Annali d'Italia, vol. 2 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750

Part 67

Chapter 673,206 wordsPublic domain

_Secondino_, creato console, come s'ha da Teofane, ebbe per moglie _Magna_, sorella d'_Anastasio_ imperadore, e per figliuolo _Flavio Ipazio_, stato console nell'anno 500. _Felice_, creato console in Occidente, era nato nella Gallia, oppur discendente da nobil famiglia di quel paese, e forse avolo suo fu _Flavio Felice_, stato parimente console nell'anno 428. Abbiamo presso Cassiodoro[2466] la lettera scritta dal re _Teoderico_ nel precedente anno ad _Anastasio_ Augusto (indizio certo della ristabilita amicizia fra loro), in cui l'avvisa dell'elezione fatta di questo _Felice_ console informandoci con ciò della maniera tenuta in que' tempi, perchè tanto in Oriente che in Occidente fossero accettati i consoli eletti. Era fuggito in Africa _Gesalico_, siccome abbiam veduto nell'anno precedente. Quivi fu bene accolto da _Trasamondo_ re de' Vandali. Teodorico, che il teneva d'occhio dappertutto, ebbe nuova dell'accoglienza fattagli da esso re, e che dipoi licenziato con molte ricchezze, s'era portato in paesi stranieri. Di questo fatto si dolse Teoderico con Trasamondo, con ispedirgli apposta degli ambasciatori, e scrivergli una lettera, a noi conservata da Cassiodoro[2467] suo segretario. In essa fa doglianze, perchè, dimentico d'essergli cognato, abbia preso in difesa Gesalico, il quale giunto in Africa nudo, si sapeva che carico di danari era stato poi trasmesso in paesi forestieri. Se Trasamondo avea compassione di lui, dovea ritenerlo. Avendolo mandato via con sì buona provvisione d'oro, non poteano se non nascere i sospetti di poco buona amicizia e lealtà. Trasamondo sinceramente confessò quanto era avvenuto, e addusse le sue scuse, per quanto s'ha dalla susseguente lettera[2468] di Teoderico. Gli mandò ancora dei regali, e Teoderico mostrò d'avergli graditi, ma glieli rimandò indietro, avvertendolo di camminar meglio in avvenire. Abbiam da sant'Isidoro[2469] che Gesalico, non avendo potuto ottener soccorso da' Vandali, tornò dall'Africa, e per paura di Teoderico si ritirò nell'Aquitania, dove si fermò nascosto per un anno. Poscia raunati quanti seguaci potè, se ne tornò in Ispagna con disegnò di far delle sollevazioni; ma dodici miglia lungi da Barcellona raggiunto da _Ebbane_ (ossia da _Ibba_) generale del re Teoderico, dopo una breve battaglia fu rotto e messo in fuga. Finalmente preso nella Gallia di là dal fiume Druenza, quivi perdè la vita. Però in quest'anno cominciò Teoderico a numerare il primo anno del suo regno ispanico, ossia visigoto, siccome attesta il suddetto santo Isidoro. Procopio[2470] scrive che dopo la morte di Gesalico, succeduta nel presente anno, Teoderico trasferì il regno della Spagna in _Amalarico_ figliuolo di una sua figliuola, con assumerne egli la tutela. Appoggiato a queste parole il padre Pagi[2471], fu di avviso che veramente seguisse una tal traslazione di dominio; ma non sussiste. Solamente lasciò Teoderico prima di morire quel regno al nipote, ed egli finchè visse ne fu assoluto padrone. Ciò chiaramente è attestato dal suddetto sant'Isidoro, là dove dice che Teoderico _Hispaniae regnum quindecim annis obtinuit, quod superstiti Amalarico nepoti suo reliquit_. Parimente questa verità si conosce dalle antiche memorie della Spagna, perchè si cominciarono a contare gli anni dal regno di _Teoderico_, e non già di _Amalarico_. Veggansi presso il cardinal d'Aguirre[2472] i concilii tenuti allora in quel regno, giacchè questo saggio principe, tuttochè ariano, lasciava ai vescovi cattolici la libertà del sacro lor ministero, nè molestava alcuno per cagion della religione. Lo stesso Procopio aggiugne appresso che Teoderico coll'inviare magistrati ed eserciti nella Gallia e Spagna, diligentemente si studiava di assodar per sempre quelle corone sulla sua testa.

