Annali d'Italia, vol. 2 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750
Part 53
_Olibrio_, che in quest'anno fu console, quel medesimo è che fu marito di _Placidia_ figliuola di Valentiniano II imperadore; e lui ancora vedremo fra poco imperadore d'Occidente. Crede il padre Pagi[1964] che amenduni questi consoli fossero dichiarati tali in Oriente, e può stare; perchè in fine Olibrio era senatore romano, quantunque dopo il sacco dato a Roma da Genserico egli si fosse ritirato a Costantinopoli. Non sarebbe nondimeno inverisimile, ch'egli se ne fosse prima di ora ritornato a Roma anche per solennizzare il suo consolato. Abbiamo vari autori, cioè Cassiodoro[1965], Marcellino conte[1966] e il Cronologo del Cuspiniano[1967], i quali attestano che nel presente anno _Beorgor_ re degli Alani, credendosi di far qualche grosso bottino o conquista, calò dalle Gallie in Italia con un poderoso esercito. Ma gli fu alla vita _Ricimere_ patrizio e generale dell'armi romane, e non già re, come ha il testo di Marcellino, ed avendolo colto presso a Bergamo al piè del monte, sbaragliò la sua gente; e in tal conflitto vi lasciò la vita lo stesso re barbaro. Giordano istorico[1968] rapporta questo fatto ai tempi d'Antemio imperadore, cioè al 467. Da lì innanzi non fecero più figura gli Alani, e pare che mancasse con questo re il regno loro. Dicemmo disopra all'anno 456 che _Childerico_ re de' Franchi, venuto in odio al suo popolo per le violenze della sua disonestà, fu forzato a fuggirsene nella Toringia. Secondochè s'ha da Gregorio Turonense[1969], avea egli lasciato _Viomado_, persona fedele, che procurasse di raddolcire gli animi de' Franchi, i quali poco dopo presero per loro re _Egidio_[1970] conte, generale de' Romani nelle Gallie, mentovato all'anno precedente. Questo Viomado con dare a Childerico la metà d'una moneta tagliata per mezzo, gli disse di non tornar prima, se non gli era recata l'altra metà per ordine suo. E così avvenne dopo otto anni d'esilio. Viomado consigliò ad Egidio cose che il misero in disgrazia del popolo; ed allora spedì a Childerico la consaputa mezza moneta, con cui gli fece intendere la buona disposizione dei suoi popoli. Pertanto egli comparve fra loro, e fu da una parte d'essi ben accolto e rimesso in trono. Egidio conte tenne saldo finchè potè, e seguinne guerra fra loro, nella quale egli restò in fine perditore, e gli convenne ritirarsi. Vittore Tunonense[1971] mette in quest'anno la morte di Genserico re de' Vandali; ma questa succedette molti anni dipoi.
NOTE:
[1964] Pagius, Crit. Baron.
[1965] Cassiodor., in Chron.
[1966] Marcell. Comes, in Chron.
[1967] Chronologus Cuspin.
[1968] Jordan., de Reb. Get., cap. 45.
[1969] Gregor. Turonensis, lib. 2, cap. 12.
[1970] Gesta Reg. Franc., tom. 1 Du-Chesne.
[1971] Victor Turonensis, in Chron.
Anno di CRISTO CDLXV. Indizione III.
ILARIO papa 5. LEONE imperadore 9. SEVERO imperadore 5.
_Consoli_
FLAVIO BASILISCO ed ERMENERICO.
