Annali d'Italia, vol. 2 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750
Part 63
Il primo di questi consoli, cioè _Giovanni Scita_, fu creato in Oriente da Anastasio imperadore in ricompensa della fedeltà e bravura, con cui egli avea tratta a fine la guerra isaurica nell'anno precedente, dove egl'era stato generale dell'armi imperiali. L'altro, cioè _Paolino_, ebbe da Teoderico il consolato in Occidente. Dal padre Pagi[2326] è chiamato _Paulinus Decius_, perchè della famiglia Decia fu _Paolino_ console nell'anno 534, il quale perciò è appellato _juniore_. Se questa ragion sia fuor di dubbio, lascerò deciderlo agli eruditi. Ben so che, quando si ammetta per vera e certa, si avrebbe da scrivere _Decius Paulinus_, e non già _Paulinus Decius_, essendo stato costume degli antichi di nomar le persone dall'ultimo lor nome, ossia cognome. Compiè in quest'anno il corso di sua vita _Anastasio II_ papa, essendo succeduta la sua morte nel dì 17 di novembre. Fu eletto ed ordinato dalla maggior parte del clero romano in suo luogo a dì 22 del medesimo mese papa _Simmaco_ diacono, di nazione sardo, ma con grave discordia; perciocchè un'altra parte elesse e consacrò _Lorenzo_ prete di nazione romano. Teodoro lettore[2327] lasciò scritto che _Festo_, ritornato dall'ambasceria di Costantinopoli, guadagnò con danari gli elettori di Lorenzo, sperando di far poscia accettare a questo suo papa l'enotico di Zenone; e che per questa divisione succederono assaissimi ammazzamenti, saccheggi, ed altri mali innumerabili alla città di Roma, sostenendo cadauna delle parti l'eletto suo, con durare questo gravissimo sconcerto per ben tre anni. L'autore della Miscella[2328], secondo la mia edizione, anch'egli racconta avere una tal discordia sì fattamente involto non solo il clero, ma anche il senato di Roma, che _Festo il più nobile tra senatori_, stato già console nell'anno 472, e _Probino_, stato anche esso console nell'anno 489, sostenendo la parte di Lorenzo contro di _Fausto_, che parimente era stato console o nel 485, o nel 490, e contro gli aderenti di Simmaco, fecero guerra ad esso Simmaco, con restare uccisa in mezzo a Roma la maggior parte dei preti, molti cherici, ed assaissimi cittadini romani: giacchè non cessò per alcuni anni questa diabolica gara e dissensione. Dal che apparisce che il maggior male venne dalla parte de' partigiani di Lorenzo. E Teofane scrittore greco asserisce anch'egli[2329] che l'elezion di Lorenzo procedette dalla prepotenza di _Festo patrizio_, il quale si era impegnato coll'imperadore Anastasio di far creare un papa a lui favorevole, e non perdonò alla borsa per far eleggere Lorenzo. All'incontro uno scrittore della fazion di esso Lorenzo, il cui frammento ho io pubblicato fra le vite de' romani pontefici[2330], attribuisce il peggio a Simmaco, il quale, secondo lui, fu accusato di vari vizii, e non ebbe mai quieto il suo pontificato. Ciò nondimeno che sempre militerà in favore di Simmaco, si è, ch'egli venne riconosciuto sì dai concilii romani, come dalla Chiesa tutta per successor legittimo di san Pietro, e considerato ne' concilii come innocente: di maniera che si può credere che l'accuse a lui date fossero, se non tutte, almeno la maggior parte, fabbricate dalla malevoglienza de' suoi nemici. E per conto di queste lagrimevoli scene, sappia il lettore che non succederono tutte nel presente anno, anzi le più sanguinose accaddero molto più tardi.
NOTE:
[2326] Pagius, Crit. Baron.
[2327] Theod. Lector, lib. 2 Hist. Eccl.
[2328] Histor. Miscella, tom. 1 Rer. Italic.
