Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750
Part 100
Quando sia originale, come sembrò a me, un diploma[2244] dei re _Berengario_ e _Adalberto_, conceduto a _Martino abbate_ della Vangadizza presso all'Adigetto, dove io osservai tuttavia il sigillo di cera col nome di quei re, noi troviamo essi regnanti in Verona sul fine di maggio del presente anno. Fu dato quel diploma _tertio kalendas junias, anno Incarnationis Domini DCCCCLXI, regni vero domni Berengarii, atque Adalberti piissimorum regum XI, Indictione IV. Actum Veronae._ Quel che è più, essendo stato questo diploma _interventu ac petitione Ugonis marchionis Thusciae_, noi vegniamo a conoscere che _Uberto marchese di Toscana_, o avea pagato il debito della natura[2245], o, come vogliono alcuni, era fuori d'Italia cacciato in esilio; e che _Ugo_ suo figliuolo, il quale poi riuscì uno de' principi famosi d'Italia, era succeduto a lui nel possesso e governo della Toscana; ed avere san Pier Damiano imbrogliata, siccome vedremo, co' suoi racconti la storia della Toscana. Vien anche rapportata dall'Ughelli[2246] la fondazione del monistero di Grassano nella diocesi di Vercelli fatta da _Aledramo marchese_, figliuolo di _Guglielmo conte_, e da _Gerberga_ figliuola del re Berengario. Questi vien creduto il primo marchese del Monferrato, da cui derivò la schiatta di que' principi sì celebri, siccome vedremo nella storia de' secoli susseguenti. Quello strumento ha queste note: _Berengarius et Adalbertus ejus filius, gratia Dei reges, anno eorum, Deo propitio, undecimo, mense augusti, Indictione quarta_, cioè nell'anno presente, nel cui mese di agosto troviamo tuttavia dominanti questi due re. Vedesi anche appresso il Guichenon[2247] un diploma di Ugo e Lottario re d'Italia, che nell'anno 938 donano _Aledramo comiti quamdam cortem, quae Forum nuncupatur, sitam super fluvium Tanar_. Si può tenere per lo stesso Aledramo che con titolo di marchese comparisce da lì innanzi. Intanto stava forte a cuore al re Ottone la spedizion d'Italia; ma prima d'intraprenderla volle assicurar la corona della Germania in capo ad _Ottone_ primogenito suo. Adunata dunque in Vormazia la dieta generale del regno, fu con unanime consenso de' baroni e del popolo eletto re di Germania, e coronato _Ottone II_ suo figliuolo[2248]. Ciò fatto, e raccomandato a _Guglielmo arcivescovo_ di Magonza, suo fratello, esso figliuolo, ch'era allora in età di sette anni, tornò Ottone il Grande in Sassonia, e dopo aver dato buon ordine agli affari, per la Baviera e per la valle di Trento calò coll'esercito suo in Italia, _ubi omnes paene comites et episcopos obvios habuit, et, ut decuit, ab eis honorifice susceptus, potestative, et absque ulla resistentia Papiam intravit_. Trovò quivi distrutto da Berengario il palazzo dei re, forse per un pazzo gastigo dato da lui ai cittadini, ed ordinò che si rifacesse. Intanto Berengario e Willa sua moglie e i lor figliuoli si chiusero in varie fortezze, senza osar di comparire coll'armi in campagna per opporsi ai felici progressi del re germanico.
