Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750
Part 102
Non mancarono alla Lombardia in quest'anno altre novità. _Adalberto_ figliuolo di Berengario, per molti parziali e corrispondenti che tuttavia conservava in Italia, si lasciò vedere in Lombardia, e ci dovette suscitar qualche ribellione. Avvisatone l'imperadore, spedì _Burcardo duca_ d'Alemagna con delle soldatesche, e con ordine di andare a trovar questo turbatore del regno, dovunque egli fosse. Questi, per testimonianza del Continuatore di Reginone, _cum Langobardis imperatoris fidelibus et Alemannis visum per Padum navigavit, et illis, ubi eum audierant esse partibus, navim applicuit_. In vece di quel _visum per Padum_, che è un errore de' copisti o degli stampatori, l'Annalista sassone[2300] ha per _jusum et Padum_, che è un altro sproposito. Si dee scrivere _jusum per Padum, giù per Po_; voce nei barbari tempi e infino da santo Agostino[2301] usata. Nell'uscir dalle barche dietro quel fiume, le truppe imperiali furono assalite da Adalberto e da' suoi. Ma restò estinto sul campo con alquanti _Guido_ fratello d'esso Adalberto, e il resto diede a gambe. Adalberto anch'egli si salvò nelle montagne, dove si tenne ben ascoso da lì innanzi. Burcardo all'incontro se ne tornò in Germania, e portò all'imperadore la nuova di questa vittoria. Fece anche rumore un altro fatto in Lombardia. _Interim_ (seguita a dire il Continuator di Reginone[2302], con cui va d'accordo l'Annalista sassone) _Guido metensis episcopus vulpina calliditate imperatori fidelem se simulans, ipsique infideles se proditorium jactans, legatione Adalberti fungens, in Saxonia imperatorem aggreditur, nec tamen visu aut allocutione ipsius participatur: cum dedecore redire permissus, infra Alpes ultra Curiam comprehenditur, et Saxoniam remissus in Sclavis custodiae mancipatur._ Ma ancor qui un errore corso nelle copie o nelle stampe di tale istoria ci ha nascoso chi fosse questo _Guido_ vescovo. Non già egli fu _metensis episcopus_, come ha il testo suddetto, perchè allora _Adalberone_, oppure _Teodorico_ reggeva la chiesa di Metz; ma bensì _mutinensis_ (voce che, probabilmente abbreviata nell'originale, non fu osservata nè intesa dal copista, e da lui presa per quella di _Metensis_) _episcopus_. _Mutinensis episcopus_ appunto si legge nell'Annalista sassone. Ed è quel medesimo _Guido vescovo_ di Modena che abbiam veduto di sopra occupatore della ricchissima badia di Nonantola, ed _arcicancelliere_ non meno sotto i re Berengario e Adalberto, che sotto il medesimo Ottone Augusto. Non so già io credere ch'egli passasse in Germania come ambasciatore di Adalberto, perchè un uomo sì scaltro, e ministro sì eminente dell'imperadore, non par capace d'un salto sì fatto. Dovette egli piuttosto tener qualche filo di corrispondenza con Adalberto; e ciò scoperto, divenne sospetto alla corte cesarea. Mi si rende verisimile ch'esso si portasse colà per far credere (non so se con verità o con falsità) all'imperadore, che l'intelligenza sua con Adalberto era stata per iscoprire chi fossero i partigiani d'esso Adalberto in Italia, e chi quei che macchinavano ribellione contra dell'imperadore. Ma nel cuore di Ottone prevalsero i sospetti formati contra di lui, e massimamente perchè forse non lungi dal distretto di Modena s'era lasciato vedere Adalberto allorchè si azzuffò poco dianzi con Burcardo duca di Alemagna. Però gli negò l'udienza, e dopo averlo licenziato, il fece poi prendere di qua da Coira nelle Alpi, e mandollo prigione non so in quale fortezza. Così cessò egli d'essere arcicancelliere. Ma noi il troviamo poscia nel concilio di Ravenna dell'anno 967[2303], vivo e sano: segno, che se fu posto in prigione, seppe anche uscirne, e dovette sopravvivere sino all'anno 969, perchè in esso la città di Modena ricevette un vescovo nuovo, cioè _Ildebrando_. La carica di _arcicancelliere_ vedesi da qui innanzi esercitata da _Uberto vescovo_ di Parma.
