Annali d'Italia, vol. 2 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750

Part 54

Chapter 543,467 wordsPublic domain

_Antemio_ Augusto nel presente anno è intitolato ne' Fasti _console per la seconda volta_, perchè nell'anno 455 era stato console insieme con Valentiniano III Augusto. Perciò egli è chiamato _consul vetus_ da Apollinare Sidonio[2011], nobile personaggio della Gallia, e poeta riguardevole, il quale invitato a Roma nel precedente anno da esso Antemio, recitò poi nel primo giorno di gennaio del presente il panegirico d'esso imperadore, tuttavia esistente, e in ricompensa ne riportò la dignità di prefetto di Roma. Era in questi tempi prefetto del pretorio delle Gallie _Servando_: così l'appella l'autore della Miscella[2012] secondo la mia edizione; ma _Arvando_ si trova chiamato da esso Sidonio[2013], autore di maggior credito, se pure il suo testo non è guasto, là dove racconta diffusamente la di lui disgrazia accaduta in quest'anno. Fu costui accusato a Roma quasichè tenesse delle segrete intelligenze coi Visigoti, e tramasse dei tradimenti in pregiudizio dell'imperio, siccome uomo superbo, e che troppo si fidava di sè stesso. Furono in contraddittorio con lui i legati delle Gallie, e convinto, fu vicino a perdere ignominiosamente il capo; ma, prevalendo la clemenza dell'imperadore Antemio, fu mandato in esilio in Oriente, dove terminò i suoi giorni. Fa pur menzione lo stesso Sidonio[2014] di un altro prefetto delle Gallie, per nome Seronato, dipinto da lui come persona scelleratissima, che, provato reo di lesa maestà, fu levato dal mondo qualche anno dipoi. Leone Augusto in quest'anno, voglioso di abbattere la potenza ed insolenza di Genserico re de' Vandali, il quale, dopo avere appreso il mestier dei corsari, non lasciava anno che non infestasse i lidi delle provincie romane, uccidendo, spogliando e conducendo seco migliaia di schiavi, da tutto l'Oriente raunò, secondochè racconta Teofane[2015], uno stuolo di _cento mila navi_, piene d'armi e d'armati, e lo spedì in Africa contra di Genserico. Si racconta che a Leone costò questa spedizione _mille e trecento centinaia d'oro_. E certamente Suida[2016], coll'autorità di Candido, istorico perduto, scrive che Leone in quella impresa spese _quarantasette mila libbre d'oro_, parte raunate dai beni dei banditi, e parte dall'erario d'Antemio imperadore. Questi similmente inviò colà dall'Occidente una rilevante flotta. Fu ammiraglio (è Teofane che seguita a parlare) e generale dell'armata orientale _Basilisco_, fratello di Verina Augusta, moglie dello stesso imperador Leone, che già s'era acquistato gran nome con varie vittorie contra degli Sciti, ossia de' Tartari. _Marcellino_ fu il generale dell'armata occidentale. Arrivata la poderosa armata in Africa, affondò buona parte delle navi di Genserico, e superò la stessa città di _Cartagine_. Ma guadagnato Basilisco a forza d'oro dal re nemico, rallentò l'ardor della guerra ed in fine di concerto si lasciò dare una rotta, come abbiamo da _Persico autor della storia_: nome corrotto nel testo di Teofane, che vuol significare _Prisco_ istorico, tante volte citato di sopra. Seguita a scrivere Teofane, altri aver detto essere proceduto un sì fatto tradimento da Aspare patrizio, generale potentissimo dell'Oriente, e da Ardaburio suo figliuolo che aspiravano alla succession dell'imperio; i quali, veggendo Leone Augusto molto contrario a questa loro idea, per esser eglino di credenza ariani, cercavano ogni via di rovinare gl'interessi dell'imperio d'Oriente; e però s'accordarono con Basilisco, promettendogli di farlo imperadore, se tradiva la flotta e l'esercito a lui confidati, e lasciasse la vittoria a Genserico, al par di essi ariano. Comunque sia, la verità si è che Genserico, preparate delle navi incendiarie, una notte, quando i Romani stolidamente men sel pensavano, le spinse col favore del vento addosso alla lor flotta con tal successo, che assaissime navi rimasero preda delle fiamme, e il resto fu obbligato a ritirarsi colle milizie in Sicilia. Cedreno[2017] scrive che non tornò indietro neppur la metà dell'esercito.

