Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750
Part 23
[431] Leo Ostiensis, Chron. Casinens. l. 1, c. 8.
[432] Agnell., Vit. Episcopor. Ravennat. P. I. Tom. II Rer. Italic.
Anno di CRISTO DCCLVIII. Indizione XI.
PAOLO I papa 2. COSTANTINO Copronimo imperatore 39 e 18. LEONE IV imperadore 8. DESIDERIO re 2.
Dimenticò ben presto il re _Desiderio_ i benefizii ricevuti da papa _Stefano II_, e le promesse da lui fatte di restituire interamente alla Chiesa romana quanto era stato occupato da' suoi predecessori al greco Augusto. Perciò papa _Paolo_ per questi affari fervorosamente scrisse al re _Pippino_ nella lettera decimaquinta del Codice Carolino che comincia: _Quotiens perspicua_. Questa lettera dal padre Pagi fu creduta spettante all'anno precedente: io la stimo inviata nel presente. Da essa impariamo alcune particolarità di molta importanza. Cioè, che mentre fu l'ultimo assedio di Pavia, oppure nell'interregno dopo la morte del re Astolfo, i duchi di Spoleti e di Benevento _se sub vestra a Deo servata potestate contulerunt_: il che in buon linguaggio vuol dire che s'erano ribellati al re, ossia regno longobardico, e messi sotto la protezione, anzi sotto la sovranità del re di Francia, comparendo anche da ciò l'insussistenza della donazione di que' ducati alla Chiesa romana, che nel secolo XI fu immaginata, oppure interpolata. Ora il re Desiderio altamente sdegnato contra di quei duchi, nell'anno presente si mosse coll'esercito per castigarli. Abbiamo dalla lettera suddetta ch'egli passò per le città della Pentapoli, cioè per Rimini, Fano, Pesaro, ec, consumando col ferro e col fuoco i raccolti e le sostanze di quegli abitanti. Altrettanto fece appresso ne' ducati di Spoleti e di Benevento _ad magnum spretum regni vestri_, perchè que' duchi si erano dati al re Pippino. Mise Desiderio in prigione _Alboino_ duca di Spoleti e molti di que' baroni. E di là passato nel ducato di Benevento, tal terrore vi portò, che _Liutprando_ duca di quel vasto paese si rifugiò nella città d'Otranto. Non avendolo potuto far uscire di là, il re Desiderio creò un altro duca di Benevento, cioè _Arichis_, ossia _Arigiso_, secondo di questo nome. Osservò Camillo Pellegrini[433] che il governo del suddetto duca Liutprando in Benevento si truova continuato fino al febbraio del presente anno: il che ci fa conoscere doversi riferire a questo medesimo anno, e non già all'antecedente, la lettera di papa Paolo I soprammentovata. Aggiunge dipoi esso pontefice che il re Desiderio avea chiamato a sè da Napoli _Giorgio_ silenziario, ossia segretario, quel medesimo ministro imperiale che poco prima era tornato di Francia, e trattato con lui per indurre l'imperadore ad inviare un potente esercito in Italia, con promessa di seco unir le sue armi per fargli ricuperare la città di Ravenna. Che inoltre era convenuto fra loro che la flotta delle navi di Sicilia venisse all'assedio di Otranto, colla quale di concerto coi Longobardi si potesse obbligar quella città alla resa, con patto di cederla all'imperadore, purchè Desiderio avesse in mano il duca Liutprando col suo balio. Dopo tali imprese e maneggi, seguita a dire il papa, che essendo venuto il re Desiderio a Roma, in un abboccamento avuto con lui l'avea scongiurato di restituire le città d'Imola, Bologna, Osimo ed Ancona a san Pietro, secondo le promesse antecedentemente da lui fatte. Ma che egli tergiversando avea fatta istanza di riaver prima gli ostaggi longobardi che erano in Francia; dopo di che avrebbe adempiuto quanto avea promesso. Perciò il papa si raccomanda a Pippino, acciocchè con braccio forte insista appresso il re longobardo per fargli mantener la parola, con avvisarlo ancora d'avergli trasmessa altra lettera di tenor differente a petizione del re Desiderio, dove il pregava di rendere gli ostaggi e di aver pace con lui; ma che si guardasse però dal renderli, finchè non fosse seguita la total restituzione delle città suddette. Questa lettera è la vigesima nona del Codice Carolino. Quindi apparisce qual fosse il disparere tra il papa e il re Desiderio, cadaun di loro pretendendo di aver la preminenza nell'esecuzione de' patti.
