Annali d'Italia, vol. 2 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750
Part 56
Nel gennaio del presente anno, secondo la testimonianza di Teofane[2088], _Leone_ Augusto per una ostinata dissenteria pose fine ai suoi giorni. Fu principe zelante della religione cattolica, ed inclinato alla clemenza. Vedesi appellato _Magno_ dai Greci, ma senza che si contino di lui imprese tali che il mostrino degno di sì onorifico titolo. Restò dopo di lui imperadore d'Oriente _Leone juniore_, figliuolo di _Arianna_ sua figliuola e di _Zenone Isauro_; e a questo novello Augusto fu conferito in Oriente il consolato, perchè gl'imbrogli dell'imperio in Occidente non dovettero permettere il creare un console in queste parti. Zonara[2089], Cedreno[2090] e Cirillo monaco[2091] attestano che Leone juniore era _molto fanciullo_, ossia nell'infanzia; e Giovanni Malala[2092] scrisse ch'egli aveva allora _sette anni_. Contuttociò il padre Pagi[2093] sostiene che egli fosse nato nell'anno 458, fondato sull'autorità della Cronica Alessandrina[2094], che gli dà _diciassette anni_ di età, con citare in testimonio di ciò anche Nestoriano istorico, e Suida[2095], che il descrive allevato nella più abbominevol lussuria; con aggiugnere che le parole greche degli autori suddetti possono significare non solo un fanciullo, ma anche un giovane. Nulladimeno per conto di Suida, o è scorretto quel testo, o il suo racconto comparisce con circostanze affatto inverisimili; e in fine può essere che vi si parli d'altro figliuolo di esso Zenone. Nella Cronica poi Alessandrina probabilmente si dee leggere _sette_, e non _diciassette anni_. Certamente ancora Procopio attribuisce _poca età_ al novello Augusto Leone. E dalla vita di san Daniele Stilita[2096] si può quasi ricavare che nell'anno stesso in cui Basilisco fu console, cioè nell'anno 465, fu data per moglie a Zenone Arianna madre di esso Leone juniore Augusto. Certamente non prima dell'anno 459 seguì il lor matrimonio. Mirava intanto Zenone suo padre con invidia il figliuolo alzato a sì sublime dignità, con restarne egli escluso; però tanto s'adoperò col mezzo d'Arianna, e con guadagnare l'assenso del senato, che indusse il figliuolo ad accettarlo per collega nell'imperio nel febbraio seguente, e a mettergli di sua mano la corona in testa. Ma giunto il mese di novembre, _Leone juniore_ Augusto terminò la sua vita; e considerati i vizii di Zenone suo padre, non mancarono sospetti che da lui stesso provenisse la troppo affrettata morte di questo giovane Augusto, giacchè non v'ha scelleratezza che non si possa sospettare, dove entra la troppo ardente voglia di regnare. Sicchè restò solo imperadore di Oriente _Zenone_, chiamato _Isauro_, perchè di quella nazione. Portava egli prima il nome isaurico di _Tarasicodisa_; e perciocchè s'acquistò gran credito presso di Leone Augusto, per aver maneggiata una lega fra lui e il popolo dell'Isauria, e Leone volea maggiormente unirlo a sè stesso, gli fu conceduta in moglie _Arianna_, siccome dicemmo, figliuola d'esso imperador Leone. Portò poche virtù e molti vizii sul trono imperiale, per i quali fu mal intesa la sua promozione dal popolo, e ne provò egli in breve le conseguenze. Per attestato di Evagrio[2097] e di Teofane[2098] appena creato imperadore, si abbandonò a tutti i piaceri, anche i più laidi, anche i più infami.
