Annali d'Italia, vol. 2 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750

Part 98

Chapter 983,408 wordsPublic domain

Sul principio di quest'anno possiam credere data una lettera di _san Gregorio_ papa alla regina _Teodelinda_[3105]. Se tuttavia si volesse riferire al fine dell'anno prossimo passato, non potrebbe provarsi il contrario. In essa dice il santo padre di avere ricevuto il foglio che la stessa regina gli aveva inviato _dalle parti di Genova_: parole, dalle quali pare che si possa dedurre che Genova allora fosse in potere dei Longobardi. Vien poi a rallegrarsi con esso lei, perchè Dio le abbia dato un maschio, e quel che è più, un maschio già battezzato nella fede cattolica. Quindi si scusa per non poter ora rispondere alla scrittura di _Secondo_ abbate, di cui parlammo di sopra, per trovarsi egli sì maltrattato dalla gotta, che appena potea parlare; ma intanto le manda copia del concilio quinto generale, contro di cui si scorge che Secondo avea scritto, con aggiugnere che l'accettar questo concilio non si opponeva punto alla venerazione dovuta ai quattro precedenti concilii generali. E finalmente le dice d'inviare _dei filatterii per l'eccellentissimo nostro figliuolo Adaloaldo re,_ cioè delle reliquie legate in oro o argento, da portare addosso per custodia e difesa delle persone: con pregarla ancora di ringraziare il re suo consorte _per la pace fatta_, e di animarlo a conservarla per l'avvenire. Veggiam dunque comprovato da un'autentica testimonianza, che nel precedente anno 603 fu stipulata la tregua fra i Greci e i Longobardi. Ma non dovea già valersi il padre Pagi di questa lettera per credere e far credere che _Adaloaldo_ fosse nato sul fine di esso anno 603. Se abbiam la chiara asserzione di Paolo Diacono che egli fu battezzato nel dì 7 aprile d'esso anno 603, come potrà poi essere nato nel dicembre seguente? Non altro dice il santo papa, se non che egli _avea participato dell'allegrezza di Teodelinda, per avere inteso che le fosse nato un figliuolo, e, quel che più importava, che questo figliuolo, mercè del sacro battesimo, fosse stato aggregato alla fede cattolica_. Solamente negli ultimi mesi dell'anno 603 Teodelinda, in occasione di mandare al papa la scrittura di Secondo abbate, gli diede anche avviso del battesimo del figliuolo, celebrato secondo il rito cattolico. San Gregorio si congratula per la nascita che era seguita tanto prima e pel battesimo ultimamente fatto, unendo insieme quei due fatti, ma senza indicare in qual tempo l'uno e l'altro fossero succeduti. Quel sì che dee dar da pensare, si è che san Gregorio tratta già con titolo di re Adaloaldo, eppure, se vogliam seguitare l'ordine di Paolo Diacono, non fu dichiarato questo fanciullo collega nel regno da Agilolfo suo padre se non dopo la morte di san Gregorio, che seguì nell'anno presente.

