Annali d'Italia, vol. 2 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750
Part 55
E tal fu il fine di quella tragedia, non essendo però mancate persone che disapprovarono il fatto, siccome per relazione d'Evagrio[2048] sappiamo che fece Prisco istorico di questi tempi, mentre taccia di ingratitudine Leone, per aver sì malamente rimeritato chi aveva alzato lui al trono. Per la morte di costoro dicono che fu posto a Leone il soprannome di _macello_, ossia di _macellajo_. Racconta eziandio lo scrittore della Cronica Alessandrina[2049] che si svegliò in Costantinopoli una sedizione dei soldati goti e di altri aderenti al partito di quegli ariani. Alla testa d'essi era _Ostro_ conte, di nazione goto, che assalì il palazzo imperiale; ma ritrovata gran resistenza nelle guardie, dopo la morte di molti, egli fu obbligato a ritirarsi; e conoscendosi inferiore di forze, presa seco una concubina d'Aspare, assai ricca e di rare bellezze, passò nella Tracia, dove diede un gran guasto e fece altri mali. Però il popolo di Costantinopoli in una canzone andava ripetendo: _Fuorchè il solo Ostro, niuno è amico del morto_. Teofane[2050] aggiugne che _Teoderico_ goto, figliuolo di Triario, che fu poi re de' Goti, accorse in aiuto del suddetto Ostro; e che se non giugnevano a tempo Basilisco tornato dalla Sicilia, e Zenone venuto da Calcedone, con rinforzar le guardie imperiali, succedeva maggior disordine in quella città. Esito ben diverso ebbero in Occidente le discordie insorte fra l'imperadore Antemio e _Ricimere_ patrizio. Era similmente esorbitante la potenza di costui nell'imperio occidentale, barbaro anche esso di nazione, ed eretico ariano di credenza. Tuttochè Antemio, con dargli in moglie una sua figliuola, si fosse studiato di attaccarlo mercè di questo modo ai proprii interessi, pure si trovò deluso. Ricimere volea farla da imperadore; corsero anche sospetti di peggio, cioè ch'egli meditasse dei neri disegni sulla persona dello stesso Antemio; perchè teneva corrispondenza coi Barbari nimici dell'imperio; e quanto più Antemio s'ingegnava d'obbligarlo coi doni, tanto più egli diveniva orgoglioso. Si venne perciò a rottura, e Ricimere si ritirò a Milano, dove cominciò a far preparamenti di guerra contra del suocero Augusto. Ennodio[2051], scrittore di questi tempi, quegli è che fa questo racconto, ed aggiugne che la nobiltà milanese colle lagrime agli occhi cotanto lo scongiurò, che s'indusse a spedire una ambasceria ad Antemio per trattar di pace. Fu scelto per tale impresa _santo Epifanio_ vescovo di Ticino, cioè di Pavia, che, ito a Roma, pacificò l'imperadore, e riportò sì lieta nuova a Milano. Quest'ambasciata di sant'Epifanio vien riportata dal Sigonio all'anno 472, e dal cardinal Baronio al presente 471. Ma il padre Sirmondo[2052], seguitato poi dal padre Pagi[2053], pretende che essa seguisse nel 468, perchè di quel santo prelato, proposto per ambasciatore, fu detto: _Est nobis persona nuper ad sacerdotium ticinensis urbis adscita_; ed Ennodio scrive di sotto, che regnando _Nipote_ imperadore, cioè nell'anno 474, sant'Epifanio toccava già l'anno ottavo del suo vescovato. Ma noi ricaviamo da Sidonio[2054] che negli ultimi mesi dell'anno 467 seguirono in Roma le solennissime nozze di Ricimere colla figliuola di Antemio Augusto, e che nel dì primo dell'anno 468, in cui esso Sidonio recitò il suo panegirico in onore di Antemio, Ricimere era in Roma, e passava egregia concordia col suocero. Dall'altro canto impariamo da Ennodio nella vita suddetta, che, dopo essere nata la discordia fra l'imperadore e Ricimere, questi si ritirò a Milano, e che amendue facevano preparamenti di guerra: dopo di che fu spedito sant'Epifanio, il quale prima della Pasqua se ne ritornò a Pavia. Adunque non è verisimile che sì presto si rompesse l'amicizia tra Antemio e Ricimere, e che in sì breve tempo, come è dal primo di gennaio dell'anno 468 al dì 31 di marzo d'esso anno, succedesse quanto ho narrato fin qui. Però quel _nuper_ di Ennodio dovrebbe prender più tempo di quel che sembra; e riesce credibile che più tardi di quel che si figura il Sirmondo, accadde la dissensione suddetta e l'ambasciata di sant'Epifanio. Certamente quand'anche si accordasse una dissensione e tregua precedente, almeno in quest'anno dovette ribollire fra l'imperadore e Ricimere l'odio e la discordia, di cui vedremo gli effetti funesti nell'anno che seguita.
