Annali d'Italia, vol. 2 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750
Part 62
Seguitava intanto in Oriente la guerra mossa agl'Isauri;[2295] ed Anastasio imperadore cominciò in quest'anno a scoprire il suo mal animo contra di _Eufemio_ patriarca di Costantinopoli, perchè egli stava saldo nella difesa della dottrina e chiesa cattolica, e si opponeva alle mire d'esso imperadore, fautor degli eretici. Teofane[2296] aggiugne che Anastasio concepì ancora de' sospetti contra di Eufemio, quasichè egli fomentasse la ribellion degl'Isauri; e perciò ben per due volte tentò di fargli levar la vita; ma non gli riuscì il disegno. Finalmente astrinse il piissimo patriarca a restituirgli la obbligazione da lui fatta con iscrittura privata di non far novità in pregiudizio della religion cattolica. Circa questi tempi _Gelasio papa_ pubblicò il celebre suo decreto intorno ai libri della sacra Scrittura, e agli altri che trattano delle cose sacre, determinando quali s'abbiano o non s'abbiano da ricevere come autentici e di sana dottrina. Scrisse ancora un sensatissimo apologetico all'imperadore Anastasio, che intero vien rapportato dal cardinal Baronio[2297]. Forse ancora appartiene a questi tempi l'essere entrato ai servigi del re Teoderico _Magno Aurelio Cassiodoro_, o _Cassiodorio_, insigne scrittore e letterato del presente e del prossimo secolo, nato di nobil famiglia nella città di Squillaci in Calabria, e parente di _Simmaco_ patrizio. Aveva egli sotto il re Odoacre sostenute due riguardevoli cariche; dopo la cui morte ritiratosi alla patria, si acquistò gran merito anche presso il nuovo re Teoderico coll'aver portati i Siciliani, benchè non senza gran fatica, a riconoscerlo per sovrano. Perciò chiamato alla corte, ebbe per ricompensa il governo della Calabria per un anno; e, terminato questo, passò ad essere segretario delle lettere di Teoderico con tal fortuna e lode, che quel re, quantunque avvezzo solamente fra l'armi, e neppur tinto delle prime lettere, pure si dilettava assaissimo di udirlo parlare di fisica, astronomia e geografia. Salì dipoi Cassiodoro alle prime dignità, cioè a quella di senatore, di prefetto del pretorio e del consolato; del che son testimonio le fioritissime epistole sue. Fu eziandio in gran pregio presso il medesimo re _Severino Boezio_, uomo letteratissimo, che arrivò poi anch'egli ad essere console nell'anno 522. E da due lettere di Cassiodoro[2298] abbiamo che avendo il sopra mentovato re de' Borgognoni _Gundobado_ richiesti al re Teoderico degli orologi da acqua e da sole, ch'egli avea una volta veduti in Roma, Teoderico per averli, ricorse a _Boezio patrizio_, con lodarlo per le traslazioni da lui fatte di diversi autori greci, e per la sua rara perizia nelle matematiche. Sono senza data queste due lettere di Cassiodoro, e potrebbe darsi che questo Boezio fosse il padre del filosofo. Tuttavia più verisimilmente ad esso filosofo è indirizzata quella lettera di Teoderico, scritta da Cassiodoro suo segretario. E si vuol ben ricordare per tempo, che esso Teoderico, tuttochè nato Barbaro, pure siccome allevato nella corte imperiale di Costantinopoli, e persona di gran mente, nulla tralasciava di quello che serve a farsi amare ed ammirare dai sudditi, sì pel buon governo, come per la pulizia, per la magnificenza, per la stima delle lettere e de' letterati, ancorchè egli neppur sapesse scrivere il suo nome; di manierachè salì in tal riputazione da essere paragonato ai più riguardevoli imperatori che mai s'abbia avuto Roma. Non è il paese, ma il cuore che fa gli eroi.
NOTE:
[2288] Noris, Coenotaph. Pisan., Dissertat. 4.
[2289] Gorius, Inscript. Etrur.
