Annali d'Italia, vol. 2 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750
Part 71
Giacchè _Eutarico_, marito di _Amalasunta_ sua figliuola, preso da lui per figliuolo e destinato ad essergli successore nel regno, era premorto a Teoderico, secondochè abbiamo da Giordano storico[2569], prima di morire dichiarò suo erede _Atalarico_, nato da essa Amalasunta, con fargli prestare il giuramento dai magnati della corte e dagli uffiziali della milizia. Ad essi poi rivolto, raccomandò loro di onorare il re novello suo nipote, di amare il senato e popolo romano, e di studiare, per quanto poteano, di placare e di avere per amico l'imperadore d'Oriente: consiglio ben osservato da Atalarico e da sua madre, in guisa che, durante lo spazio di otto anni che esso re tenne il regno, goderono essi e l'Italia un'invidiabil pace. Aveva il re Teoderico, finchè visse, governato dispoticamente anche la parte della _Gallia_, che egli avea conquistata, siccome ancora tutte quelle provincie della _Spagna_ che erano state sotto il dominio di _Alarico_ ultimo re dei Visigoti. Mandava colà i suoi uffiziali e soldati, per attestato di Procopio[2570], ed esigeva i tributi. Ma per far conoscere ai Visigoti come non per interesse egli signoreggiava sopra di essi, impiegava poi tutti i tributi in tanti donativi ch'egli annualmente faceva, non meno alle milizie de' suoi Ostrogoti, da lui mantenuti in quelle parti, che a quelle de' Visigoti stessi; di maniera che sotto di lui stette sempre quieto e contento l'uno e l'altro popolo in quelle parti, e per varii matrimonii maggiormente coloro si unirono insieme d'affetto. Intanto era allevato in Ispagna il fanciullo _Amalarico_ figliuolo del suddetto re Alarico e di una figliuola di Teoderico; ed avendo esso re Teoderico inviato colà _Teode_ di nazione Ostrogoto per generale delle sue truppe, il dichiarò anche tutore del medesimo Amalarico suo nipote. Costui col tempo prese per moglie, non già una donna di nazione gota, ma bensì una spagnuola, ricchissima di roba e di stabili nel suo paese; col quale aiuto egli incominciò a tenere al suo soldo e per sua guardia duemila soldati, e a farla piuttosto da re che da ministro. Il saggio re Teoderico, ben considerando gli andamenti di costui, avrebbe volentieri adoperata la forza per metterlo in dovere; ma per timore che i Visigoti facessero delle novità, e che i Franchi profittassero di quella divisione, andava dissimulando tutto, e solamente s'appoggiò al partito di far suggerire destramente a Teode, che sarebbe stato di profitto per lui e di gran piacere al re Teoderico, s'egli passasse a Ravenna per salutare esso re. L'accorto Teode continuò bensì ad eseguire puntualmente gli altri ordini che venivano da Teoderico, nè mai tralasciò di pagargli i tributi annuali; ma non s'indusse giammai ad intraprender un sì lungo viaggio. Ora Teoderico, veggendosi vicino alla morte, dichiarò suo successore in Ispagna, ma non già nella Gallia, il nipote _Amalarico_, il quale cominciò in quest'anno a contar gli anni del suo regno fra i Visigoti. Sant'Isidoro[2571] scrive che Teoderico tenne per _anni quindici_ il regno di Spagna, _quod superstiti Amalarico nepoti suo reliquit_. Però le note cronologiche del concilio secondo di Toledo[2572], che si dice tenuto _anno V regni domini nostri Amalarici regis, aera DLXV_, cioè nell'anno seguente 527, giustamente si possono credere corrotte, e doversi ivi iscrivere _anno I_, o pure _aera DLXXI_. Succedette in questo anno uno de' più terribili tremuoti che mai si udisse, perchè continuato per molti mesi, per le cui scosse restò atterrata quasi tutta la città nobilissima di Antiochia, la quale dinanzi ancora avea patito dei fierissimi continuati incendii. Fra innumerabili altri restò sotto le rovine oppresso _Eufrasio_ patriarca di quella città, ch'ebbe poi per successore _Efrem_. Il piissimo imperador Giustino, per attestato di Teofane[2573], udite queste nuove, deposta la porpora e il diadema, passò alcuni giorni col cilicio in lutto e in gemiti, e da buon principe