Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750

Part 103

Chapter 1033,152 wordsPublic domain

Impiegò Ottone II alcuni mesi per mettere in buon ordine gli affari di Germania, al qual fine tenne anche una dieta de' principi in Vormazia. Ed essendosi finalmente messo in viaggio nel mese di settembre, accompagnato da _Guglielmo arcivescovo_ di Magonza suo fratello, solennizzò la festa di san Michele in Augusta. E qui termina la continuazione degli Annali di Reginone. Seguita a dire l'Annalista sassone[2337] ch'esso re per la valle di Trento calò in Italia, e trovò in Verona l'Augusto suo padre, con cui celebrò la festa dell'Ognissanti. Poscia passando per Mantova, ed imbarcatisi in Po, giunsero a Ravenna, e dopo essersi fermati quivi per alquanto tempo, ripigliato il viaggio, arrivarono a Roma _XI kalendas januarii_ nel dì 22 di dicembre; ma dee dire _IX kalendas_, cioè nel dì 24, incontrati tre miglia fuori di Roma dai senatori colle scuole portanti le lor croci ed insegne, e cantanti le lodi dell'imperadore. Si trovò papa Giovanni nelle scalinate di san Pietro a riceverli. Nel _seguente giorno_, cioè nella festa del santo Natale, _Ottone II_ nella basilica vaticana fu proclamato imperadore Augusto, e ricevette dalle mani di papa Giovanni l'unzione e corona imperiale con gran plauso ed allegria non meno dei Tedeschi che dei Romani. Ditmaro[2338] all'incontro scrive che Ottone suo padre non si trovò allora in Roma: _Æquivocus imperatoris junior, Otto, quem peperit inclyta mater Adelhaidis, in nativitate domini Romae imperator effectus est, patre jubente, ac tunc in Campania juxta Capuam commorante_. Nè si dee tralasciare, che stando nell'aprile di quest'anno Ottone il Grande in Ravenna[2339], Niceforo Foca imperador de' Greci gli spedì degli ambasciatori con diversi regali, chiedendo pace ed amicizia con lui. Furono assai onorevolmente accolti e rispediti, forse con sole buone parole; perchè l'imperadore covava delle pretensioni sopra gli stati chiamati ora il regno di Napoli. Tuttavia, sperando egli di far meglio questo affare con inviare i suoi ambasciatori alla corte di Costantinopoli, scelse per tale incumbenza _Liutprando vescovo_ di Cremona, a cui non mancava la lingua in bocca. Questi nell'anno susseguente s'incamminò a quella volta, portando specialmente la commission di chiedere per moglie del cesareo figliuolo _Ottone Teofania_ figliuola di _Romano_ juniore, già imperador d'Oriente. Sotto quest'anno scrive Lupo protospata:[2340] _Descendit Otho rex et senex, pater Othonis regis, qui pugnavit cum Bulcassimo Saracenorum rege, et interfecit eum, et in eo praelio perierunt quadraginta millia hominum_. Ma pretende Camillo Pellegrini che questa sì strepitosa vittoria, in tempi tali non conosciuta da verun altro storico, sia narrata fuor di sito (siccome credo io che nel gran numero di que' Saraceni ammazzati il protospata slargasse esorbitantemente la bocca), e s'abbia essa da riferire all'anno 981, e a' tempi di Ottone II Augusto. Appartiene al presente anno un diploma[2341] di Ottone I, in cui dona molte corti ad _Aledramo_ ossia _Aleramo marchese_, il quale vien creduto che fosse il primo marchese della marca del _Monferrato_. Da lui poscia discese la famiglia di quei principi che fecero risonare il suo nome non meno in Occidente che in Oriente.

NOTE:

[2318] Continuator Rheginonis, in Chron.

[2319] Pagius, in Crit. Baron.

[2320] Baron., in Annal. Eccl. ad ann. 966.

[2321] Liutprandus, in Legation.

[2322] Hermannus Contractus, in Chronic.

[2323] Antiquit. Ital., Dissert. LXV.

[2324] Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.

[2325] Continuator Rheginonis, in Chronico.

[2326] Bacchini, Ist. del Monistero di Polirone, Append.

[2327] Liutprandus, in Legationib.