NOTE:
[2042] Reinesius, Inscription., pag. 67.
[2043] Marcell., in Chron.
[2044] Chron. Alex.
[2045] Marcell. Comes, in Chron.
[2046] Niceph., lib. 15, cap. 27.
[2047] Photius, in Bibliotheca, Cod. 79.
[2048] Evagr., lib. 2, cap. 15.
[2049] Chron. Alexandr.
[2050] Theoph., in Chronogr.
[2051] Ennod. in Vita S. Epiphanii Ticinens. Episcopi.
[2052] Sirmondus, in Notis ad Ennod.
[2053] Pagius, Crit. Baron.
[2054] Sidon., lib. 4, ep. 5.
Anno di CRISTO CDLXXII. Indizione X.
SIMPLICIO papa 5. LEONE imperadore 16. OLIBRIO imperadore 1.
_Consoli_
FESTO e MARCIANO.
Da Anastasio Bibliotecario, nella vita di papa Simmaco[2055], intendiamo che il primo di questi consoli, cioè _Festo_, ebbe questa dignità per l'Occidente. L'altro, cioè _Marciano_, fu console per l'Oriente. Pretende il padre Pagi[2056] che questi sia figliuolo di Antemio Augusto, a cui fu data per moglie _Leonzia_ figliuola di Leone imperadore d'Oriente. Ma s'è veduto anche all'anno 469 console Marciano, ch'esso Pagi parimente crede lo stesso che procedette console nel presente anno. Chieggo io, se ciò è, perchè mai Marciano non viene in alcuno de' Fasti, nè presso alcuno degli storici, appellato _consul II_? Ciò a me fa dubitare di due personaggi diversi. Finalmente in quest'anno divampò il mal animo dell'iniquo _Ricimere_ patrizio contra dell'imperadore _Antemio_. Dal solo autore della Miscella[2057], secondo la mia edizione, abbiam qualche lume di questo successo. Non ostante la pace fatta, il perfido ariano venne da Milano alla volta di Roma con un gagliardo esercito, e si mise ad assediar la città, con accamparsi presso il ponte del Teverone. Poche forze aveva Antemio, che verisimilmente non si aspettava questa visita. Il peggio fu, ch'egli teneva ben dalla sua una parte del popolo romano, ma anche un'altra seguitava il partito di Ricimere, tra perchè egli s'era fatto di molti aderenti, e perchè molti de' Latini miravano di mal occhio un greco imperadore che comandasse all'Occidente. Fors'anche in lui non si trovava quella religione e pietà che i Greci decantano. Sostenne Antemio per lungo tempo l'assedio; e Teofane[2058] scrive che giunsero i suoi soldati per mancanza de' viveri fino a mangiar del cuoio ed altri insoliti o schifosi cibi. Tanta costanza ed ostinazione procedeva dalla speranza che avessero da venir soccorsi. Ed in fatti _Bilimere_, governator delle Gallie, udita che ebbe la congiura scoppiata contro Antemio, desideroso d'aiutarlo, venne speditamente in Italia, menando seco un buon esercito; e giunto che fu a Roma, presso il ponte d'Adriano, attaccò battaglia; ma male per lui, perchè vi restò sconfitto ed ucciso. Il Sigonio lasciò scritto che questo Bilimere era di nazione Goto, e l'esercito suo composto di Goti; ma io non truovo onde ciò apparisca. Dopo questa vittoria, Ricimere, o per forza, o per amore, entrò a dì undici di luglio nell'afflitta città di Roma; e quivi una delle prime cose fu di far tagliar a pezzi il misero Antemio suocero suo. Trovavasi Roma allora in estreme miserie, parte per l'orrida fame patita, e parte per una epidemia che infieriva nel popolo. Vi si aggiunse il terzo flagello, cioè il terribil sacco che l'ariano Ricimere quivi permise ai vittoriosi suoi soldati, non essendo restati esenti da tanta barbarie se non due