Francia, nè fu pigro ad inviargli i suoi nunzii con lettere, nelle quali gli dava ad intendere d'essere stato per forza dalla concordia d'innumerabil popolo alzato alla cattedra di san Pietro, con fingere una grande umiltà e paura di tanto peso, e con pregarlo della sua amicizia e protezione. Ci ha conservato il Codice Carolino queste due lettere, e sono la nonagesima ottava e la nonagesima nona. Probabilmente il re Pippino, altronde informato come era passato l'affare, non cadde nella rete, nè volle riconoscere costui per vero papa. Succedette in quest'anno la morte di santo _Stefano_ juniore, insigne monaco e martire d'Oriente, dopo avere sofferti varii tormenti e l'esilio dall'empio Costantino Copronimo, il quale seguitava in questi tempi a sfogare il suo odio e la crudeltà sua contro i difensori delle sacre immagini. Abbiamo nondimeno da una delle suddette lettere di Costantino falso papa, che era giunta a Roma una epistola sinodica del patriarca di Gerusalemme, con cui andavano d'accordo gli altri due patriarchi di Alessandria e d'Antiochia, ed assaissimi metropolitani orientali nel sostener l'onore d'esse immagini. Perchè questi si trovavano fuori del dominio, e per conseguente dell'unghie dell'Augusto Copronimo, però con libertà esponevano i lor sentimenti, che erano gli stessi della Chiesa cattolica.

NOTE:

[444] Anastas., in Vit. Stephani III Papae.

Anno di CRISTO DCCLXVIII. Indizione VI.

STEFANO III papa 1. COSTANTINO Copronimo imperadore 49 e 28. LEONE IV imperadore 18. DESIDERIO re 12. ADELGISO re 10.

Tenne il sacrilego _Costantino_ occupata la sedia di san Pietro per lo spazio di un anno e di un mese, nel qual tempo fece anche varie ordinazioni di diaconi, preti e vescovi. Come si liberasse da questo obbrobrio la Chiesa e città di Roma, lo abbiamo da Anastasio bibliotecario[445]. Non potendo più sofferire Cristoforo primicerio e Sergio sacellario, ossia sagrestano, suo figliuolo, di mirar nella cattedra pontificia lo scomunicato usurpatore, finsero di volersi far monaci, e con tal pretesto ottennero da Costantino di poter uscire di Roma. Furono essi a trovar _Teodicio_ duca di Spoleti, con pregarlo di condurli a Pavia e di presentarli al re Desiderio. Così fu fatto, ed essi supplicarono il re di volere dar mano, affinchè si togliesse dalla Chiesa di Dio sì fatto scandalo. Ciò che poi succedette, porge a noi sufficiente indizio che il re volentieri concorresse a questa bell'opera e permettesse o desse impulso ai Longobardi del ducato di Spoleti per unirsi coi due suddetti uffiziali primarii della Chiesa romana, i quali con una gran brigata di Longobardi armati, presi da Rieti, da Forcona e da altri luoghi del ducato di Spoleti, nella sera del dì 28 di luglio occuparono il ponte Salario, e nel giorno appresso, per intelligenza che avevano entro la città di Roma, si fecero padroni della porta di san Pancrazio. Venuto alle mani con essi Totone fratello dell'usurpatore, restò ucciso. Passivo, altro di lui fratello, e lo stesso Costantino falso papa, veggendo la mal parata, si rifugiarono nella basilica lateranense, e quivi si serrarono nella cappella di san Cesario, finchè, venuti i capi della milizia romana, li fecero uscir sotto la fede. Nella seguente domenica Valdiperto prete, senza saputa di Cristoforo e di Sergio, congregati alcuni della sua fazione, e andato al monistero di san Vito, ne cavò _Filippo_ prete, e condottolo al Laterano, quivi il fece eleggere papa, e dar la benedizione al popolo, con tenere poi seco a pranzo i primati del clero e della milizia, come era il costume degli altri papi. Ma ciò saputo da Cristoforo, tutto ardente di sdegno giurò che non uscirebbe di Roma, se prima Filippo non fosse cacciato fuori di san Giovanni. Laonde i Romani a contemplazione di lui fecero sloggiare Filippo, che umilmente se ne tornò al suo monistero. Nel giorno seguente dal suddetto Cristoforo fatti ragunare i capi del clero e della milizia, e tutto l'esercito e popolo romano, dopo maturo scrutinio fu concordemente eletto papa _Stefano_ prete di santa Cecilia, _terzo_ di questo nome fra i romani pontefici. Fu egli consecrato a dì 7 d'agosto. Non si quetarono per questo i torbidi di Roma, perchè alcuni scellerati insorsero contra di Costantino dianzi falso papa, e di Passivo suo fratello, e di Teodoro vescovo, e di Gracile tribuno complice d'esso Costantino, con cavar loro gli occhi, ed esercitar altre crudeltà. Non finì la faccenda, che fecero il medesimo trattamento a Valdiperto prete longobardo, quantunque avesse cooperato alla deposizione di Costantino, per sospetto ch'egli nudrisse intelligenza con _Teodicio_ duca di Spoleti affine di sorprendere la città di Roma. In mezzo a questi sconcerti papa _Stefano III_ ebbe ricorso a _Pippino_ re di Francia, e ai suoi due figliuoli, patrizii de' Romani, con inviar loro Sergio secondicerio, e pregarli di spedire a Roma dei vescovi ben pratici delle divine lettere e dei canoni, per togliere affatto gli errori prodotti dall'usurpator Costantino. Ma Sergio arrivato in Francia, trovò che _Pippino_ avea già terminata la carriera dei suoi giorni. Questo glorioso principe, dopo aver felicemente compiuta la lunga guerra mantenuta nell'Aquitania contra di _Guaifario_ duca di quella contrada, il quale finalmente restò ucciso dai suoi, venne a morte nel dì 24 di settembre dell'anno presente, con lasciare suoi successori _Carlo_, appellato poscia _Magno_, ch'era allora in età di ventisei anni, e _Carlomanno_ suo fratello. Da una delle appendici di Fredegario impariamo che egli in sua vita avea diviso i regni fra i suddetti suoi due figliuoli, già dichiarati re nell'anno 754. Toccò a _Carlo_ il regno d'Austrasia, che abbracciava le Provincie poste al Reno, colla Sassonia, Baviera, Turingia, ec. A _Carlomanno_ toccò la Borgogna, la Provenza, la Linguadoca, l'Alsazia e l'Alemagna, cioè la Svevia. Amendue di nuovo colla sacra unzione nel dì 9 di ottobre riceverono la corona regale, il primo a Noyon, e l'altro in Soissons. Soddisfecero essi alle premure del novello papa con inviare a Roma una mano di vescovi per assistere al disegnato concilio.