Probabilmente ancora in quest'anno il pontefice Paolo scrisse al re Pippino la lettera vigesima quarta, che comincia _A Deo institutae_, in cui l'avvisa d'avere inteso da più parti che sei patrizii imperiali con trecento legni e con lo stuolo delle navi di Sicilia venivano da Costantinopoli verso Roma, senza che si sapesse il loro disegno, se non che voce correva che fossero incamminati verso la Francia. Motivo abbiam di maravigliarci come il papa, trattandosi di venire a Roma una sì potente flotta, non ne mostri apprensione alcuna, quando tanta ne mostra altrove per le minacce dei Greci contro di Ravenna. S'egli al dispetto dell'imperadore, come suppongono alcuni, signoreggiava in Roma, perchè non temere di quella visita? Seguita a dire il pontefice di aver trattato col re Desiderio per ottenere _le giustizie dei Romani_ da tutte le città de' Longobardi, cioè i patrimonii ed allodiali spettanti in esse alla Chiesa Romana e ai particolari; ma esigere da Desiderio che nello stesso tempo dalla parte de' Romani fosse fatta giustizia ai Longobardi; e che mentre una città longobarda restituisse l'occupato, anche un'altra dei Romani scambievolmente soddisfacesse al suo dovere. Incagliato per questi puntigli l'affare, Desiderio avea fatto delle scorrerie nelle terre dei Romani, ed inviato al papa delle gravi minacce. In quest'anno, prima che terminasse il secondo del suo regno, tengono alcuni che il re Desiderio dichiarasse suo collega nel regno e re il suo figliuolo _Adelchis_, ossia _Adelgiso_. I miei sospetti sono che all'anno seguente piuttosto appartenga tal promozione. Buona parte dei documenti che restano di quei regnanti ci fan conoscere che l'epoca del padre precede di due anni quella del figliuolo, e in altre carte di tre. Nell'archivio dell'arcivescovo di Lucca è scritto uno strumento con queste note: _Anno Domni Desiderii primo, kal. januaria, Indictione undecima_, cioè nell'anno presente 758: il che può indicare che nell'anno precedente 757 avesse principio l'anno primo dell'epoca di Desiderio, durante tuttavia nel dì primo di gennaio di quest'anno. Quivi pure se ne conserva un altro colle note: _Regnante D. N. Desiderio, et Adelchis regibus, anno regni eorum undecimo et nono, undecimus dies kalendas martii_s. In un'altra carta si legge: _Regnante D. N. Desiderio rege, et filio ejus D. N. Adelchis anno regni eorum quartodecimo, et duodecimo, quarto kal. octobris, Indict. IX_, cioè nel 770. In un'altra abbiamo stipulato uno strumento nell'_anno X di Desiderio re, e VII del re Adelchis, nel dì primo di luglio_, correndo _l'Indizione quarta_, cioè nell'anno 766. Un altro fu scritto nell'_anno VIII di Desiderio, e V di Adelchis, nel mese di maggio nell'Indizione II_, cioè nell'anno 764. Un altro nell'_anno IX del re Desiderio, e VI di Adelchis, nel mese di maggio, Indizione III_, cioè nell'anno 765. Così nell'archivio di san Zenone di Verona si vede una carta scritta _regnante domno nostro Desiderio, et filio ejus Adelchis, etc. annis duodecimo, et nono, die vincesima martii, per Indictione sexta_, cioè nell'anno 768. E nell'archivio del monistero di sant'Ambrosio di Milano un'altra ne ho veduta scritta _anno domno Desiderio et Adelchis, quintodecimo et duodecimo sub die octaubo kalendarum augustarum, Indictione nona_, cioè nell'anno 771. Similmente un'altra scritta _Desiderio et Adelchis regibus anno nono et septimo, sub die tertiodecimo kalend. septembris, Indictione tertia_, cioè nell'anno 765. Perchè non mi sembrano coerenti tutte queste note cronologiche, lascierò che altri, unendo altre notizie, ne deduca il principio delle epoche di questi due regnanti.
