Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750
Part 111
A' tempi di Ottone I era potentissimo in Milano Bonizone da Carcano. Essendo vacata la chiesa di Milano per la morte di _Gotifredo arcivescovo_ nell'anno 980, costui a forza d'oro procurò quell'arcivescovato dall'imperadore per suo figliuolo _Landolfo_ contro la volontà di tutto il clero e popolo milanese, al quale apparteneva l'elezione. Crebbe perciò di giorno in giorno sempre più l'odio universale contra di lui. _Interea Landulphus paucis commoratus annis, patre ejus male mortuo a quodam Tazonis vernula suo in lecto, ad Ottonem imperatorem cursu veloci fugiens tetendit._ Istigato l'imperadore (questi era Ottone II) venne all'assedio di Milano. Per una visione ritornò in sè stesso Landolfo, e chiamati dalla città molti nobili, stabilì un infame accordo con essi, concedendo loro in feudo o a livello le dignità della chiesa e le pievi della sua diocesi: con che egli ritornò quieto alla sua cattedra, e l'Augusto Ottone se ne andò in Liguria. Ma nulla parlando Arnolfo milanese, scrittore più esatto e contemporaneo d'esso Landolfo nel secolo susseguente, di un tale assedio, e nulla dicendone gli scrittori tedeschi, che pure van registrando tutte le più riguardevoli azioni di Ottone II, io non so che s'abbia a creder a Landolfo storico per conto d'esso assedio. Però meglio fia l'attenersi qui al racconto d'esso Arnolfo[2597], che con altre circostanze ci rappresenta quegli avvenimenti. Dice adunque, che succeduto Landolfo, nativo del castello di Carcano, a Gotofredo arcivescovo, per la troppa insolenza del padre e del fratello cominciò a tirarsi addosso l'odio del popolo, coll'abusarsi del dominio della città, di cui forse era conte, o vogliam dire governatore. Congiurò contra di lui la plebe, ma i nobili erano in favore di lui. _Quibus assidue rixantibus grande commissum est in urbe certamen._ Vedendo Landolfo di non potere reggere alla forza del popolo, lasciato nella città il padre suo decrepito, si ritirò fuori coi nobili, ai quali, per tenerli saldi nel suo partito con farli suoi vassalli, distribuì molti benefizii dei cherici e beni della sua Chiesa, _Iterum autem collecto ex diversis partibus agmine, conflixit eisdem cum civibus in campo Carbonariae, ubi facta est plurima caedes utrinque: a quo bello aegre divertit hac etiam vice. In civitate autem quaedam_ (scrivi _quidam_,) _vernula, audita domini sui nece, accurrens, patrem praesulis lecto jacentem cultro transfixit._ Ma non andò molto, che frappostesi varie persone sagge, seguì concordia e pace fra Landolfo e il popolo. L'arcivescovo in emenda de' suoi peccati fece fabbricare in Milano il monistero di san Celso, dove poi venendo a morte, volle essere seppellito. Qui non c'è parola nè di Ottone II, nè di assedio da lui fatto di Milano; e però potrebbono essere succeduti cotali sconcerti durante la lontananza e minorità di Ottone III. Circa questi medesimi tempi anche il popolo di Cremona recò non pochi affanni ad _Odelrico vescovo_ di quella città; perciocchè _ecclesiae suae terram potestative invaserunt, ac illam_ (forse illum) _devestierunt; atque sub obtentu, seu occasione commendationis atque facticii, clericos illius, ac laicos suo regimini juste et legaliter deditos, ec. injuste depraedantes, eamdem ecclesiam coarctando ac depraedando, multis calamitatibus opprimebant_. Tutto ciò si legge in un diploma di Ottone III[2598] dell'anno 996. Fatti tutti che son degni d'attenzione, poichè di qui si scorge il principio della libertà e indipendenza che a poco a poco andarono poi procacciando a sè stessi i popoli d'Italia con una strepitosa mutazion di cose, di