Abbiamo da Lupo protospata sotto questo anno[2304] che _introivit Manuel patricius in Siciliam, et ibi mortuus est_: cioè morì questo generale dei Greci in una sanguinosa battaglia, ch'egli ebbe coi Saraceni dominatori della Sicilia. Ne fa menzione Liutprando nella descrizione della sua ambasciata[2305], di cui parleremo più abbasso, con dire che _Saraceni animati ante triennium cum Manuele patricio, Nicephori_ (imperadore de' Greci) _nepote, juxta Scyllam et Charibdi in mare siculo bellum pararunt. Cujus immensas copias quum prostravissent, ipsum comprehenderunt, capiteque truncato suspenderunt. Cujus socium et commilitonem_ (cioè Niceta eunuco) _quum caperent, quia neutrius erat generis, occidere sunt dedignati, sed vinctum ac longa custodia maceratum tanti vendiderunt, quanti nec ullum hujusmodi mortales sani capitis emerent._ Più a lungo vien descritta questa funesta avventura da Leone diacono presso il padre Pagi[2306]. Secondo lui, Niceta eunuco patrizio comandava alla fanteria, Manuello patrizio alla cavalleria, uomo di caldo ingegno e di sregolato ardire. Sbarcate che ebbero amendue in Sicilia le lor milizie, trovaron da principio favorevole alle lor armi la fortuna, perchè si arrenderono le città di Siracusa, di Termine, Taormina e Lentini. Ma usciti di nuovo in campagna, mentre disordinati inseguivano per luoghi disastrosi i fuggitivi, caddero nelle imboscate de' Mori: laonde pochi se ne contarono che non restassero o messi a fil di spada, o fatti schiavi. Le lor navi ancora per la maggior parte rimasero preda de' vittoriosi Saraceni. Di questa spedizione cotanto sfortunata fa menzione Cedreno; ed io vo credendo che sia la stessa che vien narrata nella storia saracenica di Abulphedà[2307] sotto l'anno 961, o 962, con dire che _undique romanae venere classes_ (erano appellati per lo più Romani i Greci) _propugnandi causa; et post exitiosum bellum vicere Muslemii, qui plusquam viginti milia Romeorum necarunt, cunctaque arma et illorum substantiam devastarunt_. Altri autori hanno parlato di questo fatto all'anno 964.
NOTE:
[2295] Continuator Rheginonis, in Chron.
[2296] Adam Bremensis, lib. 2, cap. 6 Hist.
[2297] Ditmaros, in Chron. lib. 4.
[2298] Continuator Rheginonis, in Chronico.
[2299] Antiquit. Ital., Dissert. XLI.
[2300] Annalista Saxo, apud Eccardum.
[2301] S. Augustinus, Tract. VIII in Epist. S. Johann.
[2302] Continuator Rheginonis. Annalista Saxo.
[2303] Labbe, Concilior., tom. 9.
[2304] Lupus Protospata, in Chronico.
[2305] Liutprandus, in Legation.
[2306] Pagius, in Crit. Baron. ad hunc annum.
[2307] Hist. Saracen. Abulphedà, P. 1, tom. 2 Rer. Ital.
Anno di CRISTO DCCCCLXVI. Indiz. IX.
GIOVANNI XIII papa 2. OTTONE I imperadore 5. OTTONE II re d'Italia 5.
