Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750
Part 105
Fu questo l'ultimo anno della vita del vecchio _Ottone imperadore_. Trovavasi egli in Germania; avea celebrato il santo Natale dell'anno addietro in Francfort, la Pasqua del presente in Quintileburg[2404], dove ricevette le ambascerie dei Boemi, Greci, Beneventani, Ungheri, Bulgari, Danesi e Slavi. Quivi ancora dimorando confermò i privilegii alla chiesa di Cremona con diploma[2405] dato _V kalendas aprilis, anno dominicae Incarnationis DCCCCLXXIII, Indictione I, Imperii domni Ottonis XII, item Ottonis VI. Actum Quintileburg._ La morte di _Erimanno_ insigne duca di Sassonia l'attristò non poco. Passò a Merseburg, lasciando dappertutto segni della rara pietà. Giunto a Miminleve, quivi sorpreso o da accidente apopletico, o da altro frettoloso malore, dopo aver ricreata l'anima coi santi sacramenti, la rendè al suo Creatore nel dì 7 di maggio. Principe terror dei Barbari, che per le sue grandi imprese in guerra, per l'amore e propagazion della religione, per lo zelo della giustizia, e per altre luminose virtù, giustamente dopo Carlo Magno si acquistò il titolo di Grande. Fu portato il suo corpo alla sepoltura in Maddeburgo. Ancorchè _Ottone II_ suo figliuolo già fosse coronato re di Germania e d'Italia, e solennemente creato imperadore de' Romani dal papa; contuttociò i principi della Germania confermarono di nuovo l'elezione sua. Questi, soprannominato il _Rosso_, nei primi suoi anni lasciossi alquanto trasportare alla via lubrica de' vizii, ma non tardò a rimettersi sul buon cammino. Abbondava allora la Germania di vescovi e di abbati santi che coll'esempio loro ispiravano l'amore delle virtù. Era anche una scuola di santità la stessa sua casa paterna, in cui l'avola _Matilde_, e la madre _Adelaide_ meritarono d'essere riposte nel catalogo delle principesse sante, per nulla dire del piissimo suo genitore, di _Brunone arcivescovo_ di Colonia suo zio paterno, di _Guglielmo arcivescovo_ di Magonza suo fratello, e d'altri di quella regal famiglia, tutti per la singolare lor pietà e per molte altre virtù commendati nella storia di questi tempi. Godeva nell'anno presente l'Italia un'invidiabil pace. Rapporta Girolamo Rossi[2406] gli atti assai logori di un concilio tenuto nel dì 7 di settembre dell'anno presente da _Onesto arcivescovo_ di Ravenna con alcuni vescovi suoi suffraganei e molti nobili nella terra di Marzaglia del contado di Modena vicino al fiume Secchia. Anche il Sigonio[2407] ne fa menzione sotto questo anno, citandone gli atti esistenti nell'archivio de' canonici di Modena, i quali diversi da quei del Rossi furono poi dati alla luce dal vescovo Sillingardi[2408]. Tali sono le note cronologiche presso il Rossi: _Temporibus domni Benedicti apostolici..... ejus in Dei nomine anno primo, imperante domno Othone piissimo anno VI, die nono septembris, Indictione II. Actum in loco, ubi dicitur Martialia, territorio mutinensi._ Di qui e da altri atti apparisce che gli anni de' papi, anche fuor degli Stati della Chiesa, si contavano per venerazione al sommo pontificato. Presso al