Annali d'Italia, vol. 2 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750

Part 59

Chapter 593,227 wordsPublic domain

In quest'anno medesimo, _Unnerico_ re dei Vandali in Africa, covando già un astio incredibile contra de' Cattolici, perchè di setta ariano, cominciò verisimilmente circa questi tempi una fiera persecuzione contra de' medesimi, e massimamente contra de' vescovi, la qual viene lagrimevolmente descritta da Vittore Vitense[2192], con proibire ai laici l'aver posto alcuno in corte, e luogo nella milizia, con occupare i lor beni e quei dei vescovi che venivano a mancar di vita. Prigioni, esilii, tormenti provò chiunque era costante nella religion cattolica, nè voleva abbracciar la setta ariana. Basterà per tutto il sapere che in varii tempi circa cinquemila tra vescovi, preti, diaconi, ed altri del clero, furono cacciati in esilio, e moltissimi relegati fra le solitudini del deserto. Ma il furore di questa persecuzione principalmente divampò nell'anno susseguente. Abbiamo da Marcellino conte[2193] che in quest'anno Zenone Augusto, sì per avere un nemico di meno, e sì per fortificare il suo Stato contra chi era dietro a turbarlo, guadagnò con regali ed onori _Teoderico_ re, ossia duca de' Goti della stirpe Amala, re dipoi dell'Italia, creandolo generale delle sue guardie, e disegnandolo console per l'anno prossimo venturo. Gli assegnò ancora una parte della Dacia ripense e della Mesia inferiore; provincie, le quali, siccome vedremo, pare che allora fossero possedute dai Gepidi e Bulgari, acciocchè le conquistasse e servissero poi di abitazione ai suoi Goti: con che avrebbono potuto accorrere più facilmente ai bisogni d'esso imperadore. Giordano istorico aggiugne[2194] che Zenone l'adottò per _figliuolo_, non già per una legale adozione, portante la succession negli stati, ma per una adozion di onore; e gli fece fare una statua a cavallo, che fu alzata davanti al palazzo imperiale. Non è poi da stupire perchè Zenone venisse a tanta profusion di onori verso di Teoderico, perciocchè aveva già per isperienza provato quanto valesse l'aiuto suo, allorchè ebbe da abbattere Basilisco il tiranno e da ricuperare l'imperio. Allora, per quanto s'ha da Ennodio[2195], autore contemporaneo, e dall'Anonimo Valesiano[2196], egli chiamò in suo soccorso il medesimo Teoderico, e col suo braccio risalì sul trono. Ma non pensò mai daddovero a ricompensarlo, se non se nel presente anno; e massimamente perchè cresceva il bisogno di sì bravo capitano pel brutto temporale che nell'Oriente s'andava sempre più formando contra di lui. Siccome è detto di sopra, _Illo_, patrizio e prefetto dell'Oriente, malcontento di Zenone, seguitava a macchinar la di lui rovina; e però in questo anno diede principio alla ribellione. Racconta Teofane[2197] ch'egli in compagnia di _Leonzio_ e d'altri suoi congiurati si portò al castello di Papurio nella Cappadocia, e ne estrasse _Verina Augusta_, vedova di Leone imperadore, che era quivi ristretta per ordine di Zenone Augusto suo genero, e la condusse alla città di Tarso nella Cilicia, con disegno che essa dichiarasse imperadore il suddetto Leonzio patrizio; il che fu eseguito nell'anno susseguente. In tal congiuntura è da credere che anche _Leonzia_ figliuola d'essa Augusta e _Marciano_ già suo consorte, ordinato prete, imprigionati anch'essi in quel castello, ricuperassero la lor libertà.

NOTE:

[2185] Anastas. Bibl. in Vit. Symmachi.

[2186] Avitus, epist. 31, apud Sirmondum.

[2187] Gruter., Thes. Inscript. pag. 1055, n. 3.

[2188] Fabrett., Inscr. pag. 558.

[2189] Concil. Roman. sub Symmac. Can. 12.

[2190] Sidon., lib. 1, ep. 9.

[2191] Baron., Annal. Eccl.

