Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750
Part 109
Fu susseguita la morte di _Ottone II_ imperadore da gravissimi sconcerti nella Germania[2534]. Venne fatto da _Arrigo II_, già duca di Baviera, figliuolo di _Arrigo I_, cioè di un fratello di _Ottone il Grande_, di uscir di prigione, oppure di tornar dall'esilio in cui si trovava. Aveva il defunto Ottone II Augusto raccomandato il suo tenero figliuolo _Ottone III_ alla cura di _Guarino arcivescovo_ di Colonia; ma entrato Arrigo duca in quella città, con pretendere che a lui spettasse, secondo le leggi, la tutela del re fanciullo, glielo levò dalle mani. La mira nondimeno d'esso Arrigo era di occupare per sè la corona del regno germanico: al qual fine si guadagnò con assai regali non pochi principi e grandi di quelle contrade, e quei massimamente che l'imperadrice _Teofania_ colle sue imprudenti doglianze avea disgustato. Non finì la faccenda, che nel dì di Pasqua in Quidilingeburg, dove era concorsa gran folla di baroni, si fece esso Arrigo dai suoi parziali proclamare re di Germania. Dallo Struvio[2535] è chiamato questo Arrigo _Henricus Henrici rixosi filius_: se con ragione, lascerò deciderlo agli eruditi tedeschi. Dimorava tuttavia in Roma l'Augusta _Teofania_, afflittissima per la perdita del consorte, quando gli arrivò l'amaro avviso del miserabile stato in cui si trovava anche il re Ottone suo figliuolo. Volò per questo a Pavia a trovar l'imperadrice _Adelaide_ suocera sua, lasciata già dal figliuolo al governo di quella città e della Lombardia. Colle lagrime deplorarono amendue le disavventure della loro augusta casa; poscia senza perdersi d'animo passarono in Germania, dove si misero alla testa di quanti stavano tuttavia fedeli al loro figliuolo e nipote. Dichiararonsi ancora in loro favore[2536] _Lottario re_ di Francia e _Corrado re_ di Borgogna, tuttochè _Gisla_ figliuola di Corrado fosse maritata col suddetto Arrigo duca. Prevalse in fatti il partito di Ottone III, e si venne ad una convenzione, per cui _III kalendas julii_ fu da esso Arrigo consegnato il re fanciullo all'Augusta Teofania sua madre. In questo mentre nel dì 10 di luglio dell'anno presente, se vogliamo riposar sull'asserzione del cardinal Baronio e del padre Pagi, terminò il corso di sua vita _Benedetto VII_ papa, per quanto si ricava dall'epitaffio suo, rapportato da esso cardinale annalista. Fu in suo luogo sustituito _Pietro vescovo_ di Pavia, che assunse il nome di _Giovanni XIV_. Egli era stato in addietro arcicancelliere dell'imperadore Ottone II, e il suo nome s'incontra nei diplomi di lui, da me accennati negli anni precedenti. Ma a me sembra assai più probabile che nell'anno precedente seguisse la vacanza della Chiesa romana. Vero è che i diplomi del monistero volturnense ci rappresentano nel novembre del 985 _Pietro vescovo_ di Pavia, che fu poi papa Giovanni XIV, tuttavia arcicancelliere di Ottone II. Ma non son documenti per conto delle note cronologiche assai sicuri. E che essi appartengano all'anno 982, ne può fare la spia l'_indizione XI,_ perchè nel novembre dell'anno 983, secondo l'osservazione del cardinal Baronio dovea essere la XII. Per conto poi dell'epitaffio di _Benedetto VII_ converrebbe esaminare, se veramente sia fattura di autore contemporaneo, e non dei tempi posteriori, come io sospetto, e se venga riferita la di lui morte all'_indizione XII_ con sicurezza dal marmo, e non già da qualche copia trovata nei manuscritti. Le ragioni ch'io ho di diversamente credere, son queste. L'Annalista sassone[2537] presso l'Eccardo, e il