Annali d'Italia, vol. 2 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750
Part 57
Comunque sia, giunto in Italia con sì grande sforzo di gente Odoacre, senza trovar opposizione, s'incamminò verso la fertile Liguria, cioè verso Milano. Oreste patrizio, raunata quanta gente potè, s'era postato all'Adda, probabilmente verso Lodi, per contrastargli il passo; ma conosciute troppo superiori le forze de' Barbari, e trovandosi anche abbandonato da molti dei suoi, ritirossi a Ticino, cioè a Pavia, città assai forte, sperando quivi un asilo sicuro. Sopraggiunse Odoacre, ed assediata la città, la espugnò finalmente, e ne permise il sacco ai soldati, che fecero prigioni i cittadini e diedero alle fiamme le chiese e le case, facendo un terribil falò di tutte le abitazioni. Ennodio[2131] è quello che descrive così fiera tragedia. Venuto in quella occasione alle mani di Odoacre _Oreste_ patrizio, parve che avesse da avere salva la vita; ma condotto a Piacenza, quivi nel dì 28 d'agosto fu ucciso[2132]. Marciò di poi il vittorioso esercito alla volta di Ravenna. Era quivi _Paolo_ fratello d'Oreste, e questi ancora preso nella Pigneta fuori di Classe, restò vittima del furore barbarico nel dì 4 di settembre. Entrò Odoacre in Ravenna, e continuato il viaggio, niuna difficoltà trovò ad entrare anche in Roma. Nell'una di queste due città colse _Augustolo_; ma mosso a compassione della di lui tenera età, ricordevole ancora della amicizia passata in addietro con Oreste di lui padre, non solamente gli salvò la vita, ma fattogli un assegno di seimila soldi d'oro, il confinò in un castello della Campania, appellato Lucullano, acciocchè quivi liberamente vivesse _co' suoi parenti_: parole dell'Anonimo Valesiano[2133], indicanti che suo padre fosse nativo di quelle contrade. Così, secondo la osservazion degli antichi, l'imperio romano cominciato da Romolo, e stabilito da Augusto, terminò in questo infelice Romolo ed Augustolo. Si diffuse poi per l'Italia tutta l'armata barbarica. La maggior parte delle città aprì senza farsi pregare le porte; e quelle che vollero far resistenza, pagarono il fio della loro arditezza colla morte degli abitanti, e con divenir elle smantellate ed uguagliate al suolo. Così divenne Odoacre in poco tempo signore e re di tutta l'Italia. Per tale, se crediamo all'Anonimo Valesiano, fu egli riconosciuto nel dì 25 d'agosto, cioè dopo essersi impadronito di Milano e Pavia. Ma con più formalità dovette ciò avvenire, allorchè ebbe deposto Augustolo, e l'armi sue furono entrate in Roma. Non volle egli titolo d'imperador d'Occidente, per riverenza a Zenone imperador d'Oriente, premendogli di non disgustarlo. Anzi vedremo fra poco che egli sul principio, per quanto si raccoglie da Malco istorico[2134], mostrava intenzione di contentarsi del solo titolo di _patrizio_, e di governar questi paesi a nome dell'imperadore suddetto. Ma egli da lì innanzi signoreggiò qual re, e dagli scrittori ancora è chiamato re; se non che sappiamo da Cassiodoro[2135] ch'egli non usò mai di portare la porpora, nè le altre insegne reali. E perciò non si veggono medaglie o monete battute da lui in onor suo. Nè resta legge o costituzione fatta da lui. Sembra ancora verisimile ch'egli si dichiarasse subordinato a Zenone imperadore, e il riguardasse come suo sovrano, e però tenesse in freno la propria autorità e potenza. Fece la sua residenza in Ravenna[2136], città splendidissima allora e molto ricca e forte. E perciocchè gli stava a cuore d'aver anche sotto il suo dominio la Sicilia, che allora ubbidiva al tiranno dell'Africa, cioè a Genserico re de' Vandali, trattò, per attestato di Vittore Vitense[2137], con esso Genserico, e l'indusse a cedergliela, a riserva d'una parte, con promettere di pagargli ogni anno un certo tributo. Per altro Odoacre, tuttochè di setta ariano, niuna novità fece in pregiudizio della religion cattolica, nè molestò i vescovi o le chiese dei cattolici; anzi si mostrò amorevole ed indulgente verso di loro, come si ricava da Ennodio nella vita di sant'Epifanio. Contuttociò seguì una non lieve mutazione in Italia a cagione di questi nuovi ospiti, conquistatori della terra; perciocchè attesta Procopio[2138] che a tanti Barbari in premio della vittoria, e pel loro sostentamento, bisognò assegnar la terza parte dei beni che possedevano gl'Italiani.