Scena nuova s'aprì similmente in Italia nell'anno presente. Era dispiaciuta a Leone imperador d'Oriente la prosunzione di _Glicerio_, che senza saputa ed assenso di lui aveva occupata la corona dell'imperio occidentale. Però inviò in Italia con un esercito _Giulio Nipote_ figliuolo di _Nepoziano_[2099], con dargli per moglie una sua nipote. Giunto questi a Ravenna, d'ordine di esso imperadore, fu da _Domiziano_ uffiziale d'esso Leone Augusto proclamato _Cesare_. Così abbiamo da Giordano istorico[2100], il quale altrove ci fa sapere che questo _Nipote_ era figliuolo di una sorella di _Marcellino_ patrizio, cioè di quel medesimo che fu ucciso dai suoi nella sfortunata spedizione in Africa di Basilisco. Egli si vede intitolato nelle medaglie[2101] D. N. JVLIVS NEPOS P. F. AVG. Da Ravenna passò Nipote a Roma co' suoi soldati, e raggiunto _Glicerio_ nella città di Porto alla sboccatura del Tevere, quivi senza spargimento di sangue l'obbligò a deporre la porpora imperiale; ed acciocchè avesse da vivere e rinunziasse alla speranza di più ritornare sul trono, l'astrinse a farsi cherico, con avergli in appresso procurata la cattedra episcopale di Salona città della Dalmazia. Ciò fatto, per quanto s'ha dal Cronologo del Cuspiniano[2102], _Nipote_ fu proclamato imperadore d'Occidente in Roma nel dì 24 di giugno. Di queste rivoluzioni e discordie del romano imperio si prevalse _Eurico_ re de' Visigoti, signoreggiante in Tolosa nelle Gallie, il quale, rotta la pace, assalì coll'armi le provincie romane, e specialmente assediò la città d'Auvergne, appellata oggidì _Chiaramonte_, ossia _Clermont_. Eravi dentro alla difesa _Ecdicio_, figliuolo del già imperadore Avito, personaggio non meno pel valore che per la pietà riguardevole, il qual fece una gagliarda resistenza, e fu molte volte alle mani con que' barbari. A questo avviso, per quanto si raccoglie dalle lettere di Apollinare Sidonio[2103], Nipote Augusto spedì verso le Gallie _Liciniano_ questore col diploma, con cui dichiarava generale di armata il suddetto Ecdicio, affine di maggiormente animarlo a sostenere gli affari dell'imperio romano. Portossi inoltre Liciniano a trattare con Eurico per indurlo a desistere dalle offese del paese romano; ma trovò duro il cuore di quel re barbaro ed orgoglioso. Non è improbabile che sia da riferire a questi ciò che narra Giordano istorico[2104], cioè che Genserico re de' Vandali osservando così sfasciato l'imperio romano in Occidente, e pur temendo che o Leone o Zenone dall'Oriente facesse qualche sforzo o trama contra di lui, commosse con grossi regali i Visigoti ad assalire l'imperio in Occidente, e gli Ostrogoti a molestar le provincie d'Oriente, affine di starsene egli con tutta quiete a tiranneggiar nell'Africa. Vedremo fra poco muoversi gli stessi Ostrogoti contra dell'imperio orientale. La inutil ambasciata di Liciniano fece risolvere l'imperador Nipote ad inviare al re Eurico un ambasciadore di maggior riguardo; e questi fu il soprallodato _santo Epifanio_ vescovo di Pavia. Il fatto è raccontato da Ennodio[2105]. Andò il santo vescovo, e trovò Enrico in Tolosa, e pare che per cagion del verno fosse sciolto lo assedio d'Auvergne. Perorò il venerabil prelato, e finalmente ottenne la pace, ma a condizione che la città suddetta d'Auvergne fosse ceduta amichevolmente a lui; se no, egli minacciava maggiori ferite all'imperio di Occidente. Accuratamente fu ciò osservato anche dal cardinal Baronio[2106], ancorchè Giordano[2107] avesse scritto che i Visigoti costrinsero colla forza quella città alla resa, dappoichè Ecdicio, vedendo di non poter più resistere, coraggiosamente se ne ritirò con ridursi in luogo sicuro. Sembra poi che solamente nell'anno susseguente quella città venisse in poter de' Visigoti: del che si lamentò forte Sidonio vescovo della medesima.
NOTE:
[2088] Theoph., in Chronog.
[2089] Zonar., in Annal.
[2090] Cedren., in Histor.
[2091] Cyrillus apud Cotelerium, tom. 4 Monum. Graec.
[2092] Malala, in Chron.
[2093] Pagius, Crit. Baron.
[2094] Chron. Alexandr.
[2095] Suidas, verbo _Zeno_.
[2096] Surius, in vit. S. Daniel. Stilit.
[2097] Evagr., lib. 3, cap. 1.
[2098] Theoph., in Chronogr.
[2099] Jordan., de Regnor. success.
[2100] Idem, de Reb. Getic. cap. 45.
[2101] Mediob., Numism. Imp.
[2102] Chronologus Cuspiniani.
[2103] Sidon., lib. 3. ep. 7, et lib. 5, ep. 16.
[2104] Jordan., de Reb. Get., cap. 47.
[2105] Ennod., in Vit. S. Epiph. Ticin. Episc.
[2106] Baron., Annal. Eccl.
[2107] Jordan., de Reb. Get., cap. 45.
Anno di CRISTO CDLXXV. Indizione XIII.
SIMPLICIO papa 8. ZENONE imperadore 2. ROMOLO, ossia AUGUSTOLO, imperadore 1.