rioni, dove era alloggiata la gente d'esso Ricimere. Ed ecco l'amaro frutto dell'aver gl'imperadori voluto per lor guardie, o per ausiliarii, gente barbara, ariana e di niuna fede. Ma questo iniquo uomo, che avea tenuti finora per ischiavi gl'imperadori, e poi gli aveva, secondo il suo arbitrio, mandati all'altro mondo, non godè lungamente il frutto delle sue malvagità, perciocchè da lì a tre mesi, come ha l'autore della Miscella, o pure, come attesta il Cronologo del Cuspiniano[2059], scrittore più accurato, nel dì 18 d'agosto, fra gli spasimi d'una dolorosa malattia finì anch'egli di vivere e di assassinare gl'imperadori. Il cardinal Baronio[2060] ha osservato che Ricimere avea fatto fabbricare in Roma una chiesa col titolo di sant'Agata, oggidì sotto monte Magnanapoli, acciocchè servisse di sepolcro a lui e ai suoi soldati goti, che seguitavano al pari di lui l'arianismo. In un musaico si leggeva questa iscrizione:
FL. RICIMER. V. I. MAGISTER VTRIVSQ. MILITIAE PATRICIVS ET EXCONSVL ORD. PRO VOTO SVO ADORNAVIT.
E in una lamina di rame con lettere di argento, rapportata dal Doni e da me altrove[2061], si leggeva quest'altra:
SALVIS DD. NN. ET PATRICIO RICIMERE EVSTATIVS VC VRB. P. FECIT.
Al suono degli sconcerti suddetti, e durante l'assedio testè riferito, era corso dall'Oriente in Italia _Olibrio_, nobilissimo senatore della casa Anicia, già stato console nell'anno 464. Era un pezzo ch'egli pretendeva all'imperio, perchè marito di _Placidia_ figliuola dell'imperadore Valentiniano III, ma non gli era venuto fatto finora di ottenere il suo intento. In questi torbidi si dovette egli appoggiare a Ricimere, non peranche morto, dalla cui forza bisognava riconoscere la corona dell'Occidente; e però fu proclamato Augusto. Nelle medaglie presso il Mezzabarba[2062] si vede intitolato D. N. ANICIVS OLIBRIVS AVG. Chiaramente scrive l'autore della Miscella[2063] che Olibrio fu mandato in Italia da Leone imperadore d'Oriente, e che essendo tuttavia vivo Antemio Augusto, egli conseguì la porpora imperatoria: il che se è vero, o egli burlò Leone, che probabilmente non l'avea inviato per danneggiar Antemio sua creatura, oppure Antemio dovea essere decaduto dalla grazia di Leone Augusto. Anche il Cronologo del Cuspiniano[2064], con cui va d'accordo Cassiodoro[2065], sembra assai manifestamente insinuare che Olibrio prima che fosse tolta la vita ad Antemio, fu dichiarato imperadore. Scrive di più Teofane[2066], che lo stesso Leone Augusto dichiarò imperadore _Olibrio_, e mandollo in Italia. Però si può dubitare dell'opinion del Pagi[2067], che il suppone innalzato al trono solamente dappoichè Roma fu presa ed Antemio restò vittima della crudeltà di Ricimere. Ma io non so se per malizia degli uomini, o pel corso naturale delle cose caduche del mondo, _Olibrio_ poco tempo godè la dignità imperatoria. Aveva egli dopo la morte di Ricimere, per quanto abbiamo dall'autore della Miscella e dal Cronologo del Cuspiniano, creato patricio _Gundibalo_, ossia _Gundibaro_, o _Gundibaldo_, nipote di Ricimere e generale dell'armata cesarea in quei tempi. Eruditamente osservò il suddetto Pagi che questo Gundibaldo era figliuolo di Gundeuco re dei Borgognoni; e Gregorio Turonense[2068] scrive aver egli ucciso _Chilperico_ e _Gundomaro_ suoi fratelli, ed