spedì tosto uffiziali con immense somme d'oro per salvare chi restava in vita, e per rimettere in piedi la smantellata città. Portata intanto a Roma la nuova della morte di _Giovanni_ papa, radunossi il clero per eleggere il successore; ma insorsero dissensioni tra gli elettori: accidente non forestiere in somiglianti occasioni. Era tuttavia vivo il re Teoderico; e, ossia che egli volesse prevenire un nuovo scisma, o pure, come pensa il cardinal Baronio, che egli intendesse d'ingerirsi, come avea anche preteso il re Odoacre, nell'elezione de' romani pontefici, scrisse al senato di Roma con proporre per papa _Felice_ figliuolo di Castorio, persona di sperimentata virtù. Venne in questo mentre a morte Teoderico, e ciò non ostante eletto dal clero e dal popolo il suddetto _Felice_, quietamente fu consecrato; e leggesi una lettera del re Atalarico al senato romano[2574], in cui si congratula, perchè nell'elezion del pontefice si sieno conformati all'intenzion dell'avolo suo, tutta rivolta al pubblico bene, con aver proposto un personaggio degno del sommo sacerdozio. Si lamenta, e con ragione, il cardinal Baronio di quest'atto di Teoderico, perchè servì di esempio agl'imperadori greci, franchi e tedeschi, per pretendere di aver mano nell'elezione dei sommi pontefici, stata in addietro sempre libera, anche sotto gli Augusti pagani. E tanto più se ne dovea dolere, perchè dalla lettera di Atalarico abbastanza si ricava che l'atto di Teoderico ariano fu un _comandamento_, e ch'egli volle essere _ubbidito_: usurpazione senza fallo dei diritti della Chiesa di Dio, che nondimeno passò in uso od abuso presso dei susseguenti imperadori, benchè cattolici. Era, siccome è detto di sopra, il nuovo re _Atalarico_ fanciullo, appena giunto all'età di dieci anni: però assunse il governo del regno _Amalasunta_ sua madre, donna di molto senno, con tenere anche essa per suo secretario _Cassiodoro_, personaggio riguardevolissimo di que' tempi, e con pubblicar tutti gli editti, e fare ogni altra risoluzione sotto nome del medesimo Atalarico. Le prime funzioni furono di significare al senato e popolo di Roma, ai Romani e Goti abitanti in Italia e nella Dalmazia, a _Liberio_ prefetto delle Gallie ed ai popoli d'esse Gallie, l'elezion sua in re, fatta dal re suo avolo, ed approvato di comune consentimento non men dai Romani che dai Goti esistenti in Ravenna. Di ciò fan fede varie lettere di Cassiodoro[2575]. Ma quel che più importa, Atalarico non fu pigro a spedire ambasciatori e a notificare l'assunzione sua al trono all'imperadore di Oriente. Sopra di ciò è da vedere un'altra lettera del mentovato Cassiodoro[2576], indirizzata a _Giustiniano imperadore_. Ma quivi, secondochè osservò l'Alamanni[2577] è da scrivere _Giustino_ imperadore, perchè questi sopravvivendo molti mesi a Teoderico, solamente morì nell'anno seguente, ed in essa è chiamato _princeps longaevus_: il che non può convenire a Giustiniano, ed oltre a ciò Atalarico esprime _primordia nostra_. Apparisce dalla medesima lettera che Giustino Augusto era in collera contra del re Teoderico, e minacciava di fargli guerra, verisimilmente per le crudeltà da lui esercitate contro di papa _Giovanni_ e contra di _Boezio_, _Simmaco_ ed altri senatori romani, col pretesto di segrete intelligenze con esso Giustino. Però Atalarico si raccomanda per aver pace ed amicizia con lui, con que' patti e con quelle condizioni che l'avolo suo aveva ottenuto dai predecessori di Giustino: fra le quali possiamo credere che si comprendesse il riconoscere la sovranità degl'imperadori sopra il regno d'Italia. Fece buon effetto questa supplichevol lettera di Atalarico, perchè, finchè egli visse, non ebbe molestia nè da Giustino nè da Giustiniano suo successore. Fiorì circa questi tempi _Dionisio esiguo_, ossia _picciolo_, Scita di nazione, e monaco dottissimo nelle lingue latina e greca. Fu condiscepolo di _Cassiodoro_, e però sembra che abitasse in Roma. Le opere da lui scritte si trovano registrate dagli scrittori della storia letteraria ecclesiastica.
