Annali d'Italia, vol. 2 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750

Part 69

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_Giustino_ Augusto, secondo il costume dei suoi predecessori, che procedevano consoli nel primo gennaio del loro imperio, prese il consolato anch'egli in Oriente per quest'anno. Suo collega in Occidente fu _Eutarico_, soprannominato _Cillica_, genero del re _Teoderico_, perchè marito d'_Amalasunta_ di lui figliuola. Stabilì una buona concordia Teoderico col novello Augusto, e non poteva dargli più nobil collega che creando console chi era genero suo. In una lettera[2519], scritta da _Atalarico_ re, figliuolo di esso Eutarico, all'imperadore Giustino, gli dice: _Vos genitorem meum in Italia palmatae claritate decorastis_. La toga dei consoli era appellata così per le palme che ricamate in essa si rimiravano. E di qui si raccoglie la dipendenza del re d'Italia dall'imperadore, perchè, sebbene il senato romano eleggeva quel console che più piaceva a Teoderico e ai suoi successori, tuttavia riconoscevano essi la conferma di quella dignità dagli imperadori d'Oriente. Ora noi abbiamo da Cassiodoro[2520] che Eutarico nel fine dell'anno precedente s'era portato a Roma, per fare nel gennaio del presente la sua entrata da console, e fu accolto dal senato e popolo romano con gran magnificenza e plauso. Da esso Cassiodoro egli è appellato _dominus noster_: il che fa intendere che egli veniva riguardato come erede presunto della corona, e venerato come ne' precedenti secoli furono i Cesari creati dagli Augusti. Dalla sopraccitata lettera di Atalarico a Giustino Augusto si raccoglie ancora che Eutarico era stato _adottato_ per figliuolo da esso imperadore, non già con adozione legale, ma con quella onoraria che si praticava allora coll'armi. Volle il re Teoderico distinguere questo consolato dagli altri colla grandiosità degli spettacoli, celebrati d'ordine suo e a spese sue per più giorni in Roma: cioè negli anfiteatri battaglie di fiere, non mai più vedute in quella età, che _Trasamondo_ re de' Vandali, amico e cognato di Teoderico, gli avea mandato dall'Africa. Furono eseguiti con sì superbo apparato e tale magnificenza sì fatti spettacoli, che ne stupì in fin _Simmaco_, legato dell'imperadore Giustino, che c'intervenne; nè si sa se maggior fosse l'ammirazione o il piacere del popolo romano. Di straordinarii regali parimente in tal occasione furono dispensati non meno ai Goti che ai Romani, e varie dignità si videro conferite nella curia. La mira di Teoderico con tante spese fu di affezionare i Romani al genero Eutarico, già destinato a succedergli nel regno. E ne ottenne lo intento, se crediamo a Cassiodoro; perciocchè i Romani fecero più istanze, acciocchè egli continuasse la sua dimora presso di loro; ma Eutarico se ne ritornò a Ravenna, dove si replicarono con tal pompa gli spettacoli, e tanti donativi si fecero ai Goti e Romani, che più splendide comparvero quelle feste, che le pria celebrate in Roma. Non si vuol però tacere quanto lasciò scritto l'Anonimo Valesiano[2521], con dire che Teoderico, avendo dato il consolato ad Eutarico, _trionfò in Roma e in Ravenna_; ma che Eutarico era uomo troppo aspro e nemico della religione cattolica. Un altro motivo di gran giubilo ebbe Roma in quest'anno, dacchè le lettere dell'imperador _Giustino_ e di _Giovanni_ cappadoce vescovo di Costantinopoli e di altri vescovi orientali, portarono sicurezze che seguirebbe la pace ed union delle chiese. Però affrettossi papa _Ormisda_ a spedire colà i suoi legati, cioè _Germano_ vescovo (per quanto conghiettura il cardinal Baronio) di _Capua_ e _Giovanni_ vescovo, non si sa di qual chiesa, con _Blando_ prete, _Felice_ e _Dioscoro_ diaconi. Compierono questi felicemente il viaggio e le commissioni loro, spezialmente aiutati e protetti, siccome scrive Teofane[2522], da _Vitaliano_ conte, potentissimo allora presso l'imperadore. Oltre alla confermazione del concilio calcedonense, che era il punto principale, fu cancellato dai sacri dittici il nome d'_Acacio_: cosa anche essa che stava tanto a cuore alla sede apostolica. Lo stesso fu praticato pel nome d'altri che aveano comunicato con gli eretici; e massimamente per _Zenone_ ed _Anastasio_ Augusti, principi autori e fomentatori di tante turbolenze nella Chiesa di Dio. Cooperò ancora a questa santa opera _Giustiniano_ nipote di Giustino Augusto, allora capitan delle guardie, e poscia successor nell'imperio, avendone scritto anche a lui papa Ormisda. Leggonsi con piacere presso il cardinal Baronio[2523] le relazioni e lettere di quanto occorse in sì lieta congiuntura.

