Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750
Part 20
L'ultimo anno è questo della vita e del regno del re _Liutprando_, se pure egli non era mancato di vita nell'anno precedente; del che io dubito forte, considerando le parole di Anastasio[369], là dove scrive che la divina clemenza _eumdem regem ante diem superius constitutum de hac subtraxit luce_. Recò la morte sua una somma allegrezza ai Romani e Ravennati, e per lo contrario grande afflizione ai Longobardi, che in lui perdevano un ottimo principe; e tanto più perchè lasciava per successore _Ildebrando_ suo nipote, già dichiarato re, ma mal voluto dalla sua nazione. L'elogio di Liutprando l'abbiamo da Paolo Diacono[370] nelle seguenti parole: _Fuit autem vir multae sapientiae, consilio sagax, pius admodum et pacis amator, bello potens, delinquentibus clemens, castus, pudicus, orator pervigil, eleemosynis largus, literarum quidem ignarus, sed philosophis aequandus, nutritor gentis, legum augmentator_. Aggiugne ch'egli in sua gioventù prese molte castella della Baviera, sempre confidando più nell'orazione che nell'armi; ed ebbe gran premura di conservar la pace coi Franchi e con gli Avari, padroni allora della Pannonia, oggidì Ungheria. Dal medesimo storico parimente sappiamo che questo gloriosissimo re fabbricò in onore di Dio molte basiliche in qualunque luogo, dove era solito a soggiornare. Oltre al monistero ch'egli aggiunse alla basilica di san Pietro in _Coelo aureo_, dacchè in essa fece trasportar dalla Sardegna il corpo dell'insigne vescovo e dottor della Chiesa s. Agostino, edificò eziandio nell'Alpe di Bardone, cioè nelle montagne di Parma, il monistero di Berceto, appellato di s. Abondio, perchè ivi fu riposto il sacro corpo di questo martire. Nei borghi ancora di Olonna, corte e villa insigne dei re longobardi in questi tempi, oggidì nomata Cortelona, spettante a don Carlo Filiberto d'Este, principe del S. R. impero, e marchese di san Martino e Borgomaimero, fabbricò una chiesa e un monistero in onore di s. Anastasio martire. Oltre a ciò, entro il suo palazzo di Pavia eresse la cappella del Salvatore, e quivi deputò preti e cherici, che ciascun giorno vi cantassero i divini uffizii: pia invenzione non praticata fino a que' giorni da alcuno dei re. Per attestato di Paolo suddetto, che non si può credere ingannato in ciò, data fu sepoltura al re Liutprando nella basilica di s. Adriano, dove dianzi l'avea conseguita anche il re Ansprando suo padre. Ma essendochè nella basilica di s. Pietro in _Coelo aureo_ tuttavia si legge il suo epitaffio, costante opinione è degli storici pavesi che il di lui cadavero fosse col tempo trasferito in essa basilica. Io per me credo composto quell'epitaffio moltissimo tempo dopo la morte sua. E qui pose fine il suddetto Paolo Diacono alla sua Cronica de' Longobardi, senza sapersene il perchè. Se non ebbe cuore di scrivere la rovina del regno longobardico sotto Desiderio, poteva almen registrare le azioni dei re Rachis ed Astolfo. Restò al governo del regno longobardico il re _Ildebrando_ suo nipote, che dopo di lui regnò anche sette mesi, per attestato di Sigeberto[371]. Leggesi nella storia della Chiesa piacentina del Campi, e presso il padre Mabillone[372], un suo diploma in favore della chiesa di s. Antonio, posta fuori di Piacenza, dato nel dì 31 di marzo del presente anno, correndo l'anno IX del suo regno, e l'indizione dodicesima: dal che si scorge passato già all'altra vita il re Liutprando. Ma essendo incorso questo principe nell'odio dei suoi popoli o per vizii antecedenti, o per susseguenti cattive azioni, tolto gli fu lo scettro, e questo conferito a _Ratchis_ ossia _Rachis_ duca del Friuli, di cui s'è fatta menzione di sopra, signore non men pel valore che per altre belle doti riguardevole. Nelle carte da me vedute d'esso re, correva l'_anno II_ del suo regno nel dì 4 di marzo e nel dì primo di settembre dell'anno 746, e l'_anno III_ nel dì 24 d'aprile dell'anno 747, e l'_anno IV_ nell'agosto dell'anno 748, il che fa conoscere ch'egli prima del settembre dell'anno corrente fu alzato al soglio. Nè sì tosto il romano