[2328] Annalista Saxo.

[2329] Antichità Estensi, P. 1. cap. 16.

[2330] Ughell., Ital. Sacr., in Episcop. Benevent., tom. 8.

[2331] Liutprandus, in Legation.

[2332] Peregrinus, Hist. Princip. Langobard.

[2333] Chron. Casauriense, P. II, tom, 2 Rer. Ital.

[2334] Chron. Vulturnense, P. II, tom. 1 Rer. Ital.

[2335] Antichità Estensi, P. I, cap. 15.

[2336] Continuator Rheginonis, in Chronico.

[2337] Annalista Saxo, apud Eccardum.

[2338] Ditmarus, in Chron., lib. 2.

[2339] Continuator Rheginonis in Chronico.

[2340] Lupus Protospata, in Chronico.

[2341] Benvenuto da S. Giorgio, Istor. del Monferrato.

Anno di CRISTO DCCCCLXVIII. Indiz. XI.

GIOVANNI XIII papa 4. OTTONE I imperadore 7. OTTONE II imperadore 2.

Ci resta la descrizione dell'ambasciata fatta da _Liutprando_ vescovo di Cremona a _Niceforo Foca_ imperadore di Oriente, a nome dei due _Ottoni_ imperadori d'Occidente[2342], ed è un pezzo stupendo per que' secoli d'ignoranza, che fa più che mai conoscere quanto fosse spiritoso e lepido l'ingegno di questo vescovo. Giunse egli nel dì 4 di giugno del presente anno a Costantinopoli; fu mal ricevuto, maltrattato in varie maniere a quella corte. S'ebbe a male Niceforo Foca che Ottone s'intitolasse _imperadore de' Romani_, perchè, secondo lui, dovea chiamarsi solamente _re_, pretendendo riserbato a sè solo il titolo d'imperadore: pretensione che saltò fuori anche a' tempi di _Lodovico II_ imperadore. Andò parimente in furia contra di _papa Giovanni_, il quale avea spedito anch'egli de' legati con lettere esortatorie per le nozze proposte con _Ottone II_ chiamato _imperadore_. Ma quel che più scottava il greco Augusto Niceforo, a noi dipinto (non so se con tutta verità) da Liutprando come uomo a cui niun vizio mancava, era l'aver già inteso che i principi di Benevento e di Capua, in addietro vassalli e tributarii dei greci imperadori, si fossero sottomessi all'imperadore Ottone; e tanto più perchè era insorta paura che Ottone potesse e volesse anche toglier ai Greci gli stati dipendenti da essi in Puglia e in Calabria. Si vede da questa relazione che _Adalberto_ e _Corrado_ figliuoli del già re Berengario, erano ricorsi alla corte greca, e le faceano credere d'avere in Calabria o in Puglia sette mila corrazzieri da unire coll'armata navale che Niceforo pensava di spedire in Italia contro gli sforzi d'Ottone Augusto. Fra le molte insolenze, vanti e spropositate cose che Niceforo imperadore, o i suoi ministri dissero a Liutprando, il più ridicolo fu l'aver eglino preteso, che se Ottone voleva pure per moglie del figliuolo la regal principessa greca _Teofania_, avesse da cedere al greco augusto l'esarcato di Ravenna, Roma col suo ducato e il resto del paese, cioè Benevento e Capua, sino ai confini degli stati goduti dai Greci in Puglia ed in Calabria. Oppure, se cercava solo amicizia, senza trattar di parentela, che lasciasse libera Roma, cioè ch'egli si spogliasse del titolo e diritto imperiale sopra di Roma. Poichè per altro intendeva il greco imperadore di restituire ai papi tutto quel che loro era dovuto, purchè potesse ricuperare la sovranità sopra di Roma, e l'antica pretesa autorità nell'elezione dei nuovi papi. In questo mentre avvertito l'imperadore Ottone dell'indegno ricevimento del suo ambasciatore in Costantinopoli, e che Niceforo in vece di pace voleva guerra, e dava ricovero ad Adalberto e Corrado nemici suoi, e metteva in ordine una flotta, per inviarla contra di lui in Italia: vedendosi invitato al suo giuoco, senza perdere tempo, andò a mettere il campo sotto Bari, città allora sottoposta ai Greci. Di questo assedio fa menzione lo stesso Liutprando, ma con soggiugnere che alle sue preghiere Ottone l'avea poi levato:

