Annali d'Italia, vol. 2 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750

Part 58

Chapter 583,332 wordsPublic domain

Passò ancora quest'anno senza che in Occidente fosse creato console alcuno, secondochè si costumava in addietro. Per testimonianza di Marcellino conte[2164], _Teoderico_ Amalo, figliuolo di Teodomiro re degli Ostrogoti, che fu poi re d'Italia, mosse guerra in questi tempi all'imperio d'Oriente, con devastar la Grecia, e giugnere fino alla città di Durazzo, di cui si impadronì, come abbiamo dai frammenti di Malco istorico[2165]. Toccò a Zenone Augusto, uomo dappoco, la fortuna di aver per suo generale nell'Illirico un personaggio sommamente lodato dal suddetto storico Marcellino, cioè _Sabiniano_, il quale per la rara sua prudenza e valore, e spezialmente per avere rimesso in piedi la disciplina militare, si potè paragonare agli antichi capitani della repubblica romana. Questo Sabiniano adunque, con quelle poche milizie che potè raunare, si oppose ai progressi di Teoderico; e più coll'ingegno che colla forza l'indusse a desistere da quelle violenze, con fargli sperare onori e vantaggi dall'imperador Zenone. In fatti era anche tale il desiderio di Teoderico, narrando il suddetto Malco ch'egli si esibì pronto a posar le armi, oppur di far guerra a _Teoderico_ figliuolo, di Triario, capo di un'altra parte di Goti che si era stabilita nella Tracia, esigendo poi in ricompensa d'essere creato generale d'armata in luogo del suddetto Teoderico suo emulo, d'essere ammesso come cittadino in Costantinopoli, e di potere aver parte negli uffizii del pubblico. Aggiunse inoltre che egli era pronto, se l'imperadore comandava, _di passare in Dalmazia, per cacciare di colà Nipote_: parole che ci fanno abbastanza intendere che _Nipote_ già imperador d'Occidente, benchè avesse perduta l'Italia, non lasciava però di tener salda sotto il suo dominio la Dalmazia. Sotto quest'anno rapporta Vittor Turonense[2166] la fiera persecuzione che di sopra accennammo, fatta da _Unnerico_ re de' Vandali in Africa ai cattolici; ma di questa parleremo più abbasso. Egli è ben certo, per attestato di Ennodio[2167], che in questi tempi sant'_Epifanio_ vescovo di Pavia, confidato nell'aiuto di Dio e del popolo, si applicò a riedificare il duomo della sua città, rovinato nell'entrata violenta de' Barbari, come di sopra si è detto. E gli venne fatto. Nè contento di avere adornata coi sacri edifizii essa città, procurò ancora ed ottenne da Odoacre l'esenzion dei tributi ai cittadini suoi per cinque anni avvenire, affinchè potessero riaversi dagl'immensi danni patiti nella presa della città. E perciocchè _Pelagio_ prefetto del pretorio per esso re Odoacre faceva pagare ai popoli della Liguria nei contratti il doppio di quel tributo che si pagava per l'addietro con intollerabil gravezza de' sudditi, ricorsi quei popoli al santo prelato per aiuto, egli in persona andò, dimandò, ed ottenne la giusta moderazione di quegli aggravii. Probabilmente succedette in questi tempi la sedizione mossa contra di Zenone Augusto da _Marciano_, figliuolo del già imperador d'Occidente _Antemio_, e cognato d'esso Zenone. Aveva per moglie _Leonzia_ figliuola del già Leone Augusto, e di Verina imperadrice; e saltatogli in pensiero che ad essa sua moglie appartenesse l'imperio d'Oriente, per esser ella nata, mentre Leone suo padre era imperadore, laddove _Arianna_ moglie di Zenone Augusto era venuta alla luce prima che il padre avesse ottenuta l'imperiale dignità: mosse perciò guerra a Zenone, aiutato dai propri fratelli _Romolo_ e _Procopio_[2168]. Seguì una battaglia entro la stessa città di Costantinopoli, in cui le truppe di Zenone ebbero la peggio, e furono astrette a ritirarsi nel palazzo, e poco mancò che Marciano anch'egli non vi mettesse il piede. Ma non seppe Marciano profittar del buon vento. Passò egli la notte in cenar bene e dormir meglio; ed intanto Illo general di Zenone con doni guadagnò buona parte dei di lui soldati, di modo che la seguente mattina Marciano accortosi che gli erano state tagliate le penne, altro spediente non trovò che di scapparsene in chiesa. Per ordine di Zenone fu dipoi ordinato prete, e mandato a Papurio castello della Cappadocia in esilio. I suoi fratelli Romolo e Procopio, colti la notte da Illo, mentre si lavavano, ed appresso fuggiti dalle di lui mani, si ritirarono a Roma. Ma abbiamo da Malco[2169], da Candido istorico[2170], che Procopio si rifugiò presso di _Teoderico_ figliuolo di Triario re di una parte dei Goti, e non è più probabile che Odoacre avesse sì facilmente ammesso in Roma chi vantava per padre un imperadore. Scrisse lo stesso Malco che il suddetto Teoderico, udita ch'ebbe le sedizione eccitata da Marciano, mosse la sua armata verso Costantinopoli sotto pretesto di aiutar Zenone. Ma Zenone conoscendo con che volpe avea a fare, gli spedì incontro _Pelagio_, il quale parte colle minacce, parte con regali a Teoderico, e con profusione di molto danaro ai suoi Goti, lo indusse a tornarsene indietro. Vedremo all'anno seguente una simil mossa di Teoderico verso Costantinopoli, con lasciarmi in qualche dubbio, se piuttosto a quello che a questo anno si avesse da riferire la raccontata sedizion di Marciano. Ma sì Evagrio che Malco e Teodoro lettore[2171] assai dimostrano che questo affare succedette molto tempo prima che il suddetto Teoderico venisse a morte, e però qui par meglio il dar luogo ad un tale avvenimento.