Sillingardi si leggono queste altre note: _Anno dominicae Incarnationis DCCCCLXXIII, apostolatus domni Benedicti primo, imperii vero domni Othonis octavo, pontificatus domni Honesti ravennatis metropolitani tertio. In loco Marsaglia._ Ma qui v'ha qualche sbaglio. In uno strumento del monistero di Subiaco s'incontrano queste note: _Deo propitio, pontificatus domni Benedicti summi pontificis et universalis papae primo, imperantibus imperatoribus Ottone majori anno XII, et Othone minori ejus filio anno sexto, Indictione I, mense februario, die nona_. Camminano ben queste note, perchè non era per anche mancato di Vita Ottone il Grande. Negli atti del Sillingardi litigava _Adalberto vescovo_ di Bologna per alcuni beni pretesi della sua chiesa, e goduti da _Uberto vescovo_ di Parma. In quei del Rossi alcuni nobili ravegnani pretendevano alcuni beni, come lor propri, esistenti nel Bolognese e in altri luoghi della Romagna; e il suddetto vescovo di Parma li sosteneva come a sè spettanti _ex investituris magni Othonis imperatoris_: il che fa intendere il dominio di Ottone I imperadore nell'esarcato. _Uberto_ per essere stato arcicancelliere di esso Ottone ne dovea aver ben profittato. Morto che fu Ottone, chi si credea gravato gridò. Veggonsi ancora presenti a quel concilio alcuni _conti_ dell'esarcato. Tali soleano denominarsi i governatori delle città del regno d'Italia. Nel suddetto archivio di Subiaco si conserva un'altra bolla con queste note: _Data VI kalendas december, per manum Johannis Deo amabilis primicerei summe apostolice sedis, anno, Deo propitio, pontificatus domni Benedicti summi pontifici et universali pape in sacratissima sede beati Petri apostoli primo, imperante domno nostro Ottone piissimo P. P. Augusto, a Deo coronato pacifico imperatore, Indictione II_. Se questa indizione ha avuto principio nel settembre, abbiam qui l'anno presente 973, e da tale documento risulta che _Benedetto VI_ avea dato principio al suo pontificato o sul fine del precedente anno, o sul principio di questo. Può essere poi che a questo medesimo anno appartenga ciò che viene raccontato dall'Anonimo salernitano[2409], cioè che _Pandolfo Capodiferro_, principe di Benevento, a cui non uscivano di mente i danni recati dai Napoletani al distretto di Capoa, unito insieme un esercito di Beneventani e Spoletini, andò a devastare il territorio di Napoli. Pensava anche di fare il medesimo giuoco a quel di Salerno; ma eccoti venire _Gisolfo I_ principe di quella contrada con una buona armata de' suoi, e postarsi ad un luogo appellato Fiumicello, dove erano delle buone fosse, anticamente fatte, aspettando a piè fermo i Beneventani. Ciò veduto, Pandolfo se ne tornò a casa, senza recar altra molestia ai Salernitani.
NOTE:
[2404] Witichindus, Ditmarus, Annalista Saxo et alii.
[2405] Antiquit. Ital., Dissert. LXXI.
[2406] Rubeus, Histor. Ravenn., lib. 5.
[2407] Sigonius, de Regno Italiae, lib. 7.
[2408] Sillingardus, Catalog. Episc. Mutinens.
[2409] Anonymus Salern., P. I. tom. 2 Rer. Italic.
Anno di CRISTO DCCCCLXXIV. Indiz. II.
DONO II papa 1. OTTONE II imperadore 8 e 2.