cui andremo di mano in mano ravvisando il progresso. Rapporta il Campi[2599] un placito tenuto _in civitate Placentia in solario proprio donni archiepiscopi sanctae placentinae ecclesiae,_ dove _in judicio residebat domnus Joannes vir venerabilis archiepiscopus sanctae placentinae ecclesiae, missus donni Ottonis regis_. Dal notaio fu scritto _anno ab Incarnatione Domini nostri Jesu Christi DCCCCXCI, decimotertio kalendas februarii, Indictione quarta_. Noi ancor qui troviamo in uso l'autorità regale di Ottone III in Italia, ma non giù notati negli atti pubblici gli anni del suo regno. Abbiamo da Lupo Protospata[2600] che _fecit bellum Asto comes cum Saracenis in Tarento, et ibi cecidit ille cum multis Barensibus_. In vece di _Asto_, un altro codice e l'Anonimo barense hanno _Otto comes_; ma si dee scrivere _Atto comes_. Medesimamente in quest'anno _Ugo Capeto_ re di Francia, sdegnato contra di _Arnolfo arcivescovo_ di Rems, il fece deporre dai vescovi in un concilio tenuto in quella città, ma senza che fosse approvata una tal risoluzione dalla santa Sede. In suo luogo fece egli ordinare _Gerberto_, che noi già vedemmo abbate di Bobbio, in ricompensa di essere stato maestro del _re Roberto_ suo figliuolo, e per la stima della di lui rara letteratura. Vedremo poi fin dove arrivò la fortuna di questo personaggio.
NOTE:
[2589] Annalista Saxo.
[2590] Ditmarus, in Chron., lib. 4.
[2591] Odilo, in Vit. Sanct. Adelheidis.
[2592] Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.
[2593] Sigonius, de Regno Ital., lib. 7.
[2594] Saxius, in Adnotation. ad eumdem.
[2595] Arnulf., Hist. Mediol., tom. 4 Rer. Ital.
[2596] Landulf. Senior, Hist. Mediol., tom. 4 Rer. Ital.
[2597] Arnulf., Hist. Mediol., lib. 1, cap. 10.
[2598] Ughell., Ital. Sacr., tom. 4 in Episcop. Cremonens.
[2599] Campi, Istor. di Piacenza, tom. 1.
[2600] Lupus Protospata, in Chron.
Anno di CRISTO DCCCCXCII. Indizione V.
GIOVANNI XV papa 8. OTTONE III re di Germania e d'Italia 10.
Dacchè fu alzato alla dignità ducale in Venezia _Pietro Orseolo II_, siccome persona di grande attività e senno, spedì tosto a Costantinopoli i suoi legati, ed ottenne dagl'imperadori _Basilio_ e _Costantino_ la bolla d'oro contenente la conferma di tutte le libertà ed esenzioni godute in addietro dal popolo di Venezia per tutto l'imperio d'Oriente. Studiossi ancora di stabilir buona amicizia con tutti i principi de' Saraceni, a' quali per tal effetto mandò ambasciatori. Ma particolarmente ebbe cura di far confermare al re _Ottone III_ i vecchi patti. Si legge nella Cronica del Dandolo[2601] il diploma di tal conferma, conceduta da esso re _interventu et petitione nostrae dilectissimae dominae aviae Adelheidae imperatricis Augustae_: il che fa conoscere che la santa imperadrice tuttavia dimorava in Germania nella corte del re suo nipote. E il diploma è dato _XIV kalendas augusti, anno dominicae Incarnationis DCCCCXCII, Indictione V, anno vero domni Ottonis III regnantis nono. Actum Molinhusen._ Asserisce Lupo Protospata[2602] che in quest'anno si provò una terribil carestia per tutta l'Italia. Non già nell'anno 991, come stimò il Sigonio[2603], ma bensì nel fine del presente, diede fine ai suoi giorni _Aloara_ principessa di Capua, già moglie di _Pandolfo Capodiferro_, la quale fin qui col figliuolo _Landenolfo_[2604] virilmente avea governato quegli Stati. Siccome osservò il cardinal Baronio[2605], ella avea fatto ammazzare un suo nipote conte, per paura ch'egli col suo credito potesse occupare il principato a' suoi figliuoli: perlochè san _Nilo abbate_ le predisse che mancherebbe la stirpe sua, siccome in fatti da lì a non molto avvenne.