NOTE:

[2519] Cassiod., lib. 7, epist. 1.

[2520] Idem, in Chron.

[2521] Anonymus Vales.

[2522] Theoph., in Chronogr.

[2523] Baron., Annal. Eccl.

Anno di CRISTO DXX. Indizione XIII.

ORMISDA papa 7. GIUSTINO imperadore 3. TEODERICO re 28 e 10.

_Consoli_

VITALIANO e RUSTICO o RUSTICIO.

_Vitaliano_ fu console orientale, _Rustico_ occidentale in quest'anno. _Rusticio_ piuttosto che _Rustico_ fu egli appellato, perchè tale si ritrova il suo cognome in un'antica iscrizione[2524], e nella Cronica Alessandrina[2525] e ne' Fasti alessandrini[2526]. Da Vittor Tunonense[2527] vien detto _Rusticone_. Quanto a _Vitaliano_, egli è lo stesso che abbiam veduto di sopra coll'armi in mano contra dell'imperadore Anastasio, figliuolo di Patricio, ossia Patriciolo, nipote d'Aspare e pronipote d'Ardaburio, personaggi famosi nella storia di questi tempi, siccome abbiam veduto di sopra. Era egli stato richiamato, siccome dicemmo, alla corte da Giustino Augusto, dichiarato generale delle milizie e promosso in quest'anno alla dignità del consolato, con sapersi inoltre che il suo credito e potere in corte, e la sua confidenza presso di Giustino davano negli occhi di ognuno. Ma cotanto innalzamento suo fu cagione della sua rovina, o pur egli fu esaltato per più facilmente rovinarlo. Abbiamo da Marcellino conte[2528] che nel mese settimo del suo consolato egli fu nel palazzo imperiale assalito, e con sedici ferite levato dal mondo, restando in tal occasione trucidati due suoi sergenti Celeriano e Paolo. La cagione della caduta di questo insigne personaggio viene attribuita da Evagrio[2529] ad una perversa politica di Giustino Augusto, il quale, temendo ch'egli, per essere persona di tanta riputazione, potesse tentare delle novità simili alle precedenti, l'adescò con tanti onori, per fargli poi levare la vita. Probabilmente Evagrio prestò qui fede a Zacheria storico Eutichiano e pieno di mal talento contra di Giustino imperador cattolico. Crede il cardinal Baronio che _Vitaliano_, perchè favoriva i monaci sciti, passasse nel partito degli eretici, e che perciò Giustino il facesse ammazzare. Ma, siccome osservarono il cardinal Noris e il padre Pagi, Vitaliano fu sempre unitissimo colla Chiesa cattolica e nemico degli eretici. E se vogliamo poi credere a Procopio[2530], _Giustiniano_, nipote di Giustino, quegli fu che con promessa d'impunità per le passate sedizioni, e con giuramenti di buona amistà, e con prenderlo per fratello, trasse Vitaliano alla corte, e poscia inspirati dei sospetti contra di lui all'augusto zio, il fece uccidere, forse dispiacendogli la troppa confidenza in lui posta da Giustino, e temendo d'averlo oppositore o concorrente nella succession dell'imperio. Comunque sia, Giustino non fece rumore nè risentimento alcuno per questo ammazzamento, o perchè si trattava di un suo nipote, o perchè era anch'egli complice del fatto; e Giustiniano crebbe maggiormente da lì innanzi in autorità e potenza. In una lettera di _Possessore_ vescovo a papa _Ormisda_, scritta nell'anno presente, è parlato de' libri di _Fausto Riense_, e v'ha queste parole: _Filii quoque vestri magistri militum Vitalianus, et Justinianus super hac re rescripto beatitudinis vestrae informari desiderant_. Dal che si vede che Giustiniano, al pari di Vitaliano, era salito al posto di generale delle milizie; ma Vitaliano precedeva. Ancorchè fosse seguita la riunion delle chiese per opera del cattolico imperador _Giustino_ e di _Giovanni_ vescovo di Costantinopoli, che terminò i suoi giorni in quest'anno, con aver per successore _Epifanio_, tuttavia restavano alcune dispute di dottrina, per cagion di una proposizione celebre nella Storia ecclesiastica: _De uno de Trinitate passo_; nè erano d'accordo alcune chiese d'Oriente, specialmente quella di Costantinopoli, colla Sede apostolica intorno al levar dai dittici i nomi di alcuni vescovi, al tollerarvene degli altri. Fu sopra ciò tenuto un concilio in Costantinopoli, e dipoi spediti da esso concilio i legati a papa Ormisda. Lo stesso Giustino Augusto, anch'egli premuroso di veder estinte le differenze tutte intorno alla religione ed alla disciplina ecclesiastica, spedì al medesimo romano pontefice, _Grato_ maestro dello scrigno per suo ambasciatore, acciocchè seco trattasse dei correnti affari, riconoscendo anch'egli, non meno che i vescovi, il privilegio singolare dei successori di san Pietro, nel governo della Chiesa universale, e nelle decisioni intorno alla dottrina che han da seguitare i fedeli. Sopra questi punti ha da consultare il lettore la Storia ecclesiastica.