NOTE:
[433] Camill. Peregrin., Rer. Ital., P. I, tom. 2.
Anno di CRISTO DCCLIX. Indizione XII.
PAOLO I papa 3. COSTANTINO Copronimo imperadore 40 e 19. LEONE IV imperadore 8. DESIDERIO re 3. ADELGISO re 1.
Senza alcun ordine e senza data si veggono registrate nel Codice Carolino le lettere inviate in questi tempi dai romani pontefici ai re di Francia; e però solamente a tentone si può fissar l'anno, in cui furono scritte. Porto io opinione che al presente si debba riferire la quattordicesima, che comincia _Quas praeclara_. Scrive in essa papa _Paolo_ al re _Pippino_ d'aver inteso come il re _Desiderio_ avea voluto fargli credere di non avere recato alcun danno agli stati della Chiesa; ma che non gli presti fede, essendo verissimi i saccheggi e danni inferiti dai Longobardi, e le minacce fatte dal re loro, siccome _hoc praeterito_ anno con sue lettere aveva esso papa significato a Pippino. Si riduce nondimeno a dire che l'ostilità de' Longobardi era seguita _in civitate nostra senogalliensi_, e in Campagna di Roma, _Castro nostro, quod vocatur Valentis_. Aggiunge, che essendo poi venuti i messi di Pippino, ed avendo riconosciuta la verità del fatto, avevano obbligato i Longobardi a rifare il danno. Medesimamente sembra a me credibile che sia scritta nell'anno presente da papa Paolo al re Pippino la lettera diciassettesima del Codice Carolino, in cui gli notifica, che, essendosi abboccati in presenza sua i messi longobardi coi messi spediti da esso Pippino e coi deputati delle città della Pentapoli, s'era chiarito il conto di alcune giustizie, cioè de' bestiami tolti dall'una parte e dall'altra, e che n'era seguita la restituzione. Ma, per conto dei confini delle città romane e de' beni patrimoniali di san Pietro occupati dagli stessi Longobardi, nulla fin allora era stato restituito; anzi ne aveano occupato degli altri. Però si era conchiuso, che i messi di Pippino coi deputati delle città si portassero a Pavia, per chiarire davanti al re Desiderio i diritti delle parti. Replica susseguentemente il papa le sue istanze che Pippino voglia operare in maniera da fargli ottenere interamente le _giustizie_, affinchè il beato Pietro principe degli Apostoli, per la restituzione della cui luminaria s'era impegnato esso Pippino, gliene dia una somma ricompensa. Quel che è strano, confessa il medesimo papa, in iscrivendo la lettera trentesimaquarta del Codice Carolino al suddetto re, che i Greci non per altro odiavano e perseguitavano il papa e la Chiesa romana, se non per cagione delle sacre immagini, da loro abborrite e difese da Roma. _Non ob aliud (sono le sue parole) ipsi nefandissimi nos persequntur Graeci, nisi propter sanctam et orthodoxam fidem, et venerandorum patrum piam traditionem, quam cupiunt destruere atque conculcare._ Qui son chiamati _nefandissimi_ i Greci per consolazione de' Longobardi, che si veggono anch'essi onorati col medesimo titolo, qualora prendevano l'armi contra dei Romani. Intanto, quando si voglia ammettere che oltre all'acquisto dell'esarcato, Stefano II papa, fratello e predecessore di papa Paolo, cominciasse ad esercitare un pieno dominio in Roma con escluderne affatto l'imperadore, non si sa intendere come esso Augusto per questa da lui creduta usurpazione non fosse forte in collera contra de' Romani pontefici. E pur dalle parole suddette non apparisce che Costantino facesse doglianza di ciò, con lasciar conseguentemente dubbio se allora il governo e dominio di Roma fosse quale ora viene supposto. Ammettendo poi questo dominio, è ben da maravigliarsi, come il papa rifonda lo sdegno dell'imperadore nella sola discrepanza del culto delle immagini sacre, quando v'era ancora l'essersi ritirati i Romani dalla ubbidienza di lui. Sotto