Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750
Part 107
Era fin qui durata la nimicizia di _Ottone II_ imperatore con _Lottario re_ di Francia, a cagione della Lorena, provincia allora di grande estensione fra la Germania e la Gallia. In quest'anno ebbe fine. Seguì un abboccamento fra loro, e, per attestato di Ditmaro[2463], _Lutharius rex cum filio suimet, ac muneribus magnificis ad Ottonem venit, et sibi satis faciens, amicitiam ejus firmiter acquisivit_. Così hanno altri scrittori[2464]. E Sigeberto aggiugne[2465], che _rex Lotharius Lotharingiam abjurat_. Ma il continuatore di Frodoardo[2466] scrive che Ottone Augusto riconobbe quel paese in feudo dal re di Francia: _Lotharius rex Francorum contra voluntatem principum regni sui Remis pacificatus est cum Othone imperatore, deditque Othoni in beneficium Lotharingiae ducatum: quod magis corda praedictorum principum contristavit_. Lascerò io disputare intorno a questo punto gli eruditi franzesi e tedeschi; perchè quel continuatore non è di tale antichità da potersi riposar sul suo detto. In questa maniera avendo l'Augusto Ottone assicurata la quiete della Germania, rivolse i suoi pensieri all'Italia. Stavagli ai fianchi l'imperadrice _Teofania_ sua moglie, che gli andava mettendo in capo delle pretensioni sopra gli stati posseduti dai greci Augusti in Italia, per esser ella figliuola d'un greco imperatore: con che s'invogliò il marito di tentare la conquista. Se si ha da credere ad un continuatore della Cronica di Frodoardo[2467] presso il Du-Chesne, fu egli in oltre chiamato in Italia dal papa, per provvedere ai mali umori che più che mai serpeggiavano in Roma: _Evocatus a papa, ut Ecclesiae succurreret, in Italiam, ubi Apuliam et Calabriam Italiae provincias ad jus imperii Graecorum appendentes, ad imperium romanum conatus transferre_. In quest'anno, per testimonianza dell'Annalista sassone[2468], la suddetta imperadrice Teofania partorì all'Augusto marito un figliuolo, appellato _Ottone III_, che fu poi re ed imperatore. Calò dunque in Italia Ottone II imperadore nell'autunno dell'anno corrente, e, giunto a Pavia, quivi si pacificò colla santa imperadrice _Adelaide_ sua madre. Non van d'accordo su questo punto santo _Odilone abbate_[2469] di Clugnì, e Siro monaco abbate d'esso monistero[2470] prima di Odilone. Secondo il suddetto Odilone, pentito l'imperadore dei disgusti dati alla madre, spedì a _Corrado re_ di Borgogna e a san _Maiolo_ dei messi, con pregarli d'interporsi per la riconciliazione, e di condurre Adelaide a Pavia. Venne ella in fatti a quella città, abboccossi col figliuolo, ed amendue non senza lagrime si pacificarono. Siro all'incontro scrive che non attentandosi alcuno dei buoni cortigiani di aprir bocca in favor d'Adelaide, sollecitato san Majolo da molti, si portò alla corte, e con generosa franchezza talmente ne parlò all'imperadore, ch'egli si diede per vinto, e andò a gittarsi a' piedi della madre. Nelle annotazioni alle leggi longobardiche[2471] ho io scritto che questa riconciliazione seguì in Verona nell'anno 983. Ma essa è indubitatamente da riferirsi all'anno presente. Da Pavia passò l'Augusto Ottone a Ravenna, dove, per relazione dell'Annalista sassone, celebrò il santo Natale. Della sua permanenza in quella città ne abbiamo anche la testimonianza in un diploma[2472] da me dato alla luce, in cui egli confermò ai canonici di Parma _interventu ac petitione dominae nostrae matris Adelaidae_, (già riconciliata con lui) tutti i loro privilegii, _V kalendas januarii, anno dominicae Incarnationis DCCCCLXXX, Indictione nona, regni vero domni Ottonis XXII_ (dovrebbe essere _XX_) _imperii autem ejus XIII_ (dee essere XIIII, facile errore del copista). _Actum Ravennae._ Vuole il Sigonio[2473] che Ottone, appena arrivato in Italia, tenesse nel mese d'agosto una solennissima dieta dei principi italiani in Roncaglia sul Piacentino, dove si fece giustizia di chi avea mosse sedizioni in Italia, e furono conferiti feudi a varie persone, e fra le altre a _Lanfranco Bracciforte_ piacentino. Aggiugne che _Tedaldo_, figliuolo di _Alberto Azzo_ conte ed avolo della _contessa Matilde_, fu dichiarato marchese di Mantova. Ma nulla di ciò sussiste. Nel dì 7 di ottobre era tuttavia di là da' monti l'imperadore Ottone II, come con un suo diploma pruova il padre Mabillone[2474]. In que' tempi non v'era marchese di Mantova. Senza dubbio _Tedaldo_ portò il titolo di _marchese_, ma con restare tuttavia ignoto onde a lui venisse questa denominazione. Ed è una favola quella del Bracciforte.
