Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750

Part 104

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Celebrò _Ottone il Grande_, per attestato dell'Annalista sassone[2365], il santo Natale dell'anno antecedente in Pavia. Del suo soggiorno in quella città anche nel dì 22 di gennaio dell'anno presente resta tuttavia sicura pruova in un suo diploma[2366], dato in favore del monistero veronese di santa Maria dell'Organo, _XI kalendas februarii, anno dominicae Incarnationis DCCCCLXVIIII, imperii vero domni Ottonis VIII, Indictione XIII_. Qui l'anno 969 è secondo l'era fiorentina e veneziana, e viene, secondo noi, ad essere l'anno 970, nel cui gennaio correva tuttavia l'_anno ottavo_ del suo impero. Di là poi passò a Ravenna, e quivi solennizzò la Pasqua del Signore. Piaceva non poco all'Augusto Ottone quella magnifica città, e però quivi fece fabbricare un palazzo nuovo per abitazione sua, siccome costa da un placito ch'io ho dato alla luce nelle Antichità italiane[2367]. Cotale notizia sembra indicare che Ottone godesse non solamente il diretto e sovrano dominio, ma anche l'utile di Ravenna e del suo esarcato. Se non fosse stato così, difficilmente s'intenderebbe come egli fabbricasse a sè stesso un palazzo in suolo altrui. Abbiamo da Girolamo Rossi[2368], che trovandosi in questo medesimo anno nella Romagna il suddetto imperadore, tenuto fu in Ferrara un placito, dove alla presenza di _Adalberto vescovo_ di Bologna, di _Uberto vescovo_ di Forlì, di _Giovanni vescovo_ d'Imola, e di _Leone vescovo_ di Ferrara, _Pietro arcivescovo_ di Ravenna fece istanza di riaver Consandolo, ed altri beni spettanti alla sua chiesa. _Vidensque Liuzius episcopus cremonensis_ (così ancora si chiamava _Liutprando_ allora vescovo di Cremona) _ea ad comitatum ferrariensem nulla omnino ex parte posse spectare, nullius juris, nisi ravennatis esse: Eccico nuntius Othonis Augusti pronuntiavit, probavitque, ea ravennatis esse ecclesiae._ Sì _Liutprando_ che _Eccico_, chiamato _Ezeca_ in altri documenti, erano messi spediti dall'imperadore Ottone per conoscere e giudicare intorno a questa differenza; e però scorgiamo l'autorità imperiale in quelle contrade. Da Ravenna portossi dipoi l'imperadore Ottone nel principato di Capua, dove diede un diploma pel nobilissimo monistero di monte Casino[2369] _VIII kalendas junii. Actum in locum ubi Cellice_ (oppure _Sillice_) _dicitur, capuano territorio_. Truovasi poi esso Augusto nel settembre seguente, amministrante giustizia nel ducato di Spoleti. Nelle giunte da me fatte alla Cronica di Casauria[2370] si può leggere un giudicato del medesimo Augusto, e di _Pandolfo duca_ e marchese di quelle contrade, giacchè questo monarca non isdegnava di assistere in persona ai placiti, e decidere le liti de' sudditi col parere dei ministri. Ivi è scritto, _qualiter in territorio marsicano in campo Castiri ad ipsam civitatem marsicanam, dum in placito resideret domnus Otto magnus imperator serenissimus augustus, et Pandulfus dux et marchio pro singulorum hominum justitia fieri facienda_, ec. Così usavano allora i monarchi amanti de' suoi popoli; e dovunque si trovavano, ed anche in campagna, alzavano tribunale, e, sommariamente ascoltate le ragioni delle parti, proferivano la convenevole sentenza. Fu esso placito tenuto _ab Incarnatione Domini nostri Jesu Christi anno DCCCCLXX, anno imperii domni imperatoris Ottonis serenissimi Augusti IX, et Ottonis filii ejus III, mense septembri, Indictione XIV_, cominciata in esso mese di settembre. Ed è qui considerabile il vedere che a quel medesimo placito assistè _Ezeca duca, marchese e conte del palazzo_. Non ho saputo immaginar finora, onde costui prendesse i titoli di duca e marchese, perchè chiaro si vede che allora Pandolfo Capodiferro era tuttavia duca di Spoleti e marchese di Camerino. Nè egli si sottoscrive, se non con queste parole: _Signum manus Ezecae comitis palatii_. Per me penso che ivi sia egli chiamato così in fallo, perchè in un altro simil placito, tenuto nel medesimo luogo e tempo, e pubblicato nella Cronica del monistero di Volturno[2371], egli interviene, ma con essere solamente intitolato _Ezzeca comes palatius_, ossia _palatii_. Convien credere che in questi tempi contro il costume Ottone Augusto avesse due _conti del sacro palazzo_, essendo indubitato che nello stesso tempo era sostenuta questa medesima carica da _Otberto marchese_, progenitor degli Estensi. E ciò costa da un suo placito, tenuto in non so qual luogo[2372]. Ivi è scritto: _Dum in Dei nomine locus, qui dicitur Classo in terra Alberici filio bonae memoriae Aigoni, ubi domnus imperator praeerat, rexidisset in judicio Otbertus marchio et comes palatio_, ec. Fu scritto quel giudicato, _anno imperii donni Otto filio, ejus Deo propicio, tertio, Indictione quartadecima_, cioè nell'anno presente. E notisi che quivi si trovava in persona lo stesso Ottone Augusto.

