Annali d'Italia, vol. 2 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750
Part 68
Credesi che _Antemio_ fosse console orientale e _Fiorenzo_ occidentale. Non aveva il re _Teoderico_ figliuolo maschio alcuno, a cui potesse tramandare la corona del suo regno. Un'unica figliuola del matrimonio di _Audefelda_ sorella di _Clodoveo_ re de' Franchi, per nome _Amalasunta_, gli restava; e giacchè questa dovea essere l'erede sua, cominciò per tempo a pensare in chi si avesse da collocare questo prezioso pegno. La famiglia _Amala_ fra i Goti era considerata la più nobile delle altre; da questa era uscito Teoderico stesso; e da questa pur discendea _Eutarico_ soprannominato _Cillica_. Lui dunque elesse Teoderico per suo genero, e nel presente anno seguirono le nozze con Amalasunta. Credette intanto il pontefice _Ormisda_ che _Anastasio_ imperadore daddovero si fosse applicato a trattar di pace ed unità della Chiesa, e fosse per dar mano alla celebrazione del concilio destinato ad Eraclea; e però inviò a Costantinopoli i suoi legati. Furono questi _Ennodio_ (scorrettamente chiamato Evodio da Teofane) celebre scrittore di questi tempi, già divenuto vescovo di Pavia; _Fortunato_ vescovo (forse di Todi), _Venanzio_ prete e _Vitaliano_ diacono. Andarono i legati, seco portando le istruzioni della Sede apostolica, riferite dal cardinal Baronio; furono ben accolti da Anastasio, ma si trovarono in fine delusi delle loro speranze. Anastasio altro in mente non avea che di calmare i moti del popolo di Costantinopoli, e di far deporre l'armi a Vitaliano scita che si protestava difensor della Chiesa e della vera dottrina. Perchè i legati pretendeano che si abolisse la memoria d'Acacio, che era tuttavia cara ai Costantinopolitani, si servì Anastasio di questa lor pretensione per iscreditar essi presso il popolo, e nel medesimo tempo per guadagnare in favor suo il popolo stesso. Abbiamo da Teofane[2487] che Ormisda fu sollecitato alla spedizione de' suddetti legati anche per parte del re Teoderico e di Vitaliano: segno che Teoderico ne doveva avere ricevuti gl'impulsi o da Anastasio Augusto o da Vitaliano, col quale probabilmente egli manteneva buona intelligenza per tener basso l'imperadore dopo l'insulto fatto alle spiaggie d'Italia nell'anno 508. Terminò i suoi giorni nel corrente anno, per testimonianza di Marcellino conte[2488], _Arianna_ imperadrice, malcontenta d'aver preso per marito e creato imperadore chi era poi divenuto persecutor della Chiesa. Non merita essa il brutto epitafio che le fece il cardinal Baronio, dacchè sappiamo che anch'ella detestava la condotta dell'eretico consorte. Dal medesimo Marcellino e da Teofane intendiamo che gli Unni, cioè i Tartari, fecero varie scorrerie in questo anno, e barbaramente saccheggiarono l'Armenia, la Cappadocia, la Galazia e il Ponto: siccome ancora essere riuscito a _Secondino_ ossia _Secondiano_, di riavere libero dalle mani di Vitaliano il suo figliuolo _Ipazio_, con pagargli una gran somma d'oro pel suo riscatto. Per altro, continuando lo stesso _Vitaliano_ conte più che mai la guerra contra di Anastasio, tornò questi ad inviargli de' senatori con ricchi regali per trattar di pace, e il dichiarò generale dell'armi cesaree per la Tracia.
NOTE:
[2487] Theoph., in Chronogr.
[2488] Marcellin. Comes, in Chron.
Anno di CRISTO DXVI. Indizione IX.
ORMISDA papa 3. ANASTASIO imperadore 26. TEODERICO re 24 e 6.
_Console_
PIETRO senza collega.