In quest'anno poi, siccome ho accennato di sopra, il padre Pagi[2139] pretende che _circa il fine di gennaio_ Zenone Augusto fosse obbligato alla fuga dal suddetto Basilisco, il quale si fece tosto proclamar imperadore. Aggiugne che circa il mese d'agosto dell'anno susseguente 477 terminò la tirannia di Basilisco, con risalire sul trono il già fuggito Zenone. Può esser stato così, ma si vuol qui confessare un grande imbroglio nelle storie intorno al tempo di questo avvenimento. Io non mi attribuisco di poter colpire nel vero; tuttavia dirò non essere già certa la sentenza del padre Pagi, e portar io opinione, o almeno non lieve sospetto, che nel gennaio del precedente anno 475 Basilisco usurpasse la corona d'Oriente, e che egli, prima che terminasse lo stesso anno 475, decadesse, con essere rimesso sul trono Zenone Augusto. I motivi di questa mia opinione sono i seguenti. Noi abbiamo una legge data da Zenone Augusto[2140] nel dì primo di gennaio dell'anno 476, e similmente un'altra promulgata dal medesimo imperadore _X halendas martias Basilio II et Armasio coss._[2141], cioè nell'anno presente, quantunque sia alquanto sfigurato il nome di questi consoli, dovendo essere _Basilisco et Armato coss._ Adunque nel febbraio del 476, e non già nell'agosto del 477, come vuole il padre Pagi, dovea essere ritornato in Costantinopoli Zenone, ed avere ripigliato il governo. E se di qui talun volesse inferire che in esso febbraio del 476 non dovea essere per anche seguita l'intronizzazione di Basilisco, s'ha osservare una altra legge[2142] data da esso Zenone _XVIII Kalendas januarii Armatio V. C._, cioè nel presente anno ai quindici di dicembre. Questa ci fa vedere rimontato già sul trono Zenone prima che termini l'anno 476, e non già nell'agosto del 477. Accortosi di ciò il padre Pagi, pretende che sia scorretta quella data, e vi s'abbia a leggere _post consulatum Armatii V. C._ Ma se è stato lecito al padre Pagi l'acconciare colla sua sentenza i testi, sarà permesso anche a noi la libertà medesima, con dire che l'epistola ottava di _Simplicio papa_[2143], scritta a Zenone Augusto, in cui si congratula del trono ricuperato, e che è data _VIII idus octobris P. C. Basilisci et Armati_, si dee correggere con iscrivere _Basilisco et Armato coss._ Potè Zenone Augusto tardar molto a significare al romano pontefice il suo ristabilimento e la sua buona disposizione in favor della Chiesa cattolica. Notisi ora l'epistola quarta del medesimo papa Simplicio, scritta con zelo degno d'un pontefice romano, non già a _Zenone Augusto_, come saggiamente ha osservato lo stesso Pagi, ma sì bene a _Basilisco Augusto_. Essa è data _Quarto idus januarii, Basilisco Augusto consule_, cioè nel presente anno 476; e da essa apparisce che già Timoteo Eluro, usurpatore della chiesa patriarcale d'Alessandria, dall'esilio era ritornato ad occupar la medesima, e di là era passato a Costantinopoli. Ma se nel _gennaio_ del 476, come vuole il padre Pagi, _Basilisco_ s'intruse nell'imperio d'Oriente, come potè papa Simplicio scrivere a lui sul principio d'esso _gennaio_ del 476, se non potea per anche aver intesa la nuova delle mutazion dell'Augusto, e molto men quella dello ristabilimento dell'empio Timoteo? Ancor qui il padre Pagi acconcia la data, con dire che s'ha da scrivere _IV idus junias_, e non _januarias_. Ma lasciando nel suo essere quella data, vien essa ad accordarsi col proposto sospetto che nel 475 Basilisco usurpasse la corona d'Oriente, e ne fosse spogliato prima che terminasse l'anno stesso; il che non essendo per anche venuto a notizia di papa Simplicio sul principio di gennaio dell'anno presente 476, potè perciò scrivere ad esso Basilisco per pregarlo di rimediare all'insolenza di Timoteo Eluro. Il padre Labbe e lo stesso Pagi credono che nella data della lettera quarta suddetta si debba leggere _Basilisco et Armato coss._, e che perciò essa appartenga all'anno presente.