essere in fine stato punito da Dio con una simil morte. Per attestato di Ennodio[2069], costui regnò in Lione; ma in questi tempi militando al servigio dell'imperio romano, e stando in Roma, ottenne le dignità vacanti per la morte di Ricimere. Altra azione fatta da Olibrio Augusto non è pervenuta a nostra notizia, se non che egli terminò il suo comando e i suoi giorni nel dì 23 d'ottobre, siccome attesta il Cronologo del Cuspiniano, e di morte naturale, per quanto s'ha dall'autore della Storia Miscella; il quale, non men che Cassiodoro, Giordano e Marcellino conte, gli dà sette mesi d'imperio, e non già tre mesi e dodici giorni, come immaginò il padre Pagi; riconoscendosi da questo ch'egli qualche mese prima della morte di Antemio Augusto avea dato principio all'imperio suo. Non lasciò Olibrio figliuoli maschi, per quanto si sappia, dopo di sè, dal matrimonio già contratto con _Placidia_ figliuola di Valentiniano III Augusto, ma bensì una figliuola, appellata _Giuliana_, che fu maritata ad _Ariobindo_ illustre personaggio, non quello che fu console nell'anno 434, ma sì ben ad un nipote d'esso, perciocchè, per attestato della Cronica Alessandrina[2070], trovandosi nell'anno 512 essa _Giuliana_ nobilissima patricia presente ai giuochi circensi in Costantinopoli, le fazioni gridarono: _Vogliamo Ariobindo per re della Romania._ Questo accidente fu cagione che Ariobindo per paura di Anastasio, allora imperadore, se ne fuggì di là dal mare. Trovavasi tuttavia in Africa _Eudocia_, sorella della suddetta Placidia, maritata con Unnerico, primogenito di Genserico re dei Vandali, e gli aveva partorito un figliuolo per nome _Ilderico_, il quale col tempo divenne re di quella perfida nazione. Racconta Teofane[2071] ch'ella nel presente anno non potendo più sofferire, siccome buona cattolica, d'aver per marito un ariano, dopo esser vivuta con lui sedici anni, trovò felicemente la maniera di fuggirsene, e se n'andò dirittamente a Gerusalemme, dove, dopo aver visitati i santi luoghi, e il sepolcro di _Eudocia_ Augusta sua avola, stabilì la sua residenza, ma per poco tempo, perchè Dio la chiamò a sè. Lasciò ella tutti i suoi beni alla chiesa della santa Risurrezione, con raccomandare al vescovo un suo fedel servitore che l'avea aiutata alla fuga. In quest'anno medesimamente, per attestato di Marcellino conte[2072], il monte Vesuvio vomitò tanta cenere, che coprì tutta la superficie dell'Europa, e in Costantinopoli, per memoria di questa terribil cenere, fu istituita una festa a dì 6 di novembre. Procopio[2073] anch'egli scrive essere stata tradizione che a Costantinopoli giugnesse quella cenere, e perciò avesse principio la festa suddetta. Contra del Bodino, che deride come una semplicità la narrazione di questi due autori, il cardinal Baronio[2074] reca un passo di Cassiodoro[2075], il quale asserisce che la polve vomitata dal Vesuvio giugneva fino alle provincie di oltremare. Certo è intanto doversi chiamare un grande iperbole quella di Marcellino conte. Che poi quelle ceneri giugnessero di là dall'Adriatico, si può credere, avendone noi veduto un esempio anche ai dì nostri; ma il farle anche volare sino a Costantinopoli in forma sensibile, sembra notizia non sì facile da digerire.
NOTE:
[2055] Anastas. Bibl. in Vit. Symmachi.