NOTE:

[2164] Marcell. Comes, in Chron.

[2165] Malch., in Hist. Byzant., tom. 1, pag. 81.

[2166] Victor Turonensis, in Chron.

[2167] Ennod., in vita S. Epiph. Ticin. Episc.

[2168] Theoph., in Chronogr. Evagrius, lib. 3, cap. 26.

[2169] Malchus, tom. 1 Hist. Byz. pag. 87.

[2170] Candidus, apud. Pothium, Cod. 79.

[2171] Theodorus Lector, lib. 1 Histor. Eccl.

Anno di CRISTO CDLXXX. Indizione III.

SIMPLICIO papa 13. ZENONE imperadore 7. ODOACRE re 5.

_Console_

BASILIO _juniore_, senza collega.

Questo _Basilio_, secondochè credono il Sigonio, il Panvinio e il padre Pagi, fu creato console in Occidente dal re Odoacre, il quale probabilmente alle istanze del senato condiscese a restituir l'uso dei consoli in Roma; se pure ciò non avvenne, perch'egli stanco dei negoziati fatti con Zenone Augusto, per essere riconosciuto re d'Italia, senza cavarne altro frutto, determinossi a valersi della sua autorità, senza voler più dipendere da esso imperadore. È chiamato _Basilio juniore_ a distinzione dell'altro Basilio che fu console nell'anno 463. Truovasi _Basilio prefetto del pretorio_ in Roma, e _patrizio_ nell'anno 483, menzionato nel concilio romano, e probabilmente quello stesso che ora è console. Tuttavia perchè è ben da stupire come Zenone Augusto non dichiarasse il suo console nel presente anno, forse non è certo che il suddetto Basilio console appartenesse all'Occidente. Siccome abbiam veduto, _Nipote_ già imperadore, cacciato da _Oreste_ padre di Augustolo, s'era ritirato nella Dalmazia, e quivi ritenendo il nome di Augusto, comandava ancora a quei popoli fedeli a lui, perchè anch'esso era di quella nazione. Ma egli trovò de' traditori in casa propria. Marcellino conte[2172] al presente anno scrive che _Nipote_ stando in una villa non lungi da Salona, per insidie a lui tese da _Viatore_ ed _Ovida_, ch'erano dei suoi conti, cioè uffiziali della stessa corte, fu levato di vita. Il Cronologo del Cuspiniano[2173] in due parole sotto questo console dice, che _Nipote fu ucciso nel dì 9 di maggio_. Crede il Sigonio che per odii privati succedesse questa iniquità, e che il fatto dispiacesse non poco al re Odoacre, per quello che dirò all'anno seguente: e ciò potrebbe essere stato. Ma non crederò già col Sigonio che Nipote menasse una vita privata in Dalmazia, per le ragioni addotte di sopra. Qui prende il padre Pagi[2174] ad illustrare un avvenimento che vien accennato da Candido storico presso Fozio[2175]. Narra egli che dopo essere stato _deposto_ (e non già dopo essere stato _ucciso_, come dottamente osserva esso padre Pagi) _Nipote imperadore romano_ e scacciato il suo successor _Augustolo_, _Odoacre_ s'impadronì dell'Italia e di Roma. E che _non accordandosi con lui i Galli occidentali, inviarono una ambascieria a Zenone Augusto; ed essendone nello stesso tempo stata inviata una altra al medesimo imperadore da Odoacre, parve che Zenone