NOTE:

[2524] Thesaur. Nov. Inscript., pag. 418.

[2525] Chron. Alexandr.

[2526] Fasti Alexandrini.

[2527] Victor Turonensis, in Chron.

[2528] Marcell. Comes, in Chron.

[2529] Evagr., lib. 4, cap. 3.

[2530] Procop., in Histor. Arcana, cap. 6.

Anno di CRISTO DXXI. Indizione XIV.

ORMISDA papa 8. GIUSTINO imperadore 4. TEODERICO re 29 e 11.

_Consoli_

FLAVIO GIUSTINIANO e VALERIO.

In Oriente fu console _Giustiniano_; _Valerio_ in Occidente. Era già divenuto Giustiniano l'arbitro dell'imperio di Oriente, sì per essere nipote dell'imperadore e considerato come suo successore, e sì ancora perchè Giustino Augusto, aggravato dagli anni, volentieri scaricava sopra le spalle del giovine nipote il peso del governo. Pertanto egli volle in quest'anno comparire onorato anche dell'illustre dignità del consolato; e per non essere da meno di Eutarico genero del re Teoderico, che sì splendida comparsa avea fatta in Roma, anch'egli fece così magnifiche feste in Costantinopoli, che, al dire di Marcellino conte[2531], il suo consolato riuscì il più famoso di quanti vide mai l'Oriente. Imperciocchè spese _dugento ottanta mila soldi_ (cioè monete d'oro quasi equivalenti allo scudo d'oro de' nostri tempi) in tanti donativi al popolo e in varii spettacoli di macchine. Nell'anfiteatro in un sol giorno fece far la caccia di venti lioni, di trenta pardi e d'altre fiere. Suntuosi furono i giuochi circensi, ne' quali nondimeno egli negò al pazzo popolo l'ultima _mappa_, cioè non volle mandare il segno del corso dei cavalli: e dopo aver bene regalato i carrettieri, liberamente ancora loro donò assaissimi cavalli con tutte le lor bardature. Nel presente anno _Ormisda_, papa prudentissimo, veggendo le gravi difficoltà che s'incontravano tuttavia in Oriente per far levare dai sacri Dittici i nomi specialmente di alcuni già vescovi di Costantinopoli, tenuti dai Greci per uomini di santa vita e di credenza cattolica, saggiamente rimise l'affare ad _Epifanio_ patriarca di Costantinopoli, con dichiararlo per tal funzione vicario della sedia apostolica. Terminò la sua vita in quest'anno _Ennodio_, vescovo di Pavia, celebre pei suoi scritti e per due ambascerie alla corte imperiale di Costantinopoli, come legato pontificio. Fu egli registrato nel ruolo de' santi: cosa non difficile ne' secoli d'allora.

NOTE:

[2531] Marcell. Comes, in Chron.

Anno di CRISTO DXXII. Indizione XV.

ORMISDA papa 9. GIUSTINO imperadore 5. TEODERICO re 30 e 12.

_Consoli_

SIMMACO e BOEZIO.

Siccome diligentemente osservò il padre Sirmondo, e dopo di lui il Pagi, con addurre un passo del libro secondo _de Consolatione_ di Boezio, questi due consoli furono creati in Occidente, ed erano amendue figliuoli di _Anicio Manlio Severino Boezio_, rinomato scrittore di questi tempi. A _Simmaco_ fu posto quel nome, ossia cognome, ossia soprannome dal lato della madre, figliuola di _Simmaco_, stato console nell'anno 483. Il secondo de' figliuoli ebbe il nome di _Boezio_, comune al padre, che fu console nell'anno 510, e all'avolo, probabilmente, stato console nell'anno 487. Io non vo' lasciar di accennare ciò che leggo in Agnello[2532], scrittore, benchè poco accurato, delle vite de' vescovi di Ravenna. Scrive egli nella vita confusa di san Giovanni Angelopte, che Teoderico _nel trentesimo