Cronografo sassone[2538] presso il Leibnizio scrivono all'anno presente 983, che Ottone II dopo la dieta di Verona _Romam revertitur, ac domnum apostolicum digno cum honore romanae praefecit Ecclesiae_. Questo non si può intendere se non di _Pietro vescovo_ di Pavia, alzato al pontificato col nome di _Giovanni XIV_. Sembra anche difficilissimo che il clero e popolo romano, liberato dalla soggezione di Ottone II Augusto rapito dalla morte, fosse concorso ad eleggere papa un vescovo straniero; ma ciò fu ben facile, essendo tuttavia vivo e presente in Roma lo stesso Ottone. Aggiungasi, vedersi citata dal cardinal Baronio[2539] una memoria tuttavia esistente in marmo, e scritta _tempore Johannis XIIII papae, mense februario, Indictione XII, anno dominicae Incarnationis DCCCCLXXXIIII_. Adunque nel febbraio di quest'anno era già creato papa _Giovanni XIV_, e per conseguente possiam presumere l'assunzione sua al trono pontifizio succeduta nell'anno precedente. Strana cosa è che il cardinal Baronio, lavorando sul supposto, che in quest'anno 984 _Benedetto VII_ morisse, e gli succedesse _Giovanni XIV_, facesse a questa tavola di marmo la seguente annotazione: _Sed mendose nonnihil, ut manifeste appareat, loco anni octogesimi quarti legendum octogesimi quinti, et loco Indictionis duodecimae, legendum decimae tertiae, ut convenire Johannis papae sedis tempori possit_. Anzi nulla si ha da mutare, e da questo contemporaneo ed autentico monumento si ha, per lo contrario, da inferire che l'epitaffio di _Benedetto VII_ papa fu composto dai monaci, riconoscenti la fondazione del lor monistero da esso papa, molti anni dappoi, e perciò fallace in assegnar l'anno preciso della sua morte.
Ma dopo nove mesi di pontificato finì sua vita papa _Giovanni XIV_, e dall'epitaffio, rapportato dal cardinal Baronio (se pure ricavato fu dal marmo e non dai manoscritti), si raccoglie che la sua morte avvenne nel dì _XX d'agosto_. Ma se quest'epitaffio era in san Pietro, chieggo io, perchè nol rapportasse Pietro Mallio[2540], il quale tanti secoli prima raccolse le memorie della basilica vaticana, e nol conobbe punto e nol riferì? Secondo i conti d'esso Baronio, questo papa Giovanni morì nell'anno susseguente; secondo i miei nel presente. L'autore della Cronica del Volturno[2541], cioè Giovanni monaco, il quale fiorì nel secolo susseguente, scrive così nel catalogo posto avanti alla sua Cronica: _Johannes XIV papiensis annos (scrivi menses) IX. Iste in castello sancti Angeli retrusus, famis crudelitate necatus est anno DCCCCLXXXIV, Indictione XII_. Ermanno Contratto[2542] racconta così orrenda iniquità di questi tempi colle seguenti parole: _Anno 984. Romae Johannes XIV, qui et Petrus Papiae prius episcopus, sedit mensibus VIII, eumque Bonifacius Verrucii_ (o Ferrucii) _filius, prius relegato Benedicto, male ordinatus, de Constantinopoli quo fugerat, reversus, comprehendit, et in castellum sancti Angeli relegatum fame, et ut perhibent, veneno enecuit, atque sedem invasit_. Però da quest'anno non s'avrebbe da rimuovere la morte di _Giovanni XIV_. Già abbiamo veduto all'anno 974, che _Bonifazio_ figliuolo di Ferruccio, mostro d'iniquità, dopo avere a forza di sacrilegii e di crudeltà occupata la cattedra di san Pietro, costretto a fuggirsene, ricoverossi in Costantinopoli, seco portando il tesoro di san Pietro. Appena costui ebbe intesa la morte di Ottone II che il teneva in briglia, celatamente sen venne a Roma, e colla fazione de' suoi parziali preso papa _Giovanni XIV_, il fece più che barbaramente morir di fame o di veleno in castello