_Induperator enim Barium conscenderat Otto,_ _Caede simul, flammisque sibi loca subdere tentans_ _Sed precibus remeat romanas victor ad urbes_ _Inde meis:_

Si dovea trovar in affanni Liutprando al veder cominciata la guerra, quand'egli era tuttavia in mano de' Greci che poteano voler vendicarsi sulla di lui persona. L'Anonimo salernitano[2343] scrive che Ottone _Apuliae fines venit, et valide eam dimicavit, et civitatem Bari aliquantulum obsedit, et quantum valuit undique constrinxit_. Forse interpretando il Sigonio[2344] alcune parole di Sigeberto storico, prese occasione di scrivere che i principi di Benevento e Capoa, ribellatisi ad Ottone, furono in aiuto de' Greci, e che dipoi astretti dalla forza tornarono all'ubbidienza dell'imperador latino. Ma Liutprando nella relazion della sua ambasciata, e i placiti di Pandolfo, da me rammentati all'anno precedente, fanno abbastanza intendere che esso Pandolfo e Landolfo suo fratello osservarono una buona armonia coll'Augusto Ottone, nè punto a lui si ribellarono in questi tempi. Cosa operassero in congiuntura di tali turbolenze i due figliuoli del fu re Berengario, non apparisce. Arnolfo storico milanese del secolo susseguente racconta[2345] che _Corrado_, si quietò, perchè _Gotifredo_ creato dipoi arcivescovo di Milano nell'anno 975, oppure Ottone II imperadore gli dovette accordar qualche stato o pensione. Ma _Adalberto_ non volle mai ascoltare trattato alcuno d'accordo, e finchè visse fu in armi contro gli Ottoni Augusti. Dei figliuoli di Berengario così scrive il suddetto Arnolfo storico: _Quorum Widone interfecto, Conone pactione quieto, Adelbertus ceteris animosior diebus vitae omnibus factus est in diversa profugus_. Contra di questi ebbe molta guerra il suddetto Gotifredo arcivescovo di Milano, siccome prelato molto fedele agl'imperadori Ottoni.

Appartiene all'anno presente, e non già all'antecedente, come immaginò l'Annalista sassone, una lettera scritta da Ottone primo Augusto ai baroni di Germania _XV kalendas februarii in Campania juxta Capuam_, e riferita da Witichindo[2346], in cui fa loro sapere che aspettava gli ambasciatori del greco imperadore, con apparenza che venissero a chieder pace. Ma se altramente accadesse, sperava di tor loro coll'armi la Puglia e la Calabria. Che se poi si accordassero, e gli concedessero la moglie richiesta pel figliuolo, allora egli pensava di passare colle milizie sino a _Frassineto_, per isnidar di colà i Saraceni spagnuoli. Pareva che, secondo la relazion di Liutprando[2347], da noi veduta di sopra all'anno 942, avessero i Mori abbandonato quel sito; ma di qui si scorge che tuttavia ne erano in possesso, e che i lamenti dei popoli circonvicini aveano mosso l'animo di Ottone il Grande a liberarli da que' malandrini: il che poi non eseguì per la guerra insorta coi Greci, e per altri disturbi suoi. In fine d'essa lettera scrive Ottone: _Filius noster in Nativitate Domini coronam a domno Apostolico in imperii dignitatem suscepit_: parole che compruovano scritta quella lettera nel gennaio dell'anno presente. Nel dì primo di luglio parimente di quest'anno diede esso imperadore in favore del monistero di Monte Casino un diploma, accennato da Leone Ostiense[2348] e pubblicato dal padre Gattola[2349], con queste note: _Data die kalendas julias anno dominicae Incarnationis nongentesimo sexagesimo septimo, imperii vero domni Ottonis serenissimi Caesaris septimo, Indictione XI. Actum in Monte, ubi Staphulo Regis dicitur_. _L'anno VII_ di Ottone coll'_indizione XI_ chiaramente indicano l'anno presente 968, e pure ivi si legge 967. Altro non si può pensare, se non che o il documento non sia autentico, e che l'antico copista sbagliasse scrivendo _nongentesimo sexagesimo septimo_ in vece di dire _octavo_, oppure disattentamente copiasse il numero romano DCCCCLXVIII tal quale forse stava notato nell'originale; oppure che il cancelliere abbia fallato nell'_anno_, e forse anche nel nome del _luogo_ il quale in un altro diploma, dato da esso Augusto al monistero di San Vincenzo del Volturno nel dì precedente di questo medesimo anno, vien chiamato _Stabulum Regis_. Le note di quest'altro diploma sono[2350]: _Data pridie kalendas julias, anno dominicae Incarnationis DCCCCLXVIII, imperii vero domni Ottonis serenissimi Caesaris septimo, Indictione XI. Actum in Monte, ubi Stabulo Regis dicitur._ Di simili sbagli commessi nelle segreterie e cancelliere de' principi, ne abbiamo più di un esempio; ed io tengo un breve originale di Sisto IV papa, scritto _pontificatus nostri anno tertiodecimo, die VII aprilis MCCCCLXXXXIIII_, quando ha da essere _MCCCCLXXXIIII_. Sul fine di quest'anno tornò indietro dalla sua ambasciata _Liutprando vescovo_ di Cremona, mal soddisfatto dei Greci, e più del loro imperadore. Venne anche a morte _Landolfo III_ principe di Benevento a Capoa[2351]. Benchè lasciasse figliuoli, suo fratello _Pandolfo Capodiferro_ occupò tutti gli stati dianzi da lui posseduti, con che crebbe di molto la di lui potenza. In questi tempi fu creato duca di Amalfi _Mastaro_ juniore, fratello del precedente Mastari, e tenne quel governo solamente quattro anni, come si ricava dalla Cronichetta amalfitana, da me data alla luce[2352].