[2192] Victor Vitensis, lib. 1, de Persecut., lib. 2.

[2193] Marcell. Comes, in Chron.

[2194] Jordan., de Reb. Get., cap. 57.

[2195] Ennod., in Panegyr. Theoderici.

[2196] Anonymus Vales.

[2197] Theoph., in Chronogr.

Anno di CRISTO CDLXXXIV. Indiz. VII.

FELICE III papa 2. ZENONE imperadore 11. ODOACRE re 9.

_Consoli_

TEODERICO e VENANZIO.

Il primo de' consoli è _Teoderico_, da noi poco fa veduto re, ossia duca dei Goti, a cui Zenone Augusto, per maggiormente affezionarselo, conferì questa insigne dignità. L'altro, cioè _Venanzio_, è console creato in Occidente. Pienamente scoppiò nel presente anno la congiura d'_Illo_ patrizio contra di Zenone imperadore d'Oriente. Abbiamo da Marcellino conte[2198] che costui, al pari dello stesso Augusto, era di nazione isauro, ed insieme con _Leonzio_ patrizio si ribellò a Zenone. Poco dice questo scrittore. Vittor Turonense[2199] anche egli solamente scrive, che Leonzio colla fazione d'Illo patrizio occupò l'imperio nella Isauria. Non solamente in Isauria, ma in buona parte dell'Asia prese fuoco questa ribellione. Qui è da ascoltare Teofane[2200], tuttochè egli a me paia stendere in troppi anni questo avvenimento, e che sia confusa non poco la sua Cronologia. Narra egli adunque che _Verina Augusta_ proclamò e coronò imperadore in Tarso _Leonzio_ patrizio, e susseguentemente spedì lettere circolari agli Antiocheni e popoli della Soria, e a tutti i prefetti d'Oriente, dell'Egitto e della Libia (se non v'ha errore in questa parola, vegniamo a sapere che la Libia confinante coll'Egitto riconosceva tuttavia l'imperio romano, e non già i Vandali tiranni dell'Africa), notificando loro che veggendo essa sempre più andare di male in peggio gli affari dell'imperio a cagione de' vizii di Zenone, avea perciò coronato _Leonzio_ imperadore, uomo piissimo ed a proposito per rimediare ai disordini e conservare la salute della repubblica. Fu da ognuno con grandi acclamazioni accettato il novello Augusto. Dice di più, che Leonzio come imperadore entrato in Antiochia nel mese di giugno, correndo l'_indizione settima_, e per conseguenza nel presente anno, creò _Liliano_ prefetto del pretorio. Dopo di che passò a guereggiar contra di Calcide patria sua: il che non s'accorda con Marcellino conte, da cui Leonzio vien detto di nazione isauro. Ora Zenone, per estinguere sì gran fuoco, spedì immantinente _Giovanni Scita_ con un grossissimo esercito per mare e per terra contra di Leonzio e d'Illo, i quali sconfitti in un grave fatto d'armi, appena si poterono salvare nel castello di Papurio. Morì circa questi tempi la suddetta Verina Augusta, vedova di Leone imperadore, forse da affanno e dolore, dopo aver avuta mano in tutte le ribellioni di Basilisco, Marciano e Leonzio. Ma non si dee tacere che in compagnia del suddetto Giovanni Scita fu de Zenone inviato ancora _Teoderico_, console in quest'anno, con buon corpo dei suoi Goti alla stessa impresa. Lo attesta il suddetto Teofane. Anzi sappiamo da Evagrio[2201] e da Niceforo Callisto[2202] che Eustazio storico antichissimo, il quale con istile terso scrisse la storia d'Illo, narra fra l'altre cose, qualmente Teoderico Goto con buon esercito fu spedito da Zenone contra d'esso Illo e di Leonzio, senza punto parlare di quel _Giovanni Scita_. Non si può poi leggere senza commozion d'animo la continuazione della crudel persecuzione che in questo anno giunse al sommo in Africa contra dei Cattolici, per la inumanità di _Unnerico_ re de' Vandali. Più di trecento cinquanta vescovi cattolici furono inviati in esilio, parte nella Sardegna, parte ne' deserti: le chiese de' Cattolici tutte chiuse; intimate rigorose pene contra chi non abbracciasse la setta ariana, occupati i beni delle chiese e de' particolari. I tormenti e le ignominie di chi stava saldo nella vera fede erano spettacoli d'ogni giorno, e però si videro martiri e confessori di non minor coraggio e merito che quei de' primi secoli della Chiesa. Ma Iddio non tardò ad atterrar questo mostro di crudeltà. Venne a morte _Unnerico_ nel dicembre del presente anno, e diede fine a tante iniquità, con succedere a lui nel regno Gundabondo, figliuolo di Gentone suo fratello, sotto il quale respirò alquanto chiunque era seguace della fede cattolica. Intanto _Felice papa_ tenne in Roma un concilio, nel quale esaminate le azioni di Acacio vescovo di Costantinopoli, proferì contra di lui la sentenza di scomunica e deposizione, con riguardarlo come protettor degli eretici e reo di altre mancanze.