pontefice Zacheria[373] ebbe intesa la di lui assunzione, che gli spedì ambasciatori, con pregarlo di lasciare per riverenza del principe degli Apostoli in pace l'Italia. Furono ben impiegate queste preghiere, e si ottenne da lui una tregua per venti anni. In questi tempi, per attestato di Paolo Diacono, fiorirono due buoni servi di Dio, cioè _Baodolino_ romito nel distretto di Foro di Fulvio, ossia Valentino, oggidì Valenza, presso il fiume Tanaro, e _Teodelapio_ nella città di Verona, amendue famosi allora per i miracoli e per lo spirito di profezia. Ma l'opere loro son rimaste ascose nelle tenebre per negligenza dei nostri maggiori, che di questi e d'altri, i quali probabilmente vissero allora in Italia con odore di santità, niuna vita lasciarono, o se lasciaronla, non è giunta fino a' tempi nostri.
NOTE:
[369] Anastas., in Zachar.
[370] Paulus Diaconus, de Gest. Langobard., lib. 6, cap. 58.
[371] Sigebertus, in Chron.
[372] Mabill., Annal. Benedict., tom. 2.
[373] Anastas., in Zachar.
Anno di CRISTO DCCXLV. Indizione XIII.
ZACHERIA papa 5. COSTANTINO Copronimo imperadore 26 e 5. RACHIS re 2.
Fu quest'anno pacifico per tutta la Italia, perchè il re _Rachis_ solamente pensò a ben assodarsi sul trono, e la tregua fatta coi Greci lasciava tranquillo il cuor dell'Italia. Papa _Zacheria_ intento a sempre più stabilire nella Germania la fede cristiana, quivi piantata dall'infaticabile san Bonifazio, celebrò in questo anno in Roma un sinodo di pochi vescovi e preti, nel quale scomunicò Aldeberto e Clemente, due seduttori dei Cristiani, a lui denunziati da esso san Bonifazio. Intanto i due fratelli principi in Francia, _Carlomanno_ e _Pippino_, fecero guerra, il primo ai Sassoni, l'altro in Alemagna, ossia Suevia, con riportarne vittoria, e questi prosperosi successi furono cagione che molti de' Sassoni abbracciarono la fede di Cristo.
Anno di CRISTO DCCXLVI. Indiz. XIV.
ZACHERIA papa 5. COSTANTINO Copronimo imperadore 27 e 6. RACHIS re 2.
Nel dì primo di marzo di quest'anno il re _Rachis_, correndo l'_anno II_ del suo regno, pubblicò nove leggi, coll'aggiugnerle all'editto, cioè all'altre dei re longobardi. Nella quinta vien, sotto pena della vita, proibito a qualsivoglia persona l'inviare suoi messi a _Roma_, _Ravenna_, _Spoleti_, _Benevento_, in _Francia_, _Baviera_, _Alemagna_, _Grecia_ ed _Avaria_, cioè nella Pannonia ossia Ungheria, allora abitata dagli Unni Avari. Ciò per gelosia di stato. Ma è ben degno di considerazione che qui vengano pareggiati ai popoli stranieri i ducati di Spoleti e Benevento, quasichè questi non fossero sottoposti al re longobardo. Forse allora correvano sospetti della fedeltà di que' duchi. Ed appunto noi sappiamo dai cataloghi da me stampati avanti alla Cronica di Farfa[374], che _Ansprando_ duca di Spoleti compiè in quest'anno, oppure nel precedente, la carriera de' suoi giorni, ed ebbe per successore in quel ducato _Lupo_, ossia _Lupone_, che il conte Campello non inverisimilmente crede appellato _Welfo_ in favella longobardica, significando in fatti questo nome tedesco il _Lupo_ in italiano. Nelle giunte ad essa Cronica farfense si legge un diploma del medesimo _Lupo_ e di _Ermelinda_ (verisimilmente sua moglie) _gloriosi e sommi duchi_, in cui stabiliscono un monistero di sacre vergini vicino alle mura della _città nostra di Rieti_, e il mettono sotto la protezione dell'insigne monistero di Farfa. Quella carta è scritta _Spoleti in palatio, anno ducatus nostri VI, mense aprili per Indictionem IV_, cioè nell'anno 751. Nondimeno da altri documenti da me citati nelle Antichità italiane[375] si raccoglie il principio del di lui governo e ducato nell'anno 745; anno nondimeno, che a grandi calamità fu sottoposto in Occidente ed Oriente per la terribil pestilenza, che, secondo l'attestato di Teofane[376], ebbe principio in Sicilia e Calabria, e, diffondendosi poi per la Grecia, arrivò a flagellar anche Costantinopoli, con istrage incredibile de' popoli, e continuò qualche anno dipoi. Narra quello storico gli strani effetti di questo indomito malore, di cui non profittò punto il traviato imperador Costantino.