_Console_
FLAVIO ZENONE AUGUSTO per la seconda volta, senza collega.
Alle miserie della Gallia narrate di sopra si dee ora aggiugnere la persecuzione fatta da _Enrico_ re de' Visigoti alla religion cattolica, e descritta nel presente anno da Sidonio vescovo in una sua lettera[2108] a _Basilio_ vescovo d'Aix, come va conghietturando il padre Sirmondo. Racconta egli che il re barbaro, zelantissimo della sua setta ariana, non già uccise i vescovi cattolici, come scrisse Gregorio Turonense[2109], osservando il padre Pagi[2110] che il _summis sacerdotibus morte truncatis_ di Sidonio, solamente s'ha da interpretare, ch'erano morti di morte naturale, ma sì bene vietava che si ordinassero i lor successori, di maniera che per mancanza di parrochi e preti le chiese rimanevano serrate, e sulle porte di esse nascevano le spine, e i popoli restavano defraudati de' sacramenti. Due vescovi furono mandati in esilio; e toccò da lì a qualche tempo allo stesso Sidonio la medesima disavventura, dalla quale nondimeno egli si rilevò per intercessione di Leone questore dello stesso re Eurico. Intanto nell'Italia, divenuta teatro di frequenti peripezie, avvenne che _Nipote_ imperadore, volendo aver più vicino _Ecdicio_, valoroso figliuolo del già Avito imperadore, di cui si è parlato nel precedente anno, o per sospetti, o con disegno di rimunerarlo, il chiamò in Italia, siccome narra Giordano istorico[2111], e in luogo suo destinò generale d'armata nelle Gallie _Oreste_, creato prima patrizio, e che certamente da lì a non molto si trova ornato di questa dignità. Costui vien chiamato _di nazione Romano_ da Prisco istorico[2112], il quale cel rappresenta spedito negli anni addietro ambasciatore a Costantinopoli da Attila re degli Unni. E che questi fosse il medesimo, di cui ora parliamo, ne fa fede il Cronologo[2113] pubblicato dal Valesio dopo Ammiano Marcellino, con dire che allorchè Attila calò in Italia, _Oreste_ si acconciò al di lui servigio per segretario delle lettere. Dopo la morte di quel re barbaro tornato esso Oreste in Italia, si avanzò ancora nel servigio degl'imperadori occidentali, tanto che giunse nel presente anno a comandare l'armata ch'egli dovea condur seco nelle Gallie. Vien costui appellato da Procopio, _uomo di singolar prudenza_. Ora questo sì prudente, ma disleale personaggio, in vece di muoversi alla volta delle Gallie, guadagnati ch'ebbe gli animi della maggior parte de' soldati, rivolse l'armi contra del suo stesso signore e benefattore. Per quanto scrive il Cronologo del Cuspiniano[2114], e l'autore anonimo del Valesio[2115], _Nipote_ imperadore sorpreso da questa frode si ritirò in Ravenna, e quivi da Oreste fu sì strettamente assediato, che veggendo di non poter resistere, nel dì 28 d'agosto giudicò meglio di fuggirsene per mare a Salona città della Dalmazia, dove _Glicerio_ da lui deposto era dianzi ito ad empiere quella cattedra episcopale. Di belle accoglienze si dovettero fare l'uno all'altro questi due abbattuti Augusti. Era anche il suddetto Nipote dalmatino di nazione, per attestato di Teofane[2116]; e però fu ben ricevuto dai suoi nazionali, fra' quali, finchè potè, seguitò a signoreggiare. Aveva _Oreste_ un figliuolo assai giovinetto per nome _Romolo_, e perciocchè tutto andava a seconda de' suoi desiderii, il fece proclamare imperadore in Ravenna nel dì 31 d'ottobre dell'anno presente. Questi è chiamato dagli scrittori antichi _Augustolo_, credono alcuni per derisione a cagion della sua tenera età. Pensano altri ch'egli, oltre al nome di _Romolo_, portasse quello d'_Augusto_. Il Du-Cange[2117] rapporta una medaglia con questa iscrizione. D. N. ROMVLVS AVGVSTVS P. F. AVG. Il Goltzio[2118] ne dà un'altra con le seguenti lettere: D. N. AVGVSTVLVS PERP. P. F. AVG.; ed un'altra con questa epigrafe: D. N. FL. MOMVL. AUGVSTVLVS P. F. AVG. Si può con ragion sospettare, anzi credere, della impostura in alcune di queste medaglie. L'anonimo del Valesio merita probabilmente più fede, allorchè scrive che questo giovane, prima d'essere innalzato al trono imperiale, era chiamato _Romolo_ dai suoi genitori. Forse questo glorioso nome fu cambiato per ischerno dalla gente in _Momolo_, e poscia in _Momillo_; o pure qualche testo corrotto dei vecchi storici ha ingannato in ciò alcuni de' moderni scrittori. Procopio[2119], all'incontro, c'insegna ch'egli avea nome _Augusto_, e che i Romani per galanteria, a cagione della sua età, il chiamavano _Augustolo_.