inclinasse più a favorire Odoacre_. Fanno argomentare queste parole, che tuttavia restasse nella Gallia qualche popolo fedele al romano imperio, che nondimeno ricusava di riconoscere per suo signore Odoacre re d'Italia. Potrebbono anche appartenere a questi tempi le suddette ambascerie. Ora il Pagi pretende che da queste ambascerie non sieno punto diverse quelle che Malco istorico riferisce inviate a Zenone, e delle quali si è parlato di sopra all'anno 476. Ma difficilmente i saggi lettori concorreranno in sì fatta opinione. Candido scrive che i _Galli occidentali_ (per distinguerli dai _Galati_, cioè dai _Galli orientali_) mandarono i loro ambasciatori a Zenone Augusto, e che _Odoacre_ anch'egli spedì i suoi. Malco all'incontro chiaramente ci fa sapere che _Augusto figliuolo di Oreste_, udito che ebbe il risorgimento di Zenone, _forzò il senato di Roma_ ad inviargli degli ambasciatori. Adunque _Augustolo_ tuttavia comandava, e la spedizione di quegli ambasciatori fu fatta, per quanto si può conghietturare, ad istigazione di Odoacre, il quale sui principii del suo governo impiegò esso Augustolo e il senato romano per ottenere l'approvazione dell'imperadore d'Oriente. Aggiugne che ne' medesimi giorni _Nipote_ decaduto dall'imperio, e ritirato in Dalmazia, inviò anche egli ambasciatori a Zenone, supplicandolo del suo aiuto per ricuperare la primiera sua dignità e fortuna. Come ognun vede, nulla han che fare queste ambascerie con quelle dei _Galli_ e di _Odoacre_, inviate per altri fini a Costantinopoli. Quanto a Zenone, egli, siccome già accennammo, conferì il patriziato ad Odoacre, credendo ch'egli aiuterebbe _Nipote_. Ma il Barbaro spogliò _Augustolo_ dell'imperio, e non rimise _Nipote_ sul trono, perchè più ebbe a cuore l'esaltazione propria che l'altrui. Secondo i conti del cardinal Baronio, _Unnerico_ re dei Vandali alle forti istanze di _Zenone_ Augusto e di _Placidia_ vedova di Olibrio già imperador d'Occidente, condiscese in questi tempi, che dopo ventiquattro anni di sede vacante fosse eletto dal clero e dal popolo cattolico di Cartagine il loro vescovo; e questi fu _Eugenio_ prelato che per le sue insigni virtù illustrò non poco la Chiesa cartaginese. Crede il padre Pagi che l'elezione di Eugenio e le preghiere di Zenone Augusto, per ottener questa grazia da Unnerico, sieno da riferire al precedente anno, perchè allora si celebrarono i quinquennali di Zenone dopo la morte di Leone juniore, ed in tali occasioni solevano gl'imperadori segnalarsi con qualche illustre azione. Ma sembrerà ben debole questa ragione ai lettori, oltre al potersi mettere in dubbio que' medesimi quinquennali, immaginati da esso padre Pagi, innamorato forse troppo di quella sua creduta importantissima scoperta.

NOTE:

[2172] Marcell. Comes, in Chron.

[2173] Chronologus Cuspiniani.

[2174] Pagius, Crit. Baron.

[2175] Photius, in Bibliotheca Cod. 79.