Ma quello che principalmente fa a me credere ben fondata la da me proposta opinione, si è che Malco rettorico[2144] e storico forse il più vicino di tutti a questi tempi, e lodato molto da Fozio, ha conservato, negli Estratti che restano, una particolarità degna di molto riguardo in questo proposito, che servirà ancora ad illustrar le cose d'Occidente. Scrive egli che _Augusto_, ossia Augustolo, _figliuolo di Oreste_, appena ebbe inteso che _Zenone_ avea ricuperato l'imperio d'Oriente, con cacciarne Basilisco, che _obbligò il senato romano a spedirgli un'ambasceria_, con rappresentargli che bastava un solo imperadore. E che esso senato avea preso Odoacre persona attissima alla difesa dell'imperio d'Occidente, perchè di gran valore e scienza politica; pregando perciò Zenone di volere ornar costui colla dignità del patriziato. Nello stesso tempo _Nipote_ fuggito in Dalmazia, e che in quelle parti seguitava a farla da imperadore, spedì anch'egli suoi ambasciatori a Zenone per congratularsi della ricuperata corona, e per supplicarlo, che avendo esso Zenone provata la calamità che era toccata ad esso Nipote, volesse aver compassione di lui, ed aiutarlo a ricuperare il perduto imperio. Zenone propose l'affare in senato, e fu risoluto di dar favore a _Nipote_, sì perchè _Verina Augusta_ era parente della di lui moglie, e sì perchè le disavventure accadute a Zenone il movevano a commiserar lo stato dell'altro. Fu anche determinato che Odoacre prendesse dalle mani di _Nipote Augusto_ la dignità del patriziato, benchè poi Zenone, in iscrivendo ad Odoacre, gli desse egli il titolo di patrizio. Così Malco rettorico. Ciò posto, convien ricordare che _Augustolo_, fatto imperador d'Occidente nel dì 31 di ottobre dell'anno 475, regnò fino al dì 25 d'agosto dell'anno 476. In questo tempo di mezzo bisogna che seguisse la spedizione de' legati a Costantinopoli a Zenone, il quale era già ritornato sul trono, e tal nuova era già pervenuta a Roma, benchè tanto lontana. Si scorge ancora che poco dovea essere che Odoacre avea occupata l'Italia e Roma, con cercare la grazia e l'approvazione del suo governo dall'imperadore d'Oriente; e per conseguente convien credere che Zenone cadesse dal trono nell'anno 475, e che prima del fine d'esso anno vi risalisse coll'abbassamento di Basilisco, e che in questo medesimo anno andassero a trovarlo le ambascerie del senato romano e di Nipote rifugiato in Dalmazia, e non già ch'egli decadesse nell'anno 476, e risorgesse nell'agosto del 477. In fatti Marcellino conte[2145] mette la caduta di Zenone e l'usurpazione di Basilisco nell'anno 475. Teofane[2146] anch'egli, tuttochè citato per la sua opinione dal padre Pagi, pure è contro di lui, e favorevole all'opinione proposta; giacchè egli riferisce il fatto nell'anno primo di Zenone, ed immediatamente dopo la morte di Leone juniore Augusto. Oltre di che, Niceforo[2147] attesta anch'egli che Zenone poco tempo dopo avere ottenuta la dignità imperiale, ne fu spossessato da Basilisco, e però nell'anno 475. Lo stesso si ricava da Cedreno[2148] e da Joele cronografo[2149], stampato dopo Giorgio Acropolita. Però contra di questa opinione non ha da aver forza la Cronica Alessandrina citata dal Pagi, perchè troppo fallace nella cronologia, e nè pur concorde con esso lui in quel sito. Puossi bensì opporre che i consoli del presente anno 476 furono _Basilisco_ il tiranno ed _Armato_, e conseguentemente non potè nelle calende di gennajo di questo essere stato rimesso in trono Zenone. Ma si risponde che quel _Basilisco_ console potè non essere il tiranno; ed esso in fatti è nominato semplicemente _Basilisco_ senza la giunta d'_Augusto_ o di D. N., cioè _domino nostro_. Potrebbe dunque _Basilisco_ console in quest'anno essere stato il figliuolo di _Armato_, che Zenone creò _Cesare_, secondo l'attestato degli antichi storici, in esecuzione della promessa fatta ad Armato suo il padre, per tirarlo al suo partito. Ed egli precede il padre, perchè di maggior dignità. Quel solo che ragionevolmente può qui far opposizione, si è, che Procopio[2150] e Vittor Turonense[2151] scrivono durata la tirannia di Basilisco _un anno ed otto mesi_; ed Evagrio _due anni_. Teofane la stende fino a _tre anni_. Ma questa medesima discordia fa conoscere che per conto del tempo d'essa tirannia non abbiamo una autorità sicura; ed uno può aver fallato, e gli altri averlo seguitato. Finalmente se non è certo il quando Basilisco, spezialmente a cagione della guerra fatta alla Chiesa cattolica, fosse cacciato, può almen parere convenevolmente mostrato il quando egli occupò l'imperio, cioè l'anno 475, e non già il 476, come pretende il padre Pagi. Nè io aggiugnerò altro intorno alle iniquità di Basilisco, e agli affari della Chiesa, e al terribile incendio succeduto sotto di lui in Costantinopoli, potendosi intorno a ciò consultare il cardinale Baronio[2152]. Basterà sapere che Zenone seppe guadagnare i capitani di Basilisco, e ritornar sul trono d'Oriente. Levato con molte promesse dalla chiesa, in cui s'era rifugiato, fu poi barbaramente fatto morir di fame in una prigione colla moglie e co' figliuoli.