Amendue questi consoli furono creati da Leone imperadore d'Oriente: _Basilisco_ perchè era fratello di _Verina_ imperadrice, moglie d'esso Leone, uomo che divenne poi famoso per le sue iniquità; _Ermenerico_ era figliuolo d'_Aspare_ patrizio e generale delle armi in Oriente, colla cui spada vedemmo che Leone era salito all'imperio. In quest'anno nel dì primo di settembre, o pur nel secondo, per attestato di Marcellino conte[1972] e dalla Cronica Alessandrina[1973], succedette uno spaventoso incendio in Costantinopoli. Nella Vita di san Daniele Stilita[1974] si racconta, che il fuoco prese e consumò la maggior parte dell'augusta città, con durar sette giorni, e ridurre in una massa di pietre infinite case, palagi e chiese. Evagrio[1975] ci dipinge anche più grande quest'eccidio. Bisogna credere che le case fossero la maggior parte di legno, come dicono che son tuttavia, per la poca comodità che è in quelle parti, di materiali da fabbricare. E però Zenone successor di Leone ordinò poi che le case nuove si facessero in isola, con lasciar dodici piedi di spazio tra l'una e l'altra: il che tuttavia si suol praticare da molti Turchi non tanto per magnificenza, quanto per difendersi dagli incendii. Abbiamo inoltre da Idacio[1976] sotto il presente anno (se pure non fu nel precedente), che, secondo il suo costume, l'armata navale di Genserico re de' Vandali passò dall'Africa in Sicilia a farvi i soliti saccheggi. Ma per buona ventura si trovò ritornato al governo di quell'isola _Marcellino_, ossia _Marcelliano_, uomo valoroso, del quale abbiamo parlato di sopra. Questi sì coraggiosamente con quelle milizie che potè raccogliere fece testa a quei Barbari, che, dopo averne messi non pochi a fil di spada, il rimanente fu costretto a mettere la sua salvezza nella fuga. Intanto _Severo_ imperadore, dopo aver regnato quasi quattro anni, nel dì 15 d'agosto diede fine ai suoi giorni e al suo imperio, secondo la testimonianza della Cronica pubblicata dal Cuspiniano[1977] e dal Panvinio; e ciò vien confermato da Idacio, da Marcellino conte e da altri scrittori. Giordano[1978] istorico il tratta da tiranno. E benchè gli altri il dicano mancato di morte naturale, pure Cassiodoro[1979], persona che merita qui molta considerazione, scrive essere stata fama ch'egli per frode di _Ricimere_ patrizio morisse di veleno. Noi per altro sappiamo poco de' fatti suoi; ma se cosa alcuna di luminoso avesse operato, verisimilmente ne avremmo qualche lume dalla storia, per altro scarsa e meschina in questi tempi. Venne anche a morte probabilmente nell'anno presente _Egidio_ conte e generale dell'armata romana nelle Gallie, di cui s'è favellato ne' precedenti anni. Idacio a noi il rappresenta come personaggio dotato di rare virtù, e scrive che alcuni l'asserivano morto per insidie a lui tese, ed altri per veleno. Dall'autore delle Gesta de' Franchi[1980] è chiamato _dux Romanorum, tyrannus_, perchè i Franchi, siccome abbiamo veduto, dopo il ritorno di Childerico re loro, avevano cacciato esso Egidio, e il riguardavano con occhio bieco. Aggiugne il medesimo autore che i Franchi circa questi tempi presero la città di Colonia con grande strage de' Romani, cioè della parte d'Egidio, il quale potè appena salvarsi, e poco dopo morì, con lasciare un figliuolo per nome _Siagrio_. Questi prese il generalato, e mise la sua residenza in Soissons. Ma i Franchi, che non più erano ritenuti dal timore d'Egidio, ed aveano già passato il Reno e desolata più che non era prima la città di Treveri, si mossero con un potente esercito, e vennero fino ad Orleans, con dare guasto a tutto il paese. Da un'altra parte sboccò pure nelle Gallie per mare _Odoacre_ duca de' Sassoni, e giunse fino alla città d'Angiò, con uccidervi molto popolo, e ricevere ostaggi da quella e da altre città. Childerico coi Franchi, nel tornare indietro da Orleans, s'impadronì della stessa città d'Angiò, essendo restato morto in quella occasione _Paolo_ conte governatore di essa città. Ma qui non son ristrette tutte le calamità delle Gallie. Idacio[1981] aggiugne, che dopo esser mancato di vita il prode Egidio conte, ancora i Goti abitanti in quella che oggidì chiamiamo Linguadoca, sotto il re Teoderico, s'avventarono anch'essi addosso alle provincie romane, che prima erano sotto il governo d'Egidio. Gregorio Turonense[1982] fa anch'egli menzione di queste turbolenze, con aggiugnere, che Paolo conte insieme coi Romani e Franchi mosse guerra ai Goti: ma ch'esso Paolo fu tagliato a pezzi nella presa d'Angiò fatta dai Franchi medesimi. Scrive di più, che i Britanni furono cacciati fuori della provincia del Berry, con esserne stati uccisi non pochi. Notizia che ci fa intendere come era già venuta della gran Bretagna a cercar ricovero nelle Gallie una copiosa moltitudine di que' popoli, giacchè i Sassoni entrati in quell'isola faceano guerra troppo fiera agli antichi abitanti. Questi poi col tempo diedero il nome di _Bretagna minore_ a quel paese dove si stabilirono, e tuttavia ritengono buona parte del linguaggio degli antichissimi Britanni.
NOTE:
[1972] Marcell. Comes, in Chron.
[1973] Chron. Alexandrinum.
[1974] Apud Surium ad diem 11 decembris.
[1975] Evagr., lib. 2, cap. 13.
[1976] Idacius, in Chron.