Ma non sussiste punto il dirsi da Teofane che Basilisco superasse _Cartagine_, siccome è uno sproposito troppo intollerabile quello delle _cento mila navi_, che non può venir dallo storico, il quale senza dubbio avrà voluto dire una _flotta di mille e cento navi_. Parrà fors'anche troppo ad alcuni il dirsi da Procopio[2018] che quella flotta conduceva _cento mila uomini_. Ma non avrà difficoltà a crederlo, chi considererà unita la potenza dell'uno e dell'altro imperio a quella impresa. In fatti Cedreno scrive che furono _mille e cento tredici navi_, in cadauna delle quali erano cento uomini, e che la spesa ascese a sei cento cinquanta mila scudi d'oro, ed a settecento mila d'argento, senza quello che fu somministrato dall'erario e da Roma. Odasi ora, come Procopio racconti questa sì strepitosa spedizione. Tiene anch'egli che _Aspare_ irritato contra di Leone Augusto, principe troppo alieno dal volere un eretico per successore nell'imperio, temendo che la rovina di Genserico assodasse vieppiù il trono a Leone, e il mettesse in istato di non aver nè paura nè bisogno di lui, raccomandasse vivamente a _Basilisco_ di andar con riguardo contra di Genserico. Ora Basilisco approdò colla flotta a una terra appellata il Tempio di Mercurio. Quivi apposta cominciò a perdere il tempo; poichè se a dirittura marciava a Cartagine, l'avrebbe presa sulle prime, e soggiogata la nazione vandalica, essendochè Genserico atterrito non tanto per le nuove giuntegli che la Sardegna era già stata ricuperata dai Romani, quanto per la comparsa di quella armata navale, a cui si diceva che una simile non l'aveano mai avuta i Romani; già pensava a non far resistenza coll'armi. Ma osservando il lento procedere dei Romani, ripigliò coraggio; e mandate persone a Basilisco, il pregò a differir le offese per cinque giorni, tanto ch'egli in questo spazio di tempo potesse prendere quelle risoluzioni che gli paressero più proprie e di soddisfazione dell'imperadore. Fu poi creduto che Genserico comperasse con grossa somma d'oro questa tregua, e che Basilisco o vinto dai regali, o per far cosa grata ad Aspare, vi acconsentisse. Intanto mise Genserico in armi tutti i suoi sudditi, preparò le barche incendiarie, e, venuto il buon vento, portò con esse il fuoco e la rovina alla maggior parte dell'armata navale romana. E i Vandali con altre navi furono in quel tumulto addosso ai nocchieri e soldati, che erano imbrogliati nelle navi, e ne trucidarono e spogliarono assaissimi. Basilisco, ritornato a Costantinopoli, si rifugiò in santa Sofia, e per preghiere di Verina Augusta sua sorella salvò la vita, costretto solamente ad andare in esilio a Perinto. Cedreno[2019] attribuisce, non a tradimento, ma a viltà e poca condotta di Basilisco l'infelice riuscita di questa impresa (il che non è improbabile), e dice aver egli verificato il proverbio: _Che val più un esercito di cervi comandato da un lione, che un esercito di lioni comandato da un cervo._ Aggiugne Procopio che _Marcelliano_ il quale negli anni addietro si era ribellato all'imperio, e signoreggiava nella Dalmazia, ma nel presente anno guadagnato con lusinghe da Leone Augusto, avea d'ordine suo tolta dalle mani dei Vandali la Sardegna, essendo poi passato in Africa in soccorso di Basilisco, fu quivi ucciso con inganno da uno de' suoi colleghi. Anche Marcellino conte[2020] narra sotto quest'anno, che _Marcellino patrizio d'Oriente_ (egli è lo stesso che il _Marcelliano_ di Procopio) uomo di professione pagano, mentre era presso Cartagine in soccorso de' Romani contra de' Vandali fu dai Romani medesimi con frode ucciso. Cassiodoro[2021] e il Cronografo del Cuspiniano[2022] scrivono che tolta gli fu la vita in Sicilia, e Idacio[2023] racconta ch'egli era stato inviato da Antemio Augusto per generale d'una considerabile armata contra de' Vandali. E tal fine ebbe la grandiosa spedizione dei Romani Augusti contro al tiranno dell'Africa. In quest'anno, secondochè pretende il padre Pagi[2024], e non già nell'antecedente, come vuole il cardinal Baronio[2025], terminò i suoi giorni _Ilario papa_ nel dì 21 di febbraio. Nella sua vita presso Anastasio[2026] si legge un lungo catalogo di fabbriche da lui fatte, e di ornamenti e vasi d'oro e d'argento di peso e prezzo tale, che possono cagionar maraviglia ai nostri tempi, come potesse un solo papa far tanto, ancorchè allora la chiesa romana non possedesse stati in sovranità come oggidì. Ma è da dire che essa Chiesa godeva allora di moltissimi stabili; e le oblazioni de' fedeli si può credere che fossero abbondantissime: laonde aveano i papi che spendere in abbellire i sacri templi. A questo pontefice da lì a quattro, oppure a dieci dì, succedette _Simplicio_, nato in Tivoli. Si riferiscono al presente anno due leggi[2027] di Antemio Augusto, colla prima delle quali restano approvati i matrimonii delle donne nobili coi loro liberti; colla seconda sono confermate tutte le leggi di Leone imperador d'Oriente chiamato _signore e padre mio_ da Antemio. All'incontro esso Leone, ad istanza di Antemio, con una legge decide che tutte le donazioni di beni fatte dai predecessori Augusti sieno inviolabili, nè si possa molestar chi li possiede, se non per le vie ordinarie della giustizia. Può forse appartenere anche a quest'anno un'altra legge[2028] d'esso Leone Augusto contro i pagani, la quale abbiamo nel Codice di Giustiniano.