[2290] Anecdot. tom. 1, dissert. 2.
[2291] Panvin., in Fast. Consul.
[2292] Pagius, Crit. Baron.
[2293] Procop., de Bell. Goth., lib. 1.
[2294] Ennod., in Vita s. Epiphan. Ticinens. episc.
[2295] Marcell. Comes, in Chron.
[2296] Theoph., in Chronogr.
[2297] Baron., Annal. Eccl.
[2298] Cassiodorus, lib. 4, ep. 45 et 46.
Anno di CRISTO CDXCV. Indizione III.
GELASIO papa 4. ANASTASIO imperadore 5. TEODERICO re 3.
_Console_
FLAVIO VIATORE, senza collega.
In Occidente fu creato questo console. Il Relando[2299] ne aggiugne un altro, cioè _Emiliano_, adducendo una legge di Anastasio imperadore[2300], indirizzata _Viatore et Æmiliano coss._ ad Asclepiodoto. Ma il codice di Giustiniano è in assaissimi luoghi scorretto per conto delle date. Certo è che in tutti i Fasti, anche greci, e nell'altre memorie antiche, il presente anno è segnato solamente col nome di _Viatore console_. E s'egli avesse avuto un collega, non è probabile che tanti l'avessero ommesso. Perciò si dee più presto tenere per guasta la data di quella legge. Ne abbiamo una altra[2301], indirizzata da Teodosio II Augusto ad Asclepiodoto prefetto del pretorio _Victore V. C. cos._, cioè nell'anno 424. A me sembra assai credibile che al medesimo anno sia da riferire ancora la precedente, in cui il console _Victore_ dagli ignoranti copisti fu mutato in _Viatore_, e da qualche erudito venne poi messo il nome di _Anastasio_ in vece di quello di _Teodosio_. Fu fatta menzione di sopra all'anno 493 della spedizione di _Festo_ capo del senato, fatta da Teodosio all'imperador Zenone, per ottener da lui la veste regale, ossia l'approvazion cesarea pel regno d'Italia in favor d'esso Teoderico. Nè l'ambasciatore, nè la desiderata approvazione veniva giammai; e però Teoderico, senza aspettare il consenso di Anastasio Augusto, assunse il titolo e gli ornamenti regali. Quando ritornasse Festo, e seguisse la concordia fra l'imperadore e Teoderico, non si può ben conoscere. Probabilmente il maneggio fu lungo, perchè ad Anastasio e ai suoi ministri non dovea molto piacere il mirar l'imperio romano spogliato di una parte sì riguardevole. E certo in Oriente dispiacque non poco il vedere che Teoderico non aveva aspettato ad assumere il titolo di re, che gliene avesse data licenza l'imperadore. Teoderico inoltre pretendeva che si rimandassero le corone, gioie ed altre suppellettili, spettanti al palazzo imperiale d'Occidente, che Odoacre avea nel tempo delle sue disavventure inviate a Costantinopoli per farsene merito coll'imperadore in caso di bisogno. Possiam credere che finalmente Anastasio si arrendesse, perchè Teoderico era persona da fargli paura. Abbiamo in fatti dall'Anonimo cronista del Valesio[2302], che essendo seguita pace per mezzo di _Festo_ ambasciatore tra Anastasio imperadore intorno all'aver Teoderico, prima d'ottenere il consentimento imperiale, preso il titolo di re d'Italia, esso imperadore rimandò tutti gli ornamenti del palazzo che Odoacre avea trafugati a Costantinopoli. Questo fatto io il rapporto al presente anno; ma sembra succeduto più tardi, mentre dopo il suddetto racconto seguita a dire l'Anonimo, che nel medesimo tempo nacque in Roma la controversia pel papato fra _Simmaco_ e _Lorenzo_, la quale appartiene all'anno 498, siccome vedremo. E che _Festo_ patrizio andasse nell'anno 497 coi legati della santa sede a Costantinopoli, si raccoglie dagli atti riferiti a quell'anno dal cardinal Baronio[2303], se pur due diversi viaggi non fece Festo colà. Per testimonianza di Marcellino conte[2304] e di Cedreno[2305], durante quest'anno, Anastasio imperadore sfogò il suo sdegno contra di _Eufemio_ vescovo di Costantinopoli (la cui condotta per altro neppur piaceva alla sede apostolica di Roma) con farlo deporre, cacciarlo in esilio, e dargli per successore in quella cattedra _Macedonio_. Il padre Pagi[2306], coll'autorità di Teofane[2307], pretende succeduta questa iniqua prepotenza di Anastasio nell'anno seguente. Ma per cagion de' copisti non è a noi pervenuta fedele la Cronologia di Teofane. Oltre di che quello stesso storico sembra ammettere l'elezion di Macedonio nel presente anno. Leggasi ancora un concilio romano, tenuto sotto questo consolato da san Gelasio papa, in cui fu rimesso in grazia della Chiesa _Miseno_ vescovo già mandato per legato a Costantinopoli, che si era lasciato sedurre da Acacio vescovo di quella città.