quest'anno riferisce Girolamo Rossi[434] una bolla di papa Paolo, in cui narra che fu conceduto dal suo predecessore papa Stefano ad _Anscauso_ vescovo di Forlimpopoli il monistero di sant'Ilario della Galliata, ossia Calligata, situato nella diocesi di quel vescovo nell'Apennino, di cui vien fatta menzione anche nella lettera settantesimaquarta del Codice Carolino, scritta da papa Adriano I. Ora essendo poi venuto a morte esso vescovo, il pontefice Paolo restituisce alla Chiesa di Ravenna quel monistero, perchè conosciuto essere di ragione della medesima. La bolla è data _nonis februarii imp. domno_ (forse D. N. cioè _domino_ o _domno nostro) piissimo Augusto Costantino, a Deo coronato, magno imper. anno XL. et pacis ejus_ (ivi sarà scritto _P. C. ejus_, cioè _post consulatum ejus) anno XX. Sed et Leone majore imp. ejus filio anno VII. Indictione XII._ Se niuno errore fosse scorso negli anni di _Leone Augusto_ figliuolo del Copronimo, avremmo qui da correggere il conto del padre Pagi, che di uno o due anni anticipò la di lui assunzione al trono. Ma forse in quella bolla sarà stato _anno VIII_, oppure _VIIII_. Pretende ancora esso Pagi, che invece dell'_anno XL_ di Costantino s'abbia a scrivere _XXXIX_. Ma quando si ammetta per legittimo quel documento, non si saprebbe intendere come il copista avesse posto un sì diverso numero per un altro. E notisi che tuttavia in Roma si segnavano i pubblici documenti col nome dell'imperadore: il che serve di qualche fondamento per dubitare se ivi fosse estinta la di lui autorità e signoria. Quindi ancora veniamo ad intendere che _Sergio_ arcivescovo di Ravenna era ritornato alla sua Chiesa, e godeva della grazia del romano pontefice.
NOTE:
[434] Rubeus, Histor. Ravenn., lib. 5.
Anno di CRISTO DCCLX. Indizione XIII.
PAOLO I papa 4. COSTANTINO Copronimo imperadore 41 e 20. LEONE IV imperadore 10. DESIDERIO re 4. ADELGISO re 2.
Fu scritta in quest'anno la lettera vigesima prima del Codice Carolino da papa _Paolo_ al re _Pippino_. In essa gli significa, essere convenuto fra _Desiderio_ re de' Longobardi, e _Remedio_ ed _Autario_ duca, inviati d'esso re Pippino, che _per totum instantem aprilem mensis istius XIII, Indictione_ dell'anno presente, il suddetto renderebbe a s. Pietro _tutte le giustizie_, cioè i patrimonii, i diritti, i luoghi, confini e territorii _diversarum civitatum nostrarum reipublicae Romanorum_. Aggiugne, che una parte già n'era restituita, e che il re longobardo faceva in breve sperare il restante. In questo medesimo anno vo io conghietturando che sia scritto la lettera vigesima sesta del Codice Carolino, riferita all'anno 757 dal Cointe e dal padre Pagi. Quivi papa Paolo fa sapere al re Pippino che il re Desiderio nell'autunno precedente per sua divozione era venuto a Roma, e che parlando seco, restò conchiuso d'inviare i messi del medesimo re con quei del re Pippino per diverse città affin di liquidare le _giustizie_ della Chiesa romana, mostrandosi egli pronto alla restituzione di tutto. Soggiugne che in fatti questa si era effettuata nei ducato di Benevento e nella Toscana, e che si era dietro a fare lo stesso nel ducato di Spoleti e negli altri luoghi dove occorreva: il che fa sempre più intendere che sotto nome di giustizia venivano beni patrimoniali ed allodiali, e non già luoghi giurisdizionali. Ringrazia inoltre il re Pippino, perchè abbia raccomandato al re Desiderio di forzare i _re di Napoli e di Gaeta_ (non già che questi portassero il titolo di re, ma perchè erano duchi di somma autorità indipendenti dal regno longobardico, sottoposti nondimeno ai greci imperadori) a forzarli, dissi, a rendere anch'essi i patrimonii esistenti sotto il loro distretto, ed usurpati in addietro alla Chiesa di