Circa questi tempi, per quanto si ricava da Malco[2120] e da Giordano storici[2121], non però in tutto concordi, gli Ostrogoti abitanti nella _Pannonia_ (il che è da notare, e vedremo anche Teoderico re d'Italia appellar la Pannonia antica sede dei Goti) mossero guerra all'imperio d'Oriente, con fare un'irruzione nella Mesia. Re di costoro era _Teodemiro_, padre di quel _Teoderico_ Amalo che vedremo fra qualche tempo re d'Italia. Aveva questo re dianzi condotto il suo esercito contra gli Alamanni e Svevi della Germania, con devastar le loro campagne, e trucidar qualunque se gli opponeva. Tornando poscia a casa vittorioso, con sommo piacere accolse il figliuolo Teoderico, lasciato ne' tempi addietro per ostaggio nella corte di Costantinopoli, e rimandato a casa da Leone imperadore con dei magnifici regali. Era allora Teoderico in età di dieciotto anni, ed innamorato sì fattamente della guerra, che da lì a non molto, senza saputa del re suo padre, raunato un corpo di seimila soldati, e passato il Danubio, improvvisamente arrivò addosso a _Babai_ re dei Sarmati, principe insuperbito per aver poco prima data una rotta a _Camondo_ duca dei Romani; ed avendolo ucciso, con ricchissima preda se ne tornò a casa, con aver tolta ai Sarmati la città di Singidono, occupata da essi ai Romani, ch'egli seppe anche ritenere per sè. Ora Teodomiro accompagnato dal figliuolo Teoderico ostilmente col suo esercito passò nella Mesia, prese la città di Naisso, ed altri luoghi; s'impadronì della Tessalia, di Eraclea e Larissa; e, passato più innanzi, pose l'assedio a Tessalonica, ossia Solonichi. _Clariano_, o piuttosto _Ilariano_ patrizio, che era alla difesa di sì importante città, temendo di soccombere, mandò dei doni a Teodemiro, e propose un trattato di pace, in cui fu conchiuso che si scioglierebbe quell'assedio, e l'imperadore concederebbe a quei Barbari una buona porzion di paese nella Tracia. Non molto dopo venne a morte il re _Teodomiro_, e chiamati i suoi Goti alla presenza e col consentimento di essi dichiarò suo successore Teoderico suo figliuolo, principe di rara espettazione, le cui imprese racconteremo a suo tempo. Ma qui non è molto sicura la Cronologia di Giordano; perciocchè vedremo che la presa di Larissa succedette nell'anno 481, Zenone imperadore in quest'anno a dì 15 d'ottobre fece una molto lodevol legge[2122], ordinando che tutti i governatori e giudici, terminato il lor magistrato, si fermassero per cinquanta giorni nel luogo per fare il sindacato. Ma intanto esso imperadore seguitava a sfoggiare nei vizii e ne' passatempi. Secondochè s'ha da Teofane[2123], negò egli una grazia a _Verina Augusta_ sua suocera, che l'avea aiutato a salire sul trono. Di più non vi volle, perchè ella pensasse a farnelo discendere. Aspettato dunque il tempo che Zenone si trovava in Eraclea città della Tracia, congiurata con vari senatori, fece svegliare da _Basilisco_ suo fratello una sedizione in Costantinopoli, al cui avviso Zenone, uomo effeminato e mancante di coraggio, se ne scappò in Soria per mare, menando seco _Arianna Augusta_ sua moglie e una gran somma d'oro, e si ritirò in un forte castello. Quivi anche tremando giudicò meglio di rifugiarsi nella Isauria, dove il popolo della sua nazione gli diede tutta la possibil sicurezza. La Cronica Alessandrina[2124] dice ch'egli fuggì a Calcedone, e di là in Isauria, ed era allora tempo di verno. Intanto _Basilisco_ fratello di Verina Augusta fu proclamato imperadore, ed egli, dopo aver fatta coronare _Zenonida_, ossia _Zenoida_, sua moglie, dichiarò _Cesare_, e poscia collega nell'imperio, _Marco_ suo figliuolo, il quale negli editti pubblicati dal padre, e in una medaglia, rapportata dal Chifflezio, si vede nominato col genitore, ed ornato anch'esso col titolo d'imperadore. Rapporto io al presente anno questo avvenimento, raccontato da tutti gli antichi scrittori, quantunque io sappia che il Pagi lo riferisca all'anno susseguente. Ma di ciò torneremo allora a parlare.