Se non falla l'Anonimo salernitano[2373], dovrebbe essere accaduto in quest'anno ciò ch'egli dopo il racconto dell'anno precedente seguita a scrivere, con dire che l'imperadore Ottone con una copiosa armata si portò ai danni de' Napoletani per gastigarli della crudeltà usata ai Capoani nel tempo del precedente assedio. Allora fu che se gli presentò davanti _Aloara_ moglie di _Pandolfo principe_ di Benevento e di Capua, insieme con _Landolfo IV_ suo figliuolo, già dichiarato collega nel principato dal padre nell'anno 968, e gli raccomandò vivamente il marito, già condotto prigione a Costantinopoli. Ottone per costringere i Greci a liberarlo, o almen per farne vendetta, menò l'esercito in Puglia, fece dare il sacco al paese, e strinse coll'assedio la città di Bovino, i cui borghi furono dati in preda alle fiamme. Ma le mutazioni seguite in Costantinopoli influirono a far cessare la guerra. Perciocchè mentre Pandolfo si trovava ne' ceppi in quella città, _Niceforo Foca_, il quale si preparava a maggiormente angustiarlo, fu ucciso per congiura dell'iniqua sua moglie, ed alzato al trono _Giovanni Tzimisce_. Questi non volendo liti coll'imperadore Ottone, fece tosto mettere in libertà Pandolfo ed inviollo in Italia con precedente concerto che facesse desistere dalle ostilità Ottone. Informato dell'arrivo di Pandolfo a Bari, spedì subito l'imperadore ad Abdala patrizio, acciocchè senza perdere tempo gliel mandasse; il che fu eseguito; e tanto si adoperò poi Pandolfo, che Ottone fece fine alla guerra. Quando sussista tutto questo racconto, dovette prima del settembre ritornar libero in Italia esso principe di Benevento e Capoa, giacchè l'abbiamo poco fa veduto intervenire ai placiti tenuti di quel mese in Marsi. Venne dipoi l'imperadore a Roma, e quivi, per attestato dell'Annalista sassone, celebrò la festa del santo Natale. Ma io avrei volentieri veduto il giorno preciso, in cui nell'anno presente da esso Augusto Ottone tenuto fu un placito in Ravenna, rapportato dal padre Mabillone[2374], perchè presente al medesimo si trovò _Pandolfo principe_ e _marchese_, per confrontare l'asserzion dell'Anonimo salernitano con esso documento. Ho detto di sopra che questo imperadore fece fabbricare un palazzo in Ravenna, e tal notizia vien confermata dal medesimo placito. Eccone le parole: _Dum in Dei nomine Otto, divina providente clementia imperator Augustus, resideret in Regia Aula, non longe a moenibus Ravennae urbis sita, quam ipse imperator clarissimus in honorem sui claris aedificiis fundare praeceperat juxta rivum penes muros ipsius civitatis decurrentem, qui dicitur Muro-novo, tunc eo imperatore clarissimo ibi plurima sui imperii ordinante et disponente_, ec. Questo soggiorno dell'Augusto Ottone in Ravenna, il palazzo ivi fabbricato, ed altri segni di dominio ivi da lui esercitati e continuati dai suoi successori, siccome vedremo, mi han fatto dubitare più volte se sussista quanto vedemmo di sopra all'anno 967 intorno alla restituzione che si dice da lui fatta a papa _Giovanni XIII_ di Ravenna e del suo esarcato. Ma non ho assai lumi per poter ben decidere su questo punto. Ne parleremo andando innanzi. Diede nel novembre dell'anno presente papa Giovanni XIII in livello la città di Palestrina a _Stefania chiarissima senatrice_ di Roma, come costa dallo strumento da me dato alla luce[2375].