NOTE:

[2342] Liutprandus, in Legation.

[2343] Anonymus Salern., P. II, tom. 1 Rer. Ital.

[2344] Sigon., de Regno Ital. lib. 7.

[2345] Arnulf., Hist. Mediolan., lib. 1, cap. 8, tom. 4 Rer. Ital.

[2346] Witichindus, Annal., lib. 3. Annalista Saxo.

[2347] Liutprand., Hist. lib. 5, cap. 5 et 7.

[2348] Leo Ostiensis, Chron., lib. 2, cap. 4.

[2349] Gattola, Histor. Monaster. Casinens. P. I.

[2350] Chron. Volturn., P. I, tom. 2 Rer. Ital.

[2351] Peregrinus, Hist. Princip. Langob., P. I, tom. 2 Rer. Ital.

[2352] Antiquit. Ital., tom. 1, pag. 120.

Anno di CRISTO DCCCCLXIX. Indiz. XII.

GIOVANNI XIII papa 5. OTTONE I imperadore 8. OTTONE II imperadore 3.

Secondo l'Annalista Sassone[2353], _Ottone il Grande_, dopo aver solennizzata la festa del santo Natale dell'anno precedente nella Puglia, fermossi tuttavia in quelle parti, e celebrò la Pasqua dell'anno presente in Calabria. Sono affatto scuri i fatti d'esso Augusto in quelle parti, dove egli si tratteneva, perchè tuttavia durava la guerra coi Greci, nè voleva egli permettere che i principi di Benevento e di Capua, divenuti suoi vassalli, restassero esposti allo sdegno dell'imperadore di Oriente. Sigeberto[2354] attribuisce a quest'anno una vittoria riportata sopra i Greci in Calabria da Guntero e Sigefredo uffiziali dell'Augusto Ottone. Che vittoria fosse questa, lo dirò fra poco. Lupo protospata[2355] altro non dice sotto quest'anno, se non _che introivit Otho rex in Apuliam mense martii; obsedit civitatem Bari irrito conatu_. Abbiam veduto che ciò succedette nell'anno antecedente. Aggiunge: _Et in alio anno intravit in Calabriam mense octobris, et sol obscuratus est mense decembris_. Pare che questo accadesse nell'anno presente. In fatti abbiamo presso l'Ughelli[2356] un suo diploma, dato _XIV kalendas maii, anno Incarnationis dominicae DCCCCLXIX, anno vero domni Othonis serenissimi Augusti, octavo Indictione XII. Actum in Calabria in suburbio Cassano._ In esso, a petizione di _Uberto vescovo_ di Parma ed arcicancelliere, conferma Ottone ad Ingone suo vassallo tutti i beni da lui goduti _in comitatibus bulgariensi, laumellensi, plombiensi, mediolanensi, evoriensi, papiensi, placentino, parmensi_: e dice fra le altre cose: _Cum nos in Calabria residebamus in confine atque planicie, quae est inter Cassanum, et Petram Sanguinariam, ibique nostro imperiali jure nostris fidelibus tam calabris, quam omnibus italicis, francisque atque theutonicis leges praeceptaque imponeremus_, ec.; il che