NOTE:
[2299] Reland., Fast. Cons.
[2300] L. 2, G. de bon. possess. contra Tab. lib.
[2301] L. 8, C. de Codicillis.
[2302] Anonymus Vales.
[2303] Baron., Annal. Eccl. ad ann. 497.
[2304] Marcell. Comes, in Chron.
[2305] Cedren., in Annal.
[2306] Pagius, Crit. Baron. ad ann. 496.
[2307] Theoph., in Chronogr.
Anno di CRISTO CDXCVI. Indizione IV.
ANASTASIO II papa 1. ANASTASIO imperadore 6. TEODERICO re 4.
_Console_
PAOLO, senza collega.
Sappiam di certo che questo _Paolo_ fu console orientale, ed inoltre abbiamo da Marcellino conte[2308] ch'egli era fratello dello stesso imperadore Anastasio. Perchè non si creasse console in Occidente, ne è ignoto a noi il perchè. Forse tra l'imperador di Oriente e il re Teoderico duravano le controversie ed amarezze; e però fu necessario un lungo trattato per aggiustar le discordie, e venire a quella pace che Teoderico chiede ad Anastasio nella lettera prima fra quelle di Cassiodoro. Terminò in quest'anno la sua vita _san Gelasio_ papa[2309] a dì 19 di novembre, pontefice dottissimo, e degno di vivere più lungamente per onore e difesa della Chiesa cattolica. Gennadio[2310] ed altri scrittori ci assicurano esser egli autore di un libro intitolato _De duabus in Christo naturis_. Diede egli anche miglior forma al messale romano. _Anastasio II_ fu quegli che nel dì 24 di novembre succedette nel pontificato. Quantunque, siccome abbiam detto, le desolazioni patite nelle turbolenze passate avessero ridotta la Liguria in un misero stato, pure Teoderico, allegando la necessità di mantener le armate, ne esigeva dei gravi tributi con universale lamento di que' popoli. Fecero essi ricorso, siccome abbiamo da Ennodio[2311], al solito lor protettore, cioè al santo vescovo di Pavia _Epifanio_, con pregarlo di voler portarsi in persona alla corte per implorar qualche sollievo. Andò nel presente anno il piissimo prelato per acqua verso Ravenna, e il viaggio gli costò di molti patimenti, essendogli convenuto più d'una volta di dormir senza tetto sulle rive del Po, fiume che passato Brescello, o poco più in giù, entrava in que' tempi nelle paludi, nè aveva, come oggidì, regolato e stabile il suo corso. Fu ben accolto da Teoderico, ed impetrò che i popoli fossero sgravati di due parti delle tre che si pagavano di tributo. Ma ritornando addietro, fu preso da un molesto catarro in Parma, ed aggravatosi a poco a poco il male, dappoichè fu arrivato a Pavia, passò a miglior vita nel dì 21 di gennaio. In andando a Ravenna, siccome Ennodio scrive, l'accompagnarono i _tuoni_; e però intraprese il viaggio circa il settembre dell'anno precedente. Ma ritornò _ninguido aere_, cioè in tempo nevoso, e per conseguente nel verno; laonde nel gennaio di questo anno accadde la morte sua in età di cinquantotto anni, con restar viva la memoria della sua santità.