NOTE:
[2562] Theoph., in Chronogr.
[2563] Panvin., in Fast. Consul.
[2564] Reland., in Fast.
[2565] Anast. Biblioth., in Johanne I.
[2566] Agnell., in Vit. Episcopor. Ravenn., Part. 1, tom. 2 Rer. Ital.
[2567] Anonymus Vales.
[2568] Procop., de Bell. Goth.
[2569] Jordan., de Reb. Get., cap. 59.
[2570] Procop., de Bell. Goth., lib. 1, cap. 12.
[2571] Isidor., in Chron. Goth.
[2572] Aguirre, Concilior. Hispan., tom. 2, pag. 265.
[2573] Theoph., in Chron.
[2574] Cassiod., lib. 8, ep. 15.
[2575] Cassiod., lib. 8, epist. 2, 3 et seq.
[2576] Idem, ibid., ep. 1.
[2577] Alamannus, in Notis ad Histor. Arcan. Procopii.
Anno di CRISTO DXXVII. Indizione V.
FELICE IV papa 2. GIUSTINIANO imperadore 1. ATALARICO re 2.
_Console_
VEZIO AGORIO BASILIO MAVORZIO senza collega.
Fu console creato in Occidente questo _Mavorzio_, i cui nomi e cognomi si leggono negli antichi testi di Orazio poeta, emendati e riveduti da lui con altri codici più antichi, a lui somministrati da Felice oratore romano. L'iscrizione fatta da esso Mavorzio si legge nella prefazione del Bentleio all'edizione di Orazio, ed anche ne' Fasti del Relando. Console non fu creato in Oriente, o questo è taciuto ne' Fasti, perchè non doveano per anche essere composte le differenze insorte fra le due corti. Probabilmente in quest'anno _Amalasunta_ madre e tutrice del re _Atalarico_ stabilì un aggiustamento con _Amalarico_ re dei Visigoti, di cui ci lasciò la notizia Procopio[2578]. Pretendeva Amalarico tutto il tratto di paese che Alarico re avolo suo aveva goduto nelle Gallie, cominciando dai confini dell'Italia. Si venne ad una convenzione, e ad Atalarico re d'Italia toccò tutta la Provenza col resto del paese conquistato fino al fiume Rodano. Ad Amalarico fu ceduto quanto di là dal Rodano andava ad unirsi col regno de' Visigoti in Ispagna. Per attestato del medesimo storico[2579], seguitava a governare il regno Amalasunta, donna dotata di gran prudenza, zelante della giustizia, e provveduta d'animo più che virile. Restituì essa ai figliuoli di _Simmaco_ e di _Boezio_ i beni paterni già confiscati, e si andava guadagnando l'amor di ciascuno colla clemenza e col guardarsi, per quanto poteva, dal gastigare nella vita e nella roba i suoi sudditi. Da lei era allevato il figliuolo alla maniera romana, facendolo anche andare alla scuola per istudiar le arti liberali. Deputò essa al di lui governo de' più assennati della sua nazione. Avvenne, che trovatolo un dì in fatto nella camera, gli diede uno schiaffo, per cui egli piangendo scappò via. I Goti, ciò saputo, se n'alterarono forte, e dissero villanie contra d'Amalasunta, quasi ch'ella volesse far crepare d'affanni il figliuolo, per poi rimaritarsi e comandare a bacchetta. Però un giorno i primati dei Goti andarono a trovarla per dirle che lor non piaceva la maniera da lei tenuta nell'educazion del figliuolo. Essere lo studio delle lettere nemico dell'armi, perchè ispirava della viltà e timidezza. Aver essi bisogno di un re non letterato, ma guerriero ed avvezzo all'armi militari. Che Teoderico neppur sapea leggere o scrivere il suo nome, e pure avea fatto tremare tanti popoli, fatte tante conquiste, nè avea egli mai permesso che i Goti andassero alla scuola, con dire che non avrebbero maneggiata asta e spada con animo intrepido coloro che si fossero accostumati ad aver paura della sferza. Però non voler essi tanti pedanti per suo figliuolo; ma ch'ella scegliesse de' giovani di età uguale, che convenissero con esso lui, ed egli attendesse secondo i costumi della nazione, ad imparar la maniera di regnare. Benchè ad Amalasunta dispiacesse una sì fatta pretensione, pure, temendo delle novità, mostrò d'aver cari i loro consigli, e fece quanto desideravano. Di qui venne poi la rovina di Atalarico.