ci fa intendere la sovranità imperiale in quelle parti, senza che ivi si parli punto di alcun altro diritto o pretensione dei romani pontefici. Leggesi un altro diploma, spedito da esso Augusto in confermazione de' beni e privilegii del monistero di Casauria, dato _kalendis maii_, coll'altre note suddette[2357]. _Actum in suburbio Bivino_ oggidì _Bovino_. Trovasi in questi tempi _Giovanni duca_ e console di Gaeta[2358], cioè principe di quella città, ma dipendente dai greci Augusti. Ora per tornare alla vittoria che dissi riportata dall'imperadore in Calabria, Witichindo[2359] e Ditmaro[2360] la raccontano in questa maniera. Fecero credere i Greci ad Ottone Augusto d'aver condotta la principessa richiesta in moglie pel giovinetto _Ottone II_; perlochè egli inviò in Calabria molta nobiltà con alcuni reggimenti di soldati a riceverla. Quando questi si credevano d'essere iti a far feste, all'improvviso i Greci si scagliarono loro addosso, non pochi ne uccisero e molti ne presero, che inviarono prigioni a Costantinopoli, con dar anche il sacco a tutto il loro bagaglio. Se a questo avviso fumasse per la collera Ottone il Grande, ci vuol poco a figurarselo. Diede ordine immantinente a Guntario e Sigefredo, valorosi suoi generali, che col fiore delle sue genti andassero a dimandar conto ai Greci di tanta iniquità. Volarono questi, sorpresero l'armata nemica; ne fecero gran macello, e a quanti presero tagliarono il naso, lasciandoli poi ire a lor comodo dove voleano. Posero in contribuzione tutta quella parte di Calabria e Puglia che apparteneva ai Greci, e carichi di bottino, d'allegria e di gloria se ne tornarono all'imperadore. L'Anonimo salernitano[2361] scrive che Ottone _Calabriae fines venit, incendiis et depraedationibus eam vehementer afflixit, et millia damna vel oppressiones gessit in principatu salernitano_. _Gisolfo principe_ di Salerno tenea allora coi Greci. Pretende Witichindo che questa nuova portata a Costantinopoli servisse di motivo al popolo di congiurare unitamente coll'iniqua imperadrice contra di _Niceforo Foca_ imperadrice d'Oriente, a cui levarono la vita. Ma da altre cagioni ebbe origine la morte inferita nel dicembre di quest'anno a Niceforo: sopra di che si possono vedere gli storici greci[2362]. Lupo protospata, Sigeberto ed altri il fanno ucciso nell'anno seguente, e questa sembra opinione meglio fondata. In luogo suo salì sul trono _Giovanni Tzimisce_, che ebbe assai a cuore di trattar d'amicizia con Ottone Augusto.