NOTE:
[2463] Ditmarus, in Chron., lib. 3.
[2464] Annales Hildeshemenses. Annalista Saxo.
[2465] Sigebert., in Chron.
[2466] Continuator Frodoardi, apud Du-Chesne, tom. 2 Rer. Franc.
[2467] Idem, Ibidem.
[2468] Annalista Saxo, apud Eccardum.
[2469] Odilo, in Vita S. Adelheidis.
[2470] Syrus, in Vita S. Majoli.
[2471] Rer. Ital., P. II, tom. 1.
[2472] Antiquit. Ital., Dissert. XVIII.
[2473] Sigonius, de Regno Ital., lib. 7.
[2474] Mabill., Annal. Benedict., ad ann. 980.
Anno di CRISTO DCCCCLXXXI. Indiz. IX.
BENEDETTO VII papa 7. OTTONE II imperadore 15 e 9.
Era tuttavia in Ravenna l'Augusto _Ottone II_ nel dì 15 di gennaio, citando il Rossi[2475] un suo diploma, dato _XVIII kalendas februarii anno dominicae Incarnationis DCCCCLXXXI, Indictione IX, regni XX, imperii XIV. Ravennae._ Passò dipoi a Roma per attestato dell'Annalista sassone[2476], in compagnia delle Auguste, cioè di _Adelaide_ sua madre e di _Teofania_ moglie, e vi solennizzò la Pasqua. Confermò all'insigne monistero di Farfa i suoi privilegii con un diploma[2477] dato _III nonas maii, anno dominicae Incarnatione DCCCCLXXXI, Indictione VIII_ (scrivi _VIIII_), _imperii autem ejus XIV. Actum Romae._ Un altro suo diploma in favor del monistero di Casauria fu spedito _XIV kalendas maii_ nell'anno suddetto, _Indictione nona, regni vero domni Ottonis secundi vicesimo primo, imperii autem ejus decimoquarto. Actum Romae in palatio juxta ecclesiam beati Petri Apostoli_, cioè fuor di Roma, dove soleano abitar gli imperadori, allorchè andavano a quella augusta città. Lo stesso pure praticavano in Ravenna, in Milano ed in altre città, abitando fuori d'essa, credo io, per loro maggior sicurezza, e quiete ancora dei cittadini. Susseguentemente nel mese d'agosto confermò tutti i privilegii e beni al celebratissimo monistero di Monte Casino. Il suo diploma, che tuttavia originale col suo sigillo di cera si conserva nell'archivio casinense, dato alla luce dal padre abbate Gattola[2478], si vede spedito _VIII idus augusti anno dominicae Incarnationis DCCCCLXXXI, imperii vero domni secundi Ottonis imperatoris Augusti quartodecimo Indictione nona. Actum Cevice._ Quivi è degno d'attenzione ciò che dice quest'imperadore in confermare ad _Aligerno abbate_ tutte le tenute del monistero casinense _in ambobus ducatibus nostris spoletino atque firmano, seu infra omnes fines nostri regni italici_. Il ducato di Fermo, appellato anche Marca di Fermo, altro non è che il ducato ossia la Marca di Camerino. Or di qua si vegga, se possa sussistere che i due Ottoni primo e secondo avessero donato, ossia confermato, alla santa Chiesa romana _cunctum ducatum spoletinum, seu beneventanum_. Ognun sa, per conto del beneventano, che esso era in questi tempi de' suoi proprii principi, i quali riconoscevano ora i greci, ora i latini imperadori per loro sovrani, senza che mai niuno de' papi se ne lamentasse, o vi pretendesse. Così i due ducati ossia le due marche di Spoleti e di Camerino dipendevano dai soli imperadori d'Occidente, ed erano parti del regno d'Italia; e i re e gl'imperadori vi mettevano al governo i duchi di mano in mano; il che appunto succedette nell'anno presente, imperciocchè venne a morte _Pandolfo Capodiferro_, potentissimo principe di Benevento e Capua, che per molti anni era anche stato duca di Spoleti e marchese di Camerino. Dopo l'aprile, e prima del mese di giugno di quest'anno egli terminò i suoi giorni, e fu seppellito in Capua. A _Landolfo IV_ suo primogenito toccò il principato di Benevento e Capua; a