anno del suo regno_ mandò in Sicilia l'esercito di Ravenna, da cui fu saccheggiata quell'isola e ridotta all'ubbidienza del medesimo re. Di questa notizia niun seme si truova in altre storie; e massimamente considerando che tanti anni prima la Sicilia venne in potere di Teoderico, pare che niun conto s'abbia a fare del racconto d'Agnello. Contuttociò egli può far dubitare che nel presente anno succedesse in Sicilia qualche ribellione, la quale obbligasse Teoderico ad inviare colà un'armata. Circa questi medesimi tempi sembra che succedesse un fatto, di cui tenne conto l'Anonimo Valesiano[2533]; cioè che mentre il re Teoderico dimorava in Verona per sospetto di qualche movimento de' Barbari contra dell'Italia, accadde una gravissima contesa fra i Cristiani e i Giudei in Ravenna. Non se ne intende bene il motivo. _Judaei_, dic'egli, _baptizatos nolentes dum livident, frequenter oblata in aquam fluminis jactaverunt_. Pare che col nome di _oblata_ voglia egli significare, aver essi Giudei più volte gittato nel fiume delle _ostie_ o consacrate o da consacrarsi. Irritato da questo affronto, o sacrilegio, il popolo di Ravenna, senza riguardo alcuno al re, nè ad _Eutarico_ che per lui risiedeva nella città, nè a _Pietro_ vescovo, la cui età, se in ciò non erra l'Anonimo suddetto, vien troppo posticipata dagli scrittori ravennati, corsero alle sinagoghe, e tutte le bruciarono. Poco stettero i giudei a volare a Verona, per chieder giustizia al re, ed aiutati dal favore di _Trivane_ mastro di camera di Teoderico, riportarono un ordine che tutto il popolo romano di Ravenna pagasse una contribuzione per rifabbricar le sinagoghe incendiate: e chi non pagasse, fosse pubblicamente frustato. L'ordine era indirizzato ad _Eutarico_ e a _Pietro_ vescovo, e bisognò eseguirlo. Da una lettera del medesimo re al senato di Roma[2534] intendiamo che anche in quella città da una sedizione popolare fu bruciata una sinagoga giudaica: del quale misfatto comandò Teoderico che fossero puniti i principali autori. Anche allora si trovavano Ebrei dappertutto. Racconta sotto quest'anno Mario Aventicense[2535] che _Sigismondo_ re de' Borgognoni ingiustamente fece uccidere _Segerico_ suo figliuolo. Quest'empio fatto vien parimente colle sue circostanze narrato da Gregorio Turonense[2536], con dire, che morta la prima moglie d'esso re Sigismondo, figliuola di _Teoderico_ re d'Italia la quale gli avea partorito _Segerico_, ne prese un'altra; e questa, secondo il costume delle matrigne, cominciò a malignare contra del figliastro. Miratala un dì colle vesti di sua madre in dosso, Segerico si lasciò scappare di bocca che non era degna di portar quegli abiti, probabilmente perchè alzata da basso stato a quel di regina. Perciò inviperita la matrigna, tanto soffiò nelle orecchie del marito, con fargli credere nutrirsi da Segerico trame segrete di torgli il regno, che l'indusse a levarlo di vita. Ma non sì tosto fu eseguito l'empio consiglio, che Sigismondo se ne pentì, e detestò il suo fallo: dopo di che si ritirò al monistero Agaunense, dove per più giorni di pianti e digiuni, e con assistere alle sacre salmodie, si studiò di farne penitenza. Dio nulladimeno per questa iniquità il volle gastigato nel mondo di qua, siccome vedremo in riferire la di lui rovina.

