Annali d'Italia, vol. 2 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750

Part 66

Chapter 663,176 wordsPublic domain

In somma così prosperamente fu guidata quell'impresa, che il re Teoderico divenne padrone di tutta la Provenza, ossia ch'egli fosse acclamato da quei popoli e dai Visigoti della sua stessa nazione, o che per titolo di successione, o di acquisto egli ne pretendesse il dominio della città di Arles, così dice il suddetto Cipriano: _Sic deinde arelatensis civitas a Wisighotis ad Ostroghotorum devoluta est regnum._ Perciò Teoderico o nel presente, o nel prossimo anno inviò colà _Gemello_ senatore con dire[2436]: _Praesenti tempore in Gallias, nobis Deo auxiliante subjugatas, vicarium te praefectorum nostra mittit auctoritas._ Nella seguente lettera[2437], scritta _provincialibus Galliarum_, dà loro avviso di spedire colà Gemello per loro governatore. Al medesimo personaggio scrive in un'altra lettera[2438] di esentar dai tributi il popolo d'Arles _nella quarta indizione_, in premio della lor fedeltà e dei danni patiti dai Franchi. In un'altra lettera[2439] manda loro danari e vettovaglie pel risarcimento delle mura e torri della città. E in un'altra[2440] fa sapere a Gemello d'aver mandati grani dall'Italia per alimentar l'esercito, senza aggravar la provincia afflitta per le passate calamità, con ordinargli di farlo trasportare _dai granai di Marsilia alle castella poste sopra la Druenza_. Dalla qual lettera parimente impariamo che anche Marsilia venne in potere di Teoderico, non so se perchè la togliesse ai Borgognoni, o perchè dianzi essa fosse del dominio de' Visigoti. A questa città confermò egli tutte le esenzioni concedute dai principi precedenti[2441], e rilasciò anche il censo di un anno. Ma mentre Teodorico era intento agli affari della Gallia, eccoti un improvviso turbine che venne a trovarlo in Italia. Avea l'imperadore _Anastasio_ dissimulato finora il suo risentimento contra di Teoderico per la rotta data all'esercito suo, inviato contro di Mundone, di cui parlammo all'anno 505. Ora dunque che intese impegnate e distratte le forze di lui nella Gallia, s'avvisò essere questo il tempo da farne vendetta. Marcellino conte[2442] è quegli che racconta il fatto, con dire che _Romano_ conte, capitano dei domestici, ossia delle guardie del palazzo imperiale, e _Rustico_ conte degli scolari, ossia sopraintendente alle scuole militari, con cento navi armate, dov'erano otto mila soldati, furono inviati da esso imperadore a dare il guasto ai lidi d'Italia, e giunsero fino a Taranto città antichissima: dopo di che se ne ritornarono a Costantinopoli. Marcellino