NOTE:

[2198] Marcell. Comes, in Chron.

[2199] Victor Turonensis, in Chron.

[2200] Theoph., in Chronogr.

[2201] Evagr., lib. 3, cap. 27.

[2202] Niceph. Callistus, lib. 16, cap. 23.

Anno di CRISTO CDLXXXV. Indiz. VIII.

FELICE III papa 3. ZENONE imperadore 12. ODOACRE re 10.

_Console_

QUINTO AURELIO MEMMIO SIMMACO juniore, senza collega.

L'Oriente non ebbe in quest'anno console alcuno. L'ebbe bensì l'Occidente, e fu _Simmaco_, celebre personaggio di que' tempi, sì per la sua nobiltà che per la sua letteratura. Egli era genero di Boezio filosofo insigne di que' tempi, e viene appellato _juniore_ per distinguerlo dall'altro _Simmaco_ che nell'anno 446 ottenne anch'esso la dignità consolare. Siccome eruditamente osserva il padre Pagi[2203], fu celebrato nel presente anno un altro concilio da _papa Felice_, in cui Pietro Fullone, occupatore della chiesa antiochena, e Pietro Mongo, usurpatore di quella di Alessandria, e di nuovo Acacio vescovo di Costantinopoli, furono scomunicati. Di questi sconcerti delle chiese orientali fu principalmente autore e fomentatore Zenone imperadore, macchiato, fra gli altri vizii, di quello ancora di un'instabile credenza. Egli in questo anno ricuperò _Longino_ suo fratello, che era stato lungamente in prigione[2204], dove Illo patrizio dopo essersi ribellato, siccome abbiam detto, l'aveva rinchiuso. E perciocchè Zenone non aveva alcun figliuolo maschio legittimo, a cui potesse lasciare dopo di sè l'imperio, essendochè uno che egli ebbe, secondo l'attestato di Suida[2205], e che destinava di avere per successore, allevato ne' vizii, immaturamente gli fu rapito dalla morte; perciò nell'anno 490 si propose di far succedere nell'imperio questo suo fratello Longino, e di dichiararlo _Cesare_. Ma fra gli altri che a questa elezione si opposero con franchezza magnanima, uno fu (per attestato di Cedreno[2206]), _Pelagio_ patrizio, personaggio di gran nobiltà e prudenza, e poeta eccellente, che avea tessuta in versi la storia da Augusto fino ai suoi dì, con rappresentargli i vizii d'esso Longino, de' quali ci ha informati il predetto Suida. Costò la vita una tal libertà di parlare a Pelagio, avendolo fatto Zenone barbaramente morire, come si ha anche da Marcellino conte.

NOTE:

[2203] Pagius, Crit. Baron.

[2204] Marcell. Comes, in Chron.

[2205] Suidas, ad vocem Zeno.

[2206] Cedren., in Histor.

Anno di CRISTO CDLXXXVI. Indizione IX.

FELICE III papa 4. ZENONE imperadore 13. ODOACRE re 11.

_Consoli_

DECIO e LONGINO.