Era disgustato forte l'imperadore _Ottone_ contra de' Romani a cagion degli affronti fatti a papa _Giovanni XIII_, il quale si trovava tuttavia o confinato in una prigione, o esiliato nella Campania. Non si poteva scusar la ribellione, perchè si usurpavano l'autorità temporale, di cui erano da gran tempo giustamente in possesso i romani pontefici; e l'ardir loro feriva anche l'imperador loro sovrano. Perciò Ottone determinò di tornare in Italia per rimediare a sì fatti disordini[2308], ed anche per tagliare il cor a certe trame che _Adalberto_ figliuolo di Berengario andava tuttavia ordendo o mantenendo in Lombardia. Ed appunto si venne a scoprire anche in Germania che un certo _Udone conte_ di quelle contrade, irritato contra di _Gualdo_ ossia _Waldone vescovo_ di Como, perchè questi non avesse impetrata grazia dall'imperadore ad _Attone_ ossia ad _Azzo_ già assediato nell'isola del lago di Como, si preparava a venire in Italia con risoluzione di cavar gli occhi al suddetto vescovo. Aveva a questo fine intelligenza segreta con Adalberto. Fu preso e condannato; ma ottenne il perdono, con giurare di non mettere mai più piede in Italia. Dopo la metà di agosto tenne l'Augusto Ottone una gran dieta in Germania, e poi per l'Alsazia e per Coira calò in Lombardia. Portava egli seco una lista di quei che nell'anno precedente aveano o palesemente o segretamente abbracciato il partito di Adalberto. Fra essi era _Sigolfo vescovo_ di Piacenza con alcuni conti. Portatisi questi ad ossequiare l'Augusto sovrano, fece lor mettere le mani addosso, e li mandò prigioni oltre a' monti, chi nella Francia orientale e chi in Sassonia. Fece venir freddo ai Romani la comparsa dell'imperadore in Italia, e l'apprensione del suo rigore; e figurandosi di acconciar le cose con poca spesa, liberarono il papa con richiamarlo a Roma, e chiedergli perdono delle ingiurie. Vuole il Continuator di Reginone che _Giovanni XIII_ papa, da che venne cacciato di Roma, stesse imprigionato in qualche fortezza della Campania. Ma Leone ostiense[2309] suppone ch'egli solamente fosse mandato in esilio con dire: _Johannes papa Roma pulsus exilio, Capuam venit, et a memorato principe Pandulfo rogatus, tunc primum in eadem civitate archiepiscopatum constituit_. Se ciò è vero, e se in quest'anno la chiesa di Capoa fu eretta in arcivescovato, egli non altro soffrì che l'esilio in Campania; oppure messo in libertà prima di tornarsene a Roma, andò a Capoa, dove accrebbe l'onore a quella chiesa. Ma altri tengono eretta Capoa in arcivescovato nell'anno 968. Ermanno Contratto[2310] all'anno 969 (cioè fuor di sito) racconta che _hoc tempore Rofredus comes et Petrus praefectus cum aliis quibusdam Romanis Johannem papam comprehensum, et in castellum sancti Angeli retrusum, et in exsilium demum in Campaniam missum per decem et amplius menses affligunt; donec Rodfredo occiso a Johanne quodam Crescentii filio, ad suam sedem vix tamdem relaxatus rediret_. Durò dunque più di dieci mesi l'esilio di papa Giovanni, e verisimilmente egli ritornò alla sua sedia nel settembre dell'anno corrente.
Verso il fine parimente di quest'anno arrivò l'imperadore Ottone a Roma, e quivi celebrò le feste del santo Natale. Nota il Continuatore di Reginone[2311] che in questo medesimo anno _Berengarius quondam Italiae rex exsul moritur et in Babemberg regio more sepelitur_. _Willa_ ossia _Guilla_ sua moglie, prima che il corpo di lui fosse dato alla sepoltura, si fece monaca in Bamberga. Due loro figliuole nubili erano state prima con tutto decoro messe dall'imperadore in corte presso l'imperadrice _Adelaide_. De' due figliuoli maschi d'esso Berengario, cioè di _Adalberto_ e di _Conrado_, che