Annali d'Italia, vol. 2 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750

Part 60

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Ora _Teoderico_, chiamato da altri _Teodorico_, il quale probabilmente mirava con occhio invidioso la conquista sì felicemente fatta da _Odoacre_ del regno d'Italia, si sentì nascere in cuore il desiderio d'acquistar egli per sè una sì riguardevole signoria: e maggiormente si accese questa sua voglia, da che _Federigo_ re dei Rugi era ricorso a lui, per esser sostenuto contro d'Odoacre, e vedeva i suoi Goti malcontenti dell'ozio, in cui si trovavano, e della lor residenza nella Mesia e nell'Illirico. L'autore della Miscella[2229] aggiugne che gli stessi Goti importunavano Teoderico, perchè loro procacciasse un miglior paese da abitarvi. Pertanto, se prestiam fede a Giordano, Teoderico in persona, o almeno per via di lettere o di messi, parlò a Zenone Augusto, con pregarlo di permettergli di passare con tutte le sue forze in Italia, per liberarla dal _re de' Turcilingi e dei Rugi_, tiranno d'Italia. _Imperocchè,_ diceva egli, _se vincerò, sarà con gloria di vostra maestà, perchè l'acquisto si dovrà alla vostra munificenza, e possederò quello stato per vostra concessione. All'incontro, se sarò vinto, nulla ci perderete voi, anzi ve ne verrà del profitto, perchè risparmierete le pensioni che ci pagate, e rimarrete libero dal peso della mia gente._ Zenone acconsentì; e fatti molti doni a Teoderico, il lasciò ire in pace. Ma se ascoltiamo Procopio[2230], Evagrio[2231] e Teofane[2232], lo stesso Zenone Augusto fu quegli che bramando di levarsi d'addosso que' Barbari inquieti, dai quali era sì sovente molestato, persuase a Teoderico di portarsi all'impresa d'Italia: proposizione che fu ben volentieri accolta da lui. In somma egli tornato ai suoi, e trovatili tutti disposti a sagrificare le lor vite per la conquista di sì bel paese, attese a prepararsi; e, secondochè abbiamo da Marcellino conte, tutta la nazione gotica, a lui soggetta, si mosse nell'autunno di quest'anno da non so qual suo paese. Seco era sua madre ed una sorella. Posero i Goti sopra le carra i fanciulli, le donne, i vecchi e quanti mobili poterono portar seco; ed inoltre il grano, ed insino i mulini a mano per macinarlo. Era sul fine dell'anno, eppure il verno, le nevi e il ghiaccio non poterono trattenere il viaggio di costoro: tanto era la lor voglia di giungere in Italia; ma non dovettero già fare gran viaggio, per quello che si dirà all'anno seguente. Ennodio[2233] scrive: _Innumeros diffusa per populos gens una contrahitur, migrante tecum ad Ausoniam mundo._ Sarà un'iperbole permessa ai panegiristi che Teoderico seco conducesse un _mondo di persone_; contuttociò si può credere che un gran nuvolo di gente fosse quella nazione, dianzi dominante o sparsa nella Pannonia, Mesia, Illirico ed altre contrade. Dice il medesimo oratore più sotto che il popolo condotto in Italia da Teoderico si poteva paragonare _alla rena e alle stelle_. Come avvenimento ancor degno di memoria notò il Cronologo del Cuspiniano[2234], che nel giorno di Pasqua del presente anno, 17 di aprile, bruciò il _ponte_ di _Apollinare_, cioè in Ravenna, come lasciò scritto anche Agnello[2235] nella vita di san Giovanni arcivescovo di Ravenna. Dovea essere un ponte fabbricato di legno, ma con singolar maestria; e però degno di memoria fu la di lui rovina.

NOTE:

[2220] Panvin., in Fast. Consul.

[2221] Pagius, Crit. Baron.

[2222] Marcell. Comes, in Chron.

[2223] Jordan., de Reb. Get., cap. 55 et seq.

[2224] Theoph., in Chronogr.

[2225] Malch., tom. 1 Hist. Byzant.

[2226] Anonymus Valesianus.

[2227] Jordan., de Reb. Getic. cap. 50.

[2228] Marcell. Comes, in Chron.