In Oriente si sentiva già l'imperadore _Giustino_ pesar gli anni addosso, e trovavasi malconcio di sanità, a cagione di un'ulcera in un piede, fatta molti anni prima da colpo di saetta in una battaglia[2580]. Però pensò a dichiarare il suo successore; e questi fu _Giustiniano_, figliuolo di _Vigilanzia_ sua sorella, che pria godeva il titolo di _nobilissimo_, ed era pervenuto all'età di circa quarantatrè anni. Nel dì 4 d'aprile di quest'anno il fece coronar imperadore e il prese per suo collega. Se vogliam credere a Procopio[2581], scrittore sospetto in ciò che riguarda Giustiniano, il senato e popolo di Costantinopoli mal volentieri, e solamente per paura, acconsentì a questa elezione, conoscendo assai che Giustiniano abbondava più di vizii che di virtù. Zonara[2582], per lo contrario, scrive che il senato stesso fece più istanze a Giustino perchè gli desse la porpora. Dopo questa funzione passarono appena quattro mesi, che Giustino aggravato dalla malattia terminò i suoi giorni: principe per la sua moderazione e pel suo zelo in favore della religion cattolica degno di vita più lunga. Pertanto venne _Giustiniano_ Augusto a restar solo nel governo de' popoli, ch'egli assunse con gran vigore. Non era già egli principe ignorante affatto delle lettere, come gran tempo è stato creduto per un testo scorretto di Suida, il quale, siccome hanno dipoi riconosciuto gli eruditi, attribuì quest'ignoranza a Giustino[2583], e non già a Giustiniano, il quale anzi si sa dal suddetto Procopio, da Teofane e da altri, che fu principe istruito nelle scienze e nelle arti, e mostrossi versato nella stessa teologia, talvolta ancora più del dovere. Avea egli tentato in addietro di prendere per moglie _Teodora_, figliuola di Acacio, sopraintendente del serraglio delle fiere destinate per le caccie dell'anfiteatro: donna allevata fra i commedianti, e ch'egli aveva levato dal pubblico postribolo e tenuta sempre per sua concubina. Ma finchè visse _Eufemia_ imperadrice moglie di Giustino, e _Vigilanzia_ sua madre, che si opposero a sì fatto obbrobrio, non si attentò di eseguir la sua intenzione. Mancate esse di vita, la sposò; e dappoichè fu creato imperadore, poco stette a dichiararla Augusta: il che dovette dar motivo di molte mormorazioni al popolo, e di maggiori querele col tempo, per essere stata questa ambiziosa, furba ed interessata donna uno strumento e mantice di molte iniquità, e un flagello della religione cattolica in Oriente. Nel presente anno, per quanto abbiamo da Sigberto[2584] e da Paolo Diacono[2585], i _Longobardi_ sotto il re loro _Audoino_, dopo avere molto indebolito il regno degli Eruli, dalla Moravia, dove si crede che prima fossero giunti, passarono nella Pannonia, oggidì Ungheria, e quivi stabilirono la loro abitazione e signoria. Ma Procopio mette molto più tardi[2586] il regno di Audoino, e, secondo lui, siccome vedremo, anche nell'anno 539 regnava il re loro _Vaci_, ossia _Vaccone_, al quale succedette _Valtari_, e poscia _Audoino_.