NOTE:
[2601] Dandul., in Chronic., tom. 12 Rer. Ital.
[2602] Lupus Protospata, in Chronico.
[2603] Sigonius, de Regno Ital., lib. 7.
[2604] Leo Ostiensis, Chron., lib. 2, cap. 10.
[2605] Baron., in Annal. Eccles.
Anno di CRISTO DCCCCXCIII. Indiz VI.
GIOVANNI XV papa 9. OTTONE III re di Germania e d'Italia 11.
Nell'archivio dell'insigne monistero di Subiaco sì legge uno strumento scritto _anno, Deo propitio, pontificatus domni Johanni summi pontificis et universali XV papae in sacratissima sede beati Petri apostoli septimo, Indictione V, mensis februarii die tertia_, cioè nell'anno precedente. Ma questo mese non s'accorda con quanto s'è accennato all'anno 985 intorno al tempo della elezione di questo papa. Più si confà un altro scritto _anno octavo, Indictione VI, mensis julii die octava_, cioè nell'anno presente. Appena furono passati quattro mesi dopo la morte di _Aloara_ principessa di Capua[2606], che in essa città di Capua nel dì 20 d'aprile di quest'anno scoppiò una congiura di malvagi contra di _Landenolfo principe_ suo figliuolo, per cui egli restò miseramente privato di vita presso la chiesa di san Marcello. Era parente di Landenolfo _Trasmondo conte_ teatino, ossia di Chieti, e marchese, cioè, a mio credere, quel medesimo che di sopra dicemmo duca di Spoleti, o almeno marchese di Camerino. Si accinse questi a vendicar la morte dell'ucciso principe, e dopo due mesi con un competente esercito, accompagnato da _Rinaldo_ ed _Oderisio conti_ di Marsi, pertossi all'assedio di Capua. Vi stette sotto quindici dì, nel qual tempo diede il guasto al territorio, cioè gastigò in vece de' rei gl'innocenti; e senza far altro se ne ritornò a casa. Per attestato della Cronica del Volturno[2607], entrò la peste in Capua con tal furia, che appena restò in vita la terza parte del popolo. Giunta intanto la nuova dell'assassinamento suddetto alla corte di _Ottone III_ in Germania, venne un ordine ad _Ugo marchese_ di Toscana di farne rigorosa vendetta. Adunque Ugo, ammassate le forze sue, ed unitele con quelle di Trasmondo e dei conti suddetti, tornò ad assediare più strettamente Capua, tanto che obbligò quei cittadini a dargli in mano i malfattori, cioè gli uccisori del suddetto Landenolfo[2608]. Sei d'essi ne fece impiccar per la gola; gli altri con varie pene ricevettero il pagamento de' loro misfatti. Restò principe di Capua _Laidolfo_ fratello minore del medesimo Landenolfo.