Pandolfo ossia Paldolfo secondogenito restò il principato di Salerno. Per conto di _Spoleti_ e di _Camerino_, siccome vedremo, questo pervenne a _Trasmondo_ duca e marchese, nominato nelle croniche di Farfa e del Volturno. Trovavasi in Capua l'Augusto Ottone nell'ultimo dì di settembre, allorchè confermò una gran copia di beni donati al nobil monistero di san Salvatore di Pavia dall'imperadrice _Adelaide_ sua madre, piissima fondatrice di quel sacro luogo. Il diploma fu dato[2479] _pridie kalendas octobris anno dominicae Incarnationis DCCCCLXXXI, Indictione X, regni domni secundi Ottonis XXIV, imperii quoque XIV. Actum Capuae_. Gli anni del regno sono scorretti, nè si accorda questo diploma colla dotazione fatta più tardi di esso monistero dall'Augusta Adelaide. Attese in questi tempi l'imperadore Ottone ad ammassar gente, e a far tutti i preparativi per cominciar la guerra coi Greci. Ma perchè _Pandolfo principe_ di Salerno doveva essere ora dipendente da essi, Ottone, per attestato di Romoaldo salernitano[2480], assediò quella città, e la prese: _Veniens Salernum obsedit, cepitque illam expugnans_: sono parole di quello storico. Ed Ermanno Contratto[2481] scrive a quest'anno: _Otto imperator peragrata Italia, Campaniam, calabrosque fines cum exercitu ingreditur_. Lasciò scritto Lupo Protospata[2482] sotto quest'anno, che _fecit praelium Otho rex cum Saracenis in Calabria in civitate Cotruna, et mortui sunt ibi quadraginta millia Poenorum_ (enorme slargata di bocca) _cum rege eorum, nomine Bulcassimus_. Ma questa notizia è fuor di sito, conoscendosi che appartiene all'anno seguente; ed è anche alterata di molto. Così egli narra all'anno 982 la morte di Ottone II, la quale pure accadde solamente nel 983.
Ci vien poi dicendo Gotifredo da Viterbo[2483], che prima che Ottone II tornasse in Italia, erano qui insorte fra i popoli, e massimamente in Roma, varie sedizioni. Arrivato ch'egli fu a Roma in collera, sentì le doglianze de' popoli, notò i rei; ed un giorno, fatto un solenne convito, in cui si trovarono tutti i principi e baroni, e circondato il luogo dalle sue guardie, mentre erano sul più bello dell'allegria, intimò il silenzio a tutti. Quindi ordinò che si leggesse il processo dei delinquenti, a cadaun dei quali immediatamente fu spiccato il capo dal busto:
_Qui meruit, damnatur ibi poena capitali._ _Sanguine nobilium jam mensa potest maculari._ _Otho sibi capita vult quasi fercula dari._ _Humani capitis dum mensa cruore medescit._ _Non minus ante datis Rex imperat undique vesci._
Da Gotifredo prese queste notizie il Sigonio[2484], come buona moneta, e le inserì nei suoi Annali. Ma s'ha da tenere per certo che queste son tutte fandonie, almeno per quel che riguarda Ottone II imperadore. Al più al più potrebbe aver dato motivo a questa favola Ottone III suo figliuolo, per l'operato suo in Roma: del che parleremo a suo luogo. E che lo stesso Gotifredo imbrogli qui i fatti del terzo Ottone con quei del secondo, si scorge dal dire egli che Ottone II portò da Benevento il corpo di san Bortolomeo apostolo: il che sappiamo attribuito dai vecchi scrittori ad Ottone III, tuttochè neppur questo sussista. Ora non parlando alcuno degli antichi storici della sopraddetta rigorosa, anzi orrida giustizia, che avrebbe fatto grande strepito nel mondo: non è bastante farcela credere l'autorità di Gotifredo, lontano da questi tempi, e scrittore dell'anno 1190. Abbiamo poi dall'Annalista Sassone[2485] che il suddetto imperadore celebrò la festa del santo Natale in