[2229] Hist. Miscell., tom. 1 Rer. Italic.

[2230] Procop., de Bell. Goth., lib. 1, cap. 1.

[2231] Evagr., lib. 3, cap. 27.

[2232] Theoph., in Chronogr.

[2233] Ennod., Paneygr. Theoderici.

[2234] Chronologus Cuspin.

[2235] Agnell. part. 1, tom. 2 Rer. Italic.

Anno di CRISTO CDLXXXIX. Indizione XII.

FELICE III papa 7. ZENONE imperadore 16. ODOACRE re 14.

_Consoli_

PROBINO ed EUSEBIO.

In Occidente fu eletto console _Probino_, creduto della casa Anicia. _Eusebio_ fu console dell'imperio orientale. Diede fine ai suoi giorni in quest'anno _Acacio_ vescovo di Costantinopoli[2236], già scomunicato da papa Felice, ed ebbe per successore _Flaviano_, appellato _Flavita_, o _Fravita_ da altri, che solamente campò tre mesi, e dopo di lui fu eletto _Eufemio_, il quale si mostrò di sentimenti cattolici e difensore del concilio calcedonese, con aver fatto immediatamente cancellare dai sacri Dittici il nome di Pietro Mongo eretico ed usurpatore della sedia patriarcale d'Alessandria. Nella primavera, o piuttosto nel febbraio di quest'anno, giunse l'immenso esercito di _Teoderico_ re dei Goti, ch'era in moto per venire in Italia, al fiume Ulca. Quivi trovò la nazione dei Gepidi tutta in armi per contrastargli il passo, o perchè temesse di lasciar passare per quel terreno chi, qualora gliene fosse venuta voglia, vi si avrebbe potuto fermare, oppure perchè erano stati guadagnati que' popoli da Odoacre, già ben informato dei disegni di Teoderico. Pare che i Gepidi possedessero o tutta o parte della Dacia ripense di qua dal Danubio, che Zenone dicemmo aver conceduta a Teoderico, se pure non accorsero da altro paese. Certo è che l'opposizione fu fatta. Ora trovandosi l'armata gotica affamata dall'una parte, perchè era venuta meno la vettovaglia, e dall'altra chiuso il passo; la necessità la constrinse a combattere, benchè con troppo svantaggio. Passarono dunque il fiume, posero in rotta i Gepidi, e ne fecero grande strage. Il padre Sirmondo chiama il re de' Gepidi di allora _Gundarito_. Ma l'autore della Miscella[2237] gli dà il nome di _Triostila_, e dice che costui rimase morto in quella battaglia. Di più aggiugne esso autore che Teoderico poco appresso _Bubam Vulganorum regem magna simul cum suis agminibus caede prostravit_. Ma si ha da scrivere _Vulgarorum_, cioè _Bulgarorum_: il che ci fa intendere che fin da allora i Bulgari aveano messo piede nella Mesia inferiore. Ed in fatti quell'autore poco più di sotto aggiugne che i Bulgari fecero una lagrimevole scorreria nella Tracia, e la devastarono tutta. Ennodio[2238] sembra dire che i Sarmati si opposero anch'essi ai Goti, ma furono dissipati ben tosto. Seguitando ora l'autore della Miscella, secondo la mia edizione, e gli anonimi Valesiano e Cuspiniano, che sono i più esatti storici di questi avvenimenti, è da sapere che Odoacre, conoscendo qual fiero temporale si fosse mosso all'Oriente contra di lui, ammassò quanta gente potè opporvisi. Se vogliam credere al suddetto Ennodio, cioè ad un panegirista oratore, che accresce o sminuisce tutto, per esaltar sempre il suo eroe Teoderico, avea Odoacre eccitate contra di quello _tutte le nazioni, e molti re_ erano accorsi in aiuto di esso Odoacre. Nel primo dì di aprile creò generale dell'armi sue _Tufa_; e poscia egli stesso, quando sentì avvicinarsi il nemico, si portò colla sua potentissima armata al fiume Lisonzo di là da Aquileia nel Friuli, e quivi si trincerò.