Le parole ultime di Procopio mi fan sovvenire che Teoderico, probabilmente circa questi tempi, avendo fatto un trattato coi _Gepidi_, ne prese al suo servigio un buon corpo per inviarlo di presidio nella Gallia. Merita attenzione e plauso la premura di questo principe, perchè passando per l'Italia que' Barbari, non inferissero danno agli abitanti. Scrisse egli perciò[2473] a Verano Sajone, con avvisarlo del passaggio che dovea fare per la Venezia e Liguria l'esercito dei Gepidi, destinato di guardia alla Gallia, acciocchè procurasse che nulla mancasse loro di tappe, ossia di vettovaglie, nè seguisse saccheggio alcuno nel paese, perciocchè l'importanza maggiore era il salvare i beni del suo popolo, in difesa, e non in offesa dei quali egli faceva venir quell'armata. Ma non bastò questo alla somma provvidenza di Teodorico. Nella seguente lettera[2474] scritta _ai Gepidi_ destinati per le Gallie, fa loro sapere aver ben egli disposto tutto, affinchè nulla mancasse loro di viveri nel loro passaggio; tuttavia perchè non nascano liti per la qualità e quantità di viveri, aver egli destinato di pagare _tre soldi d'oro_ (poco diversi dagli scudi di oro d'oggidì) a cadaun di loro per ciascuna settimana, acciocchè ognuno a suo talento possa comperarsi ciò che gli sarà in grado. Termina la lettera con dire: _Movete feliciter, ite moderati; tale sit iter vestrum, quale debet esse qui laborant pro salute cunctorum_. Grossa paga che era questa in paragon della miserabile che a' tempi nostri si pratica coi soldati, e saggia attenzion di Teodorico per difesa de' sudditi suoi. Queste disposizioni e precauzioni vo io credendo specialmente fossero prese da Teoderico, perchè osservava quanto fosse manesco Clodoveo re de' Franchi suo confinante nelle Gallie. Ma per sua buona ventura Clodoveo nel dì 27 di novembre[2475] del presente anno diede fine in Parigi alla sua vita, per quanto si crede, in età di quarantacinque anni e trenta di regno: principe glorioso nella Storia ecclesiastica, perchè il primo che abbracciasse la santa religione di Cristo, e la dilatasse nella sua nazione, che costantemente l'ha dipoi sempre mantenuta, col meritare perciò i re loro il titolo di _Cristianissimi_. Principe parimente glorioso nella storia del secolo, perchè gran conquistatore, e il primo che fondasse l'insigne monarchia franzese, florida più che mai oggidì; ma principe che maggiore e più pura gloria avrebbe conseguito, se alle sue belle doti avesse unito men d'ambizione, ossia d'ansietà di dilatare il suo regno, anche a forza di scelleraggini e di crudeltà. Egli lasciò dopo di sè quattro figliuoli, cioè _Teoderico_ nato da una concubina, prima di prendere per moglie la piissima principessa _Clotilde_, maggiore per conseguente d'età de' suoi fratelli, e già sperto nel mestier della guerra. _Clodomiro_, _Childeberto_ e _Clotario_, nati da essa Clotilde, furono gli altri suoi figliuoli, che in quattro parti divisero gli stati del paese, siccome può vedersi presso gli storici franzesi. Nondimeno a _Teoderico_ toccò molto vantaggio in questa divisione sopra gli altri fratelli, essendo specialmente restati in suo dominio tutti i paesi confinanti nella Gallia con gli Ostrogoti, ossia colla giurisdizione di Teoderico re d'Italia. In questo anno seguirono in Costantinopoli dei gravissimi sconcerti per cagione della religione. Anastasio Augusto, sempre più scoprendosi partigiano e protettore delle eresie e degli eretici, cominciò nell'anno precedente a perseguitare _Macedonio_ vescovo di Costantinopoli[2476], prelato costante nella difesa del concilio calcedonense e della dottrina della Chiesa cattolica. Nel presente anno il cacciò in esilio, con sostituirgli un certo Timoteo prete. Questi ed altri passi dell'empio imperadore furono cagione di tumulto nel popolo. Ma intorno a questi fatti io rimetto il lettore agli Annali ecclesiastici del cardinal Baronio, del padre Pagi e del Fleury.