Si può molto bene accordar questa relazione con ciò che l'Anonimo Salernitano[2249] lasciò scritto, dicendo che il re Adalberto _cum magno apparatu, populoque nimis valido Clusas venit_, cioè alla Chiusa nella valle dell'Adige, _quatenus cum Ottone certamen iniret. Feruntque plurimi, ut sexaginta millia pugnatorum cum rege Adelverto fuissent._ Stette ivi questo esercito un dì e una notte, senza che udissero avvicinarsi il nemico; quand'eccoti molti di que' conti, cioè de' governatori delle città, dissero fuor dei denti ad Adalberto che il pregavano di portarsi a Pavia per fare intendere al re Berengario suo padre di cedere ad esso Adalberto il governo del regno, perchè loro intenzione era di non istar più sotto il comando di lui. Se acconsentiva, erano pronti a combattere con tutte le lor forze contra chi veniva in Italia per torgli il regno, se no, si sarebbono dati al re di Germania, siccome risoluti di non più sopportare la crudeltà di Berengario; e di sua moglie. Andò Adalberto; trovò il padre disposto alla rinunzia; ma Willa sua madre, femmina delle più perverse e triste che sieno mai state create al mondo, non si volle lasciar in alcuna maniera smuovere, e disturbò l'affare. Portata da Adalberto la risposta ai conti, ciò servì ad accrescere la loro collera; e però all'istante partendosi da lui colle lor genti, se ne tornarono cadauno alla sua città. Di qui è che senza contrasto alcuno entrò il re Ottone in Italia, e a dirittura passato a Pavia, vi trovò spalancate le porte. Non tardò la maggior parte de' principi e delle città d'Italia ad eleggere e a riconoscere per suo signore il re Ottone nella dieta tenuta a questo fine in Milano. Landolfo seniore[2250] storico milanese del secolo susseguente così ne scrive: _Otto ab omnibus in regnum cum triumphis Mediolani electus, sublimatus est_. Seguita poi a descrivere la coronazione fatta nella basilica ambrosiana di Milano, con queste parole: _Walperto_ (arcivescovo) _mysteria divina celebrante, multis episcopis circumstantibus, rex omnia regalia, lanceam, in qua clavus Domini habebatur, et ensem regalem, bipennem, baltheum, clamydem imperialem, omnesque regias vestes super altare beati Ambrosii deposuit, perficientibus atque celebrantibus clericis, omnibusque ambrosianis ordinibus divinarum solemnitatum mysteriis, Walpertus magnanimus archiepiscopus, omnibus regalibus indumentis cum manipulo subdiaconi_ (si osservi l'antichità di questo rito) _corona superimposita_ (cioè la corona del ferro, in cui non dovea sapere Landolfo, come sanno oggidì quei di Monza, che v'era innestato un chiodo del Signore, perchè l'avrebbe detto, come lo disse della lancia) _adstantibus beati Ambrosii suffraganeis universis, multisque ducibus atque marchionibus decentissime et mirifice Ottonem regem collaudatum et per omnia confirmatum, induit atque perunxit._ Spedì intanto il re Ottone a Roma _Attone_ ossia _Azzo abbate_ di Fulda, con ordine di preparar gli alloggi e tutto quanto occorreva per la sua venuta a Roma, giacchè era d'accordo con papa _Giovanni XII_ che gli sarebbe conferita la corona imperiale.
Da gran tempo, cioè dall'anno 823, occupavano i Saraceni l'isola di Creta, oggidì Candia. Venne in pensiero a _Romano_ juniore imperador de' Greci di riacquistarla, e spedì a quella impresa _Niceforo Foca_ nell'anno precedente. Di molte prodezze quivi fece questo generale[2251], e finalmente nel presente anno gli riuscì di prendere la capitale, e di ridur tutta l'isola alla divozione del greco Augusto: motivo di somma consolazione ed allegrezza, non solo ai Cristiani d'Oriente, ma all'Italia tutta. Diversa era ben la sorte dell'isola di Sicilia in questi tempi. Per attestato della Cronica arabica[2252], Assano signore di essa isola seco condusse in Africa _optimates Siculorum_ (cioè, per quanto vo io conghietturando, i figliuoli giovanetti dei nobili siciliani) _et instituit eos in religione Amir Al-Mumenin, hoc est imperatoris fidedelium, seu Mahometanorum, qui res eorum auxit, et benefecit eis_. Dovette in questa maniera la religion cristiana ricevere un gran crollo in Sicilia sotto il giogo dei Saraceni. Sul fine di maggio dell'anno presente fece partenza da questa vita _Landolfo II principe_ di Benevento e di Capua[2253], con succedergli _Pandolfo_ soprannominato _Capodiferro_, già dichiarato suo collega nel principato nell'anno 943, e _Landolfo III_, amendue suoi figliuoli.
NOTE:
[2244] Antiq. Ital., Dissert. LXV.
[2245] Antichità Estensi, P. I, cap. 15.
[2246] Ughell., Ital. Sacr., tom. 4, in Episcop. Vercellens.
[2247] Guichenon, Bibliothec. Sebus., Centur. I, num. 83.
[2248] Continuator Rheginonis, in Chronico. Hermannus Contract, in Chron. Annalista Saxo, in Chron.
[2249] Anonymus Salernit., P. I, tom. 2 Rer. Ital., pag. 299.
[2250] Landulf. Senior., Hist. Mediol., lib. 2, cap. 16, tom. 4 Rer. Ital.