Arrivato dall'altra parte Teoderico, spese alcuni giorni per ristorare in quell'ubertoso paese la sua gente e i cavalli affaticati per sì lungo viaggio. Poscia scelto il dì della battaglia, e messe in armi tutte le squadre de' suoi combattenti, valicò il fiume, ed assalì l'opposto esercito di Odoacre. Fu sanguinoso e terribile il conflitto, ma in fine toccò ad Odoacre il prendere colla peggio delle sue genti la fuga. In qual giorno seguisse questa giornata campale, non si può raccogliere dal Cronologo del Cuspiniano, perchè egli confonde le azioni e i tempi. A noi basterà di sapere che Odoacre si ritirò a Verona, sperando che quella forte città e l'Adige gli dovessero servir d'argine. Ma colà sopraggiunto anche Teoderico, si venne ad una seconda battaglia poco lungi dalla stessa città. Fu non minore la strage di questo che del precedente conflitto, ma ancor qui sopraffatto Odoacre dalle forze nimiche, rimase sconfitto e di nuovo prese la fuga[2239]. Molti furono che in fuggendo si precipitarono nell'Adige, e quivi trasportati dalla rapidità delle acque, finirono di vivere. Seppe ben profittare Teoderico della vittoria, perciocchè nel caldo di essa seguitando i fuggitivi, ebbe la fortuna d'entrare in Verona, i cui cittadini per la costernazione non osarono di far testa. Dopo queste sconfitte, Odoacre con quelle truppe che gli erano restate, prese il cammino alla volta di Roma, con pensiero di quivi fortificarsi, per quanto s'ha dalla storia Miscella. Ma giunto colà vi trovò le porte serrate, nè potendo in altra maniera sfogar la sua rabbia per un tal rifiuto contro i cittadini, mise a ferro e fuoco tutti i contorni. Poscia di là se ne tornò a Ravenna, dove si diede a far quante fortificazioni mai potè per sua difesa. Il Cronologo del Cuspiniano imbroglia qui le cose, narrando in un fiato che Odoacre entrò ne' trincieramenti (di Ravenna), con aggiugnere che i suoi soldati Eruli si misero nella Pigneta, e che si venne ad un combattimento, in cui restò ucciso _Libella_ generale della milizia, e tagliati a pezzi assaissimi dall'una e dall'altra parte: dopo di che Odoacre si chiuse in Ravenna a dì 9 di luglio. Agli anni seguenti appartengono questi fatti. Ora il vittorioso Teoderico indirizzò i suoi passi alla volta di Milano, dov'era il miglior nerbo delle forze di Odoacre, e gli riuscì di guadagnare e tirar nel suo partito buona parte di quelle soldatesche, che se gli arrenderono insieme con _Tufa_ generale dell'armata di esso Odoacre. E stando in Milano, non pochi concorsero colà a riconoscerlo per signore, fra' quali si contarono i Pavesi, alla testa de' quali andò _sant'Epifanio_ loro vescovo. Lasciatosi poi adescare dalle belle parole di Tufa, uomo furbissimo, che gli promettea mari e monti, l'inviò con parte dell'esercito contra di Odoacre. Giunto costui a Faenza, intraprese l'assedio non so se di quella città, oppur di Ravenna. Ben so per relazion dell'Anonimo Valesiano[2240] e dell'autor della Miscella[2241], che uscito Odoacre di Ravenna, e venuto a Faenza, allora Tufa si cavò la maschera, e tornato co' suoi al servigio di lui, gli diede anche in mano i primari uffiziali ed assaissimi soldati di Teoderico, che già erano seco venuti, ed appresso furono condotti ne' ferri a Ravenna: avvenimento, onde restò sì fattamente sorpreso Teoderico, che giudicò bene di ritirarsi coll'esercito in Pavia, dove attese a premunirsi con tutte le possibili fortificazioni. Ennodio[2242] anch'egli racconta che in tal congiuntura un'immensa moltitudine di Goti si rifugiò in quella città. Con sì strepitose avventure terminò il presente anno.

NOTE:

[2236] Victor Turonensis, in Chron. Theoph., in Chronogr.

[2237] Hist. Miscell., tom. 1 Rer. Italic.

[2238] Ennod., in Panegyric. Teoderici.

[2239] Histor. Miscell., tom. 1 Rer. Ital.

[2240] Anonymus Vales.