NOTE:

[445] Anastas., in Vit. Stephani III Papae.

Anno di CRISTO DCCLXIX. Indizione VII.

STEFANO III papa 2. COSTANTINO Copronimo imperadore 50 e 29. LEONE IV imperadore 19. DESIDERIO re 13. ADELGISO re 11.

Giunti che furono a Roma dodici vescovi di Francia, fra' quali specialmente si contarono _Lullo_ arcivescovo di Magonza e _Tilpino_ arcivescovo di Rems, quel medesimo che sotto nome di Turpino acquistò tanta fama dalle favole dei romanzi italiani, papa _Stefano III_ celebrò[446] nell'aprile un concilio nella chiesa patriarcale del Laterano, al quale intervennero ancora molti vescovi della Toscana e Campania, e di altre città di Italia. Ancorchè sieno periti gli atti di quella sacra adunanza, pure si sa che furono stabiliti canoni contro coloro che, essendo laici, fossero eletti al grado episcopale, o colla violenza dell'armi fossero promossi al vescovato. Fu parimente condannato il falso concilio tenuto negli anni addietro in Costantinopoli contro le sacre immagini, e profferita scomunica contro chiunque disprezzasse o credesse indegne di venerazione le medesime immagini. Fu provveduto a coloro che erano stati ordinati da _Costantino_ falso papa, decretando che seguisse di nuovo la loro elezione e consecrazione. Introdotto lo stesso Costantino, benchè cieco, alla presenza dei Padri, ed interrogato, come essendo laico, avesse osato di passare al papato, perchè allegò in sua scusa l'esempio di _Sergio_ arcivescovo di Ravenna e di _Stefano_ vescovo di Napoli, i preti gli diedero molte guanciate, e il cacciarono fuori da quella sacra assemblea. Dal trattato di papa Adriano a Carlo Magno si raccoglie che _Sergio_ arcivescovo di Ravenna non intervenne a questo concilio, ma vi mandò Giovanni Diacono, che sostenne il culto delle sacre immagini, provandolo con un'antica pittura esistente in Ravenna. Significò poscia il papa con sue lettere all'imperadore _Costantino_ Copronimo il risultato di questo concilio; ma altro ci voleva a ritirare da' suoi errori ed eccessi quel traviato Augusto. Era toccata a Carlo re di Francia in sua parte, come dicemmo, l'Aquitania conquistata da Pippino; ma _Unaldo_, già duca di quella provincia, che tanti anni prima aveva abbracciata la vita monastica, dappoichè intese la morte del duca _Guaifario_ suo figliuolo, invogliatosi delle cose mondane, deposto il cappuccio, se ne tornò al secolo, e trovò partigiani che il riconobbero per duca d'essa Aquitania[447]. Gli fu ben tosto addosso colle sue armi al re Carlo, e il costrinse a ritirarsi in Guascogna presso _Lupo_ duca di quella contrada, da cui poscia, a forza di minacce, lo ebbe vivo nelle mani. Poichè _Carlomanno_ suo fratello non volle in tal congiuntura dargli aiuto, cominciarono i dissapori fra loro, che andarono poi a finire in male. Nè è da tacere che in quest'anno l'imperador Costantino diede per moglie a _Leone IV_ Augusto suo figliuolo, _Irene_ fanciulla greca, di cui avremo da parlare andando più innanzi.