Salerno: il che ci vien sempre più assicurando che in quest'anno egli se ne impadronì colla forza dell'armi. Lamberto da Scafnaburgo[2486] dice ch'egli solennizzò essa festa in Roma. Ma qui non se gli può prestar fede. Nella Cronica del monistero del Volturno[2487] abbiamo un bel placito tenuto _ipso die lunae, quinto die intrante mense decembrio, Indictione X super salernitanam civitatem, in qua residebat supradictum imperatorem cum suis honoralibus hostiliter, anni Domini DCCCCLXXXI, imperii vero domni secundi Ottoni XIIII_. Cadde appunto in quest'anno il dì quinto di dicembre in lunedì; e però abbiamo che allora l'imperadore era ad oste sotto Salerno, ed avendolo preso prima del Natale, quivi dovette celebrar quella festa. A questo anno parimente dovrebbe appartenere un diploma d'esso Ottone, conceduto ai canonici di Lucca[2488] _XII kalendas januarias, anno dominicae Incarnationis DCCCCLXXXII, Indictione X, anno regni secundi Ottonis XXV, imperii quoque ejus XV. Actum justa civitatem Salernum._ Sono scorrette queste note. L'anno, per mio avviso, ha da essere _DCCCCLXXXI_. Quando nulladimeno fosse dato nell'anno susseguente, di qui apprenderemmo che anche nell'anno appresso l'imperadore celebrò il Natale del Signore in Salerno: cosa nondimeno ch'io peno a credere. Nè si dee tralasciare ciò che scrive l'autore della Cronica di Casauria[2489], cioè che nell'anno presente _dominus Otto imperator ex romulea egressus urbe, et aedificata sibi regali domo in campo, qui vocatur de Cedici, toto ipso aestivo tempore ibi perendinans mansit_. Era questo luogo nel territorio di Marsi, ciò apparendo da un placito, da me aggiunto alla medesima Cronica, tenuto _in territorio Marsicano in ipso campo de Cedici, ubi erat ipsa casa domni Ottonis aedificata, ubi residebat in placito Gislebertus venerabilis episcopus_ (di Bergamo), ec. Esso placito fu celebrato _anno ab Incarnatione Domini nostri Jesu Cristi DCCCCLXXXI, anno imperatoris magni Ottonis filii quondam Ottonis imperatoris Augusti XIV, die mensis augusti, Indictione IX Actum in Marsi_. _Adamo abbate_ di Casauria vinse quivi una lite di beni. Truovasi ancora nella Cronica del monistero di santa Sofia[2490] un diploma d'esso Augusto, impetrato da _Gregorio abbate_ di quel sacro luogo, e dato _XV kalendas novembris, anno dominicae Incarnationis 997, imperii vero domni secundi Ottonis XIV, Indictione X. Actum in civitate beneventana in palatio regio_. Ma è grossamente fallato l'anno, e s'ha da scrivere _anno DCCCCLXXXI_. Ho detto di sopra che il principato di Benevento e di Capua, dopo la morte di _Pandolfo Capodiferro_, fu governato da _Landolfo IV_ suo figlio. Aggiungo ora che in quest'anno coll'espulsione d'esso Landolfo IV, Benevento pervenne alle mani di _Pandolfo II_ figliuolo di _Landolfo III_, cioè di un fratello del suddetto Capodiferro. Anche _Pandolfo II_ principe di Salerno[2491] era stato spossessato di quel principato da _Mansone_ duca di Amalfi, il quale con _Giovanni I_ suo figliuolo il tenne per due anni. E quantunque Ottone II assediasse e prendesse quella città, siccome abbiam veduto, pure tanto sapere ebbero, che restarono amendue confermati in quel principato.
NOTE:
[2475] Rubeus, Hist. Ravenn., lib. 5.
[2476] Annalista Saxo, apud Eccardum.
[2477] Chronicon Farfens., P. II, tom. 2 Rer. Ital.
[2478] Gattola, Hist. Monaster. Casinens. P. I.
[2479] Margarinius, Bullar. Casines., tom. 2, Constitut. LX.
[2480] Romuald. Salernit., Chron., tom. 7, Rer. Ital.
[2481] Hermannus Contractus, in Chron.