sant'Angelo, ed esporre il suo cadavere alla vista del popolo, deploratore di sì indegno spettacolo. Poscia questo tiranno di nuovo si assise sul trono pontifizio. Ma non vi durò, secondo i codici vaticani, più di _quattro mesi_, oppure di _undici_, per quanto ha Ermanno Contratto e la Cronica del Volturno, co' quali va d'accordo Romoaldo Salernitano. Mi attengo io a questo ultimo, perchè vedremo questo empio usurpatore del pontificato, tuttavia vivente nel marzo dell'anno venturo. Nella Cronica suddetta del Volturno si legge uno strumento di livello conceduto da _Rofredo abbate_ del monistero volturnense ad _Attone_ ossia _Azzo conte_, con queste note: _Ab Incarnatione Domini nostri Jesu Christi sunt anni DCCCCLXXXIV, temporibus domni Transemundi dux et marchio, et ducatus ejus secundo, et dies mense october, per Indictione XIII. Actum Capuae._ Fu ben fatto lo strumento in Capua; ma perchè si trattava di un conte del ducato spoletino, e di beni posti nel territorio di Penna compreso nel medesimo ducato, perciò non si contano gli anni di _Landolfo principe_ di Capua, ma bensì quei di _Trasmondo duca_ di Spoleti, e marchese di Camerino, ossia di Fermo. Di qui dunque apprendiamo che nell'anno antecedente 983, oppure sul fine dell'anno 982, _Trasmondo_ fu creato duca e marchese da _Ottone II_ Augusto, senza apparire che altri dopo la morte di _Pandolfo Capodiferro_ ottenesse que' due ducati, ossia quelle marche. Perchè non ho fatto menzione in addietro di ciò che scrive Lupo Protospata[2543], ora qui la farò. _Anno_ (scrive egli,) _DCCCCXXXII tradita est civitas Barii in manus Chalechyri patricii, qui et Delphina, a duobus fratribus Sergio et Theophylacto mense junii XI die. Et Otho rex obiit Romae._ Ma essendo certo che la morte di Ottone II accadde nell'anno precedente 983, perciò anche il tempo della resa di Bari ai Greci dovrebbe appartenere a quell'anno stesso. Abbiamo veduto di sopra che Ottone II fu in Bari nell'anno 983. Se ciò è vero, non può stare il tempo che qui il Protospata accenna. Anzi a me pare assai probabile che solamente dopo la morte di esso imperadore i cittadini di Bari si dessero all'uffiziale de' Greci, giacchè non aveano più da temere di lui. Aggiugne esso storico: _anno DCCCCLXXXIII apprehendit praedictus Delphina patricius civitatem Asculum in mense decembri_. Può esser che vi sia errore nel tempo; ma a buon conto impariamo, che dopo essere mancato di vita Ottone II Augusto, i Greci stesero le ali in Puglia, e s'impadronirono fin della città di Ascoli. Pretende l'Ughelli,[2544] che in quest'anno la chiesa di Salerno fosse alzata da papa _Benedetto VII_ al grado archiepiscopale. Solamente cita, ma non rapporta la bolla d'esso papa, come pure era di dovere: e però non si può giudicare intorno al tempo di tale erezione. Quel che è certo, _Amato_, vivente in questi tempi, fu il primo arcivescovo di quella città, e principe ne era allora _Giovanni II_.
NOTE:
[2534] Ditmarus, in Chronic., lib. 3. Sigebertus, in Chron. Annales Hildeshemenses.
[2535] Struv., Corp. Hist. German.
[2536] Annalista Saxo.
[2537] Annalista Saxo, apud Eccard.
[2538] Cronographus Saxo, apud Leibnitium, in Accession. Hist.
[2539] Baron., Annal. Ecclesiast. ad ann. 984.
[2540] Petrus Mallius, tom. 7. Junii Act. Sanctor. Bolland.
[2541] Chronic. Vulturnens., P. II, tom. 1 Rer. Ital.
[2542] Hermannus Contractus, in Chronico, edition. Canis.
[2543] Lupus Protospata, in Chron.
[2544] Ughell., Ital. Sacr., tom. 7.
Anno di CRISTO DCCCCLXXXV. Indiz. XIII.
GIOVANNI XV papa 1. OTTONE III re di Germania e d'Italia 3.