Fu questo console creato in Occidente. Per maggiormente ingannare i Cattolici, mandò in quest'anno _Anastasio_ imperadore due suoi ambasciatori a papa _Ormisda_, ed insieme una professione di fede, in cui a riserva, del non acconsentire alla riprovazion d'Acacio, egli si mostrò attaccatissimo alla vera dottrina della Chiesa. Inganni furono tutti questi. Di tali artifizii si servì l'astuto Augusto per tirar dalla sua i popoli sollevati, e dappoichè ebbe ottenuto il suo intento, e con ciò indebolita la fazione di _Vitaliano_ conte, gli tolse il generalato accordatogli nell'anno precedente, e lo diede a _Rufino_. Vitaliano, per attestato di Niceforo[2489], si ritirò a casa sua, con attendere dipoi a menare una vita tranquilla. Maggiormente però crebbero i disordini della Chiesa in Oriente, con trovarsi nulladimeno assaissimi che sostenevano il partito cattolico, e mantenevano l'unione con papa Ormisda, pontefice che, adempiendo le parti del sacro suo ministero, non tralasciava diligenza veruna per provvedere ai bisogni del Cattolicismo in varii luoghi afflitto. Intanto il re _Teoderico_, godendo e facendo godere ai suoi popoli i frutti d'una invidiabil pace, attendeva a far delle sontuose fabbriche, e a ristaurare le mura delle città. Racconta l'Anonimo Valesiano[2490] ch'egli perfezionò in Ravenna il _palazzo_ regale, tuttochè non arrivasse a dedicarlo, come si costumava allora, con gran solennità. Fece ancora dei portici intorno al palazzo. Abbiamo parimente dall'autore della Vita di santo _Ilaro_[2491], fondatore del monistero della Gelata alle radici dell'Apennino nella Romagna verso la terra di Civitella, che Teoderico fabbricò un palazzo in que' contorni presso il fiume Bedente, per godere dell'aria pura della montagna. In Verona fece fabbricar le _terme_, ossia il bagno, e un magnifico _palazzo_, e un _portico_ continuato da una porta della città fino al medesimo palazzo. Fece anche rifare in essa città l'_acquedotto_, che da gran tempo era distrutto, e v'introdusse l'acqua. Circondò similmente di nuove mura quella città, ampliandola, per quanto si può conghietturare. In Ticino, ossia in Pavia, fabbricò un _palazzo_, le _terme_, l'_anfiteatro_ ed altre mura. Simili benefizii compartì ad altre città. Attese del pari a far fiorire la mercatura e il commercio, e venivano allegramente in Italia i mercatanti stranieri a trafficare. Tale era l'esattezza e buona regola del suo governo, che si potea tenere alla campagna oro ed argento colla stessa sicurezza che fra le mura della città. Scrive inoltre il suddetto autore, essere allora stato in uso per tutta l'Italia che non si chiudevano le porte delle città, di maniera che in qualunque ora che si volesse, di dì e di notte, potevano i cittadini andare e venire, ed attendere ai loro interessi, senza timore dei malviventi. Giunse a' tempi di questo principe ad essere sì grande l'abbondanza, che per un soldo, ossia scudo d'oro, si avevano sessanta moggia di frumento (doveva essere allora il moggio ben diverso dal nostro) e trenta anfore di vino per un soldo. L'anfora conteneva in que' tempi tre moggia. Tale era il governo del re Teoderico, quantunque egli non sapesse nè leggere nè scrivere, in guisa che, affine di poter sottoscrivere le lettere e i memoriali, usava una lamina d'oro, che forata conteneva le quattro prime lettere del suo nome, cioè THEOD., e messa questa sopra la carta, egli colla penna condotta per que' fori scriveva così abbreviato il suo nome. Altrettanto racconta Procopio[2492] che fu praticato da _Giustino_ imperadore, successor d'Anastasio e principe senza lettere.
NOTE:
[2489] Niceph. Callistus, lib. 16, cap. 18.
[2490] Anonymus Vales.
[2491] Vita. S. Hilarii, in Actis Sanct., ad diem 5 maji.
[2492] Procop., in Hist. Arcan.
Anno di CRISTO DXVII. Indizione X.
ORMISDA papa 4. ANASTASIO imperadore 27. TEODERICO re 25 e 7.
_Consoli_
FLAVIO ANASTASIO ed AGAPITO.