NOTE:

[2011] Sidon., in Panegyr. Anthemii.

[2012] Histor. Miscell., tom. 1 Rer. Ital.

[2013] Sidon., lib. 1, epist. 1.

[2014] Idem, lib. 2, ep. 1.

[2015] Theoph., in Chronograph.

[2016] Suidas, verbo χειρίζω.

[2017] Cedren., in Histor.

[2018] Procop., de Bell Vandal, lib. 1.

[2019] Cedren., in Histor.

[2020] Marcellin. Comes, in Chron.

[2021] Cassiodor., in Chronic.

[2022] Chronol. Cuspiniani.

[2023] Idacius, in Chron. et Fastis.

[2024] Pagius, Crit. Baron.

[2025] Baron., Annal. Eccl.

[2026] Anastas. Bibliotech. in Vita Hilarii.

[2027] Tom. 6 Cod. Theod., in Append.

[2028] L. 8, C. de Pagan.

Anno di CRISTO CDLXIX. Indizione VII.

SIMPLICIO papa 2. LEONE imperadore 13. ANTEMIO imperadore 3.

_Consoli_

MARCIANO e ZENONE.

Il primo di questi consoli, cioè _Marciano_, era figliuolo di Antemio Augusto. Il secondo, cioè _Zenone_, era genero di Leone imperadore, perchè marito di _Arianna_ figliuola d'esso Augusto, e godeva la dignità di duca dell'Oriente. Nel precedente anno, o pur nel presente, Leone Augusto dichiarò _Cesare_ uno de' figliuoli d'_Aspare_, per nome _Patricio_, chiamato da altri _Patriciolo_: titolo che istradava alla succession dell'imperio e recava seco una partecipazione dell'autorità e del comando; perciocchè ancora i Cesari portavano la porpora e l'altre insegne dell'imperio, a riserva della corona d'oro, come si ha da Metafraste[2029]. Per quanto scrive Teofane[2030], ciò fu fatto da Leone, perchè questa beneficenza servisse a ritirar suo padre dall'eresia d'Ario, e a maggiormente impegnarlo nel buon servigio dell'imperio. Dopo di che esso Patricio fu inviato con apparato di gran magnificenza ad Alessandria. Gli fu anche promessa in moglie _Leonzia_ figliuola d'esso imperador Leone. Il cardinal Baronio all'anno precedente fa una querela contra d'esso Augusto, perch'egli tenesse in corte e tollerasse _Aspare_, uomo ariano e traditore: dal che procedette l'infelice successo della spedizione in Africa. Ma conviene osservare meglio la positura di quei tempi ed affari. Talmente era cresciuta e salita in alto la potenza d'_Aspare_ in Oriente e quella di _Ricimere_ in Occidente, che faceva paura agli stessi imperadori, perchè costoro aveano gran partito, e specialmente alla lor divozione stavano gli eserciti, composti in buona parte di Barbari, cioè della nazione d'essi due Patrizii. Però bisognava inghiottir molte cose disgustose e camminar con destrezza, perchè troppo pericoloso si scorgeva il voler opprimere questi domestici serpenti. Vedremo in breve quanto costasse ad Antemio Augusto l'essersi dichiarato mal soddisfatto di Ricimere, senza prender meglio le sue misure. Perciò per politica necessità s'indusse Leone Augusto a promuovere alla dignità cesarea Patricio figliuolo d'Aspare, a fine di guadagnarsi la benevolenza di suo padre, come scrive Evagrio[2031], oppur di addormentarlo con questo boccone, e di far poi quello che diremo più sotto. Lo stesso cardinal annalista, citando la vita di san Marcello archimandrita, che espressamente racconta la soverchia potenza di _Aspare_ e di _Ardaburio_ suo figliuolo, e come per necessità di Leone