NOTE:

[2466] Cassiodor., lib. 2, ep. 1.

[2467] Cassiod., lib. 5, ep. 43.

[2468] Idem, lib. 2, ep. 44.

[2469] Isidor., in Chron. Goth.

[2470] Procop., de Bell. Goth., lib. 1, cap. 12.

[2471] Pagius, Crit. Baron. ad ann. 508, et ad ann. 511, n. 15.

[2472] Aguirre, Concilior. Hispan., tom. 2.

[2473] Cassiod., lib. 5, ep. 10.

[2474] Idem, ibid., ep. 11.

[2475] Gregor. Turonensis, lib. 2, cap. 43.

[2476] Theoph., in Chron. Theod. Lector, lib. 2 Histor.

Anno di CRISTO DXII. Indizione V.

SIMMACO papa 15. ANASTASIO imperadore 22. TEODERICO re 20 e 2.

_Consoli_

PAOLO e MUSCHIANO.

Credesi che il primo di questi consoli sia orientale, e il secondo occidentale. E ciò par certo quanto a _Paolo_, perchè nell'Antologia greca si ha un epigramma, da cui ricaviamo che _Proclo_, figliuolo di _Paolo_, avea superato il padre nel numero dei consolati. Ma per conto di _Muschiano_, ossia _Musciano_, se ne potrebbe dubitare, trovandosi una lettera scritta nell'ottobre da papa _Simmaco_, colla data _post consulatum Felicis_. Qualora c'era console creato in Occidente, si soleva in Roma segnar l'anno col nome di lui. Per altro questi due consoli son personaggi noti solo nei Fasti ed ignoti nel resto della storia di questi tempi. Dopo la morte di _Clodoveo_, cessato il rispetto e riguardo che si avea per quel potente e bellicoso principe, e specialmente considerata la division degli stati ed interessi fra i suoi figliuoli, i Goti ruppero la pace coi Franchi, e loro levarono parte del paese occupato dopo la rotta data al re Alarico. Gregorio Turonense[2477] è quel solo che attesta il fatto con dire: _Gothi vero quum post Chlodovechi mortem multa de his, quae illi adquisiverat, pervasissent_, ec. Lo stesso autore più sopra ci lascia intendere che essi Goti s'erano impadroniti della città di _Rodes_, e ne avevano per sospetti cacciato _san Quinziano_ vescovo, che passò dipoi alla chiesa d'Auvergne per opera di _Teoderico_ re, figliuolo di Clodoveo. Ma Teoderico re d'Italia, che più amava la pace che la guerra, e di conservare che d'accrescere le sue conquiste, dovette far cessare quel fuoco, giacchè troviamo che da lì innanzi egli lasciò in quiete i Franchi; ed all'incontro i Franchi non osarono in sua vita di turbare i di lui stati, perchè ne conoscevano ben la possanza e il valore. Sappiamo parimente ch'egli mantenne buona pace con _Gundobado_ re de' Borgognoni. In somma la riverenza verso di questo principe, e il timore d'averlo nemico, tenne in freno tutti i re barbari, finch'egli visse e regnò, con essersi poi scatenati tutti dopo la morte di lui. Sempre più crescendo il mal talento di _Anastasio_ imperadore contra del Cattolicismo, e studiandosi egli più che mai d'abolire il sacro concilio calcedonense, perchè alle di lui novità introdotte nell'inno Trisagio non volevano i Cattolici acconsentire, anzi s'opponevano con fermezza, per ordine suo, secondochè abbiamo da Marcellino conte[2478], ne furono molti uccisi. Questa crudeltà mise il popolo di Costantinopoli in furore, e si formò una terribil sedizione che abbattè le immagini e statue di lui, ammazzò varie persone, attaccò il fuoco a molte case, e dimandò per imperadore _Ariobindo_, marito di Giuliana figliuola del già imperador d'Occidente Olibrio, il quale se ne fuggì, affinchè non fosse creduto complice di questo attentato. Anastasio, essendo comparso nel circo senza diadema, con belle promesse e molti spergiuri placò l'infuriato popolo; ma poco stette a far peggio di prima, con aver soprattutto cacciato in esilio _Flaviano_ patriarca cattolico d'Antiochia, e fatte altre novità descritte nella Storia ecclesiastica. Per attestato di Suida[2479], egli vendeva tutti i magistrati, e per danari assolveva qualunque delinquente che non fosse povero. L'avarizia sua fu cagione che restassero senza soldati le provincie, e però esposte a tutte le insolenze dei Barbari. Aggiugne Marcellino che nel presente anno fu introdotta la nazione degli _Eruli_ nelle terre e città dei Romani, cioè dell'imperio greco, senza spiegare per ordine di chi e in favore di chi quella gente venisse. La lettera di _Simmaco_ papa, mentovata di sopra, fu scritta in questi tempi ai cattolici dell'Illirico, della Dardania e di ambedue le Tracie. Avea il romano pontefice avuta contezza della persecuzione mossa dall'infellonito imperadore contra de' difensori della vera dottrina della Chiesa; e però con questa lettera fece loro coraggio, animandoli a sostenere ogni più acerbo trattamento per la fede ortodossa. Rapporta inoltre il cardinal Baronio un'altra lettera scritta ad esso papa Simmaco dalla chiesa orientale, in cui si vede la profezion di fede di que' vescovi, e le ragioni loro di non essere rigettati a cagion della memoria di Acacio già vescovo di Costantinopoli.