NOTE:

[2532] Agnell., par. 1, tom. 2 Rer. Ital.

[2533] Anonym. Vales.

[2534] Cassiod., lib. 1, ep. 43.

[2535] Marius Aventicensis, in Chron.

[2536] Gregor. Turonens., lib. 3, cap. 5 et 6.

Anno di CRISTO DXXIII. Indizione I.

GIOVANNI papa 1. GIUSTINO imperadore 6. TEODERICO re 31 e 13.

_Console_

FLAVIO ANICIO MASSIMO, senza collega.

Questo MASSIMO fu console d'Occidente, senza sapersi perchè niun console fosse creato in Oriente, o perchè non se ne faccia menzione ne' Fasti. Per solennizzare anch'egli il suo consolato, diede al popolo romano nell'anfiteatro la caccia delle fiere; ma perchè negò poi sordidamente di rimunerare chi avea combattuto con esse fiere, fecero quei gladiatori ricorso al re Teoderico, e leggesi una lettera[2537] da lui scritta allo stesso Massimo, con ordinargli di soddisfare a que' tali che aveano esposta la loro vita a sì gravi pericoli per dar piacere al popolo romano. In essa Cassiodoro segretario descrive leggiadramente la forma delle cacce teatrali, con detestarle, perchè costavano d'ordinario la vita di molte persone: abuso che, vietato da tante leggi, fin allora non si era potuto estirpare, benchè tanto disdicevole a gente, da cui si professava la santa legge di Cristo. Arrivò al fine de' suoi giorni e delle sue fatiche in quest'anno papa _Ormisda_, pontefice santo e glorioso, per aver sostenuta con vigore la dottrina cattolica, riformato il clero, rimessa la pace e l'unione delle chiese in Oriente, cacciati di Roma i manichei, e lasciate in essa Roma illustri memorie della sua munificenza con vari ricchissimi doni fatti alle chiese, ed annoverati da Anastasio bibliotecario[2538]. Abbiamo dal medesimo autore un'altra notizia, chiamata dal cardinal Baronio degna di meraviglia, trattandosi d'un principe ariano: cioè che il re _Teoderico_, vivente esso papa Ormisda, inviò in dono alla basilica vaticana due candellieri, ossieno ceroferarii d'argento che pesavano sessanta libbre. Anzi in varii testi d'esso Anastasio si legge, aver esso re, e non già papa Ormisda, ornato un trave della basilica vaticana tutto d'argento, pesante mille e quaranta libbre. Ma anche gli ariani professavano venerazione ai santi, e massimamente al principe degli Apostoli, e Teoderico non ignorava le maniere di cattivarsi l'animo de' Cattolici: così avesse egli continuato a praticarle nel restante del suo