[2329] Theoph., in Chronogr.
[2330] Rer. Ital., part. 2, tom. 4.
Anno di CRISTO CDXCIX. Indizione VII.
SIMMACO papa 2. ANASTASIO imperadore 9. TEODERICO re 7.
_Console_
GIOVANNI _il gobbo_, senza collega.
Questo _Giovanni_ console, soprannominato _il gobbo_, era stato anch'egli uno de' generali dell'imperadore Anastasio, ed avea fatto di molte prodezze nella guerra contro gl'Isauri; però ne ebbe in premio la dignità del consolato. Il Panvinio[2331] aggiugne a questo console un altro, cioè _Asclepio_, da lui creduto console occidentale. Dello stesso parere è il Relando[2332], con chiamarlo _Asclepione_. Crede il cardinal Baronio[2333] asserito ciò dal Panvinio senza pruove: ma ci son due leggi nel Codice Giustinianeo[2334], date amendue _Johanne et Asclepione, coss._ Contuttociò io non oserei inserire nei Fasti questo Asclepio, od Asclepione, come console certo sulla sola asserzione del codice Giustiniano che troppo abbonda di falli nelle date delle leggi, dacchè tutti i Fasti greci e latini non ci danno se non _Giovanni il gobbo_ per console del presente anno. Pare eziandio che non passasse buona intelligenza tra l'imperadore e Teoderico, perchè non solamente non si trova console creato in Occidente, ma neppure in Roma miriamo segnato l'anno col consolato dell'eletto in Oriente, ma bensì _post consulatum Paulini_. Non potendosi intanto quetare, nè accordare le fazioni insorte in Roma per l'elezione del papa, finalmente si venne al ripiego di ricorrere a Ravenna al re Teoderico, acciocchè la sua autorità s'interponesse per mettere fine a sì scandalosa discordia. L'Anonimo da me pubblicato[2335] scrive che amendue gli eletti ebbero ordine di portarsi alla corte. Teoderico era bensì ariano, ma era anche gran politico, e pare che non volesse inimicarsi alcuna di queste fazioni col consentenziare nelle lor dissensioni. Pertanto, secondochè ha Anastasio[2336], ordinò che l'eletto da più voti e prima consecrato si avesse da tenere per vero romano pontefice. Non è ben chiaro come fosse riconosciuta la legittimità dell'elezione di Simmaco, cioè se in un concilio, oppure in altra maniera. Quello ch'è certo, si truova Simmaco nel dì primo di marzo del corrente anno tener pacificamente un concilio in Roma, ed ivi farla da papa, con formar varii decreti per levar le frodi, prepotenze e brighe, che allora si usavano per elezione dei papi. Anzi essendo sottoscritto a quel concilio _Celio Lorenzo arciprete del titolo di santa Prassede_, il cardinal Baronio pretende che egli sia lo stesso che dianzi contendeva con Simmaco pel papato; cosa che io non oserei d'affermare come indubitata. Sotto il presente consolato Marcellino conte[2337] lasciò scritto, che i _Bulgari_, popolo barbarico, fecero un'irruzione nella Tracia, portando la desolazion dappertutto. Contra d'essi fu spedito _Aristo_, generale della milizia dell'Illirico, con quindicimila combattenti e cinquecento venti carra cariche tutte di armi da combattere; ma venuto alle mani con essi presso il fiume Zurta, rimase sconfitto, colla morte di tre capitani principali di quell'armata e di quattromila de' più valorosi soldati dell'Illirico. È di parere il padre Pagi[2338] che solamente in quest'anno cominciasse a udirsi il nome de' _Bulgari_ in quelle parti. Ma abbiamo osservato di sopra in un frammento dell'autore della Miscella, da me dato alla luce[2339], e non veduto dal padre Pagi, che venendo in Italia Teoderico per la via del Sirmio nell'anno 489, fu forzato a combattere con _Busa re dei Bulgari_, a cui diede una rotta. E però intendiamo che fino allora que' Barbari aveano fissato il piede in quella contrada, a cui fu poi dato il nome di _Bulgaria_. Il nome di costoro si crede non altronde venuto che dal fiume _Volga_ o _Bolga_, oggidì nella Russia, ossia Moscovia, alle cui rive abitavano un volta quei Barbari.