Fu d'opinione il cardinal Baronio che questo _Flavio Anastasio_, console orientale nell'anno presente, fosse il medesimo _Anastasio_ imperadore, e però il chiamò _console per la quarta volta_. Così ancora han tenuto altri. Ma prima d'ora hanno osservato il Du-Cange[2493], il cardinal Noris[2494] e il padre Pagi[2495], non sussistere punto che Anastasio Augusto abbia preso il quarto consolato. Gli antichi Fasti e le iscrizioni ci fan conoscere, essere stato persona privata questo console; ed in fatti egli fu nipote o pronipote dell'imperadore, come osservò il suddetto Du-Cange. Però è da stupire come Pietro Relando[2496] ultimamente ne' suoi Fasti seguitasse a spacciare per console di quest'anno l'imperadore stesso. _Agapito_ console occidentale si trova intitolato _prefetto del pretorio_ nelle lettere di Cassiodoro, e presso Ennodio ha il titolo di patrizio. Terminò il corso di sua vita, secondochè pretende il padre Pagi, in quest'anno, o pure nel precedente, come ha Mario Aventicense[2497], _Gundobado_, re de' Borgognoni, il cui regno fu di grande estensione nella Gallia, perchè abbracciava la Borgogna moderna, la Savoia, il Delfinato, il Lionese, l'Avignonese ed altri paesi di quei contorni. Morì nella credenza ariana, dalla quale, per quante diligenze usasse sant'_Avito_ vescovo di Vienna, egli non giunse mai a staccarsi per paura della sua nazione infetta de' medesimi errori. A lui attribuisce _Agobardo_ arcivescovo di Lione la legge che autenticava l'abuso dei duelli, contra del quale scrisse un opuscolo lo stesso Agobardo, come disopra accennammo. Lasciò dopo di sè due figliuoli, cioè _Sigismondo_ e _Gundomaro_. Ma il solo Sigismondo, che fu poi riguardato come re santo, ebbe il titolo regio e il governo di que' popoli. _Caratene_ sua madre, principessa cattolica e di rara pietà, l'aveva allevato nella sua religione; il perchè imbevuto di questo latte, e coi buoni esempii della madre, arrivò poi a risplendere per molte virtù. Lo stesso Mario storico scrive che nell'anno 515 egli fabbricò il _monistero agaunense_, oggidì _di San Maurizio_, nelle contrade de' Valesi, cioè uno de' monisteri più celebri di quel tempo, quantunque si pretenda dagli eruditi che san Sigismondo solamente il rifabbricasse, perchè fondato molto prima. Gregorio Turonense[2498] scrive che tal fabbrica fu fatta dappoichè egli succedette nel regno al padre, e però non già nell'anno 515, ma dopo il presente. Quantunque fosse riuscita infruttuosa la spedizione dei legati pontificii a Costantinopoli, ed eglino fossero ritornati a Roma per significare a papa _Ormisda_ lo stato infelice delle chiese d'Oriente, senza speranza di profitto, a cagione dell'empio imperadore che fomentava le eresie e della memoria di Acacio, ad abolir la quale non si sapevano indurre varii popoli, e massimamente quello di Costantinopoli: tuttavia il romano pontefice non rallentò le sue premure e diligenze per la causa di Dio. Scrisse pertanto varie lettere in quest'anno ad Anastasio Augusto, ai vescovi orientali e ad altre persone; ed inoltre tornò a spedire a Costantinopoli per suoi legati il medesimo _Ennodio_ vescovo di Pavia, che vi era stato prima, e _Pellegrino_ vescovo di Miseno, con dar loro nuove istruzioni, sperando pure di battere tanto il chiodo, che l'animo di Anastasio si movesse a dar fine a sì perniciosa division delle chiese[2499]. Andarono i legati, ma in vece di convertire l'empio Augusto, tentò egli di pervertire i medesimi coll'esibizione di regali. Trovata in loro la costanza che conveniva a sacri ministri e legati della santa Sede, andò nelle furie, ed ordinò che s'imbarcassero e fossero condotti in Italia, senza che potessero avere ingresso in alcuna città. Abbiamo tali notizie da Anastasio bibliotecario; e sappiamo da altri storici che per questa ostinazione di Anastasio Augusto insolentirono sempre più gli eretici, ed incrudelirono ancora contra de' cattolici, fra' quali trecento cinquanta monaci maroniti nella Siria furono trucidati, perchè difendevano il concilio calcedonese, degni perciò di aver luogo nel Martirologio romano, siccome veri martiri della Chiesa di Dio. Cominciarono circa questi tempi, per attestato di Gregorio Turonense[2500], a farsi sentire nella Gallia i corsari danesi, popoli pagani del Baltico, de' quali ne' secoli susseguenti s'andrà udendo frequente e sempre funesta menzione. Teodeberto, figliuolo di Teoderico re de' Franchi, con una forte armata navale gli assalì, gli sconfisse, uccise Clochilarco loro re, e ritolse a' medesimi il bottino che asportavano dalle spiagge della Gallia.
NOTE:
[2493] Du-Cange, Famil. Byzant.
[2494] Noris, Ep. Consol.
[2495] Pagius, Crit. Baron.
[2496] Reland., in Fast.
[2497] Marius Aventicensis, in Chron.