In fatti fece Roma, anzi tutta la Cristianità, sì gran perdita in quest'anno, avendo voluto Iddio chiamare a miglior vita questo impareggiabil pontefice nel dì 12 di marzo; pontefice, dissi, d'immortale memoria, e che si riguardi la sua sapienza, prudenza e zelo per la cattolica religione, o si contempli la dottrina, l'eloquenza, la santità de' costumi, troppo è superiore alle nostre lodi, e giustamente, per consenso d'ognuno, meritò il titolo di _grande_. Paolo Diacono attesta che quel verno, cioè il precedente alla di lui morte, fu sì rigido, che si seccarono quasi dappertutto le viti. E che i raccolti de' grani parte furono guasti dai topi, e parte dal vento brucione affatto distrutti. Anche Anastasio bibliotecario[3106] e Giovanni[3107] attestano che dopo la morte di san Gregorio si patì in Roma una fierissima carestia. Ma il buon Paolo Diacono in iscrivendo che questo gran pontefice morì nell'_anno secondo di Foca, correndo l'ottava indizione_, colpì benissimo nell'anno dell'imperio, ma non già nell'indizione, essendo, per consenso di tutti gli eruditi, certissimo ch'egli terminò la sua vita nella _settima indizione_, la quale fu in corso nell'anno presente fino al settembre. Ebbe per successore _Sabiniano_ diacono, nato in Volterra, che era stato suo nunzio o ministro alla corte imperiale, essendosi già introdotto di eleggere al pontificato romano que' diaconi che aveano sostenuto quell'impiego in Costantinopoli, siccome più noti ed accetti agli imperadori, e più informati de' pubblici affari. Credesi che dopo sei mesi e un giorno di sede vacante, e dopo esser venuta l'approvazion della sua elezione da Foca Augusto, fosse Sabiniano consecrato nel dì 13 di settembre. Dopo aver Paolo Diacono narrata la morte di san Gregorio, ci vien dicendo[3108] che _nella state seguente e nel mese di luglio_, raunata la gran dieta della nazion longobarda _nel circo di Milano_, _Adaloaldo_ fu proclamato re, ossia collega d'_Agilolfo_ suo padre; e che a quella solennissima funzione furono presenti non solamente esso re Agilolfo, ma ancora gli ambasciatori di _Teodeberto II_ re di Metz, ossia dell'Austrasia. Uno dei maggiori pensieri di Agilolfo era quello di mantenere una buona armonia coi re franchi, perchè possedendo essi quasi tutte le Gallie e buona parte della Germania, non v'era potenza confinante all'Italia, di cui più che di quella avessero da temere i Longobardi. Perciò affine di stringere maggiormente il nodo dell'amicizia con Teodeberto, il più possente di quei re, Agilolfo, conchiuse un matrimonio fra il suo figliuolo Adaloaldo e una figliuola d'esso Teodeberto. Erano sì l'un come l'altra fanciulli di ben tenera età: contuttociò seguirono gli sponsali fra essi, e restò sigillata la funzione collo stabilimento di una pace perpetua fra i due re, genitori degli sposi. Il cardinal Baronio ed altri differirono sino all'anno venturo l'innalzamento di Adaloaldo al trono; ma sembra più verisimile che ciò avvenisse in quest'anno, e che la _seguente state_ di Paolo Diacono sia quella che venne dopo il marzo dell'anno presente, in cui san Gregorio il grande compiè la gloriosa carriera del suo pontificato. Credesi ancora che in quest'anno desse fine al suo vivere _Mariniano_ arcivescovo di Ravenna[3109], al quale succedette _Giovanni_ terzo di questo nome. E perchè era spirata la tregua fra i Greci e Longobardi, nel mese di novembre si rinnovò essa per un anno avvenire[3110].

NOTE:

[3105] Gregor. Magnus, lib. 2, ep. 14.

[3106] Anastas. Bibliothec.

[3107] Johann. Diacon., in Vit. S. Gregor., lib. 4, cap. 69.

[3108] Paulus Diaconus, lib. 4, cap. 31.

[3109] Bacchinius, ad Agnell., tom. 2 Rer. Ital.

[3110] Paulus Diaconus, lib. 4, cap. 33.

Anno di CRISTO DCV. Indizione VIII.

SABINIANO papa 2. FOCA imperadore 4. AGILOLFO re 15.

L'anno II dopo il consolato di FOCA AUGUSTO.