Appartiene all'Occidente il primo di questi consoli Decio, e l'altro all'Oriente. Era _Longino_ fratello di Zenone Augusto, siccome abbiam veduto disopra. Tornò ad essere console nel 490, e però da Teofane[2207] è chiamato _due volte console_. Delle cose d'Italia neppure in quest'anno rimane memoria alcuna: segno che se non ci era da ridere, perchè non dovea giammai piacere agl'Italiani il giogo dei Barbari, almeno si dovea goder quiete. E tali erano in vero le forze di Odoacre, che i popoli confinanti stavano in dovere, nè osavano di oltraggiar gl'Italiani, nè tentar la fortuna contra di lui. Ma in questi tempi Clodoveo re de' Franchi cominciò a dilatare il suo regno di qua dal Reno. Per quanto abbiamo da Gregorio Turonense[2208] e dall'autor della Cronica delle Gesta de' Franchi[2209], egli attaccò lite con _Siagrio_, figliuolo già d'Egidio, che faceva la sua residenza in Soissons. Egli è chiamato _Romanorum rex_ da esso Turonense: il che porge indicio di aver egli governate le provincie tuttavia romane nella Gallia, con autorità e indipendenza da sovrano, senza volere riconoscere il re Odoacre. Clodoveo gli diede battaglia, e lo sconfisse; ed essendosi esso Siagrio ricoverato presso _Alarico_ re de' Visigoti in Tolosa, Clodoveo gliel dimandò, con intimargli la guerra, se il ricusava. Avutolo in mano, privollo di vita. Così vennero in potere de' Franchi le restanti provincie romane, cioè la Belgica prima, parte della seconda con Rems, Soissons ed altre città, ed arrivò il dominio dei Franchi sino al confine del regno de' Borgognoni.

NOTE:

[2207] Theoph., in Chronogr.

[2208] Gregor. Turonensis, lib. 2, cap. 27.

[2209] Gesta Francorum.

Anno di CRISTO CDLXXXVII. Indiz. X.

FELICE III papa 5. ZENONE imperadore 14. ODOACRE re 12.

_Console_

BOEZIO, senza collega.