[2482] Lupus Protospata, in Chronico, tom. 5 Rer. Italic.
[2483] Godefredus Viterbiensis, Panth. de Othone II.
[2484] Sigonius, de Regno Ital., lib. 7.
[2485] Annalista Saxo.
[2486] Lambertus Schafnaburgensis, in Chronico.
[2487] Chron. Vulturnen., P. II, tom. 1 Rer. Ital.
[2488] Antiquit. Italic., Dissert. LXII.
[2489] Chron. Casauriense, P. II, tom. 2 Rer. Ital.
[2490] Ughell., Ital. Sacr., tom. 8.
[2491] Peregrinus, Hist. Princip. Langobard.
Anno di CRISTO DCCCCLXXXII. Indiz. X.
BENEDETTO XII papa 8. OTTONE II imperad. 16 e 10.
Nel catalogo del monistero nonantolano[2492], da me dato alla luce, viene scritto che in quest'anno fu conferita questa insigne badia a _Giovanni archimandrita_ greco, ed è importante la notizia per imparare a conoscer per tempo un volpone che arrivò in fine ad occupar la stessa cattedra di san Pietro, siccome vedremo. S'era questo astuto calabrese mirabilmente introdotto nella confidenza dell'imperadrice _Teofania_, greca anche essa di nazione. Ed informato che buon boccone fosse quello della badia nonantolana, goduto in addietro da alcuni vescovi, valenti cacciatori de' beni de' monaci, l'impetrò, secondo i perversi costumi d'allora, dall'imperadore. Nella copia del diploma da me veduta e pubblicata mancava la data[2493]; ma è da osservare come sia ivi dipinto questo ipocrita. Dopo aver detto l'imperadore che quel monistero, _in comitatu mutinense constructum, quod Nonantula vocatur, omnibus aliis majus, et quod olim exemplar bene vivendi, et sanctae conversationis fuerat reliquis, paene jam annullatum, atque fondo tenus depopulatum iniquorum pravitate hominum eo quod per longa curricula annorum_, era stato senza veri abbati, e non essersi trovato fra i monaci alcuno atto a quel governo, soggiugne: _Posthac consultu sapientium reduxi oculos meos ad aulicos, inter quos quemdam archimandritem et consecretalem meum, Johannem nomine, reperi, probis moribus ornatum, pudicum, sobrium, docibilem, graeca scientia non ineruditum, totiusque prudentia, et sanctitatis fulgore praeclarum. Quem consilio virorum illustrium, Deumque timentium, et electione fratrum in jam dicto monasterio commanentium, a nostro cubili, et necessariis consiliis abstrahentes, super nominatis fratribus in patrem et rectorem praefecimus_. Osservisi come la badia nonantolana vien chiamata la più grande, s'io non erro, di tutte l'altre d'Italia. Ottima fu qui l'intenzione dell'imperadore, ma andando innanzi, scorgeremo che santo uomo fosse questo archimandrita Giovanni. Nel mese di marzo del corrente anno si truova l'imperadore Ottone II in Taranto, dove conferma ad _Odelrico vescovo_ di Cremona i beni della sua chiesa. Le note del diploma son queste[2494]: _Datum XVII kalendas aprilis anno dominicae Incarnationis DCCCCLXXXII, Indictione X, regni domni secundi Ottonis XX, imperii autem XIIII (si dee scrivere XVI)_. Quivi ancora egli dimorava _XIV kalendas majas_, come si raccoglie da altro suo diploma[2495] in favore di _Giovanni vescovo_ di Salerno da me pubblicato. Scrive Leone Ostiense[2496], che Ottone _venit Capuam et abiit Tarentum, ac Metapontum, et deinde Calabriam, unde prospere ad suas reversus. Anno Domini DCCCCLXXXIII iterum magno exercitu congregato cum Saracenis in Calabriam dimicaturus descendit_. Ma non v'ha grande esattezza in queste parole, o, per dir meglio, nel testo che abbiamo. L'anno è ivi fallato certo, essendo che nel presente, e non già nel susseguente, seguì la battaglia di cui seguita esso ostiense a parlare.