Duravano tuttavia i mali umori in Roma. Ad alcuni potenti non piaceva punto la dipendenza dall'imperador dei Romani, siccome avvezzi, prima che _Ottone il Grande_ mettesse loro la briglia, ad una sregolata licenza in quell'augusta città. Pertanto, cessato che fu il timore d'esso imperadore Ottone per la sua morte accaduta nell'anno addietro, eglino senza mettersi pensiero del regnante imperadore di lui figliuolo, perchè lontano e giovane, passarono ad un'orrida iniquità. _Bonifazio_ soprannominato Francone, figliuolo di Ferruccio, di nazione romano e cardinal diacono, ma uomo scelleratissimo, mise le mani addosso a papa _Benedetto VI_, cacciollo in prigione, e quivi crudelmente il fece dopo qualche tempo strangolare. Quindi non per legittima elezione, ma colla violenza, vivente anche lo stesso vero papa, occupò il pontificato romano, rendendosi perciò immeritevole d'essere annoverato fra i legittimi papi. Ma questo pseudo-pontefice e tiranno poco godè il frutto delle sue scelleraggini; perciocchè, secondo Ermanno Contratto[2410], _post unum mensem expulsus, Constantinopolim postea petiit_. Secondo lui, fu _Crescenzio_ figliuolo di Teodota che fece imprigionar Benedetto. Dal Sigonio[2411] è chiamato _Cencio_, siccome ancora nella cronica del Volturno. Aggiugne il cardinal Baronio[2412] che Bonifazio prima di abbandonare Roma, spogliò del suo tesoro e di tutti i sacri arredi la basilica vaticana, e tutto portò con seco a Costantinopoli, coronando con questo gli altri suoi sacrilegii. Di questo fatto abbiamo anche menzione presso il Dandolo[2413]. E tali enormità commettevano e commisero anche prima e dipoi i Romani d'allora, contra dei quali sarebbono state più a proposito le doglianze del cardinal Baronio, che contro i principi di que' tempi infelici. Cacciato via l'usurpatore, se crediamo a Sigeberto[2414], a Mariano Scoto[2415], a Martino Polacco[2416] e ad altri scrittori, fu alzato al trono pontificale _Dono II_, delle cui azioni nulla ci ha conservato l'antica storia, la quale anzi è confusissima nell'assegnare il tempo e la successione de' papi d'allora. Abbiamo dal suddetto Dandolo che in quest'anno _Ottone II_ Augusto _existens Verhelae_ (oggidì _Verla_ nella Vestfalia, se pure non è _Verda_ ossia _Verden_) _privilegium concessit Audoino capellano et nuntio Vitalis gradensis patriarchae, confirmans gradensem ecclesiam metropolitanam, exemtiones et immunitates et libertates, quas Otto I eidem ecclesiae concesserat, per privilegium renovavit_. Crede lo Struvio[2417] che nell'anno presente venisse in Italia il suddetto Ottone II, e andasse fino in Calabria, con allegare intorno a ciò l'autorità di Leone Ostiense[2418], il quale scrive: _Sequenti anno, defuncto primo Ottone, Otto secundus imperator filius ejus cognomento Rufus, venit Capuam, et abiit Tarentum ac Metapontum, et deinde Calabriam: unde prospere ad sua reversus_. Ma è certo che questo imperadore non si mosse di Germania nell'anno presente, perchè quivi impegnato per la guerra insorta fra lui ed _Arrigo II_ il Rissoso, duca di Baviera, suo cugino[2419]. Il _sequenti anno_ dell'Ostiense riguarda la succession degli arcivescovi di Capoa, nè altro vuol indicare se non l'anno 980, in cui, siccome vedremo, Ottone II arrivò fino in Calabria. Secondo i conti di Camillo Pellegrino, qui convien riferire una rivoluzione accaduta nel principato di Salerno, e narrata dall'Anonimo salernitano[2420]. Avea _Gisolfo I principe_ di Salerno non solamente accolto, ma eziandio colmato di beni e d'altri benefizii _Landolfo_ figliuolo di _Atenolfo II_ principe di Benevento e suo cugino. Costui con esecrabil ingratitudine, sul fine dell'anno precedente, una notte con assai congiurati fece prigione il suo benefattor Gisolfo e la principessa _Gemma_ di lui moglie, con varii loro attinenti, ed usurpossi il principato di Salerno. _Marino duca_ di Napoli, _Monsone duca_ di Amalfi teneano con esso Landolfo. Ne era afflittissimo il popolo di Salerno, perchè non poco amava il suo principe Gisolfo. Riuscì in quest'anno ad alcuni parenti del principe medesimo di muovere _Pandolfo principe_ di Benevento in aiuto di lui, giacchè esso Pandolfo non avea caro che Landolfo suo parente alzasse la testa. Ed in fatti portatosi egli con un potente esercito sotto Salerno, talmente strinse quella città, che l'usurpatore coi suoi fu necessitato a capitolare. Fu rimesso in libertà Gisolfo, e riebbe il dominio suo. Per ricompensa di sì rilevante servigio recatogli da Pandolfo, giacchè non aveva figliuoli suoi proprii, adottò per suo figliuolo _Pandolfo_ ossia _Paldolfo_, secondogenito del medesimo principe Pandolfo.