[2241] Hist. Miscell., tom. 1 Rer. Italic.

[2242] Ennod., in Vit. S. Epiph. Ticin. Episc.

Anno di CRISTO CDXC. Indizione XIII.

FELICE III papa 8. ZENONE imperadore 17. ODOACRE re 15.

_Consoli_

FLAVIO FAUSTO juniore e LONGINO per la seconda volta.

_Longino_ console per la seconda volta appartiene all'Oriente, ed è il fratello di Zenone Augusto, cioè quel medesimo che ora stato console nell'anno 486. _Fausto juniore_ fu console in Occidente; e pare ben da stupirsi come Odoacre in tante turbolenze, e massimamente se è vero che Roma si fosse levata dall'ubbidienza di lui, creasse questo console, il quale sembra anche accettato in Oriente. A distinzione dell'altro _Fausto_, ch'era stato console nell'anno 483, vien questo chiamato _juniore_. Osservò il padre Sirmondo[2243] che suo padre era stato _Gennadio Avieno_ console nell'anno 450. Credo ben io che s'inganni l'Ameloven[2244] allorchè a questo console attribuisce i nomi di _Anicio Acilio Aginanzio Fausto_. Questi appartengono al precedente Fausto console. Pretende ancora il padre Pagi[2245] che nella lettera di Ennodio[2246] indirizzata a Fausto console nel presente anno, esso _Fausto_ sia chiamato _Avieno_. Ennodio scrive a _Fausto_ con rallegrarsi del consolato conferito ad _Avieno_ di lui figliuolo, nè già scrive che anch'egli portasse il nome, ossia cognome di _Avieno_. Morì nell'anno presente Pietro Mongo eretico, che circa sei anni occupò la chiesa patriarcale d'Alessandria, con avere per successore Atanasio II, anch'esso attaccato ai medesimi errori: con che restò tuttavia in gravi divisioni e turbolenze la chiesa alessandrina. Ciò che riguarda _san Cesario_ vescovo di Arles, il quale scrisse in questi tempi contra di Fausto vescovo di Ries; e i concilii tenuti in Francia contro le novità dei predestinaziani: ed altre notizie spettanti a _Gennadio_ prete di Marsilia, che continuò il trattato di san Girolamo degli scrittori ecclesiastici; siccome ancora a _Salviano_ prete medesimamente, non già vescovo della stessa città: potrà il lettore raccoglierle dagli Annali ecclesiastici del cardinal Baronio, del Fleury e del padre Pagi. In questo anno, per quanto abbiamo dallo Anonimo Valesiano[2247], _Odoacre_ da Ravenna portossi a Cremona, che dovea tuttavia ubbidire ai di lui comandamenti, e poscia passò a Milano con quante forze potè, con disegno di assalire Teoderico. Ma neppur questi si stava colle mani alla cintola. Aveva egli scritto ai Visigoti della Gallia, con pregarli d'inviargli un buon rinforzo delle loro milizie; e il re _Alarico_, che regnava allora fra essi, trattandosi d'aiutare chi era della stessa loro nazione, e come fratello, ben volentieri gli spedì a Pavia alquante schiere dei suoi più bravi combattenti. Allora Teoderico, lasciata in Pavia la madre colle sorelle, e col volgo imbelle della sua nazione, fidandosi dell'onoratezza di _sant'Epifanio_ vescovo di quella città, uscì in campagna col suo bellicoso esercito; ed ito in traccia dell'avversario Odoacre, il raggiunse presso al fiume Adda (al fiume _Duca_ si legge presso Cassiodoro[2248]; ma questo fiume è incognito agl'Italiani), dove gli presentò la battaglia nel dì 13 d'agosto. Menarono le mani con gran coraggio amendue le armate, e seguì un sanguinoso macello sì dall'una come dall'altra parte, con restare fra gli altri estinto sul campo _Pierio_ conte de' domestici, cioè capitano delle guardie di Odoacre. Ma in fine ancor questo conflitto andò a terminare come gli altri due precedenti, colla rotta di Odoacre, il quale a forza di sproni si salvò a Ravenna colle reliquie dello sconfitto esercito suo. Nè fu lento ad inseguirlo Teoderico colle vittoriose sue genti, e a mettere l'assedio a quella città. Stabilì egli il suo alloggiamento nella Pigneta, tre miglia lungi dalla stessa città, dove fece dei forti trincieramenti. Mentre questa gran lite si agitava colle spade fra i due competitori, abbiamo dalla stessa storia Miscella[2249], che una grande armata di Borgognoni, i quali colla lor signoria abbracciavano allora anche la Savoja, calò in Italia col re _Gundebaldo_, chiamata non so se da Teoderico o da Odoacre; ma pretendendosi burlata con un'apparenza di lega, nè trovando nella Liguria persona che loro si opponesse, diede il sacco dappertutto, e condusse nella Gallia una immensa quantità di prigioni. O nel presente o nel susseguente anno accadde la barbarica azion di costoro. Abbiamo eziandio da Ennodio[2250] che circa questi tempi la città di Milano patì di grandi calamità, e ne toccò la sua parte a _Lorenzo_ arcivescovo d'essa, mentre nell'irruzion de' nemici i Cristiani a guisa di pecore erano condotti in ischiavitù. Dai suddetti Borgognoni venne questo flagello.