condiscese a crear Cesare il fratello d'esso Ardaburio, poteva ancora conoscere che Leone Augusto non volontariamente sofferiva quegli eretici, e che per forza si accomodava ai tempi, con aspettar miglior congiuntura di liberarsi da coloro. Aggiungasi ciò che vien narrato da Cedreno[2032], cioè che avendo Leone sui principii del suo governo promesso ad Aspare di far prefetto di Costantinopoli una persona da lui raccomandata, ne fece poi un'altra. Non andò molto che Aspare insolentemente presa la veste dell'imperadore, gli disse: _Non è conveniente che dica bugie chi va ammantato di questa porpora_. Al che Leone rispose: _Ma è anche conveniente che un imperadore non ceda, nè sia suggetto ad alcuno, massimamente con incomodo e danno del pubblico_. Tuttavia per meglio conoscere che non fu già un buon volere, ma sì bene un tiro politico di Leone l'innalzamento di questo giovane, s'ha eziandio da ricordare ch'esso _Patricio_, non men del padre e degli altri suoi fratelli, era di setta ariano; e perciò uditosi in Costantinopoli che Leone disegnava di crearlo Cesare, si sollevò un tumulto, e san Marcello archimandrita[2033], alla testa d'un corpo di buoni cattolici, andò a fare istanza ad esso imperadore che Patricio abbracciasse la vera religione, o lasciasse la dignità cesarea. Lo promise Leone, principe sommamente cattolico; ma, siccome osserva l'autore della vita di quel santo abbate, l'imperadore _cedebat tempori Asparis et Ardaburii_, e covava pensieri, che dipoi vennero alla luce. Intanto i Barbari, cioè gli Unni, infestavano la Tracia; e però contra d'essi fu spedito da Leone con competente esercito _Zenone_ suo genero per metterli in dovere. Ma non piacque una tale elezione ad Aspare per gelosia, cioè per timore che Zenone potesse contrastare a suo figliuolo la succession dell'imperio dopo la morte del suocero Augusto. Perciò segretamente concertò coi soldati di farlo uccidere; ma il colpo non venne fatto. Zenone, accortosi della trama, se ne fuggì a Serdica città della Dacia novella. Questo affare fece maggiormente crescere i sospetti dell'imperadore contra di Aspare. Una bella legge[2034] fu pubblicata in quest'anno dal medesimo Augusto contra qualunque simoniacamente salisse ad un vescovato, con prescrivere la forma già stabilita nei canoni di eleggere i vescovi e dichiarare privato di tale onore, reo di lesa maestà, e perpetuamente infame, chi con regali si procacciasse una sedia episcopale, o eleggesse o consacrasse per denari alcuno. In questi giorni, o poco appresso, _Idacio_ vescovo di Lemica nella Gallicia diede fine alla sua Cronica. All'anno precedente narra l'autore della Cronica Alessandrina[2035], che durante la guerra de' Romani con gli Unni nella Tracia, riuscì ad _Anagasto_, generale dell'imperadore, di uccidere Dengisich, uno de' figliuoli d'Attila, il cui capo fu inviato a Costantinopoli, mentre si faceano i giuochi circensi, e portato per mezzo alla piazza con gran plauso di tutto il popolo. Marcellino conte[2036] riferisce all'anno presente questo fatto, e con più verisimiglianza, perchè pare che solamente in esso anno si accendesse la guerra con gli Unni.