NOTE:
[2331] Panvin., in Fast. Cons.
[2332] Reland., in Fast.
[2333] Baron., Annal. Eccl.
[2334] L. 25,. de Excusation. Tutor. Senatus Consult. de Silentiar.
[2335] Rer. Ital., part. 2, tom. 3.
[2336] Anastas. Biblioth., in Symmach.
[2337] Marcell. Comes, in Chron.
[2338] Pagius, Crit. Baron.
[2339] Histor. Miscella, tom. 1 Rer. Italicar.
Anno di CRISTO D. Indizione VIII.
SIMMACO papa 3. ANASTASIO imperadore 10. TEODERICO re 8.
_Consoli_
IPAZIO e PATRICIO.
Amendue furono consoli in Oriente. _Ipazio_, per testimonianza di Procopio[2340] e di Teofane[2341], era figliuolo di _Magna_ sorella d'Anastasio imperadore. _Patrizio_ era di nazione frigio, e valoroso condottier d'armate, come abbiamo dallo stesso Procopio che narra alcune di lui militari imprese. L'anno fu questo, in cui, per quanto scrive Cassiodoro[2342], Teoderico, che non era per anche stato a Roma, ma che veniva desiderato concordemente dal popolo romano, determinò di portarsi colà. L'Anonimo Valesiano[2343] nota che l'andata a Roma di Teoderico seguì, dappoichè si era rimessa _la pace nella Chiesa romana_, cioè dopo essere stato riconosciuto Simmaco per legittimo papa. In fatti con gran magnificenza fece egli la sua entrata in Roma, come se fosse stato cattolico, si portò a dirittura alla basilica vaticana a venerare il sepolcro del principe degli Apostoli. Furono ad incontrarlo fuori della città papa Simmaco e il senato e popolo romano, come s'egli fosse stato un imperadore. Era allora fuori di Roma la suddetta basilica; e però vi si dovette portare anche il papa. Entrato poi Teoderico nella città, passò al senato; e nel luogo appellato _Palma_ fece una allocuzione al popolo, con promettere fra l'altre cose di osservare inviolabilmente tutte le ordinanze fatte dai precedenti principi romani. Questo luogo chiamato _Palma_ probabilmente era qualche gran sala del palazzo imperiale. L'autore antichissimo[2344] della vita di san Fulgenzio narra, ch'egli essendo in Roma quel giorno, in cui il re Teoderico fece una parlata al popolo _nel luogo che si chiama Palma d'oro_, ebbe occasione di ammirare la nobiltà, il decoro e l'ordine della curia romana, distinta secondo i varii gradi delle dignità, e di udire i plausi d'esso popolo, e di conoscere qual fosse la gloriosa pompa di questo secolo. Seguita a scrivere il suddetto Anonimo _per tricennalem triumphans populo ingressus palatium, exhibens Romanis ludos circensium._ Stimano il Valesio e il padre Pagi, che in vece di _tricennalem_ s'abbia quivi a scrivere _decennalem_. Ma _decennalia_ e non _decennalis_ si solea dire; nè, per confessione dello stesso Pagi, correvano in quest'anno i decennali di Teoderico. Perciò quel passo, senza fallo guasto, è più probabile che significhi o la via per cui fu condotto il trionfo, o il tempo _tricenorum dierum_, che forse durarono quelle feste. In tal congiuntura Teoderico fece risplendere la sua singolare affabilità verso i senatori, e molto più la sua munificenza verso il popolo romano, perchè gli assegnò e donò ventimila moggia di grano per ogni anno. E affin di ristorare il palazzo imperiale e le mura della città, gli assegnò dugento libbre annue d'oro da ricavarsi dal dazio del vino. Sul principio del suo governo avea Teoderico conferita a _Liberio_ la prefettura del pretorio. Il creò patrizio in questi tempi, e diede quella dignità ad un altro. Fece tagliar la testa ad _Odoino_ conte, che avea cospirato contro la vita di _Teodoro_ figliuolo di _Basilio_ suo superiore. Di questo fatto si trova menzione anche presso Mario Aventicense[2345]. Volle dipoi che la promessa da lui fatta al popolo, s'intagliasse in una tavola di bronzo, e stesse esposta al pubblico.