Tenuto fu quest'anno un concilio in Roma da papa _Giovanni XIII_. Gli atti ne sono periti; ma ne resta la testimonianza nella bolla dell'erezione della chiesa di Benevento in arcivescovato, fatta in esso concilio dal papa. Le note cronologiche di quella bolla son queste:[2363] _Data VII kalendas junii anno pontificatus domni nostri Johannis XIII papae IV, imperatoris Othonis majoris VII, et minoris II, Indictione XII, anno dominicae Incarnationis DCCCCLXIX_. _Pandolfo Capodiferro_ quegli fu che procacciò questo onore alla sua città di Benevento, e adoperò l'intercessione dell'imperadore, _praesidentibus nobis_, dice il pontefice, _in sancta synodo acta ante confessionem beati Petri Apostolorum principis septimo kalendas junias, praesente domno Ottone gloriosissimo imperatore Augusto Romanorum, nostro filio, ec. hortatu benigno ipsius praefati domni Ottonis clementissimi imperatoris Augusti_, ec. _intervenientibus Pandulfo beneventanae et capuanae urbium principe, seu Spoleti et Camerini ducatus marchione et duce, simulque et Landulfo excellentissimo principe filio ejus_, ec. Sicchè seguitava tuttavia Pandolfo a governare anche Spoleti e Camerino. Di lui racconta l'Anonimo salernitano il fatto seguente[2364]. Dacchè l'imperadore ebbe dato il guasto alla Calabria e al principato di Salerno, se no andò a Ravenna Pandolfo; il pregò di lasciargli un corpo delle sue truppe, per poter tentare qualche altra prodezza contra de' Greci, e l'ottenne. Con questo e co' suoi si portò sotto la città di Bovino; venne alle mani coi Greci, usciti della città, e li sconfisse. Ma sopraggiunto un rinforzo ad essi Greci, si attaccò di nuovo la battaglia, e _Pandolfo_ preso nella mischia (di ciò si può dubitare non poco) fu inviato a Costantinopoli prigione. Dopo ciò Eugenio patrizio generale de' Greci spinse le sue armi contra gli stati di Pandolfo. Prese Avellino, e giunto a Capoa vi mise l'assedio, con saccheggiar intanto il paese e far prigioni quanti gli vennero alle mani. Si prevalse di tal congiuntura _Marino duca_ di Napoli per danneggiare il più che potè il distretto di Capoa. Ma dopo quaranta giorni d'assedio, in cui inutilmente tormentata fu quella città dalle macchine di guerra, i Greci, per timore che non sopraggiugnesse l'armata imperiale di Ottone, se n'andarono con Dio, ritirandosi a Salerno, dove quel principe, cioè _Gisolfo_, che sembra collegato con essi, fece lor godere un delizioso trattamento. Arrivò in fatti a Capua l'esercito de' Tedeschi e degli Spoletini, e trovando sloggiati i nemici, passò coi Capuani a vendicarsi de' Napoletani. Renderono ben loro la pariglia. Ripresero Avellino, e ne fecero un falò, perchè s'era dato ai Greci spontaneamente. Ad Eugenio, patrizio greco, preso per la sua crudeltà dai suoi ed inviato a Costantinopoli, era succeduto Abdila patrizio. Questi, con quante forze potè, andò a trovar l'esercito cesareo verso Ascoli. Restò egli ucciso, e sbaragliata la sua gente colla morte di mille e cinquecento persone. Arricchirono forte delle spoglie de' vinti i vincitori. Se è vero tutto questo racconto, e massimamente la prigionia del principe Pandolfo, convien credere che tali fatti accadessero qualche settimana dopo il dì 20 di maggio, in cui abbiamo veduto il medesimo Pandolfo presente al concilio romano.

NOTE:

[2353] Annalista Saxo, apud Eccardum.

[2354] Sigebertus, in Chronico.

[2355] Lupus Protospata, Chronic., tom. 5 Rer. Ital.

[2356] Ughell., Ital. Sacr., tom. 2 in Episcop. Parmens.

[2357] Chronic. Casauriense, P. II, tom. 2 Rer. Ital.

[2358] Ughell., Ital. Sacr., tom. 5 in Append.

[2359] Witichinius, Hist., lib. 3.

[2360] Ditmarus, in Chron., lib. 2.

[2361] Anonymus Salernit., P. II, tom. 2 Rer. Ital., pag. 299.

[2362] Curopalata. Leo Diacon. Cedrenus. Zonaras.

[2363] Ughell., Ital. Sacr., tom. 8 in Episcop. Benevent.

[2364] Anonymus Saler., P. I. tom. 2 Rer. Ital. p. 299.

Anno di CRISTO DCCCCLXX. Indiz. XIII.

GIOVANNI XIII papa 6. OTTONE I imperadore 9. OTTONE II imperadore 4.