NOTE:

[2477] Gregor. Turonensis, lib. 3, cap. 3 et 22.

[2478] Marcell. Comes, in Chron.

[2479] Suidas, in Excerptis, tom. 1 Histor. Byz.

Anno di CRISTO DXIII. Indizione VI.

SIMMACO papa 16. ANASTASIO imperadore 23. TEODERICO re 21 e 3.

_Consoli_

PROBO e CLEMENTINO.

Secondo il padre Pagi, _Clementino_ fu console orientale, e _Probo_ occidentale, perchè della famiglia _Anicia_. Non abbiam chiara notizia di questo. Certo è che _Probo_ è diverso dall'altro che fu console nell'anno 502. Nè sussiste che all'anno presente s'abbiano da rapportare due iscrizioni, riferite l'una dall'Aringhio e dal padre Sirmondo, e l'altra presso il Fleetwod, dove si legge PROBVS IVNIOR. Esse appartengono all'anno 523. Fu scritta nel presente anno una lettera da papa _Simmaco_[2480] ai vescovi delle Gallie intorno alla divisione della Provenza tra le chiese di Arles e di Vienna. E perciocchè da essa apparisce che _san Cesario_, vescovo di Arles, si trovava in quei tempi in Roma, perciò a quest'anno, e non già all'anno 508, come fu di avviso il cardinal Baronio[2481], si dee riferire ciò che scrive di quel santo vescovo nella Vita di lui Cipriano[2482]. Facilmente nascono ed allignano in tempi torbidi di guerra i sospetti. Fu accusato da qualche maligno san Cesario agli uffiziali di Teoderico re d'Italia, signoreggiante in Arles, quasi ch'egli tenesse corrispondenza coi Franchi, o meditasse tradimenti. Fu perciò sotto buona guardia condotto fino a Ravenna e presentato al re Teoderico, il quale, riverentemente alzandosi in piedi, e cavatasi di capo la berretta, con tutta cortesia l'accolse. Fattegli poi placidamente molte interrogazioni intorno ai suoi Goti e al popolo d'Arles, e ben guatato il venerabile aspetto e la sua intrepidezza, cagionata dalla buona coscienza, il licenziò contento di lui. Giunto all'albergo, eccoti un messo di Teoderico che gli porta in dono un piatto d'argento pesante circa _sessanta libbre_, con sopra _trecento soldi_, equivalenti in circa agli scudi d'oro degli ultimi secoli. Fece il buon santo vendere quel piatto con impiegarne successivamente il prezzo in riscattare dei prigionieri: il che risaputo dal re e dalla corte tutta, si raddoppiò la stima e l'ammirazione della virtù di san Cesario. Passò egli dipoi a Roma per visitar papa Simmaco e i senatori, e dopo aver ottenuta la conferma della dignità di metropolitano, e un uso speziale del pallio, e il privilegio ai suoi diaconi di portar le dalmatiche nella stessa guisa che portavano allora i diaconi della Chiesa romana, gloriosamente se ne ritornò ad Arles alla sua residenza. Continuarono intanto, anzi andarono crescendo nelle chiese di Oriente le rivoluzioni pel favore dato da Anastasio Augusto agli eretici, e spezialmente fu in quest'anno mandato in esilio _Elia_ vescovo di Gerusalemme: intorno a che si possono consultar gli Annali ecclesiastici. Godevano in questo mentre una buona pace le chiese e i popoli dell'Italia, Gallia e Spagna, per la saggia condotta e pel buon governo del re Teoderico, il quale, oltre al non mettere mano negli affari spettanti alla religione dei suoi popoli, rispettava, sebbene ariano di credenza, i papi e tutti i vescovi e sacri ministri del cattolicismo.

NOTE:

[2480] Concil. Labb. tom. 4.

[2481] Baron., Annal. Eccl.

[2482] Cyprian., in Vita S. Caesarii apud Mabillon tom. 1 Act. Sanct.

Anno di CRISTO DXIV. Indizione VII.

ORMISDA papa 1. ANASTASIO imperadore 24. TEODERICO re 22 e 4.

_Console_

il SENATORE senza collega.