[1977] Chronologus Cuspiniani.
[1978] Jordan., de Regnor. success.
[1979] Cassiod., in Chron.
[1980] Gesta Francor., tom. 1 Du-Chesne.
[1981] Idacius, in Chron.
[1982] Gregor. Turon., lib. 2, cap. 18.
Anno di CRISTO CDLXVI. Indizione IV.
ILARIO papa 6. LEONE imperadore 10.
_Consoli_
LEONE AUGUSTO per la terza volta, e TAZIANO.
Se non avessimo Mario Aventicense[1983] e il Cronologo del Cuspiniano[1984] che facessero menzione di questo _Taziano_ console, si sarebbe creduto, come credette il cardinale Baronio, che questo fosse un console immaginario. Pretende il padre Pagi[1985] che questo Taziano ricevesse e sostenesse il consolato in Oriente, il che non sembra ben certo, perchè abbiamo da Prisco istorico[1986], che _a' tempi di Leone imperadore, Taziano fu inviato ambasciatore per gl'Italiani a Genserico re de' Vandali_. Che se pur egli fosse stato creato console, strano dovrebbe parere, come in una legge[1987] pubblicata in questo anno da Leone Augusto si legga il solo imperadore console, e lo stesso unicamente sia nominato nella Cronica Alessandrina[1988] e da Marcellino conte[1989], da Cassiodoro[1990], da Vittor Tunonense[1991] e dai Fasti fiorentini, senza far mai menzione di Tarziano preteso console anch'esso in Oriente. Quel che è più, in una iscrizione rapportata dall'Aringhi, dal Reinesio e da altri, e posta ad un cristiano seppellito a dì 9 di maggio, per disegnar l'anno solamente, è detto console LEONE AVGVSTO III. Forse Leone Augusto entrò solo console, e da lì a qualche mese prese per suo collega Taziano. Dappoichè fu morto Severo imperadore, è da credere che il senato romano e l'esercito pensassero a dargli un successore, e che non mancassero pretendenti. Contuttociò noi troviamo che neppure in tutto quest'anno alcuno imperador d'Occidente fu eletto, laonde restò vacante l'imperio in questa parte. Altra ragione non si può addurre, se non che i senatori più saggi, riflettendo alla miserabil positura dell'imperio occidentale, e che troppo importava il camminar d'accordo d'animo e di massime coll'imperadore d'Oriente, nulla volessero conchiudere senza l'approvazione e consentimento di Leone Augusto. Doveano andare innanzi e indietro lettere, maneggi e trattati. Sopra tutti _Ricimere_ patrizio, potentissimo tuttavia direttor degli affari, giacchè non poteva egli ottener l'imperio, cercava per altro verso i suoi privati vantaggi. Finalmente i Romani condiscesero totalmente alla volontà d'esso Leone, siccome vedremo nell'anno seguente. Pubblicò in quest'anno il suddetto Leone Augusto la precitata legge assai riguardevole in confermazione dell'asilo nelle chiese, con varii riguardi nondimeno, affinchè i creditori non restassero affatto abbandonati dal braccio della giustizia, abolendo spezialmente una anteriore, in cui venivano obbligate le chiese a pagare i debiti di chi si rifugiava in esse. Abbiam veduto di sopra che un'armata di Sassoni era entrata nelle Gallie. Pare che a quest'anno si possa riferire una battaglia seguita fra essi e i Romani, cioè i sudditi dell'imperio occidentale, che vien narrata da Gregorio Turonense[1992], nella quale toccò ai Sassoni di voltare le spalle. Le loro isole nel fiume la Loire furono prese dai Franchi. Poscia _Odoacre_ duce di que' Barbari si collegò con _Childerico_ re dei Franchi, ed unitamente sconfissero gli Alamanni ch'erano entrati in Italia. Nella vita di san Severino apostolo del Norico[1993] si legge che quell'uomo santo esortò _Gibuldo_ re degli Alamanni, _ut gentem suam a romana vastatione cohiberet_. Par verisimile che questo medesimo re fosse quegli che fu sì ben disciplinato dai Franchi e Sassoni.
NOTE:
[1983] Marius Aventicens., in Chron.
[1984] Chronol. Cuspiniani.
[1985] Pagius, Crit. Baron.
[1986] Priscus, tom. 1 Hist. Byz., pag. 74.
[1987] L. 6, de his qui ad Eccl. confugiunt. Cod. Justin.
[1988] Chron. Alexandr.
[1989] Marcell. Comes, in Chron.
[1990] Cassiod., in Chron.
[1991] Victor Turonensis, Chron.
[1992] Gregor. Turonensis, lib. 2, cap. 19.