NOTE:

[2365] Annalista Saxo, apud Eccardum.

[2366] Antiquit. Ital., Dissert. XXXIV.

[2367] Antiquit. Ital., Dissert. XXXI.

[2368] Rubeus, Histor. Ravenn., lib. 5.

[2369] Gattola, Hist. Monaster. Casin.

[2370] Chronic. Casauriense, P. II, tom. 2 Rer. Ital.

[2371] Chronicon Vulturnens., P. II, tom. 2 Rer. Ital.

[2372] Antichità Estensi, P. I, cap. 16.

[2373] Anonymus Salern., P. II, tom. 2 Rer. Ital., pag. 300.

[2374] Mabillon., Annal. Benedict. ad annum 971.

[2375] Antiquit. Italic., Dissert. XXXVI, pag. 235.

Anno di CRISTO DCCCCLXXI. Indiz. XIV.

GIOVANNI XIII papa 7. OTTONE I imperadore 10. OTTONE II imperadore 5.

_Ottone Augusto_ il Grande, che, siccome dissi, molto si dilettava di soggiornare in Ravenna, solennizzò in quella città, secondochè attesta l'Annalista sassone[2376], la Pasqua dell'anno presente in compagnia dell'imperatrice _Adelaide_, la quale non si staccava mai dal suo fianco. Era ito a Roma santo _Uldarico vescovo_ d'Augusta[2377]. Nel tornare indietro, si portò egli a visitare in essa città amendue quegli Augusti, che con somma divozione e con distinte finezze l'accolsero. Ed è notabile[2378] che _Pietro arcivescovo_ di Ravenna in quest'anno circa il mese d'agosto spontaneamente rinunziò la sua chiesa, ed ebbe per successore _Onesto arcivescovo_. Aveva giù intavolata _Pandolfo principe_ di Benevento la pace fra l'Augusto Ottone e _Giovanni Tzemisce_ imperador de' Greci. Fra le altre condizioni di questo accordo v'era, che il greco Augusto desse in moglie al giovane imperadore _Ottone II Teofania_, figliuola di _Romano juniore_, e già imperador d'Oriente, e di _Teofania_, ossia _Teofanone Augusta_: il che dovette recar maraviglia ai politici d'allora, stante l'essere Teofania figlia di chi non era più imperadore. Però Ottone Augusto suo padre si crede che spedisse in quest'anno a Costantinopoli degli ambasciatori per prendere e condurre in Italia questa principessa; e, secondo il Sigonio[2379], fu scelto per questa incumbenza _Arnolfo I_, creato in quest'anno arcivescovo di Milano. In tale opinione concorse anche il padre Pagi[2380]. Ma essi incautamente confusero l'ambasceria di _Arnolfo II arcivescovo_, succeduta a' tempi di _Ottone III_, con questi tempi. Non parlano punto di questa funzione incaricata ad Arnolfo gli antichi storici milanesi. Abbiamo all'incontro da Ugo Flaviniacense[2381] che il corpo di san Pantaleone martire fu portato in Germania dall'arcivescovo di Colonia, cioè da _Gerone, obtentum dono constantinopolitani imperatoris, quando pro ejus filia Ottoni II in matrimonio jungenda, jussu ejusdem Ottonis ad eumdem imperatorem legatus missus est cum episcopis duobus, ducibus