Tenea tuttavia nel mese di marzo dell'anno presente il tiranno antipapa _Bonifazio_, parricida di due pontefici, occupata la sedia di san Pietro, del che ci assicurano gli strumenti accennati da Girolamo Rossi[2545], e scritti in Ravenna _anno nongentesimo octogesimo quinto a partu Virginis, qui annus ibiprimus Bonifacii pontificis maximi, Indictione XIII, idibus martii scribitur_. Ma non tardò la morte a mettere fine alla vita e alle scelleraggini di questo falso papa. Colto da improvviso accidente, passò a rendere conto di sè al tribunale di Dio. Era costui talmente in odio al popolo romano, che la plebe preso il di lui cadavero, lo strascinò per le strade della città[2546], e trafitto da mille colpi di lancie, lo lasciò insepolto nel campo dove era la statua di Marco Aurelio imperadore. La mattina seguente venuti i cherici, e trovato si vergognoso spettacolo, gli diedero la sepoltura. Truovasi qui più dell'usato imbrogliata e scura la cronologia de' sommi pontefici. Mariano Scoto, Gotifredo da Viterbo, Martino Polacco, l'autore della Cronica del Volturno ed altri mettono per successore di Bonifazio un _Giovanni_ romano, chiamato da alcuni figliuolo di _Roberto_, convenendo tutti ch'egli sedette _quattro mesi_ nel pontificato. Quel che è strano, a questo figliuol di Roberto fanno dipoi succedere _Giovanni_ di nazione romano, figliuolo di _Leone_ prete, nato nel rione delle Galline bianche. Quest'altro _Giovanni_, indubitato romano pontefice, si truova poi nelle memorie di questi tempi sempre appellato _Giovanni XV_. Ma se il precedette un altro _Giovanni_ figliuolo di Roberto, come non assunse egli il nome di _Giovanni XV_, che osserviamo nel suo successore? Si avvisò il padre Papebrochio[2547] d'aver trovato lo scioglimento di questo gruppo con immaginare che _Giovanni_ figliuolo di Roberto fosse solamente _eletto_, e non consecrato. Ma chi registra il nome di lui nel catalogo dei romani pontefici, nol distingue dagli altri veri pontefici, anzi gli dà il nome di _Giovanni XV_. Nè si cominciavano a contar gli anni del pontificato, se non dopo la consecrazione. Perciò altri autori antichi o moderni tralasciano questo Giovanni figlio di Roberto, e così ancora fece il cardinal Baronio. Ma fosse o non fosse papa per _quattro mesi_ esso Giovanni, noi abbiam di certo che circa questi tempi, e, secondo tutte le verisimiglianze, nell'anno presente fu eletto e consecrato papa _Giovanni_ appellato _XV_, figliuolo di Leone, il quale per molti anni dipoi governò la Chiesa di Dio. Veggasi ancora ciò che dirò qui sotto all'anno 993. Secondo l'Annalista sassone[2548], _Arrigo_ già duca di Baviera, che nell'anno addietro aveva usurpato il regno al piccolo re _Ottone III_, in quest'anno _divino instinctu ad se reversus, et vana exaltatione se dejectum conspiciens, veniente rege_ (Ottone) _in Franconevord, illuc ipse adveniens in cospectu totius populi, complicatis manibus, humilis habitu et actu, vera compunctus poenitentia, regiae se tradidit potestati_. Fu ricevuto con tutto onore, e gli fu restituito il grado di duca, e per conseguente il ducato di Baviera. Anzi vedremo ch'egli ebbe per giunta col tempo anche il ducato della _Carintia_ e la marca di _Verona_; di modo che Ottone III ebbe da lì innanzi tra i suoi più fedeli questo Arrigo, come appunto richiedeva la stretta lor parentela. Fu anche restituito ad esso Ottone III il regno della Lorena da _Lottario re_ di Francia: con che di bene in meglio andavano prosperando i di lui affari. Abbiamo da Lupo protospata[2549] che in questo anno fu mandato dagl'imperadori greci al governo della Puglia _Romano_ patrizio, la cui residenza possiam credere che fosse in Bari.
NOTE:
[2545] Rubeus, Histor. Ravenn., lib. 5.
[2546] Baron., in Annal. ad hunc annum.
[2547] Papebrochius, ad Conat. Chron. Hist.
[2548] Annal. Saxo, apud Eccard.
[2549] Lupus Protospata, in Chron.
Anno di CRISTO DCCCCLXXXVI. Indiz. XIV.
GIOVANNI XV papa 2. OTTONE III re di Germania e d'Italia 4.