Passati sei mesi in Roma fra gli applausi e le allegrezze di quel popolo, se ne tornò Teoderico a Ravenna. Stando quivi maritò _Amalaberga_ figliuola di _Amalafreda_ sua sorella, con _Ermenfredo_ re della Turingia. Pubblicò eziandio varie leggi che corrono sotto il nome di _Editto_, e si leggono nel codice delle leggi antiche e fra le lettere di Cassiodoro. L'autore della Cronica Alessandrina[2346] ci insegna che la pubblicazion d'esse fu fatta mentre egli era in Roma. Per quanto crede il padre Pagi[2347], fu in questo anno tenuto il secondo sinodo in Roma da papa Simmaco, e in esso a titolo di misericordia fu creato vescovo di Nocera, città della Campania, il suo antagonista _Lorenzo_. Cita egli in pruova di ciò Anastasio bibliotecario[2348], Teodoro lettore[2349], Teofane[2350], Niceforo[2351]. Ma Anastasio nulla dice del tempo, in cui fu conferito il vescovato a Lorenzo; e Teodoro lettore, con gli altri Greci, che dicono preso quel ripiego dopo essere durata la divisione per tre anni, non sembra a me testimonio bastevole in questo fatto, di maniera che credo doversi anteporre l'opinion del cardinal Baronio[2352]: cioè che nel primo concilio e nel precedente anno seguisse la collazione del vescovato di Nocera a Lorenzo. L'Anonimo veronese da me pubblicato[2353], chiaramente dice che allorchè Simmaco fu riconosciuto per legittimo papa, Lorenzo ancora venne promosso al vescovato. Lo stesso Teodoro lettore conferma questa verità. Ora è certo, siccome abbiam veduto, che Simmaco nel marzo dell'anno prossimo passato godeva pacificamente il pontificato, e tenne il primo concilio romano. Venuto poco appresso a Roma il re Teoderico, egli solennemente col clero si portò ad incontrarlo fuori di Roma. Adunque se nel primo concilio Simmaco fu dichiarato vero papa, allora parimente, per quietare in qualche maniera le pretensioni di Lorenzo, gli fu conferita la chiesa di Nocera. In questi medesimi tempi nacque gran discordia tra _Gundobado_ e _Godigiselo_ fratelli, amendue re de' Borgognoni. Il primo abitava in Lione, l'altro in Geneva colla signoria della Savoja. Mario Aventicense[2354], e più copiosamente Gregorio Turonense[2355] raccontano che Godigiselo per opprimere il fratello tramò un inganno con _Clodoveo_ re dei Franchi, promettendo di pagargli tributo da lì innanzi. Clodoveo mosse guerra a Gundobado, e questi chiamò in soccorso il traditor suo fratello Godigiselo, il quale coll'esercito suo andò ad unirsi seco contra i Franchi; ma avendo Clodoveo attaccata battaglia con essi presso Digione, oggidì capitale della Borgogna, ed essendosi unito con lui nel furor della zuffa Godigiselo, riuscì loro facile di sconfiggere Gundobado, il quale scappò ad Avignone, con lasciare il comodo al fratello di occupar buona parte del regno. In quella città fu assediato da Clodoveo; ma con promettergli tributo, restò libero. Ripigliate poi le forze, passò esso Gundobado all'assedio di Vienna, con prenderla ed ammazzarvi Godigiselo che v'era dentro e molti nobili borgognoni della di lui fazione. In questa maniera egli divenne padrone di tutto il regno dell'antica Borgogna, che abbracciava allora la Borgogna moderna, la Savoja, il Delfinato, il Lionese; e, per attestato di Gregorio Turonense[2356], anche la _provincia di Marsilia_, senza che sappiamo come passasse l'affare, avendo noi veduto all'anno 477, che i Visigoti s'erano impadroniti di Marsiglia. Procopio anch'egli scrive che i Visigoti nella Gallia stendevano il loro dominio fino alla Liguria, e per conseguente sotto la lor giurisdizione era la Provenza.