[1993] Acta Sanctor. Bolland. ad diem 8 januar.
Anno di CRISTO CDLXVII. Indizione V.
ILARIO papa 7. LEONE imperadore 11. ANTEMIO imperadore 1.
_Consoli_
PUSEO e GIOVANNI.
Dopo essere stato vacante per più d'un anno l'imperio d'Occidente, finalmente essendosi con una ambasceria rimessi i Romani per l'elezione d'un imperadore alla volontà di Leone imperador d'Oriente, questi mandò in Italia con un buon esercito _Antemio_, il quale, per testimonianza di Cassiodoro[1994], arrivato che fu tre miglia (Idacio[1995] scrive otto miglia) lungi da Roma ad un luogo appellato _Brotontas_, fu proclamato imperadore. Il Cronologo del Cuspiniano[1996] scrive che nel dì 12 d'aprile succedette la di lui assunzione al trono. Era Antemio Galata di nazione, e di nobilissimo sangue, perchè figliuolo (Idacio il chiama fratello) di _Procopio_ patrizio, che sotto Teodosio II trattò la pace coi Persiani, e discendeva da quel Procopio che disputò l'imperio a Valente imperadore. Era nipote di _Antemio_, che fu console nell'anno 405. Per attestato di Procopio[1997], era generale d'armata, senatore ricchissimo, ed avea per moglie una figliuola di Marciano Augusto, chiamata _Eufemia_, per quanto s'ha da Apollinare Sidonio[1998], scrittore di questi tempi. Da Teofane[1999] vien chiamato Antemio principe ben istruito nei dogmi cristiani, e che piissimamente sapea governar l'imperio. E sappiamo da Codino[2000] e dall'autore degli Edifizii di Costantinopoli, ch'esso Antemio, alzato che fu al trono, ordinò che il suo palazzo, posto nella suddetta città di Costantinopoli, si consecrasse a Dio, con fabbricarne un tempio, e uno spedale e bagno per gli poveri vecchi. Però niuna fede merita Damasco[2001] filosofo pagano, che nella vita d'Isidoro egizio scrisse che Antemio fu un empio ed amatore del paganesimo, e che meditava di rimettere in piedi il culto degl'idoli. Contuttociò, siccome osservò il cardinal Baronio, e dirò appresso, Antemio non fu sì religioso, come talun suppone. _Ricimere_ patrizio e generale dell'esercito romano volle anch'egli profittare di questa congiuntura, coll'ottenere in moglie una figliuola del medesimo nuovo Augusto. Per attestato della Cronica Alessandrina[2002] furono portate a Costantinopoli le immagini di Antemio, coronate d'alloro, da _Terenzio_ prefetto della città di Roma: cerimonia praticata ne' vecchi tempi per far conoscere al popolo che quegli era stato accettato per legittimo imperadore. Prisco istorico[2003], nel fine de' Frammenti che restano di lui, scrive che Leone Augusto per un suo messo fece tosto intendere a Genserico re dei Vandali in Africa l'elezione da lui fatta di Antemio imperador d'Occidente, con intimargli di non molestar da lì innanzi l'Italia e la Sicilia, altrimenti gli dichiarava la guerra. Fu rimandato indietro il messo, e la risposta fu che Genserico non ne voleva far altro, e maggiormente si preparava per continuar la guerra all'imperio romano. Procopio[2004] aggiugne una particolarità, cioè che Genserico si chiamava offeso, perchè avendo fatto di forti istanze, acciocchè _Olibrio_ senatore, marito di _Placidia_ figliuola dell'imperador Valentiniano III, e per conseguente suo cognato, fosse dichiarato imperadore, e che, ciò nonostante, Leone Augusto gli avea preferito Antemio. Per questo pare che Genserico più che mai seguitasse ad infestare i lidi dell'imperio. Ora in quest'anno i due imperadori, che andavano unitissimi d'animo, cominciarono i preparamenti per gastigare la superbia ed insolenza di Genserico. Il padre Sirmondo e il Mezzabarba[2005] rapportano una medaglia d'Antemio, nel cui rovescio si mirano due imperadori che si danno le mani per segno della lor concordia ed unione.