Terminò nel novembre dell'anno presente la tregua già fatta fra i Greci e i Longobardi[3111]. _Smeraldo_ esarco, che si trovava smunto di forze, e dovea veder dei brutti nuvoli in aria, trattò di nuovo della conferma d'essa tregua; e nello stesso mese l'ottenne per un altr'anno, ma con averla comperata collo sborso di dodicimila soldi d'oro. In questi tempi ancora (l'abbiamo dal solo Paolo Diacono) essendosi ribellati i Sassoni da _Teodeberto II_ re dell'Austrasia, seguì una sanguinosa guerra in quelle contrade fra essi e i Franchi, con grande strage dell'una e dell'altra parte, senza che si sappia il fin d'essa. Sotto quest'anno mette il cardinal Baronio la divisione della chiesa d'Aquileja, perchè narrata da Paolo suddetto[3112] dopo i sopra mentovati fatti; ma par ben più verisimile che essa appartenga all'anno susseguente, come anche tenne il padre de Rubeis[3113]. Cioè venne a morte _Severo_ patriarca d'Aquileja, il quale abborrendo il concilio quinto generale, per timore di pregiudicar all'ossequio che tutta la Chiesa professava al quarto calcedonense, mai non volle comunicare col romano pontefice e con le infinite altre chiese che veneravano il quarto ed ammettevano ancora il quinto. Il re _Agilolfo_ e _Gisolfo_ duca del Friuli, sotto il cui governo era Aquileja, mal sofferivano che i patriarchi avessero eletta per loro sede l'isola di Grado, siccome luogo sottoposto all'imperadore, e cinto dall'acque, dove essi Longobardi non poteano metter le griffe. Si prevalsero eglino adunque di questa congiuntura per far mutare il sistema introdotto. Devendosi eleggere il nuovo patriarca, per quanto costa da una relazione de' vescovi scismatici, pubblicata dall'eminentissimo Annalista, l'esarco, mosso dalle istanze del papa, propose di eleggere un patriarca che mettesse fine allo scisma, e secondo i canoni, si sottomettesse al pontefice romano, capo della Chiesa di Dio. Ripugnando essi, li fece condurre a Ravenna, dove (se vogliam credere ai lor successori scismatici) atterriti dalle minacce di esilii, di prigionie e di bastonate, elessero _Candidiano_ ossia _Candiano_, il quale abbracciò l'unità della Chiesa cattolica, e si ritirò ad esercitar le sue funzioni a Grado. Rimessi in libertà i vescovi suddetti, non mancarono quei, che avendo le lor chiese sotto i Longobardi, di richiamarsi dalla pretesa violenza lor fatta, e venuti in parere di procedere ad una altra elezione, trovarono favorevoli al loro disegno il re Agilolfo e il duca Gisolfo, e probabilmente la stessa regina Teodelinda, la quale tuttochè cattolica e piissima principessa, si sa che aveva l'animo alieno dal concilio quinto. Elessero dunque _Giovanni_ abate, che seguitando a fomentare lo scisma, stabilì la sua dimora in Aquileia: con che nello stesso tempo cominciarono ad esservi due patriarchi d'Aquileia, l'uno cattolico residente in Grado, e l'altro scismatico residente in Aquileia, con essersi anche divisi i suffraganei, parte sotto l'uno e parte sotto l'altro. E il bello fu che tuttochè col tempo il patriarca aquilejense si rimettesse in dovere con abiurare lo scisma, pure seguitarono ad esservi due patriarchi, e dura tuttavia il patriarca gradense sotto nome di patriarca veneto, perchè nel secolo quintodecimo trasferita fu dall'isola di Grado a Venezia quella sedia patriarcale. Intanto _Foca_ imperadore, odiato da tutti, siccome abbiamo dalla Cronica Alessandrina[3114] e da Teofane[3115], o per vere congiure scoperte, o per soli sospetti infierì colla scure contra i più riguardevoli personaggi di Costantinopoli; e giunse a levar di vita anche la già imperadrice _Costantina_ colle tre sue figliuole. Così il tiranno operava in Costantinopoli, in tempo che i Persiani mettevano a sacco tutta la Siria, la Palestina e la Fenicia, ed empievano di stragi tutte quelle contrade.

NOTE:

[3111] Idem, ib.

[3112] Paulus Diaconus, lib. 4, cap. 34.

[3113] De Rubeis, Monument. Eccl. Aquilejeus., cap. 33.

[3114] Chron. Alexandr.

[3115] Theoph., in Chron.

Anno di CRISTO DCVI. Indizione IX.

SEDE romana vacante. FOCA imperadore 5. AGILOLFO re 16.

L'anno III dopo il consolato di FOCA AUGUSTO.