NOTE:
[2125] Theoph., in Chronogr.
[2126] Histor. Miscell., tom. 1 Rer. Italic.
[2127] Priscus, tom. 1 Hist. Byz., pag. 37 et seq.
[2128] Jordan., de Regnor. Success.
[2129] Vita s. Severini, in Act. SS. Boland. ad diem 8 januar.
[2130] Procop., lib. 1, cap. 1 de Bell. Goth.
[2131] Ennod. in Vita S. Epiphanii.
[2132] Chronologus Cuspiniani.
[2133] Anonymus Vales.
[2134] Malch., tom. 1. Hist. Byz.
[2135] Cassiod., in Chron.
[2136] Theoph., in Chronogr.
[2137] Victor Vitensis, lib. 1 de Persecut.
[2138] Procop., lib. 1 cap. 1 de Bell. Goth.
[2139] Pagius, Crit. Baron.
[2140] L. 28, C. de Jure dotium.
[2141] L. 5, Cod. de naturalib. liberis.
[2142] L. 16, C. de sacros. Eccl.
[2143] Labbe, Concilior., tom. 4.
[2144] Malch., Hist. Byzant., tom. 1, pag. 93.
[2145] Marcell. Comes, in Chron.
[2146] Theoph., in Chronogr.
[2147] Niceph., lib. 16, cap. 2.
[2148] Cedrenus, in Chron.
[2149] Joel, in Hist. Byz.
[2150] Procop., de Bell. Vandal., lib. 1, cap. 7.
[2151] Victor Turonensis, in Chron.
[2152] Baron., Annal. Eccl.
Anno di CRISTO CDLXXVII. Indizione XV.
SIMPLICIO papa 10. ZENONE imperadore 4. ODOACRE re 2.
Senza consoli; e però l'anno fu notato _Post consulatum Basilisci II et Armati_.
Venne a morte in quest'anno _Genserico_ re dei Vandali in Africa. Il cardinal Baronio il reputa mancato di vita nel precedente; ma con più ragione il padre Pagi[2153] riferisce la sua morte al dì 24 di gennajo dell'anno presente. Nè può essere altrimenti, stante il trattato che dicemmo seguito tra lui e Odoacre re d'Italia: al che fu necessario del tempo. Concorre del pari questa notizia a rendere più credibile la restituzione sul trono di Zenone Augusto sul fine dell'anno 475. Imperocchè Malco istorico[2154] scrive che _un anno dopo lo ristabilimento di Zenone_ vennero da Cartagine a Costantinopoli gli ambasciatori di _Unnerico re_ d'essi Vandali, succeduto a Genserico suo padre, chiedendo di stabilire una buona amicizia e pace con Zenone, ed offerendo di rinunziare a tutte le pretensioni passate per cagione di _Eudocia_ figliuola di Valentiniano III Augusto, già moglie sua. Fu accettata la esibizione, firmata la pace, e rimandati gli ambasciatori con molti regali. Se, come vuole il Pagi, Zenone avesse ricuperato l'imperio solamente circa l'agosto dell'anno presente 477, Unnerico un anno appresso, cioè circa l'agosto del 478, avrebbe spedita la sua ambasciata. Ma è ben più verisimile, che essendo morto Genserico nel gennajo del presente anno, il successore e figliuolo Unnerico non tardasse ad inviare gli ambasciatori a Costantinopoli, e per conseguente circa il febbrajo o marzo di quest'anno: apparendo perciò che era già corso un anno dappoichè Zenone aveva ricuperato il trono, e non già che Zenone fosse tuttavia in esilio. Venne meno in _Genserico_ ariano un gran persecutore dei Cattolici in Africa, e in tutti i paesi, dove si stese la di lui crudeltà; e cessò ancora un gran flagello dell'Italia, e di altri paesi, che di tanto in tanto quel re barbaro andava infestando e rovinando colle sue flotte. Già di sopra all'anno 456 vedemmo annoverati da Vittore Vitense[2155] questi paesi maltrattati da quel re divenuto corsaro. Ma _Unnerico_ suo figliuolo non amò l'infame mestier de' corsari; anzi datosi ai piaceri e ad una vita molle, senza più tenere in piedi l'armata che suo padre sempre aveva in pronto, fu, per quanto potè, alieno dalla guerra. Il suo furore adunque dopo alcuni anni si rovesciò tutto sopra i Cattolici dell'Africa, ch'egli perseguitò barbaramente con levar loro la vita, con esiliare quel piissimo clero e i loro vescovi, ed usar altre maniere di crudeltà contra di essi, descritte dal suddetto Vittore. Zenone imperadore d'Oriente, addottrinato dalle disavventure passate, e stimolato dalle forti preghiere e lettere di papa Simplicio, attese in questi tempi a sanar le piaghe che l'empio tiranno Basilisco avea fatto alla vera Chiesa di Dio col fomentar le varie eresie di que' tempi, e permesso ai vescovi eretici di occupar varie chiese di Oriente e d'Egitto. Poco nondimeno durò questo suo zelo. Intanto nell'anno presente un terribil tremuoto, per testimonianza di Teofane[2156] e di Cedreno[2157], recò immensi danni a Costantinopoli, con abbattere molte chiese e case, e restar sotto le rovine una gran moltitudine di persone. Marcellino conte[2158] scrive succeduto questo flagello nell'anno 480; ed essendo sì imbrogliata la Cronologia di Teofane, chi sa che non sia da prestar qui più fede a Marcellino scrittore più antico? Di _Odoacre_ re d'Italia altro non si sa sotto quest'anno, se non che egli fece morire _Bracila_ conte in Ravenna, siccome racconta il suddetto Marcellino conte. _Bravila_ vien egli chiamato dal Cronologo del Cuspiniano[2159], che il dice ucciso da esso re nel dì 11 di luglio, ma senza che noi sappiamo altra particolarità di quel fatto. Dovette da lì innanzi attendere Odoacre a stabilire il suo governo nell'Italia, che avea sommamente patito nell'ingresso rovinoso di tanti Barbari. Ma intanto _Eurico_ re dei Visigoti, che signoreggiava nella parte meridionale della Gallia, seppe prevalersi del tempo, in cui l'Italia tutta si trovò sì sconvolta per la venuta di Odoacre. Giordano storico[2160] scrive che egli (verisimilmente circa questi tempi) occupò _Arles_ e _Marsilia_; e potea ben farlo, perchè non v'era chi gli si opponesse. Anzi Procopio[2161] lasciò scritto che dopo aver Odoacre occupata l'Italia, per conciliarsi l'amicizia de' Visigoti, si contentò che stendessero i confini del loro dominio sino alle Alpi che dividono l'Italia dalle Gallie. Ma non sussiste già che il suddetto Eurico soggiogasse _tutta la Gallia, e la Spagna, e i Borgognoni_, come soggiugne il prefato storico Giordano. Una parte sì delle Gallie, ma non mai tutte quelle contrade conquistò egli. E sant'Isidoro[2162] non parla neppur egli se non dell'acquisto delle suddette due città. Oltre di che, il regno de' Borgognoni andò piuttosto crescendo da lì innanzi, e all'anno di Cristo 500 vedremo che essi Borgognoni signoreggiavano un gran paese, e insino _la provincia di Marsilia_, come s'ha da Gregorio Turonense, se pure in ciò è sicura la di lui autorità.
NOTE:
[2153] Pagius, Crit. Baron.
[2154] Malch. in Hist. Byzant., tom. 1, pag. 95.
[2155] Victor Vitens., lib. 1 de Persec.
[2156] Theoph., in Chronogr.
[2157] Cedren., in Histor.