stesso, che pur scriveva in quella città la sua Cronica, detesta il fatto, con chiamare obbrobriosa una tal vittoria, perchè sol degna del nome di scorreria da corsaro. Abbiamo da Gregorio Turonense[2443] che circa questi tempi Clodoveo re de' Franchi stando in Tours, ricevette lettere da Anastasio Augusto, con cui il dichiarava _console_; laonde egli nella basilica di san Martino fu vestito di porpora e di manto, e gli fu posto il diadema in capo. Poscia salito a cavallo passeggiò per la città, spargendo monete d'oro e d'argento, e da quel giorno innanzi fu chiamato _console_ o _augusto_. Se n'andò finalmente a Parigi, ed ivi stabilì la sede del regno, continuata ivi dipoi dai susseguenti re fino al presente giorno. Questo titolo d'_Augusto_ è molto inverisimile, nè sussiste che Anastasio il dichiarasse con ciò collega nell'imperio, siccome pensa il Cointio. Nè par credibile ch'egli fosse creato _console ordinario_, siccome fu d'avviso il cardinal Baronio, nè ch'egli disprezzasse sì fatta dignità, perchè i Fasti non ne parlano. _Console onorario_ possiam giustamente credere ch'egli fosse nominato; e merita plauso l'opinione di Adriano Valesio e del padre Pagi, che sotto il nome di _console_ s'intende la dignità del _patriciato_, cioè la più insigne che in que' tempi si conferisse dagl'imperadori. Questa poi importava qualche riconoscenza della sovranità degli Augusti. Restano ancora monete d'esso Clodoveo e degli altri re primieri dei Franchi con qualche segno nel rovescio di questa verità, leggendovisi il CONOB. o pure VICTORIA AVGG., termini ed espressioni usate nelle monete de' greci Augusti e in quelle degli antichi duchi di Napoli dipendenti dagli Augusti. Abbiamo una strana interpretazione, data dal padre Harduino alla tuttavia scura parola CONOB. Si sa inoltre da Procopio[2444] che i Franchi non avrebbono creduto sicuro e stabile il possesso e dominio loro nella Gallia, se loro non glielo avessero confermato gl'imperadori. Altrettanto fece Teoderico pel regno d'Italia; e nelle monete dei re Ostrogoti e dei Visigoti si osserva talora l'indizio stesso di dipendenza. È di parere il cardinal Baronio che Anastasio inviasse a Clodoveo questi contrassegni d'onore per animarlo a continuar la guerra contra il re Teoderico, e questa sembra lodevol conghiettura. Ma potrebbe anche darsi, come abbiamo detto, che Clodoveo stesso, non men di quello che già fece Teoderico, avesse procacciata a sè medesimo da Anastasio la dignità di patrizio per maggiormente assodare i suoi diritti in tante provincie della Gallia da lui conquistate, che dianzi erano membra del romano imperio.

