Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750
Part 106
Cominciarono almeno in quest'anno, e continuarono nel seguente, le discordie fra _Ottone II_ Augusto e _Lottario re_ di Francia, a cagion del ducato della Lorena. Non sono concordi gli antichi storici, cioè Ermanno Contratto, Sigeberto, l'Annalista sassone ed altri, in assegnare i tempi di quelle militari imprese. L'Annalista suddetto[2435] racconta sotto il presente anno, ed altri sotto il seguente, ciò ch'io sono ora per dire. Perchè Lottario avea data la Lorena a _Carlo_ suo fratello, e questi s'era collegato coll'imperadore, Lottario in collera portò l'armi sue in Lorena, e dato il sacco al palazzo di Aquisgrana, sedia del regno, e ad altri luoghi, se ne tornò indietro. Ottone irritato forte da queste violenze del re suo cognato, per attestato di Sigeberto[2436], _cum inestimabili exercitu prosecutus, condicto die, scilicet kalendis octobris Franciam intravit, quam usque ad kalendas decembris pervagatus, fines Remensium, Laudunensium, Suessionum, et Parisiensium, diversa caede vastavit, ecclesiis tantum Dei omnium immunitate concessa_. L'Annalista sassone scrive ch'egli _usque Parisius nullo sibi obsistente pervenit_. Ma nel tornare indietro, allorchè ebbe da valicare il fiume Assona, colto dall'armata di Lottario, vi perdè buona parte del bagaglio e della preda. Lascerò ch'altri decida, se questa guerra appartenga al presente o al susseguente anno. Secondochè scrive il suddetto Annalista, prima che seguisse questa rottura fra l'imperadore e il re Lottario, il deposto duca di Baviera _Arrigo II_ occupò la città di Passavia. Vi accorse Ottone Augusto, assediò lui nella medesima, e in fine l'obbligò a sottomettersi al suo volere. E Lupo protospata[2437] lasciò scritto a questo medesimo anno: _Incenderunt Agareni civitatem Oriae, et cunctum vulgus in Siciliam deduxerunt_. Altri tengono succeduto più tardi questo fatto. Vien rapportato dal Margarino[2438] un diploma di Ottone II Augusto, come spettante all'anno presente, colle seguenti note: _Datum IV nonas aprilis anno dominicae Incarnationis DCCCCLXXVII, Indictione V, regni vero domni Ottonis XVI, imperii XI_. In esso dichiara egli conte di Bobbio l'abbate di quell'insigne monistero, come erano stati in addietro altri abbati. Ma altrove[2439] ho io dubitato della legittimità di questo diploma, al vedere sì anticamente investito l'abbate _per annulum aureum de jam dicto comitatu_, e al trovar qui l'_anno XI_ dell'imperio, il quale cominciava a decorrere solamente nel Natale dell'anno presente. Però l'Ughelli tralasciò l'anno di esso imperio, ed aggiunse:[2440] _Actum Noviomaga in palatio imperatoris_. Sono ivi citati per testimonii l'arcivescovo di Magonza, _Rinaldo vescovo_ di Pavia, _Giovanni vescovo_ di Piacenza, ed altri. Non si solevano allora registrar ne' diplomi imperiali i nobili testimonii. Tal costume fu introdotto più tardi. Vescovo era allora di Piacenza _Sigolfo_ e non _Giovanni_, come s'ha dalle carte accennate dal Campi[2441], il quale stranamente si studia d'accordare con esse l'anacronismo di questo diploma. Comunque sia, quivi s'incontrano le seguenti parole: _Quaecumque igitur Adalbertus vel Opizo marchiones, vel eorum sequaces, in praefato comitatu, et ejus pertinentiis agere vel facere praesumpserunt, nisi de expressa licentia et libera voluntate comitis memorati, volumus irrita fieri atque cassa_. Abbiamo veduto all'anno 972 provato con un autentico strumento, ed io ho prima d'ora con altre pruove nelle Antichità estensi dimostrato, che fiorivano in questi tempi _Adalberto_ ed _Oberto II_ marchesi, figliuoli del marchese _Oberto I_, dal secondo dei quali discende la nobilissima casa d'Este. E in una pergamena lucchese dell'anno 1011 s'incontra[2442] _Adalbertus marchio filio bonae memoriae Oberti, qui Oppitio_: del che fo io menzione, acciocchè si sappia che il medesimo _Oberto II_ era anche appellato _Obizzo_. Nella stessa maniera s'incontrerà _Adalbertus, qui et Azzo_, ed altri simili esempli si truovano nelle memorie di quei tempi. Però _Azzo_ ed _Obizzo_ divennero poi nomi de' principi estensi susseguenti, e andarono a poco a poco in disuso quei di _Oberto_ e di _Adalberto_, che è lo stesso che _Alberto_.