[2251] Leo Diaconus, Hist. apud Pag. Lupus Protospata, in Chron.
[2252] Chronicon Arabicum, P. II, tom. 1 Rer. Ital.
[2253] Peregr., Hist. Princip. Langob. P. I, tom. 2 Rer. Ital.
Anno di CRISTO DCCCCLXII. Indizione V.
GIOVANNI XII papa 7. OTTONE I imperatore 1. OTTONE II re d'Italia 1.
Celebrò il _re Ottone_ la festa del santo Natale dell'anno precedente in Pavia: e poscia si accinse al viaggio di Roma. Leggesi presso Graziano[2254], negli Annali baroniani[2255] e in altri libri il giuramento fatto da lui in favore di _papa Giovanni_ prima di passare colà. _Si permittente domino_, dice egli, _Romam venero, sanctam romanam Ecclesiam, et te rectorem ipsius exaltabo secundum posse meum; et numquam vitam, aut membra, et ipsum honorem, quem habes, mea voluntate, aut meo consilio, aut meo consensu, aut mea exhortatione perdes. Et in romana urbe nullum placitum, aut ordinationem faciam de omnibus, quae ad te, aut ad Romanos pertinent, sine tuo consilio. Et quidquid in nostram potestatem de terra sancti Petri pervenerit, tibi reddam. Et cuicumque regnum italicum commisero, jurare faciam illum, ut adjutor tibi sit ad defendendam terram sancti Petri secundum suum posse._ Ha il padre Pagi[2256] provato non essere stato Ottone il grande, divenuto che fu Augusto, da meno de' suoi predecessori, con avere acquistata la sovranità di Roma, e lasciatone l'utile dominio al romano pontefice. Anche di ciò è una pruova il dirsi ch'egli in Roma non terrà alcun placito e giudizio, nè pubblicherà editto alcuno intorno a cose spettanti al papa e al popolo romano, senza ascoltare il consiglio del medesimo papa. Accompagnato dunque dall'esercito e da gran folla di vescovi e baroni, precedendolo per tre giornate l'arcivescovo di Milano _Gualberto_, s'inviò alla volta di Roma Ottone[2257]. Giunto colà, fra le acclamazioni d'immenso popolo fu con tutto onore ed amore accolto da papa Giovanni XII. Ci è stato conservato da Epidanno[2258] il giorno in cui con incomparabil magnificenza seguì la di lui coronazione per mano del papa, e gli fu conferito il titolo e l'autorità d'imperadore Augusto. _Ipse_, dice egli, _a papa Octaviano benedicitur in purificatione sanctae Mariae, die dominico._ Così l'imperio romano, ch'era stato vacante fin qui dopo la morte di _Berengario Augusto_, passò nei re di Germania, oppure, come alcuni vogliono, tornò ai re franchi, essendochè la Germania tuttavia portava il nome di Francia, e lo stesso Ottone si intitolava re della Francia, cioè dell'orientale, venendo la Gallia sotto nome di Francia occidentale. In tal occasione papa Giovanni e tutto il popolo romano, per attestato di Liutprando, giurò sopra il corpo di san Pietro di non mai tenere aderenza alcuna coi deposti re _Berengario_ e _Adalberto_. All'incontro, per asserzione del suddetto Liutprando, o, per dir meglio, del suo continuatore, Ottone a papa Giovanni XII, _non solum propria restituit_, cioè l'occupatogli dai re precedenti d'Italia, _verum etiam ingentibus gemmarum, auri, et argenti muneribus ipsum honoravit_. La Cronica reicherspergense, Teoderico da Niem, il Goldasto ed altri rapportano alcuni decreti che si dicono fatti in tal occasione, e dipoi, intorno all'elezione de' papi, alle investiture de' vescovi, e alla restituzione di beni e diritti fatta all'imperadore. Sono manifeste imposture de' secoli posteriori, che non meritano d'essere confutate. Leggesi parimente presso al cardinal Baronio, e in altri libri, il diploma di Ottone, confermatorio di tutti gli stati e beni della Chiesa romana: documento nondimeno che non va esente da varie difficoltà, siccome ho altrove accennato[2259]. Fra l'altre cose si veggono ivi confermate a san Pietro _le provincie della Venezia e dell'Istria, e tutto il ducato spoletano e beneventano, e la città di Napoli_, per tacere d'altri paesi, che per l'addietro non mai furono dipendenti nel temporale dal romano pontefice; ed erano governati da principi, vassalli degl'imperadori d'Occidente o dei re d'Italia, oppure degli Augusti greci, e seguitarono ad esser tali.