In che stato fosse Roma allorchè vi arrivò il nuovo imperadore _Antemio_, lo lasciò scritto papa Gelasio[2006] nel suo opuscolo contra di _Andronico_ senatore, e contro que' Romani che tuttavia ostinati nel paganesimo, volevano che si facessero l'empie ed insieme ridicole feste lupercali, pretendendo che per esse Roma fosse preservata da varii malanni. Dice il santo papa che quando Antemio imperadore venne a Roma si celebravano le feste suddette lupercali, e pure saltò fuori una pestilenza sì grande, che fece non poca strage del popolo. Fu poi diligentemente osservato dal cardinal Baronio che nella comitiva de' cortigiani venuti con Antemio a Roma, per testimonianza del mentovato papa Gelasio, vi fu un certo Filoteo che teneva l'eresia di Macedonio ingiuriosa allo Spirito Santo. Costui cominciò a tenere delle segrete combriccole con ispargere il suo veleno; ma, avvertitone papa Ilario, un dì che Antemio Augusto si portò a san Pietro, ne fece, con fermezza degna di un pontefice, una gagliarda doglianza a lui, di modo che Antemio con suo giuramento gli promise di rimediare a questo disordine. Nel presente anno _Teoderico II_, re de' Visigoti nell'Aquitania, dopo aver dilatato il suo imperio nella Spagna, con varie guerre fatte contro degli Svevi; e mantenuta quasi sempre la pace colle provincie romane, trattato fu in quella stessa maniera che egli avea trattato il suo fratello maggiore, cioè venne ucciso da _Eurico_, appellato da altri _Evarico_, suo fratello minore, in Tolosa. Mario Aventicense[2007] mette questo fatto sotto il presente anno, e chiama _Eutorico_ l'uccisor del fratello, il quale dopo la morte di lui fu riconosciuto per successore nel regno gotico. Tardò poco questo nuovo re, secondochè abbiamo da Giordano istorico[2008], a spedire ambasciatori a Leone imperadore, per dargli parte della sua assunzione al trono; e veggendo sì mal condotto l'imperio d'Occidente per la frequente mutazion degli Augusti, si mise in pensiero di conquistar le provincie che restavano nelle Gallie e nelle Spagne all'ubbidienza d'esso imperio. Si sa da sant'Isidoro[2009] che Eurico appena fatto re spedì un'armata nella Spagna tarraconense, e s'impadronì delle città di Pamplona e di Saragozza, con devastar tutta quella provincia. Racconta eziandio il suddetto Giordano, che avendo costui assalito le provincie romane della Gallia, Antemio imperadore dimandò aiuto ai Britanni fuggiti dalla gran Bretagna, e postati allora al fiume Loire. Vennero per mare dodici mila di essi con _Riotimo_ re loro fino alla città Bituricense, oggidì Burges nel Berry. Colà accorse il re Eurico con una formidabil armata, e dopo varii combattimenti gli riuscì, prima che i Romani potessero unire le lor forze coi Britanni, di mettere in fuga il suddetto Riotimo re, il quale perduta la maggior parte di sua gente, con quei che potè, si ricoverò presso la vicina nazione de' Borgognoni collegata allora coi Romani. Ma non siam certi se in questo o pure in alcun de' susseguenti anni succedesse un tal fatto. Per attestato della Cronica Alessandrina[2010], in questi tempi Leone imperador d'Oriente pubblicò un editto, acciocchè fossero santificati i giorni di festa, con proibire in essi ogni sorta di pubblici giuochi e spettacoli. Può tuttavia dubitarsi che questa legge appartenga all'anno 459, trovandosi appartenente a quell'anno nel Codice di Giustiniano la legge ultima, _C. de Feriis_, che parla di questo piissimo regolamento. Rigorosamente ancora procedette l'imperador Leone contra gli ariani, che nella stessa città di Costantinopoli facevano delle adunanze segrete, con proibir loro in qualunque luogo l'aver chiese e il raunarsi.
NOTE:
[1994] Cassiod., in Chron.
[1995] Idacius, in Chron.
[1996] Chronologus Cuspiniani.
[1997] Procop., de Bell. Vandal., lib. 1, cap. 6.
[1998] Sidon. Apollinaris, in Panegyr. Antemii.
[1999] Theop., in Chronogr.
[2000] Codinus, de Originibus.
[2001] Damascius, in Vit. Isidori.
[2002] Chron. Alexandr.
[2003] Priscus, tom. 1 Hist. Byz., pag. 76.
[2004] Procop., de Bell. Vandal., lib. 1, cap. 6.
[2005] Mediobarb., Numism. Imperator.
[2006] Gelasius, advers. Andronic.
[2007] Marius Aventicens. in Chron.
[2008] Jordan., de Reb. Getic., cap. 45.
[2009] Isidorus, in Chronico Gothor.
[2010] Chron. Alexand.
Anno di CRISTO CDLXVIII. Indizione VI.
SIMPLICIO papa 1. LEONE imperadore 12. ANTEMIO imperadore 2.
_Consoli_
ANTEMIO AUGUSTO per la seconda volta, senza collega.