[2056] Pagius, Crit. Baron.
[2057] Tom. 1 Rer. Italic. Scriptor.
[2058] Theoph., in Chronogr.
[2059] Chronolog. Cuspiniani apud Panv.
[2060] Baron., Annal. Eccl. ad ann. 473.
[2061] Thesaur. novus Inscript., pag. 266.
[2062] Mediob., Numism. Imp.
[2063] Hist. Miscell. tom. 1 Rer. Italic.
[2064] Chronologus Cuspiniani.
[2065] Cassiod., in Chron.
[2066] Theoph., in Chronogr.
[2067] Pagius, Critic. Baron.
[2068] Gregor. Turonensis, lib. 2. cap. 28.
[2069] Ennod., in vita s. Epiphanii Ticin. Episc.
[2070] Chron. Alexandr.
[2071] Theoph., in Chronogr.
[2072] Marcell. Comes, in Chron.
[2073] Procop., de Bell. Goth., lib. 2, cap. 4.
[2074] Baron., Annal. Eccl.
[2075] Cassiodorus, Variar., lib. 4, ep. 50.
Anno di CRISTO CDLXXIII. Indizione XI.
SIMPLICIO papa 6. LEONE imperadore 17. GLICERIO imperadore 1.
_Console_
FLAVIO LEONE AUGUSTO per la quinta volta, senza collega.
Erano talmente imbrogliati gli affari in Occidente, che non fu creato console in Italia; e però il solo _Leone Augusto_ comparisce _per la quinta volta_ nei Fasti di quest'anno. Dopo la morte di _Olibrio_, mi si fa credibile che o l'emulazione di molti impedisse per qualche tempo la elezione di un nuovo imperadore d'Occidente, oppur che il senato romano trattasse con Leone imperadore d'Oriente per camminar seco di buona armonia in cosa di tanto rilievo. Ma in questo mentre _Glicerio_, il quale non sappiamo chi fosse, nè qual dignità godesse, così persuaso da _Gundibalo_ patrizio, come abbiam da Cassiodoro[2076], si fece proclamare imperadore d'Occidente dall'esercito di Ravenna nel dì 5 di marzo. Marcellino conte[2077] lasciò scritto che Glicerio più per sua prosunzione, che per elezione, fu fatto imperadore, volendo, a mio credere, significare che non vi concorse l'assenso del senato; e certamente ciò succedette senza saputa e volontà di Leone Augusto. Dall'autore della Miscella[2078] questo Glicerio è appellato _domesticus_, cioè guardia del corpo, non so se dell'imperadore o di Gundibalo patrizio. Teofane[2079] scrive che Marciano, da noi veduto di sopra imperadore, era stato _domestico di Aspare patrizio_. Ed allorchè Gioviano fu fatto imperadore, per attestato di Ammiano Marcellino[2080], era _il primo nell'ordine dei domestici_. Trovasi inoltre che l'essere _domestico_ portava talora il comando in qualche uffizio, o nella milizia: sopra che è da vedere il Codice Teodosiano e il Du-Cange[2081]. Le azioni di questo novello imperadore, che nondimeno regnò poco tempo, restano seppellite nell'obblio. Solamente sappiamo da Teofane che esso fu _uomo non cattivo_, e da Ennodio[2082], che essendo stata ingiuriata la madre (per quanto apparisce) dello stesso Glicerio dagli uomini suoi sudditi (forse dai Pavesi), s'interpose sant'_Epifanio_ vescovo di Pavia, ed impetrò loro il perdono. Racconta inoltre Giordano istorico[2083], che venuto in Italia _Videmire_, fratello di _Teoderico_ re o duca degli Ostrogoti, con un corpo d'armata, terminò qui i suoi giorni; ed essendogli succeduto Videmire suo figliuolo, Glicerio fece tanto con dei regali, che lo indusse a passar nelle Gallie, dove si unì coi Visigoti, anch'essi della nazion medesima. Sentiva intanto Leone imperador d'Oriente che declinava forte la sua sanità, e però non avendo figliuoli maschi che gli potessero succedere nell'imperio, rivolse tutto il suo studio per far cadere la corona in capo a _Zenone_ suo genero, perchè marito di _Arianna_ sua