Secondo i conti del padre Pagi, mancò di vita in quest'anno _Sabiniano_ papa nel dì 22 di febbrajo, pontefice poco ben veduto dai Romani, perchè diverso dal santissimo suo predecessore; e per tutto quest'anno stette vacante la cattedra di san Pietro, verisimilmente perchè Foca non la finì di mandar l'approvazion dell'eletto[3116]. Terminò in quest'anno la tregua fatta fra l'esarco di Ravenna e il re Agilolfo. Si può credere che l'esarco quegli fosse che, considerato l'infelice stato dell'imperio in questi tempi, si ingegnasse d'ottenerne la continuazione. Paolo Diacono scrive ch'essa fu conchiusa per tre anni avvenire. Ma prima che questa si conchiudesse, l'armi dei Longobardi s'impadronirono di due città della Toscana, cioè di _Bagnarea_, città probabilmente nata sotto il regno dei Goti, e di _Orvieto_, città nominata _Urbs Vetus_, ma non conosciuta sotto questo nome dagli antichi Romani. Poscia il medesimo storico racconta più sotto, che Agilolfo mandò (non si sa in qual anno) _Stabiliciano_ suo notaio a Costantinopoli per trattar di una stabil pace con _Foca Augusto_, perch'egli contento di quel che possedeva, non ansava dietro a sempre nuove conquiste, come tant'altri re hanno usato; e desiderava di lasciar godere la quiete ai sudditi suoi. Altro non risultò da questo negoziato, se non la tregua di un anno. Foca nondimeno per dimostrare la stima che faceva del re Agilolfo, col ritorno di Stabiliciano gl'inviò anche egli degli ambasciatori, ed insieme dei regali da presentargli.

NOTE:

[3116] Paul. Diaconus, lib. 4, cap. 33 et 36.

Anno di CRISTO DCVII. Indiz. X.

BONIFAZIO III papa 1. FOCA imperadore 6. AGILOLFO re 17.

L'anno IV dopo il consolato di FOCA AUGUSTO.

Venute finalmente da Costantinopoli le tanto sospirate risposte, fu consecrato in quest'anno _Bonifazio III_ già eletto pontefice romano, stato anch'egli apocrisario di s. Gregorio alla corte dell'imperadore. Fu assai breve la vita di questo papa: contuttociò non fece egli poco per avere ottenuto, secondochè lasciarono scritto Paolo Diacono[3117] ed Anastasio bibliotecario[3118], che Foca con un suo decreto dichiarasse, qualmente la Chiesa romana è _capo di tutte le chiese_, non già che il primato del romano pontefice, conosciuto e confessato anche per tutti i secoli addietro, avesse bisogno di un decreto tale; ma per tagliar l'ali all'ambizione de' patriarchi di Costantinopoli, i quali, siccome vedemmo, aveano cominciato nei tempi di s. Gregorio, e continuarono fin qua ad intitolarsi _vescovi ecumenici_, quasi che pretendessero di far divenire prima e capo di tutte le chiese la loro chiesa. Per buona ventura nacquero in questi tempi dei dissapori tra Foca Augusto e il patriarca Costantinopoli: e ciò diede occasione all'imperadore di abbassar l'orgoglio di que' patriarchi. Celebrò ancora questo papa in Roma un concilio di settantadue vescovi, in cui fu decretato che vivente il papa, siccome ancora viventi gli altri vescovi, non si potesse trattare del loro successore, ma che solamente tre dì dopo la lor morte fosse lecito di farlo nelle forme prescritte dai canoni. Ma papa Bonifazio non godè che otto mesi e ventidue giorni il papato, essendo mancato di vita, per quanto crede il padre Pagi, nel dì 19 di novembre dell'anno presente. Aveva _Teoderico_ re della Borgogna, contro il parere della regina _Brunechilde_ avola sua, conchiuso il suo matrimonio con _Ermenberga_ figliuola di _Vitterico re de' Visigoti_ in Ispagna[3119]. Fu condotta questa principessa a Chalons sopra la Saona, e ricevuta da Teoderico con grande onore. Ma Brunechilde gran fabbricatrice d'iniquità, unitasi con _Teodelana_ sorella di esso re, tanto fece e disse, che impedì per un anno la consumazione, ed in fine rendè sì disgustosa al nipote la persona e presenza di questa principessa, ch'egli la rimandò vergognosamente in Ispagna, e, quel che è peggio, spogliata de' tesori che avea seco portati. Irritato il re di Spagna da sì enorme oltraggio, spedì degli ambasciatori in Francia a _Clotario_ re di Soissons, per invitarlo ad una lega contra di Teoderico; e il ritrovò dispostissimo per l'odio che passava già da gran tempo fra questi principi. Andarono dipoi gli stessi ambasciatori a far le medesime proposizioni a _Teodeberto_ re dell'Austrasia, che non ebbe difficoltà di collegarsi ai danni del fratello Teoderico, contra del quale era disgustato anche egli non poco. Non bastò questo al re di Spagna: unitisi co' suoi ambasciatori quei di Clotario, vennero anche in Italia per tirare nella medesima lega il re _Agilolfo_, il quale conoscendo i vantaggi che gliene poteano provenire, non si fece molto pregare ad accettar l'offerta. Certo è che tutti e quattro questi re misero in ordine e in moto le loro truppe per assalire gli stati della Borgogna; e sarebbe probabilmente riuscito loro facile di spogliare quel re di tutto; ma o perchè Brunechilde regina usasse qualche tiro della sua disinvoltura, o che occorresse qualche accidente, di cui la storia non parla, noi sappiamo che restò dissipato tutto questo temporale, nè seguì vendetta alcuna dell'affronto fatto al re di Spagna. Se crediamo a Leone Ostiense[3120], sotto il suddetto Bonifazio III papa, e circa questi tempi, _Fausto_ monaco, discepolo di s. Benedetto; mandato già con san _Mauro_ nelle Gallie, tornò a Roma, dove scrisse la vita del medesimo s. Mauro. Altri pretendono ch'egli venisse ai tempi di Bonifazio IV. Ma noi non abbiam quella vita tal quale fu scritta da lui.