Col nome di _Senatore_ venne in questi tempi comunemente chiamato _Magno Aurelio Cassiodoro_, cioè quell'insigne scrittore che non meno colle lettere del secolo che colle sacre illustrò non poco l'Italia. Alcuni gli han dato il prenome di _Marco_, ma, siccome nella Vita di lui osservò il padre Garezio benedettino, _Magno_, e non Marco fu appellato. Aveva egli conseguito, oltre ad altre dignità, quella di questore e di prefetto del pretorio; era ornato del titolo di patrizio; e da Teoderico re, che lo amava assaissimo, fu nel presente anno decorato dell'onore del consolato. Non è ben chiaro se fosse per eccellenza chiamato senatore, o pure se quel fosse un altro cognome o nobile soprannome. Diede fine in quest'anno al pontificato e alla sua vita papa _Simmaco_ nel dì 19 di luglio: pontefice che passò i suoi giorni fra molti guai e gravi persecuzioni, contra di lui mosse da alcuni prepotenti magnati romani, in mezzo alle quali Dio il conservò illeso. Ch'egli non fosse quale vollero farlo credere i suoi avversarii, possono eziandio servire a provarlo le riguardevoli fabbriche sacre da lui fatte in Roma, e la magnificenza di tanti vasi e lavori di oro e d'argento ch'egli donò alle chiese. Se ne legge il pieno catalogo nella di lui Vita presso Anastasio[2483]. Ebbe per successore _Ormisda_, di nazione Campano, ossia da Capoa, che fu consacrato nel dì 27 di luglio. Racconta Cassiodoro[2484] con giubilo nella sua Cronica, che _essendo egli console_, cioè nel presente anno, _per gloria de' tempi del re Teoderico, raunato il clero e popolo romano, per opera di lui tornò la concordia nella Chiesa romana_. Il che fa intendere, come di sopra accennai, che vivente papa Simmaco non si pose mai fine alla discordia insorta per cagione dello scisma di Lorenzo; e il cardinal Baronio anche egli notò, coll'autorità di san Gregorio Magno, che alcuni sacerdoti dabbene stettero saldi, anche dopo la decision de' concilii, nel partito d'esso Lorenzo. Terminata poi la vita dell'uno e dell'altro, cessarono tutte le gare e dissensioni, e concordemente ogni fazione convenne nell'elezione di papa Ormisda, al che si dee credere che contribuisse non poco l'autorità e buona maniera di Cassiodoro console. Le continuate novità e crudeltà di _Anastasio_ imperadore contra della dottrina cattolica e de' seguaci di essa, furono cagione in fine che l'ossequio de' sudditi degenerasse in maggiori impazienze e in un'aperta strepitosa ribellione. Era cominciato molto prima questo incendio; maggiormente esso divampò nell'anno presente. I popoli della Scizia[2485], della Mesia e d'altre provincie d'Oriente incitarono _Vitaliano