NOTE:
[374] Rer. Italic., part. II, tom. 2.
[375] Antiquit. Italic., Dissert. LXVII.
[376] Theoph., in Chronogr.
Anno di CRISTO DCCXLVII. Indiz. XV.
ZACHERIA papa 7. COSTANTINO Copronimo imperadore 28 e 7. RACHIS re 4.
Fu oggetto di ammirazione alla Francia e all'Italia in quest'anno la risoluzion presa da _Carlomanno_ fratello di _Pippino_, di abbandonar le grandezze del secolo, e di abbracciar l'umile vita monastica. Gli era preceduto coll'esempio _Unaldo_, ossia _Unoldo_ duca d'Aquitania, che due anni prima, ceduto al figliuolo il ducato, e preso l'abito monastico, si diede a far penitenza de' suoi peccati[377], ma con lasciar in fine una svantaggiosa memoria di sè presso molti, perchè da lì a venticinque anni, essendo morto il figliuolo _Waifario_ duca e il re _Pippino_, se ne tornò al secolo e al governo dei suoi stati, e ripigliò moglie dopo sì lungo divorzio. Ora Carlomanno, reo anch'egli di molte crudeltà, a persuasione, per quanto si crede, del santo arcivescovo _Bonifazio_, venne in Italia, e presentatosi a papa _Zacheria_, fece di molti doni alla basilica di san Pietro, ed esposto il suo pensiero, ottenne da esso pontefice la sacra tonsura, ossia la veste monastica. Passato dipoi nel monte Soratte, dove si credea che fosse stato nascoso san Silvestro papa, quivi edificò un monistero, attendendo da lì innanzi ai santi esercizii del monachismo. Ma perchè frequenti erano le visite che a lui facevano i nobili franzesi, allorchè capitavano a Roma, veggendo egli di non poter quivi trovar la quiete desiderata, di là si trasferì al celebre monistero di Monte Casino, e sotto l'abbate _Petronace_, tuttavia vivente, colla profession religiosa obbligò il resto de' suoi giorni a quel sacro istituto. Leone Ostiense[378] ed altri raccontano varie pruove fatte della di lui umiltà e pazienza. Ma non è già vietato il credere una favola il raccontarsi da Reginone, ch'egli, senza essere conosciuto, fu ricevuto fra que' monaci, e che strapazzato dal cuoco, fu poi da uno dei suoi famigliari scoperto. Circa questi tempi, se dice il vero la Cronichetta del monistero nonantolano, di cui parleremo all'anno 750, il ducato del Friuli era governato da _Anselmo_, che fu poi fondatore del suddetto monistero. Avendo egli rinunziato al mondo per servire unicamente a Dio, pare che a lui succedesse in quel ducato _Pietro_ figlio di Munichis, riconosciuto veramente per duca del Friuli da Paolo Diacono, ma senza assegnarne il tempo. A quest'anno appartiene un decreto di Rachis re d'Italia, che si legge nelle mie Antichità italiane[379], ma colle note cronologiche alquanto difettose, in cui determina i confini d'alcuni poderi del monistero di Bobbio.