figliuola. Candido, antichissimo storico, di cui Fozio[2084] ci ha conservato un estratto, racconta, che per quanto egli s'adoperasse, non potè ottenere che i sudditi acconsentissero alla elezion di Zenone: segno che si esigeva in quei tempi il consenso del senato e del popolo per creare gl'imperadori. Perciò Leone si appigliò al partito di dichiarare Cesare, e per conseguenza suo successore, o, come altri vogliono, _Augusto_ e collega nell'imperio, con approvazion del pubblico, Leone suo nipote, nato dai suddetti Zenone ed Arianna. Giovanni Zonara[2085] pretende che Leone stesso abborrisse il far imperadore Zenone, perchè uomo di aspetto odiosissimo e di animo anche più brutto. Vuole il padre Pagi[2086] che si stia alla fede di Candido, come scrittore più antico; ma essendo poi stato dopo la morte di Leone, col consenso del senato, eletto imperadore lo stesso Zenone, non par credibile il preteso abborrimento del senato e popolo, nè che Leone avesse voluto daddovero promuoverlo dianzi. Oltre di che più a lui dovea premere l'innalzamento di un discendente suo, cioè del nipote, che del genero. Sotto quest'anno ho io posta la elezione di _Leone juniore_, seguendo Cassiodoro, Teofane, Marcellino conte, ed anche Cedreno. Ma Candido storico scrive presa questa risoluzione da Leone Augusto poco prima della sua morte. Tuttavia essendo mancato di vita esso Leone nel gennaio dell'anno seguente, non apparisce in ciò discordia fra gli storici. Nell'anno presente ancora merita _Apollinare Sidonio_, riguardevole scrittore di questi tempi, che si faccia memoria come egli fu creato vescovo della città di Auvergne nella Gallia. Dissi di sopra che _Teoderico_ figliuolo di Triario, duca dei Goti orientali, con Ostro conte, tentò di far vendetta della morte di Aspare patrizio. Furono questi Barbari astretti a ritirarsi, e fecero dipoi molti danni nella Tracia, dove piantarono allora la loro sede. Malco rettorico[2087], di cui restano alcuni estratti nel libro delle Ambascerie, racconta che quei Goti, i quali comincieremo a chiamare Ostrogoti, fecero in questo anno istanza a Leone Augusto che fosse data ad esso Teoderico l'eredità lasciatagli dall'ucciso Aspare patrizio; che potessero abitar nella Tracia, e che a Teoderico si desse il comando sopra le milizie straniere, come aveva il suddetto Aspare. Perchè tutto non fu loro accordato, Teoderico spedì parte delle sue genti a devastar la campagne di Filippi: assediò ancora e prese Arcadiopoli. Seguì appresso la pace, con obbligarsi l'imperadore a pagar ogni anno duemila libbre di oro ad essi Ostrogoti, e con dichiarare il suddetto Teoderico generale dei due corpi d'armata che servivano alla guardia dell'imperadore. Questo _Teoderico_ è diverso dall'altro, figliuolo di Teodomiro, che fu poi re d'Italia, ed era anch'egli in Oriente allora in gran reputazione.
NOTE:
[2076] Cassiod., in Chron.
[2077] Marcell. Comes, in Chron.
[2078] Histor. Miscell., tom. 1 Rer. Italic.
[2079] Theoph., in Chronogr., pag. 90.
[2080] Ammianus Marcell., lib. 25.
[2081] Du-Cange, in Glossar. Latino.
[2082] Ennod., in Vita s. Epiphan.
[2083] Jordan., de Reb. Get., cap. 56.
[2084] Photius, in Biblioth. Cod. 79.
[2085] Zonar., in Annal.
[2086] Pagius, Crit. Baron.
[2087] Malchus Rhetor, tom. 1 Hist. Byz. pag. 92.
Anno di CRISTO CDLXXIV. Indizione XII.
SIMPLICIO papa 7. ZENONE imperadore 1. NIPOTE imperadore 1.
_Console_
FLAVIO LEONE juniore AUGUSTO, senza collega.