Dopo il soggiorno di pochi dì in Roma, passati in feste col romano pontefice, e in dar buon sesto a quegli affari, se ne tornò indietro il novello imperadore Ottone, ed arrivato a Lucca, quivi concedette ad _Uberto vescovo_ di Parma il comitato ossia il governo di quella città[2260], con un diploma dato _III idus martii anno dominicae Incarnationis DCCCCLXII, anno vero imperii domni Ottonis serenissimi Augusti primo. Indictione V. Actum Liviae._ Il nome di _Livia_ dovrebbe significar _Forlì_; ma sì abbondanti di spropositi sono o per negligenza dell'Ughelli, o per colpa de' copisti, o per isbagli degli stampatori, i documenti da lui inseriti nell'Italia sacra, che in vece di _Liviae_ credo io scritto ivi _Lucae_. Leggesi in fatti nelle mie Antichità italiane[2261] un diploma d'esso Augusto, dato in favore de' canoni di Lucca nello stesso giorno, cioè _III idus martii anno dominicae Incarnationis DCCCCLXII, anno vero imperii domni Ottonis primo, Indictione V. Actum Lucae._ Però per la Toscana e per Lucca, e non già per la Romagna, se ne tornò l'Augusto Ottone a Pavia, dove celebrò la santa Pasqua. Ho io prodotto un altro suo diploma[2262] in favore di _Norberto abbate_ di san Pietro in _coelo aureo_ di Pavia, dato, a mio credere, in quella città _V idus aprilis anno dominicae Incarnationis DCCCCLXII, imperii vero domni imperatoris Hottonis Augusti piissimi I, Indictione V. Actum.... ie._ Quivi stando, esercitò la sua liberalità verso altre chiese del regno, e verso i conti, marchesi ed altri baroni che s'erano mostrati più fedeli alla sua corona, ed attaccati al suo servigio. Gli scrittori milanesi riferiscono dei gran beni e stati da lui conferiti a _Gualberto arcivescovo_ di Milano e alla sua chiesa. Si può certamente credere che molto più sfavillasse la sua gratitudine verso chi era stato il principal promotore dei di lui avanzamenti in Italia. Conseguì in tal congiuntura _Liutprando_, le cui storie ho tante volte allegato, il vescovato di Cremona, dopo essere stato varii anni alla corte di Ottone in Germania, perchè o esiliato, o perseguitato dal re Berengario. Anche Donizone[2263] attesta che _Alberto Azzo_ signore di Canossa, a cui tante obbligazioni avea la divenuta _imperadrice Adelaide_, fu ben rimunerato dall'Augusto Ottone. Ecco le sue parole:
_Muneribus magnis Attonem ditat, et altis_ _Cui nonnullos comitatus contulit ultro._ _Per quem regnabat, nil mirum, si peramabat._
Ho io nelle annotazioni a questi versi, e nelle Antichità italiane[2264], dimostrato, come egli fu creato _conte_, cioè governatore perpetuo di Reggio e di Modena nello stesso tempo. Truovansi inoltre memorie d'esser egli stato promosso a maggior dignità, perchè ci comparisce ornato col titolo ancora di _marchese_. E qui specialmente ebbe principio lo straordinario ingrandimento dei maggiori della famosa _contessa Matilda_, di cui fu bisavolo lo stesso _Adalbertus qui et Atto comes_. Medesimamente fra gli altri, sui quali sparse generosamente le grazie sue l'Augusto Ottone, ci fu _Oberto_ illustre _marchese_, progenitor degli Estensi, cioè quel medesimo principe che noi vedemmo all'anno 960 maltrattato dal re Berengario, e passato in Germania ad invitare Ottone alla conquista del regno d'Italia. Cioè fu egli assunto all'insigne carica di _conte del sacro palazzo_, la cui autorità non solo era eminente nella corte dell'imperadore, ma si stendeva anche per tutto il regno, essendo al di lui tribunale sottoposti anche i conti, i marchesi e duchi, cioè i principi di quei tempi. Ne accennerò le pruove andando innanzi.