NOTE:
[2435] Annalista Saxo, apud Leibnitium et Eccardum.
[2436] Sigebertus, in Chron. ad ann. 978.
[2437] Lupus Protospata, in Chronico.
[2438] Margarin., Bullar. Casinens., tom. 2, Constit. LVIII.
[2439] Antichità Estensi. P. I, cap. 21.
[2440] Ughell., Ital. Sacr., 4 in Episcop. Bobiens.
[2441] Campi, Istor. di Piacenza, tom. 1.
[2442] Antichità Estensi, P. I. cap. 16.
Anno di CRISTO DCCCCLXXVIII. Indiz. VI.
BENEDETTO VII papa 4. OTTONE II imperadore 12 e 6.
Agli anni precedenti e a parte ancora di questo appartiene un racconto di Andrea Dandolo[2443]. Scrive egli che _Vitale patriarca_ di Grado, figliuolo dell'ucciso doge _Pietro Candiano IV_, per consiglio di alcuni Veneziani, _Saxoniam ad Imperatorem properans, de occisione sui genitoris quaerelam exposuit, et remedium imploravit. Quem imperator devote suscipiens sibi condoluit, et eum secum manere rogavit._ Aggiugne appresso che anche _Gualdrada_ già moglie d'esso doge ucciso, e sorella di _Ugo duca_ e marchese di Toscana, _lege salica desponsata_, perchè veramente discendente da padre ed avolo franzesi, fece anch'ella ricorso con buone raccomandazioni alla imperadrice _Adelaide_, per inquietare il doge novello e i Veneziani. Ma _Pietro Orseolo_ doge destramente trattò con essa imperadrice, e per via d'una composizione _quietationem obtinuit subsequenter, per imperatricem approbatam Placentiae, Dominico Carimano Venetorum nuntio procurante_. Abbiamo dall'Annalista sassone[2444] che in quest'anno _Adelheidis imperatrix cum filia Athelheide abbatissa in Italiam profecta est propter quasdam discordias inter se et filium factas_. Però si può credere che in questi tempi seguisse l'accordo suddetto approvato in Piacenza dalla suddetta Augusta. Noi abbiamo da Siro monaco[2445] che _Ottone II_ Augusto concepì tanta alterazion d'animo contra della piissima imperadrice sua madre, _quasi in rei publicae dilapidatricem_, forse perch'ella spendeva molto in limosine, e in ornare o dotar le chiese. Ma _Odilone abbate_ di Clugnì[2446] nella vita di questa santa imperadrice scrive, che non mancando alla corte chi la metteva in disgrazia del figliuolo Augusto (e fra queste si può sospettare, per quanto dirò altrove, che vi entrasse la nuora Teofania), essa Adelaide non in Italia si ritirò, ma bensì nel paterno regno della Borgogna, _ubi a fratre scilicet Chuonrado_ (re di quella contrada), _et nobilissima Mathilde ejus conjuge_, fu ben ricevuta. E perciò _tristabatur de absentia ejus Germania; laetabatur in adventu ejus tota Burgundia; exultabat Lugdunum, quondam philosophiae mater et nutrix: necnon et Vienna nobilis sedes regis_. Da ciò inferisce il padre Mabillone che s'ingannasse l'Annalista suddetto sì nel raccontar la venuta in Italia di santa Adelaide, come ancora nell'anno, pretendendo egli che ciò seguisse solamente nell'anno 980, in cui san _Maiolo abbate_ riconciliò l'Augusta madre col figlio. Ma avendo noi qui l'asserzione dello storico sassone, e inoltre quella del Dandolo, che dovette prendere la notizia dell'accordo seguito fra Gualdrada e Pietro Orseolo doge dallo strumento fatto in Piacenza coll'interposizione dell'imperadrice, abbiamo assai fondamento di credere quell'Augusta venuta di Germania in Italia, da dove poi dovette passare a Vienna di Francia.