et comitibus_. Confessa Ditmaro[2382] che non mancarono persone nella corte dell'imperadore, che non solo disapprovarono questo maritaggio, forse per la ragione suddetta, o perchè parea loro che, stante questa lega ed amistà coi Greci, non sarebbe più permesso ad Ottone di togliere ad essi gli stati da loro goduti in Puglia e Calabria, come essi desideravano. Ma Ottone il Grande, senza far caso del loro parere, andò innanzi, e volle che si eseguisse il trattato, perchè verisimilmente egli pensava di maggiormente fiancheggiar le sue pretensioni colle ragioni di questa nuora; e ne vedremo anche gli effetti. Narra sotto quest'anno il Dandolo[2383] che _Pietro Candiano IV_ doge di Venezia, _Vitale patriarca_ di Grado suo figliuolo, _Marino vescovo_ olivolense, cioè di Venezia, e gli altri vescovi, clero e popolo di Venezia, per soddisfare all'imperador di Costantinopoli, il quale pensava a ricuperar Gerusalemme dalle mani degl'infedeli, e che avea guerra coi Russiani Moscoviti, a' quali diede in quest'anno una gran rotta, fecero un solenne decreto che niuno de' Veneziani osasse di portar armi, ferro, legnami ed altri militari attrecci ai Saraceni, de' quali potessero valersi contra dei Cristiani, sotto pena di cento libbre d'oro; e chi non potesse pagar con danaro, pagasse colla testa: giustissimo divieto, confermato poi da molti susseguenti editti dei Cristiani, ma mal osservato anche oggidì. Abbiamo dall'Annalista sassone che Ottone Augusto celebrò il santo Natale di quest'anno in Ravenna. E dalla Cronica del monistero mosomense[2384], che _Adalberone arcivescovo_ di Rems, _Natali Domini celebrato_ (in quest'anno), _legatos suos Romam cum literis dirigit ad domnum Johannem papam, cognomento Albam Gallinam, qui a juventutis suae primis annis, reverentiae competentis, et dignitatis angelicae albebat canis_. Di costume antichissimo sono i soprannomi, alcuni de' quali passarono col tempo anche in cognomi, e tale appunto era quel di _Gallina bianca_ applicato a papa Giovanni, perchè fino dalla gioventù ebbe il crine bianco. Di questo uso ho io trattato nelle Antichità italiche[2385].

NOTE:

[2376] Annalista Saxo apud Eccard.

[2377] Vita S. Udalrici, cap. 21 et 22.

[2378] Rubeus, Hist. Ravenn., lib. 5.

[2379] Sigonius, de Regn. Ital., lib. 7.

[2380] Pagius, Critic. Baron.

[2381] Hugo Flaviniacens., Chron. Virdun., p. 166.

[2382] Ditmaros, in Chron., lib. 2.

[2383] Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.

[2384] Dachery Spicileg., tom. 2, novae edition.

[2385] Antiq. Ital., Dissert. LXI et seq.

Anno di CRISTO DCCCCLXXII. Indiz. XV.

BENEDETTO VI papa 1. OTTONE I imperadore 11. OTTONE II imperadore 6.