Anno di CRISTO CDLXXXI. Indizione IV.

SIMPLICIO papa 14. ZENONE imperadore 8 ODOACRE re 6.

_Console_

PLACIDIO, senza collega.

È di parere Onofrio Panvinio[2176] che questo console fosse creato in Occidente; e veramente il nome latino di _Placido_, ossia di _Placidio_, come ha Cassiodoro[2177], può aiutare la di lui conghiettura. Ma non è certo l'affare, giacchè poco fondamento si può fare sul nome, pel commercio che passava allora tra i Latini e Greci. Da Teodosio il Grande nacque in Costantinopoli Galla _Placidia_, ed ivi parimente _Pulcheria_ Augusta figliuola d'Arcadio nacque. E pure tanto _Pulcheria_ che _Placidia_ sono nomi latini. Dal suddetto Cassiodoro abbiamo all'anno presente, che il re Odoacre passato colle sue forze in Dalmazia, vinse ed uccise _Odiva_ conte, cioè quel medesimo che proditoriamente avea tolta la vita a _Nipote_ imperadore. Questa azione di Odoacre ci dà motivo di argomentare ch'egli avesse in addietro avuto dell'amore, o almen del rispetto per esso Nipote, con lasciarlo pacificamente signoreggiar nella Dalmazia, perchè Zenone Augusto glielo avea raccomandato; e che, udita poi la violenta sua morte, accorresse per far vendetta dei traditori. Ma probabilmente a questo desiderio s'aggiunse l'altro di sottomettere quella provincia al suo dominio, giacchè abbastanza si conosce che quell'_Odiva_ conte, dopo avere assassinato Nipote, doveva avere assunta la signoria della Dalmazia, ed era colle armi in mano, di maniera che fu necessario il vincerlo colla forza. In questi tempi _Teoderico_ figliuolo di Triario, re di una parte dei Goti, e diverso da _Teoderico Amato_, che fu poi re d'Italia, ed era allora emulo del suddetto, fece, secondochè scrive Marcellino conte[2178], le cui parole son ripetute da Giordano[2179], fece, dico, un'irruzione nella Tracia, con giungnere fino ad Anaplo, quattro miglia lungi da Costantinopoli; ma non istette molto a ricondurre indietro la sua armata con ammirazion di tutti, perchè non recò danno alcuno notabile al paese: il che non è ben poco credibile. Malco istorico[2180] parla molto di lui. Teofane[2181] all'incontro scrive ch'egli era nipote della moglie del fu _Aspare_ patrizio, ed era stato generale di Basilisco tiranno, con aggiugnere ch'egli in questa mossa, dopo avere devastate varie contrade della Tracia, per avere scoperta una congiura dei suoi familiari, tornò addietro e gli uccise; il che vien confermato da Evagrio. Seguita a dire Marcellino che mentre costui s'incamminava con fretta verso l'Illirico, forse quivi sperando di far meglio i fatti suoi, avendone avuto paura il suo cavallo, si spiccò accidentalmente dalla cima di una carretta un dardo (Teofane dice un'asta) che il ferì; del che egli fra non molto si morì con gran festa e giubilo dei sudditi dell'imperio d'Oriente che aveano ricevuto in addietro gravissimi danni ed aggravii da lui. Ma questa consolazione troppo restò amareggiata per la morte succeduta verso i medesimi tempi di quel _Sabiniano_ generale dell'armata cesarea, che tanto vien commendato dal suddetto Marcellino istorico, senza ch'egli avesse tempo di eseguir tutte le sue idee per rimettere in buono stato gli affari dell'imperio orientale. Nel presente anno crede il padre Pagi che seguisse la morte di _Childerico_ re de' Franchi, e non già nell'anno 484, come altri hanno preteso. Ebbe per successore _Clodoveo_ suo figliuolo, celebratissimo re di quella nazione, siccome vedremo.

NOTE:

[2176] Panvin., in Fast.

[2177] Cassiodorus, in Fastis.

[2178] Marcell. Comes, in Chron.

[2179] Jordan., de Regn. Success.

[2180] Malch., tom. 1 Hist. Byz.

[2181] Theoph. in Chronogr.

Anno di CRISTO CDLXXXII. Indizione V.

SIMPLICIO papa 15. ZENONE imperadore 9. ODOACRE re 7.