NOTE:

[2430] Jordan., de Reb. Get., cap. 58.

[2431] Procop., de Bell. Goth. lib. 1, cap. 12.

[2432] Cyprianus, in Vita S. Caesarii apud Surium, ad diem 27 augusti, et apud Mabillonium.

[2433] Cassiod., lib. 8, ep. 10.

[2434] Daniel, Histoire de France, tom. 1.

[2435] Cassiod., in Chron.

[2436] Idem, lib. 3, ep. 16.

[2437] Idem, ibid., ep. 17.

[2438] Cassiod., lib. 3, epist. 32.

[2439] Idem, ep. 41.

[2440] Idem, ep. 44.

[2441] Idem, lib. 4, ep. 24.

[2442] Marcellin. Comes, in Chron.

[2443] Gregor. Turonensis, lib. 2, cap. 38.

[2444] Procop., de Bell. Goth., lib. 3, cap. 33.

Anno di CRISTO DIX. Indizione II.

SIMMACO papa 12. ANASTASIO imperadore 19. TEODERICO re 17.

_Console_

IMPORTUNO, senza collega.

Benchè presso Marcellino conte e ne' Fasti fiorentini _Opportuno_ sia chiamato questo console, pure negli altri Fasti e monumenti dell'antichità si trova appellato _Importuno_. Fu console di Occidente e vien creduto della famiglia Decia. In quest'anno ancora continuò _Teoderico_ la guerra nella Gallia, con pensiero di abbattere _Giselico_, usurpatore del regno de' Visigoti, e di ricuperar tutto ciò ch'era stato occupato dai Franchi, e ch'egli pretendeva devoluto al suo dominio. Sotto a questo consolato scrive Mario Aventicense[2445] che _Mammo_ capitano dei Goti saccheggiò una parte della Gallia. Scuro è tutto il resto di quelle imprese, perchè niuna storia ci fa ben conoscere se continuasse o come continuasse la guerra contra dei Borgognoni. Racconta Procopio che i Franchi con tutto il loro sforzo assediarono Carcassona: perchè fama correa che in quella città fossero custoditi i tesori pervenuti alle mani del vecchio re Alarico nel sacco di Roma, e tra le altre cose si dicea che quivi si miravano i vasi preziosi del re Salomone, trasportati a Roma da Tito dopo la presa di Gerusalemme; ma che sopravvenendo il re Teoderico, coi Goti, i Franchi per paura sciolsero quell'assedio. Aggiugne appresso che Teoderico, dopo aver abbattuto _Giselico_, trasferì il regno de' Visigoti in _Amalarico_ figliuolo di una sua figliuola, con divenirne egli tutore; e che preso seco tutto il tesoro ch'era in Carcassona, frettolosamente se ne ritornò a Ravenna. Ma, per quanto vedremo, non già ora, ma solamente alla sua morte, restituì Teoderico quel regno al nipote, e fece ivi da padrone, e non da tutore, finchè visse. Potrebbe essere succeduto in quest'anno l'assedio di Carcassona; ma, tra perchè gli storici antichi franzesi nulla parlano di questo, anzi ci rappresentano Clodoveo, dappoichè furono i suoi rispinti dall'assedio d'Arles, come principe che avesse deposto la lancia e lo scudo, e perchè Procopio si scopre poco informato di quegli affari troppo lontani dal suo paese: nulla di certo si può asserire di questo. Pare bensì che se non al precedente possa al presente anno appartenere ciò che scrive sant'Isidoro[2446]: cioè che _Gesalico_, appellato _Geselico_ da Procopio, il quale s'era fatto riconoscere re dei Visigoti, uomo quanto vile di nascita, altrettanto sprezzabile per la sua dappocaggine, trovandosi nella città di Narbona, quivi fu assediato da _Gundobado_ re de' Borgognoni. La città fu presa e messa a sacco con grande strage dei suoi, ed egli con molto suo disonore fuggì, e andò a risiedere in Barcellona. Resta incerto se Gundobado fosse in tal congiuntura nimico o amico di Teoderico. Noi certo ritroviam da lì innanzi che il dominio d'esso Teoderico si stendeva di là dal Rodano. Abbiamo da Gregorio Turonense[2447], che Aram capitano