NOTE:

[2029] Metaphrastes, in Vita s. Marcelli Archimandritae.

[2030] Theoph., in Chronog.

[2031] Evagr., lib. 2, cap. 16.

[2032] Cedrenus, in Hist.

[2033] Surius, in Vita s. Marcelli Archimandritae. Zonar., in Histor.

[2034] L. 31. C. de Episcop. et Cleric.

[2035] Chron. Alexandr.

[2036] Marcellin. Comes, in Chron.

Anno di CRISTO CDLXX. Indizione VIII.

SIMPLICIO papa 3. LEONE imperadore 14. ANTEMIO imperadore 4.

_Consoli_

SEVERO e GIORDANO.

Questo _Severo_ console occidentale, se vogliam credere a Damascio nella vita di Isidoro filosofo[2037], era di professione pagano, e perciò caro ad Antemio imperadore, che ci vien rappresentato per adoratore degl'idoli. Ma Fozio, che ci dà tali notizie, osservò che almeno per conto di Antemio non merita fede Damascio, filosofo empio, nimico de' Cristiani, e che racconta molte altre fole in quella vita. Costui visse ai tempi di Giustiniano Augusto. Abbiamo dalla Cronica Alessandrina sotto quest'anno e sotto il seguente, che l'imperador Leone mandò _Eraclio Edesseno_, figliuolo di Floro, già stato console, e _Marso Isauro_, personaggi di gran valore, con due eserciti raccolti dall'Egitto e dalla Tebaide, contra di Genserico re de' Vandali. Questi all'improvviso avendo assaliti i Vandali, ricuperarono Tripoli ed altre città dell'Africa, e diedero sì buona lezione a quel tiranno, che fu astretto a chiedere la pace; ed in fatti l'ottenne, perchè Leone Augusto avea bisogno di questi due generali, e di Basilisco suo genero, per effettuare i disegni conceputi contra di Aspare e de' suoi figliuoli. E perciocchè la caduta di costoro succedette nell'anno susseguente, è perciò più verisimile che nel presente essi facessero la guerra suddetta nell'Africa, e ne fossero poi richiamati nell'anno appresso. Procopio riferisce[2038] queste imprese di Eraclio all'anno 468, cioè a quello stesso, in cui Basilisco colla formidabile armata d'Oriente assalì l'Africa con fine poi tanto infelice. Ma è facile che si sia ingannato. Anche Cedreno[2039] racconta che per due anni dopo la spedizione di Basilisco fu guerreggiato in Africa con varia fortuna. Narra sotto questi consoli Cassiodoro[2040] che a _Romano_ patrizio, scoperto che macchinasse d'usurpare l'imperio d'Occidente, fu per ordine di Antemio Augusto tagliato il capo. Anche l'autore della Miscella, secondo la mia edizione[2041], fa testimonianza di questo fatto, ma senza che ne traspiri alcuna particolarità dagli altri autori. Aggiunge l'autore d'essa Miscella, che in questi giorni, avendo voluto Genserico tornar di nuovo ad infestar l'Italia, superato da Basilisco in una battaglia navale, fu costretto a tornarsene svergognato a Cartagine. Non parlando alcun altro scrittore di questo combattimento, io non so che mai crederne. Per altro poco fa abbiam veduto che Basilisco doveva essere stato rimesso in grazia di Leone Augusto, il quale faceva capitale di lui per atterrare la potenza d'Aspare e de' suoi figliuoli.

NOTE:

[2037] Photius, in Biblioth., Cod. 242.

[2038] Procop., de Bell. Vandal., lib. 1, cap. 6.

[2039] Cedren., in Histor.

[2040] Cassiodorus, in Chron.

[2041] Rerum Italicar. Script. Tom. 1.

Anno di CRISTO CDLXXI. Indizione IX.

SIMPLICIO papa 4. LEONE imperadore 15. ANTEMIO imperadore 5.

_Consoli_

LEONE AUGUSTO per la quarta volta e PROBIANO.