NOTE:

[3117] Paulus Diaconus, lib. 4, cap. 33 et 36.

[3118] Anast., in Vit. Bonifacii III.

[3119] Fredegar., in Chron., cap. 30 et 31.

[3120] Leo Ostiensis, Chronicon Casinensis, lib. 1, cap. 3.

Anno di CRISTO DCVIII. Indizione XI.

BONIFAZIO IV papa 1. FOCA imperadore 7. AGILOLFO re 18.

L'anno V dopo il consolato di FOCA AUGUSTO.

Dopo essere stata vacante la chiesa romana per dieci mesi e varii giorni, fu posto nella sedia di s. Pietro _Bonifazio IV_ a dì 25 d'agosto. L'insigne tempio di Roma, appellato anticamente il _Panteon_, perchè dedicato a tutti gli dii della gentilità, ed oggidì chiamato la _Rotonda_, fabbrica maravigliosa, fatta per ordine di Marco Agrippa ai tempi d'Augusto, e che anche oggidì si mira con istupore dagli intendenti, avea fino ai tempi di questo pontefice mantenuta nel suo seno la superstizione pagana con ritenere le statue di quelle false divinità. O in quest'anno, oppure nel susseguente, tanto si studiò il suddetto papa Bonifazio, che l'impetrò in dono da _Foca_ imperadore[3121]. Ciò fatto, ne levò tutte le sordidezze del paganesimo, e ridotta quella basilica al culto del vero Dio, la consecrò a lui in onore della santissima Vergine madre e di tutti i martiri, e lo stesso imperadore la dotò anche di molti beni. Ma se Foca per tener contenti e ben affetti al suo imperio i Romani, usava della sua liberalità verso di loro e del sommo pontefice, seguitava bene in Oriente ad esercitare la sua crudeltà. Ed intanto i Persiani andavano facendo nuovi progressi colla rovina dell'imperio romano. Già aveano presa l'Armenia e la Cappadocia, con isconfiggere l'armata imperiale. Impadronitisi poi della Galazia e della Patagonia, arrivarono fino a Calcedone, cioè in faccia di Costantinopoli, mettendo a sacco tutto il paese. Questi furono i frutti del matto popolo greco, che per non voler sofferire un principe con qualche difetto, amarono piuttosto d'avere un tiranno, atto bensì ad incrudelir contro le vite de' proprii sudditi, ma non già a ripulsare i nemici esterni.

NOTE:

[3121] Anastas. Biblioth., in Bonif. IV. Paulus Diaconus, lib. 4, cap. 37.

Anno di CRISTO DCIX. Indizione XII.

BONIFAZIO IV papa 2. FOCA imperadore 8. AGILOLFO re 19.

L'anno VI dopo il consolato di FOCA AUGUSTO.