Attese circa questi tempi _Pietro Orseolo II_ doge egregio di Venezia a ristorare la città di Grado, le cui fabbriche venivano meno per l'antichità[2609]. La cinse di mura dai fondamenti; vi fabbricò il palazzo ducale presso alla torre occidentale, e fece riporre in segreti luoghi sotterra i corpi de' santi di quella cattedrale. E perciocchè _Giovanni vescovo_ di Belluno seguitava ad occupar certi beni e diritti de' Veneziani, e non voleva arrendersi nè alle ambasciate nè alle lettere dello stesso re Ottone, proibì il savio doge ogni commercio del suo popolo colla marca di Trivigi. Bastò questo ripiego per metter in dovere i Bellunesi, i quali non potendo più ricevere sale, nè altre mercatanzie, domandarono pace ai Veneziani, e l'ottennero, allorchè il re Ottone venne in Italia. Credesi che a quest'anno appartenga la dotazione della badia di santa Maria dei Benedettini, fondata in Firenze[2610] da _Willa_ contessa, ivi chiamata _filia domni Bonifacii, qui fuit marchio_, cioè di Spoleti. Era essa stata moglie di _Uberto_ duca e marchese di Toscana, ed era madre del vivente allora marchese di Toscana _Ugo_. Le duchesse e marchesane per lo più usavano il solo nome di _contesse_. Lo strumento fu scritto con queste note: _Otho gratia Dei imperator Augustus, filius domni Othonis, anno imperii ejus XI, pridie kalendas junii, Indictione VI_, cioè nell'anno presente, secondochè pensò l'Ughelli, e dopo di lui il padre Mabillone[2611]. Ma doveasi por mente che Ottone III non era per anche giunto alla corona imperiale, nè in questi secoli alcun re tedesco portò mai il titolo d'imperadore, se non dopo d'essere stato coronato dal sommo pontefice. Però quello strumento è più antico, e s'ha da riferire all'anno 978, nel cui giugno correva l'_anno XI_ dell'imperio di _Ottone II_ e la _Indizione VI_. Abbiamo da Leone ostiense[2612] che i monaci di monte Casino fabbricarono varii monisterii in Toscana _ex Hugonis marchionis largitione et concessione_, fra' quali il suddetto di santa Maria in Firenze. Terminò i suoi giorni in quest'anno[2613] _Corrado re_ di Borgogna, fratello della piissima imperadrice _Adelaide_, ed ebbe per suo successore _Rodolfo_ suo figliuolo, appellato dagli storici il _Dappoco_. Tenne parimenti in questi tempi un placito in Verona _Arrigo duca_, padre di santo _Arrigo_ imperadore, che governava allora non solamente il ducato di Baviera, ma quello ancora della Carintia colla marca di Verona. L'Ughelli[2614] rapporta i suoi titoli scorrettamente, e si dee leggere così: _Domnus Henricus dux Bavariorum, seu Karentanensium, atque istius marchiae Veronensium_. Fu scritto quel giudicato _anno ab Incarnatione Domini nostri Jesu Christi nongentesimo tertio....... de mense novembri, Indictione septima_. Pretendeva _Ocberto_ (piuttosto _Otberto_) _vescovo_ di Verona che gli fossero stati usurpati de' beni _a Theodaldo olim marchione_, cioè dall'avolo della _contessa Matilde_, che si vede allora molto ben vivo; nè so perchè v'entri quell'_olim_, se pur non dee dirsi una delle disattenzioni dell'Ughelli. Perchè Tedaldo marchese citato non comparve, fu decretato il possesso di que' beni al vescovo. Ecco chi era governatore della marca di Verona in questi tempi.
NOTE:
[2606] Leo Ostiensis, Chron., lib. 2, cap. 10.
[2607] Chron. Vulturnens., P. II, tom. 1 Rer. Ital.
[2608] Petrus Damian., Opuscul. 57, cap. 3.
[2609] Dandul., in Chron. tom. 12 Rer. Ital.
[2610] Puccinelli, Vita di Ugo. Ughelli, Ital. Sacr., tom. 3.
[2611] Mabill., Annal. Benedict. ad ann. 989.
[2612] Leo Ostiensis, Chron., lib. 2, cap. 12.
[2613] Hermannus Contract., in Chron., edition. Canis.
[2614] Ughell., Ital. Sacr., tom. 5 in Episcop. Veronens.
FINE DEL VOLUME III.