NOTE:
[377] Mabill., in Annal. Benedictin.
[378] Leo, Chron. Casinens., lib. 1, cap. 7.
[379] Antiquit. Italic., Dissert. X, p. 517.
Anno di CRISTO DCCXLVIII. Indizione I.
ZACHERIA papa 8. COSTANTINO Copronimo imperadore 29 e 8. RACHIS re 5.
Attendeva in questi tempi studiosamente il popolo della città di Venezia alla mercatura, navigando anche e trafficando in Oriente e in Africa, ma senza guardarla per minuto, purchè facesse guadagno[380]. Capitarono non pochi di questi mercatanti veneziani a Roma, e quivi comperarono una gran quantità di servi, o vogliam dire schiavi cristiani dell'uno e dell'altro sesso, con disegno di condurli appresso in Africa, e di venderli ai Saraceni. Pervenuto agli orecchi del piissimo papa _Zacheria_ questo loro disegno, non tardò a proibire un così infame traffico; e sborsato quel prezzo che si conobbe impiegato da essi nello acquisto di tali servi, mise in libertà tutta quella povera gente, siccome attesta Anastasio[381], ossia l'autore più antico della Vita di esso papa.
NOTE:
[380] _L'illustre autore intende non di tutta la nazione in generale, ma solo d'alcuni particolari._
[381] Anastas., in Vita Zachar.
Anno di CRISTO DCCXLIX. Indizione II.
ZACHERIA papa 9. COSTANTINO Copronimo imperadore 30 e 9. ASTOLFO re 1.
Cessò in quest'anno la tregua accordata dal re _Rachis_ alle città italiane dipendenti dall'imperio. Per colpa di chi, resta ignoto; se non che Anastasio[382] attesta che Rachis pieno di sdegno si portò coll'armi all'assedio di Perugia, minacciando inoltre tutte le città della Pentapoli; e sembra ancora che alcune di esse fossero da lui occupate. Questa sua collera non è ingiusto il credere che fosse originata da qualche mancamento o ingiustizia de' Romani, per cui restasse gravemente irritato l'animo suo. Comunque sia, appena agli orecchi del pontefice _Zacheria_ pervennero questi movimenti di Rachis, che presi seco alquanti del clero, e i più riguardevoli personaggi di Roma, volò a Perugia, e quivi impiegati assaissimi doni e calde preghiere, tanto disse e fece, che, placato il re, l'indusse a levar l'assedio. Poco fu questo. In oltre il santo padre con tale efficacia gli parlò intorno allo sprezzo delle cose terrene, adducendo verisimilmente l'esempio fresco di _Carlomanno_, principe di tanta possanza, che, Rachis concepì anch'egli il disegno di abbandonare il mondo, e di darsi a servire a Dio nell'istituto monastico. In fatti da lì a pochi giorni egli rinunziò alla dignità regale, e in compagnia di _Tasia_ sua consorte e di _Ratrude_ sua figliuola, si portò a Roma, dove tutti e tre da esso pontefice riceverono l'abito monacale. Passò anch'egli ad abitare nel monistero di Monte Casino, e la moglie colla figliuola (oppur colle figliuole) fondò un monistero di sacre vergini a Piombaruola, non lungi da esso Monte Casino, dove si consecrarono a Dio per tutta la lor vita. Durava ancora a' tempi di Leone Marsicano[383] il nome della vigna di Rachis in Monte Casino, e la tradizione che la medesima fosse piantata e coltivata dallo stesso re divenuto monaco. A lui succedette nel governo del regno longobardico _Astolfo_ suo fratello. Il Sigonio e il cardinal Baronio, seguitando l'Ostiense, rapportarono all'anno seguente 750 la rinunzia di Rachis, e l'assunzione al trono di esso Astolfo. Ma prima d'ora Sigeberto storico[384] antico, e a' dì nostri il padre Pagi[385], fondato nella vita di sant'Anselmo abbate di Nonantola, osservarono doversi riferire a questo anno cotali avvenimenti. Io parimente ho altrove[386] con varii documenti provato che il principio del regno di Astolfo s'ha da riporre nell'anno presente 749. E qui sotto all'anno 752 vedremo che egli era salito già sul trono nel dì 4 di luglio di questo medesimo anno. Nell'antichissima Cronichetta longobardica, da me data alla luce, si legge che Rachis _regnavit annos IV et menses