Cita il padre Mabillone[2550] una bolla di papa _Giovanni XV_, con cui conferma tutti i beni e privilegii del monistero di san Pietro in _caelo aureo_, dove riposa il corpo di sant'Agostino dottore della Chiesa, a _Pietro abbate_ di quel sacro luogo. Fu essa data _VIII kalendas februarii per manum Johannis episcopi nepesini, anno primo Johannis XV papae, Indictione XIV_. Girolamo Rossi[2551] anch'egli accenna uno strumento scritto in Ravenna _anno secundo pontificatus Johannis XV, mense decembri, Indictione XV_, cioè nel dicembre dell'anno presente. Ne cita un altro stipulato _anno tertio Johannis XV pontificis, Vidus julias, Indictione I. Ravennae_, cioè nell'anno 988: notizie tutte che confermano assunto esso Giovanni XV al pontificato prima del dicembre e dopo il luglio dell'anno 985. A questo anno 986 l'Ughelli[2552] e il suddetto padre Mabillone riferiscono una donazione fatta da _Adelaide imperadrice_, (che per errore di stampa, credo io, è chiamata da esso Ughelli _Ottonis III imperatoris uxor_) al monistero di san Fruttuoso del contado di Genova. Le note cronologiche son queste: _Tertius Otho Dei gratia imperator Augustus, anno imperii ejus, Deo propitio, tertio, prima die aprilis, Indictione XIV. Actum in sancto Fructuoso._ Ma Ottone III non era per anche imperadore, nè è mai da credere che in uno strumento pubblico, che si dice sottoscritto dalla piissima Adelaide Augusta, e da _Wiligo_ ossia _Wiligiso arcivescovo_ di Magonza, gli fosse dato il titolo d'imperadore. Dice ivi Adelaide di far quella donazione _pro anima praedicti quondam domini Othonis imperatoris viri mei, seu mercede, et pro fomento filii mei Karoli, quem Dominus Deus et Salvator noster Jesus Christus reddidit mihi de fluctibus maris turbidi vivum et sospitem, per merita beatissimi Fructuosi, et per orationes bonorum virorum ibidem Domino famulantium_. Niuno per anche ha saputo che l'Augusta Adelaide avesse un figliuolo chiamato _Carlo_; e se l'avesse avuto, pare impossibile che la storia non ne avesse fatta menzione. Da _Lottario re_ d'Italia ella non ebbe che una figliuola appellata _Emma_, per testimonianza di santo Odilone[2553], e da Ottone I certamente non ebbe un _Carlo_. Potrebbe dirsi che in vece di _Karoli_ si ha qui da leggere _Ottonis_, cioè di Ottone II, che nell'anno 982 vedemmo, che gittatosi in mare, si salvò dai nemici. Ma egli era già mancato di vita. Però che si da ha dire di questo diploma? Venne a morte in quest'anno _Lottario re_ di Francia, a cui succedette _Lodovico V_ suo figliuolo, chiamato nelle storie il _Dappoco_. La regina _Emma_, che poco fa dissi figliuola dell'imperadrice Adelaide, passò di gravi affanni dopo la morte del marito Lottario, perchè accusata al figliuolo Lodovico di pratica scandalosa con _Adalberone vescovo_ di Laon: sopra che si veggono due lettere da lei scritte alla madre Adelaide e all'Augusta _Teofania_ fra quelle di Gerberto. Abbiamo da Lupo Protospata[2554] che nell'anno presente i Saraceni fecero un'invasione in Calabria. _Comprehenderunt Saraceni sanctam Chiriachi_ (cioè _sanctae Cyriacae_) _civitatem, et dissipaverunt Calabriam totam._ E l'Annalista sassone[2555] racconta che il fanciullo re _Ottone III_ con possente esercito andò contra la Schiavonia occidentale. Colà venne a trovarlo _Misecone duca_ di Polonia con gran seguito di soldatesche, ed oltre all'avergli presentato un cammello con altri regali, _se ipsum etiam subdidit potestati illius_, cioè si dichiarò suo vassallo; _et tunc simul pergentes, devastaverunt totam terram incendiis, et depraedationibus multis_. Aveva questo duca per moglie _Dobrova_, sorella di _Bolislao_ duca di Boemia, principessa cristiana, la quale tanto seppe fare, che indusse il marito ad abiurare il paganesimo, e ad abbracciare la santa religione di Cristo; il che fu cagione che la Polonia cominciò a dar luogo al Cristianesimo. Anche la Russia ossia la Moscovia circa questi tempi abbracciò in parte la religione cristiana.