NOTE:

[2243] Sirmondus, in Notis ad lib. 1, ep. S. Ennodii.

[2244] Ameloven, Fast. Consul.

[2245] Pagius, Crit. Baron.

[2246] Ennod. lib. 1, ep. 5.

[2247] Anonymus Vales.

[2248] Cassiodor., in Chron.

[2249] Histor. Miscell., tom. 1 Rer. Italicar.

[2250] Ennod. in Natal. Laurentii. Mediolanens.

Anno di CRISTO CDXCI. Indizione XIV.

FELICE III papa 9. ANASTASIO imperadore 1. ODOACRE re 16.

_Console_

OLIBRIO juniore, senza collega.

Nell'Occidente niun console fu creato, perchè tuttavia si disputava del regno tra Odoacre e Teoderico. Sicchè il solo Oriente diede per console _Olibrio_ appellato _juniore_ a distinzione dell'altro, che era stato console nell'anno 464, ed era poi divenuto imperador d'Occidente. Era egli figliuolo d'_Ariobindo_ generale d'armi, ed insigne personaggio nella corte imperiale de' Greci, e di _Giuliana_ figliuola del predetto imperadore Olibrio. La genealogia di questa Giuliana ci fu data dal chiarissimo padre de Montfaucon[2251] benedettino di san Mauro. In quest'anno _Zenone_ imperador di Oriente finì di vivere e di regnare nel dì 9 d'aprile. Chi desidera delle favole, legga ciò che lasciarono scritto Zonara, Cedreno e Niceforo Callisto, intorno alla maniera della sua morte, essendosi sparsa voce che trovandosi egli un dì stranamente ubbriaco (il che non di rado succedeva) Arianna sua moglie, anch'essa disgustata di lui, il facesse seppellir come morto e ben chiudere l'avello, e che digerito il vino e tornato egli in sè stesso, con inutili grida ed urli fosse costretto a morir ivi daddovero. Certo è che questo imperadore lasciò dopo di sè una memoria funesta, per cagione dei molti suoi vizii, e per aver fomentati gli eretici e le eresie di que' tempi. Ma non lasciò già figliuoli maschi; e però _Longino_ suo fratello, stato già console due volte, ed allora principe del senato, ma uomo superiore di gran lunga al fratello nei vizii, fidandosi specialmente nell'appoggio delle soldatesche isaure, tentò e sperò di succedere nell'imperio. Ma l'imperadrice _Arianna_ seppe adoperarsi con tal destrezza, che, guadagnati i voti del senato e dell'esercito, fece proclamar imperadore _Anastasio_, allora silenziario del palazzo (bassa dignità) e non per anche giunto al grado di senatore. Era egli nato in Durazzo. Scrive Teofane[2252] che _Eufemio_ patriarca di Costantinopoli, tenendolo per indegno dell'imperio, abborriva di consentire alla elezione di lui; ma avendo Anastasio sottoscritta una promessa di seguitare il concilio calcedonese, come regola di fede, Eufemio s'indusse a coronarlo. Salito egli poi sul trono, racconta Evagrio[2253], che mostrandosi amator della pace, non volle far novità alcuna nelle cose della religione e della Chiesa, lasciando che chi voleva sostenere il concilio suddetto, lo sostenesse; e chi aveva abbracciato l'Enotico di Zenone, seguitasse a tenerlo: per la qual mondana politica maggiormente si confermarono e crebbero le discordie nelle chiese di Oriente con grave pregiudizio del cattolicismo. Seguitava intanto l'assedio di Ravenna, entro alla quale era chiuso il re _Odoacre_. Abbiamo dall'Anonimo