In Roma celebrò _Ottone Augusto_ la Pasqua dell'anno presente, secondo l'attestato dell'Annalista sassone[2386]. Colà s'era egli portato per aspettarvi la regal nuora _Teofana_, o vogliam dire _Teofania_, che già era pervenuta in Italia con superbo accompagnamento, e magnifici regali da dispensare alla corte cesarea. Ottone le mandò incontro _Teoderico vescovo_ di Metz. Di questo vescovo parla Sigeberto[2387] diacono nella sua vita, allorchè dice: _Domno praesule Beneventum veniente, dum nurui imperatoris a Graecia venienti obviam missus esset_, ec. Giunse a Roma questa regal principessa, fanciulla di rara avvenenza, e d'ingegno e facondia ben provveduta. Nell'ottava di Pasqua, cioè nel dì 14 di aprile, seguì il solennissimo matrimonio suo con _Ottone II_ Augusto, _arridentibus cunctis Italiae Germaniaeque primatibus_, come scrive Ditmaro, e si fecero di grandi feste in così lieta congiuntura. Poscia l'imperadore col figliuolo e colla nuora, lasciando l'Italia in pace, s'inviò alla volta della Germania, da cui per tanto tempo era stato lontano. Nel passare per Ravenna, concedette un privilegio chiestogli da _Onesto arcivescovo_ in favore del monistero di Classe[2388], e dato _anno dominicae Incarnationis DCCCCLXXII, imperii vero domni Ottonis semper Augusti XI, alterius vero Ottonis V, Indictione XV. Acta Ravennae._ Manca il giorno e mese o per dimenticanza del cancelliere, o per inavvertenza del copista. Ma si vede che era tuttavia vivo papa _Giovanni XIII_, col cui consenso, trattandosi di affare di Chiesa, Ottone proibisce l'alienazion de' beni di quel monistero. Tenne esso papa un concilio in Roma nell'anno presente, ciò apparendo da una sua bolla rapportata dal padre Dachery[2389], e data _anno pontificatus VII, imperii domni Ottonis majoris XI, junioris vero V, in mense aprili, Indictione XV_. Solamente pochi mesi dopo questo fatto sopravvisse questo dignissimo papa; e la sua morte, come si ricava dall'epitaffio suo presso il cardinale Baronio[2390], accadde nel di 6 di settembre. Ebbe verso il fine dell'anno per successore nella cattedra di san Pietro, non già _Dono_, come Ermanno Contratto ed altri, seguitati da esso cardinale, hanno scritto, ma, come c'insegna Sigeberto[2391] con Martino Polacco[2392], Tolomeo da Lucca[2393] ed altri, _Benedetto VI_ di nazione romano. Durò la vacanza della santa sede circa tre mesi, come osserva il padre Pagi[2394], perchè convenne aspettare l'assenso degl'imperadori che erano allora in Germania. Ho io dato alla luce un placito tenuto nella villa di Gragio da _Otberto marchese_ e conte del sacro palazzo, cioè da uno de' progenitori della casa d'Este[2395], _anno imperii domni Hottoni undecimo, imperii vero domni Hottoni filio ejus, Deo propitio, quinto, XIII kalendas septembris, Indictione XV_, cioè nel dì 20 d'agosto dell'anno presente. Da esso documento risulta ch'esso marchese godeva con titolo di _benefizio_, secondo la biasimevol usanza di que' tempi il celebre monistero di san Colombano di Bobbio, a lui conferito _de parte domnorum imperatorum_.