Le finezze usate più d'una volta dal re Teoderico a questo santo vescovo servono a maggiormente confermare ciò che abbiamo dall'Anonimo Valesiano[2312] e da altri scrittori; cioè che quantunque fosse esso re ariano di professione, ed ariani fossero i suoi Goti, come in que' tempi erano anche i re de' Visigoti, Borgognoni e Vandali, dominanti nella Gallia, nella Spagna e nell'Africa, pure da saggio ad accorto principe non inquietò punto i Cattolici, nè fece atto alcuno per turbare la Chiesa cattolica; anzi in molte occasioni si mostrò favorevole alla medesima. Cedreno[2313] e Niceforo[2314] raccontano anche un caso degno di memoria. Cioè, aver egli avuto un ministro assai caro e di molta sua confidenza, benchè di religione cattolico. Costui credendo di maggiormente guadagnarsi la grazia del re, abiurato il cattolicismo, abbracciò l'arianismo. Saputo ciò, Teoderico gli fece mozzare il capo, con dire: _Se costui non è stato fedele a Dio, come sarebbe poi fedele a me che son uomo?_ Nel presente anno venne a morte _Gundamondo_, ossia _Gundabondo_ re de' Vandali in Africa, con discapito della religion cattolica, stante l'esser egli stato, in paragone di Genserico e di Unnerico suoi predecessori, molto indulgente verso i Cattolici. Veramente Procopio[2315] scrive che li trattò malamente; ma santo Isidoro[2316] e una storia pubblicata dal Canisio ci avvisano aver egli richiamato dall'esilio _Eugenio_ vescovo di Cartagine, e che nel penultimo anno del suo regno, non solamente permise che si riaprissero le chiese de' Cattolici, ma eziandio, ad istanza d'esso Eugenio, si contentò che tornassero alle lor patrie tanti altri vescovi già esiliati. Succedette a lui nel regno _Trasamondo_ suo fratello, il quale per relazione d'esso Procopio, affine di maggiormente stabilire il suo governo, giacchè gli era stata tolta dalla morte la consorte senza lasciar dopo di sè figliuoli, spedì ambasciatori al re Teoderico, chiedendogli in moglie _Amalafreda_ di lui sorella, e non vi trovò difficoltà. Gli fu inviata questa principessa, coll'accompagnamento di mille nobili Goti, e di circa cinquemila soldati di guardia, ed ebbe per dote il promontorio, ossia capo di Lilibeo in Sicilia. Laonde riuscì Trasamondo il più potente e riguardevole dei re vandali. Era anche assai caro ad Anastasio imperadore. Ma questo matrimonio pare che succedesse solamente nell'anno 500, per quanto si ricava dall'Anonimo Valesiano. Cresceva intanto la potenza di _Clodoveo_ re de' Franchi per varie conquiste fatte nella Gallia e nella Germania. Ebbe egli in questi tempi una pericolosa guerra con gli Alamanni, e per consiglio della piissima regina _Clotilde_ sua moglie, invocato in suo aiuto il Dio dei Cristiani, ne riportò un'insigne vittoria nel territorio di Colonia, colla morte del re loro e coll'acquisto del paese, che abbracciava se non tutta, in parte almeno, la Svevia moderna, ed altre contrade all'Occidente della Svevia. Un sì fortunato successo, congiunto colle esortazioni d'essa regina Clotilde, cristiana cattolica, l'indussero ad abbracciare la fede di Cristo, e però nel dì del Natale del Salvatore dalle mani di san Remigio vescovo di Reims prese il sacro battesimo. L'esempio suo trasse allora alcune migliaia di Franchi ad imitarlo, e assai più da lì innanzi si convertirono, sicchè non andò gran tempo che tutta la nobil nazion de' Franchi si unì al Cristianesimo.
NOTE:
[2308] Marcell. Comes, in Chron.