Certo è che questo _Boezio_ console fu creato in Occidente. Dal cardinal Baronio[2210] vien creduto il celebre filosofo _Severino Boezio_, che veramente fiorì in que' tempi. Ma trovandosi un Boezio console nell'anno 510, e parimente un altro Boezio console nell'anno 522, ne veggendosi appellato alcun di loro _cos. II_, cioè console per la seconda volta; perciò c'è motivo di crederli persone diverse. L'ultimo dell'anno 522 senza dubbio è il rinomato filosofo di questo nome, figliuolo dell'uno dei due precedenti. Sotto questo consolato scrive Cassiodoro[2211] che il re Odoacre diede una sconfitta a _Fava re dei Rugi_, e il fece prigione. Questo medesimo fatto parimente vien accennato dal Cronologo del Cuspiniano[2212] colle poche seguenti da me italianizzate parole: _Seguì una battaglia tra il re Odoacre e Febano re dei Rugi, e toccò la vittoria ad Odoacre, il quale condusse prigione il re Febano sotto il dì 15 di novembre_. Il motivo di questa guerra con tutte l'altre particolarità non è passato a nostra notizia, perchè o l'Italia non ebbe allora storici, o, se gli ebbe, si sono perdute le loro fatiche. Tuttavia dirò che per quanto si ricava da Eugippio nella vita di san Severino[2213], scritta nell'anno di Cristo 511, i _Rugi_ abitavano di là dal Danubio in faccia al Norico e a quelle contrade che oggidì sono l'Austria e parte dell'Ungheria. Contuttociò aveano molte castella e popolazioni tributarie nel Norico istesso, e fors'anche si stendevano verso l'Illirico, confinando perciò coi paesi sottoposti all'imperio romano. E perciocchè i Rugi faceano spesse scorrerie nel territorio romano, e gli davano il guasto, Odoacre si mosse in punto per gastigar la loro insolenza. Scrive Paolo diacono[2214] che si era accesa una grande nimicizia tra Odoacre re d'Italia e Feleteo, appellato anche Fava, re dei Rugi, il quale in que' giorni abitava nella ripa ulterior del Danubio, dividendo esso fiume la signoria dei Rugi dal Norico. Pertanto avendo Odoacre raunate le genti sottoposte al suo dominio, cioè Turcilingi, Eruli e una parte di Rugi, che da gran tempo gli ubbidiva, siccome ancora i popoli dell'Italia, passò nel paese dei Rugi, e diede loro una spaventosa rotta coll'esterminio di quella nazione, e con uccidere (dopo averlo menato suo prigioniero) il re loro Feleteo. Devastato poi tutto il lor paese, se ne tornò in Italia, conducendo seco una gran qualità di prigioni. Quindi avvenne che i Longobardi sentendo spopolato il paese dei Rugi, vennero da lì a poco a farsene padroni, e a stabilirvi la loro abitazione. A noi nondimeno parrà poco probabile che Odoacre passasse il Danubio ed entrasse nel _Rugiland_. Più facile è che seguisse di qua dal Danubio nel Norico la sconfitta totale di quella barbarica nazione, parte nondimeno della quale troveremo fra poco tuttavia in Italia. Nella suddetta vita di san Severino[2215] si legge l'esortazione fatta da quel santo vecchio prima di morire al suddetto re dei Rugi, Fava e a Gisa moglie sua crudelissima, minacciando loro delle disgrazie, se non mutavano vita. Aggiugne Eugippio che _Federigo_, fratello d'esso re Fava ossia Fabano, dopo la morte di quel gran servo di Dio, spogliò il di lui monistero, e restò poi ucciso da _Federigo_ figliuolo di Fava. Ed essendo stata in appresso mossa guerra da _Otacharo_ (lo stesso è che _Odoacre_), i Rugi restarono sconfitti, messo in fuga _Federigo, Fava_ preso con _Gisa_ sua moglie, ed amendue condotti prigionieri in Italia. Seguita a dire Eugippio che il suddetto Federigo figliuolo del re de' Rugi da lì a qualche tempo se ne ritornò al suo paese; e perchè probabilmente diede sospetto d'altre novità, Odoacre spedì incontanente colà _Onulfo_ suo fratello con un potente esercito d'armati; il che fu cagione che di nuovo Federigo prendesse la fuga. Ma non volendo Odoacre impegnarsi a tener le sue forze in quelle parti, con lasciare allo scoperto l'Italia, ordinò al fratello di ritornarsene, e di condur seco tutti i Romani che abitavano in quelle contrade, acciocchè non restassero esposti alle vendette dei Barbari. Convenne perciò a quella gente di abbandonar le loro case e chiese, e tutto il paese; e in tal congiuntura fu anche trasportato in Italia il corpo di san Severino, che finalmente fu collocato nel castello Lucullano tra Napoli e Pozzuolo, cioè in quel medesimo, dove Odoacre avea relegato Augustolo già imperadore. Per conto poi del soprannominato Federigo, egli ricorse a _Teoderico Amalo_ re dei Goti, che allora dimorava in Città Nuova nella provincia della Mesia. Così Eugippio; e questa particolarità è ben da notare, stante che di qui Teoderico prese motivo e pretesto di muover guerra ad Odoacre, siccome andremo vedendo fra poco. Ennodio[2216] apertamente scrive, essere di qui nata la discordia fra Odoacre e Teoderico, perchè i re dei Rugi sì maltrattati dal primo erano parenti dell'altro. In questo mentre, secondochè ci fa sapere Marcellino conte[2217], Teoderico non mai sazio dei benefizii ed onori a lui compartiti da Zenone Augusto, con una gran masnada de' suoi fece una scorreria fin presso a Costantinopoli, e da nimico arrivò alla terra di Melenziada; e dopo di aver attaccato il fuoco ad assaissimi luoghi, se ne tornò a Città Nuova della Mesia, onde era venuto. Questa novità ed insolenza, Marcellino, come ho detto, l'attribuisce all'incontentabile ambizione di Teoderico; e può essere ch'egli colpisse nel segno. Tuttavia merita riflessione ciò che lasciò Eustazio Epifaniense, storico greco di questi tempi, citato da Evagrio[2218] e da Niceforo Callisto[2219]: cioè che Teoderico, dopo aver ben servito a Zenone nella guerra contro ad Illo e Leonzio, accennata disopra, scoprì che l'imperadore per ricompensa tramava insidie contra la di lui vita, e però si ritirò da lui. Di simili guiderdoni solea far Zenone a chi l'avea meglio servito nelle sue occorrenze. Qual sia la verità, niuno il può sapere in tanta lontananza di tempo. Ognun facilmente parla degli affari dei principi, ma facilmente ancora s'inganna in voler colla sua testa scoprire i segreti dei lor gabinetti.