Valesiano[2254] ch'esso Odoacre, siccome uomo valoroso, uscito una notte dalla città con tutto lo sforzo de' suoi Eruli, andò ad assalire l'armata del re Teoderico che stava ben trincierata nella Pigneta. All'inaspettata visita non pochi de' Goti rimasero trucidati; ma prese l'armi da tutto il campo, dopo un'ostinata difesa e offesa, e che costò la vita a gran copia di quei Barbari, furono rovesciati gli Eruli con loro gran perdita, ed obbligato il restante alla fuga. Il generale dell'armi di Odoacre, chiamato _Levila_ o _Levilla_ (presso il Cronologo del Cuspiniano ha il nome _Libella_) rimase morto, in fuggendo, nel fiume Vejente, che _Bidens_ da altri è chiamato, e oggidì Bedese o Ronco. Odoacre ebbe la fortuna di arrivar salvo in Ravenna, dove si rinserrò. L'autore della Miscella[2255] fa menzione anch'egli di questo fatto, con dire che Odoacre, sovente uscendo co' suoi dalla città, inquietava l'esercito di Teoderico; e che ultimamente, fatta una sortita di notte addosso agli assedianti, ne fece gran macello; ma in fine superato dai Goti, che fecero una gagliarda resistenza, se ne scappò entro la città. La stessa azione sotto questo medesimo anno è narrata da Cassiodoro[2256], con dire che uscito di notte Odoacre al _ponte Candidio_, fu con una memorabil zuffa vinto dal re Teoderico. In vece di _Candidio_ si dee scrivere _Candiano_, luogo celebre presso Ravenna. E lo attesta anche Agnello scrittore del secolo nono nelle Vite degli arcivescovi di Ravenna[2257], dal quale parimente impariamo che Teoderico si era postato non lungi da Ravenna _nel campo che si chiama di Candiano_; e che Odoacre due volte battuto, tornò col suo esercito _al predetto campo_, e restò sconfitto la terza volta: dopo di che si rinchiuse nella città. Aggiugne poscia esso Agnello che Teoderico (per quanto io vo credendo, essendo confuse le sue parole) andò a Rimini, e di là coi _dromoni_, cioè con barche da trasportar gente e viveri, arrivò al porto di Lione, per impedire i soccorsi dalla parte del mare all'assediata città, con far dipoi fabbricare un palazzotto nell'isola, dove a' tempi del medesimo Agnello era il monistero di santa Maria, sei miglia lungi da Ravenna; la qual casa il medesimo Agnello fece demolire per valersi di quel materiale. Aggiugne Cassiodoro che in quest'anno i Vandali supplicarono per aver la pace, senza dire, se dall'imperadore d'Oriente, oppure dal re Teoderico, e da lì innanzi cessarono di fare incursioni nella Sicilia. Marcellino conte[2258] accenna anch'egli che seguì in Costantinopoli una guerra fra la plebe, e che una parte della città e del circo rimase disfatta da un grave incendio.

NOTE:

[2251] Montfaucon Palaeograph. Graec., pag. 207.

[2252] Theoph., in Chronogr.

[2253] Evagr., lib. 3, cap. 30.

[2254] Anonymus Vales.

[2255] Hist. Miscell., tom. 1 Rer. Italic.

[2256] Cassiod., in Chron.

[2257] Agnell. Vit. Archiepisc. Ravenn. Part. 6, tom. 2 Rer. Italic.

[2258] Marcellin. Comes, in Chron.

Anno di CRISTO CDXCII. Indizione XV.

GELASIO papa 1. ANASTASIO imperadore 2. ODOACRE re 17.

_Consoli_

FLAVIO ANASTASIO AUGUSTO e RUFO.