[2309] Anastas. Bibl.
[2310] Gennadius, de Viris Illustrib.
[2311] Ennod., in Vit. S. Epiph. Ticin. Episc.
[2312] Anonym. Vales.
[2313] Cedren., in Annalib.
[2314] Niceph., lib. 26, cap. 35.
[2315] Procop., de Bell. Vandal., lib. 1, cap. 8.
[2316] Isidor., in Chron. Vandal.
Anno di CRISTO CDXCVII. Indizione V.
ANASTASIO II papa 2. ANASTASIO imperadore 7. TEODERICO re 5.
_Console_
FLAVIO ANASTASIO AUGUSTO per la seconda volta, senza collega.
Neppure in quest'anno si trova console alcuno in Occidente. Abbiamo da Marcellino conte[2317] che nell'anno presente ebbe fine la guerra per alcuni anni sostenuta dall'imperadore Anastasio contro gl'Isauri. Il padre Pagi[2318] la vuol finita nell'anno precedente, con seguitare in ciò il testo di Teofane[2319], il quale io non oserei anteporre all'autorità di Marcellino, scrittore più vicino a questi tempi. Scrive dunque Marcellino che in quest'anno si terminò la guerra isaurica, e che essendo stato preso _Atenodoro_, persona primaria fra gl'Isauri, gli fu spiccato il capo dal busto, e questo poi portato a Tarso, ed esposto sopra di una picca al pubblico. Teofane, benchè paia di diverso sentimento, pure all'anno quinto di Anastasio scrive che _Giovanni Scita_ generale dell'imperadore, dopo di un lungo assedio, fece prigioni _Longino_ già generale dell'armi cesaree, e _Atenodoro_ e gli altri tiranni, e dopo avergli uccisi inviò le loro teste a Costantinopoli. Aggiugne che Anastasio premiò _Giovanni Scita e Giovanni Cirto_, cioè _il gobbo_, colla dignità del consolato, siccome appunto vedremo negli anni seguenti. Fu poco fa accennato la vittoria riportata da _Clodoveo_ re dei Franchi sopra gli Alamanni. Ora è da sapere che il vittorioso suo popolo, o perchè barbaro e superbo nella fortuna, o perchè irritato da qualche azione dei vinti, entrato nel loro paese, troppo aspramente trattava chi v'era rimasto in vita. Però la maggior parte di quei che nella rotta si salvarono colla fuga, ed altri assaissimi della nazione alemanna, non potendosi accomodare a quel pesante giogo, sen vennero in Italia, e dimandarono di poter qui abitare e vivere sudditi del re Teoderico. Bisogna credere che fossero di moltissime migliaia, perchè Ennodio[2320], testimonio di questo fatto, scrisse che _Alamanniae generalitas intra Italiae terminos sine detrimento romanae possessionis inclusa est_. Teoderico ben volentieri accolse questi nuovi abitatori, siccome venuti a tempo per sovvenire a tanti paesi che, a cagion delle guerre passate, erano restati privi di chi coltivasse le campagne. Perciò senza aggravio del pubblico, cioè senza toglier ai Romani le loro terre per darle in proprietà ai vincitori, come avea fatto Odoacre coi suoi Eruli, e lo stesso Teoderico dovea anch'egli aver fatto per rimunerare i suoi Goti, divise i suddetti Alamanni per le campagne bisognose di coltivarsi; il che tornò in vantaggio del pubblico tutto.