NOTE:
[2410] Hermannus Contract., in Chron., edition. Canis.
[2411] Sigonius, de Regno Italiae, lib. 7.
[2412] Baron., in Annal. Eccles.
[2413] Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.
[2414] Sigebertus, in Chron.
[2415] Marian. Scottus, in Chron.
[2416] Martinus Polonus, in Chron.
[2417] Struv., Corp. Hist. Germ.
[2418] Leo Ostiensis, Chron., lib. 2, cap. 9.
[2419] Sigebertus, in Chronico.
[2420] Anonym. Salern., P. I, tom. 2 Rer. Ital.
Anno di CRISTO DCCCCLXXV. Indiz. III.
BENEDETTO VII papa 1. OTTONE II imperadore 9 e 3.
Diede fine alla sua vita e al suo pontificato in quest'anno, oppure sul fine del precedente, _Dono II_ papa, senza che apparisca notizia alcuna delle azioni sue, e col non essere ancora ben certo il tempo del suo pontificato. Ben si sa da alcune bolle che fu eletto papa in questo anno, se non prima. _Benedetto VII_, nipote di _Alberico_ già principe o tiranno di Roma e vescovo di Sutri, giacchè più non si faceva conto de' canoni che vietavano ai vescovi il passaggio da una chiesa all'altra. Che egli entrasse nella sedia di san Pietro prima dell'aprile del presente anno, lo pruova il p. Pagi[2421], e possono anche persuaderlo altre memorie che citerò qui sotto all'anno 978. Che v'intervenisse ancora l'assenso e l'approvazione di _Ottone II_ Augusto, asserita da alcuni scrittori, si può dedurre dalla vita di san _Majolo abbate_ di Clugnì, là dove scrive[2422] che esso imperadore unitamente con sant'_Adelaide_ sua madre fece quanto potè per indurre il santo abbate ad accettar questo sublime impiego per rimediare agli scandali del disunito ed ambizioso popolo romano. Ma egli che cercava d'essere umiliato e non esaltato, tanto si seppe scusare, che si sottrasse alle loro istanze e preghiere: _Non longo post tempore,_ scrive quell'autore, _romana sede proprio viduata pastore, idem Dei famulus_ (Maiolo abbate) _Ottonis secundi juncta cum matre prece, Italiam repetere a partibus est coactus Galliae. A matre tunc et filio honore susceptus dignissimo, ad culmen apostolicae dignitatis precibus impelli coepit continuatis_, con quel che segue. Ora non essendo loro riuscito questo intento, fu poi eletto ed intronizzato il suddetto _Benedetto VII_, il quale non tardò a raunare un concilio, e a fulminar la scomunica contra del vivente e fuggito antipapa _Bonifazio_. _Gerberto arcivescovo_ di Rems, e poi pontefice romano, negli atti del concilio di Rems, pubblicati dal cardinal Baronio[2423] così ne parla: _Succedit Romae in pontificatu horrendum monstrum Malefacius_ (così nomina egli l'iniquo Bonifazio), _cunctos mortales nequitia superans, etiam prioris pontificis sanguine cruentus. Sed hic etiam fugatus, et in magna synodo damnatus est._ Possono tali parole lasciar qualche dubbio che _Benedetto VII_ immediatamente dopo l'espulsione dell'iniquo Bonifazio e non già _Dono II_, fosse alzato al pontificato. Ma senza miglior lume non si può decidere una tal quistione.