Dal Dandolo suddetto vien susseguentemente scritto, e più diffusamente esposto da san Pier Damiano[2447] e da altri che hanno scritta la vita di san _Pietro Orseolo_, cioè del soprallodato doge, attendendo egli alle opere di pietà, siccome uomo di santa vita, ma conoscendo d'aver dei nemici che macchinavano contro di lui, e provando anche i rimorsi per l'uccisione del suo antecessore: capitò a Venezia _Guarino abbate_ di san Michele di Cusano in Guascogna, che non difficilmente persuase al buon doge di dare un calcio al mondo, e di abbracciar la vita monastica. In fatti nella notte del dì primo di settembre dell'anno presente _Pietro Orseolo_, senza far parola di ciò nè colla moglie Felicita, nè con Pietro suo figliuolo, nè con alcuno de' suoi domestici, uscì segretamente di Venezia, accompagnato da Giovanni Gradenigo e da Giovanni Morosino suo genero, personaggi anch'essi di rara pietà, e da _Romoaldo_ celebre monaco di Ravenna, e poi santo institutore dell'ordine camaldolense, e da Marino insigne anacoreta, s'inviò in Francia, e quivi nel monistero suddetto di san Michele prese l'abito monastico, e passò quivi diciannove anni, crescendo di virtù in virtù; di modo che dopo morte, risplendendo anche per varii miracoli, fu in quel monistero ed in Venezia onorato qual santo. A _Pietro Orseolo_ succedette in quest'anno nel ducato di Venezia _Vitale Candiano_, fratello dell'ucciso _Pietro IV_ doge. A questo avviso tornò a Venezia _Vitale patriarca_ di Grado suo nipote, che dianzi dimorava nella marca di Verona. E perciocchè questo prelato avea sommamente screditato i Veneziani presso l'imperadore _Ottone II_, fu spedito dallo stesso suo zio doge in Germania per rimetterli in grazia: il che egli felicemente eseguì. Mancò di vita nell'anno presente _Gisolfo I_ principe di Salerno[2448], e succedette a lui in quel principato _Pandolfo_, secondogenito di _Pandolfo Capodiferro principe_ di Benevento e Capua, adottato per figliuolo da esso Gisolfo nell'anno 974. Ma Pandolfo assunse anch'egli il titolo di principe di Salerno, e volle governar quegli stati insieme col figliuolo; in guisa che possedendo i principati di Benevento, Capoa e Salerno, e reggendo inoltre il vasto allora ducato di Spoleti e la marca di Camerino, quasi la metà dell'Italia stava sotto il dominio suo, ed egli era senza comparazione il più potente principe d'Italia. Nè si dee tralasciare che tutti quei principi erano di _nazion longobarda_, e s'intitolavano _Langobardorum gentis principes_.