Miravano intanto i Greci tutti di mal occhio il tiranno _Foca_. Trovandosi egli nel circo con tutto il popolo a veder le corse de' cavalli[3122], la fazion dei Prasini, perchè egli dovea favorire la parte contraria, gridò verso di lui: _Tu hai bevuto nel boccalone_; poscia: _Tu hai perduto il senno_. Tanta insolenza per ordine di Foca fu gastigata da _Costante_ prefetto della città, che a molti fece tagliar le braccia, ad altri la testa, ed alcuni altri chiusi ne' sacchi li fece gittare in mare. Allora i Prasini fatta una sollevazione, diedero il fuoco al pretorio, all'archivio pubblico e alle carceri, di modo che tutti i prigioni se ne fuggirono. Foca pubblicò un decreto che niuno di quella fazione fosse da lì innanzi ammesso alle cariche della corte e del pubblico. Scrive Paolo Diacono[3123] che sotto questo imperadore le due fazioni popolari dei _Prasini_ e dei _Veneti_ fecero nell'Oriente e in Egitto una guerra civile con grande uccisione dall'una e dall'altra parte. Scoprissi ancora in quest'anno una congiura tramata in Costantinopoli da _Teodoro_ capitan delle guardie e da _Elpidio_ prefetto dell'Armenia contro la vita di Foca. Pagarono le loro teste la pena del non aver saputo condur meglio il loro disegno. Ma non era destinato da Dio che avesse da Costantinopoli da venir la rovina di Foca. Il colpo era riserbato all'Africa. Ed in fatti sotto quest'anno scrive l'autore della Cronica Alessandrina[3124] che l'Africa e l'Egitto si ribellarono a Foca. E Teofane ci fa anche egli sapere che il senato di Costantinopoli con frequenti segrete lettere andava spronando _Eraclio_ governatore d'essa Africa, acciocchè volesse liberar l'imperio romano dal tiranno, divenuto oramai insoffribile al popolo. E non furono gittate al vento le loro esortazioni. Cominciò in quest'anno esso Eraclio e raunare una gran flotta con quanti soldati potè, e ne diede il comando ad _Eraclio_ suo figliuolo, il quale, siccome vedremo nell'anno seguente, fece questa impresa con salir egli sul trono. Crede il padre Pagi che circa questi tempi venisse a morte _Tassilone_ duca di Baviera, di cui parla Palo Diacono[3125], a cui succedette _Garibaldo_ secondo di tal nome fra quei duchi. Questi in Agunto, città del Norico, oggidì una terra del Tirolo, venne alle mani con gli Sclavi, e restò sconfitto di modo che quei Barbari fecero di gran saccheggi nella Baviera. La lor crudeltà mise il cervello de' Bavaresi a partito, in guisa che di nuovo attruppati si scagliarono addosso a que' masnadieri, tolsero loro la preda, e li fecero uscir mal conci da quelle contrade. Siccome dicemmo all'anno 595, il primo duca della Baviera fu _Garibaldo_, padre della regina _Teodelinda_, il quale si va credendo che fosse deposto da _Childeberto_ re dei Franchi a cagione del matrimonio d'essa Teodelinda, con dargli per successore il suddetto _Tassilone_. Ma lo aver Tassilone avuto un figliuolo col nome di _Garibaldo_, a me fa sospettare che lo stesso Tassilone possa essere stato figliuolo di _Garibaldo I_, pel costume anche anticamente osservato di ricreare nei nipoti il nome dell'avolo. È un semplice sospetto; ma non ho voluto tacerlo, giacchè non gli manca qualche fondamento di verisimiglianza. Quando ciò fosse, _Garibaldo I_ non sarebbe stato abbattuto, ma bensì a lui meno sarebbe succeduto il figliuolo _Tassilone_ per grazia del re d'Austrasia.

NOTE:

[3122] Theoph., in Chron.

[3123] Paulus Diaconus, lib. 4, cap. 37.

[3124] Chron. Alex.

[3125] Paulus Diaconus, lib. 4, cap. 41.

Anno di CRISTO DCX. Indizione XIII.

BONIFAZIO IV papa 3. ERACLIO imperadore 1. AGILOLFO re 20.

L'anno VII dopo il consolato di FOCA AUGUSTO.