Intorno a che è da osservare che circa a questi medesimi tempi era abbate di Bobbio _Gerberto_, di nazione franzese, famoso personaggio per la sua letteratura, per varie sue avventure, e per essere infine, siccome vedremo, giunto a conseguire il pontificato romano. Si sa da una sua lettera[2396], scritta verso l'anno 970, ch'egli fu promosso a quella ricchissima badia da _Ottone I imperadore_, e ch'egli ricevette il baston pastorale di quel monistero da papa _Giovanni XIII_. Di grandi vessazioni ebbe quivi Gerberto, e tali, che in fine gli convenne ritirarsi in Germania: il che fu principio della sua fortuna, perchè giunse ad essere maestro di lettere di _Ottone III_, poscia imperadore, ed entrò in più vaste carriere. Nelle lettere che restano di lui, si scorge che abbondavano i suoi nemici, ma niun vestigio c'è ch'egli si lagni del _marchese Otberto_, tuttochè per ragione di quell'appellato benefizio questi possedesse una parte delle rendite del monistero. Le sue principali querele erano contra di _Pietro vescovo_ di Pavia, al quale scrive[2397] come ad un usurpatore dei beni appartenenti a quel sacro luogo. A me non è venuta alle mani altra notizia dell'ulterior vita del suddetto principe, cioè del marchese Otberto. Ben so ch'egli nell'anno 975 non si contava tra i vivi, e che lasciò dopo di sè almeno due figliuoli, cioè _Adalberto_ (lo stesso è che _Alberto_) ed _Oberto II_, amendue marchesi. Varie pruove ne aveva io addotto nelle Antichità estensi[2398], ma più individualmente si raccoglie da uno strumento, esistente nell'archivio archiepiscopale di Pisa, somministratomi dal fu chiarissimo padre abbate camaldolese don _Guido Grandi_, pubblico lettore in quella università, e da me pubblicato nelle Antichità italiane[2399]. Ivi _Adalbertus et Obertus germani marchioni filii bonae memoriae Oberti marchionis et comitis palatio_, prendono a livello varii beni da _Alberico vescovo_ di Pisa, _regnante domno nostro Otto imperatore Augusto, filio bonae memoriae Ottonis imperator, anno imperii ejus in Italia octavo, idus octobris_...... cioè nell'anno 975. Da _Oberto II_ marchese discendono i principi estensi, siccome andremo vedendo. Lasciò _Oberto I_ di grandi stati e beni ai suoi figliuoli, situati specialmente in varii contadi della Toscana, dove poi fu celebre la _terra Obertenga_. E più che altrove la sua potenza e ricchezza fu nella Luigiana: tutti indizii che _Adalberto_ marchese suo padre discendeva dagli _Adalberti_ da noi veduti duchi e marchesi potentissimi della Toscana, secondo le forti conietture da me recate nelle suddette Antichità[2400]. Merita ancora d'essere qui rammentata la distruzione circa questi tempi seguita dei Saraceni, da tanti anni annidati in Frassineto ne' confini dell'Italia, che infestavano il vicinato, e mettevano in contribuzione chiunque osava di passare per le Alpi venendo o andando in Francia. La gloria di averli schiantati di colà è dovuta a _Guglielmo conte_ di Provenza, fratello di _Corrado re_ di Borgogna, che con un forte esercito gli assalì e sconfisse[2401], liberando una volta da sì gran peso quelle contrade. Racconta ancora Lupo protospata[2402] un altro fatto d'armi dei Cristiani, succeduto in quest'anno contro i Saraceni di Calabria, che per noi resta involto in molte tenebre: _Pugnavit_, dice egli, _Asto filius Trasmundi marchisi cum quatuordecim millibus Saracenorum. Caytus_ (sive dux) _Bucobolus vocabatur; et Otto in subsidium misit sex millia suos, et vicit Asto persequens Agarenos usque Tarentum_. Si dee scrivere _Atto_ cioè _Azzo_, il quale ebbe per padre quel _Trasmondo_ che noi vedemmo all'anno 959 duca e marchese di Spoleti: se pure (il che par poco credibile) non parlasse il suddetto autore per anticipazione di _Trasmondo_, che troveremo creato duca e marchese di que' paesi nell'anno 981, senza apparire se questo fosse diverso dall'altro. La città d'Amalfi ebbe nei tempi correnti per suo duca[2403] _Sergio_ imperiale patrizio, titolo a lui conferito dai greci Augusti. Salì egli a questa dignità con aver fatto levare la vita a _Mastari_ precedente duca.

NOTE:

[2386] Annalista Saxo, apud Eccard.

[2387] Sigebert., in Vit. Theoderici I Episcop., Metens.

[2388] Antiquit. Ital., Dissertat. LXXII.

[2389] Chronic. Monaster. Mosomens., apud Dachery, in Spicileg.

[2390] Baron., in Annal. Eccles. ad hunc annum.

[2391] Sigebertus, in Chronic.

[2392] Martinus Polonus, in Chronic.

[2393] Ptolomaeus Lucens., Hist. Eccl.

[2394] Pagius, in Crit. Baron. ad hunc. annum.

[2395] Antichità Estensi, P. I, cap. 16.

[2396] Gerbertus, Epist. 17.

[2397] Idem, Epist. 5.

[2398] Antichità Estensi, P. I, cap. 15 e 20.

[2399] Antiq. Ital., Dissert. VII.

[2400] Antichità Estensi, P. I.

[2401] Odilo et Syrus, in Vita S. Majoli apud Mabill. Annal. Bened.

[2402] Lupus Protospata, in Chron., tom. 5 Rer. Italic.

[2403] Antiquit. Italic., tom. I, pag. 210.

Anno di CRISTO DCCCCLXXIII. Indiz. I.

BENEDETTO VI papa 2. OTTONE II imperadore 7 e 1.