del re Teoderico, residente in Arles, avendo conceputi dei sospetti contra dell'arciprete di Nimes, spedì a quella città i suoi sergenti per condurlo ad Arles; ma egli miracolosamente scappò la burrasca. Inoltre sappiamo, avere Teoderico scritto ad _Iba_ od _Ida_ duce (sarà lo stesso Ibba, ossia Ebbane, da noi veduto di sopra suo generale), con ordinargli[2448] di restituire alla chiesa di Narbona i suoi poderi, in esecuzione di quanto avea comandato il defunto re Alarico. Sicchè scorgiamo che Teoderico dall'Italia continuava per la Provenza, e per la provincia di Narbona e Carcassona, il suo dominio fino ai Pirenei: e in breve il mireremo anche passar oltre fino in Ispagna. L'insolenza praticata nel precedente anno da Anastasio Augusto, con avere inviata una flotta a saccheggiare le spiagge della Calabria, porge motivo di credere che Teoderico nel presente si accingesse anch'egli a fabbricare navi per avere un'armata navale atta ne' bisogni, non solo a fare resistenza, ma eziandio a dare battaglia a' nemici e a trasportare i grani. Scrisse egli perciò varie lettere[2449] ad _Abondanzio_ prefetto del pretorio, ad _Uvilia_ conte del patrimonio, a Gundinando ed Avilfo, ossia Ajulfo, sajoni, cioè ministri dei magistrati, con incaricare al primo di comperar legni, come cipressi e pini per tutta l'Italia, ad effetto di fabbricar _mille dromoni_, cioè navi lunghe e veloci da trasporto, così appellate con vocabolo greco. Ordina anche ad Uvilia e ad Ajulfo di far tagliare alberi lungo le rive del Po, sapendo che ve ne ha gran copia a proposito per la fabbrica dei dromoni: comandando ancora che si tenga libero il corso del Mincio, Oglio, Serchio, Tevere, ed Arno, con levarne le siepi poste dai pescatori. Nel medesimo tempo diede gli ordini per provvedere tutta la bisognevol copia di barcaruoli e marinari, acciocchè a dì 15 di giugno tutta la gran flotta fosse ben allestita nel porto di Ravenna. Vedesi ancora il ringraziamento da lui fatto al suddetto prefetto del pretorio per aver già messe insieme tante navi, e fa abbastanza intendere ch'esse erano legni grossi, e case da acqua, perchè cadauna portava molti remi, senza che si vedesse la faccia dei remiganti. Ma noi non sappiamo che Anastasio recasse altro insulto al reame di Teoderico, nè che tale armata di esso re operasse cosa alcuna con apparenza che si ristabilisse fra loro la pace. Accadde ancora in quest'anno che facendosi i giuochi circensi in Roma, spettacolo che per necessità, non per volontà, Teoderico e gli altri principi saggi permettevano al popolo romano, _Importuno_ console e _Teoderico_, ossia _Teodoro_, patrizio, favorendo la fazione veneta[2450], aveano con gente armata fatto degl'insulti alla fazione prasina, che loro avea dette pubblicamente delle ingiurie. E volendo questi ultimi venire alla corte a richiamarsi del sofferto aggravio, per istrada erano stati assaliti con insidie, ed uno d'essi rimasto ucciso. Dispiacque forte a Teoderico il fatto; ed affinchè imparassero i potenti a rispettar gli inferiori, diede ordine che i delinquenti comparissero in giudizio davanti ad _Agapito_ prefetto di Roma e a Celiano, per esser giudicata la loro azione. Scrisse inoltre al senato e popolo romano, acciocchè da lì innanzi non succedessero disordini ne' pubblici spettacoli, con intimar pene a chiunque osasse di strapazzar senatori. Per relazione poi di Marcellino conte[2451], accadde nel presente anno un fiero incendio in Costantinopoli, che si stese per gran tratto della città.