Scita_, figliuolo di _Patriciolo_ e nipote di _Aspare_, di cui molto fu parlato di sopra, ch'era allora conte, ossia comandante delle milizie collegate, a prender l'armi contra dell'empio imperadore. Pertanto egli tirò a sè la maggior parte delle truppe cesaree, occupò le vettovaglie ed una immensa somma d'oro inviata per pagare le soldatesche. Ed essendo uscito in campagna contra di lui, con un'armata di settantacinque mila persone, _Ipazio_ figliuolo di Secondino, ossia Secondiano, patrizio, e di una sorella di Anastasio Augusto, già stato console, gli diede Vitaliano una gran rotta e il fece prigione. Però in un tumulto suscitato in Costantinopoli il popolo lasciò uscir delle voci che acclamarono imperadore lo stesso Vitaliano, di maniera che intimorito Anastasio andò a nascondersi. Ora nel presente anno, per attestato di Marcellino conte[2486], Vitaliano con un esercito di più di sessanta mila combattenti, fra' quali erano assaissimi Unni e Bulgari, dopo aver prese alcune città, ed ucciso _Cirillo_ generale della Tracia per Anastasio Augusto, si presentò con quell'armata davanti a Costantinopoli. Veggendo Anastasio in mal punto i suoi affari, altro ripiego non ebbe che di spedire alcuni senatori a Vitaliano per trattar di pace. Vitaliano, che non aveva in cuore altro disegno che di difendere l'oppressa religion cattolica, dimandò che _Macedonio_ vescovo di Costantinopoli, e _Flaviano_ di Antiochia, con tutti gli altri vescovi cattolici fossero rimessi in possesso delle lor chiese, e che si raunasse un concilio, a cui intervenisse il pontefice romano ed i vescovi per disaminare e levar via le dissensioni intorno alla religione. Costavano poco ad Anastasio le promesse e i giuramenti, o, per dir meglio, gli spergiuri. S'obbligò egli a tutto; altrettanto fecero i senatori e magistrati. Dopo di che Vitaliano si ritirò da Costantinopoli e tornò coll'esercito suo nella Mesia. Allora l'astuto Anastasio, per far pur credere alla gente credula ch'egli dicea daddovero, intimò un concilio da tenersi in Eraclea, e nel dicembre del presente anno scrisse una lettera, rapportata dal cardinal Baronio, a papa _Ormisda_, invitandolo ad intervenirvi con que' vescovi che gli piacesse d'eleggere. Le stesse premure fece egli dipoi con altra lettera al senato romano. Ma qual esito avessero le promesse d'Anastasio, in breve si scoprirà.

NOTE:

[2483] Anastas. Bibl., in Vit. Symmachi.

[2484] Cassiod., in Chron.

[2485] Theoph., in Chronogr.

[2486] Marcell. Comes, in Chron.

Anno di CRISTO DXV. Indizione VIII.

ORMISDA papa 2. ANASTASIO imperadore 25. TEODERICO re 23 e 5.

_Consoli_

ANTEMIO e FIORENZO.