Inoltre, sia perchè gli Alamanni, restati al lor paese sotto il giogo dei Franchi, implorassero in lor pro gli autorevoli uffizii del re Teoderico, o perchè dalla fama della crudeltà de' Franchi sopra della soggiogata nazione fosse mosso l'animo di Teoderico, questi diede un buon consiglio a _Clodoveo_ re dei medesimi Franchi, suo cognato, oppure suo suocero, per quanto di sopra fu detto. Leggesi dunque preso Cassiodoro[2321] una lettera scritta da Teoderico a _Luduin_ re de' Franchi: che così egli nomina chi dagli antichi scrittori è appellato _Clodoveo_ e _Clovis_ in volgare, ed altro in fine non è se non _Lovis_, cioè _Luigi_, o _Lodovico_, come noi diciamo. In essa lettera egli si rallegra seco per la vittoria riportata, e poscia il consiglia e prega di trattare i vinti con più mansuetudine e clemenza, perchè ciò tornerà in gloria e profitto suo; confessando che gli Alamanni atterriti s'erano ritirati in Italia. Dice che gli manda ambasciatori per sapere di sua salute, ed ottenere quanto ha chiesto in favore degli Alamanni, con inviargli ancora un sonatore di cetra che accompagnava col canto il suono. Così Teoderico, principe che in que' tempi, era dotato di rara prudenza e destrezza, si conciliava l'affetto e la venerazione degli altri, coll'essere mediatore fra tutti, e sostenere ora l'uno ora l'altro, e coll'insegnare a ciascun d'essi quella pulizia e gentilezza di cui erano allora privi non meno i Franchi che i Visigoti, Borgognoni e Vandali, ma che Teoderico avea portato seco da Costantinopoli in Italia. Spedì in quest'anno papa Anastasio due suoi legati ad Anastasio imperadore, cioè _Cresconio_ vescovo di Todi e _Germano_ vescovo di Capoa, con sua premurosa lettera al medesimo Augusto, esortandolo di far levare dai sacri dittici il nome di Acacio già vescovo di Costantinopoli, e di voler provvedere ai bisogni della Chiesa alessandrina. Siccome osservò il cardinal Baronio[2322], ed apparisce da un memoriale dato dagli apocrisarii, ossia dai nunzi eretici della Chiesa suddetta d'Alessandria, _Festo_ patrizio fu spedito (senza fallo dal re Teoderico) a Costantinopoli, unitamente coi legati pontificii; perocchè quel memoriale è indirizzato _gloriosissimo atque excellentissimo patricio Festo, et venerabilibus episcopis Cresconio et Germano, simul cum ejus potestate directis in legatione ab urbe Roma ad clementissimum et Christo amabilem imperatorem Anastasium_. Parimente Teofane[2323] attesta che in quest'anno da Roma fu inviato Festo ad Anastasio Augusto per alcuni affari civili. Ora qui convien ripetere le parole dell'Anonimo Valesiano[2324], il quale così scrive: _Facta pace cum Anastasio imperatore per Festum de praesumtione regni, omnia ornamenta palatii, quae Odoacer Constantinopolim transmiserat, remittit. Eodem tempore contentio orta est in urbe Roma inter Symmachum et Laurentium_, ec. Di qui presi io argomento di conghietturare disopra, che solamente in quest'anno, o nel susseguente, si conchiuse l'aggiustamento del re Teoderico coll'imperador d'Oriente, irritato per aver Teoderico preso il titolo di re senza sua licenza ed approvazione. _Festo_ era nel presente anno in Costantinopoli: e quello storico scrive fatta la pace suddetta allorchè succedette lo scisma nella Chiesa romana, il che avvenne, come si vedrà, nell'anno susseguente. Da Teodoro lettore[2325] vien detto che _Festo_ senatore romano fu inviato ad Anastasio Augusto per alcune occorrenze civili, e che essendo poi tornato a Roma, trovò essere mancato di vita papa Anastasio.
NOTE:
[2317] Marcell. Comes, in Chron.
[2318] Pagius, Critic. Baron.
[2319] Theoph., in Chronogr.
[2320] Ennod., in Panegyr. Theoderici.
[2321] Cassiod., lib. 2, epist. 41.
[2322] Baron., Annal. Eccl. ad ann. 497.
[2323] Theoph., in Chronogr.
[2324] Anonymus Vales.
[2325] Theod. Lector, lib. 2 Hist. Eccl.
Anno di CRISTO CDXCVIII. Indiz. VI.
SIMMACO papa 1. ANASTASIO imperadore 8. TEODERICO re 6.
_Consoli_
GIOVANNI SCITA e PAOLINO.