NOTE:
[2340] Procop., de Bell. Pers., lib. 2, cap. 8
[2341] Theoph., in Chron.
[2342] Cassiodor., in Chron.
[2343] Anonymus Vales.
[2344] Acta Sanctorum Bolland. ad diem 1 januar.
[2345] Marius Aventicensis, in Chron.
[2346] Chron. Alexandr.
[2347] Pagius, Crit. Baron.
[2348] Anastas. Bibliothec., in Vita Simmach.
[2349] Theod. Lector, lib. 2.
[2350] Theoph., in Chronogr.
[2351] Niceph. Callistus, lib. 16.
[2352] Baron., Annal. Eccl.
[2353] Rerum Italic., part. 5, tom. 3.
[2354] Marius Aventicensis, in Chron.
[2355] Gregor. Turonensis, lib. 2.
[2356] Gregor. Turonens., lib. 2, cap. 35.
Anno di CRISTO DI. Indizione IX.
SIMMACO papa 4. ANASTASIO imperadore 11. TEODERICO re 9.
_Consoli_
RUFIO MAGNO FAUSTO AVIENO e FLAVIO POMPEO.
_Avieno_ primo fra questi due consoli appartiene all'Occidente. È creduto dal padre Pagi figliuolo e nipote di quel _Gennadio Avieno_ ch'era stato console nell'anno 450. Se così è, secondo i conti del medesimo Pagi, avrebbe dovuto appellarsi _juniore_: il che nondimeno non apparisce nei Fasti. Quanto a me io il credo figliuolo di _Fausto_, a cui Ennodio scrive una lettera[2357] congratulandosi per la dignità consolare conferita ad _Avieno_ di lui figliuolo. L'altro console, cioè _Pompeo_, fu creato in Oriente, ed era figliuolo di _Flavio Ipazio_, cioè di un fratello di Anastasio imperadore, come il Du-Cange[2358] osservò. Divenuto, come dicemmo, padrone di tutta l'antica Borgogna _Gundobado_, diede fuori in questo anno, o pure nel susseguente, le leggi dei Borgognoni che tuttavia esistono, colle quali, secondo l'asserzione di Gregorio Turonense, egli mise freno alla rapacità e crudeltà del suo popolo, acciocchè non opprimessero i Romani, cioè i vecchi abitanti di quelle contrade, sperando con ciò di acquistarsi la loro benevolenza. In esse leggi, fra l'altre cose, egli permise i _duelli_, come un rimedio creduto allora tollerabile per ischivar mali e violenze maggiori nelle private inimicizie. Ma nel secolo nono, Agobardo, dottissimo arcivescovo di Lione, scrisse un suo Trattato _contra la legge di Gundobado_, cioè contra quella, da cui erano permessi i duelli, mostrando fin d'allora l'iniquità e temerità di chi rimetteva al giudizio dell'armi la dichiarazione della verità e falsità delle cose, ossia dell'innocenza e del reato delle persone. Celebre ancora è la conferenza tenuta da _santo Avito_, vescovo di Vienna del Delfinato, in compagnia dei vescovi d'Arles, Marsilia e Valenza, con gli ariani, alla presenza dello stesso re Gundobado, per desiderio che aveano que' zelanti prelati di condurre esso dall'arianismo alla religion cattolica. Restarono convinti gli ariani, ed alcuni d'essi ancora abbracciarono la cattolica fede; ma Gundobado dimorò saldo ne' suoi errori, con dire fra l'altre cose: _Se la vostra fede è la vera, perchè mai i vostri vescovi non impediscono il re de' Franchi che mi ha mossa guerra, e si è collegato co' miei nemici per distruggermi?