_Consoli_

TROCONDO e SEVERINO.

_Trocondo_ console del presente anno fu creato in Oriente, ed era fratello di _Illo_ stato console nell'anno 478. Anch'egli col fratello avea tradito Basilisco tiranno, col voltar casacca in favor di Zenone: servigio rimunerato dipoi con questa dignità. _Severino_ sostenne il consolato in Occidente, ed è appellato _juniore_, per distinguerlo dall'altro ch'era proceduto console nell'anno 461. Per relazione di Marcellino conte[2182], nell'anno presente _Teoderico Amalo_ re dei Goti, che acquistò dipoi il regno d'Italia, dianzi amico, e poi divenuto (non se ne sa il perchè) nemico, mosse guerra di nuovo a Zenone imperador d'Oriente; ed entrato coll'armi nell'una e nell'altra Macedonia, siccome ancor nella Tessalia, vi commise dei gran saccheggi; e questa calamità spezialmente toccò a Larissa metropoli della stessa Tessalia. Era intanto salito ad una gran possanza nella corte di Zenone Augusto il poco fa mentovato _Illo_, generale dell'armi, e stato già console. Racconta Teofane[2183], che, per consiglio di costui, Zenone s'indusse a mandar via da Costantinopoli _Verina Augusta_ suocera sua e vedova di Leone imperadore. Avendola sotto varii pretesti indotta a passare a Calcedone, fecela di colà condurre al castello di Papurio, per vivere insieme con _Leonzia_ sua figliuola e con _Marciano_ suo genero, relegati colà. Cominciò allora Verina a tempestar con lettere _Arianna_, l'altra sua figliuola e moglie d'esso Zenone Augusto, acciocchè le impetrasse la grazia, ed ella ne fece vivissime istanze al marito. Saputa dipoi che da Illo era proceduta la risoluzion presa di cacciar in esilio essa sua madre, tanto fece Arianna, che impetrò da Zenone di poterne far vendetta. Mandò pertanto un sicario per levarlo dal mondo; ma costui nel tirargli un colpo di spada, impedito da uno dei servi d'Illo, arrivò solamente a tagliargli l'orecchia destra. Benchè Zenone fingesse di nulla sapere di questo attentato, pure Illo accortosi onde era venuto il malanno, mostrò desiderio di passar in Asia per mutar aria, e guarir meglio dalla ferita. Ne ottenne la licenza da Zenone, il quale per placarlo il dichiarò prefetto di tutto l'Oriente, con dargli in oltre un'ampia podestà di crear dei duci. Prese Illo in sua compagnia _Leonzio_ patrizio di nazione siriaca, generale dell'esercito della Tracia, ed uomo non meno esperto nelle scienze che nell'arte della guerra, con _Pamprepio_ senatore, accusato dianzi di magia. Passò ad Antiochia, dove raunato un gran seguito di gente, cominciò a manipolare una ribellione contra dell'imperadore, e l'eseguì, siccome vedremo andando innanzi. Non è però certo che questa tela cominciasse in quest'anno; perciò assai confusa si truova la Cronologia di Teofane in questi ed altri tempi. Pubblicò Zenone Augusto in quest'anno il suo _Enotico_, cioè un suo editto, per unire insieme gli eutichiani e nestoriani eretici coi cattolici, contenente una esposizion della fede, per cui, benchè mostrasse di detestar gli errori di quegli eresiarchi, pure venne in certa maniera a rigettare il sacro concilio di Calcedone, con iscoprirsi anche fautore dell'eresia. Acacio vescovo di Costantinopoli fu creduto consigliere e promotore di questa novità, anzi di questa sacrilega insolenza, non appartenendo ai principi del secolo il regolar la dottrina della Chiesa, ma sì bene ai vescovi, e spezialmente ai romani pontefici, a' quali Iddio ha data questa cura e facoltà. Perciò papa Simplicio e tutti i buoni cattolici si opposero a questo editto, che partorì poi dei gravissimi sconcerti in Oriente, come si può vedere presso gli autori della Storia ecclestiastica. Trovasi ancora che in quest'anno esso papa scrisse una forte lettera[2184] a _Giovanni_ arcivescovo di Ravenna, perchè avea consacrato per forza, cioè al dispetto dei cittadini, vescovo di Modena _Gregorio_, minacciandolo di gastigo se in avvenire avesse commesso di simili falli. Puossi conghietturare che in questi tempi l'Italia godesse una gran quiete, al vedere che nè di Odoacre, nè di avvenimento alcuno s'incontra memoria presso gli antichi storici. E veramente Odoacre, benchè Barbaro di nazione, pure ammaestrato in Italia, non si sa che facesse aspro o cattivo governo de' popoli; ed inoltre, quantunque ariano, niuna novità indusse in pregiudizio della Chiesa cattolica, non restando alcuna querela di questo nè dalla parte dei papi, nè da quella degli scrittori. I Latini ed i Greci chiamavano Barbaro chiunque non era della lor nazione; ma ci sono stati dei Barbari più buoni, prudenti e puliti che gli stessi Latini e Greci.