Non s'accordano gli storici tedeschi nell'assegnar l'anno in cui _Arrigo II duca_ di Baviera fu colla forza astretto ad umiliare il capo all'Augusto Ottone II suo cugino. Lamberto da Scafnaburgo[2424] parla di ciò sotto l'anno precedente, Sigeberto[2425] sotto il presente, ed Ermanno Contratto[2426] più tardi. Oltre a ciò, secondo l'Annalista sassone[2427], fece questo imperadore guerra con gran valore e fortuna ai Danesi. Sigeberto ciò riferisce all'anno susseguente. Credesi che presente terminasse il corso di sua vita _Arnolfo arcivescovo_ di Milano, il quale ebbe per successore _Gotifredo_. Questi, per attestato di Arnolfo storico milanese[2428], nipote del suddetto Arnolfo, a tutta prima fu rigettato dal clero e popolo, perchè non era nè prete, nè diacono, ma solamente suddiacono. Finalmente superò tutti gli ostacoli _regiae fidelitatis gratia_, perchè o era stato promosso da Ottone II Augusto, o per interposizione di lui si placarono gli oppositori. Questi poi ebbe guerra, come di sopra fu accennato, con _Corrado_ ed _Adalberto_ figliuoli del fu re Berengario, che tuttavia viveano e teneano vive le lor pretensioni. Si quietò Corrado per via d'accordo; ma Adalberto, finchè ebbe fiato, tenne l'armi in mano; tutti fatti, come si può credere, succeduti in Lombardia. Sotto quest'anno ancora notò Lupo Protospata[2429] che _Ismael_ (sarà un capitano dei Saraceni) _interfectus est, et Zacherias_ (sarà un generale de' Greci) _Botuntum cepit_, cioè la città di Bitonto, in cui forse prima dominava _Pandolfo principe_ di Benevento: notizie troppo scure per poter conoscere la storia di que' paesi. E il Sigonio[2430] parimente nota che _Bononienses, orientibus in urbe seditionibus, turres privatas condere; Urbevetani consules creare coeperunt_. Ma il Sigonio avrà ciò preso da qualche storia degli ultimi tempi, non punto valevole ad informarci di questi tenebrosi tempi. Che si potesse allora dar principio alle torri private de' nobili nelle città d'Italia, non avrei difficoltà a crederlo. Ma tengo ben certo che niuna per anche delle città d'Italia avea introdotto l'uso de' consoli coll'autorità e balìa che troveremo ne' due secoli susseguenti.
NOTE:
[2421] Baron., Ecclesiast. ad ann. 992.
[2422] Pagius, in Crit. ad Annal. Baron.
[2423] Syrus, in Vit. S. Majoli apud Mabillon.
[2424] Lambertus Schafnaburgensis, in Chron.
[2425] Sigebertus, in Chron.
[2426] Hermannus Contractus, in Chron.
[2427] Annalista Saxo, apud Eccardum.
[2428] Arnulf., Hist. Mediolanens., lib. 1, cap. 8.
[2429] Lupus Protospata, in Chronic.
[2430] Sigonius, de Regno Ital. lib. 7.
Anno di CRISTO DCCCCLXXVI. Indiz. IV.
BENEDETTO VII papa 2. OTTONE II imperadore 10 e 4.