governo. Aggiugne Anastasio, che dall'Oriente vennero altri preziosi donativi mandati a san Pietro dal cattolico imperadore _Giustino_. La morte del suddetto santo pontefice _Ormisda_ accadde nel dì 6 di agosto, e nel dì 13 del medesimo mese fu eletto papa _Giovanni_ di nazione toscana. In questo medesimo anno, e, per quanto si crede, a dì 24 di maggio, venne a morte[2539] _Trasmondo_ re dei Vandali in Africa, fiero persecutore dei Cattolici, siccome accennammo di sopra; parve ch'egli per giusto giudizio di Dio morisse di dolore per una gran rotta data al di lui esercito da _Cabaone_ pagano capo de' Mori presso di Tripoli. Procopio narra il fatto[2540]. Mossero i Vandali contra di costui una bell'armata. Cabaone, avendo inteso a dire che il possente Dio de' Cristiani puniva chi non rispettava i sacri templi, e favoriva chi gli onorava, spedì segretamente alcuni dei suoi, con ordine di seguitare l'esercito nemico, e se i Vandali entravano coi cavalli nelle chiese, e le sporcassero, eglino dipoi le nettassero, ed onorassero i sacerdoti cristiani. Tanto appunto avvenne. Diedesi poi la battaglia, in cui pochi vinsero i molti, e una grande strage fu fatta della nazion vandalica. Ebbe Trasamondo per successore _Ilderico_, figliuolo di _Unnerico_ re, e di _Eudocia_ figliuola di Valentiniano III, imperadore. Tuttochè Ilderico fosse allevato nella setta ariana, pure nudriva in cuore dell'inclinazione verso i Cattolici: affetto a lui ispirato dalla madre cattolica. E se n'era ben accorto _Trasamondo_, zelantissimo dell'arianismo. Però, prima di morire, gli fece promettere con giuramento, divenuto che fosse re, di non riaprir le chiese de' Cattolici nè di ristituir loro i privilegii. Ma Ilderico dopo la morte di Trasamondo, prima di regnare, per non violare il giuramento, richiamò in Africa i vescovi esiliati, e fece aprir le chiese cattoliche, così lasciò scritto sant'Isidoro[2541]. Ma chi ordinò il riaprimento de' sacri templi e restituì la libertà ai vescovi, già comandava e regnava. Non è improbabile che Ilderico si credesse disobbligato dalla osservanza di un giuramento illecito ed ingiusto in sè stesso. Mirabil perciò fu l'allegrezza de' popoli cattolici dell'Africa nel ricuperare dopo tanti anni le lor chiese; tanto più, perchè Ilderico si contentò che eleggessero il vescovo di Cartagine, e questi fu _Bonifacio_.