NOTE:

[2182] Marcell. Comes, in Chron.

[2183] Theoph., in Chronogr.

[2184] Tom. 4 Concilior. Labbe.

Anno di CRISTO CDLXXXIII. Indizione VI.

FELICE III papa 1. ZENONE imperadore 10. ODOACRE re 8.

_Console_

FAUSTO, senza collega.

Fu creato console _Fausto_ in Occidente, ciò apparendo dalla vita di papa Simmaco presso Anastasio[2185]. Abbiamo una lettera di Alcimo Avito[2186], scritta a _Fausto_ e _Simmaco_ senatori di Roma. Crede il padre Sirmondo che il primo fosse il medesimo che si trova console in quest'anno. Egli è nominato _Aginantus_, o _Aginatius Faustus_ nel sepolcro di Mandrosa presso il Grutero[2187] e Fabretti[2188]. Truovasi ancora all'anno 490 console un altro _Fausto_, appellato perciò _juniore_. Mancò di vita in quest'anno _san Simplicio_ papa, e la sua morte, per quanto abbiamo da Anastasio, accadde nel dì 2 di marzo. Fu pontefice di petto e zelo indefesso per la vera fede cattolica, e non omise diligenza veruna per rimediar alle piaghe ostinate delle chiese di Oriente. Allorchè si venne a raunare il clero per eleggere il successore nel Vaticano, v'intervenne un ministro del re Odoacre, cioè _sublimis et eminentissimus vir praefectus praetorio, atque patricius, agens etiam vices praecellentissimi regis Odoacris, Basilius_[2189]. Si crede quel medesimo che era stato console nell'anno 480, e che da Apollinare Sidonio[2190] è sommamente commendato. Questi intimò alla sacra raunanza, che, secondo il ricordo e comandamento lasciato dal beatissimo _papa nostro Simplicio_, per ischivare gli scandali, non si potesse celebrare l'elezione del nuovo pontefice senza consultar prima esso prefetto. Pensa il cardinal Baronio[2191] che una tale scrittura fosse supposta a papa Simplicio, e finta dagli scismatici in occasion delle controversie che insorsero dipoi dell'elezione di Simmaco. E potrebbe essere stato così. Imperciocchè vero è bensì che i vescovi nel concilio romano all'udirne parlare, non pretesero già che fosse un'impostura; nientedimeno sostennero, e con tutta ragione, che fosse scrittura invalida, sì perchè era contra i canoni, non dovendo dipendere l'elezion de' sommi pontefici dalle persone laiche, e sì ancora perchè quella scrittura non era sottoscritta da alcun romano pontefice: il che bastò a screditarla. E certo, se papa Simplicio avesse voluto ordinare quanto fu esposto da Basilio, avrebbe saputo egli formare il decreto, nè avrebbe lasciato in balìa ad un laico di significare al clero i suoi sentimenti. Però nel suddetto concilio fu giudicata quella scrittura di niun valore, e deciso che non dovesse aver luogo fra gli statuti ecclesiastici. Successivamente adunque fu eletto papa _Felice III_, di patria romano, parroco del titolo di Fasciola, uomo di eminenti virtù, che non tardò a rigettare l'enotico di Zenone imperadore, e a procedere contra di _Acacio_ vescovo di Costantinopoli e contro gli altri perturbatori della dottrina e Chiesa cattolica, come si può vedere nella storia ecclesiastica.