restarono vivi e in libertà, ne parleremo anche all'anno 968. S'ingannò forte l'abbate urspergense[2312], allorchè scrisse che _Adalberto_ con Berengario suo padre fu condotto prigione a Bamberga. Intanto non voglio ommettere che esso Adalberto lasciò dopo di sè un figliuolo appellato _Ottone Guglielmo_[2313]; e che _Gerberga_ moglie d'esso Adalberto rimasta vedova, si rimaritò con _Arrigo duca_ di Borgogna. Questi poi venuto a morte senza lasciar figliuoli proprii, fece passare quel ducato nel figliastro, la cui discendenza durò anche molto tempo in insigne onore. In un diploma di _Arrigo I_ imperadore dell'anno 1014, rapportato dal Guichenon[2314], egli si vede appellato _Ottho qui et Wilelmus comes, filius Adalberti, nepos Berengarii regis_. Poc'attenzione per altro fu quella del Guichenon[2315] medesimo, allorchè riferì all'anno presente una donazione che si dice fatta da _Ottone II_ imperadore a _Manfredo_ marchese di Susa, con questa data: _XI kalendas novembris anno dominicae Incarnationis nongentesimo sexagesimo sexto, Indictione I, anno vero tertio Ottonis_. Nel presente anno neppur era nato, nè era per nascere _Ottone III_. Nè _Ottone III imperare coepit anno salutis 973_, come scrive esso Guichenon. Nè l'_indizione prima_ si accorda col suo _anno terzo_. Manca eziandio il luogo del suo dato diploma. Però quello è documento o apocrifo, o molto informe. Era in questi tempi re di Francia _Lottario_, ed abbiamo da Frodoardo[2316] ch'egli nell'anno presente _uxorem accepit Emmam filiam regis quondam italici_, cioè di _Lottario re_ figliuolo del _re Ugo_. Essendosi rimaritata in Ottone Augusto _Adelaide_ madre di questa principessa, è da credere che lo stesso imperadore si adoperasse molto per procurar così illustri nozze alla figliastra. Il medesimo Frodoardo nella Cronica virdunense[2317] ripete lo stesso con dire _Lotharius rex Francorum Emmam Lotharii regis Italiae, et Adeleidis post imperatricis filiam, duxit uxorem_.
NOTE:
[2308] Continuator Rheginonis, in Chron.
[2309] Leo Ostiensis, in Chron., lib. 2.
[2310] Hermannus Contract., in Chron., edition. Paris.
[2311] Continuator Rheginonis, in Chron.
[2312] Urspergensis, in Chronico.
[2313] Sammarthani, in General. Franc. Brondellus, in Geneal. Franc.
[2314] Guichenon, Bibliot. Sebus., Centur. II, c. 39.
[2315] Idem, cap. 89.
[2316] Frodoardus, in Chronic. apud Du-Chesne.
[2317] Idem, in Chronic. Virdunens., pag. 157.
Anno di CRISTO DCCCCLXVII. Indiz. X.
GIOVANNI XIII, papa 3. OTTONE I imperadore 6. OTTONE II imperadore 1.
Attese sul principio di quest'anno l'_imperadore Ottone_, stando in Roma, a processar que' Romani che aveano sì maltratato papa _Giovanni XIII_. Il Continuatore di Reginone[2318] altro non dice, se non che _excepto praefecto urbis, qui aufugerat, tredecim ex majoribus Romanis, qui auctores expulsionis domni Johannis papae videbantur, suspendio interire jussit_: pruove, dice il padre Pagi, del suo supremo dominio in Roma[2319], esercitato alla guisa dei suoi predecessori. Aggiugne il cardinal Baronio[2320], con citare una giunta fatta ad Anastasio bibliotecario, che Ottone mandò oltre ai monti in esilio i _consoli_, fece impiccare per la gola i tribuni, e cavar dal sepolcro il cadavero di Roffredo prefetto della città, che fu squartato in varii pezzi. Quel prefetto, che era succeduto a Roffredo, posto nudo sopra un asino con un otre in capo, fu ignominiosamente menato per la città, frustato, e poi cacciato in prigione. Noi non sappiam tutto l'operato da lui; pure ne sappiam tanto, che possiam conghietturare che la giustizia di lui comparisse presso di molti crudeltà. Lo stesso _Niceforo Foca_ imperador de' Greci rinfacciò a Liutprando