IX_. Dovrebbe appartenere a questi medesimi tempi la fondazione del monistero di monte Ammiate in Toscana nella diocesi di Chiusi. L'Ughelli[387] ne ha pubblicata un'antica relazione, da cui apparisce che Rachis dopo l'assedio di Perugia, ed anche dopo aver preso l'abito monastico, edificò quel monistero. Quivi ancora si legge un diploma del re medesimo, che dona ad esso sacro luogo una gran quantità di beni. Sopra di che è da dire, poter essere stato che Rachis fondasse il monistero ammiatino; ma contenersi delle favole in quella relazione, ed essere poi discordante dalla relazione, anzi per più capi ridicolo quel diploma che si fa dato nell'_anno 742, terzo del regno di Rachis_, correndo l'_indictione decima_, cioè vivente ancora il re Liutprando. Di simili finzioni per accreditar le origini de' monisteri, o i lor santi, erano fecondi i secoli dell'ignoranza, e più di un esempio ne abbiam già veduto. Pensa Camillo Pellegrini, che in quest'anno a _Gisolfo II_ duca di Benevento succedesse _Liutprando_. Ma se non v'ha errore nelle note cronologiche di un documento riferito nella Cronica del monistero di Volturno, da me data in luce[388], questo Liutprando con sua moglie _Scaniperga_, signoreggiava in quel ducato nell'anno 747, cioè molto prima dell'anno presente.
NOTE:
[382] Anast., ibid.
[383] Leo Ostiensis, Chron. Casinens. lib. 1, c. 8.
[384] Sigebertus, in Chron.
[385] Pagius, ad Annal. Baron.
[386] Antiquitat. Italic., Dissert. LXX.
[387] Ughel., Ital. Sacr. tom. 3 in Episcop. Clusin.
[388] Rer. Ital. part. II, tom. 1, pag. 374.
Anno di CRISTO DCCL. Indizione III.
ZACHERIA papa 10. COSTANTINO Copronimo imperadore 31 e 10. ASTOLFO re 2.
Piucchè mai in questi tempi si dilatava per l'Italia l'ordine monastico dei Benedettini, ed appunto correndo verisimilmente l'anno presente fu fabbricato nelle montagne di Modena e nella picciola provincia del Frignano il monistero di Fanano, oggidì nobil terra, distante ventidue miglia dalla città. Fondatore d'esso fu s. _Anselmo_, poscia autore e primo abate dell'altro insigne monistero di Nonantola, parimente nel ducato di Modena. Era _Anselmo_ dianzi duca del Friuli e cognato del re Astolfo, perchè fratello di _Giseltruda_ regina, moglie del medesimo Astolfo, per quanto ne lasciò scritto l'antico autor della sua Vita, pubblicata dal padre Mabillone[389]. Essendosi introdotto l'uso che anche i principi dessero un calcio alle terrene grandezze per servire nelle solitudini al re de' regi, Anselmo anch'egli, ritiratosi dal secolo, abbracciò fervorosamente l'istituto monastico. Ottenuto dal re Astolfo il luogo suddetto di Fanano, quivi ad onore del nostro Salvatore fabbricò un monistero, pose in esso dei monaci osservanti della regola di s. Benedetto, e v'aggiunse, secondo il rito d'allora, uno spedale per servigio de' pellegrini e forestieri che capitavano in quelle parti, e somma divenne la sua cura che niuno passasse per colà senza partecipare della carità sua nella mensa e nello albergo. Perchè non usavano allora, come oggidì, le osterie, perciò si studiavano i caritativi cristiani di fondare alberghi per i pellegrini ed altri viandanti, somministrando loro nel passaggio il tetto e gli alimenti. Si conservò per più secoli il monistero suddetto, cioè fino ai tempi di papa Clemente VIII, che trovatolo stranamente scaduto ne applicò quel poco che restava ad un monistero di monache fondato in quella terra. Immaginò il cardinal Baronio[390] che in questi tempi mancasse di vita _Ricardo_ re di Inghilterra, padre de' ss. Willebaldo o Winebaldo, e Walpurga vergine, de' quali è fatta menzione nella vita del santo arcivescovo e martire Bonifazio. Nella città di Lucca, dove succedette la di lui morte e sepoltura, si legge l'epitaffio suo che comincia:
HIC REX RICHARDVS REQVIESCIT SCEPTRIFER ALMVS REX FVIT ANGLORVM REGNVM TENET IPSE POLORVM, ec.