Roma, siccome ancora ad inviare i lor vescovi eletti a Roma per esser ivi consecrati; e non già, come si può conghietturare fatto in addietro a Costantinopoli, cercando que' patriarchi coll'autorità dell'eretico Augusto di dilatare le lor fimbrie in pregiudizio della santa Sede romana. Vedemmo di sopra all'anno 758, che il re Desiderio avea preso e cacciato in prigione _Alboino_ duca di Spoleti, perchè reo di ribellione al suo regno. Il catalogo posto avanti alla Cronica del monistero di Farfa[435] ci fa vedere in quest'anno sostituito in suo luogo il duca _Gisolfo_. Ma forse ciò avvenne nell'anno precedente, trovandosi fra le carte del monistero medesimo una scritta _anno II Gisulfi_. _Actum in marsis mense januario Indictione XIIII_, cioè nel gennaio dell'anno seguente, in cui correva l'anno secondo del suo ducato. Ci fanno anche intendere queste note che il paese di Marsi formava allora una porzione del ducato medesimo.
NOTE:
[435] Rer. Italic., P. II, tom. II.
Anno di CRISTO DCCLXI. Indizione XIV.
PAOLO I papa 5. COSTANTINO Copronimo imperadore 42 e 21. LEONE IV imperadore 11. DESIDERIO re 5. ADELGISO re 3.
Sembra che fossero già quetati tutti i litigii fra il pontefice _Paolo I_ e _Desiderio_ re de' Longobardi, e dall'una e dall'altra parte seguita la restituzione dei patrimonii e d'altri diritti. Ma non si provava già la stessa quiete e pace dalla parte de' Greci, a' quali stava nel cuore la doglia del perduto esarcato, e la brama di ricuperarlo. Perciò probabilmente appartiene all'anno presente la lettera ventottesima del Codice Carolino, con cui esso papa notifica al re Pippino, patrizio de' Romani, d'essergli stata inviata da _Sergio_ arcivescovo di Ravenna una lettera scritta da Leone ministro imperiale alla provincia di Ravenna, con esortar que' popoli a tornare sotto l'ubbidienza dell'imperador suo padrone. Però prega esso re dei Franchi di voler ordinare al re Desiderio, che, occorrendo il bisogno, porga aiuto alle città di Ravenna e della Pentapoli, per resistere ai tentativi dei Greci. Parimente nell'epistola trentesima, che pare scritta in questo medesimo anno dal suddetto papa, si legge aver Pippino raccomandato ad esso pontefice di camminar con buona concordia e pace col re Desiderio: il che promette lo stesso pontefice di fare, ogni qualvolta Desiderio continui nell'amore e nella buona fede promessa verso la Sede apostolica. Anzi soggiugne, essere già stabilito che segua un abboccamento fra di loro in Ravenna, per trattare d'affari utili alla Chiesa, e delle maniere di opporsi alle malizie de' Greci, più che mai ansanti di ricuperar quella contrada. Se seguisse poi di fatto questo abboccamento, noi nol sappiamo. Truovansi replicati questi sentimenti nell'epistola trentesimaterza del medesimo papa Paolo. Riferisce in quest'anno il cardinal Baronio una Bolla del soprammentovato papa Paolo, conceduta al monistero da lui fondato in onore di s. Stefano I papa e martire, e di san Silvestro papa, il cui corpo si dice trasferito colà: notizia che non s'accorda colla Bolla primordiale della badia nonantolana, di cui fu fatta menzione all'anno 755. Le note cronologiche son queste: _Datum IV nonas junii, imperante domino Constantino Augusto, a Deo coronato magno imperatore, anno quadragesimoprimo, ex quo cum patre regnare coepit, et post consulatum ejus anno vicesimoprimo, indictione decimaquarta. Se crediamo al padre Pagi, si ha da scrivere anno quadragesimoprimo, et post consulatum ejus anno XX_. Ma potrebbe anche darsi che l'errore fosse non già in quella Bolla, ma bensì nei conti del padre Pagi. E noi intanto miriamo continuarsi ne' pubblici documenti romani la menzione dell'imperadore: il che soleva essere indizio della continuata sovranità.