Abbiamo poi dal Continuatore di Reginone[2265], le cui parole paiono copiate dall'Annalista sassone, che mentre l'imperador Ottone tornava da Roma a Pavia, _Berengarius in quodam monte, qui dicitur ad sanctum Leonem, plurimis undique secum copiis attractis, se munivit_. La fortezza di san Leone era ed è situata nell'Umbria, ducato allora di Spoleti, nel contado di monte Feltro, oggidì san Leo. E però altri scrivono che Berengario fu assediato in Montefeltro. _Et Willa in lacu Majori, in quadam insula, quae dicitur ad sanctum Julium, se inclusit_. Ma s'inganna questo autore, mettendo l'isola di san Giulio nel Verbano, ossia nel lago Maggiore. Essa è nel lago d'Orta nella diocesi di Novara. _Filii vero ejus Adelbertus et Guido huc illucque vagabantur. Quasdam tamen munitiones cum suis sequacibus adhuc possidebant, hoc est Grad_ (si dee scrivere _Gardam_ nel lago Benaco, chiamato oggidì di Garda fra Brescia e Verona) _et Travallium_ (forse valle Travaglia nelle montagne verso il lago Maggiore) _et insulam in lacu Cumano_: luogo già da noi veduto per la sua fortificazione famoso ne' tempi precedenti. La prima applicazione del novello Augusto fu di assediar _Willa_ nell'isola di san Giulio. Ben s'immaginava egli di trovar con esso lei i tesori ammassati con tante estorsioni negli anni addietro, e verisimilmente non s'ingannò. Quasi due mesi durò quell'assedio, e vi faticarono non poco gli arcieri e frombolatori dell'armata. Fu obbligata in fine Willa a rendersi. Ebbe compassione e rispetto al di lei sesso l'imperadore; e dopo averla, come si può conghietturare, ben pelata, le donò la libertà. Essa con quanta fretta potè, andò a trovare il marito Berengario a monte Feltro, con adoperar poi tutta per quanto potè la feminina eloquenza, affinchè egli non si rendesse ad Ottone. Rapporta il cardinal Baronio[2266] una donazione fatta da esso Augusto ai canonici di quell'isola in rendimento di grazie a Dio, perchè _quoddam castellum, videlicet insulam sancii Julii per Berengarium regem ab episcopatu novariensi sublatam, nastrae subdiderit ditioni_. Il diploma è dato _IV kalendas augusti anno dominicae Incarnationis DCCCCLXII, anno imperii primo, Indictione V. Actum in Villa, quae dicitur Horta prope lacum ejusdem S. Julii._ Però quell'isola non era nel lago Maggiore. Sul fine di settembre si truova l'imperadore in Pavia, dove _intuitu amatissimae nostrae conjugis Aleyde_ (si dee scrivere _Adelheidae_) _imperatricis_, conferma a _Brunengo vescovo_ d'Asti i privilegii della sua chiesa[2267]. Il diploma è dato _VIII kalendas octobris anno dominicae Incarnationis DCCCCLXII, Indictione VI, anno imperii serenissimi imperatoris Othonis primo. Actum Papia civitate._ Fuor dell'uso di simili documenti quivi si veggono sottoscritti _Obsertus_ (si dee scrivere _Otbertus_) _sacri palatii comes_, cioè _Oberto_ marchese, progenitor degli Estensi, come abbiam detto di sopra, e _Wido mutinensis episcopus_ con altri vescovi. Questo _Guido_ vescovo di Modena è quello stesso che sotto i re Berengario e Adalberto aveva esercitata l'eminente carica di arcicancelliere. Conviene ben credere ch'egli fosse uomo di gran destrezza e maneggi, e che sapesse far giocare i regali, e voltare mantello a tempo, perchè seppe ottener il medesimo riguardevolissimo posto sotto l'Augusto Ottone. Ne fa fede lo stesso diploma, a cui si sottoscrive _Autherus cancellarius ad vicem Widonis episcopi, et archicancellarii_. Godeva già questo prelato, cioè divorava la ricchissima badia di Nonantola, posta nel contado di Modena sotto il re Berengario, siccome costa dalle memorie di quel monistero, da me pubblicate altrove[2268]. Da che fu venuto un nuovo padrone a comandare in Italia, non trascurò egli, secondo gli abusi d'allora, di farsi donare e confermare da esso la medesima badia. Ne ho io pubblicato il diploma[2269], dato a contemplazione dell'imperadrice _Adelaide Widoni sanctae mutinensis ecclesiae venerabili episcopo, dilectoque nostro fideli archicancellario, II nonas octobris, anno dominicae Incarnationis DCCCCLXII, Indictione VI, anno imperii serenissimi Ottonis imperatoris primo. Actum Papia civitate._ In essa città di Pavia celebrò Ottone la festa del santo Natale; e, per quanto ho io osservato altrove[2270], abbiamo fondamento di credere ch'egli facesse in quest'anno eleggere re d'Italia _Ottone II_ suo figliuolo, già eletto re di Germania. Veggansi ancora nella storia del monistero di Polirone alcuni documenti[2271], ne' quali vanno concordi gli anni dell'imperio di _Ottone I_, con quei del regno di _Ottone II_.