A questi tempi non senza ragione vien riferita una legge di _Giustino_ Augusto[2542] contra de' manichei, con vietare, sotto pena della vita, la loro permanenza nell'imperio. Agli altri poi, sieno pagani o eretici, vien proibito l'aver magistrati e dignità, siccome ancora luogo nella milizia, a riserva dei Goti e d'altri popoli collegati, che militavano in Oriente al soldo dell'imperio. Circa questi tempi ancora morì _Eufemia_ imperadrice, moglie di Giustino Augusto; nè sussiste che egli passasse alle seconde nozze, come han creduto alcuni. _Teodora_, nominata in tal occasione da Cedreno[2543], fu moglie di Giustiniano, e non di Giustino. La morte ingiustamente inferita al figliuolo _Segerico_ da _Sigismondo_ re de' Borgognoni, irritò altamente l'animo di _Teoderico_ re d'Italia, perchè si trattava di un suo nipote, cioè d'un figliuolo di una sua figliuola. Accadde che nello stesso tempo _Clodomiro_, _Clotario_ e _Childeberto_, tutti e tre figliuoli di Clodoveo, e cadauno re de' Franchi, erano incitati dalla madre, cioè da _Clotilde_ vedova d'esso re Clodoveo contra del suddetto re Sigismondo, acciocchè vendicassero la morte data a _Chilperico_ suo padre e a sua madre ancora, da _Gundobado_ padre di Sigismondo. Probabilmente quella pia principessa altro non intese che di ottener colla forza quella porzione di stati ch'ella pretendeva dovuti a sè nell'eredità del padre, giacchè da Gundobado suo zio non l'avea potuta aver per amore. Ossia dunque che i Franchi, consapevole della collera di Teoderico, il movessero ad entrar con loro in lega contra di Sigismondo; ossia che Teoderico ne facesse la proposizione ai Franchi stessi, certo è ch'essi si collegarono insieme per far guerra ai Borgognoni. Ed allora succedette veramente ciò che Procopio lasciò scritto[2544], e che, siccome fu avvertito di sopra, il padre Daniello riferì fuori di sito nella storia de' Franzesi all'anno 501: cioè avere bensì Teoderico inviato l'esercito suo verso l'Alpi, ma con ordine di andare temporeggiando nel passaggio per vedere che andamento prendeva la guerra tra i Franchi e i Borgognoni. Sigismondo se ne fuggì in un eremo, e poscia incognito al monistero Agaunense, ossia di san Maurizio, dove dicono ch'egli prendesse l'abito monastico. Perciò non durarono fatica i Franchi ad impadronirsi di quasi tutto il regno allora ben vasto della Borgogna. E il generale del re Teoderico, appena udita la nuova della sconfitta de' Borgognoni, valicò frettolosamente le Alpi, e, secondo i patti, entrò in possesso di un buon tratto di paese che abbracciava le città di Apt, di Genevra, di Avignone, Carpentras ed altre. Il racconto di Procopio vien confermato da una lettera del re _Atalarico_ al senato di Roma[2545] in occasione di crear patrizio _Tulo_ suo parente, che fu generale di Teoderico nella spedizione suddetta. _Mittitur,_ dic'egli, _Franco et Burgundo decertantibus, rursus ad Gallias tuendas, ne quid adversa manus praesumeret, quod noster exercitus impensis laboribus vindicasset. Adquisivit reipublicae romanae, aliis contendentibus, absque ulla fatigatione provinciam, et factum est quietum commodum nostrum, ubi non habuimus bellica contentione periculum. Triumphus sine pugna, sine labore palma, sine caede victoria._

NOTE:

[2537] Cassiod., lib. 5, ep. 42.

[2538] Anastas. Biblioth., in Vit. Hormisdae.

[2539] Victor Turonensis, in Chron.

[2540] Procop., de Bell. Vandal., lib. 1.

[2541] Isidorus, in Chron. Vandal.

[2542] L. 12, C. de Haeretic. et Manich.

[2543] Cedrenus, in Annalib.

[2544] Procop., de Bell. Goth., lib. 1, cap. 12.

[2545] Cassiodor., lib. 8, ep. 10.

Anno di CRISTO DXXIV. Indizione II.