ambasciator d'Ottone nell'anno seguente, che esso Ottone[2321] _Romanorum alios gladio, alios suspendio interemit, oculis alios privavit, exsilio alios relegavit_. Ma Liutprando rispose che Ottone _insurgentes contra, et domnum apostolicum, quasi jurisjurandi violatores sacrilegos, dominorum suorum apostolicorum tortores, raptores, secundum decreta romanorum imperatorum Justiniani, Valentiniani, Theodosii, et ceterorum, caecidit, jugulavit, suspendit, et exsilio relegavit. Quae si non faceret, impius, injustus, crudelis, tyrannus esset._ Ma Carlo Magno non fece così; ed Ermanno Contratto scrive[2322] che Ottone _Romam veniens injurias domini papae graviter in auctoribus sceleris, partim exsiliis, partim patibulis, variisque poenis et abominationibus judicavit_. Non ha conosciuto il cardinal Baronio, e neppur altri, fuorchè il Sigonio, un concilio di assaissimi vescovi italiani ed oltramontani, celebrato sul principio di quest'anno in Roma da papa Giovanni XIII. D'esso ci ha conservata memoria un diploma di Ottone il Grande, con cui vengono confermati tutti i suoi beni e privilegii all'insigne monistero di Subiaco. L'ho io pubblicato[2323], e porta queste note: _Data tertio idus januarias, anno dominicae incarnationis DCCCCLXVII, imperii vero domni Ottonis piissimi Caesaris V, Indictione X_. Dice ivi l'imperadore che _Giorgio abbate_ di Subiaco _venit in gremium Basilicae beati Petri Apostolorum principis, ubi cum domno Johanne XIII papa, sanctae synodo pro utilitate ejusdem ecclesiae, et venerabilium locorum intereramus, circum sedentibus cum ravennate archiepiscopo plurimis episcopis ex romano territorio, atque Italiae, et ultramontano regno, necnon praesente capuano principe, qui et marchio Camerini et Spoletini ducatus_. Si noti quest'ultima partita, di cui parleremo fra poco. Del suddetto concilio romano si ha anche da intendere il Dandolo[2324], allorchè scrive che _Pietro Candiano IV doge_ di Venezia nell'anno nono del suo ducato, cioè nel presente, mandò per suoi ambasciatori Giovanni Contareno e Giovanni Venerio diacono _Johanni papae, et Ottoni imperatori, Romae existentibus in synodo ibi congregata_; e che, mostrati, i privilegii della chiesa di Grado, fu decretato in esso concilio ch'essa fosse chiesa patriarcale e metropoli di tutta la Venezia. E lo stesso Ottone le confermò i suoi privilegii con un diploma a parte. Terminato questo concilio, l'imperadore, secondochè s'ha dal Continuator di Reginone[2325], pel ducato di Spoleti venne a Ravenna, dove celebrò la Pasqua in compagnia del sommo pontefice Giovanni XIII. _Actum in loco, qui dicitur sancto Severo, ubi domnus Otto praeerat, X kalendas madii, Indictione X_, si legge in uno strumento rapportato dal padre Bacchini[2326]. Quivi ancora nel mese d'aprile tenuto fu un concilio d'assaissimi vescovi, i cui atti, siccome ancor quelli del concilio romano, non son giunti fino a' dì nostri. Solamente si sa che furono ivi fatti molti decreti _ad utilitatem sanctae Ecclesiae_; e il Continuator di Reginone scrive che l'imperadore _apostolico Johanni urbem et terram Ravennatium, aliaque complura, multis retro temporibus romanis pontificibus ablata reddidit; eumque inde Romani cum magna laetitia remisit_. Cioè Ugo, Lottario e Berengario re d'Italia nulla aveano lasciato godere dell'esarcato ai papi; e lo stesso Ottone ne avea ritenuto anche egli fin qui, oltre al sovrano, l'utile dominio. Per quello che dirò all'anno 970, motivo ci resta di dubitare che Ravenna fosse restituita al papa. Tuttavia Liutprando[2327] nell'anno seguente 968 rispose al greco imperadore che l'Augusto Ottone I _sanctorum Apostolorum vicariis potestatem et honorem omnem contradidit_.