NOTE:
[2578] Procop., de Bell. Goth., lib. 1, cap. 13.
[2579] Idem, ibid., cap. 2.
[2580] Theoph., in Chronogr. Marcell. Comes, in Chron. Alexandr.
[2581] Procop., in Histor. Arcana, cap. 9.
[2582] Zonar., in Annal.
[2583] Alamannus, in Notis ad Histor. Arcan. Procopii.
[2584] Sigebertus, in Chron.
[2585] Paulus Diaconus, Histor. Longobardor., lib. 1, cap. 22.
[2586] Procop., de Bell. Goth., lib. 2, cap. 22.
Anno di CRISTO DXXVIII. Indizione VI.
FELICE IV papa 3. GIUSTINIANO imperadore 2. ATALARICO re 3.
_Console_
FLAVIO GIUSTINIANO AUGUSTO per la seconda volta senza collega.
Solennizzò Giustiniano Augusto questo secondo suo consolato con tal profusione di danaro al popolo, che, per attestato di Teofane[2587] e dell'autore della Cronica Alessandrina[2588], niuno mai de' precedenti imperadori avea fatto altrettanto. Circa questi tempi esso Giustiniano pubblicò una legge[2589] in favore della Chiesa e dottrina cattolica, con riprovar tutte le eresie, e nominatamente quelle di Nestorio, Eutiche ed Apollinare, ed intimar pene rigorose contro i seguaci delle medesime. Ed affinchè fosse meglio amministrata la giustizia, ordinò con altra legge[2590] (non si sa in qual tempo) che i litiganti ricorressero ai giudici del paese; e qualora non fosse fatta loro giustizia, o non si sbrigassero le cause, facessero ricorso ai vescovi, i quali si prenderebbono la cura di ricordare ai giudici il loro dovere; e non giovando un tale avviso, ne scriverebbono a dirittura all'imperadore. Altre utili provvisioni si leggono in essa Novella. Scrisse ancora Procopio[2591], in tempo ch'era ben affetto a Giustiniano, qualmente questo Augusto digiunava due dì della settimana, mangiava cibi semplici, beveva acqua, poco dormiva; e tutta la giornata e parte ancora della notte impiegava in accudire agli affari del pubblico e proprii, di maniera che non dee recar maraviglia se ad un principe di tanta attività ed applicazione riuscissero poi con felicità tante sue imprese, come vedremo. Non era peranche mancato di vita l'imperador Giustino, quando insorsero dissensioni fra lui e i Persiani, perchè _Zato_ re dei popoli lazii s'era sottoposto ad esso imperio. Perciò Giustino, secondochè s'ha da Procopio[2592], avea spedito per suoi generali in aiuto dei Lazii _Sitta_ e _Belisario_ assai giovanetti, che diedero un guasto grande alle contrade di Persia. Sotto quest'anno si raccoglie da Teofane e dalla Cronica Alessandrina, che crescendo l'impegno della guerra coi Persiani, Giustiniano inviò contra d'essi per sostenere i Lazii un esercito, di cui furono generali _Belisario_, _Cirico_ ed _Ireneo_. Non si accordavano questi capi insieme, e però, secondo il solito, andò male la faccenda. Furono essi in una battaglia sconfitti dai Persiani, e a questa disgustosa nuova entrato in collera Giustiniano, richiamò tutti e tre que' generali, e in luogo loro inviò _Pietro_, già notaio e capitano di milizie, il quale unitosi coi Lazii ebbe miglior fortuna, e diede di molte percosse ai Persiani.