NOTE:
[2254] Gratian., Dist. LXIII, cap. 33.
[2255] Baron., in Annal. Eccles.
[2256] Pagius, ad Annal. Baron.
[2257] Liutprandus, Hist., lib. 6, cap. 6. Continuator Reginonis, in Chronico.
[2258] Epidamus, in Annalibus.
[2259] Piena Esposizione per la Controversia di Comacchio.
[2260] Ughell., Ital. Sacr., tom. 2 in Episc. Parmens.
[2261] Antiq. Ital., Dissert. LXII.
[2262] Ibidem, Dissert. LXXI.
[2263] Donizo, in vita Mathild. lib. 1, cap. 1, tom. 5 Rer. Ital.
[2264] Antiq. Ital., Dissert. VIII.
[2265] Continuator Reginonis, in Chron.
[2266] Pagius, in Annal. Eccles.
[2267] Ughell., Ital. Sacr., tom. 4 in Episcop. Astens.
[2268] Antiquit. Ital., Dissert. LXVII.
[2269] Ibidem, Dissert. LXXIII.
[2270] Antichità Estensi, P. I, cap. 16.
[2271] Bacchini, Istoria del Monistero di Polirone, Append.
Anno di CRISTO DCCCCLXIII. Indiz. VI.
GIOVANNI XII papa 8. OTTONE I imperadore 2. OTTONE II re d'Italia 2.
Subito che la stagione addolcita lo permise, e dopo aver solennizzata la santa Pasqua in Pavia, si portò l'imperador _Ottone I_ all'assedio della rocca altissima di san Leo nel monte Feltro, dove s'era chiuso Berengario colla moglie, e probabilmente si trovava bloccato da molto tempo. Non si potea quell'inespugnabil fortezza prendere se non col mezzo di un blocco[2272]; e però questo, se non prima, certo in questi tempi fu formato assai stretto, con prendere tutti i passi, per i quali si potesse andare o uscir di quella rocca. Spese ivi tutta la state Ottone, e ne abbiamo anche le pruove in varii diplomi conceduti da lui in quel sito. Uno ne ho io dato alla luce[2273] in favore de' canonici di Reggio, scritto _V kalend. julii anno dominicae Incarnationis DCCCCLXIII, Indictione VI, anno vero imperii magni Othonis imperatoris Augusti II. Actum in Monte Feretri ad Petram sancti Leonis._ Un altro parimente ne ho dato altrove[2274]. _Guido_ vescovo di Modena, ed arcicancelliere dell'imperadore, non dimenticò in tal congiuntura i vantaggi, ed impetrò da esso Augusto, per interposizione di _Adelaide_ imperadrice, tutti i beni che in qualsivoglia maniera erano stati appartenenti _Widoni quondam marchioni, seu Conrado, qui et Cono dicitur, filiis Berengarii, seu Willae ipsius Berengarii uxoris, eorumque matris, tam in comitatu motinense, seu bononiense_. Il diploma[2275], tuttavia esistente col suo sigillo di cera nell'archivio de' canonici di Modena, fu dato _II idus septembris colle_ altre note suddette: _Actum in Monte Feretri ad Petram sancti Leonis_. Molto prima ancora i canonici d'Arezzo riportarono da esso Augusto la conferma dei lor beni e privilegii con un altro diploma dato _VI idus mai. Actum in Monte Feretrano ad sanctum Leonem._ Rapporta il Guichenon[2276] una donazione fatta da esso Augusto _Aymoni comiti_, creduto da lui marchese di Susa, con queste note: _Data III idus augusti, anno dominicae Incarnationis nongentesimo sexagesimo tertio, Indictione sexta, imperii serenissimi Ottonis imperatoris XXVII. Actum Papiae._ Non era allora in _Pavia_ Ottone, nè correva l'_anno XXVII_ dell'imperio. Che dunque s'ha da dire di quel diploma?