[2158] Marcellin. Comes, in Chron.
[2159] Chronolog. Cuspiniani.
[2160] Jordan., de Reb. Get., cap. 47.
[2161] Procop., de Bell. Goth., lib. 1, cap. 12.
[2162] Isidor., in Chron. Gothor.
Anno di CRISTO CDLXXVIII. Indizione I.
SIMPLICIO papa 11. ZENONE imperadore 5. ODOACRE re 3.
_Console_
ILLO, senza collega.
In questi tempi noi troviamo un solo console, creato in Oriente, perchè Zenone Augusto adirato contra di Odoacre usurpator della Italia, nol volea riconoscere per re o signore legittimo; e Odoacre all'incontro procedendo colle buone, non voleva crear consoli in Occidente, per mostrar di non presumere troppo, e che non aveva animo di cozzare coll'imperadore d'Oriente. Fors'anche abborriva la dignità de' consoli, perchè tuttavia si conservava in essi un'ombra di molta autorità. Questo _Illo_ è nominato da Teofane, Zonara e Cedreno, per avere tradito Basilisco tiranno, ed ajutato Zenone Augusto a risalire sul trono. Egli ne ebbe in quest'anno per guiderdone il consolato, e da lì a qualche altro anno la morte. Erano intanto fieramente turbate dagli eretici eutichiani le chiese d'Oriente, e specialmente le patriarcali di Alessandria ed Antiochia. Però _papa Simplicio_ non omise diligenza e premura alcuna, affinchè si reprimesse l'audacia di coloro. Indusse _Acacio_ patriarca di Costantinopoli a raunare un concilio, in cui condannò Timoteo Eluro, Pietro Fullone ed altri capi di quella eresia e perturbazione. Altrettanto fece in Roma anche lo stesso pontefice Simplicio; ma con poco frutto, perciocchè Acacio non diceva davvero, ed in breve si venne a scoprire che lo stesso Zenone Augusto favoriva gli eretici. Nulla di più aggiungo, perchè intorno a questi affari son da leggere gli Annali del cardinal Baronio e del padre Pagi. Non si sa che Odoacre re d'Italia stendesse fuori d'essa la sua signoria; nè che popolo alcuno della Gallia o della Spagna prestasse a lui ubbidienza, come aveano fatto in addietro agl'imperadori romani. E quantunque ci manchino lumi per questi tempi intorno allo stato delle provincie oltramontane; pure resta assai fondamento per poter dire, che cominciando dalle Alpi marittime che dividono l'Italia dalla Gallia, si stendeva il dominio de' Visigoti per tutta la parte meridionale di essa Gallia, e di là dai Pirenei, abbracciando la Catalogna, l'Aragona e la Navarra, continuando poi fino a Siviglia. La Gallizia gemeva sotto il giogo degli Svevi col Portogallo. Nella parte poi della Gallia che cominciava dal giogo delle Alpi Cozie colla Savoia e Borgogna, che era allora più ampia d'oggidì, signoreggiava il re e la nazione de' Borgognoni, i quali erano collegati coi Romani. Anche i Britanni, già venuti dalla gran Bretagna nella Gallia, aveano quivi formata una signoria con dar titolo di re al principe loro. L'altre provincie settentrionali, giacchè non poteano aver più comunicazione coi padroni dell'Italia, si governavano da sè stesse, senza riconoscere signore alcuno. E Zosimo[2163] scrive, che ne' primi anni del secolo quinto, dappoichè seguì la ribellione di Costantino tiranno della Gallia, molte di quelle provincie si rimisero in libertà, e, cacciati i magistrati romani, cominciarono a governarsi coi proprii. Che se qualche città vi restava che amasse di stare all'ubbidienza dell'imperio romano, questa non si volle sottomettere al barbaro Odoacre, come vedremo nell'anno 480. Nè sussiste già, come hanno osservato uomini dotti, che il popolo de' Franchi prima di questi tempi avesse fermato il piede nelle Gallie suddette. Passarono ben qualche volta i Franchi il Reno, e devastarono il paese, ma se ne ritornarono addietro. Però a Clodoveo loro re si riferisce la conquista delle Gallie, siccome, andando avanti, verremo intendendo.
NOTE:
[2163] Zosim., lib. 6 Histor.
Anno di CRISTO CDLXXIX. Indizione II.
SIMPLICIO papa 12. ZENONE imperadore 6. ODOACRE re 4.
_Console_
FLAVIO ZENONE AUGUSTO per la terza volta, senza collega.