Romoaldo salernitano racconta[2497], che Ottone II da Salerno _per Brixiam_ (forse _Brutios_) _et Lucaniam in Calabriam perrexit, et apud Stylum Calabriae oppidum cum Saracenis pugnavit, eosque devicit, Rhegium quoque cepit_. Anche Lupo Protospata, siccome abbiam veduto all'anno precedente, nota che la battaglia d'esso imperadore coi Saraceni riuscì favorevole ai Cristiani, e che vi restarono sul campo quaranta mila Mori; nel che, siccome dissi, ognun vede ch'egli aprì di troppo la bocca. Ma s'ingannarono questi ed altri autori non meno nel fatto che nel tempo. Non si può staccare dall'anno presente il fatto d'armi succeduto fra Ottone Augusto e i Mori; ed in questo non restò vincitore, ma vinto l'imperador d'Occidente. Abbiamo da Ditmaro[2498], da Ermanno Contratto[2499], da Epidanno[2500], dall'Annalista sassone[2501] e da altri il vero racconto di questo infelice avvenimento. Intorno a che è da sapere che i greci Augusti _Basilio_ e _Costantino_, dacchè penetrarono l'intenzione dell'imperadore Ottone II, di voler assalire gli Stati da loro posseduti in Puglia e Calabria, gli spedirono ambasciatori per distornarlo da sì fatta impresa. A nulla avendo servito le loro esortazioni e preghiere, si rivolsero per aiuto ai Mori di Sicilia e d'Africa, promettendo loro buon soldo e regali. A questo invito si leccarono le dita i Saraceni, di nulla più vogliosi che di poter mettere liberamente il piede nella Calabria: se pure la guerra di Ottone non fu ancora contra di loro, come possedenti qualche città o fortezza in quelle parti. Pertanto, raunata una possente flotta navale, accorsero a sostenere gl'interessi dei Greci, e fors'anche i loro proprii. Avea l'imperador Ottone anche egli un gagliardo esercito dei suoi Sassoni, accresciuto da un buon rinforzo di Bavaresi ed Alemanni. In persona era venuto _Ottone duca_ di Baviera e di Svevia, figliuolo del già _Litolfo_ suo fratello, a militar sotto il di lui comando. Oltre a ciò, concorsero alla di lui armata i Beneventani, Capuani, Salernitani ed altri popoli dell'Italia. La sua prima impresa fu l'assedio di Taranto, città difesa e tenuta dai Greci: _eamque_, come dice Ditmaro, _viriliter in parvo tempore oppugnatam devicit_. Proseguì il viaggio in Calabria per azzuffarsi coi Mori. A tutta prima li mise in fuga, ed obbligò a ritirarsi in una città. Usciti poi costoro con bella ordinanza in campo, si attaccò la crudele battaglia. Gran macello fecero i Cristiani di quegl'infedeli, sbaragliarono i loro squadroni, fecero fuggire i restanti. Ma mentre i Cristiani sbandati son dietro a raccogliere le spoglie del campo, eccoti, a mio credere, comparir di nuovo raccolti e schierati i Saraceni, che senza trovar resistenza, misero a fil di spada quanti dei Cristiani vennero loro alle mani, e restarono padroni del medesimo campo. Perirono in quell'infelice conflitto non già il suddetto _Ottone duca_ di Alemagna e di Baviera, come vuole il Sigonio, perchè egli tornò in Germania, e quivi mancò di vita nel presente anno, ma bensì _Arrigo vescovo_ d'Augusta, _Vernero abbate_ di Fulda, siccome ancora, per attestato di Leone Ostiense, _Landolfo principe_ di Benevento e di Capua, con _Atenolfo marchese_ (forse di Camerino) suo fratello, ed altri principi, vescovi e conti. Altri ancora restarono prigioni, e convenne loro riscattarsi con gran somma d'oro. _Quorum unus_ (scrive Epidanno) _erat vercellensis episcopus, carcere diu maceratus apud Alexandriam_ d'Egitto. Le memorie della chiesa di Vercelli presso l'Ughelli[2502] portano che circa questi tempi _Pietro II_ vescovo di quella chiesa andò per sua divozione ai luoghi santi d'Oriente, e fu preso e tenuto gran tempo in prigione. Tornato poscia a Vercelli, dopo la morte fu aggregato al catalogo dei beati. Ma s'egli per disavventura, secondo gli abusi de' secoli barbari, fosse ito alla guerra, e fra i combattenti avesse voluto far da prode (il che non si può ora chiarire), non sarebbe un tal santo approvato dalla Chiesa di Dio. Succedette questa campale sfortunata battaglia, secondo Ditmaro, _III idus julii_, e senza fallo in questo anno, come s'ha dai suddetti scrittori.