NOTE:

[2210] Baron., Annal. Eccl.

[2211] Cassiodor., in Chron.

[2212] Chronol. Cuspiniani.

[2213] Acta Sanctorum Bollandi, ad diem 8 januar.

[2214] Paulus Diaconus, de Gestis Langobard., lib. 1, cap. 19.

[2215] Eugipp., in Vita S. Severini, cap. 11 et 12.

[2216] Ennod., in Panegyr. Theoderici.

[2217] Marcellin. Comes, in Chron.

[2218] Evagr., lib. 3, cap. 27.

[2219] Niceph. Callistus, lib. 16.

Anno di CRISTO CDLXXXVIII. Indiz. XI.

FELICE III papa 6. ZENONE imperadore 15. ODOACRE re 13.

_Consoli_

DINAMIO e SIFIDIO.

Amendue questi consoli son creduti dal Panvinio[2220] creati in Occidente; ma senza addurne pruova alcuna. Finì di vivere in quest'anno, secondo il parere del padre Pagi[2221], _Pietro Fullone_ eretico ed usurpatore della chiesa antiochena, ma senza alcun frutto pel cattolicismo, perchè ebbe per successore _Palladio_ infetto della medesima peste. Fino a questi giorni, per attestato di Marcellino conte[2222], _Illo_ patrizio e _Leonzio_, che aveva preso il titolo d'imperadore, s'erano mantenuti nel forte castello di Papurio in Isauria, dappoichè furono sconfitti dall'armi di Zenone Augusto. Quivi stettero per tanto tempo bloccati dalle soldatesche imperiali. Finalmente dovettero arrendersi per mancanza di viveri, nè si tardò molto a mozzar loro il capo, che sulle picche fu trionfalmente portato a Costantinopoli. Nè mancò chi tacciò d'ingratitudine Zenone, per non aver usato punto di clemenza verso chi avea rimesso lui sul trono. In quest'anno seguì di nuovo pace e concordia tra esso Augusto e _Teoderico Amalo_, figliuolo naturale di _Teodemiro_ re dei Goti. Il chiamo io così, sulla fede di Giordano storico[2223], che ricavò la storia da quella di Cassiodoro. E certamente Cassiodoro, per essere stato segretario delle lettere del medesimo Teoderico, dappoichè fu divenuto re d'Italia, potè ben sapere chi era stato il padre di lui. Contuttociò reca motivo di qualche stupore il vedere che Teofane[2224] chiaramente il chiama figliuolo di _Valamere_, il quale, secondo Giordano, fu solamente suo zio paterno. Malco Bizantino[2225], che condusse la sua storia fin dopo questi tempi, ne' quali verisimilmente visse, anch'egli lo appella figliuolo di _Belamero_. Nè diverso nome gli dà l'Anonimo Valesiano[2226]. Onde sia proceduta questa diversità di pareri, altra cagione io non saprei indovinare, se non che Teoderico, allorchè seguì la pace fra Leone Augusto e i Goti[2227], fu inviato per ostaggio da Valamere suo zio allora regnante a Costantinopoli; laonde allora dovettero cominciare a chiamarlo _Teoderico di Valamere_, per distinguerlo da Teoderico figliuolo di Triario che diè molto da fare in quegli stessi tempi ai Greci. _Theodericus cognomento Valamer_ egli è appellato da Marcellino conte[2228], e non già _filius_. _Walamer_, secondo il Grozio, vuol dire _principe_.