Tali ancora furono i due _marchesi Oberti_ progenitori della casa d'Este, e i lor successori si gloriavano d'essa nazione. Tali parimente furono gli antenati della celebre _contessa Matilda_. Fioriva tuttavia in questi tempi _Adalberto_ ossia _Alberto Azzo_, conte di Modena e di Reggio, e bisavolo della stessa contessa. Si truova egli vivente anche nell'anno 981, come si ha da un suo contratto riferito nel Bollario casinense[2449]. Aveva egli due figliuoli, cioè _Tedaldo_, che fu successore ne' suoi beni e stati, e _Gotifredo_ che fu vescovo di Brescia, vivente anche il padre. Moglie d'esso _Alberto Azzo_ era _Ildegarde_, donna piissima, la quale, per attestato di Donizone[2450], fabbricò il monistero di san Genesio di Brescello, oggidì ridotto in commenda. Fortificò egli maggiormente la Rocca di Canossa, vi fondò ed arricchì la chiesa di santo Apollonio, in cui stabilì una collegiata di canonici, mutata dipoi in un monistero di Benedettini, anch'esso passato dipoi in commenda. In alcuni strumenti di _Tedaldo marchese_ suo figliuolo si truova anche lo stesso Alberto intitolato _marchese_. Leggesi ivi[2451] _Theudaldus marchio, filio quondam Adelberti itemque marchio, qui professo sum ex natione mea lege vivere Longobardorum_. Ma ci è ignoto di qual marca sì l'uno che l'altro fossero investiti. Al presente anno Ermanno Contratto[2452], Lamberto da Scafnaburgo[2453] ed altri rapportano la guerra seguita fra _Ottone II_ Augusto, e _Lottario re_ di Francia, siccome ancora la depressione di _Arrigo II duca_ di Baviera. Sono di esso Ermanno queste parole: _Heinricus dux Bajoariae, et alius dux, augustensis quoque episcopus Heinricus, rebellantes imperatori, capti et exsilio mancipati sunt. Ducatumque Bajoariae Otto dux Suevorum cepit_. Era questo _Ottone_ figliuolo di _Litolfo_, da noi già veduto primogenito di Ottone il Grande imperadore. Confermò l'Augusto Ottone in quest'anno i beni e privilegii della chiesa di Cremona con un diploma[2454] dato _XIV kalendas majas, anno dominicae Incarnationis DCCCCLXXVIII, regni vero domni Ottonis imperatoris Augusti XVIII, imperii vero XI, Indictione VII. Actum corte, quae Altestet dicitur._ L'indizione ha da essere _sesta_.
Girolamo Rossi[2455] sotto l'anno presente, come egli crede, rapporta così imbrogliate e scure alcune notizie spettanti a Ravenna, che non se ne può ben comprendere il senso. Cita egli uno strumento, in cui _Uberto vescovo_ di Forlì ed alcuni arcipreti concedono ad _Onesto arcivescovo_ di Ravenna _viginti manentes_ (erano contadini obbligati con una specie di servitù al servigio de' lor padroni) con tutte lor le vigne e beni, _eo ordine, condicioneque, ut si per apostolicos sanctae romanae Ecclesiae, aut per Othonem imperatorem, media pars de districtione urbis Ravennae, et comitatus decimani, quem ipse_ (Hubertus) _cum Lamberto fratre, Honesto_ (archiepiscopo) _dederat, subtracta fuisset, nec restituere intra sex menses ipse, neque Lambertus posset, Honesto fas esset manentes, qui supra scripti sunt, bonaque, quae ad Hubertum et Lambertum ibidem pertinerent, omnia tenere, possidereque_. Lo strumento fu scritto _anno pontificatus domni Benedicti summi pontificis sexto, sicque imperante domno Othone, a Deo coronato in Italia anno XI, die II mensis octobris, Indictione VI, in loco, qui dicitur Conversito, territorio ariminensi_. Non si sa intendere come nel dì 2 di ottobre dell'anno presente potesse correre l'_anno sesto_ di _Benedetto VII_ papa. Altre memorie abbiamo che indicano lui creato papa nell'anno 975; e però come mai può convenire all'anno presente l'_anno VI_ del suo pontificato? Nell'archivio del monistero di Subiaco si legge uno strumento, scritto _anno, Deo propitio, pontificatus domni Benedicti summi pontifici, et universali VII, papae IV, imperante domno Ottone a Deo coronato pacificus imperator anno XI, Indictione VI mensis martii die sexta_, cioè nell'anno presente. Un altro fu scritto _anno pontificatus domni Benedicti summi pontifici et universali VII papae in sacratissima Sede beati Petri II, imperatoriis domni Ottoni pissimi et perpetuo Augusto a Deo coronati, anno nono, Indictione IV, mensis januarii die X_, cioè nell'anno 976. Ritornando ora alle parole dello strumento accennato dal Rossi, è considerabile il dirsi, che se dal papa o dall'imperadore fosse tolta all'arcivescovo Onesto _media pars de districtione Ravennae, et comitatus decimani_ (ceduto all'_arcivescovo Onesto_ dal _vescovo Uberto_, e da Lamberto suo fratello), in tal caso esso arcivescovo resti padrone degli uomini e beni soprannotati. Può essere che fosse in disputa la signoria di Ravenna fra il romano pontefice e l'imperadore. Ma giacchè abbiam rapportato dei documenti spettanti alla cronologia pontifizia, non vo' finirla senza avvertire, che nell'archivio poco fa menzionato del monistero insigne di Subiaco si trova un'altra bolla con queste note: _Anno, Deo propitio, pontificatus domni Benedicti summi pontifici, et universali septimi papae in sacratissima Sede beati Petri Apostoli tertio, imperii domni Ottonis magni imperatori anno decimo, Indictione V, mense aprilis die XXVIII_, cioè nell'anno 977. Ora, dai suddetti documenti risulta che _Benedetto VII_ fu assunto al pontificato o sul fine dell'anno 974, o sul principio del 975. All'incontro in Ravenna si truova esso papa promosso al pontificato un anno o due prima. Il padre don Pier Paolo Ginanni abbate benedettino, diligentissimo raccoglitore delle memorie antiche di Ravenna, ha scoperto due strumenti, l'uno scritto _anno pontificatus domni Benedicti decimo, imperante Ottone in Italia anno XV, die XXIV decembris, Indictione X. Ravennae_, che indica l'anno 982, regnante Ottone II Augusto. L'altro fu scritto _anno pontificatus domni Benedicti octavo, die XI aprilis, per Indictionem VIII_, cioè nell'anno 980, da' quali strumenti veggiamo anticipato d'uno o di due anni il principio del di lui pontificato. Che è qui da dire? Altro io non so immaginare, se non un ripiego, che io nondimeno sono il primo a confessar poco verisimile. Cioè che i Ravegnani confondessero insieme i due Benedetti, cioè il sesto e il settimo, con credere che il primo uscito di carcere avesse continuato a sedere nella cattedra di san Pietro, e che perciò attribuissero all'uno anche gli anni dell'altro, mentre succedettero sì da vicino l'uno all'altro. Fors'anche tali carte potrebbono far dubitare che Benedetto, da noi chiamato sesto, non fosse strangolato, ma risorgesse.
NOTE:
[2443] Dandul., in Chronico, tom. 12 Rer. Ital.
[2444] Annalista Saxo, apud Eccardum.
[2445] Syrus, in Vit. S. Majoli apud Mabill.
[2446] Odilo, in Vit. S. Adelheidis.
[2447] Petrus Damian., in Vit. S. Romualdi.
[2448] Camill. Peregr., Hist. Princip. Langob., P. I, tom. 2 Rer. Ital.
[2449] Bullarium Casinens., tom. 2, Constit. LXI.
[2450] Donizo, in Vita Mathild., lib. 1, cap. 1.
[2451] Bacchini, Istoria del Monistero di Polirone, Append.
[2452] Hermannus Contractus, in Chronico, edition. Canis.
[2453] Lambertus Schafnaburgensis, in Chron.
[2454] Antiquit. Ital., Dissert. XVIII.
[2455] Rubeus, Histor. Ravenn., lib. 5.
Anno di CRISTO DCCCCLXXIX. Indiz. VII.
BENEDETTO VII papa 5. OTTONE II imperadore 13, 7.