NOTE:

[2445] Marius Aventicensis, in Chron.

[2446] Isidor., in Chron. Gothor.

[2447] Gregor. Turon., lib. 1, cap. 78, de Gloria Martyrum.

[2448] Cassiod., lib. 4, epist. 17.

[2449] Idem, lib. 5 ep. 16 et seq.

[2450] Cassiod., lib. 1, epist. 27 et seq.

[2451] Marcell. Comes, in Chron.

Anno di CRISTO DX. Indizione III.

SIMMACO papa 13. ANASTASIO imperadore 20. TEODERICO re 18.

_Console_

ANICIO MANLIO SEVERINO BOEZIO, senza collega.

All'udire i nomi di questo nobilissimo conte, intendono tosto i letterati che si parla di _Boezio_, insigne scrittore di questi tempi, il quale nella sua prefazione ai predicamenti di Aristotele avvisa di aver faticato durante il suo consolato, mentre era imperadore Anastasio, intorno alla versione latina di quella e di altre opere di Aristotele, le quali cominciarono allora ad aver qualche voga fra i Latini. Era stato Boezio in sua gioventù alle scuole d'Atene, con aver quivi imparate le lettere greche, e talmente s'era affezionato alla suola d'Aristotele, che dipoi si studiò di far gustare la di lui dottrina agli altri Romani. A questo console il Panvinio[2452], il cardinal Baronio[2453] e il Relando[2454] aggiungono _Eutarico_, fidati in una legge del codice Giustiniano[2455]. Ma, siccome osserva il padre Pagi[2456], s'è indebitamente intruso questo Eutarico nei Fasti moderni. Gli antichi solamente parlano di _Boezio_. Erasi, come fu detto di sopra, ritirato in Barcellona _Gesalico_, intruso nel trono de' Visigoti. Abbiamo dalla Cronichetta[2457] inserita nella Cronica di Vittor Tunonense, che in questo anno esso Gesalico uccise in Barcellona nel palazzo Erico, senza sapersi chi sia. Ma non passò l'anno che Elbane, ossia Ebbane, o Ibba, capitano del re Teoderico, cacciò fuori di Spagna il medesimo Gesalico, il quale si rifugiò in Africa presso Trasamondo re de' Vandali. Aggiugne lo stesso autore che in Barcellona il conte, ossia governatore ivi lasciato da Gesalico, restò anch'egli trucidato. In questa maniera venne Teoderico re d'Italia ed essere padrone di tutto quanto godeano i Visigoti in Ispagna, che era ben molto, e si stendeva dai Pirenei fino all'Oceano. Da una lettera di lui intendiamo, che egli, volendo provvedere di buone leggi e costumi _le provincie coll'aiuto di Dio sottoposte al regno nostro_, manda Ampelio e Liveria in _Ispagna_, con ispecificare tutti i doveri del loro ministero, per mettere in buono stato quelle contrade. Facendo noi dunque ora i conti alle signorie godute allora da Teoderico, troviamo lui dominante per tutta l'_Italia_ e _Sicilia_. Al settentrione il vedremo signore della _Dalmazia_ e del _Norico_, col continuare la giurisdizione sua per la _Pannonia Sirmiense_, comandando ad una bella porzione della moderna Ungheria, e fors'anche a tutta. Aggiungo ora che a lui erano sottoposte le due _Rezie_, e perciò le moderne contrade dei _Grigioni_, _Trento_ e il _Tirolo_. Vedesi un ordine da lui dato[2458] a _Servato_ duca della Rezie, siccome ancora presso di Cassiodoro la formola del ducato delle Rezie. Nè qui si fermava il suo dominio: passava anche nella _Svevia_, la quale, se pur era tutta di lui, abbracciava la città d'_Augusta, Costanza, Tubinga, Ulma_ ed altre città. Abbiamo una lettera[2459] d'esso Teoderico, scritta a tutti i provinciali, capillati, difensori e curiali abitanti nella Svevia, in cui gli avvisa di spedire per governatore di quella provincia _Fridibado_. E in un'altra[2460] scritta a tutti i possessori di beni nella Svevia, dice di aver loro inviato _Severino_, perchè sollevi dai tributi chiunque si crede ingiustamente oppresso. Laonde se a queste signorie si giugne la Provenza col littorale continuato sino ai Pirenei, e la maggior e miglior parte delle Spagne venuta in suo potere, può ognun conoscere a qual potenza fosse salito il re Teoderico, e che l'Italia sotto il suo governo, felicissimo per altro e giusto, avea ripigliato non poco dell'antico suo splendore. L'anonimo Valesiano[2461] scrive essere stata cotanta la riputazione di Teoderico, ed aver egli trattato così amorevolmente i popoli confinanti, che spontaneamente si sottoponevano al di lui dominio.