Ma siccome dimostrò il padre Enschenio[391] della Compagnia di Gesù, Ricardo padre di san Willebaldo, fu bensì di nobil prosapia, ma non mai re di Inghilterra, e quell'epitaffio dee dirsi fattura de' secoli posteriori. Fini egli di vivere circa l'anno 721, e non già in questi tempi. Però quantunque anche nel Martirologio romano gli sia dato il titolo di re, ora sappiam di certo che tale non fu. Così ingrandivano (lo torno a dire) i secoli barbarici le cose loro, o per interesse, o per troppa brama di gloria. Ed egli ottenne anche il titolo di santo in tempi, ne' quali poco costava il canonizzar le persone dabbene: che per altro non son giunte a nostra notizia le virtù ed azioni, per le quali fosse a lui compartito sì luminoso onore.
NOTE:
[389] Mabill., Saecul. Benedictin. IV, tom. 1.
[390] Baron., Annal. Eccl.
[391] Henschenius, in Actis Sanctor. ad diem 7 februar.
Anno di CRISTO DCCLI. Indizione IV.
ZACHERIA papa 11. COSTANTINO Copronimo imperadore 32 e 11. ASTOLFO re 3.
Era nato nel precedente anno a _Costantino Copronimo_ un figliuolo, a cui fu posto in nome di _Leone_. Nel presente correndo il sacro giorno della Pentecoste, egli il dichiarò _Augusto_ e collega nell'imperio, con farlo coronare fa _Anastasio_ falso patriarca di Costantinopoli. Di ciò fan fede Teofane[392], Niceforo[393] e Cedreno[394]. Per la cessione di _Carlomanno_ poco fa riferita era _Pippino_ suo fratello salito in maggior potenza. Contra di lui si ribellò bensì _Griffone_ altro suo fratello, uomo di torbido ingegno; ma Pippino coll'armi lo aveva represso, ed insieme gastigati i Sassoni e i Bavaresi, rei di aver presa la protezione di lui. In somma, siccome maggiordomo della corte franzese, egli era il direttore e braccio unico di quella vasta monarchia. Da gran tempo ancora i re della Francia, ossia perché erano inetti al governo, oppure perché la forza de' maggiordomi avesse introdotti varii abusi, più non regnavano, benchè portassero il nome di re. Il maggiordomo aveva in suo pugno le rendite del regno, l'armi, le fortezze, e se al re s'indirizzavano le ambascerie, non rispondeva se non quello che piaceva al ministro. E tale era in que' tempi _Chilperico_ re della Francia. Però Pippino cominciò a pensare, come essendo egli stesso nella sostanza re, potesse divenir tale eziandio col titolo. A questo fine nell'anno presente egli spedì suoi ambasciatori a Roma, per intendere sopra di ciò i sentimenti del papa, trattandosi di assolvere dal giuramento di fedeltà i popoli, e di deporre dal trono chi vi avea sopra un antico giusto diritto. Ciò che ne seguisse, lo vedremo nell'anno appresso.
NOTE:
[392] Theoph., in Chronogr.
[393] Niceph., in Chron.
[394] Cedrenus, in Historia.
Anno di CRISTO DCCLII. Indizione V.
STEFANO II papa 1. COSTANTINO Copronimo imperadore 55 e 12. LEONE IV imperadore 2. ASTOLFO re 4.