Per attestato del Dandolo[2456], _Vitale Candiano_, creato doge di Venezia nell'anno precedente, dopo aver passato solamente un anno e due mesi nel governo colla sanità sempre languente ed afflitta da varii malori, infermossi gravemente; e però quattro giorni prima di morire, fattosi portare al monistero di sant'Ilario, quivi preso l'abito monastico, e fatta la professione, passò a miglior vita. Tale era allora il pio costume di molti, persuasi di assicurarsi in tal maniera l'eterna loro salute. E resta tuttavia qualche vestigio di quest'uso nell'abito religioso, con cui molti, e non men de' buoni che de' cattivi, si fanno portare alla sepoltura, eleggendo allora alcuni ciò che forse sprezzarono e derisero in loro vita. Fu in luogo di Vitale proclamato doge di Venezia _Tribuno Memmo_, persona assai facoltosa, sotto il quale per poca sua cura accaddero varii scandali e sconcerti in quella nobil città. Perciocchè nata nimicizia fra i Caloprini e Morosini, potenti famiglie di Venezia, i primi un giorno, spalleggiati dal medesimo doge, presero l'armi contra degli altri, che ebbero la fortuna di salvarsi, fuorchè Domenico Morosino, che restò vittima del furor de' nemici. Io non so onde abbia tratto il Sigonio[2457] ciò che egli racconta sotto l'anno presente. Cioè che insorse una gran guerra in Italia, _quippe Basilius et Constantinus imperatores turpe rati, se vetere tot annorum Apuliae, Calabriaeque fuisse possessione dejectos, Sarracenis, quos nuper Creta exegerant_ (abbiam veduto che l'isola di Candia fu ritolta ai Saraceni l'anno 961 sotto Romano juniore imperadore) _magna mercede conductis, Italiam invaserunt, et Barrio, ac Matera expugnatis, Apuliam primum, deinde, nemine prohibente, Calabriam receperunt_. Ma a chi ritolsero i Greci quelle contrade? Se i Saraceni erano in loro aiuto, dalle mani di chi le avran ricuperate i Greci? A me non è venuto sotto gli occhi antico scrittore alcuno, che parli di sì fatto avvenimento. E noi vedremo in breve i Saraceni potenti in Calabria. Lupo Protospata sotto quest'anno scrive[2458]: _Occidit Porphyrius Protospata Andream episcopum oriensem mense augusti_. Altra avventura di conseguenza non dovette egli sapere. E poscia all'anno 982 nota che la città di Bari fu consegnata ai Greci: come dunque se ne impadronirono in quest'anno? Per altro è certo che pochi anni prima aveano i Greci perduta la città di Bari, e seco, come si può credere, la Puglia. Cedreno l'attesta[2459], favellando di Basilio e Costantino Augusti greci: _In Italia_, dice egli, _quidam, vir potens, unus de iis, qui Barim incolebant, nomine Meles, concitatis Longobardis, contra Romanos_ (tal nome attribuivano a sè stessi i Greci) _movit. Quumque imperator adversus hunc misisset Basilium Argyrum Sami, et Contoleonem Cephalleniae praefectos, Meles illustri eos praelio vicit, multis caesis, haud paucis captis, reliquis turpi fuga vitam tutatis._ È da stupire come Lupo Protospata nulla parli di questo fatto, quando sia vero. Tanto l'Ughelli[2460], quanto il Bordoni[2461] rapportano a quest'anno un privilegio conceduto a _Sigefredo vescovo_ di Parma con queste note: _Data nonis aprilis, anno dominicae Incarnationis DCCCCLXXIX, Indictione VII, anno tertii Othonis regni regnante sexto. Actum Quitelemburgi:_ senza punto badar essi che Ottone terzo non era per anche nato in quest'anno, e che allora regnava Ottone secondo imperadore, e non già suo figliuolo, e che l'_indizione VII_ non s'accorda coll'_anno VI_ di Ottone III. Sarà forse un diploma vero, ma alterato dai copisti ignoranti. _Mansone_ imperiale patrizio ed antipato, cioè proconsole, si truova duca di Amalfi[2462]. Questi nell'anno 892 fu degradato da _Oferio_ suo fratello, il quale, dopo avere regnato un anno e nove mesi, mancò di vita, e diede adito al suddetto Mansone di riassumere il governo di Amalfi.
NOTE:
[2456] Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.
[2457] Sigonius, de Regno Ital., lib. 7.
[2458] Lupus Protospata, in Chron.
[2459] Cedrenus, in Annal.
[2460] Ughell., Ital. Sacr., tom. 2.
[2461] Bordon., Thesaur. Eccles. Parmens.
[2462] Antiq. Ital., tom. 1, pag. 210.
Anno di CRISTO DCCCCLXXX. Indiz. VIII.
BENEDETTO VII papa 6. OTTONE II imperadore 14 e 8.