Il resto delle provincie dianzi signoreggiate dai Visigoti nelle Gallie con Tolosa, già capo del regno loro, pare che restasse in potere di _Clodoveo_ re dei Franchi, col quale e con _Gundobado_ re dei Borgognoni si dee credere che Teoderico non tardasse molto a stabilir accordo e pace. Procopio[2462] anch'egli scrive che vedendo Teoderico di non poter cacciar i Franchi dal paese conquistato dopo la vittoria riportata sopra il re Alarico, si contentò che il ritenessero in loro potere. Circa questi tempi il re Clodoveo, che non dovea per anche aver bene studiata la legge di Gesù Cristo, benchè ne avesse abbracciata la fede, ansante più che mai di dilatare il suo regno in qualunque maniera ch'egli potesse, senza mettersi pensiero se sempre con ragione e giustizia (costume che si può osservare in non pochi altri conquistatori), si pose in cuore di far sua la città di _Colonia_ colle sue dipendenze, dove regnava _Sigiberto_ re suo parente. Imperocchè i Franchi in addietro non erano tutti uniti sotto di un capo, mi si bene sotto vari duci, a' quali danno gli scrittori il titolo di re, perchè cadaun d'essi era indipendente dall'altro. Per testimonianza dunque di Gregorio Turonense[2463] e di Fredegario, mandò segretamente a dire a _Cloderico_ figliuolo d'esso Sigiberto: _Tuo padre è divenuto molto vecchio e zoppo. S'egli morisse, tu coll'amicizia nostra acquisteresti il suo regno._ Bastò questo all'iniquo figliuolo per far levar di vita il padre. Avvisato di ciò Clodoveo, e pregato di accettar parte del tesoro di Sigiberto, inviò persone a Colonia, che nel tempo stesso di dividere il tesoro, con un'accetta ammazzarono il parricida Cloderico. Susseguentemente Clodoveo, fingendosi innocente dell'un e dell'altro fatto, indusse quel popolo ad accettarlo per suo signore. È da maravigliarsi come Gregorio Turonense dopo ciò soggiunga, che _Dio abbatteva tutto dì i nemici di Clodoveo, ed accresceva il regno di lui, perchè egli camminava con retto cuore davanti a Dio, ed operava quel solo che può piacer a Dio_. A chiusi occhi dovette ben far questa riflessione il Turonense, quando pur egli stesso fa menzione di tante altre iniquità d'esso Clodoveo, effetti dell'insaziabil sua ambizione. _Cararico_, altro re de' Franchi, vien creduto che signoreggiasse verso l'Artesia e la Piccardia[2464]. Clodoveo col pretesto che nella guerra, tanti anni prima fatta contra Siagrio romano, egli fosse stato neutrale, _circumventum dolis cepit_, cioè con insidiose frodi il prese, ed obbligò lui a farsi prete, e suo figliuolo a prendere il diaconato. E perciocchè se ne lamentavano, fece loro tagliar la testa, e s'impadronì del loro regno e tesoro. Un altro re dei Franchi per nome _Ragenario_, o _Regnacario_[2465], era signore di Cambray, principe tutto dato alla lussuria. Clodoveo, dopo aver guadagnato Farrone di lui consigliere, e i suoi baroni con delle smaniglie e degli usberghi creduti d'oro da essi, ma solamente indorati, gli spinse addosso un esercito, ed ebbe in mano lui e _Riciario_ suo fratello, ch'egli con ischerno uccise di sua mano. Levò ancora di vita _Rignomere_, che signoreggiava ne' Cenomani oggidì _le Maine_. Questi ed altri re e signorotti franchi, benchè tutti suoi parenti, tolse di mezzo Clodoveo; e dappoichè fu padrone de' loro regni e tesori, fu udito una volta dire con questo amaro scherzo: _Sfortunato ch'io sono, essendo rimasto come un pellegrino fra la gente straniera, e niuno ho più de' parenti che in caso di qualche disavventura mi possa aiutare._ Soggiugne il Turonense ch'egli ciò diceva, non perchè si condolesse della morte loro, ma per vedere se ne potesse trovar alcun altro per ammazzarlo. Credesi ancora che egli facesse guerra alla Bretagna minore, ed abbassasse la potenza di quel popolo e l'autorità dei loro re, come ho accennato di sopra.

NOTE:

[2452] Panvin., in Fast. Cons.

[2453] Baron., Annal. Eccl.

[2454] Reland., Fast. Consul.

[2455] L. 10. C. de Haeretic.

[2456] Pagius, Crit. Baron.

[2457] Victor Turonensis, tom. 1 Canisii.

[2458] Cassiod., lib. 1, ep. 11.

[2459] Idem, lib. 4, ep. 49.

[2460] Idem, lib. 5, ep. 15.

[2461] Anonymus Vales.

[2462] Procop., de Bell. Goth., lib. 1, cap. 12.

[2463] Gregor. Turonensis, lib. 1, cap. 40.

[2464] Gregor. Turonensis, lib. 2, cap. 41.

[2465] Idem. ib.

Anno di CRISTO DXI. Indizione IV.

SIMMACO papa 14. ANASTASIO imperadore 21. TEODERICO re 19 ed 1.

_Consoli_

SECONDINO e FELICE.