NOTE:
[2108] Sidon., lib. 7, cap. 6.
[2109] Gregor. Turonensis, lib. 2, cap. 25.
[2110] Pagius, Crit. Baron.
[2111] Jordan., de Reb. Getic., cap. 45.
[2112] Priscus, pag. 37, tom. 1 Hist. Byz.
[2113] Chronologus Valesii post Ammianum.
[2114] Chronologus Cuspiniani.
[2115] Anonymus Valesianus.
[2116] Theoph., in Chronogr.
[2117] Du-Cange, Famil. Byz., pag. 81.
[2118] Goltzius, in Numism.
[2119] Procop., de Bell. Goth., lib. 1, cap. 1.
[2120] Malch., in Hist. Byzant., tom. 1, pag. 75.
[2121] Jordan., de Reb. Get., cap. 55.
[2122] Cod. _ut Omnes_.
[2123] Theoph., in Chronogr.
[2124] Chron. Alexandr.
Anno di CRISTO CDLXXVI. Indiz. XIV.
SIMPLICIO papa 9. ZENONE imperadore 3. ODOACRE re 1.
_Consoli_
BASILISCO per la seconda volta ed ARMATO.
Amendue questi consoli sono orientali. _Basilisco_ vien creduto il fratello di Verina Augusta. _Armato_, per testimonianza di Teofane[2125], era nipote, e, secondo altri, cugino d'esso Basilisco. L'autore della Miscella[2126] ci fa sapere che dopo essere stato creato imperadore _Romolo Augustolo_, _Oreste_ patrizio suo padre spedì ambasciatori a conchiudere una lega con Genserico re de' Vandali in Africa. Ma ciò a nulla servì, perchè da un altro Barbaro venne la rovina di lui e dell'imperadore suo figliuolo. E questi fu _Odoacre_ figliuolo di Edicone, cioè, per quanto porta la verisimiglianza, di quel medesimo che si trova annoverato da Prisco istorico[2127] fra i primi ministri d'Attila, e chiamato _Scita_, cioè Tartaro di nazione. Da Giordano storico[2128] egli ci vien rappresentato _natione Rugus_: e da Teofane è detto di _stirpe gotica, ma allevato in Italia_. Nella vita di san Severino[2129], scritta non lungi da questi tempi da Eugippio, egli vien nominato _Odobagar_, _Otachar_ e _Odachar_. Come e perchè movesse Odoacre contra d'Augustolo questa sì fiera tempesta, non si può ricavar chiaro dalla storia antica. Il suddetto Giordano e l'autore della Miscella scrivono ch'egli dall'ultimo confine della Pannonia (e pur di questa abbiam detto ch'erano allora padroni i Goti) calò in Italia con un formidabile esercito d'Eruli, Turcilingi, Rugi, Sciti, ed altri popoli ausilarii; e passando pel Norico volle abboccarsi con san Severino apostolo di quelle contrade, che era in fama di gran santità, da cui gli fu predetto quanto poscia accadde. È narrato questo fatto anche dal suddetto Eugippio nella vita del medesimo santo. Verisimilmente Odoacre invitato dagli amici di Nipote, e tratto dalla fama di tante mutazioni, che sommamente avevano indebolito l'imperio romano d'Occidente, si mosse colla speranza di farne egli stesso il conquisto. Ma Teofane, siccome abbiam detto, attesta che Odoacre era _allevato in Italia_; e Procopio aggiugne[2130] che costui militava in Italia fra le _guardie del corpo_ degl'imperadori. E perciocchè prima i Romani aveano preso al loro servigio una gran moltitudine di Barbari, Sciti, Alani e Goti, con vergogna e danno dell'imperio stesso, avvenne che essi Barbari insuperbiti, conoscendo il loro forte, e qual contrada fosse questa, e come erano inviliti gl'Italiani, cominciarono a pretendere una terza parte dei terreni dell'Italia per loro sostentamento. Oreste si oppose a tal pretensione; laonde i medesimi elessero per loro capo _Odoacre_, che spogliò poi Oreste della vita, e suo figliuolo dell'imperio. Quando ciò fosse stato, sarebbe da credere che Odoacre fosse passato dall'Italia nella Pannonia, da dove poi, per rinforzare i Barbari di Italia, fosse ritornato, conducendo seco una ciurma sterminata di varie altre nazioni, tutte ansanti a far bottino in questi paesi, non rade volte infelici, perchè troppo felici.