Anno di CRISTO DCCLXII. Indizione XV.
PAOLO I papa 6. COSTANTINO Copronimo imperadore 45 e 22. LEONE IV imperadore 12. DESIDERIO re 6. ADELGISO re 4.
Leggesi nel Codice Carolino una Bolla di papa _Paolo_, sotto nome di epistola duodecima, in cui concede al re _Pippino_ il monistero di san Silvestro, posto nel monte Soratte, con tre altri monisteri da quello dipendenti, cioè di santo Stefano martire, di santo Andrea apostolo e di san Vittore, _a praesenti quintadecima Indictione_, per sostentamento de' pellegrini, de' poveri e de' monaci. Perchè _Carlomanno_ fratello di esso re Pippino avea qui professata la vita monastica, e, quel che è più, era stato fondatore di quel monistero, si può credere che il re desiderasse d'averlo in suo dominio, ossia sotto la sua protezione e cura, per benefizio ancora del medesimo sacro luogo. Forse ancora nell'anno presente (se pur non fu nell'antecedente) scrisse il medesimo pontefice al re Pippino la lettera trigesima quarta del Codice Carolino, con dargli ragguaglio di avere da buona parte ricevuto avviso, come i Greci, nemici della Chiesa di Dio e della vera fede, meditavano in buona forma di venire ostilmente contra di esso papa e contra di Ravenna, ed esser eglino in movimento per questa impresa. Perciò efficacemente il prega di spedire un inviato al re Desiderio, con raccomandargli di porgere un gagliardo soccorso, qualora venissero ad effetto cotali minacce, e di pregarlo che comandi ai popoli di _Benevento, Spoleti e Toscana_, confinanti al ducato romano, di accorrere, bisognando, in aiuto di lui. Certamente pare che que' duchi si fossero suggettati al dominio di Pippino, e che ciò si ricavi ancora dall'epistola quindicesima del Codice Carolino. Basta almeno questa notizia per convincere d'insussistenza la narrativa di Leone Ostiense, che stimò compreso nella donazion di Pippino i ducati di Benevento e Spoleti, siccome abbiam detto di sopra. Era in questi tempi impegnato il re Pippino in una scabrosa guerra contro di _Guaifario_ duca di Aquitania, la quale, cominciata nell'anno 760, durò sino all'anno 768, e terminò colla morte di quel duca. All'incontro, l'imperador Costantino seguitava a perseguitar le sacre immagini, e chiunque le difendeva e onorava, e specialmente i monaci, con giugnere a proibire che alcuno abbracciasse il santo loro istituto. Ci fa sapere Anastasio[436] che lo zelante papa _Paolo_ spedì più messi con lettere esortatorie agl'imperadori _Costantino_ e Leone, acciocchè rimettessero in onore esse sacre immagini, e desistessero dall'odio contra delle medesime e de' loro veneratori. Ma frustranei furono tutti questi passi. E qui ben s'intende, come fra il romano pontefice e la corte cesarea seguissero sì fatti negoziati, senza che apparisca dalle memorie antiche che i Greci Augusti facessero doglianza alcuna pel dominio di Roma, quando sia vero che ne fossero stati esclusi e privati, come vien supposto da molti. Consta che la facevano per l'esarcato; ma nulla mai si parla di Roma.
NOTE:
[436] Anastas. Bibliothec., in Vita Pauli Papae.
Anno di CRISTO DCCLXIII. Indizione I.
PAOLO I papa 7. COSTANTINO Copronimo imperadore 44 e 23. LEONE IV imperadore 13. DESIDERIO re 7. ADELGISO re 5.