[2498] Gregor. Turonensis, lib. 3, cap. 5.
[2499] Anastas. Bibl., in Vit. Hormisdae.
[2500] Gregor. Turonensis, lib. 3, cap. 5.
Anno di CRISTO DXVIII. Indizione XI.
ORMISDA papa 5. GIUSTINO imperadore 1. TEODERICO re 26 e 8.
_Console_
MAGNO senza collega.
Già è deciso presso gli eruditi che questo solo console, creato in Oriente, diede il suo nome ai Fasti nell'anno presente, e che non ebbe per collega nè _Fiorenzo_, come pensarono il Panvinio[2501] e il cardinal Baronio[2502], nè _Agapito per la seconda volta_, come ha la Cronica di Vittor Turonense[2503]. In Roma questo anno fu segnato colla formula di _post consulatum Agapiti_, come apparisce da una lettera di papa Ormisda e da un'iscrizione ch'io ho rapportata altrove[2504]. Non permise Dio che più lungamente durasse l'empietà e la vita di Anastasio imperadore. Abbiamo da Evagrio[2505], da Teofane[2506], da Marcellino conte[2507], da Cedreno[2508] e da altri storici, ch'egli nel dì 9 di luglio da una morte improvvisa fu colto, e in tempo che s'era tornato a commuover contra di lui il popolo, ed egli studiava le maniere di difendersi dalle insidie che andava sospettando dappertutto. Se vogliam credere a Zonara[2509] e Cedreno, autori ben lontani da que' tempi, e mercatanti talora di favole, Anastasio fece morir molti per tali sospetti negli ultimi dì di sua vita, e corsero rischio di perdere in tale occasione la testa anche _Giustino_ e _Giustiniano_, che furono suoi successori, s'egli non fosse stato atterrito in sogno da un uomo terribile, che gli disse: _Lasciali stare_. Così finì di vivere Anastasio, con lasciare dopo di sè una memoria infausta del suo nome, ed essere riguardato come eretico e protettore degli eretici, e persecutore della Chiesa di Dio. Molti erano i nipoti e pronipoti di questo imperadore; grande era la loro potenza e ricchezza; contuttociò l'odio e l'avversione ch'egli s'era guadagnato con tanta empietà e crudeltà ridondò sopra tutti i parenti, in guisa che ognun di essi restò escluso dal trono imperiale. L'Anonimo Valesiano[2510] specialmente nomina tre suoi nipoti, cioè _Pompeo_, _Probo_ ed _Ipazio_, ciascun de' quali egli desiderava per suo successore. Ma vivente ancora Anastasio (soggiugne quello scrittore, a cui in questo non siamo obbligati a prestar fede) egli s'avvide che a niuno toccherebbe l'imperio, e conobbe poi in sogno che era riserbato il trono per _Giustino_. In fatti dopo la di lui morte per elezione del senato fu conferita la dignità imperiale a _Giustino_, nato, per testimonianza di Procopio[2511], in Bederiana, città situata ne' confini dell'Illirico e della Tracia, e però chiamato da alcuni scrittori _Trace_, e da altri _Illiriciano_. Bassissimi furono i suoi natali e da semplice soldato cominciò il corso della fortuna, e salendo per varii gradi giunse ad essere senatore e prefetto del pretorio. Evagrio scrive[2512] che con frode egli salì, e con danari si studiò che i soldati pretoriani il dichiarassero imperadore. Marcellino conte[2513] narra che egli fu eletto del senato. Protestò nondimeno esso Giustino in una lettera scritta in quest'anno nel dì primo d'agosto a papa _Ormisda_, d'essere stato alzato contra sua volontà a dignità sì eccelsa; e così doveva egli scrivere, ancorchè fosse vero il racconto di Evagrio. Varie in somma furono le opinioni degli antichi intorno a ciò; ma poco importa in fine il saperne la verità.