_Probiano_ console occidentale vien creduto della casa Anicia dal Reinesio[2042]. Questo fu l'anno, in cui Leone Augusto arrivò a liberarsi dalla prepotenza d'_Aspare_ patrizio, che nol lasciava sicuro sul trono. Era Aspare _il primo de' patrizii_, come scrive Marcellino conte[2043], era _principe del senato_, come ha l'autore della Cronica Alessandrina[2044], la cui cronologia è molto confusa in questi tempi. Di nazione barbarica fu suo padre _Ardaburio_ cioè Alano; ed essendo arrolati assaissimi di que' Barbari nelle guardie dell'imperadore e nell'armata cesarea, perciò un gran partito aveva egli in Costantinopoli, anzi una tal possanza, che ispirava timore ai medesimi Augusti; maggiormente ancora era cresciuta la di lui petulanza e l'insolenza de' suoi figliuoli, per aver egli col suo potente appoggio portato al trono l'imperador Leone. Si aspettava costui un gran premio per questo, e, non veggendolo comparire, cominciò ad inquietarsi e ad inquietare Leone stesso, in guisa che insorsero sospetti che meditasse di farsi proclamar imperadore colla rovina d'esso Leone Augusto; il quale per addolcirlo, o per ingannarlo, s'indusse a dichiarare Cesare il di lui figliuolo _Patricio_, siccome s'è detto di sopra, ma con disapprovazione e mormorazione di tutti i Cattolici, che non poteano sofferire l'incamminamento di questa famiglia ariana al trono imperiale. Andarono tanto innanzi i sospetti e le diffidenze, che finalmente Leone Augusto, non potendo più reggere a questo peso, determinò ed eseguì la loro rovina. Marcellino conte[2045] altro non dice, se non che esso Aspare patrizio, ed Ardaburio e Patriciolo Cesare suoi figliuoli, mentre erano in corte, furono tagliati a pezzi dalle spade degli eunuchi palatini. Ma Niceforo[2046] racconta il fatto in una altra maniera, che non so se sia affatto credibile. Cioè che ne' giuochi circensi, allorchè tutto il popolo era unito, si sollevò un tale schiamazzo contra di Aspare e de' suoi figliuoli, anzi una tal disposizione a scagliarsi contra di loro, ch'essi per paura scapparono a Calcedone, e si ritirarono nella chiesa di santa Eufemia. L'imperadore inviò loro il patriarca, esortandogli a tornare, con impegnar la sua parola per loro sicurezza. Risposero di non volersi muovere, se l'imperadore non andava colà in persona. Egli vi andò, li ricondusse, li tenne alla sua tavola, con prometter loro di obbliar tutte le ingiurie passate. Dall'altro canto diede ordine a Zenone Isauro suo genero, di cui più che di altri si fidava, che tornando costoro a palazzo, improvvisamente assalendoli, togliesse loro la vita. Fu data esecuzione al comandamento; e il primo a provare il taglio delle spade fu Ardaburio. Il che veduto da Aspare, esclamò (se pure è probabile che gli fosse lasciato tempo di così favellare): _Se l'è meritata, per non aver mai badato a' miei consigli; perchè più volte gli dissi: Divoriamo noi questo lione, prima che egli faccia un buon pranzo di noi_. Dopo di che anch'egli fu levato dal mondo. Così Niceforo, il quale certamente fallò in credere che quell'_Ardaburio_ fosse padre di Aspare, quando era figliuolo; e in dire che Leone Augusto in ricompensa di questo fatto diede _Arianna_ sua figliuola per moglie a Zenone, quando si sa che alcuni anni prima era seguito quel matrimonio. Pretende ancora Niceforo che _Patricio_, altro figliuolo d'Aspare già dichiarato Cesare, fosse mandato in esilio. Altri scrittori, cioè Marcellino conte, Vittor Tunonense e l'autor della Miscella scrivono ucciso ancor lui in quella congiuntura. Procopio dice solamente trucidati Aspare e Ardaburio; e Candido, storico antico citato da Fozio[2047], asserisce che questo giovane riportò bensì una ferita, ma potè salvarsi colla fuga. Egli è fuor di dubbio che _Ermenerico_, figliuolo anch'esso di Aspare, e stato console nell'anno 465, perchè era lontano, scappò questa burrasca. Non sussiste poi che _Arianna_, come scrive Niceforo, fosse quella che fu promessa in moglie ad esso Patricio, ma sì bene _Leonzia_, la qual poscia, o nel presente o nel seguente anno, fu destinata per moglie a _Marciano_ figliuolo di Antemio imperador d'Occidente.