_ Abbiamo da Marcellino conte[2359] sotto il presente anno, che celebrandosi in Costantinopoli i giuochi teatrali sotto Costanzo prefetto della città, una delle fazioni, nemica della _cerulea_, ossia della _veneta_, vi introdusse occultamente una gran copia di spade e sassi, e nel più bello dello spettacolo si scagliò contra degli emuli con tal furia e barbarie, che ben tremila persone vi restarono uccise. Dal che si intende che non i soli condottieri delle carrette e de' cavalli formavano le fazioni diverse d'allora, ma anche il popolo, il quale, secondo il suo capriccio, teneva per l'una parte o per l'altra, e dovea comparire allo spettacolo colla veste o divisa della sua fazione. Abbiam veduto nel precedente anno che il poco fa mentovato _Gundobado_ re dei Borgognoni, colla morte di _Godigiselo_ suo fratello, avea slargati i confini del suo regno. Nel presente, se crediamo al padre Daniele[2360], i Franchi e Teoderico re di Italia fecero lega insieme contra del medesimo borgognone, con patto di dividere le conquiste che si facessero, ancorchè l'una delle parti non aiutasse l'altra: nel qual caso dovesse la non operante aver la sua tangente delle conquiste, con isborsar nondimeno una somma d'oro all'altra parte vincitrice. Spedì Teoderico il suo esercito, ma con ordine di andar lentamente, per veder prima ch'esito sortiva la guerra tra i Franchi e Gundobado. Furono rotti in una sanguinosa battaglia i Borgognoni, ed occupata gran parte del loro paese dai Franchi. Allora l'armata di Teoderico passò in fretta l'Alpi, e addusse per iscusa del ritardo la difficultà delle strade. Ciò non ostante, i Franchi mantennero la parola, con dividere i paesi conquistati, e ricevere da Teoderico l'oro pattuito; ed in tal guisa cominciò una parte della Gallia ad essere posseduta dai Goti e dai Germani, cioè dai Franchi. Così il padre Daniele, che da Procopio[2361] prese la notizia di questa guerra, ne disegnò il tempo, cioè il presente anno, e n'addusse ancora i motivi, da lui però immaginati. Ma è fuor di dubbio che non in questi tempi, ma sì bene molti anni dipoi, cioè nell'anno 523, fu fatta questa guerra, e non già contra _Gundobado_, ma sì bene contra _Sigismondo_ suo figliuolo. Infatti Gregorio Turonense scrive che tutto il regno della Borgogna fu in potere di Gundobado dopo la morte del fratello. E poi narrata la vittoria di Clodoveo riportata sopra i Visigoti, dice che il regno di Clodoveo arrivò _sino a' confini dei Borgognoni_. Più chiaramente scrive Mario Aventicense[2362] che Gundobado _regnum, quod perdiderat, cum eo, quod Godegeselus habuerat, receptum, usque in diem mortis suae feliciter gubernavit._ Finalmente avendo Ennodio recitato il suo panegirico al re Teoderico nell'anno 506, e nel seguente con toccare ed esaltare in esso anche le men riguardevoli imprese di lui, ma senza dir menoma parola d'acquisto alcuno fino allora fatto nelle Gallie: di più non occorre per conchiudere, che non può appartenere all'anno presente il racconto di Procopio, ma bensì l'anno 523, come si farà vedere.
NOTE:
[2357] Ennod., Ep. V, lib. 1.