NOTE:
[2550] Mabillon., Annal Benedict. ad hunc annum.
[2551] Rubeus, Histor. Ravenn., lib. 15.
[2552] Ughell., Ital. Sacr., tom. 4 in Episcop. Genuens.
[2553] Odilo, in Vit. S. Adelheidis.
[2554] Lupus Protospata, in Chronico.
[2555] Annalista Saxo, apud Eccard.
Anno di CRISTO DCCCCLXXXVII. Indiz. XV.
GIOVANNI XV papa 3. OTTONE III re di Germania e d'Italia 5.
Celebre è quest'anno per la morte del giovane _Lodovico V_ re di Francia, già raccomandato alla cura di _Ugo Capeto_ duca di Francia, senza lasciar figliuoli dopo di sè. Della stirpe regale di Carlo Magno ci restava tuttavia _Carlo_ duca di Lorena, zio paterno d'esso Lodovico. Contuttociò esso Ugo Capeto, prevalendosi del mal animo che aveano i primati della Francia contro d'esso Carlo, perchè legato d'interessi col re germanico, si fece proclamar re di Francia, e coronare sul principio di luglio. Da lui per diritta linea maschile discende il cristianissimo regnante re di Francia _Luigi XV_. Seguitò poi la guerra fra lui e il suddetto Carlo con varia fortuna: del che potrà informarsi chi vuole dalla storia di Francia. In quest'anno portarono di nuovo i Sassoni la guerra nel paese degli Slavi: _unde illi compulsi, regis_ (cioè di Ottone III) _ditioni se subdunt, et castella juxta Albiam restaurantur_, sono parole dell'Annalista d'Ildeseim[2556] e sassone. Perchè non si sa in qual anno precisamente succedesse la persecuzione fatta in Roma a papa _Giovanni XV_, chiamato da vari autori _XVI_, sarà a me lecito il farne qui menzione. Il Sigonio[2557] ne parla all'anno 993; il cardinal Baronio[2558] all'anno 985. Martino Polacco[2559], Tolomeo da Lucca[2560] ed altri narrano che questo papa fu persona molto dotta, e compose alcuni libri. Ma perchè non cessavano in Roma le fazioni, Crescenzio patrizio di quella città, che col titolo di console avea in suo potere castello sant'Angelo, si diede a perseguitarlo, in maniera che fu costretto il buon papa a fuggirsene di Roma, e a ricoverarsi in Toscana, della qual provincia era allora duca e marchese _Ugo_, figliuolo di Uberto, e nipote d'Ugo già re d'Italia. Di là cominciò Giovanni a sollecitare il giovinetto re Ottone III di calare in Italia, altro mezzo non conoscendo per rimediare alla sfrenata licenza de' Romani, che quella di creare un imperadore. Ciò inteso da Crescenzio, e non essendo smarrita la memoria della giustizia fatta da Ottone il Grande, e fors'anche dal secondo, mandò a pregare il papa che se ne tornasse alla sua sedia. In fatti Giovanni XV si portò a Roma, dove esso Crescenzio col senato fu a dimandargli perdono. Da lì innanzi ebbe quiete il papa dal popolo romano. Per le suddette molestie inferite a questo pontefice si può credere scritto da Romoaldo salernitano[2561] che ai tempi d'esso Giovanni XV _Romani capitanei patriciatus sibi tyrannidem vendicavere_; cioè usurparono al papa il dominio temporale di Roma. Il cardinal Baronio se la prende spesso contro i principi d'allora, senza mai riconoscere da chi venivano gli sconvolgimenti di Roma e della cattedra pontificia, cioè dai Romani stessi. Aggiugne esso Romoaldo che in quest'anno i Saraceni saccheggiarono la Calabria. Forse racconta egli qui ciò che Lupo protospata scrisse all'anno precedente.
NOTE:
[2556] Annales Hildesheim.
[2557] Sigonius, de Regno Ital.
[2558] Baron., in Annal. Eccles.
[2559] Martinus Polonus, in Chron.
[2560] Ptolomaeus Lucens., de Roman. Pontif.
[2561] Romuald. Salernitanus, Chron., tom. 7 Rer. Ital.
Anno di CRISTO DCCCCLXXXVIII. Indiz. I.
GIOVANNI XV papa 4. OTTONE III re di Germania e d'Italia 6.