Quel che è certo, non intervenne tumulto o forza nell'elezion di _Giustino_. Se crediamo a Procopio, scrittore che sparge veleno sopra tutto ciò che riguarda _Giustiniano_ Augusto, figliuolo di una sorella di questo imperadore, allorchè Giustino salì sul trono imperiale, si trovava in età decrepita, ruvido di costumi, stolido, ed inoltre (cosa non mai avvenuta in addietro nell'imperio romano) non conosceva lettere, e neppure sapeva scrivere il suo nome. Tuttavia grande fu sempre la sua pietà e ben regolati i suoi costumi, e perciò degno che Dio l'innalzasse per bene della religione cattolica al grado imperiale. Non ho finora saputo intendere, se non è un errore di stampa, perchè l'accuratissimo padre Pagi[2514] scrivesse che _Giustino vien chiamato Anicio da Prudenzio nel libro primo contro Simmaco_. Se Prudenzio nacque nell'anno di Cristo 348, come mai può essere ch'egli parli di _Giustino_ __eletto imperadore nell'anno 518? Aveva egli per moglie _Lupicina_, barbara di nazione, e già sua schiava e concubina. Mutatole il nome, fece chiamarla _Elia Marcia Eufemia_, e dichiarolla imperadrice Augusta. Teofane scrive[2515], essere stato il popolo che le diede il nome d'_Eufemia_. La prima azione di questo novello Augusto fu quella di nettare il palazzo da que' malvagi eunuchi e ministri che, cooperando colla crudeltà ed empietà d'Anastasio, e favorendo i manichei, aveano commesse tante iniquità, colle morti specialmente e con gli esilii di tanti cattolici. Un d'essi fu Amanzio eunuco mastro di camera del defunto Augusto[2516], un altro Teocrito, che avea fatto di gran maneggi e speso molto oro per ottenere lo imperio. A costoro non fu permesso di vivere più lungamente. Il popolo stesso dimandò la loro rovina. Altri lor compagni altro gastigo non ebbero che quello dell'esilio. Non tardò il pio imperadore Giustino a richiamare quanti vescovi cattolici erano stati banditi sotto il regno di Anastasio, e a far loro restituire le chiese. E perciocchè aveva conceputa una grande stima del valore e della pietà di _Vitaliano_ conte, cioè di quell'uffiziale scita che negli anni addietro avea prese l'armi in favore della religion cattolica, il chiamò alla corte, e, secondochè abbiamo da Marcellino conte e da Teofane, non passarono sette giorni, che il dichiarò generale delle milizie. Prese ancora per questore _Proclo_, e se ne servì come della mano diritta, governandosi co' suoi consigli. Procopio scrive che questo Proclo ebbe assaissima autorità, e faceva tutto ad arbitrio suo. Ma noi sappiamo da Suida[2517] ch'egli fu _uomo giusto_, disinteressato, che non ammetteva regali, nè scrisse mai legge alcuna a sproposito, nè permise che si mutassero i vecchi regolamenti. Così Giustino verificò l'assioma de' politici: _Che un principe debole con ottimi ministri può uguagliare nel buon governo i migliori_. Ma specialmente Giustino fece risplendere il suo zelo per la religion cattolica, con aver tosto pubblicato un editto[2518], in cui confermò il sinodo calcedonese, e promosse la celebrazion di varii concilii, per deprimere gli eretici, giunti a troppo insolentire sotto di Anastasio. Il popolo stesso di Costantinopoli con pubbliche grida richiese che si condannassero gli eretici eutichiani; e _Giovanni_ patriarca di quella città tenne un concilio, in cui fu scomunicato e deposto Severo vescovo intruso di Antiochia, riposti ne' sacri dittici i nomi di _san Leone_ papa e di _Eufemio_ e _Macedonio_ vescovi cattolici di Costantinopoli, morti in esilio. Altri concilii per questo furono tenuti in Gerusalemme e in Tiro, dei quali si parla negli Annali ecclesiastici.
NOTE:
[2501] Panvin., in Fast. Cons.
[2502] Baron., Annal. Eccl.
[2503] Victor Turonensis, in Chron.
[2504] Thes. Nov. Inscript., pag. 418.
[2505] Evagr., lib. 3, cap. ult. Hist.
[2506] Theoph., in Chron.
[2507] Marcellin. Comes, in Chron.
[2508] Cedren., in Annal.
[2509] Zonar., in Histor.
[2510] Anonymus Vales.
[2511] Procop., in Hist. Arcan., cap. 6.
[2512] Evagr., lib. 4, cap. 2.
[2513] Marcell. Comes, in Chron.
[2514] Pagius, Crit. Baron., ad ann. 518, n. 3.
[2515] Theoph., in Chronogr.
[2516] Marcell. Comes, in Chron.
[2517] Suidas, in Excerpt. tom. 1 Hist. Byz.
[2518] Cyrillus, in Vit. S. Sabae.
Anno di CRISTO DXIX. Indizione XII.
ORMISDA papa 6. GIUSTINO imperadore 2. TEODERICO re 27 e 9.
_Consoli_
FLAVIO GIUSTINO AUGUSTO ed EUTARICO.