Ciò fatto l'imperadore andò in Toscana, per attestato del Continuatore suddetto. L'Annalista sassone[2328] aggiugne ch'egli _in partes Tusciae et Lucaniae secessit_, cioè nel ducato di Benevento. Certo è ch'egli fu in Toscana nel mese di giugno, ciò apparendo da un placito tenuto dal _marchese Otberto_ conte del sacro palazzo, da me dato alla luce[2329], e tenuto _locus nuncupante prope monte Vultrario, quod est infra comitatu voloterense, ubi domnus Hotto imperator Augustus praeerat_. Il documento fu scritto _anno imperii domni Hottoni imperatore Augustus, et item Hotto filio ejus gratia Dei rex sexto, XII die mense junii, Indictione decima_. Se poscia Ottone passasse verso Benevento, nol so dire. Abbiamo bensì un diploma d'esso Augusto presso l'Ughelli[2330], che cel rappresenta nella stessa città di _Benevento_ nel dì 13 di febbraio dell'anno presente, e ci dà a conoscere ch'egli non andò a dirittura da Roma a Ravenna. Esso privilegio fu dato in favore della chiesa di Benevento: _Idibus februarii anno dominicae Incarnationis DCCCCLXVII, imperii vero domni Ottonis piissimi Caesaris VI, Indictione X. Actum in civitate Beneventi._ Ci conduce poi questo medesimo atto ad intendere che _Pandolfo Capodiferro e Landolfo III_ suo fratello già aveano riconosciuto l'alto dominio dell'imperadore sopra i loro principati di Benevento e Capoa, e s'erano dichiarati suoi vassalli, con abbandonare i Greci. Però _Niceforo Foca_ imperador greco nell'anno seguente ebbe a dire a _Liutprando vescovo_ di Cremona e ambasciator di Ottone[2331]: _Principes autem, capuanam scilicet, et beneventanum, sancti nostri imperii olim servos, nunc rebelles, servituti pristinae (Otto) tradat_. Ma Pandolfo la seppe fare da buon mercatante, perchè in ricompensa di questa sua soggezione aveva ottenuto dall'imperadore di esser creato anche _duca di Spoleti e marchese di Camerino_. Fu di parere Camillo Pellegrino[2332] che Pandolfo solamente nell'anno 969 conseguisse così buon boccone. Ma ci restano documenti sicuri, indicanti che prima anche dell'anno presente, egli arrivò a conseguirlo. L'abbiam poco fa veduto intervenire al concilio romano nel dì undici di gennaio del presente anno con i titoli di duca e marchese. Oltre a ciò, nelle giunte da me fatte alla Cronica casauriense[2333] abbiamo un bel placito, tenuto _in villa Mariani, campo juris proprietatis sanctae Firmanae ecclesiae, residente Pandulfo duce et marchione_, e scritto _anno ab Incarnatione Domini Jesu Christi DCCCCLXVII, et imperante domno Ottone imperatore Augusto, anno imperii ejus VI, mense februario, per Indictionem X_. Il nome di _duca_ e di _marchese_ riguarda il ducato di _Spoleti_ e la marca di _Camerino_, nella quale era compresa la città di _Fermo_, trovandosi anche la stessa marca talvolta appellata _marca di Fermo_. Leggesi un altro placito nella Cronica del Volturno[2334], tenuto nell'anno seguente _in territorio marsicano_, che era allora parte del ducato di Spoleti, _ubi sedebat domnus Pandolfus gloriosus princeps_ (di Benevento, oppur solamente di Capoa), _dux_ (di Spoleti) _et marchio_ (di Camerino) scritto _in anno ab Incarnatione Domini nostri Jesu Christi DCCCCLXVIII, anno imperii magni Ottonis Augusti in anno septimo, et Otto imperatoris filius insimul cum eo in anno primo, et IV kalendas septembris, Indictione undecima_. Di qui ancora si scorge che Pandolfo non aspettò l'anno 969 per acquistare i governi di Spoleti e di Camerino. Era stato ne' tempi del re Ugo in possesso di questi due stati _Uberto_ duca e marchese di Toscana suo figlio bastardo. Quando egli ne decadesse, e se per cagion del suo esilio, oppure per la sua morte, non si sa; e noi troviamo ben imbrogliata la storia de' suoi ultimi anni e il tempo della morte sua; del che ho io parlato altrove[2335]. Quel che è certo, _Ugo_ suo figliuolo a lui succedette nel ducato della Toscana (non so dire in qual anno preciso), ma non già in quello di Spoleti, e neppur della marca di Camerino, quantunque col tempo egli arrivasse a dominar ancora in quelle contrade. Ci vien poi dicendo il Continuatore di Reginone[2336] che tanto papa Giovanni XIII, quanto l'imperadore scrissero lettere al giovane re _Ottone II_, invitandolo per la festa del santo natale a Roma.