Dall'Annalista sassone[2431] sotto il presente anno abbiamo che _Arrigo II duca_ di Baviera, appellato da' moderni il Rissoso, fu posto, come oggidì diciamo, al bando dell'imperio, e privato del ducato, ed anche scomunicato per la sua ribellione all'imperador suo cugino. Ritirossi egli in Boemia, mettendosi sotto l'ali di _Boleslao II duca_ di quel paese. Prese motivo di qui l'imperador Ottone di far guerra alla Boemia, ma con poca fortuna la fece. Sorpreso dai Boemi un corpo di Bavaresi ch'erano venuti al servigio di Ottone, fu per la maggior parte tagliato a pezzi. A questo avviso, se ne tornò indietro assai confuso l'imperadore, ma pieno di rabbia e di desiderio di vendicarsene. Per testimonianza del Dandolo[2432], una fiera tragedia accadde in quest'anno in Venezia. Avea _Pietro Candiano IV_ doge di Venezia sotto varii pretesti ripudiata sua moglie, con obbligarla a farsi monaca nel nobilissimo monistero di san Zaccheria. Quindi passò ad accasarsi con _Gualdrada_, sorella di _Ugo duca_ e marchese di Toscana, che gli portò in dote assaissimi poderi, servi e serve, verisimilmente verso i confini del Ferrarese. Per difesa di questi beni che erano fuori del dominio veneto, egli assoldò molti soldati italiani: il che accrebbe la sua baldanza in maniera, che cominciò a trattar con troppo rigore il popolo di Venezia, ed attaccar facilmente brighe coi vicini. Dicono ch'egli _ferrariensis castelli populum debellavit; opiterginum quoque castrum igne comsumtum devastari jussit; nonnullaque alia se objurgantibus aspera intulit_. Ma finì male l'alterigia sua. Venuto egli in odio a tutto il popolo, e formata una congiura contra di lui, questa scoppiò nell'anno presente. L'assalirono un dì, e perchè non poteano espugnare il palazzo, dov'egli si difendeva con alquanti soldati, seguitando lo sconsigliato parere di _Pietro Orseolo_, vi attaccarono il fuoco. Le fiamme non solamente distrussero il palazzo, ma anche le chiese di san Marco, di san Teodoro e di santa Maria Zobenigo, e più di trecento case. Pietro doge nel fuggire fu preso, e unitamente con Pietro suo figliuolo infante trucidato dai principali della città. Nel dì 12 d'agosto fu eletto doge il suddetto _Pietro Orseolo_, personaggio di rara pietà e di costumi veramente cristiani, il quale s'applicò tosto a rifare il palazzo ducale e il tempio di san Marco, e a governare con singolare carità e giustizia il popolo suo. Da san Pier Damiano[2433], che narra questo avvenimento, tali notizie prese lo stesso Dandolo. E merita d'essere notato dirsi dal medesimo san Pier Damiano che Pietro Orseolo _dalmatici regni adeptus est principatum_, ovvero, ch'egli _dalmatici ducatus gubernabat habenas_; il che potrebbe far credere che i Veneziani già fossero in possesso della Dalmazia. Ma noi vedremo che molto più tardi la Dalmazia venne sotto il dominio dei Veneziani. Il Damiano per anticipazione parlò così, perchè a' suoi giorni la Dalmazia ubbidiva a quell'inclita repubblica. Veggasi qui sotto all'anno 997. All'anno presente notò Lupo protospata[2434] che _obsederunt Saraceni Gravinam, sed irrito conatu_; e che _Giovanni Zimisce_ imperador glorioso de' Greci diede fine alla sua vita, con succedergli _Basilio_ e _Costantino_, figliuoli di _Romano juniore_ già imperadore: il che viene attestato anche da altri scrittori delle cose greche: nè si dee tralasciare che nell'anno presente stabilì pace e lega _Sicardo conte_, e tutto il popolo della città di _Giustinopoli_, oggidì Capodistria, col suddetto _Pietro Orseolo_, appellato ivi _gloriosissimus Venetiarum dux_. Lo strumento rapportato dal Dandolo ha le seguenti note: _Imperante domino nostro domino Ottone serenissimo imperatore anno quarto_ (coll'epoca incominciata dopo la morte del padre) _XII mensis octobris, Indictione V_, cominciata nel settembre; e perciò nell'anno presente, e non già nell'_anno secondo_, come pensò il Dandolo, perchè sussiste che egli fosse creato doge nel presente. Di qui poi abbiamo che l'Istria tuttavia riconosceva l'imperador d'Occidente per suo sovrano.
NOTE:
[2431] Annalista Saxo, apud Eccardum.
[2432] Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.
[2433] Petrus Damian., in Vita Sancti Romualdi.
[2434] Lupus Protospata, in Chronico.
Anno di CRISTO DCCCCLXXVII. Indiz. V.
BENEDETTO VII papa 3. OTTONE II imperadore 11 e 5.