[2358] Du-Cange, Famil. Byzant. in Anast.
[2359] Marcell. Comes, in Chron.
[2360] Daniel, Histoire de Franc., tom. 1.
[2361] Procop., de Bell. Goth. lib. 1, cap. 12.
[2362] Marius Aventicensis, in Chron.
Anno di CRISTO DII. Indizione X.
SIMMACO papa 5. ANASTASIO imperadore 12. TEODERICO re 10.
_Consoli_
FLAVIO AVIENO juniore e PROBO.
Questo _Avieno_ console occidentale era figliuolo di _Fausto_ patrizio, a cui è indirizzata una lettera di Ennodio[2363]; e quantunque in età giovanile, venne promosso a quell'illustre dignità da Teoderico, principe che studiava tutte le maniere di affezionarsi i primarii, ed anche lo stesso popolo di Roma. _Probo_ vien creduto dal Panvinio[2364] e dal padre Pagi[2365] console orientale e nipote d'Anastasio imperadore per via di un suo fratello o d'una sua sorella; ma è da vedere all'anno 513 disotto _Probo juniore_ che lascia qualche dubbio intorno alla famiglia di questo Probo. Secondo le osservazioni del padre Pagi fu in quest'anno tenuto il terzo concilio romano da papa Simmaco sul principio di novembre, in cui la sacra assemblea dichiarò nullo ed insussistente un decreto fatto dal re _Odoacre_, o pure da _Basilio_ prefetto del pretorio a' tempi di quel re, di non eleggere o consecrare il papa, senza prima consultare il re o per lui il prefetto del pretorio. Si rinnovarono ancora i divieti di alienare gli stabili ed ornamenti delle chiese. Ma per quanto dica il padre Pagi, tuttavia resta scura la storia degli Atti di papa Simmaco e il tempo de' concili tenuti da lui in Roma, supponendo sempre il Pagi che il competitore _Lorenzo_ fosse creato vescovo di Nocera nell'anno 509, quando, per le ragioni addotte di sopra, è più probabile che quel vescovato gli fosse conferito nell'anno precedente, ed avendo dovuto esso Pagi alterar le date di essi concilii, per accomodarle al suo sistema. Teofane[2366] e Marcellino conte[2367] notano che in quest'anno i Bulgari tornarono a fare un'incursione nella Tracia, e senza trovar chi loro resistesse, devastarono il paese. Colla medesima crudeltà trattarono anche l'Illirico. Dai tempi di Teoderico juniore aveano i Persiani conservata la pace fino al presente anno coll'imperio d'Oriente. Ora _Coade_, ossia _Cabade_, re di quella nazione, richiese danari da Anastasio imperadore. Rispose questi che ne darebbe in prestito, purchè se gli desse una buona sigurtà, e non in altra maniera. Allora i Persiani con un possente esercito entrati nell'Armenia, presero Teodosiopoli per tradimento di _Costantino_ senatore, generale delle milizie cesaree. Passati dipoi nella Mesopotamia, posero l'assedio ad Amida, città ricchissima, che fece gagliarda difesa, e si sarebbe sostenuta, se alcuni monaci non l'avessero tradita, i quali nel sacco dato ad essa città rimasero anch'essi, colla maggior parte di que' cittadini, tagliati a pezzi. In questi tempi ancora _Clodoveo_ re de' Franchi, che cercava dappertutto pretesti ed occasioni di sempre più ingrandirsi, mosse guerra alla Bretagna minore, ed obbligò il re di quella nazione a sottoporsi al di lui dominio: dopo di che non più _re_, ma conti furono appellati i capi di quel popolo, per quanto scrive Gregorio Turonense[2368]. Nondimeno ho io osservato nelle note al poema di Ermoldo Nigello[2369], che anche da lì innanzi i Britanni minori affrettarono di dare il titolo di _re_ al principe loro.
NOTE:
[2363] Ennod., Epist. V, lib. 1.