Guadagnò eziandio questo indefesso Augusto alla sua divozione il re degli Eruli (scorrettamente nel testo di Teofane chiamati _Eluri_) per nome _Greti_, il quale si fece cristiano, e divenne suo collegato. Tirò inoltre nel suo partito _Bonzere_ regina, che comandava a cento mila Unni, ed un altro re degli Unni, cioè de' Tartari, nomato _Gorda_, il quale medesimamente si fece battezzare, tenuto al sacro fonte dallo stesso imperadore. Costui fu da lì innanzi buon amico e confederato del greco imperio. Applicossi parimente Giustiniano a varie fabbriche. Il luogo appellato Sica in faccia di Costantinopoli fu da lui riedificato, cinto di mura, ornato di un teatro e del titolo di città, con cominciare ad essere nominato Giustinianopoli. Fece un bagno pubblico in Costantinopoli e una cisterna, con restaurare i suoi acquedotti, già fabbricati da Adriano imperadore, ma un pezzo fa diroccati: il che riuscì di gran sollievo alla città, che dianzi penuriava d'acqua. Fece, per testimonianza di Marcellino conte[2593], un magnifico trono nel Circo, e i portici dove sedevano i senatori a mirar le corse de' cavalli. Ordinò inoltre che si rimettesse in buon essere e si fortificasse la città di Palmira, per difesa della Fenicia e della Palestina. Finalmente levò quasi tutte le chiese agli eretici e le diede ai cattolici. Tali furono i gloriosi principii del governo dell'imperador Giustiniano. Ma così lieti giorni vennero funestati, per testimonianza di Teofane[2594], da un secondo furioso tremuoto, che nel dì 29 di novembre per un'ora continua sì terribilmente scosse la città d'Antiochia, che tutto quanto era rimasto in piedi nel precedente anno 526, e quanto era stato rifabbricato dipoi, andò a terra con tutte le mura della città. Perirono sotto questo nuovo flagello circa quattro mila ed ottocento settanta persone, con sommo cordoglio dell'imperador Giustiniano e di Teodora Augusta sua moglie, che contribuirono dipoi somme grandi di oro per far sorgere di nuovo l'atterrata città, e vollero che da lì innanzi se le desse il nome di _Teopoli_, cioè a dire di _città di Dio_. A questi tempi riferir si potrebbe una lettera[2595] del re _Atalarico_ scritta al clero della Chiesa romana, con ordinare che da lì innanzi chi avrà liti contra d'esso clero debba ricorrere al papa, e cercare da lui la giustizia, intimando la pena di dieci libbre d'oro a chi contravvenisse. Leggesi in Pavia una iscrizione, rapportata dal conte Mezzabarba[2596], ed indicante che in quest'anno esso re Atalarico fece fabbricare in quella città i sedili occorrenti al popolo per assistere agli spettacoli.
NOTE:
[2587] Theoph., in Chron.
[2588] Chron. Alexandr.
[2589] L. 5, C. de summ. Trin.
[2590] Justinian., Novell. LXXXVI.
[2591] Procop., de Ædific. Justin., lib. 1.
[2592] Idem, de Bell. Pers., lib. 1, cap. 12.
[2593] Marcell. Comes, in Chron.
[2594] Theoph., in Chronogr.
[2595] Cassiod., lib. 8, ep. 24.
[2596] Mediobarb., Numism. Imperator.
Anno di CRISTO DXXIX. Indizione VII.
FELICE IV papa 4. GIUSTINIANO imperadore 3. ATALARICO re 4.
_Console_
DECIO juniore senza collega.